{"id":24034,"date":"2008-03-20T11:03:00","date_gmt":"2008-03-20T11:03:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/03\/20\/e-giusto-civilizzare-gli-indios-con-la-forza-due-teologie-a-confronto-nel-1500\/"},"modified":"2008-03-20T11:03:00","modified_gmt":"2008-03-20T11:03:00","slug":"e-giusto-civilizzare-gli-indios-con-la-forza-due-teologie-a-confronto-nel-1500","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/03\/20\/e-giusto-civilizzare-gli-indios-con-la-forza-due-teologie-a-confronto-nel-1500\/","title":{"rendered":"\u00c8 giusto \u00abcivilizzare\u00bb gli indios con la forza? Due teologie a confronto nel 1500"},"content":{"rendered":"<p>Nei primi decenni del sedicesimo secolo, all&#8217;apogeo del Rinascimento, la cultura europea comincia a dibattere appassionatamente un problema etico-politico sollevato dalla scoperta di un &quot;nuovo mondo&quot; da parte di Cristoforo Colombo e, soprattutto, dalle spregiudicate imprese dei <em>conquistadores<\/em> i quali, &#8211; come Hernan Cortes nel Messico degli Aztechi o Francisco Pizarro e Diego de Almagro nel Per\u00f9 degli Incas -, stanno mettendo a ferro e fuoco vastissime regioni e sottomettendo sistematicamente le popolazioni indigene, in un crescendo di violenze inaudite. Si arriva al punto che i miti <em>indios<\/em> delle Grandi Antille (Cuba, Giamaica, Haiti e Portorico), decimati, braccati con i cani da caccia come selvaggina, schiavizzati nel lavoro delle piantagioni dove muoiono come le mosche &#8211; ed \u00e8 ben per questo che la tratta degli Africani comincia a sbarcare nel &quot;nuovo mondo&quot; migliaia di braccia da lavoro gratuite, strappate ai loro villaggi sulle opposte rive dell&#8217;Atlantico -, arrivano a suicidarsi in massa, preferendo la morte alla brutalit\u00e0 senza misericordia degli uomini bianchi.<\/p>\n<p>Sono fatti che colpiscono la coscienza morale di alcuni ambienti della cultura europea, specialmente in ambito religioso. La Chiesa cattolica, invero, se, ancora alla fine del Quattrocento, si era posta quale sovrana, in linea teorica, del mondo intero, spartendo le nuove terre e i nuovi mari fra le monarchie di Spagna e Portogallo, col trattato di Tordesillas del 1494, a partire dal 1517 vive il trauma della lacerazione interna ad opera di Lutero e perde cos\u00ec, rapidamente, gran parte della sua autorit\u00e0 e del suo prestigio morale. Dieci anni dopo, il sacco di Roma da parte delle soldatesche di Carlo V danno il colpo di grazia a quel che rimane delle sue pretese egemoniche. Poco pi\u00f9 di una trentina d&#8217;anni separano l&#8217;ultimo trionfo diplomatico internazionale di papa Borgia, Alessandro VI, dalla umiliante disfatta politica e morale di Clemente VII; ma sono anni nei quali la ruota della storia della storia si \u00e8 messa a girare molto in fretta.<\/p>\n<p>Eppure, a dispetto della crisi della cultura religiosa, le cui cause remote risalgono indietro nel tempo e alla quale, certamente, ha contribuito molto la nuova concezione della politica fondata da Niccol\u00f2 Machiavelli, il pensiero teologico insegnato nelle universit\u00e0 europee, e specialmente alla Sorbona di Parigi, rimarr\u00e0 ancora per qualche tempo al vertice del sapere; finch\u00e9 l&#8217;onda lunga della cosiddetta Rivoluzione scientifica non gli strapper\u00e0 definitivamente lo scettro. Ed \u00e8, quindi, principalmente nell&#8217;ambito della cultura religiosa che si dibatte il problema se sia lecito, o meno, civilizzare e convertire a forza gli <em>indios<\/em>; tanto pi\u00f9 che gran parte delle notizie circa il dubbio comportamento degli Europei nelle terre appena conquistate, di l\u00e0 dall&#8217;Oceano, sono di provenienza ecclesiastica. Accanto ad ogni <em>conquistador<\/em>, infatti, immancabilmente c&#8217;\u00e8 un frate, di solito un francescano o un domenicano; e, nei territori sottomessi e recentemente &quot;pacificati&quot; (per usare un eufemismo che non inganna nessuno), accanto al governatore civile spagnolo compare subito un vescovo, incaricato di organizzare in diocesi e in parrocchie le province e i villaggi degli <em>indios<\/em>, di predicare il Vangelo e di convertire quelle popolazioni.