{"id":24075,"date":"2015-12-14T02:36:00","date_gmt":"2015-12-14T02:36:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/12\/14\/colpa-o-peccato\/"},"modified":"2015-12-14T02:36:00","modified_gmt":"2015-12-14T02:36:00","slug":"colpa-o-peccato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/12\/14\/colpa-o-peccato\/","title":{"rendered":"Colpa o peccato?"},"content":{"rendered":"<p>La societ\u00e0 moderna, laicizzata e secolarizzata, non vuol pi\u00f9 nemmeno sentir parlare di &quot;peccato&quot;; la parola, insieme al relativo concetto, \u00e8 stata abolita e sostituita da quella, puramente giudica o, al massimo, ispirata ad un&#8217;etica laicista, dalla &quot;colpa&quot; &#8212; beninteso, quando anche questa espressione non suona un po&#8217; troppo severa e arcigna, nel qual caso ci si affretta a sostituirla con &quot;errore&quot; (per il quale, ovviamente, ci sono mille attenuanti). Si tratta di una evoluzione normale, se &quot;normale&quot; \u00e8 giungere a determinati esiti, una volta poste determinate premesse.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che appare un po&#8217; meno normale, se la coerenza logica e quella concettuale hanno ancora un senso (il che potrebbe anche non essere vero, visti il relativismo, l&#8217;indifferentismo e il nichilismo imperversanti ovunque), \u00e8 che una analoga evoluzione si sia verificata anche nell&#8217;ambito della cultura cristiana, nella pratica dei credenti, negli stessi teologi e negli stessi vescovi della Chiesa cattolica, o, comunque, in una parte non piccola di essi. Anche l\u00ec si \u00e8 attuata una profonda trasformazione, o involuzione, che dir si voglia; e, in tale ambito, la cosa si \u00e8 consumata estremamente in fretta, molto pi\u00f9 in fretta che nella cultura laica e laicista: anche l\u00ec si sente sempre meno parlare del peccato e del suo necessario correttivo, la Grazia, quasi che il peccato fosse divenuto un elemento secondario,e quasi accessorio, nella vita dell&#8217;anima.<\/p>\n<p>Anche <em>la vita dell&#8217;anima<\/em>, a dire il vero, \u00e8 divenuta una espressione un po&#8217; desueta: oggi molti teologi e molti preti preferiscono parlare dei problemi ambientali, delle questioni sociali, della sostenibilit\u00e0 ecologica e dello sfruttamento dei poveri; tutte cose legittime, intendiamoci: ma sono le cose caratterizzanti della religione cristiana? E, soprattutto, vengono prima del mistero del Bene e del Male, del Peccato e della Redenzione? Si pu\u00f2 ancora parlare del cristianesimo, e parlarne da cristiani, ignorando il suo nocciolo: il dramma dell&#8217;uomo che tende al bene ma che subisce la tentazione del male, e che, senza Dio, non trova pace, n\u00e9 salvezza?<\/p>\n<p>Uno dopo l&#8217;altro, quasi tutti i Comandamenti sono caduti in disuso. Pare che non sia pi\u00f9 peccato tralasciare di santificare le feste, n\u00e9 offendere e maltrattare il padre e la madre; e che siano peccati lievi, e senz&#8217;altro remissibili, il desiderio della donna altrui e dei beni altrui. Gli atti impuri non si sa pi\u00f9 nemmeno cosa siano; dire falsa testimonianza \u00e8 diventata una marachella da bambini; bestemmiare il nome di Dio, una sgradevole maleducazione, o gi\u00f9 di l\u00ec; adorare altri delle altre divinit\u00e0 &#8212; il Denaro, il Potere, il Successo &#8212; una pratica perfettamente compatibile e conciliabile con l&#8217;ossequio formale nei confronti del Dio cristiano &#8212; come \u00e8 testimoniato dalla sostituzione della messa domenicale con il rito domenicale neo-pagano dello <em>shopping<\/em> consumista nei centri commerciali e le serate da sballo in discoteca.