{"id":24076,"date":"2020-07-21T08:30:00","date_gmt":"2020-07-21T08:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/07\/21\/colpa-rimorso-perdono-la-via-di-cristo-e-tutta-qui\/"},"modified":"2020-07-21T08:30:00","modified_gmt":"2020-07-21T08:30:00","slug":"colpa-rimorso-perdono-la-via-di-cristo-e-tutta-qui","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/07\/21\/colpa-rimorso-perdono-la-via-di-cristo-e-tutta-qui\/","title":{"rendered":"Colpa, rimorso, perdono: la via di Cristo \u00e8 tutta qui"},"content":{"rendered":"<p>Vi sono pochissimi libri, nel mare pressoch\u00e9 infinito delle cose che furono scritte, che hanno sempre qualcosa da dire; vi sono pochissimi autori, fra i milioni che affliggono l&#8217;umanit\u00e0 con le loro opere noiose o sciocche, che non solo non deludono mai, ma che ci arricchiscono sempre, qualsiasi cosa dicano, qualsiasi frase da essi pronunciata si scelga di rileggere: non perch\u00e9 sia tutto condivisibile, ma perch\u00e9 \u00e8 tutto intelligente, originale, profondo. A parte i classici, sui quali si pu\u00f2 sempre contare e non si sbaglia mai, fra i moderni ce ne sono forse un paio che hanno queste caratteristiche: Nietzsche e Kierkegaard. Ma con Nietzsche, per quanto sia un piacere leggerlo e meditarlo, bisogna sempre fare la fatica di purgare idealmente la sua pagina da quella patina di disperazione rivestita di forzato ottimismo e di malsano buonumore, che colpisce come un pugno nello stomaco e ha il potere di attenuare gran parte del fascino indiscusso, pienamente appagante per la mente e per lo spirito, che altrimenti potrebbe esercitare &#8212; e avrebbe tutte le caratteristiche per farlo. Con Kierkegaard \u00e8 diverso: come con Bach, quando ci lascia si prendere per mano da lui, non si rischia mai n\u00e9 di annoiarsi, n\u00e9 di stancarsi, n\u00e9 soprattutto di andare fuori strada: la sua \u00e8 la mano di un amico certo, indefettibile, che sicuramente ci accompagner\u00e0 fino alla nostra meta, non qualunque essa sia, ma quale deve essere. Cos\u00ec, ogni vola che prendiamo in mano un libro di Kierkegaard, lo apriamo a caso e gettiamo lo sguardo sulla prima frase ci capiti sotto l&#8217;occhio, ebbene mai, mai, neppure una volta, ci \u00e8 accaduto di restare delusi; sempre abbiamo trovato una pietra preziosa, elargita con una tale naturalezza, quasi con una tale noncuranza &#8212; bench\u00e9 questa non sia la parola giusta, perch\u00e9 nulla, in lui, \u00e8 superfluo, privo di spessore e di una solida, tangibile seriet\u00e0 morale &#8212; da lasciare letteralmente incantati.<\/p>\n<p>Stamattina abbiamo ripreso in mano, per l&#8217;ennesima volta, <em>Aut-Aut<\/em>, uno di quei libri che gli spiriti superficiali, dopo averli letti una volta, credono di averli capito sino in fiondo, e non ci pensano pi\u00f9; ed ecco la pagina sulla quale ci \u00e8 caduto lo sguardo (titolo originale: <em>Enten-Eller<\/em>; facciamo riferimento all&#8217;edizione ridotta nella traduzione dal danese di K. M. Guldbrandsen e Remo Cantoni Milano, Mondadori, 1956, 1977, ecc., p. 115-116):<\/p>\n<p><em>Ed ora non fraintendermi. Non sono l&#8217;uomo che pensa che non si debba mai soffrire; disprezzo questa meschina saggezza, e se ho da scegliere, preferisco sopportare sino in fondo il dolore. Soffrire \u00e8 bello, e nelle lacrime vi \u00e8 del vigore; ma non bisogna soffrire come un uomo senza speranze. Tu escludi la speranza quando affermi che lo scopo della vita \u00e8 di vivere nel dolore. V&#8217;\u00e8 tra di noi, su questo punto, un contrasto che non pu\u00f2 mai venir tolto. Io non posso vivere sotto determinazioni estetiche sento che vi perdo ci\u00f2 che \u00e8 di pi\u00f9 sacro nella mia vita: esigo una determinazione pi\u00f9 alta, e l&#8217;etica me la offre. Solo cos\u00ec il dolore acquista il suo vero e profondo significato. Non sentirti offeso da quel che dico qui, non metterti a criticarmi se io, parlando del dolore che richiede gli eroi per essere sopportato, parlo dei bambini. Un bambino ben educato \u00e8 incline a chiedere perdono, senza riflettere troppo se abbia ragione o meno; cos\u00ec la persona