{"id":24081,"date":"2016-07-27T04:01:00","date_gmt":"2016-07-27T04:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/07\/27\/tre-cose-da-coltivare-nei-bambini-stupirsi-interrogarsi-e-udire-la-chiamata\/"},"modified":"2016-07-27T04:01:00","modified_gmt":"2016-07-27T04:01:00","slug":"tre-cose-da-coltivare-nei-bambini-stupirsi-interrogarsi-e-udire-la-chiamata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/07\/27\/tre-cose-da-coltivare-nei-bambini-stupirsi-interrogarsi-e-udire-la-chiamata\/","title":{"rendered":"Tre cose da coltivare nei bambini: stupirsi, interrogarsi e udire la chiamata"},"content":{"rendered":"<p>Gli adulti e l&#8217;educazioni dei bambini: i bambini, si dice, devono essere educati; s\u00ec, certamente: ma educati a che cosa?<\/p>\n<p>Non \u00e8 poi cos\u00ec evidente, specie nella societ\u00e0 attuale. Il mondo moderno sembra avere smarrito il progetto educativo nei confronti dei bambini e degli adolescenti; di pi\u00f9: sembra averne smarrito il senso. La scuola odierna, per esempio, e, molto stesso, anche la famiglia, non si preoccupano veramente di educare, ma solo di istruire e di fissare delle mete da raggiungere, degli obiettivi da conquistare. Ma in vista di che cosa? Silenzio assoluto. O meglio, la risposta pratica arriva dal comportamento degli adulti stessi: vivere alla giornata, senza farsi troppe domande, e perfino vantandosi del <em>qui e ora<\/em> assolutizzato e innalzato a regola suprema di vita. Cattiva imitazione pratica della cattiva filosofia di Nietzsche: il &quot;s\u00ec&quot; alla vita, qui e ora, e poi di nuovo, e di nuovo, sempre, all&#8217;infinito (l&#8217;eterno ritorno): <em>\u00e8 questa dunque la vita?, ebbene, ancora!<\/em> Povero Nietzsche: gi\u00e0 la sua proposta non stava in piedi, mancandole del tutto le basi sia filosofiche, sia etiche &#8212; in fondo, si riduce a un vitalismo eroico, quasi alla <em>Sturm und Drang<\/em>, e nulla pi\u00f9; ma gi\u00e0 Kant si era messo per quella strada, col suo apodittico: <em>Tu devi!<\/em>, senz&#8217;altra spiegazione; figuriamoci il <em>qui e ora<\/em> dei suoi scadenti imitatori o ventriloqui, i quali non possiedono neppure la sua tensione spirituale, ma cercano solo una formula per legittimare il loro edonismo grossolano.<\/p>\n<p>Un progetto educativo, dunque, ci vuole: nessuna societ\u00e0 pu\u00f2 permettersi il lusso di farne a meno. Ma per fare cosa? Per andare dove? O meglio: per indirizzare il bambino in quale direzione, per additargli quali mete, quali scopi, quali orizzonti di senso? Strana contraddizione: viviamo immersi in una cultura razionalista e scientista, che pretende di avere una risposta per ogni dubbio, uno specialista per ogni caso che si presenti; per\u00f2 la societ\u00e0, nel suo complesso, non sa dove vuole andare, non sa verso cosa indirizzare le ultime generazioni. E allora proviamo a formulare noi una linea di condotta, una meta da perseguire: diciamo che lo scopo dell&#8217;educare \u00e8, come dice la parola stesa, trarre fuori da un giovane, o da un giovanissimo, le sue potenzialit\u00e0 latenti: ma, ecco il primo distinguo rispetto alla vulgata oggi imperante, non tutte indistintamente, perch\u00e9 non tutto \u00e8 buono al livello dei nostri istinti, non siamo del tutto farina da far ostie. La natura non \u00e8 buona in se stessa; lo era quando fu creata, lo era prima del Peccato: ora non pi\u00f9; pur non essendo neanche del tutto malvagia, certo \u00e8 predisposta al male. E, per sincerarsene, basta osservare un paio d&#8217;ore dei bambini che giocano: prima o dopo almeno uno di loro tradir\u00e0 il marchio di Caino, con un gesto di prepotenza, con una parola cattiva, con un dispetto gratuito.