{"id":24072,"date":"2017-07-14T11:31:00","date_gmt":"2017-07-14T11:31:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/07\/14\/colombo-raggiunse-lamerica-nel-1477\/"},"modified":"2017-07-14T11:31:00","modified_gmt":"2017-07-14T11:31:00","slug":"colombo-raggiunse-lamerica-nel-1477","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/07\/14\/colombo-raggiunse-lamerica-nel-1477\/","title":{"rendered":"Colombo raggiunse l&#8217;America nel 1477?"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 possibile che Cristoforo Colombo abbia raggiunto l&#8217;America non nel 1492, ma nel 1477, cio\u00e8 quindici anni prima della data &quot;ufficiale&quot;? S\u00ec, \u00e8 possibile; anzi, diremo di pi\u00f9: \u00e8 addirittura probabile. E non si tratta nemmeno di una notizia sensazionale, di una rivelazione, di una scoperta: la notizia era gi\u00e0 l\u00ec, sotto gli occhi di tutti; solo che nessuno sembra essersene accorto. Ipnotizzati dall&#8217;eterno dibattito se a scoprire l&#8217;America sia stato Colombo o se siano stati i Vichinghi, ci \u00e8 dimenticati che le imprese dei Vichinghi, Colombo le conosceva molto bene, per essersi recato in una delle terre da essi colonizzate, l&#8217;Islanda, e per esser da l\u00ec salpato verso altre terre, ancor pi\u00f9 settentrionali: probabilmente, la Groenlandia. E, se la geografia non \u00e8 una opinione, l&#8217;Islanda \u00e8 ancora parte dell&#8217;Europa, ma la Groenlandia appartiene, fisicamente, al continente americano. Dunque, se Colombo giunse in Groenlandia, giunse anche in America, non nel 1492, ma nel 1477: quella dell&#8217;ottobre 1492 sarebbe stata, dunque, una &quot;riscoperta&quot; del continente che lui stesso aveva gi\u00e0 &quot;scoperto&quot; (e salvi restando, naturalmente, i diritti dei Vichinghi, che vi giunsero prima di lui; e anche quelli dei monaci irlandesi, di san Brandano e i suoi compagni, i quali, forse, vi erano giunti prima ancora). In questo caso, la ferma convinzione di Colombo &#8212; che, sul momento, parve a molti temeraria &#8212; che, navigando sempre a occidente, dall&#8217;Europa si sarebbe giunti al &quot;Catai&quot; di Marco Polo (perch\u00e9 Colombo non ammise mai, neppure in punto di morte, e dopo ben quattro viaggi transatlantici, di avere scoperto un nuovo continente, ma ribad\u00ec sempre di essere approdato in Asia) aveva una base ancor pi\u00f9 solida di tutte le teorie e le ipotesi geografiche e matematiche sinora tirate in ballo, a cominciare dalle teorie di Paolo dal Pozzo Toscanelli: e cio\u00e8 il fatto che Colombo, quella terra, <em>l&#8217;aveva gi\u00e0 raggiunta<\/em>, e sia pure alle estreme latitudini settentrionali, dove si presentava assai diversa da come l&#8217;aveva descritta il celebre mercante veneziano nel <em>Milione<\/em>.<\/p>\n<p>Tutti conoscono i viaggi transatlantici di Colombo, quattro per l&#8217;esattezza, che diedero al navigatore italiano la celebrit\u00e0 mondiale e che, ancora oggi, sono oggetto di studio appassionato da parte degli storici delle esplorazioni marittime. Eppure, prima di quei viaggi, Colombo, quando aveva appena ventisei o ventisette anni, ne fece un altro, altamente spettacolare, che lo port\u00f2 nelle acque fredde dell&#8217;Atlantico Settentrionale, fino all&#8217;Islanda, e ancora pi\u00f9 a settentrione, profittando di un inverno straordinariamente mite e, perci\u00f2, con il mare libero dai ghiacci galleggianti (quei ghiacci che, nel 1912, avrebbero mandato a picco una nave poderosa e giudicata inaffondabile, come il <em>Titani<\/em>c), forse fino alla latitudine sbalorditiva di 78\u00b0 gradi: il punto pi\u00f9 settentrionale mai raggiunto da un navigatore europeo in direzione del Polo Nord. Di questo viaggio, per\u00f2, poco si parla, e poco lo si \u00e8 studiato: tutta l&#8217;attenzione degli studiosi e dei biografi del grande genovese \u00e8 sempre stata rivolta in direzione dell&#8217;Ovest, cio\u00e8 in direzione dell&#8217;America, il nuovo continente da lui scoperto suo malgrado; perch\u00e9, come si \u00e8 detto, fino all&#8217;ultimo ritenne, e ostinatamente sostenne, di essere giunto invece nelle isole prospicienti la costa orientale dell&#8217;Asia.