generosa, l&#8217;anima profonda, \u00e8 propensa a pentirsi senza contrattare con Dio; si pente e ama Dio nel suo pentimento. Senza di questo la sua vita \u00e8 nulla, solo una schiuma sull&#8217;acqua. Ti assicuro che se la mia vita fosse, senza mia colpa, intessuta di dolori e sofferenze tali da potermi chiamare il pi\u00f9 grande eroe tragico, da potermi dilettare del mio dolore e da far inorridire il mondo nominandolo, la mia scelta sarebbe gi\u00e0 fatta: spoglierei l&#8217;abito dell&#8217;eroe e il pathos della tragedia; non voglio esser il tormentato che pu\u00f2 andar orgoglioso dei suoi dolori, sono l&#8217;umiliato, che sente la sua colpa; ho una sola parola per quello che soffro: COLPA, una sola parola per il mio dolore: RIMORSO, una sola speranza davanti a me: PERDONO. E se mi sar\u00e0 difficile farlo, mi getter\u00f2 per terra ed invocher\u00f2 l&#8217;eterno potere che governa il mondo per ottenere come grazia, presto o tardi, che mi sia concesso di pentirmi; poich\u00e9 conosco un solo dolore che mi possa portare nel precipizio della disperazione: che il rimorso dia un disappunto; non in riferimento al perdono che cerca, ma all&#8217;imputazione che presuppone.<\/em><\/p>\n<p><em>Credi tu che il dolore, comportandomi cos\u00ec, non venga consacrato nel suo diritto, credi che io lo sfugga? Niente affatto! Lo depongo nel mio essere e perci\u00f2 non lo dimentico mai. \u00c8 davvero una miscredenza nel valore dello spirito non osar di credere che io possa possedere in me qualche cosa senza andarlo a guardare ogni momento. Quello che nella vita quotidiana si vuol nascondere meglio, lo si depone in un luogo dove non si va tutti i giorni, e questo accade anche in senso spirituale. Io ho il dolore in me, e so che appartiene al mio essere; lo so con molto maggiore certezza di chi, temendo di perderlo, lo va a tirar fuori ogni giorno.<\/em><\/p>\n<p>Per capire e per gustare sino in fondo una pagina di prosa come questa \u00e8 necessaria una pre-condizione: aver prima bonificato la propria mente e il proprio cuore da tutte le scorie che la modernit\u00e0 vi ha deposto, come un fiume limaccioso dopo le grandi piogge, ricoprendole con uno spesso strato di fango, tronchi divelti e carogne di animali trascinati a valle. Se c&#8217;\u00e8 una cosa che la cultura moderna, infatti, non sopporta; se c&#8217;\u00e8 una cosa che suscita un orrore istintivo, irrefrenabile, in tutte le intelligenze e in tutti gli spiriti moderni, \u00e8 proprio l&#8217;idea che esista una relazione fra il dolore e la colpa; anzi, pi\u00f9 in generale, che esistano delle colpe vere proprie, e non, semmai, delle semplici, comprensibili debolezze, o, per usare il linguaggio untuoso e volutamente ambiguo della contro-chiesa bergogliana, delle &quot;fragilit\u00e0&quot;; e, contestualmente a ci\u00f2, che <em>l&#8217;uomo<\/em>, per usare una tipica espressione di Kierkegaard, <em>contro Dio ha sempre torto<\/em>. Delle colpe? Delle colpe delle quali provare rimorso? Delle colpe che ci mettono in una posizione tale verso da Dio, da aver bisogno assolutamente del suo perdono, perch\u00e9 Lui solo pu\u00f2 perdonare, Lui solo pu\u00f2 prendere quelle colpe sopra di s\u00e9 e pagare per noi il prezzo del riscatto, come fece il Figlio sulla Croce e come si rinnova ogni volta che il sacerdote celebra il sacrificio della Messa? Ma quando mai! Quali colpe, in nome del Cielo? L&#8217;uomo non ha colpe, ma solo &#8211; l&#8217;abbiamo gi\u00e0 detto &#8212; delle umane e comprensibilissime debolezze: non \u00e8 certo per questo che egli deve provare rimorso, n\u00e9 deve implorare il perdono del suo Creatore! La sola idea che l&#8217;uomo sia colpevole suona come una provocazione insopportabile agli orecchi della cultura moderna: se l&#8217;uomo \u00e8 misura a se stesso, di che mai sar\u00e0 colpevole? Tutt&#8217;al pi\u00f9, pu\u00f2 accadere che ecceda la misura di quel che fa, ma pur sempre restando entro il suo diritto, che \u00e8 anche quello di eccedere, se ne ha voglia: nessuno pu\u00f2 imporgli dei limiti, dei vincoli dall&#8217;esterno, tanto meno dal di sopra, perch\u00e9 egli non riconosce nulla