<\/p>\n<p>Dunque: educare alla realizzazione della propria parte migliore; educare a divenire quel che si deve essere. Questo \u00e8 un punto fondamentale: noi non siamo nati per diventare qualsiasi cosa, magari la pi\u00f9 aberrante, ma per essere quel che dobbiamo essere, nel piano universale dell&#8217;armonia voluta da Dio. Diamo chiamati per dire &quot;s\u00ec&quot; o per dire &quot;no&quot; a quel piano, a quell&#8217;armonia; dunque, non abbiamo la libert\u00e0 di fare e di essere qualunque cosa: quella non sarebbe libert\u00e0, ma licenza, abuso, ingiustizia. Oggi va di moda, specialmente da parte degli psicologi, dire alle persone: <em>fa&#8217; della tua vita quello che vuoi<\/em>; \u00e8 un immenso errore, oltre che un consiglio moralmente sbagliato; bisognerebbe dire: <em>fa&#8217; della tua vita quello che \u00e8 giusto<\/em>; dove il concetto di &quot;giustizia&quot; non \u00e8 un giocattolo che ci \u00e8 lecito adattare a tutti i nostri gusti, ai nostri capricci e, magari, alle nostre perversioni, ma una realt\u00e0 oggettiva, perenne, non negoziabile, stabilita dall&#8217;alto prima di noi.<\/p>\n<p>La nostra vita pu\u00f2 dirsi riuscita o fallita a seconda che, in essa, ci siamo avvicinati, almeno in parte, a quell&#8217;ideale di giustizia, che abbraccia, insieme alla nostra, tutte le altre vite, passate, presenti e future, e tutte le altre realt\u00e0, visibili e invisibili, transitorie ed eterne. Poco importa quel che pensano gli altri, il giudizio del mondo non ha alcuna rilevanza: l&#8217;unica cosa che conta \u00e8 la fedelt\u00e0 al disegno originario, che \u00e8 un disegno divino, e, dunque, provvidenziale. Noi siamo provvidenziali, a noi stessi e agli altri, ogni qual volta interpretiamo fedelmente il nostro ruolo davanti alla giustizia divina; siamo pietre d&#8217;inciampo, per noi stessi e per gli altri, ogni volta che ci discostiamo da quella fedelt\u00e0, che veniamo meno a quella giustizia. Se, poi, un bambino, fattosi adulto, diventa miliardario, o presidente della Repubblica, oppure se diventa un semplice lavoratore, un padre di famiglia come tanti, la cosa non ha la minima importanza: tutto quello che conta \u00e8 la fedelt\u00e0 alla chiamata; il resto \u00e8 fumo negli occhi da parte del mondo.<\/p>\n<p>Ora, delle cose fondamentali che devono scandire il processo educativo, tre ci sembrano avere la precedenza su tutte le altre: guidare il bambino al sentimento della meraviglia; guidarlo a farsi delle domande intelligenti; guidarlo a rispondere lealmente e onestamente alla propria vocazione personale. Questi tre punti sono stati esposti con molta chiarezza, oltre che con semplicit\u00e0, in una pagina scritta da don Tonino Lasconi &#8211; classe 1943, giornalista e scrittore &#8211;, dedicata all&#8217;azione educativa del catechista; ma, secondo noi, il discorso \u00e8 altrettanto valido per l&#8217;educazione dei bambini, nel suo significato pi\u00f9 generale (nel volumetto: <em>O catechista, mio catechista. Idee, stimoli, spunti, rifornimenti creativi per i catechisti parrocchiali<\/em>, Milano, Paoline, 1997, pp. 66-67):<\/p>\n<p><em>Il primo atteggiamento da coltivare nei bambini(subito, perch\u00e9 altrimenti sar\u00e0 difficilissimo)\u00e8 la meraviglia. Senza la meraviglia, noi e le cose che ci circondano finiscono [sic] soffocati dal materialismo. E nel materialismo non fiorisce la preghiera.<\/em><\/p>\n<p><em>Ci siamo mai domandati perch\u00e9 la preghiera di lode \u00e8 cos\u00ec rara fra i cristiani? Il motivo sta qui; non siamo stati educati alla meraviglia. Tutto sembra normale, logico, dovuto. Con questa mentalit\u00e0, la nostra preghiera non pu\u00f2 non esaurirsi nella richiesta: &quot;Dio, dammi questo, dammi quest&#8217;altro, dammi quest&#8217;altro ancora!&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Il secondo atteggiamento \u00e8 quello di domandarsi: &quot;Perch\u00e9?&quot;<\/em><\/p>\n<p><em>Di fronte al bene, al male, all&#8217;amore, alla violenza, all&#8217;amicizia, all&#8217;indifferenza&#8230;: &quot;Perch\u00e9?