{"id":24042,"date":"2015-01-06T07:12:00","date_gmt":"2015-01-06T07:12:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/01\/06\/nella-civilta-moderna-vige-unipocrisia-collettiva-che-defrauda-lio-di-se-stesso\/"},"modified":"2015-01-06T07:12:00","modified_gmt":"2015-01-06T07:12:00","slug":"nella-civilta-moderna-vige-unipocrisia-collettiva-che-defrauda-lio-di-se-stesso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/01\/06\/nella-civilta-moderna-vige-unipocrisia-collettiva-che-defrauda-lio-di-se-stesso\/","title":{"rendered":"Nella civilt\u00e0 moderna vige un\u2019ipocrisia collettiva che defrauda l\u2019Io di se stesso"},"content":{"rendered":"<p>Da Pirandello in poi, \u00e8 entrata nel bagaglio comune della cultura moderna la nozione di un Io scisso, frantumato, divenuto straniero a se stesso; e si parla sempre pi\u00f9 spesso, a proposito e a sproposito, della frammentazione della coscienza, della dissoluzione della persona, della volatilit\u00e0 dell&#8217;individuo come essere unico e presente a se stesso.<\/p>\n<p>Tale nozione, poi, si intreccia sovente con quella, in effetti del tutto diversa, dell&#8217;inconscio, volgarizzata dalla psicanalisi freudiana, ma gi\u00e0 esplorata e descritta da scrittori come Dostoevskij (per non parlare dei tragici greci); sicch\u00e9, nell&#8217;immaginario comune, le due cose hanno finito per sovrapporsi: la disgregazione dell&#8217;Io e l&#8217;affiorare di istinti misteriosi e insospettati alla vita della coscienza sono divenute due facce di una stessa crisi, di una stessa realt\u00e0 problematica: la perdita delle certezze sull&#8217;uomo, sulla sua identit\u00e0, sul suo essere autentico.<\/p>\n<p>Ora, se andiamo a cercare il primo accenno di una piena consapevolezza di questo dramma interiore, lo troviamo in Petrarca, precisamente nella lettera a Dionigi da Borgo San Sepolcro, nella quale descrive l&#8217;ascensione al Monte Ventoso, in Provenza: \u00abquel doppio uomo che \u00e8 in me\u00bb, dice il cantore di Laura, con straordinaria lucidit\u00e0, parlando di se stesso. Certo, la matrice letteraria di tale espressione si trova nel suo amato Sant&#8217;Agostino, protagonista, non a caso, del primo dialogo introspettivo della letteratura moderna: il \u00abSecretum\u00bb. Non si tratta, per\u00f2, di semplice imitazione o di pura reminiscenza. Negli scrittori antichi vi \u00e8 la consapevolezza delle forze interne presenti nell&#8217;Io e capaci di erompere all&#8217;improvviso, cos\u00ec come la difficolt\u00e0 di accordare la volont\u00e0 con la voce della coscienza: non dice forse, Medea, nelle \u00abMetamorfosi\u00bb di Ovidio: \u00abVedo il bene e lo approvo; e faccio il male\u00bb? Per\u00f2 \u00e8 con l&#8217;uomo moderno, e appunto a partire da Petrarca, che emerge la piena consapevolezza di una duplicit\u00e0 originaria dell&#8217;Io, di una sua frattura ontologica tra bene e male, tra dovere e piacere, tra un &quot;me&quot; di cui si pu\u00f2 andare fieri ed un &quot;lui&quot; abietto e spregevole, che pur tuttavia abita nella sua stessa dimora, come l&#8217;inquietante signor Hyde abita nella stessa dimora del rispettabile dottor Jekyll.<\/p>\n<p>Si suole dire, e ripetere, che tale duplicit\u00e0, tale spaccatura, sono figlie del Medioevo e della cultura cristiana, precisamente del suo dualismo; e si tirano in ballo il Manicheismo e, ancora, Sant&#8217;Agostino. Strano, stranissimo: si percorra tutta la letteratura medievale, si scruti a fondo la filosofia medievale, compresa la \u00abDivina Commedia\u00bb e la \u00abSomma Teologica\u00bb, e non si trover\u00e0 niente del genere. Certo, nella visione dell&#8217;uomo medievale vi \u00e8 la coscienza di un Io peccatore; vi \u00e8 anche, come dice San Paolo, il rammarico per una incapacit\u00e0 di fare il bene, pur vedendolo, e una misteriosa, drammatica inclinazione al male: \u00abNon faccio il bene che voglio, ma il male che non voglio\u00bb, scrive l&#8217;Apostolo delle genti nel suo capolavoro teologico, la \u00abLettera ai Romani\u00bb. Questo, per\u00f2, \u00e8 altra cosa dal senso di una intima scissione, di una duplicit\u00e0 irrisolvibile, non solo morale, ma ontologica, cos\u00ec come \u00e8 presente negli scrittori (e nei pensatori) moderni, da Petrarca a Pirandello, passando per Stevenson e Dostoevskij, per non parlare di Thomas Mann, Kafka, Musil, Proust, Joyce.