{"id":24093,"date":"2018-07-04T02:04:00","date_gmt":"2018-07-04T02:04:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/07\/04\/come-il-concilio-ha-tradito-la-chiesa\/"},"modified":"2018-07-04T02:04:00","modified_gmt":"2018-07-04T02:04:00","slug":"come-il-concilio-ha-tradito-la-chiesa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/07\/04\/come-il-concilio-ha-tradito-la-chiesa\/","title":{"rendered":"Come il Concilio ha tradito la Chiesa"},"content":{"rendered":"<p>Non \u00e8 facile spiegare a una persona che ha meno di cinquant&#8217;anni il senso della presente riflessione: come, cio\u00e8, il Concilio Vaticano II si \u00e8 risolto in un tradimento inaudito, di proporzioni drammatiche, della Chiesa cattolica. Una simile proposizione, agli occhi di una persona relativamente giovane, suona quasi come uno scherzo: ma come \u00e8 possibile, dal momento che il Concilio \u00e8 stato convocato dal papa Giovanni XXIII, si \u00e8 svolto nel rispetto delle nome del diritto canonico, ed \u00e8 stato adottato, dai papi successivi, quale punto di riferimento imprescindibile della pastorale, tanto che la Chiesa e il Concilio, ormai, sembrano esser diventati una cosa sola? Il Concilio, infatti, per quanti sono nati dopo di esso, ha sempre fatto parte del loro orizzonte, come l&#8217;evento ecclesiastico per antonomasia: il pi\u00f9 importante, il pi\u00f9 decisivo, quello a partire dal quale si pensa e si ragiona da cristiani, da cattolici moderni. Prima, non si sa bene come ragionassero e come sentissero i cattolici; certo in maniera, come dire, un po&#8217; antiquata. Ma dal 1965, vuoi mettere, \u00e8 tutta un&#8217;altra cosa. Per un giovane cattolico, pensare al fatti del Concilio \u00e8 la stessa cosa che pensare alla sua necessit\u00e0, alla sua indispensabilit\u00e0, alla sua provvidenzialit\u00e0: non \u00e8 stato forse definito, da voci autorevolissime, una seconda Pentecoste? Dunque, nessuno oggi pu\u00f2 pensare la Chiesa senza il Concilio; e studiare la storia della Chiesa anteriormente ad esso, anche solo di pochi decenni, di pochi anni, acquista un sapore un po&#8217; strano, quasi patetico, come sfogliare un vecchio album di fotografie ingiallite, e osservare, con un sorriso sulle labbra, gli abiti un po&#8217; buffi dei nonni, i loro mobili un po&#8217; cos\u00ec, le loro espressioni goffe, impacciate, davanti alla macchina fotografica. Senza dubbio, non erano abituati a posare spesso. E il fatto stesso che le foto dei nonni siano in bianco e nero, e che loro non avevano la televisione, o che, quando arrivarono le prime, erano appunto, anch&#8217;esse, in bianco e nero, tutto questo non fa che rafforzare quella patina strana, un po&#8217; malinconica, che avvolge, nella nostra coscienza, loro e le loro esistenze: anche se sappiamo che, quando essi erano giovani, vivevano, tutto sommato, come oggi viviamo noi, nel senso che provavano sentimenti, emozioni, e avevano pensieri non del tutto diversi dai nostri, se non in alcuni contenuti specifici, nei quali si \u00e8 maggiormente mostrato lo scorrere veloce del tempo; eppure, quando pensiamo a loro, non possiamo fare a meno di pensarli come delle creature un po&#8217; strambe, un po&#8217; obsolete, insomma improponibili. Tutto, di loro, ci appare buffo; il fatto che in viaggio di nozze, per esempio, si limitassero a fare un giro in carrozza, o, tutt&#8217;al pi\u00f9, un viaggetto di un giorno o due nella citt\u00e0 pi\u00f9 vicina&#8230; Ebbene, la stessa cosa, gli stessi pensieri e sentimenti provano i giovani cattolici, oggi, quando si trovano a pensare a com&#8217;era la Chiesa prima del Concilio. Le foto dei libri, i racconti dei nonni o dei bisnonni, quelli che ancora sopravvivono, hanno avvolto in una cortina favolosa quel passato, che appare incredibilmente remoto. E che buffi, quei parroci, che se ne andavano in giro con l&#8217;abito talare, anche quando uscivano dalla chiesa e sbrigavano le faccende d&#8217;ogni giorno, in mezzo alla gente. E le nonne, che si coprivano i capelli entrando in chiesa, e si sedevano in disparte, e recitavano interminabili rosari, e non si azzardavano a mangiare carne il venerd\u00ec: quante abitudini strane, sorpassate, che oggi nessuno si sognerebbe pi\u00f9 