{"id":24055,"date":"2008-03-30T01:35:00","date_gmt":"2008-03-30T01:35:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/03\/30\/nel-dramma-dimenticato-di-claudia-bianchi-il-grido-daiuto-di-una-femminilita-infelice\/"},"modified":"2008-03-30T01:35:00","modified_gmt":"2008-03-30T01:35:00","slug":"nel-dramma-dimenticato-di-claudia-bianchi-il-grido-daiuto-di-una-femminilita-infelice","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/03\/30\/nel-dramma-dimenticato-di-claudia-bianchi-il-grido-daiuto-di-una-femminilita-infelice\/","title":{"rendered":"Nel dramma dimenticato di Claudia Bianchi il grido d&#8217;aiuto di una femminilit\u00e0 infelice"},"content":{"rendered":"<p>Esattamente quattro anni or sono, luned\u00ec 8 marzo 2004 &#8211; ironia del destino, il giorno della festa della donna &#8211; veniva trovata morta nel suo letto, dai familiari, la trentaseienne Claudia Bianchi, che aveva dedicato la sua vita al <em>body building<\/em> nella sua forma pi\u00f9 estrema. Si era spenta nel sonno, silenziosamente, per quello che inizialmente venne diagnosticato come un arresto cardio-circolatorio, poi per un aneurisma cerebrale: in pratica, la dilatazione e la rottura di un&#8217;arteria del cervello.<\/p>\n<p>Ben presto, per\u00f2, emersero i primi dubbi sulle cause di quella morte. La sera precedente il decesso, infatti, sua madre l&#8217;aveva vista iniettarsi una sostanza bianca, contenuta in una fialetta che avrebbe ricevuto quella domenica. Claudia Bianchi si stava allenando intensamente in vista di un importante appuntamento sportivo internazionale: una gara che si sarebbe tenuta negli Stati Uniti d&#8217;America nel successivo mese di agosto, ed alla cui precedente edizione ella aveva partecipato, classificandosi sesta.<\/p>\n<p>Non solo: la mamma della campionessa aveva scoperto, grazie alla lettura di un SMS trovato nel telefono cellulare di Claudia, che quest&#8217;ultima, il pomeriggio di quella stessa domenica (intorno alle ore 17,00) aveva avuto un malore in palestra, nel corso degli allenamenti, ed era addirittura svenuta. Il suo preparatore atletico, nonch\u00e9 fidanzato &#8211; che veniva a trovarla regolarmente ogni domenica, da Modena -, e che era stato presente all&#8217;episodio, non gli aveva attribuito eccessiva importanza, dal momento che non aveva pensato di accompagnarla al pronto soccorso n\u00e9 di interpellare la guardia medica.<\/p>\n<p>Questi sospetti portarono all&#8217;apertura di un&#8217;inchiesta e alla riesumazione della salma della giovane donna, il 22 dicembre 2004, per procedere ad una autopsia, nel contesto di una pi\u00f9 ampia indagine della magistratura circa alcune morti sospette di persone praticanti il <em>body building<\/em>. Diciassette erano i soggetti indagati; i carabinieri stavano cercando di chiarire i risvolti di un grosso traffico di sostanze anabolizzanti e integratori proteici d&#8217;ogni tipo, tutti dannosissimi per la salute, facente capo a Modena e ramificato in varie parti d&#8217;Italia. Dall&#8217;autopsia emerse che la vera causa della fine di Claudia Bianchi sarebbe stata l&#8217;assunzione massiccia di sostanze anabolizzanti, alcune &#8211; perfino &#8211; di uso veterinario.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 dei risvolti giudiziari della vicenda &#8211; che potrebbero implicare delle precise responsabilit\u00e0 dell&#8217;allenatore, secondo quanto affermato dalla madre &#8211; resta il fatto che la pratica del <em>body building<\/em>, sia maschile che femminile, e specialmente nelle sue forme pi\u00f9 estreme, si accompagna di frequente all&#8217;assunzione irresponsabile di sostanze chimiche il cui scopo \u00e8 sviluppare al massimo le masse muscolari, ma che possono presentare gravissimi rischi per la salute.<\/p>\n<p>La riflessione che noi, ora, vorremmo fare, soffermandoci sulla pratica del <em>body building<\/em> femminile, non vuole essere tuttavia n\u00e9 di natura giuridica, n\u00e9 di natura medico-sportiva, bens\u00ec di costume, psicologica e, soprattutto, esistenziale.