{"id":24080,"date":"2016-07-08T03:55:00","date_gmt":"2016-07-08T03:55:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/07\/08\/coltiviamo-tenacemente-i-nostri-vizi-perche-abbiamo-smesso-di-amare-la-vita\/"},"modified":"2016-07-08T03:55:00","modified_gmt":"2016-07-08T03:55:00","slug":"coltiviamo-tenacemente-i-nostri-vizi-perche-abbiamo-smesso-di-amare-la-vita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/07\/08\/coltiviamo-tenacemente-i-nostri-vizi-perche-abbiamo-smesso-di-amare-la-vita\/","title":{"rendered":"Coltiviamo tenacemente i nostri vizi perch\u00e9 abbiamo smesso di amare la vita"},"content":{"rendered":"<p>Che cosa si deve pensare di un diabetico che non desista dal mangiare cibi grassi e dal consumare bevande zuccherate? E che cosa di un malato di cancro ai polmoni, che continui imperterrito a fumare due pacchetti di sigarette al giorno? Osservando il loro comportamento, si deduce che a costoro non importa di vivere, oppure &#8212; il che \u00e8 lo stesso &#8212; che amano talmente il vizio del mangiare, del bere e fumare, da ignorare il pericolo, per non dire la certezza, che stanno andando incontro alla morte, pur di soddisfarlo. <em>Non amano abbastanza la vita<\/em>, questa \u00e8 la logica e inevitabile conclusione a cui si giunge nei loro confronti. Evidentemente, n\u00e9 l&#8217;amore della moglie, o dei figli, o dei genitori, o degli amici, o del lavoro, o di qualsiasi alta cosa possa tenerli legati alla vita, \u00e8 abbastanza forte da controbilanciare il loro istinto di morte. Qualcuno dir\u00e0: <em>Bene; per\u00f2, almeno, avranno vissuto nella maniera che desideravano; almeno si sono goduti la vita.<\/em> Ed \u00e8 vero: a patto di considerare la soddisfazione dei propri vizi, a qualunque costo e con qualsiasi rischio, come una forma di godimento della vita. \u00c8 certo, per\u00f2, che godimento della vita e amore per la vita non sono la stessa cosa; \u00e8 certo che sono due cose diverse. La ricerca spasmodica del godimento equivale a una forma di piacere animalesco, e, infatti, essa antepone il suo soddisfacimento a qualsiasi altra cosa, compreso il rispetto dovuto a se stessi e l&#8217;amore, o, almeno, il senso di responsabilit\u00e0, dovuto agli altri. Essere disposti a lasciare dei figli orfani e una moglie vedova, solo per non aver voluto rinunciare al vizio del fumo, o delle grandi mangiate e bevute, significa non aver alcun rispetto nei confronti degli altri: significa scaricare su di loro i costi e le conseguenze del proprio comportamento egoistico. E non \u00e8 che una persona non sposata possa ragionare in maniera sostanzialmente diversa: ciascuno di noi ha degli obblighi verso qualcuno; e, se non altro, li ha nei confronti di se stesso.<\/p>\n<p>Adesso, proviamo a trasferire questo ragionamento nell&#8217;ambito della sfera intellettuale, morale, spirituale. Noi tutti, pi\u00f9 o meno, conduciamo una vita intellettualmente, moralmente e spiritualmente &quot;a rischio&quot;. Non siamo disposti a privarci di nulla, anzi, abbiamo talmente fatto l&#8217;abitudine a uno stile di vita sbagliato e distruttivo, che neppure lo riconosciamo come tale. Guardiamo centinaia di programmi televisivi, di film, e leggiamo migliaia di romanzi e di fumetti, nei quali si scatena una sarabanda infernale di incitamento al vizio: al disordine sessuale, alla violenza gratuita, alla cattiveria, alla superbia, al cinismo; ma non ce ne diamo alcun pensiero e permettiamo ai nostri figli di assistere agli stessi spettacoli e di abbandonarsi alle stesse letture. Anzi, siamo noi a incoraggiarli e sospingerli su questa strada: quando regaliamo a un bambino di cinque, sei, sette anni, un computer nuovo, o un telefonino cellulare ultimo modello, sappiamo benissimo che uso ne far\u00e0: non lo adoperer\u00e0 certo per ragioni di studio o d&#8217;informazione, ma