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo medievale conserva, nonostante il mistero del male e la vertigine del peccato, il senso della propria unit\u00e0 coscienziale, perch\u00e9 il cristianesimo si fonda sul concetto della libert\u00e0 morale dell&#8217;uomo, dunque sulla certezza che l&#8217;Io \u00e8 indiviso e indivisibile, anche se soggetto a oscuramenti, turbamenti, crisi; tutte cognizioni che entrano in crisi con la modernit\u00e0, a partire dall&#8217;Umanesimo: proprio da quell&#8217;Umanesimo che sembra mettere l&#8217;Io al centro di tutto.<\/p>\n<p>Questo, infatti, \u00e8 il paradosso: la modernit\u00e0, che nasce come rivendicazione dell&#8217;autonomia dell&#8217;uomo nei confronti del divino, della creatura verso il Creatore, dell&#8217;ente verso l&#8217;Essere, d\u00e0 origine, fin dal suo sorgere, a una scissione dell&#8217;Io, a una frattura irreparabile, a una immedicabile ferita: e l&#8217;uomo, che vorrebbe dominare il mondo e che rivendica orgogliosamente il suo essere misura di tutte le cose, sente sfuggire da se stesso il proprio Io, lo vede allontanarsi e disperdersi sotto i suoi occhi, impotente a trattenerlo, incapace di opporsi a questo tragico distacco, che lo lascia sbigottito e smarrito, come chi si sia smarrito proprio nella casa che credeva di conoscere alla perfezione, e scopra d&#8217;improvviso, con raccapriccio, che essa \u00e8 un vero e proprio labirinto, dal quale non trova pi\u00f9 il modo di uscire.<\/p>\n<p>Il sogno della potenza, del dominio sulle cose, della piena padronanza di se stesso, si \u00e8 cos\u00ec trasformato in un incubo: le vie note sono diventate minacciosamente ignote, il mondo disincantato si rivela un luogo freddo e inospitale, non vi \u00e8 pi\u00f9 un posto sicuro ove porre il piede, sul quale fare forza per trovare una soluzione, o almeno per cercare un orientamento. L&#8217;Io si scopre posticcio, falso, contraffatto, inattendibile, persino beffardo: e sotto di esso, chiss\u00e0, forse c&#8217;\u00e8 il nulla, il vortice della pazzia, lo scacco totale e irreparabile. Anche i filosofi della tarda modernit\u00e0 se ne sono accorti, e hanno parlato, come Heidegger, di una vita inautentica, basata su vuote chiacchiere e su menzogne, senza pi\u00f9 una sola parola di verit\u00e0, chiusa come in una grotta e senza alcuna speranza di \u00abuscire a riveder le stelle\u00bb, anzi, dominata dal disgusto e dalla nausea esistenziale. La caverna platonica pare essere diventata un carcere perenne, dal quale non si pu\u00f2 sortire, e da cui non si riesce nemmeno a scorgere quel filo di luce, quell&#8217;indizio di verit\u00e0 che renderebbero almeno un poco pi\u00f9 sopportabile la vita dei prigionieri, la nostra vita di ex signori e padroni del mondo, ridotti all&#8217;impotenza e alla disperazione da un eccesso di spirito faustiano e prometeico, dal fallito tentativo di stringere un soddisfacente patto col Diavolo, di rubare il fuoco agli dei in nome del progresso e della felicit\u00e0.<\/p>\n<p>Ma ancor pi\u00f9 tremenda di questo fallimento, di questa sconfitta, di questa prigionia, \u00e8 la grande, imperante, universale ipocrisia: la finzione che non sia successo niente, che ciascuno sia ancora se stesso, che l&#8217;Io continui a regnare indisturbato e potente sul suo trono; che legiferi ancora sul mondo, che la sua Torre di Babele non sia stata nemmeno sfiorata dalla forza dei venti e dalle crepe nei muri; che nessuna maschera, nessuna finzione, nessuna bugia intacchi la vita dell&#8217;anima, e che la coscienza possieda ancora la piena padronanza di se stessa, sia ancora pienamente capace di dirigere la volont\u00e0 dove vuole, quando vuole e come vuole.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 una ipocrisia penetrata cos\u00ec a fondo, da esser diventata nell&#8217;uomo moderno come una doppia natura: tutti sanno, in fondo, che si tratta di una indegna commedia, eppure tutti seguitano a recitarla, ostinati e imperterriti; tutti avvertono il disagio della finzione, tutti si sentono dei cattivi attori che stanno recitando fuori parte, eppure nessuno ha il coraggio di gettare la maschera, di riconoscersi nudo, di chiedere perdono a se stesso, se non altro, per questa inconcepibile infedelt\u00e0 nei propri confronti, per questo tradimento del proprio Io autentico.