di osservare. Figuriamoci; oggi si va a far la spesa alla domenica, nei supermercati e nei centri commerciali, e nessuno ci trova niente di strano; semmai, si salta la santa Messa, ma non ci si scorda di fare un bel giretto fra i negozi, in cerca dell&#8217;ultimo modello di telefonino, o dell&#8217;ultimo modello di scarpe firmate&#8230; Ora, noi siamo convinti che il Concilio, anche se ci\u00f2 non era nelle intenzioni di tutti i padri conciliari, e forse neppure della loro maggioranza, fu, realmente, <em>un gigantesco tradimento nei confronti della Chiesa<\/em>; e che il suo coronamento consiste nella rimozione della memoria, in modo che i giovani non sappiano che ci\u00f2 che oggi viene spacciato per cattolico, cattolico non \u00e8; non sappiano che la neochiesa si \u00e8 resa protagonista di una gigantesca apostasia, e nessuno deve averne neanche il sospetto.<\/p>\n<p>Per farsi un&#8217;idea di quel che <em>veramente<\/em> \u00e8 stato il Concilio, di ci\u00f2 che <em>veramente<\/em> ha rappresentato nella storia della Chiesa &#8212; oltre che, oseremmo dire, nel costumo e perfino nell&#8217;antropologia di centinaia di milioni di persone, e non solo di fede cattolica &#8212; si deve ascoltare le poche voci fuori dal coro, come quella dello storico Roberto De Mattei; il quale, nella giornata di studi sul tema: <em>Il modernismo, radici e conseguenze storiche<\/em>, tenuto a Roma il 23 giugno 2018, ha osservato, fra le altre cose (il testo completo, con le note, \u00e8 consultabile in rete, p. es. sul sito <em>Chiesa e post concilio<\/em>):<\/p>\n<p><em>Scrivendo al card. Ottaviani il 9 maggio 1961, il cardinale Ernesto Ruffini) si esprimeva senza mezzi termini: &quot;L&#8217;ho detto altre volte e lo ripeto: il modernismo, condannato da S. Pio X, oggi viene diffuso liberamente in aspetti ancor pi\u00f9 gravi e pi\u00f9 deleteri di quanto non fosse allora!&quot;. Lo stesso cardinale Ruffini, assieme al cardinale Ottaviani aveva suggerito a Giovanni XXIII, succeduto a Pio XII nel 1958, di convocare un Concilio ecumenico, pensando che esso avrebbe condannato in maniera definitiva gli errori del tempo. Per\u00f2 Giovanni XXIII, nella allocuzione con cui inaugur\u00f2 il Vaticano II, l&#8217;11 ottobre 1962, spieg\u00f2 che il Concilio era stato indetto\u00a0 non per condannare errori o formulare nuovi dogmi, ma per proporre, con linguaggio adatto ai tempi nuovi, il perenne insegnamento della Chiesa. Quel che in realt\u00e0 accadde \u00e8 che il primato attribuito alla dimensione pastorale oper\u00f2 una rivoluzione nel linguaggio e nella mentalit\u00e0. Fu questo nuovo modo di esprimersi che, secondo lo storico gesuita padre John W. O&#8217;Malley, &quot;segn\u00f2 una rottura definitiva con i Concili precedenti&quot;. I Padri conciliari erano affiancati da &quot;esperti&quot;, o &quot;periti&quot;, incaricati di redigere e rielaborare gli schemi e, spesso, di preparare gli interventi dei Padri. Molti di questi teologi erano stati sospettati di eterodossia durante il pontificato di Pio XII. Il primo obiettivo che essi raggiunsero fu quello di rigettare gli schemi conciliari delle commissioni preparatorie. Il rifiuto di questi schemi elaborati dai teologi della Scuola Romana, segn\u00f2 una svolta capitale nella storia del Concilio Vaticano II. Un vescovo italiano, mons. Luigi Carlo Borromeo, fin dalla prima sessione del Concilio, annotava sul suo diario: &quot;Siamo in pieno modernismo. Non il modernismo ingenuo, aperto, aggressivo e battagliero dei tempi di Pio X, no. Il Modernismo d&#8217;oggi \u00e8 pi\u00f9 sottile, pi\u00f9 camuffato, pi\u00f9 penetrante e pi\u00f9 ipocrita. Non vuol sollevare un&#8217;altra tempesta, vuole che tutta la Chiesa si ritrovi modernista senza che se ne accorga. (&#8230;) Cos\u00ec il Modernismo d&#8217;oggi salva tutto il Cristianesimo, i suoi dogmi e la sua organizzazione, ma lo svuota tutto e lo capovolge. Non pi\u00f9 una Religione che venga da Dio, ma una Religione che viene direttamente dall&#8217;uomo e indirettamente dal divino che \u00e8 nell&#8217;uomo&quot;. Mons. Borromeo intu\u00ec la &quot;svolta antropologica&quot; del Concilio Vaticano II che traduceva sul piano teologico il principio filosofico di immanenza del