e nessuno che si trovino al di sopra di lui stesso. Come? Il Peccato originale? Eh, via: una favola, un&#8217;allegoria che andava bene per i nostri nonni, sempliciotti e creduloni; ma oggi nessuno la potrebbe prendere pi\u00f9 sul serio, nemmeno i cattolici, che sono diventati adulti e responsabili. Andiamo a vedere cosa ne dicono i teologi moderni; andiamo a vedere che ne dice il clero dopo il Concilio Vaticano II, se pure ne dice qualcosa: perch\u00e9 a noi sembra che su tutta la faccenda sia stato fatto cadere uno spesso muro di silenzio carico d&#8217;imbarazzo. Ed \u00e8 logico: la cultura moderna \u00e8 figlia dell&#8217;illuminismo, dunque \u00e8 figlia anche del pensiero di Rousseau e del suo simpatico Buon Selvaggio, del suo caro Emilio e di tutti gli stucchevoli bamboleggiamenti a base di primitivismo: ma se Adamo ed Eva peccarono realmente, se peccarono in maniera tale da trascinare nelle conseguenze del loro peccato l&#8217;intera umanit\u00e0, allora non resta pi\u00f9 spazio per il Buon Selvaggio, e nessuno pu\u00f2 pi\u00f9 trastullarsi con l&#8217;idea della Bont\u00e0 Originaria dell&#8217;uomo. E questa \u00e8 una cosa che l&#8217;uomo moderno non pu\u00f2 accettare, ad alcun patto; se cede su quel punto, dovrebbe poi cedere su tutto il resto, compresa la pretesa di rifare il mondo come se ne fosse il padrone e signore assoluto. Dovrebbe cedere sul suo diritto a praticare l&#8217;aborto, l&#8217;eutanasia, il cosiddetto matrimonio omosessuale e il cambiamento di sesso; dovrebbe cedere sul suo diritto a effettuare la fecondazione eterologa, la clonazione, la modifica degli organismi destinati all&#8217;alimentazione: in breve, dovrebbe rinunciare a tutte le applicazioni delle scoperte scientifiche relative al DNA, alla fecondazione, alla duplicazione degli esseri viventi, che lo hanno gonfiato d&#8217;un orgoglio smisurato nelle sue ulteriori possibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Ora, Kierkegaard non cerca di <em>spiegare<\/em> il dolore: si limita a prendere atto che esso c&#8217;\u00e8, che fa parte della condizione umana e che agli uomini \u00e8 dato solo decidere come lo vogliono vivere, quale uso intendono farne, quale morale ne vogliono trarre. E gi\u00e0 qui si vede la distanza abissale che lo separa dalla filosofia moderna, in particolare dall&#8217;idealismo hegeliano, ossessionata com&#8217;\u00e8 dalla pretesa di spiegare ogni cosa, e disposta, se non ne \u00e8 capace, perfino a inventarsi letteralmente la realt\u00e0, pur di levarsi la soddisfazione di spiegare a parole ci\u00f2 che non sa nemmeno comprendere. In questo senso, quasi tutta la cultura moderna \u00e8 un gigantesco <em>bluff<\/em>, nel quale colui che a malapena ha compreso 10, pretende d&#8217;insegnare agli altri 20, 50, o magari 100, laddove perfino i bambini si accorgono subito se il maestro che pretende di far loro la lezione non sa, in realt\u00e0, quasi nulla di ci\u00f2 che sta dicendo, e per nascondere la sua presuntuosa ignoranza si serve di paroloni, di concetti arzigogolati, di astrusi e nebulosi filosofemi, di fumisterie da venditore ambulante. Dunque: il dolore c&#8217;\u00e8, fa parte della vita; una parte non secondaria, n\u00e9 accidentale; non esiste alcuno che possa dirsene indenne, che possa proclamare la propria inattaccabilit\u00e0 &#8212; a meno di chiudersi a riccio nel disperato stoicismo di certi filosofi antichi, i quali, per risparmiarsi di soffrire, si mutilavano del gusto di vivere e si corazzavano in una infelicit\u00e0 deliberata e permanente, solo in apparenza rivestita d&#8217;imperturbabilit\u00e0. Perch\u00e9 l&#8217;altro punto certo, nella condizione umana, \u00e8 l&#8217;aspirazione alla felicit\u00e0: che non \u00e8 un di pi\u00f9, un&#8217;aggiunta facoltativa, n\u00e9 una compensazione immaginaria ma un elemento strutturale, costitutivo, essenziale dello statuto ontologico dell&#8217;essere umano. E dunque, come conciliare le due cose: la certezza del dolore e l&#8217;indubitabilit\u00e0 della tensione verso la felicit\u00e0? Questo per il pensiero moderno \u00e8 un fatale vicolo cieco: a meno di evitarlo truccando