<\/p>\n<p>Accade cos\u00ec che proprio un vescovo spagnolo, Bartolom\u00e9 de Las Casas, nato a Siviglia nel 1484, domenicano, fa conoscere ai suoi connazionali e all&#8217;intera Europa la <em>leggenda nera<\/em>, ossia l&#8217;altra faccia, quella nascosta, della conquista del &quot;nuovo mondo&quot; e della sottomissione e &quot;civilizzazione&quot; degli indigeni.<\/p>\n<p>Particolare scalpore solleva la sua <em>Brevisima relacion de la destruccion de las Indias<\/em>, pubblicata nel 1542 in seguito ala richiesta dell&#8217;imperatore Carlo V di redigere una sintesi dei memoriali che questi aveva gi\u00e0 presentato sulla drammatica situazione degli <em>indios.<\/em> Si pensa che quest&#8217;opera abbia contribuito ad ispirare le <em>Leyes Nuevas<\/em> del 1542-43, con le quali venivano formalmente liberati gli indigeni dalla schiavit\u00f9 nelle colonie spagnole; leggi che, pur non modificando pi\u00f9 di tanto la condizione <em>de facto<\/em>, degli amerindi, valsero per\u00f2 a limitare, almeno teoricamente, i maggiori abusi compiuti a loro danno, sancendo <em>de iure<\/em> il ripudio della schiavit\u00f9 (istituto che, invece, nella colonia portoghese del Brasile, rimase perfettamente legale).<\/p>\n<p>\u00c8 vero che Las Casas, nel suo sforzo di perorare la causa degli <em>indios<\/em>, mettendoli in una luce favorevole, ne idealizz\u00f2 parzialmente i costumi, al punto che, da molti, egli \u00e8 considerato il &quot;padre nobile&quot; del mito del <em>buon selvaggio<\/em>, che affasciner\u00e0 per secoli l&#8217;immaginario europeo, culminando all&#8217;epoca dell&#8217;Illuminismo (e, secondo Carlos Rangel, prolungandosi fino alla stagione del guevarismo, nel 1968 e dintorni). Ed \u00e8 altrettanto vero che il buon domenicano, tutto preso da apostolico zelo per la difesa degli <em>indios<\/em> &#8211; che anch&#8217;egli, all&#8217;inizio, aveva disprezzato, convertendosi poi alla loro causa; un po&#8217;, se si vuole, come il vescovo di El Salvador, monsignor Romero, in anni a noi vicini &#8211; aveva suggerito alle autorit\u00e0 spagnole di servirsi degli schiavi negri nelle piantagioni, proprio per sottrarre al lavoro coatto i nativi americani.<\/p>\n<p>Tutto questo, per\u00f2, esula da una riflessione sul dibattito teologico che allora si accese in Europa circa il comportamento da tenere nei confronti degli <em>indios<\/em>, e che culmin\u00f2 nella decisione dell&#8217;imperatore Carlo V di convocare la Giunta di Valladolid, proprio per stabilire, alla luce del pensiero teologico, le linee guida della politica spagnola verso i nativi. La decisione del sovrano di ordinare la sospensione di tutte le conquiste al di l\u00e0 dell&#8217;Atlantico e di convocare una solenne conferenza di esperti teologi e giuristi fu presa il 16 aprile del 1550 e fu determinata dal fatto che le tesi umanitaristiche di Las Casas erano state vigorosamente controbattute da un eminente umanista, Juan Gin\u00e9s de Sepulveda (nato a Cordova nel 1490).<\/p>\n<p>Sepulveda, che era anche un gesuita, considerava gli <em>indios<\/em> non come degli esseri umani a pieno titolo, bens\u00ec degli <em>homunculi,<\/em> esseri inferiori ai bianchi e tanto lontani dalla civilt\u00e0, quanto gli uomini lo sono dalle bestie<em>.<\/em> Inoltre egli li considerava crudeli, sleali, barbari nel vero senso della parola; i <em>conquistadores<\/em>, pertanto, erano degni di lode, perch\u00e9 portavano ad essi i benefici della civilt\u00e0 e meritavano, di conseguenza, un premio per le loro fatiche, ossia l&#8217;acquisizione delle terre dei nativi. Le tesi di Sepulveda, quindi, si contrapponevano alla concezione tomista di Las Casas, il quale, appoggiandosi all&#8217;autorit\u00e0 di San Tommaso d&#8217;Aquino, sosteneva, con i suoi confratelli della scuola di Salamanca, che gli indigeni erano uomini come gli Europei, dotati degli stessi diritti naturali.