<\/p>\n<p>Logico, del resto, anche se molto triste: perch\u00e9, per trovare un simile coraggio, ci vuole la fierezza, per avere la fierezza, ci vuole la rettitudine; e per possedere la rettitudine, sono necessarie una coscienza integra, una visione limpida di s\u00e9, una volont\u00e0 intatta rispetto a compromessi, finzioni, mezze verit\u00e0 ed ambizioni sbagliate.<\/p>\n<p>Ha osservato acutamente, a questo proposito, il teologo Pietro Parente nel suo libro \u00abDio e l&#8217;uomo\u00bb (Torino, Marietti, 1949, pp. 7-10):<\/p>\n<p>\u00abAccade spesso di leggere e di sentir dire che l&#8217;et\u00e0 moderna, inaugurata con l&#8217;umanesimo, si distingue per una vigorosa affermazione della personalit\u00e0 umana. \u00c8 una delle tante frasi fatte che formano il bagaglio della cultura comune, travasata spesso senza controllo da un cervello all&#8217;altro. la realt\u00e0 storica \u00e8 diversa. Perch\u00e9 non \u00e8 vero che il medioevo cristiano sia meno individualista dell&#8217;et\u00e0 moderna: basta ricordare la cavalleria e la forte reazione democratica dei Comuni contro le strutture feudali e il regime imperiale, per tacere della congenita tendenza del Cristianesimo a difendere e valorizzare in ogni situazione la persona del singolo nella luce della Incarnazione e della redenzione, della creazione e del fine supremo dell&#8217;uomo fatto responsabile della sua vita di fronte a Dio. La Chiesa, espressione di una socialit\u00e0 soprannaturale, ancora oggi \u00e8 l&#8217;unica vera paladina della dignit\u00e0 della persona umana. Bisogna riconoscere col Manzoni che il Cristianesimo, in contrasto col paganesimo, ha rivelato l&#8217;uomo a se stesso.<\/p>\n<p>Il pensiero e la civilt\u00e0 moderna, invece, nella misura del loro emanciparsi dal benefico influsso della religione di Cristo, hanno causato il naufragio del&#8217;Io, pur ostentando una tendenza individualista alimentata dal predominio del soggettivismo. Sta di fatto che l\u00ec&#8217;epilogo d tale civilt\u00e0 segna l&#8217;assorbimento della persona umana in un Io trascendentale, anonimo, sulla linea filosofica, e il sacrificio del singolo alle esigenze della statolatria o del partito di massa, sulla linea politico-sociale.<\/p>\n<p>Solo sul terreno religioso la vicenda dell&#8217;Io ha una parvenza di trionfo con la Riforma luterana; ma qui la presta individualistica, spinta fino al parossismo, si risolve in uno smarrimento dell&#8217;Io di fronte all&#8217;oscuro problema del soprannaturale, che in balia dell&#8217;arbitrio pere ogni risorsa costruttiva e orientatrice.<\/p>\n<p>Ma lo scacco pi\u00f9 grave \u00e8 quello che l&#8217;Io subisce nel febbrile dinamismo e nel complicato ingranaggio della vita pratica odierna. Il meccanismo, la tecnica, la burocrazia, il formalismo cerimoniale, la diplomazia ufficiale e ufficiosa, la stampa forgiatrice dell&#8217;opinione pubblica, la politica proteiforme, la demagogia faziosa d&#8217;ogni colore, gli spettacoli maliosi e la letteratura galeotta, sono altrettanti strumenti di soffocazione della personalit\u00e0 umana costretta AD AMIENTARSI, AD AGGIORNARSI, A SINTONIZZARSI, perdendo cos\u00ec la propria iniziativa e la propria fisionomia. Bisogna fare come fanno gli altri, bisogna seguire lo stile, la moda. Il mimetismo, il rispetto umano, la convenienza sociale riducono la vita ad un artificio, in cui lo spirito umano si muove a disagio, come Davide nell&#8217;armatura di Golia, e la persona resta deformata, come la donna schiava del trucco.<\/p>\n<p>Domina nella civilt\u00e0 moderna un&#8217;ipocrisia collettiva che spersonalizza l&#8217;uomo, livellandolo nella morta gora dell&#8217;anonimo. C&#8217;\u00e8 dispersione centrifuga, che toglie il controllo e il dominio di s\u00e9, c&#8217;\u00e8 una corrente che travolge prepotentemente pensiero, libert\u00e0 e sentimento, che sono la rama della personalit\u00e0 vissuta. Nel frastuono della vita quotidiana associata l&#8217;uomo non avverte l&#8217;umiliazione di questo travolgimento. Tuttavia qualche barlume si fa nel silenzio e nella solitudine.