<\/p>\n<p>Partiremo, dunque, dalla semplice domanda: che cosa pu\u00f2 spingere una bella ragazza, quale era Claudia Bianchi, a imboccare la strada di questa pratica sportiva estrema, al punto di alterare completamente la propria struttura fisica, il proprio aspetto, alla ricerca di un risultato sempre pi\u00f9 vistoso, sempre pi\u00f9 sbalorditivo, teoricamente senza limiti di prudenza per la salute e di natura estetica per l&#8217;immagine del proprio corpo?<\/p>\n<p>Romana, nata nel 1968, Claudia Bianchi si dedicava da anni alla pratica del <em>body building<\/em> e, negli ultimi tempi, aveva riportato una serie di vittorie e di eccellenti classificazioni in importanti competizioni nazionali e internazionali.<\/p>\n<p>All&#8217;inizio il suo corpo, bench\u00e9 assai muscoloso, aveva conservato caratteri di marcata femminilit\u00e0; poi, mano a mano che il suo impegno cresceva e tendeva a divenire totale, ossessivo, esso fin\u00ec per diventare irriconoscibile, per certi aspetti quasi mostruoso, con quei fasci di muscoli ben oliati che guizzavano sotto la pelle con evidenza pi\u00f9 che michelangiolesca, quasi inumana &#8211; come inumani erano i sacrifici e gli sforzi cui la giovane si sottoponeva per migliorare sempre di pi\u00f9 le proprie prestazioni atletiche.<\/p>\n<p>Ormai, quello che ella rivestiva non era pi\u00f9 il &quot;suo&quot; corpo, il suo corpo naturale, ma un corpo totalmente artificiale, totalmente costruito secondo i canoni di un&#8217;estetica aliena; un corpo dalle forti connotazioni virili ma nel quale, evidentemente, Claudia Bianchi stava bene, nel quale si sentiva a suo agio e che, anzi, avrebbe voluto potenziare sempre di pi\u00f9, all&#8217;infinito, inseguendo il miraggio di un ideale di forza sovrumana, assoluta.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 questa vicenda &#8211; della quale i <em>mass media<\/em> hanno parlato per qualche giorno, per poi scordarsene in fretta -, ci sembra cos\u00ec interessante, se \u00e8 lecito adoperare un aggettivo che sembra banalizzare il dramma umano che sta dietro di essa, e che costituisce una ferita sempre aperta per i familiari della vittima? Perch\u00e9 essa ci sembra altamente emblematica &#8211; e sia pure, beninteso, come caso-limite &#8211; di tutta una silenziosa, inespressa angoscia della psiche femminile nel mondo contemporaneo: quasi un grido di soccorso lanciato a una societ\u00e0 cieca e sorda, tutta presa da riti e da miti che la rendono terribilmente distratta verso le situazioni di disagio spirituale; specialmente se esse sono camuffate sotto la maschera di un apparente vitalismo e di una apparente spensieratezza.<\/p>\n<p>Ce ne siamo gi\u00e0 occupati in tutta una serie di articoli e saggi &#8211; tutti reperibili sul sito di Arianna Editrice -, tra i quali <em>\u00c8 la donna, oggi, l&#8217;anello debole della catena<\/em> e <em>Il demone nascosto dell&#8217;infelicit\u00e0 femminile<\/em> (10\/9\/2007); <em>Nella lotta con l&#8217;Angelo deforme \u00e8 in gioco la salvezzza della nostra anima<\/em> (6\/11\/2008); <em>Cenere e povere negli amori impossibili di Ren\u00e9e Vivien<\/em> e <em>Ne \u00abLa prigioniera\u00bb di Proust l&#8217;inferno della gelosia retrospettiva<\/em> (27\/12\/2007); <em>Dietro la vendetta delle signore il disorientamento spirituale della modernit\u00e0<\/em> (26\/1\/2008); <em>Alle radici dell&#8217;inquietudine femminile contemporanea: Marina di Malombra<\/em> (29\/1\/2008); <em>Seconda considerazione inattuale: ripristinare la virilit\u00e0 e la femminilit\u00e0<\/em> (16\/3\/2008); e, pi\u00f9 recentemente, in <em>Una pagina al giorno: la fine dei sogni d&#8217;Ippolita, di Elio Bartolini<\/em> (31\/3\/2008).<\/p>\n<p>Non vogliamo farne qui una sintesi, ripetendo concetti gi\u00e0 ampiamente espressi e sviluppati; piuttosto, cercheremo di porre la questione della odierna infelicit\u00e0 dell&#8217;anima femminile, alla luce dell&#8217;insegnamento che ci pu\u00f2 venire dal dramma di Claudia Bianchi.