<\/p>\n<p>La scomparsa del senso del peccato, e la sua sostituzione con il concetto laicista di &quot;colpa&quot;, \u00e8 il risultato di un processo psicologico e culturale che parte da lontano e che presuppone un atteggiamento di sopravvalutazione dell&#8217;uomo rispetto a se stesso, un travisamento del suo statuto ontologico, e quindi, in ultima analisi, \u00e8 riconducibile a un vero e proprio errore filosofico. L&#8217;uomo non \u00e8 Dio: \u00e8 creatura. Come creatura, e creatura intelligente e dotata di libero arbitrio, pu\u00f2 fare il bene oppure il male; ma certo non \u00e8 capace di <em>perseverare<\/em> nel bene senza l&#8217;aiuto soprannaturale della grazia, perch\u00e9 la sua natura \u00e8 stata ferita dal Peccato originale, ed \u00e8 divenuta imperfetta. Attenuare, minimizzare o, addirittura, negare la realt\u00e0 del peccato, equivale ad attenuare, minimizzare o negare l&#8217;imperfezione della natura umana e il fatto che solo in Dio essa trova il suo completamento e la sua piena e armoniosa realizzazione. Significa, in altri termini, disconoscere la sua m\u00e8ta, il suo scopo, il suo fine; significa ignorare il fatto che l&#8217;uomo si realizza veramente come uomo quando riconosce il proprio limite creaturale ed invoca l&#8217;aiuto del suo Creatore, ne celebra le lodi, lo ringrazia per la Sua bont\u00e0 e magnificenza. Tutto questo, per alcuni, sa di vecchio catechismo, di Chiesa pre-conciliare? Niente affatto, e quei tali se ne facciano una ragione: questo \u00e8 il Vangelo; questo \u00e8 il cristianesimo; e questa \u00e8 la Chiesa eterna, fondata sui due pilastri della Scrittura e della Tradizione.<\/p>\n<p>Scriveva Eugen Walter nel libro \u00abSorgenti d&#8217;acqua viva\u00bb (titolo originale: \u00abQuellen Lebendigen Wassers\u00bb, Freiburg, Verlag Herder, 1953; traduzione italiana di Salvatore Marsili, Alba, Edizioni Paoline, 1956, pp. 142-44):<\/p>\n<p><em>\u00abLa colpa differisce dal peccato? Evidentemente \u00e8 pi\u00f9 facile sentir parlare di colpa che di peccato. In altre parole: Il fatto come realt\u00e0 \u00e8 cos\u00ec innegabile che non se ne pu\u00f2 venir fuori senza parlarne, neppure quando, per un qualunque motivo, si vuole evitare la parola peccato. Ma perch\u00e9 l&#8217;uomo si riconosce pi\u00f9 facilmente in colpa che in peccato? Il peccato include sempre un riconoscimento di Dio; \u00e8 quindi un concetto religioso, mentre la colpa rimane nel vago, in quanto non chiarisce di fronte a chi essa \u00e8 tale, denominando solo un&#8217;esperienza della coscienza morale. Vi \u00e8 nell&#8217;uomo una strana inclinazione. Quando infatti egli fissa il suo occhio nella faccia vuota di sguardo di una potenza anonima, gli sembra di sentirsi pi\u00f9 libero, che non sotto gli occhi di una guida giusta e misericordiosa, dotata di personalit\u00e0: \u00e8 come uno strano allettamento, magico e pervertitore, verso l&#8217;abisso. Egli afferma allora che non vi \u00e8 scampo dalle spire del destino, che il peso della colpa \u00e8 insopportabile. Ma insieme trova che la dignit\u00e0 dell&#8217;uomo, il superiore valore della personalit\u00e0 \u00e8 proprio l\u00ec che trova la sua espressione, e che quindi egli deve perci\u00f2 stesso piuttosto spezzarsi sotto il peso della sua colpa, che lasciarsene scaricare da una divina grazia misericordiosa. L&#8217;uomo preferisce scegliere piuttosto la parte del tragico eroismo, che non riconoscere un Dio personale, che giudica e grazia. Il peso della colpa &quot;pu\u00f2 in verit\u00e0 essere tristezza, dolore, angustia dello spirito, anche castigo, &#8211; e un castigo, pi\u00f9 spesso di quel che si creda, terribile -, ma la remissione della colpa sarebbe, ammesso che sia possibile, &#8211; sia pure per grazia divina -, un male, e precisamente un male pi\u00f9 grande che non il portare la colpa, poich\u00e9 sarebbe veramente un male morale, e cio\u00e8: l&#8217;umiliazione e l&#8217;avvilimento dell&#8217;uomo, la dichiarazione della sua schiavit\u00f9&quot;. E chi parla cos\u00ec non \u00e8 per casi un Esistenzialista, ma N. Hartmann. Il dovere morale e i valori morali vengono qui certo visti in tutta la loro purezza e superiorit\u00e0, ma questa dignit\u00e0 morale dell&#8217;uomo viene anche pagata con una mancanza assoluta e terribile di ogni via d&#8217;uscita.