<\/p>\n<p>Quando a sera rientro nella mia casa, nella mia camera sola, depongo la maschera e smetto la divisa della vita d&#8217;ogni giorno, con tutto il fardello delle sue esigenze e delle sue preoccupazioni, e mi penso, mi sento, mi scruto, quasi sdoppiando la mia personalit\u00e0, soggetto e oggetto. Allora vedo in me un Io diverso da quello superficiale della giornata, un Io che rinnega molte parole dette, che respinge sdegnoso l&#8217;attribuzione di cose da me pensate e fatte. Allora m&#8217;accorgo di non essere me stesso! La coscienza \u00e8 il diaframma tra questi due Io, diaframma rivelatore come un microscopio a cui l&#8217;uomo generalmente teme di accostare l&#8217;occhio, preferendo di vivere incosciente nella sfera abbacinante dell&#8217;Io superficiale fatto d&#8217;illusione e di menzogna. Egli deve ingannarsi e farsi violenza per dire a se stesso: io sono cos\u00ec; deve spesso mentire per ripeterlo agli altri. E se qualcuno con occhio pi\u00f9 penetrante e sincero del suo, riuscisse a cogliere qualche linea del suo Io autentico, egli si offenderebbe protestando in nome della propria coscienza, che a sua volta protesta contro di lui. L&#8217;ipocrisia verso gli altri scaturisce dall&#8217;ipocrisia verso se stessi.<\/p>\n<p>La salvezza sta nel liberarsi da questa doppia ipocrisia. Bisogna avere il coraggio e la forza di smascherarsi quando si \u00e8 soli per conoscersi come realmente si \u00e8 di fronte alla propria coscienza. Dalla mobile e iridescente superficie dell&#8217;Io usuale, sperduto nella vita collettiva d&#8217;ogni giorno, bisogna discendere nelle profondit\u00e0 dell&#8217;abisso psicologico. Straniarsi dal mondo esterno, evadere dal suo meccanismo asfissiante, infrangere lo specchio magico del falso Io, penetrarsi con l&#8217;acume della riflessione e con la forza d&#8217;una decisa volont\u00e0 fino al midollo dello spirito, fino alla radice della propria personalit\u00e0, ecco l&#8217;itinerario della pi\u00f9 grande scoperta: la scoperta dell&#8217;Io vero, autentico, nel suo volto senza maschere e senza veli.\u00bb<\/p>\n<p>La conclusione che possiamo ricavare da tali riflessioni \u00e8 che l&#8217;Umanesimo (con la iniziale maiuscola) \u00e8 un falso umanesimo, perch\u00e9 tradisce l&#8217;intima essenza dell&#8217;uomo: che consiste nella sua condizione creaturale, nel suo essere ente che anela a ritornare verso l&#8217;Essere. Dall&#8217;autonomia dell&#8217;Io si \u00e8 passati alla pretesa della sua radicale indipendenza, il che equivale a rescindere il legame originario con l&#8217;Essere: ma ci\u00f2 \u00e8 impossibile per la creatura, poich\u00e9 equivale al suo suicidio, alla negazione di se stesso. L&#8217;uomo \u00e8 veramente uomo solo a condizione di riconoscersi per quello che \u00e8: fragile e inquieto, assetato di Assoluto, ma incapace di realizzarlo da s\u00e9 solo.<\/p>\n<p>Fino a quando continuer\u00e0 questa negazione, continuer\u00e0 anche questa miseria; e fino a quando continuer\u00e0 questa miseria, seguiter\u00e0 questa ipocrisia, nella quale siamo immersi: continueremo a vivere nella menzogna, senza il coraggio di guardarci allo specchio della coscienza e di vederci per quello che realmente siamo. Esito solo in apparenza paradossale della nostra &quot;hybris&quot; faustiana e prometeica: chiedendo sempre pi\u00f9 Io, abbiamo finito per smarrirlo; pretendendo sempre pi\u00f9 libert\u00e0, abbiamo finito per ridurci all&#8217;impotenza.<\/p>\n<p>E adesso, \u00e8 ormai solo una questione di coraggio &#8211; e, soprattutto, di umilt\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da Pirandello in poi, \u00e8 entrata nel bagaglio comune della cultura moderna la nozione di un Io scisso, frantumato, divenuto straniero a se stesso; e si<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[143,179,192],"class_list":["post-24042","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-francesco-petrarca","tag-james-joyce","tag-luigi-pirandello"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24042","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24042"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24042\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24042"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24042"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24042"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}