<\/p>\n<p>In uno scritto del 1547, intitolato <em>La scoperta dei selvaggi<\/em>, Sepulveda definiva e precisava ulteriormente la propria concezione. Gli <em>indios<\/em> non possedevano solamente caratteristiche negative, tuttavia queste prevalevano, come nel caso dei sacrifici umani degli Aztechi alla divinit\u00e0 solare, Huitzilopochtli, o in quello del cannibalismo praticato dalle popolazioni Arawak, sia nelle Antille che sulle coste meridionali del Mar dei Caraibi. In effetti, la notizia della pratica del cannibalismo, generalizzata e semplificata, era stata recepita in larghi settori della cultura europea e aveva creato una sorta di <em>leggenda nera<\/em> degli indigeni, che costituiva il rovescio della medaglia del mito del &quot;buon selvaggio&quot;; come \u00e8 attestato, fra l&#8217;altro, da una serie di racconti e di incisioni che volgarizzarono tale pratica presso un vasto pubblico del &quot;vecchio&quot; continente, e dando l&#8217;impressione che un po&#8217; tutti gli Amerindi fossero dediti all&#8217;antropofagia.<\/p>\n<p>Le tesi di Juan Gines de Sepulveda non costituivano affatto una voce isolata nel contesto della cultura spagnola del primo Cinquecento, n\u00e9 al di fuori di essa. Nella celebre universit\u00e0 di Parigi, la Sorbona, il centro prestigioso della teologia medioevale e umanistica, Johannes Maior aveva dato alle stampe un libro, fin dal 1510 (dunque, assai prima della scoperta e conquista degli imperi maya ed azteco), in cui si sosteneva il buon diritto dei bianchi di convertire gli indigeni, se necessario, anche con la forza; e di risarcirsi dei pericoli e delle fatiche sopportati, mediante la requisizione delle loro terre.<\/p>\n<p>La Giunta di Valladolid tenne i suoi lavori fra il 1550 e il 1551, nell&#8217;Aula Triste del Palazzo di santa Cruz, in due sessioni distinte: la prima nell&#8217;estate del 1550, la seconda nel corso dell&#8217;anno successivo.<\/p>\n<p>Sollecitata dallo stesso Las Casas, la Giunta dibatt\u00e9 lungamente le due tesi contrapposte: se gli indigeni d&#8217;America fossero soggetti di diritto quanto lo erano gli Europei, oppure no; e, pur non approdando a una conclusione univoca e definitiva, pu\u00f2 aver ispirato, come si \u00e8 visto, le <em>Leyes Nuevas<\/em>, promulgate un anno dopo. Le argomentazioni dei due principali protagonisti, Las Casas e Sepulveda, si confrontarono sul terreno strettamente teologico e giuridico e, a quanto pare, vi fu una prevalenza delle tesi del primo; anche se, in realt\u00e0, la situazione dei nativi amerindi ebbe scarso vantaggio da quella disputa accademica.<\/p>\n<p>Del resto, Las Casas non aveva fatto altro che abbracciare e diffondere il pensiero di uno dei maggiori esponenti del pensiero filosofico di Salamanca, Francisco de Vitoria. Questi, pur riconoscendo che pratiche barbare e sanguinarie, come il cannibalismo e il sacrificio umano, erano motivo di giusta causa per muovere guerra ai sovrani indigeni, sosteneva per\u00f2 che questi esercitavano un diritto legittimo nel governare le proprie terre e che non potevano essere legittimamente privati. N\u00e9 si poteva ammettere il diritto dei bianchi di ridurli in schiavit\u00f9 appellandosi ad Aristotele, come aveva fatto Johannes Maior, col pretesto che esisterebbe una &quot;naturale&quot; differenza fra gli esseri umani e che alcuni sarebbero fatti per dominare, altri per essere dominati.