modernismo. Il maggior interprete di questa svolta fu il gesuita\u00a0 Karl Rahner,\u00a0 il teologo che esercit\u00f2 la maggior influenza sul Concilio Vaticano II e sul post-concilio. I Padri conciliari conservatori avevano una chiara consapevolezza degli errori che serpeggiavano all&#8217;interno della Chiesa, ma sopravalutavano le proprie forze e\u00a0 sottovalutavano quelle degli avversari, La\u00a0Nouvelle th\u00e9ologie\u00a0non era solo una scuola teologica, ma\u00a0 un partito organizzato, con un obiettivo e una strategia ben precisi. La voce di mons. Antonino Romeo, che all&#8217;inizio di gennaio 1960 aveva sferrato su &quot;Divinitas&quot; un attacco a fondo contro l&#8217;Istituto Biblico, denunciando l&#8217;esistenza di una cospirazione articolata da parte dei neo-modernisti che operavano all&#8217;interno della Chiesa, rimase isolata. L&#8217;epoca del Concilio \u00e8 anche quella della maggior diffusione del comunismo, il principale errore del XX secolo che il Vaticano II ignor\u00f2. Non \u00e8 difficile cogliere nel &quot;primato della pastorale&quot;, che si fece strada in quegli anni, la trasposizione teologica del &quot;primato della prassi&quot; enunciato da Marx nelle sue Tesi su Feuerbach, con queste parole: &quot;\u00c8 nella prassi che l&#8217;uomo deve dimostrare la verit\u00e0, cio\u00e8 la realt\u00e0 e il potere, il mondano del suo pensiero&quot; e &quot;i filosofi hanno solo interpretato il mondo in modi diversi; ora per\u00f2 si tratta di mutarlo&quot;. La teologia della liberazione dell&#8217;America Latina, nelle sue diverse versioni, fu il punto di confluenza tra la teologia progressista e il pensiero marxista del Novecento. L&#8217;incontro tra queste due correnti sta proprio nell&#8217;affermazione del primato della prassi, cio\u00e8 nell&#8217;idea che pi\u00f9 importante della verit\u00e0 \u00e8 l&#8217;esperienza che si trae dall&#8217;azione. Perci\u00f2 un teorico comunista degli anni Ottanta, Lucio Lombardo Radice, scriveva che l&#8217;essenza della teologia della liberazione sta nel &quot;rovesciamento del rapporto teologia-prassi. Non una prassi da una teologia, ma una teologia a partire da una prassi di fede&quot;.Coerentemente con questa prospettiva, Giuseppe Alberigo, che ha voluto fare della scuola di Bologna la continuazione di quella di Le Saulchoir,\u00a0 affida alla storia il compito della &quot;riforma ecclesiologica&quot; auspicata dalla &quot;nouvelle th\u00e9ologie&quot; e, prima ancora, dal modernismo. Nel post-concilio, la prassi storica divenne un &quot;locus theologicus&quot;. Il rapporto verit\u00e0-storia fu riformulato secondo il cardinale Walter Kasper, in forma di &quot;teoria critica della prassi cristiana ed ecclesiale. &quot;La teologia sviluppatasi nella recezione del Vaticano II si caratterizza dunque per la sua peculiare storicit\u00e0&quot;, scrive mons. Bruno Forte, riecheggiando il &quot;Manifesto&quot; di\u00a0Le Saulchoir.\u00a0\u00c8 in questa prospettiva che bisogna collocare parole chiavi dell&#8217;epoca conciliare come &quot;pastorale&quot;, &quot;aggiornamento&quot;, &quot;segni dei tempi&quot;, che negli ultimi anni hanno operato una vera e propria rivoluzione culturale attraverso il linguaggio.<\/em><\/p>\n<p>Eppure, sulla stragrande maggioranza dei libri di storia, anche e soprattutto quelli scritti da autori di orientamento cattolico, la narrazione del Concilio \u00e8 stata, e lo \u00e8 pi\u00f9 che mai, completamente diversa: tutta di segno positivo, tutta pervasa di un ottimismo che sconfina sovente nel trionfalismo. A leggere quelle storie, pare che il Concilio, per la storia della Chiesa nel XX secolo, sia stato ci\u00f2 che \u00e8 stata la comparsa di san Francesco nel XIII (e non \u00e8 certo un caso che Bergoglio, colui che vuole &quot;attuare definitivamente il Concilio&quot;, ha scelto, unico papa della storia, il nome del santo di Assisi). Come sempre l&#8217;ideologia si costruisce rimuovendo le testimonianze vive dei contemporanei e sostituendo alla freschezza della realt\u00e0 la rigidezza della retorica. Se un cattolico in buona fede, desideroso di capire ci\u00f2 che realmente \u00e8 accaduto, in Vaticano, dal 1962 al 1963, per poi estendersi a un miliardo di