{"id":24087,"date":"2020-08-10T10:58:00","date_gmt":"2020-08-10T10:58:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/08\/10\/come-e-perche-un-territorio-diviene-un-paesaggio\/"},"modified":"2020-08-10T10:58:00","modified_gmt":"2020-08-10T10:58:00","slug":"come-e-perche-un-territorio-diviene-un-paesaggio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/08\/10\/come-e-perche-un-territorio-diviene-un-paesaggio\/","title":{"rendered":"Come e perch\u00e9 un territorio diviene un paesaggio?"},"content":{"rendered":"<p>Come e attraverso quali meccanismi un certo territorio, cio\u00e8 un insieme di elementi naturali quali la terra, la pianura, le colline, i monti, il fiume, il mare, la laguna, i campi coltivati, i frutteti, i vigneti, i pascoli, il bosco, i fossi e le siepi, le case, il cielo, diventa un paesaggio? Il contadino che ara il suo campo di grano \u00e8 immerso nella terra, respira gli odori della natura, non ha altro orizzonte che quello e tuttavia non vede il paesaggio: \u00e8 troppo immerso nel suo lavoro e, inoltre, \u00e8 troppo abituato a vedere, respirare, percepire quegli elementi, i quali formano, per lui, l&#8217;orizzonte della normalit\u00e0, della quotidianit\u00e0. Invece la caratteristica del paesaggio \u00e8 in qualche modo quella di stagliarsi, di staccarsi dallo sfondo della quotidianit\u00e0 e acquistare un valore autonomo, divenendo una realt\u00e0 a s\u00e9 stante, pur nel variare degli anni e delle stagioni, perch\u00e9 evidentemente un paesaggio invernale non \u00e8 la stessa cosa d&#8217;un paesaggio estivo, anche se si tratta dello stesso territorio. E come il contadino, cos\u00ec il boscaiolo, il pastore, il pescatore, il cavatore di marmo, per non parlare dell&#8217;agrimensore, dell&#8217;ingegnere, dell&#8217;urbanista, dell&#8217;imprenditore, dell&#8217;albergatore, del pubblico amministratore: tutti costoro sono costantemente a contatto con un certo territorio, con la sua realt\u00e0 fisica, ma proprio per questo nessuno di essi coglie il paesaggio, che \u00e8 una visione d&#8217;insieme degli elementi naturali, o artificiali, presenti in una determinata zona, pi\u00f9 qualcos&#8217;altro. Questo <em>qualcos&#8217;altro<\/em> \u00e8 di natura intima e affettiva: un paesaggio non \u00e8 mai percepito da due persone allo stesso identico modo, perch\u00e9 il paesaggio appartiene sostanzialmente alla dimensione inafferrabile della geografia interiore. Si pu\u00f2 studiare un territorio, ma non si pu\u00f2 studiare un paesaggio: il paesaggio si pu\u00f2 solo contemplare. Il territorio \u00e8 contraddistinto da certe caratteristiche fisiche, chimiche, climatiche e pertanto pu\u00f2 essere fedelmente descritto dal geologo, dal chimico, dal climatologo, mentre il paesaggio pu\u00f2 essere colto e descritto adeguatamente solo dal pittore, dal poeta o dallo scrittore. Questo ci fa capire qual \u00e8 la sua caratteristica fondamentale: quella di essere essenzialmente un prodotto della nostra mente, e pi\u00f9 precisamente della nostra sensibilit\u00e0 (la sensibilit\u00e0 \u00e8 una parte della mente, ossia dello strumento conoscitivo che chiamiamo genericamente &quot;mente&quot;, e non qualcosa di diverso, tanto meno qualcosa di opposto ad essa). Nel bambino \u00e8 pi\u00f9 sviluppata la sensibilit\u00e0, nell&#8217;adulto, di regola, \u00e8 pi\u00f9 sviluppata la facolt\u00e0 strettamente razionale: ma sono entrambe espressioni della mente, ed entrambe lavorano a costruire l&#8217;immagine della realt\u00e0 che si fa ogni singolo individuo, nel corso del tempo.