<\/p>\n<p>L&#8217;intera questione \u00e8 efficacemente ricapitolata dal saggista tedesco Wilfried Westphal nel suo libro <em>I Maya. Antichi e moderni schiavi<\/em> (titolo originale: <em>Die Maya. Volk im Shatten seiner V\u00e4ter<\/em>, M\u00fcnchen, 1977; traduzione italiana di Adriano Caiani e Aldo Runfola, Milano, SugarcCo Edizioni, 1980, pp. 173-178):<\/p>\n<p><em>&quot;\u00abNel 1526 divent\u00f2 governatore del regno yucateco un altro miserabile, a forza di bugie e di falsit\u00e0, a furia delle offerte che egli fece al re, n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno di come avevano sempre agito gli altri tiranni, per poter ottenere cariche e prebende e poi poter rubare.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Il regno dello Yucatan era abitato da molta, moltissima gente, perch\u00e9 \u00e8 una terra con un clima ottimo, dove il cibo e i frutti non mancano (pi\u00f9 ancora che in Messico); c&#8217;\u00e8 specialmente il miele, e cera in abbondanza, pi\u00f9 che in qualsiasi altro paese di cui si abbia notizia. Il regno ha un perimetro di trecento leghe. Le persone che ci vivevano erano diverse da tutti gli altri indi, perch\u00e9 erano sagge e amavano l&#8217;ordine, non avevano vizi e non conoscevano il peccato, erano disposte a ricevere la parola di Dio e degne di ascoltarla.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Sarebbe stato anche possibile fondare grandi citt\u00e0 per gli spagnoli in quel posto, i quali vi sarebbero vissuti come in un paradiso terrestre (se di ci\u00f2 fossero stati degni), ma non lo erano, avevano invece molta avidit\u00e0 e insensibilit\u00e0, erano grandi peccatori e si sono dimostrati indegni degli altri paesi indi che Dio ha loro indicato.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Il tiranno, con i suoi trecento uomini che aveva portato con s\u00e9, cominci\u00f2 una guerra spietata contro esseri umani che non erano colpevoli e vivevano in pace nelle loro capanne, uccidendone e annientandone molti. E non essendoci oro in quel paese, perch\u00e9 se ce ne fosse le miniere non ne avrebbero pi\u00f9 da parecchio tempo, egli trasse oro dai corpi e dalle anime di coloro per i quali Ges\u00f9 Cristo \u00e8 morto e rese schiavi quelli che non ammazz\u00f2, li stiv\u00f2 nelle navi, prendendo in cambio vino, olio, aceto e lardo, abiti e cavali.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Lasci\u00f2 che ciascuno scegliesse tra centocinquanta ragazze, una pi\u00f9 bella dell&#8217;altra, in cambio di qualche litro di vino, di olio o di aceto, oppure di un pezzo di lardo; per lo stesso prezzo era consentito appropriarsi di uno dei cento o duecento bei giovanotti. Per un formaggio, diede via un ragazzo che era senz&#8217;altro figlio di un principe; cento in cambio di un cavallo. Continu\u00f2 a vendere e a comperare in questo modo dal 1526 al 1533; per sette anni devast\u00f2 e spopol\u00f2 quel paese e uccise senza piet\u00e0 quegli esseri umani, fino a quando non giunse notizia del ricco Per\u00f9 ,che stimol\u00f2 i suoi uomini ad andarsene, tanto che per qualche giorno l&#8217;inferno cess\u00f2. Ma poi gli aiutanti del boia tornarono, e i tormenti ricominciarono, con scorrerie, cacce allo schiavo, peccati contro Dio, una vergogna durata fino ai giorni nostri. prima in quelle trecento leghe c&#8217;erano esseri umani: adesso non c&#8217;\u00e8 quasi pi\u00f9 nessuno\u00bb (Las Casas, Bartolom\u00e9 de,<\/em> Obras Escogidas<em>, 5 voll., a cura di Juan P\u00e9rez de Tudela Bueso, Madrid, 1957-61: vol. V, pp. 155-156).<\/em><\/p>\n<p><em>&quot; (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Colui che ha scritto questo \u00e8 il celebre Bartolom\u00e9 e Las Casas (1474-1566), ecclesiastico e difensore degli indi; il brano \u00e8 infatti tratto dalla sua<\/em> Breve cronaca della distruzione dei paesi indi<em>, che lo fece diventare il fondatore della<\/em> leggenda nera<em>, una dottrina politica che fu il primo atto di accusa contro una potenza colonialista europea.