per dedicarsi ai giochi elettronici o per seguire programmi letteralmente infarciti di stupidit\u00e0, volgarit\u00e0, sesso e violenza. Poi ci meravigliamo se i nostri bambini crescono svogliati, confusi, pigri, incapaci di assumersi responsabilit\u00e0, di sopportare sacrifici: siamo noi stessi che abbiamo dato loro il cattivo esempio e, come se non bastasse, li abbiamo agevolati nel seguirlo. Forse, inconsciamente, molti genitori pensano che, se riusciranno a corrompere i loro figli, si sentiranno meno colpevoli per la vita moralmente disordinata che fanno. Inoltre, regalando ai bambini computer e telefonini, molti genitori cercano di farsi perdonare la lontananza fisica e affettiva, la distrazione, e, soprattutto, il fatto di calpestare e demolire la propria famiglia, inseguendo avventure extraconiugali e causando separazioni e divorzi, dei quali i piccoli soffrono, eccome (anche se psicologi da quattro soldi sono pronti a giurare il contrario, specialmente nei salotti televisivi, ma solo per compiacere i gusti del pubblico).<\/p>\n<p>Poi, quando si leggono i giornali, o si ascoltano i telegiornali, ci si meraviglia e ci si indigna per il dilagare del vizio, della crudelt\u00e0, del disordine sessuale, della violenza e della corruzione: meraviglia e indignazione che valgono quanto varrebbero quelle di un diabetico che rimproveri a un altro diabetico il fatto di mangiare e bere senza alcuna regola. Conduciamo uno stile di vita malato, distruttivo, e poi ci meravigliamo dei risultati: abbiamo perfino il coraggio di salire sul pulpito e giudicare gli altri. Per\u00f2 non siamo minimamente disposti a modificare un tale stile di vita; anzi, il pi\u00f9 delle volte non sappiamo neppure &#8212; o fingiamo di non sapere &#8212; che \u00e8 proprio quello stile di vita all&#8217;origine di tutti i nostri guai. Oggi imperversano programmi televisivi dedicati a storie vere che parlano sempre e solo di tradimenti sessuali e di delitti sessuali: lo spettatore li guarda, magari mentre \u00e8 seduto a tavola, e intanto soddisfa la sua curiosit\u00e0 morbosa, il suo voyeurismo, le sue tentazioni adulterine, i suoi istinti sadici; poi, per\u00f2, se incomincia a cadere nel vizio, non fa due pi\u00f9 due, non si chiede come abbia avuto inizio la sua degradazione. Se, poi, scopre il tradimento della propria moglie, o del proprio marito; se scopre che il socio in affari lo ha truffato, o che il proprio amico lo ha calunniato, si indigna e monta in cattedra: perch\u00e9 certe cose, lui, non le farebbe; a certe bassezze, non arriverebbe mai. Strano: sono sempre gli altri a fare il male. Intanto, per\u00f2, \u00e8 tutta la societ\u00e0 che sembra essere impazzita.<\/p>\n<p>Tutto questo sta accadendo sotto i nostri occhi, con la nostra complicit\u00e0, o con la nostra connivenza: stiamo correndo verso il precipizio, ma con il sorriso sulle labbra. Come il malato di cancro ai polmoni, non smettiamo di fumare neppure una delle nostre sigarette: non sappiamo, n\u00e9 vogliamo privarci dei nostri vizi, delle nostre cattive abitudini. Sono diventati una parte di noi; non potremmo neppure immaginare la nostra vita senza di essi. Noi e i nostri vizi siamo diventati una cosa sola. Per\u00f2, per carit\u00e0, non chiamiamoli vizi: sa troppo di bigottismo, di cattolicesimo. Al massimo, e solo nei casi pi\u00f9 gravi e drammatici, possiamo chiamarli errori, leggerezze. Siamo arrivati al punto che parlare di &quot;vizio&quot; \u00e8 politicamente scorretto e meritevole di denuncia penale. Guai a dire le cose come stanno; guai a rimproverare alle persone di tenere dei comportamenti disordinati, riprovevoli, immorali: significa attentare alla sacra sfera delle libert\u00e0 individuali. Quando scoppi\u00f2 la sindrome dell&#8217;AIDS, nessuno poteva dire che quel tipo di persone omosessuali, che avevano centinaia di rapporti promiscui e non protetti nel corso di un anno, frequentando i locali pi\u00f9 dissoluti di certi quartieri a luci rosse, si erano messe nelle condizioni di ammalarsi: non lo si poteva dire, perch\u00e9 scattava l&#8217;accusa di omofobia, di mancanza di carit\u00e0. Bisognava tacere e fare finta che quegli stili di vita fossero normalissimi, e che le malattie provocate da tali stili, fossero, invece, l&#8217;opera di chiss\u00e0 quale sfavorevole congiuntura astrale.