<\/p>\n<p>Quegli anni giovanili della vita di Colombo sono conosciuti a grandi linee, ma restano delle macchie bianche, per cos\u00ec dire, nella mappa ideale di una ricostruzione dettagliata e minuziosa della sua biografia; restano delle zone inesplorate di alcuni mesi, che lasciamo spazio ad ipotesi, anche affascinanti. Di una cosa siamo certi: il primo soggiorno di Colombo in Portogallo si colloca fra il 1476 e il 1478; e, nel corso di esso, egli partecip\u00f2 a una spedizione commerciale genovese in Inghilterra, che per poco non si risolse in un disastro, a causa dell&#8217;agguato che le tesero alcune navi corsare capitanate, forse, da un suo quasi omonimo Coullon o Coulomb, ma il cui vero nome era Guillaume de Cazenove, noto anche come Colombo il Vecchio, signore di Varelme e di Masnil-Paviot, oppure da un altro Coullon, il greco Georgias Bissipat, entrambi al servizio del re di Francia Luigi XI. Comunque, Colombo riusc\u00ec a salvarsi, gettandosi a nuoto e guadagnando terra; qualche mese dopo sal\u00ec a bordo di un&#8217;altra nave genovese e giunse a Bristol, nel dicembre.<\/p>\n<p>Secondo la studiosa francese Marianne Mahn-Lot (1913-2005), una fra i massimi esperti dei viaggi di scoperta dell&#8217;America, Colombo, dall&#8217;Islanda, avrebbe potuto raggiungere la costa orientale della Groenlandia, e, forse, spingersi pi\u00f9 a Nord di qualunque altro navigatore europeo fino a quel momento, oltrepassando di molto il Circolo Polare Artico. Cos\u00ec ella scrive, alla voce <em>Colombo<\/em>, nel <em>Dizionario biografico degli italiani<\/em>, Treccani, 1982, vol. 27):<\/p>\n<p><em>Forse potrebbe essere arrivato fino alla Groenlandia, approfittando di una temperatura clemente (&quot;no estaba congelado el mar&quot;). E lo storico danese V. Steffanson ha stabilito che l&#8217;inverno 1476-77 fu particolarmente mite (&quot;Ultima Thule&quot;, London 1942). Avrebbe raggiunti, allora, la latitudine enorme di 78\u00b0 Nord, cime del resto lascerebbe supporre la decifrazione, eseguita da A. Bernardini-Sjoestedt (1961) di una nota apposta dal Colombo nel margine della &quot;Historia rerum&quot; di Enea Silvio Piccolomini che egli possedeva: un tratto orizzontale tra due punti seguito da &quot;78&quot; a significare la latitudine di 78\u00b0 (si tratta, nel passo annotato, della Cina del Nord). Si tenga presente che la Groenlandia fu colonizzata dagli Scandinavi verso l&#8217;ano Mille e che le colonie cristiane vi erano cadute in decadenza nel sec. XIV. C&#8217;era stata anche una penetrazione vichinga nel &quot;Vinland&quot; (Terranova e regione vicina all&#8217;imbocco del San Lorenzo). Di tutto ci\u00f2 era rimasto un certo ricordo nella memoria collettiva, che si combinava con il mito dell&#8217;isola &quot;Brasil&quot;, parola che in gaelico vuol dire &quot;grande isola&quot;. Su tutto il litorale atlantico si credeva all&#8217;esistenza di quest&#8217;isola: essa \u00e8 disegnata, ad esempio, nel portolano genovese di Angelino Dalorto datato 1325-1330, dove figura collocata a sudovest dell&#8217;Islanda. A partire dal 1480 (poco dopo il passaggio del Colombo in questo porto), i marinai di Bristol intrapresero una spedizione l&#8217;anno per scoprire o riscoprire &quot;Brasil&quot;. Il Colombo lo sapeva certamente, come prova la lettera che un mercante inglese, John Day, gli indirizz\u00f2 alcuni anni dopo (lettera rintracciata e pubblicata da L. A. Vigneras, in &quot;Hisp. Am. Hist. Review&quot;, XXXVI [1956], pp. 503-509): parlando di Giovanni Caboto che nel 1496 sbarc\u00f2 su di un litorale sconosciuto, Day scrisse al Colombo che si trattava sicuramente di &quot;Brasil&quot;, gi\u00e0 scoperta &quot;in otros tiempos&quot;, cio\u00e8 molto tempo prima. Come che sia, dal 1477 il Colombo pu\u00f2 aver concepito l&#8217;idea di un periplo ad Ovest: su uno dei suoi libri egli annot\u00f2 ad esempio che a Galllway vide due cadaveri portati dal mare e che erano &quot;uomini del Catai&quot; (la Cina).