<\/p>\n<p>Giungiamo cos\u00ec a determinare alcuni punti fermi. Primo, il paesaggio non \u00e8 nelle cose esterne, ma appartiene alla nostra percezione della realt\u00e0. Secondo, che per poter vedere il paesaggio \u00e8 necessaria un&#8217;attitudine contemplativa, o bisogna che ci siano le condizioni per una contemplazione spassionata, come nel caso del contadino che, finita l&#8217;aratura, o la trebbiatura, sosta sul poggio e osserva il luogo ove ha faticato tutto il giorno, ma ora lo guarda con occhio diverso, perch\u00e9 non \u00e8 pi\u00f9 impegnato nel lavoro, con gli occhi bassi al suolo. Terzo, \u00e8 necessario che quel territorio susciti delle risonanze affettive in colui che lo contempla, siano esse positive o anche negative; ma se quel cero territorio gli \u00e8 del tutto indifferente, se non gli dice nulla, non lo vedr\u00e0 come un paesaggio, ma solo prender\u00e0 atto dell&#8217;esistenza di quei tali elementi fisici, geografici, antropici. Un paesaggio pu\u00f2 anche essere brutto, come certe periferie urbane degradate, o inquietante, come quello caratterizzato da una centrale idroelettrica abbandonata, o addirittura sinistro, come un vecchio cimitero in rovina, specie nell&#8217;ora solitaria del tramonto, o sotto le raffiche di pioggia portata dal vento autunnale, e tuttavia sar\u00e0 per noi un vero paesaggio: qualcosa che ci ha colpito nel profondo e che continuer\u00e0 a vivere nella nostra mente, sotto forma di ricordo, per molto tempo ancora. Pi\u00f9 spesso, tuttavia, il paesaggio evoca in noi delle sensazioni piacevoli, o romantiche, o dolcemente malinconiche, massime se legato alla dimensione dell&#8217;infanzia, sia come esperienza viva, sia come ricordo filtrato dalla memoria. Un paesaggio \u00e8 allora un luogo amato, un luogo vissuto, un luogo del cuore, specie se si tratta del paesaggio natio: ce lo porteremo nel cuore anche se le circostanze della vita ci condurranno lontano, e in tal modo esso continuer\u00e0 a vivere dentro di noi, senza pi\u00f9 conoscere i mutamenti del tempo, come invece accade al paesaggio reale che ha determinato la sua formazione nella nostra coscienza. Ecco perch\u00e9 \u00e8 tanto difficile riconoscere i luoghi dell&#8217;infanzia, a distanza di tanti anni (ricordate le scene iniziali del film <em>C&#8217;era una volta in America<\/em>, quando Robert De Niro torna, dopo moltissimi anni, nei posti della sua fanciullezza?): perch\u00e9 i luoghi reali sono cambiati, come del resto accade alle persone che abbiamo conosciuto e amato quando eravamo piccoli, mentre nel nostro ricordo sono rimasti sempre uguali a se stessi, accrescendo anzi il proprio fascino, anno dopo anno, mano a mano che la forza della nostalgia li arricchiva di tutte le note gentili ed imprestava loro tutte le bellezze possibili.<\/p>\n<p>Nel suo interessante volume <em>Geopsiche. L&#8217;uomo, il tempo e il clima, il suolo e il paesaggio<\/em>, Willy Hellpach (1877-1955), che fu, oltre che esponente del Partito Popolare tedesco e presidente del Land del Baden, anche preside dell&#8217;Istituto di Psicologia dell&#8217;Universit\u00e0 di Heidelberg, delinea la seguente genesi del sentimento del paesaggio (in: W. Hellpach, <em>Geopsiche<\/em>; titolo originale: <em>Geopsyche<\/em>, Stuttgart, Ferdinand Enke Verlag, 1935; traduzione integrale dal tedesco di Mario Verdesca, <em>Biblioteca di Psicologia e Pedagogia<\/em>, Roma, Edizioni Paoline\/SAIE, 1960, 1973, pp. 209-210):<\/p>\n<p><em>Quando chiamiamo una porzione di territorio &quot;paesaggio&quot;? Certo, quando la &quot;vediamo&quot;; il cieco non ha paesaggio, esso manca nella sua vita. Ma nemmeno sempre quando la vediamo: il contadino non vede il suo campo, che ara, come paesaggio, e tanto meno l&#8217;ingegnere considera come paesaggio l&#8217;acqua impetuosa, che deve regolare. La natura diviene per noi paesaggio solamente quando l&#8217;accettiamo la cerchiamo senza uno scopo puramente utilitario, come esperienza sensibile concretamente vissuta, quando la lasciamo agire su di noi come IMPRESSIONE. La vista gioca un ruolo di primo piano in questa impressione sensibile, tuttavia non l&#8217;esaurisce affatto. Anche le esperienze degli altri sensi concorrono alla formazione dell&#8217;impressione paesistica della natura. Suoni e rumori (il canto degli uccelli, lo sciabordio del mare), odori, specialmente quelli piacevoli come il profumo dei prati, l&#8217;odore di foglie nell&#8217;autunno, l&#8217;&quot;odore dell&#8217;acqua&quot;; perfino i sensi tattili possono avervi una parte importante: le forme del vento (arietta di maggio, la tempesta sul mare), poi il tepore