le carte e negando che il dolore sia inevitabile, oppure negando che la felicit\u00e0 sia inscritta a caratteri indelebili nel destino dell&#8217;essere umano, tanto quanto la certezza di dover morire. E in effetti, quale dolore pi\u00f9 grande di questo: dover prendere atto che tutte le cose, anche le pi\u00f9 belle, sono destinate a morire; che tutte le cose e le persone care, una alla volta, ci lasceranno; e che alla fine noi stessi lasceremo questo mondo, questa vita, la quale, pur coi suoi dolori, era per noi cos\u00ec preziosa, che il solo pensiero di dovercene separare ci ha sempre riempiti, fin da piccoli, d&#8217;un orrore e uno spavento incontenibili?<\/p>\n<p>Su questo punto il filosofo Kierkegaard si ferma e cede il passo al teologo Kierkegaard. S\u00ec, noi siamo fatti per soffrire e per morire; ma s\u00ec, noi siamo fatti anche per amare la vita e per desiderare, con tutte le nostre forze, la felicit\u00e0. E chi potr\u00e0 mai sciogliere il nodo d&#8217;una simile contraddizione, se non Dio stesso, l&#8217;autore del nostro esistere? Da parte nostra \u00e8 necessario un elemento preliminare: l&#8217;umilt\u00e0. Umilmente dobbiamo riconoscerci colpevoli, cio\u00e8 peccatori; umilmente dobbiamo ammettere che non siamo capaci di essere quali dovremmo essere, di rispondere pienamente alla chiamata di Dio; umilmente dobbiamo confessare che da soli non possiamo far nulla e solo uniti a Dio, uniformandoci a Lui, offrendoci a Lui, possiamo fare ed essere qualcosa. Senza un tale atto preliminare, tutto \u00e8 vano; e poich\u00e9 la cultura moderna ne \u00e8 incapace, o meglio \u00e8 del tutto refrattaria, per questo abbiamo detto che per capire il discorso di Kierkegaard, che poi \u00e8 il discorso del Vangelo dobbiamo ripulire la nostra mente e il nostro cuore dalle scorie della visione moderna. Finch\u00e9 si resta nella prospettiva moderna, l&#8217;enigma resta insolubile, schiacciante, e spinge verso le due sole risposte possibili: la ribellione prometeica contro Dio o il cinismo e la malattia mortale della disperazione. Ma se usciamo dalla gabbia del pensiero moderno, che pretende di spiegare tutto e rifiuta il concetto della colpa, del rimorso e del perdono, ecco che un raggio di luce entra nella stanza chiusa, ecco che il vicolo cieco si rivela, in realt\u00e0, una strada verso l&#8217;infinito. Ma perch\u00e9 io dovrei riconoscermi colpevole di qualcosa, se so, in buona coscienza, di non aver fatto nulla? Ecco qui la tipica domanda, la tipica ribellione dell&#8217;uomo moderno, impregnato di superbia e totalmente refrattario a ogni pensiero di umilt\u00e0. Pensiamo alla parabola del figlio prodigo: \u00e8 la parabola del perdono di Dio, che \u00e8 frutto del rimorso e del pentimento (e non della misericordia di Dio, come un clero menzognero oggi starnazza dai pulpiti, come se Dio rimettesse i peccati anche a quelli che non vogliono esser perdonati). Ebbene ogni singolo uomo \u00e8 come il figlio prodigo: ognuno \u00e8 colpevole di egoismo e ingratitudine verso Dio. Chi non ha dissipato i talenti ricevuti; chi potr\u00e0 dire: Eccomi, Dio: sono come Tu mi vuoi? Nessuno: siamo tutti colpevoli, tutti egoisti e ingrati. Eppure possiamo dire: <em>Signore, non son degno che Tu entri nella mia casa, ma di&#8217; soltanto una parola e sar\u00f2 salvato.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vi sono pochissimi libri, nel mare pressoch\u00e9 infinito delle cose che furono scritte, che hanno sempre qualcosa da dire; vi sono pochissimi autori, fra i milioni<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[148,253],"class_list":["post-24076","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-friedrich-nietzsche","tag-soren-kierkegaard"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24076","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24076"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24076\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24076"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24076"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24076"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}