<\/em><\/p>\n<p>Colombo, dunque, al principio del 1477, era in Inghilterra e in Irlanda; di l\u00ec, immediatamente, senza nemmeno aspettare la primavera, si spinse fino in Islanda; e poi prosegu\u00ec, con una nave, ancora pi\u00f9 a Nord, giungendo forse in vista della Groenlandia, e risalendo il Mar di Groenlandia fino a toccare, come sembra, il 78\u00b0 parallelo di latitudine Nord.<\/p>\n<p>Ha scritto il saggista Gianni Granzotto nel suo fortunato libro <em>Cristoforo Colombo<\/em> (Milano, Mondadori, 1984, pp. 44-45):<\/p>\n<p><em>&#8230; Era arrivato a Lisbona probabilmente nel settembre del 1476. E gi\u00e0 nei primi mesi del 1477, fra gennaio e febbraio, prese imbarco su un convoglio carico di mercanzie che i Centurione e i Di Negro avevano di bel nuovo allestito per gli scali delle Fiandre., del&#8217;Inghilterra e dell&#8217;Islanda. In cima al mondo, insomma. L&#8217;Islanda era l&#8217;ultima delle terre, la Thule che gli antichi facevano coincidere con il limite del globo. Persino Tolomeo aveva incertezze nel collocarla in un punto che non fosse vago, nebbioso come i cieli del settentrione, ignoto alla maggior parte degli uomini sulla terra.<\/em><\/p>\n<p><em>Colombo arriv\u00f2 fin l\u00e0, nel mare che chiamavano tenebroso. Forse si spinse anche oltre, se diamo credito a una nota citata da Las Casas nella quale Colombo dice: &quot;Nel mese di febbraio 1477 navigai cento miglia oltre l&#8217;isola di Thule&quot;. D\u00e0 anche conto delle latitudini, cos\u00ec come le aveva misurate. Non corrispondevamo a quelle riferite da Tolomeo per uno scarto di 10 gradi pi\u00f9 a nord. E nemmeno &#8212; precisa Colombo &#8212; &quot;questa isola si trova entro la linea che conclude l&#8217;occidente come dice Tolomeo, ma molto pi\u00f9 verso ponente&quot;. Lo impressionarono le maree, l&#8217;ampiezza del loro salto. &quot;Quando mi recai col\u00e0 il mare non era gelato, bench\u00e9 vi fossero grandi maree, tanto grandi che in alcune parti si alzavamo e si abbassavano di 25 braccia due volte al giorno&quot;. La misura corrisponde a 12-13 metri, mentre in Islanda il massimo livello di marea cresce soltanto di 4 o 5 metri nei giorni di luna piena e di luna nuova. Colombo faceva qualche confusione, per esempio con Bristol, un porto dove approd\u00f2 prima di procedere per l&#8217;Islanda. Nelle acque di Bristol le cifre che egli indica non sono esagerate.<\/em><\/p>\n<p>Una traccia del passaggio di Colombo per le Isole Britanniche e, poi, l&#8217;Islanda, \u00e8 conservata nel libro di lord Dufferin, <em>Lettere dalle latitudini nordiche<\/em> (<em>Letters from high latitudes<\/em>), del 1856, ove si legge (Granzotto, cit., p. 46):<\/p>\n<p><em>Si tramanda che nel febbraio del 1477 giunse a Rejkiavik con una nave proveniente da Bristol un marinaio genovese dal viso lungo e dagli occhi grigi, che si interess\u00f2 in modo singolare su ogni cosa relativa all&#8217;argomento delle scoperte vichinghe<\/em>.