{"id":24066,"date":"2008-07-10T05:05:00","date_gmt":"2008-07-10T05:05:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/07\/10\/spalancare-ogni-senso-ogni-facolta-per-cogliere-linfinita-ricchezza-dellintera-sinfonia\/"},"modified":"2008-07-10T05:05:00","modified_gmt":"2008-07-10T05:05:00","slug":"spalancare-ogni-senso-ogni-facolta-per-cogliere-linfinita-ricchezza-dellintera-sinfonia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/07\/10\/spalancare-ogni-senso-ogni-facolta-per-cogliere-linfinita-ricchezza-dellintera-sinfonia\/","title":{"rendered":"Spalancare ogni senso, ogni facolt\u00e0 per cogliere l&#8217;infinita ricchezza dell&#8217;intera sinfonia"},"content":{"rendered":"<p>La persiana \u00e8 quasi del tutto abbassata sopra il lungo pomeriggio estivo, e lame di luce dorata penetrano nella penombra della stanza. Dall&#8217;esterno giungono suoni ovattati: fruscio di automobili che corrono sull&#8217;asfalto, cinguettio di uccelli sui rami degli alberi, voci di donne e di bambini. Da esse, specialmente, si comunica un senso di pace, di serenit\u00e0.<\/p>\n<p>Una camera d&#8217;ospedale, tutta bianca, come la stanza di una casa di campagna. Una atmosfera pacata, senza tempo, che non ha pi\u00f9 nulla a che fare con la fretta, gli impegni, il lavoro, il produrre, il guadagnare. Qui ci sono persone che soffrono; qui si bada non ai fronzoli, ma all&#8217;essenziale: la vita, la salute.<\/p>\n<p>Ecco: non si pu\u00f2 vedere, fuori, lo spettacolo della vita, della stagione estiva, dell&#8217;ora meridiana, delle luci, delle ombre &#8211; delle ombre tra i rami dei platani, dove cantano i merli. Non lo si pu\u00f2 vedere, ma lo si pu\u00f2 <em>immaginare.<\/em> E lo si pu\u00f2 immaginare non solo con la stessa ricchezza, ma perfino con una maggiore ricchezza di quando lo si percepisce &#8211; in genere, distrattamente &#8211; mediante i cinque sensi del corpo. L&#8217;immaginazione, il ricordo, quella singolare apertura dell&#8217;anima che accoglie tutto, che gode di tutto, che ringrazia per tutto &#8211; per il vociare delle donne e dei bambini, per il cinguettio degli uccelli sugli alberi, persino per il rotolare delle ruote delle automobili; non \u00e8 tutto questo un dono, una magnificenza allestita per il nostro stupore?<\/p>\n<p>Come il cane pu\u00f2 udire suoni che noi non udiamo; come l&#8217;aquila pu\u00f2 vedere particolari che noi non scorgiamo; come il pipistrello pu\u00f2 percepire, nel buio, oggetti che si sottraggono ai nostri sensi: cos\u00ec la vita intera \u00e8 una immensa, armoniosa sinfonia, della quale noi siamo soliti cogliere &#8211; per pigrizia, per abitudine &#8211; non pi\u00f9 di qualche nota; e sempre la stessa. Incredibilmente, lo spettacolo dell&#8217;infinita variet\u00e0 del mondo finisce per apparirci monotono, per annoiarci. Un bambino, privato della televisione, del computer e del videotelefonino, non tarda ad annoiarsi: non sa che fare, non scorge niente di bello o d&#8217;interessante intorno a s\u00e9.<\/p>\n<p>Pare proprio che solo l&#8217;ospedale e la prigione (oltre alla trincea, come in <em>Veglia<\/em> di Giuseppe Ungaretti) riescano, di tanto in tanto, a strapparci &#8211; nostro malgrado &#8211; all&#8217;incredibile cecit\u00e0 e alla ottusa abitudinariet\u00e0 che restringono penosamente l&#8217;orizzonte della nostra coscienza. Siamo simili ai proprietari di un magnifico palazzo che, per pigrizia e trascuratezza., si sono ridotti a vivere nella stanzuccia pi\u00f9 umida e buia, se non addirittura in cantina.