cattolici sparsi nei cinque continenti, avesse l&#8217;umilt\u00e0 di leggere quel che scriveva nel suo <em>Diario<\/em> uno dei padri che c&#8217;erano, e non uno che ha sentito dire le cose di seconda o terza mano, il vescovo di Pesaro, monsignor Luigi Carlo Borromeo (Graffignana, Lodi, 26 ottobre 1893-Pesaro, 4 luglio 1975), forse avrebbe materia per riflettere a lungo, in una prospettiva ben diversa da quella prospettata dal pensiero cattolico progressista, oggi assolutamente dominante: <em>Siamo in pieno modernismo. Non il modernismo ingenuo, aperto, aggressivo e battagliero dei tempi di Pio X, no. Il Modernismo d&#8217;oggi \u00e8 pi\u00f9 sottile, pi\u00f9 camuffato, pi\u00f9 penetrante e pi\u00f9 ipocrita. Non vuol sollevare un&#8217;altra tempesta, vuole che tutta la Chiesa si ritrovi modernista senza che se ne accorga. Cos\u00ec il Modernismo d&#8217;oggi salva tutto il Cristianesimo, i suoi dogmi e la sua organizzazione, ma lo svuota tutto e lo capovolge. Non pi\u00f9 una Religione che venga da Dio, ma una Religione che viene direttamente dall&#8217;uomo e indirettamente dal divino che \u00e8 nell&#8217;uomo<\/em>. E queste riflessioni, semplicemente tragiche, monsignor Borromeo non le faceva verso la fine del Concilio, dopo tre anni di lavori, ma gi\u00e0 dopo le prime settimane: precisamente, le scriveva il 3 dicembre 1962, mentre il Concilio era iniziato l&#8217;11 ottobre, meno di due mesi prima. Questo era lo stato delle cose, per chi aveva occhi per vedere e orecchi per udire, a breve distanza dall&#8217;inizio dei lavori; questo era il clima, questo l&#8217;indirizzo dei vescovi progressisti, e questo accadeva per iniziativa e sotto la supervisione del &quot;papa buono&quot;, quel Giovanni XXIII, forse troppo lodato, i cui apologeti non si stancano di lodare la prudenza, la saggezza, il coraggio, ammettendo che s\u00ec, esisteva il pericolo di &quot;fughe in avanti&quot;, ma che nulla di meno che buono poteva venire da un Concilio apertosi, come disse Roncalli, non per condannare gli errori, n\u00e9 per formulare nuovi dogmi (il che sarebbe stato impossibile, e gi\u00e0 qui si sarebbe dovuto avvertire il puzzo di bruciato), ma per proporre, in forma adatta ai tempi moderni, il perenne insegnamento della Chiesa. Abilissimo gioco di parole, deliberatamente studiato per trarre in inganno le anime schiette, incapaci di sospettare tanta malizia. L&#8217;insegnamento della Chiesa, il Magistero, non \u00e8 affatto perenne; quel che \u00e8 perenne, \u00e8 il Deposito della fede; tuttavia \u00e8 possibile cambiarlo, senza averne l&#8217;aria, semplicemente modificando il significato delle parole. Monsignor Borromeo lo vide e lo cap\u00ec al volo; e chiss\u00e0 quanti altri lo videro e lo capirono. Eppure tacquero, o reagirono in maniera debole e incerta; mentre gli autori del colpo di mano, i progressisti, erano molto decisi, protetti dall&#8217;alto, e avevano le idee terribilmente chiare. Perci\u00f2 non concordiamo con quanti, come padre Cavalcoli e, in parte, lo stesso De Mattei, parlano di un Concilio tradito (da Giovanni XXIII); a noi pare che <em>fu proprio il Concilio a tradire la Chiesa<\/em>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non \u00e8 facile spiegare a una persona che ha meno di cinquant&#8217;anni il senso della presente riflessione: come, cio\u00e8, il Concilio Vaticano II si \u00e8 risolto<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30144,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[83],"tags":[107,109,262],"class_list":["post-24093","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-concilio-vaticano-ii","tag-cattolicesimo","tag-chiesa-cattolica","tag-vaticano-ii"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-concilio-vaticano-ii.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24093","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24093"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24093\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30144"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24093"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24093"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24093"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}