{"id":24035,"date":"2016-01-09T08:31:00","date_gmt":"2016-01-09T08:31:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/01\/09\/la-civilta-migliore-al-mondo-ovvio-quella-americana\/"},"modified":"2016-01-09T08:31:00","modified_gmt":"2016-01-09T08:31:00","slug":"la-civilta-migliore-al-mondo-ovvio-quella-americana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/01\/09\/la-civilta-migliore-al-mondo-ovvio-quella-americana\/","title":{"rendered":"La civilt\u00e0 migliore al mondo? Ovvio: quella americana"},"content":{"rendered":"<p>Qual \u00e8 la civilt\u00e0 migliore al mondo, passata, presente o futura? Ovvio: quella a stelle e strisce. Di ci\u00f2 il cittadino medio americano \u00e8 fermamente convinto, e su ci\u00f2 si basa il suo radicato complesso di superiorit\u00e0 verso tutti e verso tutto, compresa la vecchia, decadente e caotica civilt\u00e0 europea. Perfino i cugini inglesi stentano a uscire dal quadro negativo, pur se alcuni americani, e specialmente alcuni intellettuali e teorici della superiorit\u00e0 delle razze &quot;nordiche&quot;, sono disposti ad ammettere che, s\u00ec, in mancanza d meglio, anche la civilt\u00e0 inglese pu\u00f2 andare, almeno rispetto alle altre del Vecchio Continente; e anche, ma con le debite precisazioni e limitazioni, quelle della Scandinavia, dei Paesi Bassi e forse perfino la Germania, se solo i Tedeschi fossero un po&#8217; meno antipatici, sia come popolo che come temibili rivali nella competizione per la conquista dei mercati mondiali. Una eccezione significativa si poteva fare, ed \u00e8 stata fatta, per i Canadesi, visti come fratelli o come cugini molto stretti (nonostante la componente francofona e cattolica); e magari, per la stessa ragione, per gli Australiani ed i Neozelandesi. Ma quando, esattamente, \u00e8 nato questo sentimento di orgogliosa superiorit\u00e0 e di supponenza nei confronti degli altri popoli e delle altre civilt\u00e0, e specialmente della vecchia Europa? Oppure esso \u00e8 sempre esistito? Che sia sempre esistito, \u00e8 difficile sostenerlo; anche se \u00e8 un fatto che i Padri Pellegrini del \u00abMayflower\u00bb erano animati dalla fiera convinzione di essere chiamati alla santit\u00e0, e che Dio stesso avesse messo loro a disposizione un nuovo continente, appunto per realizzare la societ\u00e0 dei santi, la Nuova Gerusalemme. Ma i Padri Pellegrini, anche se hanno dato l&#8217;impronta iniziale alla colonizzazione inglese del Nord America, erano solo una minoranza, rispetto alle ondate successive degli immigrati europei (pi\u00f9 tardi, anche asiatici). In fondo, i coloni inglesi continuarono a sentirsi leali cittadini britannici fino a quando non insorsero i gravi dissapori con la Madrepatria, soprattutto per questioni economiche e fiscali; e ci\u00f2 avvenne solo dopo la Guerra dei Sette anni contro la Francia (1756-63).<\/p>\n<p>Dopo la conquista dell&#8217;Indipendenza, la fierezza americana si svilupp\u00f2 in fretta, mano a mano che sempre nuovi, immensi territori entravano a par parte degli Stati Uniti e che la marcia verso l&#8217;Ovest, verso il Pacifico, e il &quot;Manifesto Destino&quot; di diventare una grande nazione bi-continentale, accrescevano nei cittadini statunitensi il sentimento della propria forza. Il punto di rottura con la tradizione europea, o meglio, del complesso di inferiorit\u00e0 (mai ammesso apertamente) verso l&#8217;Europa, fu, senza dubbio, non tanto la Guerra d&#8217;Indipendenza, ma la Guerra del 1812 contro l&#8217;antica Madrepatria: su di un piede, ormai, di parit\u00e0 strategica, oltre che di contrapposizione ideologica (democrazia <em>yankee<\/em> contro monarchia liberale e costituzionale): tanto \u00e8 vero che gli Americani, ingenuamente e spavaldamente, gi\u00e0 pregustavano il lauto banchetto dell&#8217;annessione del Canada, anche se dovettero ben presto rinunciarvi e badare, anzi, alla difesa del proprio territorio (con tanto di occupazione britannica di Washington e d&#8217;incendio del Campidoglio). Poi, la dottrina Monroe rafforz\u00f2 il senso della propria forza e indusse gli Americani a vedere se stessi, in una cornice mondiale, nelle vesti di generosi custodi e difensori delle libere repubbliche del Nuovo Mondo, contro i tentativi di restaurazione del colonialismo europeo.