<\/p>\n<p>La meraviglia del creato \u00e8 tutto intorno a noi, coi suoi mille e mille colori, profumi, sapori, carezze e armonie: non dovremmo fare altro che lasciarla scorrere liberamente, permettendole di inondarci a volont\u00e0.<\/p>\n<p>Invitati indolenti a un banchetto che non sappiamo apprezzare, pretendiamo sempre nuovi stimoli artificiali, nuove innaturali rincorse dietro miraggi di chiss\u00e0 quali emozioni: e non vediamo che in una fronda che trema nel vento, in un grillo che canta nel buio, vi \u00e8 una tale meraviglia che, per l&#8217;emozione, dovremmo scoppiare in un pianto dirotto: come dicono accada al naufrago, quando tocca la solida terra con i piedi; o a colui che \u00e8 scampato alla morte, quando pu\u00f2 rivedere e abbracciare i suoi cari.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 ogni cosa ci parla, se solo la sappiamo ascoltare.<\/p>\n<p>Anche la pi\u00f9 umile e quotidiana.<\/p>\n<p>E, se non possiamo vedere, possiamo ancora udire; se non possiamo vedere n\u00e9 udire, possiamo per\u00f2 odorare e gustare; se non possiamo fare neanche queste cose, possiamo pur sempre toccare e lasciarci toccare.<\/p>\n<p>Quante cose, ad esempio, ci dice l&#8217;acqua fredda che scorre gioiosamente sul corpo, ristorando le membra stanche dopo una giornata di afa opprimente, comunicandoci un senso di benessere, di libert\u00e0, di armonia, s\u00ec da trasportarci quasi &#8211; in quei pur brevi istanti &#8211; in un altro tempo e in un altro spazio, in una dimensione pi\u00f9 vivida e intensa.<\/p>\n<p>E se non possiamo n\u00e9 carezzare n\u00e9 lasciarci accarezzare dalle cose, possiamo tuttavia immaginare: quello, nessuno ce lo potr\u00e0 mai impedire, nemmeno la pi\u00f9 gravosa malattia. E non solo immaginare, ma anche ricordare: ricordare tutto, tutto, tutto. Basta un piccolo periodo di esercizio, e ci si accorge che la memoria, a richiesta, \u00e8 in grado di restituirci ogni cosa, anche la pi\u00f9 piccola e apparentemente insignificante; anche la pi\u00f9 lontana.<\/p>\n<p>Provare per credere.<\/p>\n<p>La memoria, mare generosissimo, rende sulla spiaggia, con la bassa marea, tutto ci\u00f2 che le domandiamo. Quante cose, quanti luoghi, quante situazioni, quante emozioni, quante persone, che ormai credevamo perdute, o che pensavamo di aver scordato per sempre, essa ci restituisce, quasi facendole rinascere! Persone dell&#8217;infanzia, piccoli gesti, sguardi, parole, odori, sapori: un tesoro immenso, di cui noi siamo i legittimi proprietari, e cui non avevamo mai pensato di attingere &#8211; lamentandoci, magari, al tempo stesso, della nostra estrema indigenza, solo perch\u00e9 incapaci di soddisfare l&#8217;ultimo capriccio delle nostre brame disordinate.<\/p>\n<p>\u00c8 strano: signori dell&#8217;oasi, abbiamo scelto di confinarci da noi stessi nel deserto infuocato, tra le sabbie desolate.<\/p>\n<p>Che cosa ci manca, dunque, per compiere il salto di qualit\u00e0 che potrebbe consentirci di vedere ovunque la bellezza che ci avvolge come un manto; di udire non gi\u00e0 poche note smozzicate, ma l&#8217;intera, stupenda melodia, e lasciarcene inebriare?