<\/p>\n<p>Con tutto il rispetto dovuto a chi pratica, spesso con fatica e notevoli sacrifici, una qualunque disciplina sportiva, ci sembra innegabile che il <em>body building<\/em> estremo, nel caso di una giovane donna, esprima un desiderio &#8211; neanche dissimulato &#8211; di acquisire caratteri fisici tipici del sesso maschile, e sia pure esaltando &#8211; per contrasto &#8211; quelli del proprio. In questo senso, la ragazza che si dedichi con passione totale, come \u00e8 stato il caso della povera Claudia, a una simile pratica, intende inconsciamente realizzare in s\u00e9 il prodigio dell&#8217;androgino, che in senso filosofico (vedi Platone nel <em>Simposio<\/em>) e in senso iniziatico (vedi le trasformazioni alchemiche dell&#8217;anima umana) rinvia a uno stato di perfezione originaria, di completezza e autosufficienza: in altre parole, di assoluta autonomia e di superamento delle contraddizioni proprie alla sfera della contingenza.<\/p>\n<p>Ora, il corpo androgino essendo un corpo che riunisce in s\u00e9 le caratteristiche del maschile e del femminile, \u00e8 un corpo che fornisce un senso di sicurezza a coloro che, incerti dal punto di vista non tanto del proprio orientamento sessuale, quanto del proprio equilibrio esistenziale, inseguono il miraggio di una definitiva liberazione dall&#8217;insicurezza del contingente e del provvisorio. \u00c8 come se, rivestendosi di un corpo muscoloso come quello di un eroe greco e, al tempo stesso, seduttivo come quello di una dea della sensualit\u00e0, una giovane donna come Claudia Bianchi tentasse di superare le contraddizioni, le inquietudini e le insicurezze legate alla condizione del relativo &#8211; che, nel caso degli umani, passa di necessit\u00e0 <em>anche<\/em> attraverso la polarit\u00e0 maschile-femminile -, per acquisire uno statuto ontologico caratterizzato dalla autosufficienza: per cui, divenuta maschio e femmina al tempo stesso, non avesse pi\u00f9 bisogno di cercare fuori di s\u00e9 ci\u00f2 che le mancava per raggiungere la stabilit\u00e0 interiore e la sicurezza di s\u00e9.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 una pagina estremamente significativa, nel racconto di santa Perpetua, contenuto negli <em>Atti delle sante Perpetua e Felicita<\/em> (nel volume: Tertulliano, <em>Apologia del Cristianesimo<\/em>, Milano, Rizzoli, 1956, traduzione di Luigi Rusca, p. p. 141), in cui la santa, alla vigilia del martirio per la sua professione di fede cristiana, narra:<\/p>\n<p><em>&quot;Nel giorno precedente a quello del combattimento ebbi la seguente visione.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Era giunto il diacono Pomponio alla porta del carcere e bussava forte: andai a lui e gli aprii: era vestito di candida veste e calzava piccoli zoccoli. E mi disse: \u00abPerpetua, aspettiamo te, vieni\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Mi tenne per mano e cominciammo a camminare per luoghi aspri e tortuosi.. Finalmente giungemmo con fatica e anelanti all&#8217;anfiteatro; egli mi fece entrare nell&#8217;arena e mi disse: \u00abNon aver paura, io sono qui vicino a te e ti aiuto\u00bb. E scomparve.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Vidi allora una grande folla, attonita: e, sapendomi condannata alle fiere, mi meravigliavo che queste non mi fossero aizzate contro. Venne verso di me un certo Egiziano, terribile a vedersi, con i suoi aiutanti, per combattere contro di me. Intorno a me vengono giovani di bell&#8217;aspetto, aiutanti e partigiani miei.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Venni spogliata e divenni maschio: e quei miei favoreggiatori cominciarono a spalmarmi d&#8217;olio come si fa per la lotta: invece vidi quell&#8217;Egiziano ravvoltolarsi nella polvere. E comparve un uomo di straordinaria altezza, tale che superava persino il fastigio dell&#8217;anfiteatro, in tunica sciolta, con una striscia di porpora tra le due spalle in mezzo al petto; aveva degli zoccoli svariati fatti d&#8217;oro e d&#8217;argento, e teneva in mano una verga a guisa di un capo gladiatore e un rampo verde che recava pomi d&#8217;oro. Chiese silenzio, e disse: \u00abQuesto egiziano se vincer\u00e0 costei la uccider\u00e0 con la spada; se costei vincer\u00e0 lui ricever\u00e0 questo ramo\u00bb. E se ne and\u00f2.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ci accostammo l&#8217;un l&#8217;altro, e cominciammo a scambiarci colpi: l&#8217;Egiziano tentava di afferrarmi i piedi, io lo colpivo in faccia con i calcagni. E mi sentii sollevata in aria, e cominciai a percuoterlo come se io non toccassi terra. Ma, quando vidi che la cosa andava per le lunghe,, congiunsi le mani intrecciando tra loro le dita, gli afferrai il capo, ed egli cadde bocconi ed io gli calcai il capo. Il popolo cominci\u00f2 a gridare ed i miei aiutanti a cantare. E mi avvicinai al capo gladiatore e ricevetti il ramo. Egli mi baci\u00f2 e mi disse: \u00abFiglia, la pace sia con te\u00bb. Ed io presi a camminare trionfante verso la porta Sanarivaria.