{"id":24037,"date":"2017-02-05T08:02:00","date_gmt":"2017-02-05T08:02:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/02\/05\/la-nostra-civilta-si-sta-dissolvendo-perche-ha-smarrito-letica-del-dovere\/"},"modified":"2017-02-05T08:02:00","modified_gmt":"2017-02-05T08:02:00","slug":"la-nostra-civilta-si-sta-dissolvendo-perche-ha-smarrito-letica-del-dovere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/02\/05\/la-nostra-civilta-si-sta-dissolvendo-perche-ha-smarrito-letica-del-dovere\/","title":{"rendered":"La nostra civilt\u00e0 si sta dissolvendo perch\u00e9 ha smarrito l\u2019etica del dovere"},"content":{"rendered":"<p>Quante sono le persone che amano la verit\u00e0, che sono pronte a lottare per trovarla, che sono disposte a sobbarcarsi sacrifici, veglie, amarezze e incomprensioni, pur di raggiungerla, o almeno di avvicinarvisi? E quante sono le persone che non vivono secondo la logica dell&#8217;edonismo, del profitto e dell&#8217;interesse, ma possiedono un robusto senso etico, e sono capaci di lavorare non perch\u00e9 sperano di vedere i frutti della loro fatica, ma solo perch\u00e9 sentono il dovere di rispondere a una chiamata, e perch\u00e9 sentono di avere una responsabilit\u00e0 ben precisa, e ineludibile, nei confronti delle generazioni che verranno?<\/p>\n<p>Fin verso la met\u00e0 del XX secolo, se vogliamo indicare una data approssimativa, di persone cos\u00ec ce n&#8217;erano, e parecchie: quelle che hanno trasmesso un solido esempio di vita ai loro figli e ai loro nipoti; quelle che hanno costruito quasi tutto ci\u00f2 che ci circondata, e che ci ha consentito di vivere agitatamente, sia in senso fisico che spirituale: nelle professioni, nei mestieri, nelle vocazioni religiose e sacerdotali; mentre quelle venute dopo non hanno fatto altro che consumare il patrimonio ricevuto, disperderlo, dilapidarlo, e non hanno saputo costruire, a loro volta, nulla di durevole, nulla di significativo. E ci\u00f2 vale sia per quanto riguarda l&#8217;esistenza dei singoli, delle persone comuni, sia per la cultura, per l&#8217;arte, per il pensiero dell&#8217;intera societ\u00e0.<\/p>\n<p>La nostra civilt\u00e0 si sta sgretolando, sta letteralmente franando, si sta dissolvendo, sta evaporando, come se non avesse pi\u00f9 nulla da dire, nemmeno un rimpianto, nemmeno un sussulto di fierezza, di dignit\u00e0, o di amore per la vita; e noi siamo gli abitanti di un mondo crepuscolare, popolato da esistenze fallite, da miti crollarti, da speranze schiantate, o, peggio, popolato da fantasmi di uomini e donne che furono vivi un tempo, ma che ora sono morti, sono interiormente morti, solo che non lo sanno, e non percepiscono l&#8217;odore di morte che da essi emana. Perci\u00f2 se ne vanno ancora in giorno, come se nulla fosse; portano a spasso i loro cadaveri, ma come dei sopravvissuto a se stessi: senza una idea, una passione, uno slancio della mente o del cuore; senza nulla che distingua realmente la loro non-vita dalla morte vera e propria.<\/p>\n<p>Vi sono parecchi responsabili per la dissoluzione della nostra civilt\u00e0, ma uno spicca su tutti gli altri: il crollo dell&#8217;etica del dovere, sostituita da un&#8217;etica dei diritti a senso unico, da una forsennata smania di narcisismo, di protagonismo, di rivendicazione di sempre nuovi spazi di libert\u00e0, mai in positivo, mai per fare qualcosa, o quasi mai, e quasi sempre, invece, per andare contro qualcosa, contro qualcuno, per togliere qualcosa a qualcun altro, per contestare agli altri ci\u00f2 che possiedono, o che credevano di possedere. Da quando abbiamo smesso di sentire il valore e la responsabilit\u00e0 dell&#8217;etica del dovere, e di trasmetterla a nostra volta, la nostra civilt\u00e0 ha incominciato a morire: da allora, non ha fatto altro che trascinare la sua interminabile agonia. Noi siamo i becchini di una civilt\u00e0, che sarebbe pi\u00f9 giusto chiamare contro-civilt\u00e0, che noi stessi abbiamo assassinato, suicidandoci con essa.<\/p>\n<p>La pigrizia, l&#8217;indolenza, il conformismo, l&#8217;ignavia, hanno fatto il resto. Abituati sempre a chiedere, senza dare nulla in cambio, abbiamo trasmesso ai nostri figli la medesima attitudine: ma il fondo della pentola era gi\u00e0 stato raschiato, e a raschiarlo eravamo stati proprio noi; sicch\u00e9 i nostri figli non hanno trovato pi\u00f9 nulla da raschiare a loro volta, e si sono sentiti ingannati, traditi, si sono rivoltati contro di noi, ci hanno accusati, ci hanno lanciato contro terribili maledizioni. Maledizioni meritate, in verit\u00e0. Abbiamo raccolto quel che avevamo seminato: abbiamo ricevuto in noi stessi la giusta ricompensa della nostra vilt\u00e0, della nostra ipocrisia e della nostra inverosimile leggerezza. La vita non perdona a chi non sa calcolare il peso dei propri passi. Possiamo prendere in giro gli altri, ma, alla fine, il conto ci verr\u00e0 presentato, che ci piaccia o no. E sar\u00e0 un conto tanto pi\u00f9 salato, tanto pi\u00f9 insolvibile, quanto pi\u00f9 avremo fatto finta di nulla e ci saremo ostinati a vivere al di sopra dei nostri mezzi spirituali, a spendere pi\u00f9 di quel che la nostra anima, la nostra volont\u00e0, la nostra intelligenza, fossero capaci di creare. Non c&#8217;\u00e8 posto per chi firma solo cambiali in bianco. E quando il numero delle specie parassite supera quello delle specie parassitate, \u00e8 inevitabile che avvenga il collasso dell&#8217;intero sistema, seppellendo insieme colpevoli e innocenti.<\/p>\n<p>Sotto questo punto di vista, le civilt\u00e0 perfette sono quelle degli insetti, come le api, le termiti e le formiche: esse sono perfette perch\u00e9 si reggono sull&#8217;istinto del dovere e sulla pratica del sacrificio del singolo a vantaggio del gruppo (cfr. il nostro lavoro: <em>Quante cose pu\u00f2 dire al filosofo la vita segreta delle api<\/em>, pubblicato sul sito di Arianna Editrice il 28\/01\/2008): in tali societ\u00e0, il bene dell&#8217;insieme \u00e8 tutto, quello dell&#8217;individuo \u00e8 niente. Le societ\u00e0 umane non saranno mai perfette, perch\u00e9 l&#8217;uomo differisce dall&#8217;animale proprio in questo: nel volersi affermare anche come singolo, oltre che come membro del gruppo. Tuttavia, in tutte le civilt\u00e0 pre-moderne lo scarto fra le due cose \u00e8 stato contenuto entro limiti accettabili: l&#8217;individuo cerca di realizzarsi come singolo, ma senza danneggiare il gruppo, anzi, in sinergia con il gruppo; e, se proprio si trova costretto a fare una scelta alternativa, il pi\u00f9 delle volte sceglie il gruppo, a cominciare dalla famiglia, perch\u00e9 sa che nel gruppo egli continuer\u00e0 a vivere, per esempio nei proprio figli e nipoti, mentre come individuo egli finisce con la morte. E questo \u00e8 quel che s&#8217;intende quando si parla di etica del dovere e del sacrificio: il nonno pianta degli alberi dei quali non vedr\u00e0 mai il frutto, e alla cui fresca ombra non sieder\u00e0 mai, nei pomeriggi d&#8217;estate, ma lo fa ugualmente, affinch\u00e9 la possano vedere, in un giorno lontano, i suoi nipotini; il padre e la madre fanno sacrifici e rinunce per il bene dei loro figli, compreso il sacrificio di rimanere insieme e di tenere unita la famiglia, anche se l&#8217;uno o l&#8217;altro avrebbero gravi ragioni per essere stanchi e per desiderare di andarsene.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 dire che la bilancia, in tutte le societ\u00e0 pre-moderne, \u00e8 sempre rimasta in equilibrio, e che, in Europa, ci\u00f2 si \u00e8 protratto fino all&#8217;epoca dell&#8217;umanesimo; poi, mano a mano che si \u00e8 affermata la civilt\u00e0 moderna, sostituendosi a quella medievale, l&#8217;equilibrio si \u00e8 rotto e la bilancia si \u00e8 piegata definitivamente a favore dell&#8217;individualismo. Ma, con ci\u00f2, la civilt\u00e0 moderna, nata da una esaltazione dell&#8217;Uomo, ha imboccato anche la strada che la conduce verso l&#8217;implosione, quella dell&#8217;affermazione dei diritti e del piacere del singolo come scopo supremo dell&#8217;esistenza. La filosofia politica che ha codificato e legittimato pienamente questo atteggiamento \u00e8 il liberalismo, dal quale, per gemmazione, \u00e8 nato poi il socialismo, e, per reazione, il fascismo: tutte &quot;risposte&quot;, pi\u00f9 o meno legittime, pi\u00f9 o meno paranoiche, allo squilibrio creato nelle societ\u00e0 moderne dalla schiacciante prevalenza dell&#8217;interesse individuale su quello collettivo. Ed era inevitabile che cos\u00ec fosse: la catastrofe era implicita nelle premesse, perch\u00e9 una civilt\u00e0 che nasce per esaltare l&#8217;Uomo, non pu\u00f2 non risolversi in una esaltazione dei diritti e del piacere di ciascun singolo uomo; ma, se ciascun singolo individuo ha dei diritti assoluti e immediati da far valere, ci\u00f2 significa che altri individui devono, necessariamente, mortificare la propria libert\u00e0, e quindi i loro diritti e il loro piacere. Ne deriva la progressiva perdita di efficienza e di vitalit\u00e0 di tutto il sistema, la sua fatale paralisi, il disperdersi delle sue acque in mille rivoli che s&#8217;insabbiano nel deserto. Le societ\u00e0, in quanto organismi, nulla sanno, infatti, di diritti assoluti: i diritti sono sempre relativi, anzi, il concetto stesso di &quot;diritto&quot; \u00e8 figlio di una astrazione molto pericolosa, la tipica astrazione illuminista, secondo la quale il mondo deve rispettare le aspettative della ragione. Ma la ragione umana non \u00e8 la Ragione assoluta; non \u00e8, per esempio, la ragione di Dio. Di conseguenza, pu\u00f2 darsi che esista una ragione pi\u00f9 alta, una razionalit\u00e0 superiore, che gli uomini non arriveranno mai, non diciamo a comprendere, ma neppure a vedere, neppure a intuire; e quelli che noi, sulla scia della mentalit\u00e0 illuminista, siamo soliti chiamare &quot;diritti&quot;, devono cedere il passo, nella realt\u00e0 concreta del fenomeno &quot;vita&quot;, ad altre forme di esistenza, ad altre situazioni reali, e inchinarsi alla logica dei fatti, davanti ai quali non c&#8217;\u00e8 diritto che tenga.<\/p>\n<p>Un esempio di ci\u00f2 \u00e8 dato dalla morte. Secondo la logica dei diritti, la morte \u00e8 qualcosa di assurdo e d&#8217;inaccettabile, perch\u00e9 lede quello che noi riteniamo, con tipico ottimismo illuminista, il nostro bene primario, il &quot;diritto&quot; alla vita. Se la morte ci sottrae questo presunto diritto, ci arrabbiamo e cerchiamo un colpevole sul quale scaricare la nostra frustrazione e la nostra rabbia impotente. Talvolta un responsabile, effettivamente, c&#8217;\u00e8: un datore di lavoro poco scrupoloso, che espone i suoi dipendenti, ad esempio dei minatori, a dei gravi pericoli che si potrebbero evitare, ne \u00e8 un esempio; un altro esempio \u00e8 un automobilista &quot;pirata&quot;, che si mette al volante ubriaco, investe un passante e poi prosegue la sua corsa, senza fermarsi. Fin qui, le cose sono chiare. Ma che dire del crollo di una casa, o dell&#8217;esito infausto di una operazione chirurgica? Dovremo, per principio, trascinare in tribunale quell&#8217;architetto o quel medico, accusandoli di non aver lavorato secondo coscienza, e di aver causato la morte di persone innocenti? Forse s\u00ec, forse no. Da situazioni abbastanza chiare, ci stiamo addentrando in una nebbia sempre pi\u00f9 fitta, dove \u00e8 quasi impossibile distinguere eventuali responsabilit\u00e0. Il camion che non ha frenato in tempo, sotto la pioggia, per esempio: colpa dei freni, colpa dei pneumatici, colpa delle previsioni meteorologiche sbagliate? A chi addosseremo la colpa dell&#8217;incidente? E quello sciatore travolto da una slavina, quel subacqueo ucciso da un&#8217;embolia, quel bagnante attaccato da uno squalo, quella pacifica popolazione decimata dal terremoto, o dall&#8217;eruzione vulcanica, o dallo <em>tsunami,<\/em> o dalla peste: di chi sar\u00e0 la colpa, in tutti questi casi? Con chi ce la prenderemo? Il fatto \u00e8 che morire si deve; ma l&#8217;uomo moderno, figlio della civilt\u00e0 moderna, che esalta l&#8217;Uomo in astratto, e codifica migliaia e milioni di diritti, in concreto, di singoli individui, non pu\u00f2 ammetterlo, non ci riesce, ci\u00f2 \u00e8 superiore alle sue forze. Se lo ammettesse, impazzirebbe. Perci\u00f2 la civilt\u00e0 moderna produce non solo societ\u00e0 squilibrate, dove l&#8217;interesse e il vantaggio del singolo predominano implacabilmente sul bene comune, ma anche individui squilibrati, incapaci di accettare qualsiasi limitazione ai loro supposti diritti, a cominciare da quell&#8217;oltraggio irrimediabile e definitivo che \u00e8 la morte. Ecco il punto: la civilt\u00e0 moderna \u00e8 fondata sul rifiuto dell&#8217;idea della morte, perch\u00e9, esaltando la dignit\u00e0 dell&#8217;Uomo, in un senso puramente immanente e materialistico, non sa darsi ragione della morte, la considera alla stregua di una ladra, di una faina che cerca di penetrare nel pollaio, per fare strage delle galline. L&#8217;ideale della civilt\u00e0 moderna, che ha la fissazione paranoide di &quot;mettere in sicurezza&quot; ogni cosa, dalle pareti franose di una montagna al comportamento di un ex amante deluso e incattivito, sarebbe quello di mettere al bando, definitivamente e inappellabilmente, questa spregevole e sleale nemica, la morte; di mettere delle tagliole per catturare la faina che ha osato introdursi nel pollaio, e assestarle il colpo di grazia, con tutta la rabbia accumulata in proporzione alla paura di dover morire. In altre parole, la civilt\u00e0 moderna nasce da una ripresa dell&#8217;antichissima follia di Adamo ed Eva: essere come Dio e non morire mai, esser padroni del segreto della vita eterna. L&#8217;uomo moderno sta impazzendo perch\u00e9 vorrebbe essere come dio, ma la presenza della morte gli ricorda continuamente la sua condizione di creatura, condizione alla quale vorrebbe ribellarsi.<\/p>\n<p>Per darsi ragione della morte, c&#8217;\u00e8 una strada soltanto: quella dell&#8217;umilt\u00e0; quella del riconoscersi creature, e quindi esseri mortali, fragili, che un soffio di vento pu\u00f2 spegnere come candeline, in qualsiasi momento. Da questa umilt\u00e0 e da questa accettazione pu\u00f2 rinascere un senso di pace e di sicurezza ben diverso da quello, irrealistico e megalomane, alimentato dalle societ\u00e0 umanistiche: un senso di pace e di sicurezza che nasce dal sentimento religioso e della certezza che il mondo \u00e8 stato creato da Dio, che Dio \u00e8 il Dio della vita e non della morte, e, pertanto, che la morte non avr\u00e0 su di noi l&#8217;ultima parola, ma non sul piano fisico, bens\u00ec sul piano soprannaturale. O sopravvivremo come anime, o periremo del tutto: non vi sono altre possibilit\u00e0. Perch\u00e9 una cosa assolutamente certa \u00e8 che il nostro corpo fisico finir\u00e0 divorato dai vermi. Tutta la lotta faustiana dell&#8217;uomo moderno si risolve nel grottesco e patetico tentativo di prolungare indefinitamente la vita, la salute e la giovinezza del suo corpo fisico, impresa palesemente impossibile e contraddittoria. L&#8217;ultima follia \u00e8 quella della ibernazione, come se, facendosi seppellire nel ghiaccio, l&#8217;uomo potesse realmente porre una ipoteca sulla ineluttabilit\u00e0 della morte.<\/p>\n<p>Se vogliamo spezzare questo circolo vizioso, e riaprire orizzonti di speranza, dobbiamo riscoprire l&#8217;etica del dovere e del sacrificio e abbandonare la funesta pretesa di far valere dei presunti &quot;diritti&quot; ad ogni pie&#8217; sospinto. Una volta fatto ci\u00f2, riacquisteremo anche il senso della nostra posizione nel mondo, del nostro statuto ontologico di creature: cio\u00e8 di esseri voluti e amati dal Dio della vita&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quante sono le persone che amano la verit\u00e0, che sono pronte a lottare per trovarla, che sono disposte a sobbarcarsi sacrifici, veglie, amarezze e incomprensioni, pur<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[110],"class_list":["post-24037","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-civilta"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24037","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24037"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24037\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24037"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24037"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24037"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}