&quot;<\/em><\/p>\n<p><em>Non \u00e8 per niente logico che le cose vadano come vanno. Senza questo atteggiamento, non pu\u00f2 fiorire la preghiera di meditazione, di ricerca di senso, di lotta con Dio, di richiesta di aiuto, di ringraziamento. Tutto diventa banale, scontato, ovvio. E se qualcosa, come la morte, continua a romperci le uova bel paniere, non rimane altro che esorcizzarla, fare gli scongiuri, affidarsi agli oroscopi e ai maghi.<\/em><\/p>\n<p><em>Il terzo atteggiamento da coltivare fin dai primissimi anni \u00e8 quello del &quot;Tocca a me!&quot;: la realt\u00e0 che vive in me e che mi circonda mi chiama a intervenire, ad agire, a correre ai ripari. Non posso dire: &quot;Ci penser\u00e0 qualcun altro: il sindacato, il governo&#8230;&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Non posso dire soprattutto: &quot;Ci deve pensare Dio e, se non ci pensa, gliela faccio pagare. Non lo prego pi\u00f9, non vado pi\u00f9 in chiesa, non gli accendo pi\u00f9 la candela. Cos\u00ec impara!&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Che pena sentirsi continuamente dire: &quot;Ma che cosa fa Dio? Non vede che c&#8217;\u00e8 tanta gente che muore di fame? Non vede che gli innocenti soffrono?&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Che cosa fa Dio?! E noi che cosa facciamo? Possiamo accontentarci della preghiera del mattino e della sera, di quella prima del pranzo, delle intenzioni lette durante la messa?&quot;.<\/em><\/p>\n<p>Stupirsi davanti alle cose: tale \u00e8 il sentimento fondamentale dell&#8217;uomo; una educazione che non ne tenga conto, che non faccia perno su di esso, che non lo valorizzi al massimo e che non si preoccupi di alimentarlo incessantemente, con lo stesso scrupolo con cui il buon giardiniere si preoccupa di dare sufficiente acqua ai fiori, specie durante la lunga siccit\u00e0 estiva, sar\u00e0 sempre una educazione gravemente carente in ci\u00f2 che \u00e8 essenziale alla costruzione della vera umanit\u00e0. Un uomo adulto che non si stupisce di nulla \u00e8 un uomo disumanizzato, un alieno; ma questo \u00e8 quel che fatalmente accade, se non ci si prende cura di alimentare la meraviglia negli occhi e nel cuore del bambino.<\/p>\n<p>Qualcuno potrebbe chiedere perch\u00e9 il sentimento della meraviglia, l&#8217;attitudine a stupirsi, siano cos\u00ec importanti per la formazione della persona. Rispondiamo che essi servono a preservare l&#8217;incanto del mondo; e che una umanit\u00e0 disincantata si auto-distruggerebbe in brevissimo tempo, perch\u00e9 solo l&#8217;incanto del mondo fa s\u00ec che gli esseri umani tengano a bada la loro parte inferiore, egoista, malvagia, e siano spronati ad esprimere la loro parte pi\u00f9 nobile, quella pi\u00f9 generosa, capace di nobili slanci e di sacrificarsi per un alto ideale. Una persona disincantata del mondo \u00e8 simile a una mina vagante, pronta ad esplodere: il che sta diventando vero alla lettera, se solo si scorrono le cronache di quotidiana follia che caratterizzano la societ\u00e0 attuale, dove chiunque, perfino un adolescente, non esista a dare la morte a delle persone sconosciute, immolando anche la propria vita, in nome di deliranti ideologie necrofile, ma, in realt\u00e0, per dare sfogo al proprio malessere represso, alla propria disperazione lacerante.<\/p>\n<p>La perdita dell&#8217;incanto provoca, dunque, la perdita dell&#8217;innocenza; la perdita dell&#8217;innocenza, la perdita della speranza; e quando un essere umano \u00e8 disperato e pieno di rabbia, diventa capace di qualunque atto distruttivo, perch\u00e9 la vita, ai suoi occhi, ha perso ogni valore e perch\u00e9 il desiderio di vendicarsi, di farla pagare al mondo intero, diventa l&#8217;unica sorgente di energia per continuare a vivere ancora un poco. Il ragazzo iraniano che, in Germania, ha ucciso nove persone e ne ha ferite molte altre, sparando in faccia a dei ragazzini, prima di togliersi, a sua volta, la vita, stava preparando da circa un anno il suo terribile gesto. Ci\u00f2 significa che, da almeno un anno, egli era spiritualmente morto, aveva ucciso in s\u00e9 ogni residuo di speranza, aveva deciso di morire e di dare la morte a quanti pi\u00f9 giovani possibile, per rifarsi delle proprie frustrazioni e delusioni; era morto, dunque, e un demone aveva preso il suo posto, si era insediato nella sua anima, e lo stava guidando, passo dopo passo, giorno dopo giorno, verso il suo destino di rabbia e morte.