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Mi risvegliai. E capii che non dovevo combattere con le fiere, ma contro il demonio; ma sapevo che mia sarebbe stata la vittoria.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Abbiamo riportato questo interessante e commovente brano perch\u00e9, ai fini del nostro ragionamento, ci sembra si presti magnificamente ad illustrare il concetto che abbiamo esposto.<\/p>\n<p>Altri, se lo desidera, sottoponga la visione di Perpetua a una analisi di tipo psicanalitico; da parte nostra, la cosa non c&#8217;interessa affatto, dato che gli psicanalisti riuscirebbero comunque ad estrarne il senso che valga a convalidare le loro teorie di fondo. Cos\u00ec pure, cercheremo di fare astrazione dalle implicazioni emotive che la consapevolezza del tremendo destino che l&#8217;attendeva, pu\u00f2 aver avuto sull&#8217;animo di una giovane donna, processata e condannata ad essere esposta alle belve feroci, nell&#8217;anfiteatro gremito di spettatori.<\/p>\n<p>Quel che a noi sembra importante evidenziare \u00e8 quella trasformazione della donna in maschio, in vista di un combattimento (simbolico fin che si vuole) con un misterioso e terrificante Egiziano, il quale appare, in un medesimo tempo, simbolo di un arbitrario e violento potere maschile e di una condizione di alterit\u00e0 e di irriducibilit\u00e0 alle categorie della vita ordinaria e di ci\u00f2 che \u00e8 gi\u00e0 noto. Ebbene, trasformandosi in maschio, anzi un atleta di sesso maschile che i suoi compagni si affrettano ad ungere d&#8217;olio per il combattimento, si direbbe che Perpetua si sia spogliata della sua fragilit\u00e0 femminile per indossare la corazza dei muscoli maschili; la forza, il coraggio e la temerariet\u00e0 del maschio; insomma, per affrontare il maschio ed essere in grado di vincerlo. Ci\u00f2 che, di fatto, avviene (almeno nella visione).<\/p>\n<p>Crediamo che il caso di Claudia Bianchi sia l&#8217;esempio estremo di una condizione psicologica femminile che si sente intimamente fragile, minacciata e spaventata e che reagisce con una classica &quot;fuga in avanti&quot;, ossia facendosi aggressiva quanto i fantasmi che le incutono timore, e rivestendosi di una forza simbolica (e non solo simbolica) che la rassicuri circa le sue possibilit\u00e0 di successo, in quella grande arena di gladiatori che \u00e8 divenuta la vita nella societ\u00e0 moderna. Indossando la pelle del maschio, la donna ritrova quella (apparente) sicurezza che le permette di sentirsi in grado di battersi alla pari con lui nella competizione quotidiana dell&#8217;esistenza.<\/p>\n<p>Al tempo stesso, facendosi virtualmente maschio ed esibendosi, seminuda e unta d&#8217;olio, in pose marziali, la donna pu\u00f2 offrirsi come oggetto di desiderio sessuale non solo al pubblico (maschile), ma anche a s\u00e9 stessa, al suo ego narcisista e alle sue segrete pulsioni omosessuali: in modo da trovare in s\u00e9 stessa, fino a un certo punto, quell&#8217;appagamento estetico, erotico e psicologico che, normalmente, si riceve in un rapporto interpersonale con una persona del sesso opposto.<\/p>\n<p>Ma&#8230;, c&#8217;\u00e8 un &quot;ma&quot;.<\/p>\n<p>Per quanto si possa spingere in avanti, con esercizi diuturni e con l&#8217;uso smodato di pastiglie anabolizzanti, la trasformazione del corpo femminile in un corpo dotato della possanza maschile, si tratter\u00e0 pur sempre di un processo aleatorio e parziale, mai pienamente rassicurante; bisogner\u00e0 spingerlo sempre oltre e ancora oltre, perch\u00e9 la meta di tutto ci\u00f2 non pu\u00f2 che essere una meta trascendente, ideale e, in definitiva, materialmente irraggiungibile.