<\/em><\/p>\n<p><em>Orbene noi vogliamo dimostrare che la colpa \u00e8 certamente il pi\u00f9 grave dei mali, ma non tuttavia tale che debba privare l&#8217;uomo della sua dignit\u00e0 e condannarlo alla disperazione. Nella istanza stessa cos\u00ec terribile della colpa, c&#8217;\u00e8 gi\u00e0 una indicazione di salvezza. Quelli che non hanno voluto riconoscere come vero un Legislatore eterno e un Custode dell&#8217;ordine morale, hanno tentato di considerare la colpa come un residuo dell&#8217;istinto di pericolo dell&#8217;uomo. Il senso di paura che aveva l&#8217;uomo primitivo, che si cred\u00e9 gi\u00e0 esposto alla merc\u00e9 di molte potenze, e che perci\u00f2 ascriveva ogni disgrazia al castigo e alla vendetta di queste potenze, in seguito alla lunga abitudine, avrebbe lasciato come ultimo residuo il sentimento della colpa. Questa dunque non sarebbe altro che un cupo timore di fronte ad una potenza che pu\u00f2 castigare, oppure anche potrebbe essere il pervertimento di un istinto originariamente estroverso: &quot;In tempi di pace l&#8217;uomo guerriero cade su se stesso&quot; (Nietzsche).<\/em><\/p>\n<p><em>Dovrebbe naturalmente essere facile potersi scuotere di dosso questo peso, e potere cos\u00ec camminare liberi e dritti nella vita, e ad ogni modo almeno i migliori dovrebbero poter giungere a questo, anche se i Primitivi credono di non poter far altro che trascinarselo appresso. Al contrario la colpa aderisce inseparabile dall&#8217;uomo, come la sua ombra. Esperienza umana questa che i Greci hanno giustamente messo in rilievo, quando l&#8217;hanno identificata con le Erinni, tristi dee dell&#8217;ira, che perseguitano il colpevole percotendolo con serpi annodate al flagello.<\/em><\/p>\n<p><em>Difficile poter descrivere la natura ella colpa. Noi la percepiamo come un PESO, che grava su di noi, che ci opprime, che ci impastoia, come un ELEMENTO DISTURBATORE del nostro interiore equilibrio, della nostra libert\u00e0, come un INTRISTIMENTO del nostro senso interiore. E tuttavia, con questo, non \u00e8 solo un senso di infelicit\u00e0, che pu\u00f2 disturbare la nostra intima pace o mettere in subbuglio il nostro spirito, poich\u00e9 la colpa \u00e8 una ferita, un colpo di spada che ci trapassa senza molta piet\u00e0. La colpa non trova nulla cui paragonarsi, e un qualunque paragone ci fa solo comprendere che la colpa \u00e8 tutt&#8217;altra cosa, una cosa pi\u00f9 dura e grave.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;onore vale per noi pi\u00f9 che la ricchezza o qualunque altro avere, e se questo nostro onore viene ferito, noi sentiamo questa ferita molto pi\u00f9 che qualunque altra perdita e qualunque ingiustizia subita. Ma tutto questo in confronto della colpa, \u00e8 al di fuori di noi, e noi possiamo in questi casi ritirarci nel nostro intimo, per ritrovare in noi stessi la nostra unit\u00e0, per starcene soli con noi stessi. Al contrario LA COLPA PRODUCE UNA SEPARAZIONE NELLA PARTE PI\u00d9 INTIMA DEL NOSTRO ESSERE, per cui qualcosa in noi si muove contro di noi e ci pone in stato di accusa. E in questo fatto risiede anche un momento di profonda vergogna di fronte a noi stessi, che nasce dalla costatazione di una nostra deficienza.<\/em><\/p>\n<p><em>La presenza della colpa ci fa sentire che Dio non \u00e8 qualcosa di estraneo, n\u00e9 un Legislatore a noi lontano, ma al contrario che egli \u00e8 quello che di pi\u00f9 intimo \u00e8 in noi, che la parte migliore di noi stessi \u00e8 dichiaratamente in favore di Dio, e che quindi il peccato non \u00e8 soltanto un&#8217;offesa a Dio, ma una distruzione apportata nella parte pi\u00f9 intima del nostro essere, in quanto naturalmente si pu\u00f2 in questo caso parlare di distruzione. \u00c8 la stessa cosa che l&#8217;uomo prova, in senso positivo, quando si tratta del bene. Il bene infatti che egli vuole e che fa, produce in lui un senso di unit\u00e0 di s\u00e9 con se stesso e con Colui &#8211; Dio &#8211; che in lui vuole assolutamente e santamente realizzato il bene. Ma l&#8217;uomo tuttavia \u00e8 cos\u00ec fatto che tutto questo maggiormente sperimenta proprio quando perde questa sua interiore unit\u00e0.