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, da parte sua, Leo Steiner &#8212; che, peraltro, non crede alla scoperta di altre terre, oltre l&#8217;Islanda, da parte del grande navigatore &#8211; , con una punta di accettabile inventiva romanzesca, ma senza nulla inventare di estraneo, ha rievocato questo capitolo affascinante, ma poco conosciuto della vita di Colombo, nella sua biografia <em>Cristoforo Colombo<\/em> (prefazione di Giulio Andreotti, Milano, Editoriale Del Drago, 1992, pp. 56-60):<\/p>\n<p><em>&#8230; A interrompere quel primo soggiorno lusitano era giunto a Lisbona dopo Natale [del 1476], proveniente da Genova, il convoglio carco di mercanzie guidato da Matteo Doria e Paolo Di Negro. Cristoforo si era imbarcato come incaricato d&#8217;affari, riprendendo, a cinque mesi di distanza, il viaggio verso il Nord interrotto dai corsari di Coullon. Aveva cos\u00ec toccato e conosciuto i grandi porti fiamminghi e inglesi, Anversa e Rotterdam, Londra e Bristol. Ma non si era fermato l\u00ec, a quest&#8217;ultimo salo. Mentre la spedizione invertiva la rotta per far ritorno a Genova, lui aveva chiesto e ottenuto l&#8217;impegno di accompagnare, a bordo di un veliero inglese, un carico di legname, cereali, miele, vino e sale, diretto ad un porto lontano, molto pi\u00f9 a settentrione, lass\u00f9 nella remota Islanda, l&#8217;ultima Thule degli antichi, ai confini del mondo.<\/em><\/p>\n<p><em>Da Bristol il veliero aveva fatto tappa a Galway, il porto pi\u00f9 sicuro della costa occidentale irlandese, per staccarsene deciso, puntando dritto al Nord, all&#8217;Islanda, in pieno mare aperto, nelle distese settentrionali dell&#8217;Oceano, quel Mare Tenebroso degli antichi, che gi\u00e0 nel nome conteneva lo spavento di quelli che avevamo osato affrontarlo.<\/em><\/p>\n<p><em>E spaventoso, di una violenza mai prima affrontata, era stato il fortunale incontrato alla fine della traversata, con la nave alla deriva, squassata da raffiche rabbiose senza un attimo di tregua, che saliva e scendeva lungo onde alte come colline. Finch\u00e9 all&#8217;alba del secondo giorno l&#8217;uragano s&#8217;era smorzato, quasi all&#8217;improvviso. Ed ecco che, mentre si appoggiava alla murata, sfinito, inzuppato d&#8217;acqua fino alle midolla, in quella subitanea calma del vento e del mare, Cristoforo aveva visto profilarsi all&#8217;orizzonte, contro una tersa lama di cielo ritagliava sotto la cappa delle nubi, l&#8217;oscura costa dell&#8217;Islanda. Nel rifiatare, dopo essersi prodigato pi\u00f9 di trenta ore assieme a tutti gli altri alle manovre e alle pompe, per salvare il veliero dal naufragio, nel domandarsi una volta ancora perch\u00e9 mai avesse accettato e, di pi\u00f9, sollecitato l&#8217;ingaggio su una rotta cos\u00ec inusitata e pericolosa, gli era venuta per la prima volta una risposta pi\u00f9 persuasiva di tutte quelle che si era dato finora. Da molto tempo conosceva la ragione prima di quel suo continuo viaggiare. Sapeva come i traffici e le merci &#8212; la lana, il legname, lo zucchero, il pesce secco o che altro &#8212; fossero sempre stato solo un pretesto: per imbarcarsi, navigare, sbarcare. Lo scopo vero era sempre stato, fin da ragazzo, l&#8217;andar per mare. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>E mentre il veliero filava bordeggiando sottovento per raggiungere il fiordo d&#8217;approdo, il giovane navigante confrontava via via l&#8217;aspra concretezza visiva e sonora del sito &#8212; il fragore delle onde e il bianco netto delle schiume che si infrangevano contro le alte, silenziose scogliere color della pace &#8212; con le fumose informazioni che su quei luoghi boreali aveva sentito riferire nelle discussioni di Lisbona: di come cio\u00e8 nell&#8217;estremo Nord del mare Oceano isole e terre progressivamente svanirebbero, trasformandosi in ammassi di fango, di polvere e di nebbie, in ghiacci natanti, in nubi di cenere&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>Era evidentemente tutta una favola, un miraggio suggerito dall&#8217;ignoranza e dalla paura. Sicch\u00e9 nelle settimane seguenti, una volta sbarcato sul duro, compatto suolo lavico dell&#8217;isola, nell&#8217;andare in diversi