<\/p>\n<p>La sola conclusione di carattere generale che si pu\u00f2 trarre da un simile stato di cose, \u00e8 che la nostra societ\u00e0 nel suo insieme, e la maggioranza delle persone, singolarmente prese, hanno smesso di amare la vita. Se la amassero, non si comporterebbero cos\u00ec. Invece hanno smesso di amarla, al punto da preferire di indulgere nei propri vizi, piuttosto che fermarsi ed evitare la caduta nel baratro. Perch\u00e9 \u00e8 certo, assolutamente certo, che stiamo correndo dritti verso il baratro. Una societ\u00e0 dominata dal vizio non pu\u00f2 sopravvivere a lungo: \u00e8 matura per il crollo. Croller\u00e0 dall&#8217;interno, prima ancora che i nemici esterni l&#8217;abbiamo espugnata. Il crollo demografico e, parallelamente, la pratica legalizzata dell&#8217;aborto come forma di controllo delle nascite, stanno a testimoniarlo. <em>Noi non amiamo pi\u00f9 la vita: questa \u00e8 la verit\u00e0<\/em>. I nostri nemici se ne sono accorti e stanno facendo leva su questo nostro segreto tumore, su questa malattia che ci consuma dall&#8217;interno. Dietro le vetrine scintillanti del nostro cosiddetto benessere, e dietro l&#8217;apparente vitalismo e l&#8217;apparente edonismo dei nostri comportamenti, vi sono una segreta angoscia e un cupo, insopprimibile istinto di auto-distruzione. Questo \u00e8 il destino di chi smette di amare la vita: desiderare segretamente la propria fine, la propria distruzione morale e materiale. Nessuna meraviglia per quello che ci sta accadendo, pertanto: \u00e8 il naturale punto d&#8217;arrivo dell&#8217;odio che abbiamo verso noi stessi e nei confronti della vita in quanto tale. Vorremmo morire e vorremmo che il mondo finisse con noi.<\/p>\n<p>\u00c8 la sindrome di Heinrich von Kleist, lo scrittore romantico tedesco che, nel 1811, si suicid\u00f2 con un colpo di pistola, dopo avere ucciso con un colpo al cuore la sua amica (nessun amore disperato fra i due: Kleist era omosessuale ed Henriette Vogel era malata di cancro). Pi\u00f9 recentemente, come non pensare a quel pilota di un aero di linea tedesco, Andreas Lubitz, di soli ventisette anni, che, nel 2015, port\u00f2 deliberatamente il suo apparecchio a schiantarsi contro una parete delle Alpi provenzali, causando la morte di 150 persone innocenti? E non si tratt\u00f2 di una crisi depressiva imprevedibile. L&#8217;inchiesta ha dimostrato che costui aveva programmato la sua azione fin nei minimi particolari e non aveva lasciato nulla al caso: voleva morire e voleva trascinare con s\u00e9 tutti i passeggeri e l&#8217;equipaggio. Vi \u00e8, in simili comportamenti, pi\u00f9 diffusi di quanto non si pensi, anche se si manifestano in forme meno spettacolari, una volont\u00e0 maligna di distruzione e auto-distruzione che fa pensare al diabolico, al Male assoluto: in effetti, riesce difficile immaginare una espressione pi\u00f9 perversa, pi\u00f9 infernale, della volont\u00e0 malvagia allo stato puro. Spezzare le vite altrui senza alcuna finalit\u00e0 che il piacere satanico di vederle morire con s\u00e9. Come dire: <em>Io muoio, ma il mondo (o, in alternativa, il numero pi\u00f9 grande possibile di persone) verr\u00e0 con me.