<\/p>\n<p>Essenzialmente, ci manca la capacit\u00e0 di spogliarci del superfluo; di lasciar cadere tutto l&#8217;armamentario delle cose inutili &#8211; paure e desideri smodati, ambizioni sbagliate, cupidigie inconfessabili, vilt\u00e0 e furbizie da quattro soldi -, liberandoci, cos\u00ec, dei veli che formano come un diaframma tra noi e lo splendore del mondo.<\/p>\n<p>Ci manca l&#8217;umilt\u00e0 di capire che la vera saggezza consiste nel togliere, e non nell&#8217;aggiungere; nell&#8217;eliminare, nello sfrondare, nel semplificare, e non nell&#8217;inseguire sempre nuove passioni, nuovi miraggi e nuove conquiste. Ci manca l&#8217;umilt\u00e0 di capire che dobbiamo diventare pi\u00f9 leggeri, non pi\u00f9 pesanti; pi\u00f9 piccoli, non pi\u00f9 grandi; pi\u00f9 semplici, non pi\u00f9 complessi.<\/p>\n<p>S\u00ec, abbiamo bisogno di un bagno rigeneratore nelle limpide acque della semplicit\u00e0.<\/p>\n<p>Solo allora ci renderemo conto che, abitualmente, viviamo la nostra vita in modo assurdo: sempre preoccupati del superfluo, sempre dimentichi o disinteressati dell&#8217;essenziale.<\/p>\n<p>Come il capitano di una nave che, prima di affrontare un lunghissimo viaggio in mare aperto, si preoccupasse pi\u00f9 della perfetta verniciatura dello scafo, che non dell&#8217;efficienza del timone, delle vele, dei motori.<\/p>\n<p>Come il carovaniere che, prima di intraprendere la traversata del deserto, si preoccupasse dell&#8217;eleganza dei propri abiti, piuttosto che dello stato di salute dei cammelli, della consistenza delle riserve d&#8217;acqua, delle mappe che devono indicargli l&#8217;ubicazione dei pozzi e la via pi\u00f9 breve da percorrere per giungere a destinazione.<\/p>\n<p>S\u00ec, nella maggior parte dei casi noi assomigliamo al capitano che bada solo alla verniciatura dello scafo, o al cammelliere che non si cura se non dei begli abiti da indossare.<\/p>\n<p>Ci comportiamo in modo assurdo, pur se nella nostra follia c&#8217;\u00e8 una logica ineccepibile: perch\u00e9, una volta stabilito il principio che la cosa pi\u00f9 importante per affrontare un viaggio in mare \u00e8 la verniciatura dello scafo, o quella pi\u00f9 necessaria per traversare il deserto \u00e8 l&#8217;eleganza degli abiti del cammelliere, non c&#8217;\u00e8 dubbio che prendiamo queste cose estremamente sul serio. Portiamo a verniciare la nostra nave nei cantieri pi\u00f9 attrezzati, e ci rechiamo ad acquistare i nostri abiti presso i negozi migliori. Ci preoccupiamo infinitamente della piega dei pantaloni e della lucidatura delle scarpe.<\/p>\n<p>Oh, queste cose s\u00ec, le sappiamo prendere con la massima seriet\u00e0.<\/p>\n<p>Intanto, dalle stecche della persiana abbassata, la luce che filtra sta impallidendo, e al caldo meriggio sta ormai per succedere il fresco della sera. Tra poco, lo stridio delle rondini riempir\u00e0 l&#8217;aria, e sar\u00e0 facile immaginare i loro voli nel cielo azzurrino del tramonto, con lo sfondo delle nuvole grigie che si aprono sopra la chiostra dei monti vicini.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 immaginare benissimo la luce radente dell&#8217;ultimo sole che scende sugli orti, che sfiora la corteccia dei platani, mentre nel folto dei rami gi\u00e0 si addensano le ombre, e i passeri tornano al nido.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 sentire il respiro della terra, pur senza affacciarsi al balcone.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 provare struggimento e gratitudine alla sola idea del cielo immenso spalancato su noi, anche se, costretti in un ambiente chiuso, non possiamo vederlo.