luoghi per trattare affari e raccoglier notizie, sempre aveva cercato di ricostruire, dalle sue osservazioni e dai racconti dei residenti, l&#8217;insieme di fatti che potevano aver suggerito al primo esploratore dei luoghi, il greco Pitea, qui giunto due o tre secoli prima di Ges\u00f9 Cristo, la descrizione che se stava all&#8217;origine di questa leggenda. Aveva cercato e trovato il passo riguardante l&#8217;isola di Thule, riportato da Strabone, in uno dei libri che aveva portato con s\u00e9: &quot;N\u00e9 terra, n\u00e9 acqua, n\u00e9 aria esisto qui distinte, ma \u00e8 come una concrezione di queste: come una spugna marina in cui la terra, il mare e tutte le cose sono sospese, formando cos\u00ec un legame che unisce insieme il tutto&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>A spiegare razionalmente la favolosa descrizione dell&#8217;antico viaggiatore, lui aveva raccolto notizie sugli effetti delle frequenti eruzioni e sugli alti strabilianti fenomeni vulcanici dell&#8217;isola: violente piogge di sabbia, di polvere, di cenere e lapilli a oscurare il sole per giorni e giorni, a coprire il mare, a rendere irrespirabile l&#8217;aria; getti altissimi, a intervalli regolari, di acque bollenti e di vapori sotterranei, e cos\u00ec via&#8230; Insomma, fenomeni tutti riconducibili a cause geologiche, naturali, che svuotavamo di ogni credibilit\u00e0 quelle paurose dicerie sul Nord del mare Tenebroso.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma non era solo attorno alle leggende da sfatare che la curiosit\u00e0 e l&#8217;ingegno di Cristoforo lavoravano. Quella sua ansia, di giorno in giorno pi\u00f9 viva di conoscere e annotare, al fine di completare nella mente la mappa del mondo conosciuto, dopo essere giunto ai suoi confini settentrionali &#8212; per circoscrivere cos\u00ec il mondo ignoto, quello che restava ancora da scoprire &#8212; gli faceva interrogare sull&#8217;argomento, senza stancarsi mai, quelli tra la gente del posto con cui riusciva in qualche modo a comunicare.<\/em><\/p>\n<p><em>Specialmente dal prete danese di Havnarfj\u00f6rdur, la cittadina in fondo al fiordo d&#8217;approdo, col quale lui si esprimeva in un latino maccheronico, continuava a ricevere &#8212; in un latino ciceroniano dall&#8217;accento impossibile &#8212; notizie e notizie sule terre oceaniche scoperte a occidente nei tempi andati, a cominciare dall&#8217;anno mille, dai naviganti vichinghi. Scoperte di cui da secoli su tramandava la memoria nelle saghe e nei canti popolari.<\/em><\/p>\n<p><em>Il giovane Colombo era venuto cos\u00ec a conoscere le gesta di Eric il Rosso e di suo foglio, Leif Ericsson, di Thorvald, di Thorstein, di Thorfinne d di Karlsefni e di tanti altri intrepidi navigatori. E a conoscere i nomi e le descrizioni delle isole e delle terre incontrate da quei coraggiosi sui loro vascelli leggeri come albatros, via via veleggiando verso l&#8217;ignoto Occidente; la Groenlandia, la terra verde; l&#8217;Helluland, la terra rocciosa; la Maekland, la terra dei boschi; e infine, ricca di viti selvatiche, la Vinland, la terra del vino.<\/em><\/p>\n<p><em>C&#8217;era voluto andare lui stesso, sulle rotte dei vichinghi. Navigando per tre settimane a bordo di un peschereccio sul mare a ponente della grande isola boreale, in quell&#8217;inverno miracolosamente mite, senza che ci fossero ghiacci a galleggiare sulle acque.