dell&#8217;aria (all&#8217;inizio della primavera o nel tardo autunno), la &quot;mollezza&quot; o la sua &quot;rigidezza e in genere tutto ci\u00f2 che ci \u00e8 noto come &quot;tono atmosferico&quot;, infine la sensazione tratta dal suolo, dalla durezza del terremo roccioso, da un sentimento soffice del bosco, dalla sabbia del deserto, dai ciottoli pietrosi: tutto entra talvolta nella caratteristica esperienza del paesaggio, anche se solo in modo marginale, come elemento concomitante e integrante della CONTEMPLAZIONE della natura. Solamente il senso del gusto non vi partecipa quasi mai o solo di sfuggita e sporadicamente nell&#8217;assaggio dell&#8217;acqua salsa in mezzo ai marosi. Noi comprendiamo dunque sotto il termine di paesaggio L&#8217;IMPRESSIONE SENSIBILE GENERALE, che viene destata nell&#8217;uomo da una parte della SUPERFICIE TERRESTRE insieme alla porzione di CIELO che la sovrasta. Che questo tratto di cielo sia un elemento integrante del paesaggio, \u00e8 fuori discussione; l&#8217;azzurro cupo \u00e8 tanto caratteristico per il paesaggio mediterraneo e spesso per quello di alta montagna, come il cielo azzurro-pallido lo \u00e8 per il paesaggio nordico, il cielo grigio per il paesaggio olandese e determinati raggruppamento di nuvole per il paesaggio estivo. Ma quanto al cielo vale quanto dicemmo per l&#8217;udito e il tatto: esso sta ai margini, ne \u00e8 un elemento e da solo non forma mai per noi un &quot;paesaggio&quot;, cos\u00ec come soltanto una natura guardata pu\u00f2 essere un vero paesaggio, ma non una esperienza della natura soltanto uditiva, olfattiva e tattile. Difatti abbiamo una piena esperienza del paesaggio anche con uno stato indifferente del cielo, ad esempio di sera con cielo coperto, esclusivamente dalla vista dalla parte del suolo che abbracciamo con lo sguardo.<\/em><\/p>\n<p><em>Il SUOLO nel paesaggio \u00e8 l&#8217;elemento principale, ma come tale agisce su di noi in un senso completamente diverso da quello che abbiamo considerato prima. \u00c8 l&#8217;IMMAGINE del suolo l&#8217;elemento principale del paesaggio, che forma l&#8217;oggetto della nostra contemplazione, non la sua NATURA fisica o chimica. L&#8217;IMPRESSIONE che la forma del suolo e il suo rivestimento (vegetazione) esercita su di noi, \u00e8 &quot;paesistica&quot; o per lo meno pu\u00f2 essere o divenire paesistica, cio\u00e8 determinarsi nella forma di una pura esperienza sensibile (la stessa impressione pu\u00f2 anche restare o divenire non paesistica, per esempio in considerazioni scientifiche, agricole, idrauliche); potremmo dire: ogni impressione suscitata dalla forma e dal rivestimento del suolo PU\u00d2 ASSUMERE VALORE DI PAESAGGIO&#8230;<\/em><\/p>\n<p>Con il paesaggio, insomma, noi facciamo qualcosa di simile allo scrittore nell&#8217;atto di creare un personaggio: creiamo qualcosa che solo noi vediamo, partendo da elementi reali che esistono fuori di noi, ma rielaborandoli in maniera tale che acquistano un profilo e un significato solamente per noi &#8212; almeno in quella data maniera. Perfino due intimi amici o una coppia di sposi, egualmente innamorati del luogo in cui vivono, non colgono in realt\u00e0 lo stesso paesaggio, anche se lo credono: di fatto, ciascuno dei due coglie un qualcosa che esiste solo per lui, e che in lui soltanto suscita quei precisi ricordi o evoca quelle particolari sensazioni. Questo ci porta alle soglie di una imbarazzante domanda: il paesaggio \u00e8 accessibile a tutti? Se esso nasce sostanzialmente da un atto della sensibilit\u00e0, \u00e8 possibile che delle persone dalla scarsa sensibilit\u00e0, delle persone superficiali, o perennemente affaccendate nella dimensione materiale dell&#8217;esistenza, non lo percepiscono affatto, ma passino tutta la vita in mezzo a dei semplici territori, che non giungono mai a divenire, per loro, dei paesaggi? La risposta \u00e8 sicuramente affermativa. Il paesaggio non \u00e8 un dato oggettivo, quindi non esiste per tutti; ci sono persone che non fanno alcuna esperienza del paesaggio, e ci\u00f2 anche se si trovano a viver nei luoghi pi\u00f9 