\u00bb<\/em><\/p>\n<p>Un tempo &#8212; e questo \u00e8 stato certamente un errore, ma pi\u00f9 sul piano didattico che su quello teologico &#8212; si insisteva troppo, forse, sul fatto che il peccato \u00e8 una offesa recata a Dio; si sarebbe dovuto chiarire meglio, nella pastorale, e specialmente in quella rivolta ai bambini, che l&#8217;offesa fatta a Dio \u00e8 anche un&#8217;offesa fatta dall&#8217;uomo a se medesimo, perch\u00e9 Dio \u00e8 perfetto Amore e, dunque, tende al bene ovunque e in tutte le creature; per cui la scelta del male da parte della libera creatura umana &#8212; tale \u00e8 il senso autentico del peccato &#8212; corrisponde a una ferita, ad uno sfregio, che tale creatura infligge a se stessa e, attraverso se stessa, all&#8217;intero creato. Peccando, l&#8217;uomo offende il Suo creatore, ma non nel senso &#8212; troppo antropomorfico &#8212; in cui un servo potrebbe offendere il suo signore, bens\u00ec nel senso che rifiuta il Suo progetto di amore universale, che, per realizzarsi, ha bisogno della collaborazione di tutti e di ciascuno. Quindi il peccato corrisponde ad un male fatto a se stessi, agli altri uomini e alle creature tutte; quanto a Dio, l&#8217;uomo non pu\u00f2 fare del male al Suo creatore (non lo potrebbe, neppure se lo volesse coscientemente, per la differenza di statuto ontologico che li separa: ed \u00e8 questo che rende grottesca la pratica del satanismo); ma pu\u00f2 &#8212; diabolicamente &#8212; ostacolare il suo progetto di bene universale. In questo senso egli l&#8217;offende, e solo in questo senso.<\/p>\n<p>Se ci \u00e8 consentita una similitudine molto, troppo umana, l&#8217;uomo che voglia offendere Dio somiglia ad un minuscolo nanetto che voglia fare del male ad un gigante: tempestandolo di pugni, si stanca e fa del male a se stesso, non al gigante. Il gigante lo vede, ne soffre, ma non pu\u00f2 farci nulla: vorrebbe soccorrere quel nanetto, vorrebbe por fine al suo strazio: ma non al prezzo di trasformarlo in una marionetta, perch\u00e9 lo ama troppo. L&#8217;amore di Dio verso la creatura umana si manifesta nel libero arbitrio: non c&#8217;\u00e8 dono pi\u00f9 grande di questo, che Egli abbia fatto a lei. Senza libero arbitrio, l&#8217;uomo sarebbe un bruto; il bene ed il male, per lui, non esisterebbero; non esisterebbe nulla di ci\u00f2 che lo rende, specificamente, uomo: il pensiero, la ricerca, l&#8217;amore, il dubbio, la scelta, l&#8217;ansia di verit\u00e0, di bellezza, di giustizia.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 quei sedicenti teologi i quali negano la realt\u00e0 dell&#8217;Inferno, o, in subordine, la sua eternit\u00e0, non sanno letteralmente ci\u00f2 di cui parlano. L&#8217;Inferno non \u00e8 il castigo che Dio riserva all&#8217;uomo malvagio: \u00e8 il destino che riserva a se stesso l&#8217;uomo che ha rifiutato l&#8217;amore di Dio. Non si pu\u00f2 anteporre, o contrapporre, il concetto della misericordia divina a quello della divina giustizia: questo sarebbe un gravissimo errore teologico. Dio \u00e8 Amore e Giustizia, contemporaneamente: l&#8217;una e l&#8217;altra s&#8217;illuminano a vicenda. Come potrebbe Dio costringere qualcuno ad entrare in Paradiso, contro la sua volont\u00e0? Perch\u00e9 l&#8217;essenza del peccato \u00e8 questa: il rifiuto dell&#8217;amore di Dio&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La societ\u00e0 moderna, laicizzata e secolarizzata, non vuol pi\u00f9 nemmeno sentir parlare di &quot;peccato&quot;; la parola, insieme al relativo concetto, \u00e8 stata abolita e sostituita da<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30170,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[69],"tags":[107,219],"class_list":["post-24075","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-morale-e-spiritualita","tag-cattolicesimo","tag-peccato-originale"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-morale-e-spiritualita.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24075","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24075"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24075\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30170"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24075"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24075"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24075"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}