<\/em><\/p>\n<p><em>Terre non ne aveva incontrate. Ma il fatto di sapere che sicuramente esistevano, nascoste alla vista dietro l&#8217;orizzonte, dava al giovane navigante &#8212; in procinto di diventare cosmografo &#8212; una tensione, una eccitazione mai provata prima. L&#8217;impressione cio\u00e8 di vedere con gli occhi della mente, nitidissimo ci\u00f2 che gli altri non vedevano&#8230;<\/em><\/p>\n<p>Sulla via del ritorno, a Galway, sulla costa irlandese, si era poi imbattuto in un fatto concreto, inequivocabile, non in una semplice supposizione o una induzione: poco tempo prima, le onde avevano sospinto a riva due esseri umani, legati ai resti di una zattera, un uomo e una donna, morti, naturalmente, ma di bell&#8217;aspetto: ebbene, il colore della pelle e i tratti somatici erano del tutto sconosciuti in Europa e avevano destato non poco stupore in quelli che li avevano rinvenuti. Pare che lo stesso Colombo abbia avuto la possibilit\u00e0 di vedere quei due cadaveri, come riferisce la Mahn-Lot nel brano sopra riportato; o forse ne sent\u00ec solo parlare, come scrive Granzotto, a qualche tempo di distanza dal fatto, e come afferma anche lo Steiner, che parla di qualche mese prima. Ad ogni modo, quella era la prova tanto desiderata (e poi, tornato in Portogallo, seppe di un fatto analogo relativo all&#8217;isola di Flores, nelle Azzorre, dove erano stati trovati due cadaveri umani &quot;dal viso largo&quot;): non solo rami d&#8217;albero e pezzi di legno, forse lavorati dall&#8217;uomo, ma proprio degli esseri umani in carne e ossa, degli esseri umani che non erano originari di nessuna terra conosciuta, giunti sulla costa della pi\u00f9 occidentale terra d&#8217;Europa: da dove potevano venire, quale poteva essere la loro patria, se non l&#8217;Asia orientale, le cui estreme propaggini dovevano trovarsi proprio in quella direzione, verso occidente, al di l\u00e0 dell&#8217;Oceano sino ad allora navigato? Evidentemente, una tempesta doveva aver afferrato la loro imbarcazione e averla trascinata con s\u00e9, per giorni e giorni, finch\u00e9 erano morti di fame e di sete, e li aveva gettati sulla spiaggia di Galway, facendo traversare loro tutta estensione dell&#8217;Oceano. E infatti, subito Cristoforo Colombo suppose che quei due poveretti fossero un uomo e una donna originari del Catai. Il fatto che fossero giunti in condizioni tali da poter essere ancora riconosciuti e giudicati nella loro sana e gradevole costituzione fisica, non significava se non che la distanza che separava l&#8217;Asia dalle coste occidentali dell&#8217;Europa non era cos\u00ec grande che una nave, o meglio, una flotta, appositamente attrezzata e con sufficienti scorte d&#8217;acqua e di viveri, non la potesse percorrere, in capo a qualche settimana di navigazione al massimo, col favore dei venti e delle correnti marine.<\/p>\n<p>A partire da quel momento, Colombo cominci\u00f2 ad essere certo del fatto suo: cio\u00e8 di poter giungere al Catai, navigando per l&#8217;Occidente, in un tempo assai pi\u00f9 breve di quel che nessun altro potesse immaginare. <em>Parlava di quelle terre come se le tenesse sotto chiave nella sua stanza<\/em>, osserva Las Casas nella sua celebre <em>Historia de las Indias<\/em>, al trentunesimo capitolo. Era quella sicurezza che stupiva tutti, e che suscitava, a seconda dei casi, incredulit\u00e0 o una specie di fascino magnetico: perch\u00e9 Colombo parlava come uno che avesse visto le coste dell&#8217;Asia, o come uno che avesse notizie certissime della loro posizione; mentre tutti gli altri che parlavano di quell&#8217;argomento, su cosa ci fosse di l\u00e0 dall&#8217;Oceano, vagolavano nel buio. Ebbene, le sue giovanili navigazioni nella parte pi\u00f9 settentrionale dell&#8217;Atlantico possono aiutarci a spiegare quella sicurezza, che a tanti parve assurda sicumera. Perch\u00e9 Colombo <em>sapeva<\/em> che c&#8217;era una grande terra al di l\u00e0 del mare, per il semplice fatto che <em>c&#8217;era gi\u00e0 arrivato<\/em>&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 possibile che Cristoforo Colombo abbia raggiunto l&#8217;America non nel 1492, ma nel 1477, cio\u00e8 quindici anni prima della data &quot;ufficiale&quot;? 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