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Che l&#8217;immagine della conquista contro la terra maya trasmessaci da Las Casas si attendibile, ci viene confermato non solo dalle indagini demostatistiche (&#8230;), ma anche dallo stesso landa (che non era certamente un protettore degli indi). Scrivendo<\/em> Due parole sulle cose dello Yucatan<em>, non nasconde affatto i crimini dei suoi connazionali:<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abQuando gli indi delle province di Cochua e di Chectemal si ribellarono, gli spagnoli li ammansirono in maniera tale che la popolazione, da numerosissima, molto si ridusse, e non ci fu terra pi\u00f9 miserabile di quella. Con gli indi furono crudeli come mai, e tagliarono loro il naso, le braccia, le gambe, i seni delle donne, le quali venivano gettate nelle lagune con zucche legare alle gambe per farle andare a fondo. I bambini venivano sforacchiati perch\u00e9 non camminavano in fretta con le loro madri. Li trascinavano con la catena al collo, e quando qualcuno si ammalava e non riusciva pi\u00f9 a stare al passo, gli mozzavano il capo per non perdere tempo a sfilarlo. In numero grande erano le donne e gli uomini che cos\u00ec legati venivano tratti in schiavit\u00f9\u00bb (Landa, Diego de,<\/em> Relacio de las Cosas de Yucatan<em>, a cura di A. M. Garibay, Mexico City, 1959p. 27).<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;A noi che viviamo in un&#8217;epoca di colonialismo illuminato, queste notizie sono familiari, anche se finora abbiamo pensato pi\u00f9 ai negri che ai maya, quando si parlava di caccia all&#8217;uomo e di schiavi.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ma nel periodo delle scoperte, allorch\u00e9 l&#8217;europeo per la prima volta prese diretto contatto con i popoli di altri continenti e pose le fondamenta dell&#8217;egemonismo (e delle sua succursale nordamericana), non fu affatto naturale negare il diritto dell&#8217;uomo bianco a conquistare il resto del mondo. Anzi, la diffusione della civilt\u00e0 occidentale era opera gradita a Dio.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Inizialmente la cosa non ebbe bisogno di particolari giustificazioni: il diritto del primo scopritore, al quale appunto spettava la terra sub cii per primo aveva messo piede, era un privilegio vecchio come il mondo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Nulla da eccepire, se le lontane contrade erano disabitate. Ma quando gli europei venivano dribblati, preceduti da qualcun altro? Si poteva ancora parlare di terra senza padrone?<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La bolla pontificia<\/em> Inter caetera divinae <em>(del 4 maggio 1493) suddivise il globo tra le due grandi potenze marinare di allora, le cristiane nazioni spagnola e portoghese: tutte le terre scoperte e da scoprire che si trovavano a ovest delle Azzorre, al di l\u00e0 di una linea di confine lunga cento miglia spettavano alla Spagna, quelle al di qua al Portogallo. Un verdetto arbitrale a cui il papa diceva di aver diritto quale capo dell&#8217;umanit\u00e0 oltrech\u00e9 sulla chiesa, con tanto di sovranit\u00e0 sui paesi e suin popoli di tutto il globo. La bolla deleg\u00f2 ai re iberici il potere temporale del pontefice, mentre essi si impegnavano a diffondere la religione cristiana tra i nuovi sudditi miscredenti.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;In base all&#8217;<\/em>Inter caetera divinae<em>, l&#8217;anno successivo, Spagna e Portogallo sottoscrissero un patto che spostava la linea di demarcazione a duecentosettanta miglia a ovest, cosicch\u00e9 alla corona portoghese tocc\u00f2 il Brasile prima ancora di sapere che esistesse. Tutto il resto del Nuovo Mondo, per\u00f2, spett\u00f2 alla Spagna, per lo meno fino a quando Francesco I, re di Francia, grid\u00f2 al papa di mostrargli il testamento di Adamo e invi\u00f2 navigatori in Nordamerica. Gli inglesi fecero altrettanto.