<\/p>\n<p>Noi possiamo vedere con gli occhi dell&#8217;anima, udire con gli orecchi dell&#8217;anima, odorare, gustare, toccare con i sensi ben desti dell&#8217;anima: e scoprire che il cielo pi\u00f9 immenso \u00e8 quello che si trova dentro di noi, e non fuori.<\/p>\n<p>Qualcuno penser\u00e0 che, per riuscire a far questo, \u00e8 necessario sviluppare una tecnica, incrementare una disposizione naturale, potenziare delle facolt\u00e0 mediante esercizi incessanti.<\/p>\n<p>S\u00ec e no.<\/p>\n<p>La cosa pi\u00f9 importante, \u00e8 un&#8217;altra: ed \u00e8 la capacit\u00e0 di tacere, di non agire (il <em>Wu wei<\/em> dei taoisti), di lasciarsi andare. Si tratta di imparare a far silenzio, per poter udire; di imparare a chiudere gli occhi, per poter vedere; di farsi simili a dei docili recipienti, s\u00ec da poter accogliere la sovrabbondanza della Grazia.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 tutto \u00e8 segno, tutto \u00e8 bellezza, tutto \u00e8 grazia: basta lasciar cadere il nostro piccolo ego, il nostro attaccamento alle cose, la nostra puerile avidit\u00e0.<\/p>\n<p>Ci attacchiamo alla cannuccia come un bimbo che teme di vedersi sottrarre la dolce bevanda; e non ci accorgiamo che potremmo bere molto di pi\u00f9, e con un piacere infinitamente pi\u00f9 calmo e sereno, se fossimo un po&#8217; meno avidi, un po&#8217; meno ingordi.<\/p>\n<p>Potremmo bere, con gusto, direttamente dal bicchiere; e, un po&#8217; alla volta, potremmo perfino accedere alla fresca vena che scende dalla montagna. Deliziosa, impagabile.<\/p>\n<p>Nessuno vuol rubarci la dolce bevanda della vita: siamo noi che rischiamo di privarcene da soli, a causa del nostro modo agitato e compulsivo di servirci delle cose. Il nostro \u00e8 un bere disordinato e nevrotico, che non appaga i sensi e che ci lascia in preda ai tormenti di una sete ulteriore. Pi\u00f9 beviamo e pi\u00f9 abbiamo sete; pi\u00f9 facciamo, e pi\u00f9 ci sembra di restare inoperosi; pi\u00f9 accumuliamo, e pi\u00f9 ci sentiamo poveri.<\/p>\n<p>E lo siamo davvero: ma per colpa nostra.<\/p>\n<p>Ecco, il sole dev&#8217;essere ormai tramontato, perch\u00e9 dalle fessure della persiana non filtra ormai che un debolissimo chiarore. E, da fuori, non giungono che pochi rumori. Qualche automobile, sempre pi\u00f9 rara; pi\u00f9 nessun cinguettio d&#8217;uccelli, e nessuna voce di donne o di bambini.<\/p>\n<p>Il mondo, fatto silenzioso, si prepara ad accogliere la notte nel suo grembo.<\/p>\n<p>Un altro giorno sta per finire, portando via con s\u00e9 gioie e dolori, paure e speranze.<\/p>\n<p>Mentre le ombre invadono la stanza, poco a poco, e anche all&#8217;interno i rumori, lentamente, si vanno spegnendo, subentrano una gran quiete e una gran pace.<\/p>\n<p>L&#8217;anima, adesso, \u00e8 sempre pi\u00f9 libera: di vedere, di udire, di sognare, di sperare, di ammirare e di ringraziare.<\/p>\n<p>Di svuotarsi, docile recipiente, perch\u00e9 Altri la possa riempire.<\/p>\n<p>Di farsi una col tutto, di fondersi con l&#8217;Essere.<\/p>\n<p>Di ritornare a casa, finalmente.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La persiana \u00e8 quasi del tutto abbassata sopra il lungo pomeriggio estivo, e lame di luce dorata penetrano nella penombra della stanza. 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