<\/em><\/p>\n<p>Ci viene anche in mente ci\u00f2 che recentemente ha detto un noto esorcista, don Gianni Sini, nel corso di una intervista al settimanale <em>Miracoli<\/em>, anche alla luce di conversazioni avute con altri suoi colleghi: gli esorcismi, in questi ultimi anni, sono divenuti molto pi\u00f9 lunghi e pi\u00f9 difficili. Fino a qualche tempo fa, bastava sovente un solo rito per scacciare il Demonio da una persona posseduta, mentre ora sono necessarie settimane, mesi, anni, e talvolta decenni, prima di ottenere la vittoria definitiva. \u00c8 come se il Diavolo sentisse che la sua ora \u00e8 arrivata, che questo \u00e8 il suo grande momento; \u00e8 come se resistesse con arroganza, con protervia, e rifiutasse di andarsene, di abbandonare il campo e riconoscersi vinto. Infatti, perch\u00e9 mai dovrebbe riconoscersi sconfitto, se tutto, o quasi tutto, nella societ\u00e0 odierna, sembra andare per il verso da lui desiderato, e sottostare alla sua malvagia influenza, o subire il suo fascino sinistro? E se perfino nella Chiesa cattolica vi sono indizi preoccupanti della sua presenza (il <em>fumo di Satana<\/em> <em>in<\/em> Vaticano, di cui parlava, gi\u00e0 negli anni &#8217;70 del secolo scorso, il papa Paolo VI), al punto che, proprio l\u00ec dove ci si aspetterebbe di trovare la massima difesa, si trovano, invece, i suoi agenti e le sue opere? E il fatto stesso che, da almeno un secolo a questa parte, si sia smesso di parlare nel Diavolo, e che perfino molti sacerdoti non ci credano pi\u00f9, e non pochi vescovi rifiutino di avere degli esorcisti nelle loro diocesi: tutto questo non \u00e8 forse il segno della sua massima vittoria; di una vittoria cos\u00ec strepitosa, da indurre il mondo intero ad abbassare le armi davanti a lui e lasciarlo passare liberamente, come, dove e quando egli lo vuole?<\/p>\n<p>Esiste una via d&#8217;uscita da questo vicolo cieco, una qualche possibilit\u00e0 di salvezza per il nostro avvenire, sia come individui che come societ\u00e0? Non lo sappiamo. Tuttavia, una cosa \u00e8 certa: perseverare sulla china del vizio non avr\u00e0 altro risultato che affrettare la nostra fine. La prima cosa che dovremmo fare, \u00e8 smettere di corteggiare il male e astenerci da tutte le tentazioni, da tutte le suggestioni, da tutte le situazioni nelle quali il male, che \u00e8 dentro di noi, viene ridestato, stimolato, incoraggiato ad erompere. Una pseudo-scienza da quattro soldi ci ha quasi convinti che \u00e8 cosa sbagliata e nociva reprimere gli istinti; che nessuno ha il diritto di proibire alcunch\u00e9, a cominciare dai genitori nei confronti dei loro figli; e che tutto \u00e8 lecito quello che piace, che procura emozioni forti, che conferisce un senso di benessere, per quanto illusorio e fuggevole. La verit\u00e0, per\u00f2, \u00e8 molto diversa: ed \u00e8 quella che i nostri nonni sapevano benissimo, e che tutte le generazioni precedenti hanno conosciuto e cercato di praticare (anche se non sempre le singole persone ci riuscivano): il bene va incoraggiato e merita di essere perseguito; il male va respinto e disprezzato. Il male, specialmente ai nostri giorni, \u00e8 abile nell&#8217;ammantarsi di apparenze piacevoli; si mimetizza, cerca di farsi scambiare per il suo contrario, cio\u00e8 il bene: e a ci\u00f2 contribuisce l&#8217;estrema confusione intellettuale della civilt\u00e0 moderna, dove il principio di piacere viene equiparato al principio del bene, mentre sono due cose diverse, almeno nel senso (alquanto grossolano) che s&#8217;immagina la maggior parte delle persone.<\/p>\n<p>Tutto questo \u00e8 moralismo, bigottismo, conservatorismo? Il fatto stesso d&#8217;aver simili dubbi significa che il male ha fatto enormi progressi dentro di noi. Vogliamo consentirgli di conquistarci del tutto?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che cosa si deve pensare di un diabetico che non desista dal mangiare cibi grassi e dal consumare bevande zuccherate? 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