<\/p>\n<p>La Guerra civile americana impose una battuta d&#8217;arresto alla dottrina Monroe e consent\u00ec a Napoleone III di giocare la carta dell&#8217;invasione del Messico (e perfino alla Spagna di tentare il recupero di una parte dell&#8217;ex Vicereame del Per\u00f9); ma, ancor prima che le ostilit\u00e0 fossero terminate con la vittoria del Nord (mentre le potenze europee avevano parteggiato, sia pure tiepidamente e pi\u00f9 che altro per ragioni commerciali, per il Sud), i Francesi si erano reimbarcati, segnando, con ci\u00f2 stesso, la caduta e la tragica fine di Massimiliano d&#8217;Asburgo. Cresciuti a dismisura acquistando la Louisiana dalla Francia, la Florida dalla Spagna, tutto il Lontano Ovest dal Messico (dopo averlo duramente sconfitto: Pace di Guadalupe-Hidalgo, 1848) ed essersi divisi il Territorio dell&#8217;Oregon con la Gran Bretagna, infine dopo aver comperato l&#8217;Alaska dalla Russia zarista, nel 1867, gli Americani erano fieri di aver raggiunto la massima espansione possibile: il mito della frontiera era terminato, anche se i suoi riflessi perdurarono a lungo nella psicologia americana, e, probabilmente, persistono ancor oggi. Adesso restava solo da &quot;pacificare&quot; le trib\u00f9 di pellerossa, vale a dire, press&#8217;a poco, sterminarle o rinchiuderle nelle riserve, a vivere di elemosina governativa, di turismo e ad abbrutirsi con l&#8217;alcolismo. Si tenga presente questo fatto: \u00e8 assai probabile che, nel sentimento di angoscia dell&#8217;americano moderno, che traspare da tanti romanzi, da tanti film, da tanti atteggiamenti, vi sia un rimorso mai riconosciuto per il genocidio cui furono sottoposti i popoli nativi. Per cui al sentimento della forza e della giovinezza americana, al mito auto-celebrativo di un popolo libero e padrone di s\u00e9, capace di forgiare da solo il proprio destino, si mescola, ma in maniera sotterranea, e quindi con cattiva coscienza e con segreti sensi di colpa, la consapevolezza di aver fondato la propria nazione sopra una colossale ingiustizia storica, in stridente contrasto con i principi di libert\u00e0 e democrazia esteriormente sbandierati.<\/p>\n<p>Giungiamo, cos\u00ec, in piena crescita demografica causata dalla massiccia immigrazione europea (che altro non era se non l&#8217;ondata di ritorno della crisi agraria provocata, in Europa, dalla spietata concorrenza dei cereali statunitensi), e in piena urbanizzazione e industrializzazione, alla svolta di fine secolo. Gli Stati Uniti dichiarano guerra alla Spagna, nel 1898, e si trasformano, per la prima volta in modo esplicito, in una potenza imperialista, anche se molti politici e una buona parte dell&#8217;opinione pubblica cercano di non vedere questo fatto, e tentano di giustificare l&#8217;annessione di Portorico e l&#8217;occupazione delle Filippine (poi anche delle Isole Hawaii) come delle operazioni necessarie e, probabilmente, temporanee, tali da non inficiare l&#8217;assunto politico fondamentale americano: che gli Stati Uniti sono i custodi della libert\u00e0 e della democrazia a livello planetario e che non fanno alcuna guerra se non per aiutare altri popoli, pi\u00f9 deboli e bisognosi del loro aiuto (come il popolo cubano), a raggiungere l&#8217;obiettivo della indipendenza nazionale. Nondimeno, vi furono alcuni intellettuali e alcuni uomini politici che si resero conto dello snaturamento delle linee portanti della cultura politica americana e che riconobbero la natura interessata, finanziaria, industriale e commerciale, degli interveti statunitensi, specialmente in America Latina (a Panama, per costruire il Canale, il governo americano giunse al punto di provocare una secessione dalla Colombia); ma rimasero una piccola e inascoltata minoranza.<\/p>\n<p>A partire dalla Prima guerra mondiale gli Americani si trovarono a tu per tu con la grande politica mondiale, non impegnati in modesti conflitti locali, ma come ago della bilancia nella lotta decisiva fra i due blocchi di potenze, l&#8217;Intesa e gli Imperi Centrali; schierandosi per le democrazie contro le autocrazie, non fecero che trarre le logiche conclusioni della loro concezione dei rapporti internazionali, perch\u00e9, secondo il loro punto di vista, non avrebbero potuto assistere inerti alla eventuale vittoria del &quot;militarismo&quot; prussiano (ed \u00e8 la stessa situazione che si ripeter\u00e0 nel 1940-41, quando Hitler minaccer\u00e0 lo sbarco in Gran Bretagna). Ma subito dopo la guerra, subentr\u00f2 una violenta ondata isolazionista: la guerra non era mai stata popolare; e, del resto, Wilson era stato eletto con la promessa menzognera ai suoi elettori che avrebbe tenuto il Paese fuori dal conflitto. Il tentativo wilsoniano, alla Conferenza di Versailles, di imporre l&#8217;idealismo internazionale come nuovo asse portante della politica americana, trov\u00f2 una fiera opposizione interna, a cominciare dal Congresso; il suo progetto di fondare la Societ\u00e0 delle Nazioni venne sonoramente bocciato, e gli Stati Uniti rifiutarono di aderire alla creatura partorita dal loro Presidente.<\/p>\n<p>\u00c8 da quegli ani, a nostro modo di vedere, che data l&#8217;elaborazione definitiva del senso di superiorit\u00e0 americano rispetto all&#8217;Europa. Fino alla Prima guerra mondiale, l&#8217;Europa aveva ancora esercitato un fascino incontestabile sugli uomini di cultura americani, anche se sempre di meno, e sempre pi\u00f9 commisto alla diffidenza e ad un certo disdegno: si pensi al \u00abFauno di marmo\u00bb di Nathaniel Hawthorne, o al celeberrimo \u00abRitratto di Signora\u00bb di Henry James. Dopo la guerra il fenomeno prosegu\u00ec (Eliot, Pound), ma ormai ristretto a cerchie limitatissime o a personalit\u00e0 isolate: il sentimento prevalente era cambiato, l&#8217;Europa era diventata un continente inaffidabile e sospetto, pieno di tensioni e irrequietezze, di conflitti irrazionali e, per giunta, di debiti. E l&#8217;avidit\u00e0 americana non vide, non seppe vedere, quanto sarebbe stato meglio per il mondo intero adottare una linea pi\u00f9 generosa nei confronti delle nazioni europee indebitate dopo il 1918, sia le vinte che le vittoriose. Le banche americane esigevano la restituzione dei prestiti con tutti gli interessi e il governo restava neutrale, lasciando che l&#8217;economia e la finanza se la sbrigassero da sole.<\/p>\n<p>A partire dall&#8217;inizio degli anni Venti del &#8216;900, l&#8217;Europa, nell&#8217;immaginario americano, decadde definitivamente al rango di un continente impoverito e dissestato, dove succedevano troppe cose strane, e i cui abitanti avevano delle abitudini discutibili e un po&#8217; sgradevoli, insomma non erano &quot;civili&quot; come lo erano loro, gli Americani. Non sapevano fare ordine in casa propria, non trovavano un po&#8217; di stabilit\u00e0 e non riuscivano neppure a pagare i debiti. Una folla di intellettuali americani, come Hemingway o come Gertrude Stein, si riversarono sull&#8217;Europa e la percorsero in lungo e in largo, soggiornando ovunque per un tozzo di pane, tanto era favorevole il cambio della moneta, e ostentando le loro inquietudini esistenziali e sessuali (come i triangoli amorosi di Hemingway o la omosessualit\u00e0 sbandierata della Stein); emettevano sentenze, giudicavano con molta superficialit\u00e0, portavano e accrescevano ulteriore confusione, tentando tutti gli esperimenti artistici, sbizzarrendosi in tutte le avanguardie. Ovunque andassero, a Londra, a Parigi, a Roma, a Berlino, a Cannes, a Sankt-Moritz, gli Americani si sentivano portatori di una civilt\u00e0 &quot;superiore&quot; e guardavano con degnazione quei piccoli e buffi Europei che si arrabattavano cos\u00ec maldestramente fra rivoluzioni e controrivoluzioni, svalutazioni e recessioni, colpi di stato di destra e di sinistra, fanatismi ed estremismi. Era facile, per quei ricchi turisti, fare di tutta l&#8217;erba un fascio e, soprattutto, ignorare i mali, pi\u00f9 nascosti, ma non meno profondi, della propria civilt\u00e0; era sin tropo facile, e non molti ebbero il buon gusto e l&#8217;intelligenza di rendersene conto. Chi lo fece, innamorandosi speditamente dell&#8217;Europa, si trov\u00f2 poi a dover pagare un prezzo nei confronti dei propri connazionali: si pensi solo al caso di Ezra Pound. Oppure si pensi, qualche anno dopo, nel 1936, alla leggenda di Hitler che non volle stringere a mano al velocista Jesse Owens, vincitore alle Olimpiadi di Berlino; mentre la verit\u00e0 \u00e8 che a non volerlo ricevere fu proprio il presidente americano, Franklin Delano Roosevelt. Gli Americani vedevano il razzismo europeo, e specialmente l&#8217;antisemitismo, ma non il proprio, e fingevano di non sapere quel che facesse il Ku-Klux-Klan.<\/p>\n<p>Uno dei migliori storici americani &#8212; e, forse perci\u00f2, dei meno conosciuti, specialmente fuori degli Stati Uniti -, Merle Curti (nato nel 1897 e morto, quasi centenario, nel 1996), ha bene analizzato questo stato d&#8217;animo diffuso, questa radicata convinzione del cittadino medio americano circa la superiorit\u00e0 e l&#8217;eccellenza della propria civilt\u00e0 nei confronti di tutte le altre, compresa quella europea, sviluppatisi, appunto, subito dopo la Prima guerra mondiale (da: M. Curti, \u00abStoria della cultura e della societ\u00e0 americana\u00bb; ma il tiolo originale \u00e8 sensibilmente diverso: \u00abThe Growth of American Thought\u00bb, New York, Harper and Brothers Publishers, 1951; traduzione dall&#8217;inglese a cura di Francesco Mei, Venezia, Neri Pozza Editore, 1959, pp. 672-674):<\/p>\n<p><em>\u00abIl sentimento popolare reag\u00ec non soltanto contro la guerra stessa [dopo il 1919] ma anche contro il concetto dell&#8217;idealismo internazionale e contro quello affine della responsabilit\u00e0 americana in certe misure di controllo pianificato delle forze internazionali.[&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>Lungi dall&#8217;assumersi una qualsiasi responsabilit\u00e0 per il benessere dell&#8217;Europa, la tendenza predominante fu espressa da quel membro del Congresso che dichiar\u00f2: &quot;Adesso gli Stati Uniti desiderano che l&#8217;Europa faccia un po&#8217; di pulizia in casa propria senza perdere tempo&quot;. La stessa idea fu formulata da un altro quando afferm\u00f2 che l&#8217;Europa, piena di debiti e demoralizzata, doveva &quot;fare piazza pulita e pagare&quot;. In grandissima parte gli americani guardavano dall&#8217;alto in basso lo &quot;stato arretrato, la decadenza, il caos politico&quot; dell&#8217;Europa. Si burlavano del suo insuccesso nel risolvere difficolt\u00e0 che datavano da secoli. Non vedevano che la profonda disgregazione era il risultato quasi inevitabile del sorgere di un&#8217;interdipendenza tecnologica rivoluzionaria che stava in netto contrasto con le convinzioni e le abitudini ereditate. Un numero impressionante di turisti del ceto medio americano invasero l&#8217;Europa per ammirare i villaggi pittoreschi e gli strani [sic] paesaggi. Ma molti se non quasi tutti ritornarono ringraziando il Signore che il loro governo s&#8217;era lavato le mani a proposito di tutta quella confusione europea.<\/em><\/p>\n<p><em>Gli Americani non soltanto ripudiavano i doveri e le responsabilit\u00e0 internazionali, ma pi\u00f9 fiduciosi che mai si gloriavano della loro superiorit\u00e0 americana. Il &quot;Ladie&#8217;s Home Journal&quot; dichiar\u00f2 in un articolo di fondo che &quot;al giorno d&#8217;oggi esiste unicamente una civilt\u00e0 di prim&#8217;ordine a questi mondo, ed \u00e8 proprio qui, negli Stati Uniti&#8230; &quot;. La stessa superiorit\u00e0 fu ammessa graziosamente per il Canad\u00e0. Alcuni attribuirono la superiorit\u00e0 degli Stati Uniti al predominare della cosiddetta &quot;razza nordica&quot; senza rendersi conto che il popolo americano era in realt\u00e0 un conglomerato di popoli, e trascurando la pretesa dell&#8217;Inghilterra di essere considerata come una rappresentante migliore di &quot;razza nordica&quot;. In ogni caso, Lothrop Stoddard e William Mc Dougall divulgarono la dottrina della supremazia della &quot;razza nordica&quot; e tentarono di giustificare i loro argomenti con uno sfoggio suggestivo di &quot;prove biologiche&quot; e psicologiche. Il fatto che queste credenze furono ampiamente accettate contribuisce a spiegare il grado considerevole di tolleranza e perfino di appoggio il rinato Ku-klux-klan, un ordine segreto anti-negro, anti-semita e anti-migrante e anti-cattolico, che fior\u00ec dal terzo decennio del secolo tra la parte pi\u00f9 bassa dei ceti medi. La fede nella superiorit\u00e0 nordica contribu\u00ec anche alla decisione di restringere &#8216;immigrazione e di fare una discriminazione, nel numero limitato di immigrati futuri, a favore degli Europei settentrionali. Altri attribuirono la superiorit\u00e0 dell&#8217;America alla moralit\u00e0 superiore del suo popolo. Thomas Dixon Carver, professore di economia a Harvard, scrisse che la buona fortuna dell&#8217;America era stata soltanto il risultato del buon comportamento americano, ed era dovuta al fatto che gli Americani avevano sempre cercato &quot;il regno dei Cieli e la rettitudine&quot;. Lo stesso tema fu sviluppato dal dottor Frank Crane, un giornalista molto popolare. Questo mentore clericale del popolo credeva che l&#8217;unica difficolt\u00e0 dell&#8217;Europa consistesse nel fatto che, a differenza dell&#8217;America, non aveva mai imparato a lavorare e ad amare il lavoro. Molti pensavano che l&#8217;America, esportando in Europa fabbriche, tecniche e organizzazioni industriali efficienti, avrebbe immediatamente risollevato il vecchio mondo da uno stato di decadenza quasi senza speranza. Le aspre repliche del&#8217;Europa a tutte queste chiacchiere sulla superiorit\u00e0 americana e l&#8217;americanizzazione del&#8217;Europa trovarono poca risonanza negli Stati Uniti. In ogni caso, indipendentemente dai benefici che secondo i patrioti l&#8217;Europa avrebbe derivato dall&#8217;esportazione di merce americana, la maggior parte degli americani era d&#8217;accordo con Calvin Coolidge quando in effetto egli si pose ad ogni importazione, sia industriale che intellettuale o politica.<\/em><\/p>\n<p><em>Eppure, agli occhi di molti patrioti, l&#8217;evidente superiorit\u00e0 degli Stati Uniti non venne apprezzata adeguatamente nel paese ed aveva bisogno di metodi ad alto potenziale per essere sostenuta. Molti trovarono un grande sfogo emotivo nell&#8217;organizzare manifestazioni di propaganda patriottica. Il patriottismo era naturalmente in parte l&#8217;espressione idealistica di un&#8217;emozione che aveva le sue radici nell&#8217;educazione del passato e in tutta la cultura del paese. Il movimento dell&#8217;&quot;americanismo al cento per cento&quot; rispecchiava inoltre il senso di propriet\u00e0, poich\u00e9 il patriottismo era spesso legato alla sicurezza del possesso.\u00bb<\/em><\/p>\n<p>Inutile dire che negli Stati Uniti, dopo l&#8217;isolazionismo prevalente negli anni Venti e Trenta, con il loro ingresso decisivo nella Seconda guerra mondiale, e con l&#8217;assunzione della responsabilit\u00e0 di superpotenza mondiale, nonch\u00e9 di baluardo difensivo dell&#8217;intero &quot;mondo libero&quot;, e davanti allo spettacolo della rovina, materiale e morale, dell&#8217;Europa, oltre che delle sue colpe morali (di nuovo, gli Americani vedevano i crimini nazisti, ma non si rimproveravano le atomiche di Hiroshima e Nagasaki), il sentimento dell&#8217;orgoglio patriottico e della propria superiorit\u00e0 sono cresciuti in misura esponenziale e perdurano tuttora. Un esempio per tutti: se una cittadina americana, come Amanda Knox, viene giudicata e riconosciuta colpevole di omicidio da un tribunale europeo &#8212; italiano, in questo caso -, l&#8217;intera opinione pubblica americana si mobilita, perch\u00e9 sente ci\u00f2 come una intollerabile ingiustizia e quasi come un affronto. Come osano, quei piccoli e buffi Europei, con i loro ridicoli tribunali, condannare un cittadino della nobile patria della Democrazia e della Libert\u00e0?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Qual \u00e8 la civilt\u00e0 migliore al mondo, passata, presente o futura? Ovvio: quella a stelle e strisce. Di ci\u00f2 il cittadino medio americano \u00e8 fermamente convinto,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30178,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[56],"tags":[93,110,256],"class_list":["post-24035","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-politica","tag-america","tag-civilta","tag-stati-uniti-damerica"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-politica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24035","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24035"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24035\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30178"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24035"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24035"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24035"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}