caratteristici o pi\u00f9 suggestivi che vi siano al mondo, celebrati dai poeti e vistati da grandi quantit\u00e0 di turisti. Oggi andiamo verso un tipo di societ\u00e0 globalizzata nella quale il legame fra le persone e il territorio \u00e8 sempre pi\u00f9 superficiale ed utilitario, sempre pi\u00f9 frettoloso e distratto; e, inoltre, nella quale la contemplazione \u00e8 un lusso che solo pochi riescono a concedersi, strappandolo ai mille impegni della vita quotidiana e liberandosi dalla suggestione delle cose materiali. Chi \u00e8 abituato a passare le giornate davanti alla televisione o a computer, \u00e8 predisposto a non vedere pi\u00f9 il paesaggio. Esistono corriere gran turismo che portano le comitive da un capo all&#8217;altro del continente in cui vivono, attrezzate con la televisione per distrarre i viaggiatori: il fatto che molti di loro preferiscano guardare tre o quattro stupidissimi film di Hollywood invece di guardare fuori dal finestrino e cercar di capire il paesaggio che stanno attraversando, \u00e8 la prova che nella societ\u00e0 contemporanea il paesaggio si accinge a scomparire. M ecco un&#8217;altra domanda: il paesaggio scompare solo per noi, che stiamo perdendo la capacit\u00e0 di vederlo, o scompare anche in se stesso, a causa di un utilizzo sempre pi\u00f9 efficientistico, pratico e razionale del territorio, che spazza via tutto ci\u00f2 che non \u00e8 suscettibile di procurare un guadagno, o di agevolare una linea di trasporti? Il paesaggio pu\u00f2 scomparire da s\u00e9, nell&#8217;era dei non luoghi, come aeroporti internazionali, autostrade che tagliano a campagna in rettilineo, ponti giganteschi, trafori ferroviari e ipermercato estesi come delle piccole citt\u00e0? A nostro giudizio, no. Abbiamo detto che il paesaggio \u00e8 una creazione interiore: perci\u00f2 la sua esistenza non dipende dalle circostanze esteriori, ma solo e unicamente dalla presenza di un occhio capace di coglierlo. Se vi \u00e8 anche un solo individuo dotato di sensibilit\u00e0 ed empatia, anche il territorio pi\u00f9 anonimo, o pi\u00f9 imbruttito dall&#8217;azione umana, diverr\u00f2 per lui un paesaggio, e vivr\u00e0 di una vita sottratta alla dimensione del tempo. Il problema \u00e8 che gli individui cosiffatto stanno sparendo. La globalizzazione non pianifica solo i territori, ma anche le menti delle persone: in un certo senso, stabilisce cosa deve esserci, o non esserci, servendosi di un martellamento incessante da parte dei mass-media, che tendono a sostituirsi ai sensi quali fonti primarie del conoscere. In altre parole, oggi per molte perone la realt\u00e0 non \u00e8 quella che indicano la vista, l&#8217;udito, l&#8217;olfatto, ecc., ma quella che viene mostrata o che viene proclamata dalla televisione. In simili condizioni, pu\u00f2 ancora esistere il paesaggio, o esso \u00e8 destinato a sparire, come sono sparite gi\u00e0 tante altre cose, distrutte dal rullo compressore della modernizzazione? Prima di rispondere, teniamo presente che il paesaggio \u00e8 uno dei fattori che definiscono la nostra identit\u00e0: \u00e8 il segno del legame esistente fra noi e il mondo esterno. Se ci trasformeremo in atomi perennemente viaggianti, sradicati, estranei al territorio ove ci troveremo a vivere solo per brevi periodi, perderemo una parte della nostra identit\u00e0 e della nostra stessa umanit\u00e0. \u00c8 questo che vogliamo?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come e attraverso quali meccanismi un certo territorio, cio\u00e8 un insieme di elementi naturali quali la terra, la pianura, le colline, i monti, il fiume, il<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[92],"class_list":["post-24087","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24087","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24087"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24087\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24087"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24087"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24087"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}