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Accanto ai titoli che davano certezza al diritto (quello della missione tra i senza fede era il pi\u00f9 noto),c&#8217;erano anche numerosi altri argomenti a giustificazione della conquista. Essi spaziavano dal cosiddetto<\/em> ius gentium<em>, che favoriva un reciproco rapporto commerciale e immigrativo tra i popoli, fino a una<\/em> coscienza missionaria civilizzatrice<em>, basata sull&#8217;antica concezione che gli esseri umani non compresi nella propria area culturale fossero barbari. Non pochi furono addirittura convinti che i popoli appena scoperti non appartenessero al genere umano, trattandosi di esseri privi di ragione, a livello, dicevano, animale. Trarli in schiavit\u00f9 era nell&#8217;ordine naturale delle cose.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Per quanto ci si arrabattasse per dare una base giuridica alle invasioni, al fine di tranquillizzare la coscienza e di non ledere gli interessi di rivali e complici, non tard\u00f2 a emergere che il conto era stato fatto senza l&#8217;oste. Gli infedeli, i barbari non volevano affatto venire &#8216;civilizzati&#8217;! ma allora era giusto costringerli?<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Johannes Major, professore di teologia all&#8217;universit\u00e0 di Parigi rispose di s\u00ec. Essendo anch&#8217;essi dei missionari, scrisse in un&#8217;opera apparsa nel 1510, i sovrani cristiani hanno il diritto di procedere con la forza contro quei principi pagani che si oppongono alla diffusione del cristianesimo, a un comandamento di Dio. Secondo il sapiente teologo, era giusto che, in cambio della fatica fatta per convertirli, i miscredenti cedessero il loro paese ai conquistatori.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Per evitare una troppo libera interpretazione della pia dottrina di Major, re Ferdinando di Spagna, nel 1513, fece preparare un documento, il cosiddetto<\/em> requerimiento<em>, che tracciava per esploratori e conquistatori le linee, le direttive commerciali da seguire. Il documento cominciava cos\u00ec: \u00abIl Signore Iddio affid\u00f2 a un uomo di nome San Pietro la potest\u00e0 su tutti i popoli della terra, affinch\u00e9 fosse il padrone e comandasse tutti gli esseri umani del mondo. Gli abitanti del Nuovo Mondo devono riconoscere che la santa Chiesa \u00e8 signora e padrona dell&#8217;intero universo, devono rendere omaggio al re di Spagna\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ogni conquistador doveva portare con s\u00e9 il documento e leggerlo a voce alta la prima volta che incontrava un indio. Se gli indigeni al primo invito di sottomettersi volontariamente rifiutavano, si poteva, \u00abcon l&#8217;aiuto di Dio\u00bb, cominciare a usare la forza.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;A questo punto il documento non lascia dubbi: \u00abVi toglieremo ci\u00f2 che possedete, le mogli, i figli, gli schiavi. Dichiariamo inoltre in maniera solenne che voi siete colpevoli del sangue e della sciagura che vi colpiranno; n\u00e9 Sua Maest\u00e0 n\u00e9 noi saremo i responsabili di questo\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Le minacce del requerimiento erano esplicite, ma non impressionarono eccessivamente i maya. La reazione dei chontales, allorch\u00e9 Grijalva chiese loro di assoggettarsi alla corona spagnola, dovette essere, almeno all&#8217;inizio, tipica. Con ingenua autocritica Bernal Diaz racconta:<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abPoi il capitano disse loro, con l&#8217;aiuto degli interpreti Julianillo e Melchorejo, che venivamo da lontane terre ed eravamo sudditi di un grande sovrano., di nome Don Carlos, del quale molti grandi principi e capi erano sudditi; disse anche che tutti dovevano riconoscerlo come signore, perch\u00e9 molto vantaggio gliene sarebbe venuto, e che dovevano darci cibo e pollame in cambio delle collane di perle.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Due di loro, un principe e un sacerdote, risposero&#8230;, dissero che erano disposti a rifornirci di viveri, che avrebbero scambiato le cose loro con le nostre. