{"id":24092,"date":"2017-05-24T01:21:00","date_gmt":"2017-05-24T01:21:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/05\/24\/come-i-progressisti-ci-stanno-portando-alla-rovina\/"},"modified":"2017-05-24T01:21:00","modified_gmt":"2017-05-24T01:21:00","slug":"come-i-progressisti-ci-stanno-portando-alla-rovina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/05\/24\/come-i-progressisti-ci-stanno-portando-alla-rovina\/","title":{"rendered":"Come i progressisti ci stanno portando alla rovina"},"content":{"rendered":"<p>Premettiamo alle presenti riflessioni sul progressismo e i progressisti la consapevolezza che si tratta di una questione solo apparentemente centrale, perch\u00e9, in effetti, essa non \u00e8 che il riflesso di una dinamica assai pi\u00f9 ampia e complessa, che nasce da tutt&#8217;altre premesse pratiche e teoriche, la quale vede nel progressismo soltanto la maschera per veicolare progetti ulteriori, assai pi\u00f9 ambiziosi e terrificanti, dei quali i progressisti, di solito, non hanno neppure la pi\u00f9 vaga idea. In altre parole, essi non sono che gli utili idioti di un disegno planetario volto alla creazione del caos permanente, quale condizione necessaria per l&#8217;avvento definitivo di un Nuovo Ordine Mondiale, fondato sulla dittatura camuffata dei poteri finanziari invisibili. Pertanto, chi facesse del progressismo o del conservatorismo la sua battaglia e la sua scelta di campo, sbaglierebbe completamente la diagnosi e mancherebbe clamorosamente il bersaglio, qualunque sia lo scopo che si propone di perseguire: perch\u00e9 l&#8217;uno e l&#8217;altro non sono ci\u00f2 che sembrano, ma solo il teatrino di cartapesta sul quale si affrontano eserciti inconsapevoli e insensati, dei quali nulla importa ai veri registi di tutta l&#8217;operazione, e che di essi si servono come di pedine in se stesse prive di valore, dunque sacrificabili in quantit\u00e0 illimitata, pur di raggiungere i loro fini.<\/p>\n<p>Dunque, i progressisti. Non sono sempre esistiti: sono un prodotto della modernit\u00e0. Cos\u00ec come li conosciamo ora, nascono con l&#8217;illuminismo, con i (sedicenti) <em>philosophes<\/em> e con i (sedicenti) <em>savants<\/em>: tutta roba che esce dal sacco dell&#8217;<em>Encyclop\u00e9die<\/em>. Certo, un partito progressista e un partito conservatore esistevano anche nell&#8217;antica Roma e perfino nelle <em>poleis<\/em> greche, ad Atene specialmente: per\u00f2 non avevano una prospettiva cos\u00ec ampia, un disegno cos\u00ec totale. Erano espressione dei mutamenti economici e sociali che, pur assumendo dimensioni sempre pi\u00f9 ampie (nel caso della Roma repubblicana, i radicali mutamenti prima e dopo le guerre puniche), non avevano ancora un vero e proprio significato ideologico, per il semplice fatto che gli antichi non conoscevano l&#8217;ideologia, nel senso che noi diamo a questa parola; e tanto meno la conoscevamo i medievali. Le premesse per il suo avvento sono nell&#8217;umanesimo, dove il progresso si identifica con la riscoperta dei classici e con la polemica antimedievale, e si sviluppano con il rinascimento, in cui il movimento si fa pi\u00f9 netto, la rottura pi\u00f9 radicale e, soprattutto, immanentistica; indi con la rivoluzione scientifica del XVII secolo, nella quale si assiste, per la prima volta, ad un progetto globale mirante a (sono parole di Galilei) <em>rifare e&#8217; cervelli<\/em>, cambiare le teste della gente, il modo di pensare dell&#8217;umanit\u00e0. Niente di meno. L&#8217;illuminismo riprende e sviluppa questa idea e ne fa il proprio asse portante, investendola di significati etici e ideali: il Progresso \u00e8 il bene, \u00e8 la ragione, \u00e8 la felicit\u00e0, o, almeno, la condizione per il raggiungimento della felicit\u00e0; dall&#8217;altra parte ci sono le forze morte dell&#8217;<em>ancien r\u00e9gime<\/em>, la resistenza passiva dei ceti privilegiati (si tratta essenzialmente di un suicidio, vista la quota di aristocratici nel movimento illuminista), insomma il passato \u00e8 il male, e la conservazione \u00e8 il nemico da abbattere, l&#8217;ostacolo da rimuovere e, possibilmente da cancellare e da far dimenticare. Ecco: accanto all&#8217;idea-cardine del Progresso illimitato come marcia vittoriosa e inesorabile della ragione, c&#8217;\u00e8, quale suo corrispettivo implicito o esplicito, l&#8217;idea della demolizione del passato ed il suo oblio: la tradizione non vale nulla, anzi, \u00e8 il male essa stessa; per progredire, \u00e8 necessario non solo spazzare via la tradizione, ma anche farne sparire persino il ricordo. Gli uomini saranno pi\u00f9 felici se non sapranno neppure come fosse il mondo di prima.<\/p>\n<p>Saltiamo le tappe nel corso del XIX secolo, specialmente il positivismo, e del XX, specialmente il marxismo; ed eccoci alla vigilia della grande svolta degli anni &#8217;60 del Novecento, il Concilio Vaticano II nella storia della Chiesa e il 1968 nella storia della societ\u00e0 profana, specialmente del mondo studentesco. Si tratta di bruciare le tappe, di recuperare un ritardo (per alcuni Paesi giunti per ultimi alla piena modernit\u00e0, come l&#8217;Italia); si tratta di pianificare scientificamente la distruzione e la rimozione del passato, anche dal punto di vista visivo: urbanistico, architettonico, paesaggistico. Il passato deve scomparire in maniera tale che le nuove generazioni non arrivino neanche a immaginarlo. Tale \u00e8 stato il senso della rivoluzione liturgica nella Chiesa, mediante la quale si \u00e8 avviata anche una sotterranea, ma incessante rivoluzione dottrinale: i giovani cattolici devono ignorare cosa fosse la Messa in latino, cosa fosse il Catechismo di Pio X, cosa fosse l&#8217;Eucaristia prima del Concilio e come i fedeli le si accostassero, non certo in piedi, prendendola in mano, ma in ginocchio, ricevendola in bocca, con la massima compunzione; devono ignorare che, per quattro secoli, dal Concilio di Trento in poi, il cattolicesimo era tutta un&#8217;altra cosa: bisogna far credere loro che la versione attuale \u00e8 la sola possibile, la sola giusta, la sola esistente e, al limite, la sola mai esistita. Per la societ\u00e0 profana, \u00e8 la stessa cosa: i giovani devono ignorare cosa fosse la scuola, la buona scuola di prima del &#8217;68; cosa fosse l&#8217;universit\u00e0; cosa fosse la cultura; cosa fosse la televisione; cosa fosse lo spettacolo; cosa fosse il cinema; cosa fosse lo sport; cosa fosse la musica leggera. Non devono sapere come si viveva nelle famiglie, quali fossero i valori riconosciuti e condivisi, quali fossero realmente i rapporti tra padri e figli, in che cosa credessero e per che cosa lavorassero o studiassero i loro coetanei di due o tre generazioni fa. Soprattutto, bisognava rimuovere l&#8217;amor di patria, il senso della disciplina, il valore del sacrificio per la difesa dell&#8217;interesse nazionale: spariti o dimenticati i morti di El Alamein; ricordati ancora per un poco quelli del Piave, ma poi accantonati pure quelli: infatti, guai se i giovani d&#8217;oggi si chiedessero che senso ha avuto difendere strenuamente la patria sulla linea del Piave, nel 1918, per consegnarla, oggi, a orde d&#8217;invasori che la stanno occupando senza colpo ferire, anzi, addirittura invitati ed assistiti dalle istituzioni che dovrebbero proteggere i confini, e invocate dai maggiori esponenti del governo e del mondo politico, con l&#8217;assurda motivazione che noi abbiamo bisogno di questa auto-invasione, stante il nostro calo demografico.<\/p>\n<p>Dal 1968 in poi il mito del Progresso si \u00e8 offuscato alquanto, mano a mano che ne apparivano praticamente tutti i limiti che chiunque avrebbe dovuto vedere per tempo, anche in linea teorica, primo fra tutti l&#8217;impossibilit\u00e0 di conciliare un progresso illimitato con le risorse limitate di un pianeta gi\u00e0 in gran parte sfruttato oltre i limiti della compatibilit\u00e0 ambientale e delle possibilit\u00e0 produttive, sia pure enormemente potenziate dalla tecnica (ancora progresso, dunque, per risolvere i problemi causati dal progresso, in una spirale che si avvolge senza fine su se stessa). Eppure, a tale offuscamento non ha fatto riscontro un vero ripensamento; al contrario, come tutte le ideologie morenti, il mito del Progresso \u00e8 stato rivisitato, rispolverato, tirato nuovamente a lucido, dispensato generosamente in forme capillari attraverso il sistema mediatico, divulgato con rinnovato fervore apostolico, predicato come la nuova religione laica dell&#8217;umanit\u00e0 e come la sola speranza di salvezza e di ulteriore possibilit\u00e0 di crescita e di benessere, anche mediante forme grossolane di ricatto e terrorismo psicologico: <em>Volete forse tornare alla candela? Volete forse riportare la povert\u00e0? Volete forse tornare ai valori altissimi della mortalit\u00e0 infantile, quando non esistevano tutti i progressi della medicina moderna?<\/em> E cos\u00ec di seguito: argomenti fondati non sulla persuasione razionale, ma sull&#8217;impatto emotivo, sono stati scagliati come proiettili di catapulta contro chiunque osasse accennare, anche timidamente, ai limiti, ai rischi, alle contraddizioni di un progresso illimitato, destinato inesorabilmente a divorare se stesso, mano a mano che gli ultimi &quot;polmoni&quot; verdi del pianeta andavano sparendo e l&#8217;industrializzazione e la cementificazione selvaggia inghiottivano, un anno dopo l&#8217;altro, un mese dopo l&#8217;altro, fette sempre maggiori di paesaggio, di foreste, di spiagge, di campagna. E adesso, eccoci qui: talmente manipolati, plagiati, istupiditi da decenni di pubblicit\u00e0 martellante, implacabile, subdola, che accettiamo ormai qualsiasi cosa, pur di non essere privati delle ultime meraviglie del progresso: computer, telefonini multifunzionali e giochi elettronici, senza i quali, probabilmente, non sapremmo pi\u00f9 vivere, per non dire che non sapremmo pi\u00f9 mandare avanti l&#8217;economia, una banca, una impresa, perfino un&#8217;azienda agricola. Ormai troviamo normale che lo Stato ordini le vaccinazioni di massa, minacciando multe di migliaia di euro e la sottrazione della patria potest\u00e0 a quei genitori che non intendono far vaccinare i loro bambini. Nessuno ci trova nulla di strano; gli intellettuali tacciono, di destra e di sinistra: il progresso ha vinto, non esiste altro dio fuori di lui. Lo Stato si fa strumento del Progresso cos\u00ec come, in passato, si faceva strumento dell&#8217;Inquisizione; i cittadini regrediscono a sudditi, ma tutto va bene.<\/p>\n<p>Il progressista, peraltro, antropologicamente, non \u00e8 quello che sembra. Ci si pu\u00f2 chiedere, infatti, come mai i progressisti siano, o almeno diano l&#8217;impressione di essere, pi\u00f9 numerosi, pi\u00f9 agguerriti, pi\u00f9 trascinanti dei loro avversari conservatori. \u00c8 molto semplice: il progressista, quasi sempre, appartiene ad un tipo umano comunissimo, addirittura dozzinale: \u00e8 un conservatore della peggiore specie, vale a dire un individuo ottuso, senza alcuna immaginazione, senza coraggio intellettuale, con pochissimo senso civico, con pochissimo rispetto per le generazioni future (che potrebbero soffrire delle sue decisioni insensate, prese in modo puramente egoistico), con pochissimo senso critico; inoltre, \u00e8 un parassita intellettuale, uno che ama vivere di rendita, ma non sulla <em>propria<\/em> rendita, bens\u00ec su quella che gli viene offerta dal di fuori. In breve, si tratta di un signore (o di una signora) che si siede, col suo pesantissimo culto di piombo, sul tremo del Progresso, e non se ne schioda pi\u00f9, dovesse pure cadere il mondo: qualsiasi cosa possa capitare, mai e poi mai sarebbe disposto a rivedere le sue rocciose certezze, a meno che dall&#8217;alto, vale a dire dalla cultura scientifica dominante, quella universitaria, arrivasse un contrordine pi\u00f9 o meno repentino, un brusco <em>dietro-front<\/em>, nel qual caso marcerebbe con tutti gli altri, allineato e coperto, nel pi\u00f9 perfetto ordine. Regola numero uno del progressista: non rimanere mai indietro, e non fare mai un passo pi\u00f9 avanti degli altri: egli \u00e8, malgrado le apparenze, un uomo d&#8217;ordine, nel senso pi\u00f9 ottuso e meschino del termine. In realt\u00e0, non gl&#8217;importa del progresso; ci\u00f2 che gl&#8217;importa \u00e8 sedere sempre, col suo culo di piombo, sul treno giusto: quello che sta andando nella direzione da cui non si pu\u00f2 tornare indietro.