<\/p>\n<p>Finch\u00e9 il mondo conserva il suo incanto agli occhi dei bambini, e lo conserva anche mentre essi diventano, lentamente, adulti, ci sar\u00e0 speranza, per essi e per il mondo; e finch\u00e9 c&#8217;\u00e8 speranza, niente \u00e8 ancora perduto e tutto si pu\u00f2 ancora realizzare. Ecco perch\u00e9 quegli intellettuali che hanno fatto della distruzione dell&#8217;incanto del mondo la loro ragione di vita, dovrebbero essere guardati con quella ripugnanza e con quel disprezzo con cui si guardano una bestiaccia schifosa, un rettile velenoso: essi seminano disperazione e contribuiscono, cos\u00ec, potentemente, a creare il clima di rabbia e il desiderio di morte che pesano come una cappa di piombo sula nostra societ\u00e0. Cos\u00ec come non si permette a un industriale incosciente, poniamo, di scaricare i veleni della sua fabbrica chimica nel torrente pi\u00f9 vicino, perch\u00e9 ci\u00f2 equivarrebbe a permettergli di inquinare, in breve tempo, tutta la circolazione delle acque di quel determinato bacino, allo stesso modo non si dovrebbe permettere a dei sedicenti intellettuali d&#8217;inquinare l&#8217;amore per la vita e disseminare all&#8217;intorno i loro malefici germi di rabbia, di confusione, di violenza, di lucida follia.<\/p>\n<p>Le altre due cose fondamentali per l&#8217;educazione, abbiamo detto, sono l&#8217;attitudine a farsi delle domande <em>intelligenti<\/em> sul reale in cui ci troviamo immersi, e la capacit\u00f2 di rispondere positivamente alla chiamata, riconoscendone i segni e sapendola ascoltare in maniera adeguata. Il fatto di porsi delle domande intelligenti sul significato del reale \u00e8 la conseguenza della capacit\u00e0 di stupirsi: le due cose sono strettamente collegate. Solo chi si sa fare tali domande, sa anche conservare pi\u00f9 a lungo l&#8217;incanto del mondo: perch\u00e9 formulare domande non \u00e8 la stessa cosa che pretendere di avere sempre la risposta esauriente; anzi, \u00e8 una tappa del cammino che permette di capire che, a certe domande, non \u00e8 possibile dare una risposta umana pienamente soddisfacente, ma che esse rimandano a una verit\u00e0 soprannaturale, per la quale la sola ragione strumentale e calcolante non \u00e8 affatto sufficiente. Senza la capacit\u00f2 d&#8217;interrogarsi, si finisce per accettare tutto, per trovare normale ogni cosa, anche la pi\u00f9 anormale, la pi\u00f9 sbagliata o la pi\u00f9 ingiusta.<\/p>\n<p>Infine, il sentirsi coinvolti in un vastissimo piano provvidenziale, grande quanto l&#8217;universo intero e che abbraccia ogni momento e ogni epoca della storia: anche questo \u00e8 essenziale. Ci si sente coinvolti quando si capisce che nessun uomo \u00e8 un&#8217;isola, che nessuno pu\u00f2 far parte per se stesso; che la solidariet\u00e0 fra tutti i viventi \u00e8 il solo atteggiamento possibile, etico e veramente razionale, nel senso pi\u00f9 profondo di questa parola. <em>Noi siamo chiamati<\/em>: lo siamo stati fin da prima di nascere, fin da prima del nostro concepimento; e il senso ultimo della vita sta nel rispondere alla chiamata&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli adulti e l&#8217;educazioni dei bambini: i bambini, si dice, devono essere educati; s\u00ec, certamente: ma educati a che cosa? 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