<\/p>\n<p>Ecco, dunque, la segreta angoscia e la crescente insoddisfazione, ad onta delle medaglie vinte e dell&#8217;ormai raggiunta celebrit\u00e0 internazionale, almeno nel rampo specifico di quella disciplina sportiva. Ecco la necessit\u00e0 di sottoporsi ad allenamenti sempre pi\u00f9 duri, sempre pi\u00f9 massacranti; ecco trasparire, sotto il sorriso stereotipato, che si richiede nel corso di simili prestazioni, la maschera della sofferenza, della tensione, dello sfinimento. Ed ecco, infine, la necessit\u00e0 di ricorrere a dosi sempre pi\u00f9 massicce di sostanze dopanti, non solo per reggere l&#8217;abnorme massa muscolare, ma anche per reggere psicologicamente l&#8217;impossibile sfida con s\u00e9 stessa.<\/p>\n<p>Il problema di fondo da cui nasce una tale spirale nevrotica e autodistruttiva \u00e8, evidentemente, la mancata accettazione non solo e non tanto della propria natura e del proprio ruolo femminile &#8211; percepiti, per una serie di ragioni, come meno desiderabili di quelli maschili -, quanto della propria natura di esseri umani e perci\u00f2, in quanto tali, incompleti, non autosufficienti e, se si vuole, fragili e vulnerabili.<\/p>\n<p>Solo accettando questa &quot;incompletezza&quot;, questa fragilit\u00e0 e questa vulnerabilit\u00e0, ossia accettando i limiti della propria condizione finita e contingente, ci si pu\u00f2 accettare veramente come persone e, dunque, <em>anche<\/em> come creature maschili o femminili. \u00c8, infatti, la nostra &#8211; a ben guardare &#8211; una debolezza feconda; perch\u00e9 da essa, e dalla vulnerabilit\u00e0 che ne consegue, emerge la possibilit\u00e0 di stabilire una relazione &quot;polare&quot;, ossia di mutuo e vicendevole completamento con <em>l&#8217;altro:<\/em> sia in senso sessuale, che in ogni altro senso possibile.<\/p>\n<p>Il <em>body building<\/em>, infatti &#8211; almeno nelle sue forme estreme e tendenzialmente autodistruttive &#8211; \u00e8 il rifiuto di accettare la condizione di vulnerabilit\u00e0, propria della condizione contingente dell&#8217;essere umano; e il tentativo, in ultima analisi paranoico, di perseguire il sogno dell&#8217;androgino <em>in senso grossolanamente materiale.<\/em><\/p>\n<p>Ci siamo sforzati di mostrare, in numerosi altri lavori, che la possibilit\u00e0 di superare la nostra condizione contingente e frammentaria esiste, ma non certo sul piano fisico, bens\u00ec esclusivamente sul piano spirituale. Ma, per intraprendere un simile percorso, ci vogliono altro che attrezzi ginnici e pastiglie di dubbio contenuto ormonale e proteico.<\/p>\n<p>Questa, non \u00e8 che una scorciatoia; e, come tutte le scorciatoie, \u00e8 illusoria e pericolosa, perch\u00e9 facilmente conduce l\u00e0 dove non si pensava di andare, n\u00e9 lo si desiderava.<\/p>\n<p>L&#8217;unico aiuto che la donna potrebbe ricevere, nella sua ansia di fragilit\u00e0 e vulnerabilit\u00e0 di fronte a una societ\u00e0 che diviene sempre pi\u00f9 aggressiva e competitiva, sarebbe quello di trovare accanto a s\u00e9 un uomo che sia realmente virile: non quanto a masse muscolari, ma quanto a caratteristiche psicologiche. Ma la cosa non \u00e8 facile, dal momento che &#8211; ad onta delle apparenze puramente superficiali &#8211; anche l&#8217;uomo si trova ad avere accanto a s\u00e9 una donna che, in effetti, sta diventando, fisicamente e psicologicamente, sempre meno femminile.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la lezione che, pensiamo, si possa ricavare dal dramma della povera Claudia.<\/p>\n<p>Speriamo che, almeno, possa servire ad altri per non commettere i medesimi errori; e per chiarire le vere radici del disagio esistenziale che, sempre pi\u00f9 spesso, colpisce uomini e donne nella societ\u00e0 contemporanea.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Esattamente quattro anni or sono, luned\u00ec 8 marzo 2004 &#8211; ironia del destino, il giorno della festa della donna &#8211; veniva trovata morta nel suo letto,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[92],"class_list":["post-24055","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24055","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24055"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24055\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24055"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24055"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24055"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}