<\/p>\n<p>In effetti, qui ci stiamo avvicinando al grande segreto (segreto di Pulcinella, a dire il vero) che sta al cuore dell&#8217;ideologia progressista: il fascino che esercita su tutti i suoi seguaci, o, per meglio dire, il senso di rassicurazione che deriva loro, dal sapere che <em>indietro non si torner\u00e0<\/em>. In un certo senso, per loro sarebbe la stessa cosa se la direzione di marcia del treno s&#8217;invertisse, a patto che i macchinisti dicessero che non c&#8217;\u00e8 altro da fare se non tornare indietro: in quel caso, come ironizzava Leopardi ne <em>La ginestra<\/em> (ma in un significato diverso da quello che qui intendiamo noi) chiamerebbero andare avanti l&#8217;arretrare, cos\u00ec come non si fanno alcuno scrupolo nel chiamare un tornare indietro l&#8217;ammonimento che viene da quanti fanno notare che la sola possibilit\u00e0 di andare &quot;avanti&quot;, cio\u00e8 verso la salvezza, consiste, ormai, in un ritorno, almeno parziale, sulle posizioni precedenti. Ora, il progresso \u00e8, per definizione, un procedere innanzi: pertanto, chi si prenota un posto a bordo, sar\u00e0 sempre sicuro di non dover fare alcuna fatica personale, di non dover mai pensare con la propria testa, perch\u00e9 &#8212; come abbiamo visto &#8212; di fronte alla pi\u00f9 piccola obiezione, non dovr\u00e0 fare altro sforzo che quello di replicare: <em>Ma non vedete che il treno sta andando in questa direzione?<\/em> Perci\u00f2, se voi non siete d&#8217;accordo, siete semplicemente fuori della realt\u00e0. Insomma: indicano, per cos\u00ec dire in anticipo, la forza del fatto compiuto: siccome la marcia del treno \u00e8 inarrestabile (secondo loro; ma, in effetti, \u00e8 tutto da dimostrare), in pratica non esistono alternative. Di conseguenza, chi si oppone al progresso \u00e8 un nemico pubblico, un individuo pericoloso, un sovversivo da eliminare, se non fisicamente, almeno idealmente. Ed \u00e8 proprio quello che avviene. I biologi non evoluzionisti esistono, ma non hanno voce. Gli psicologi non freudiani esistono, ma non contano. I medici non totalmente devoti alla causa dei farmaci chimici ci sono, ma sono quasi invisibili, e, se aprono bocca, rischiamo l&#8217;espulsione dall&#8217;ordine. E cos\u00ec via. Ci sono gli architetti, gli urbanisti, gli storici, i poeti, i filosofi, i teologi, i registi, gli attori e i musicisti non completamente supini all&#8217;ideologia del progresso: ma \u00e8 come se non ci fossero, perch\u00e9, nella societ\u00e0 del microfono, \u00e8 stato tolto loro il microfono, e dunque, anche se gridano, nessuno ode la loro voce.<\/p>\n<p>Resta da precisare che il progressista non \u00e8 tale solo in quanto devoto della ragione e della scienza, ma anche del cambiamento politico. Per circa un secolo, il progressista, in politica, \u00e8 stato un marxista: dobbiamo ringraziare lui per i disastri intellettuali (oltre che per quelli materiali) degli ultimi settant&#8217;anni; infatti, il marxismo \u00e8 tutt&#8217;altro che morto. Si \u00e8 accoppiato cin il modernismo religioso dei cattolici di sinistra, e ne \u00e8 nato un <em>virus<\/em> particolarmente ostinato e maligno, che sta uccidendo la nostra societ\u00e0. Sta ormai diventando quasi impossibile parlare non solo di cultura, ma di qualsiasi altra cosa, al di fuori dei binari di quest&#8217;ultima versione. I <em>leader<\/em> politici occidentali, i pastori della Chiesa cattolica, col papa in testa, suonano la fanfara. Chi mai potrebbe fermare la marcia trionfante del loro treno imbandierato, lanciato a tutta velocit\u00e0 sulle rotaie del Progresso?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Premettiamo alle presenti riflessioni sul progressismo e i progressisti la consapevolezza che si tratta di una questione solo apparentemente centrale, perch\u00e9, in effetti, essa non \u00e8<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30178,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[56],"tags":[92],"class_list":["post-24092","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-politica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-politica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24092","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24092"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24092\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30178"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24092"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24092"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24092"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}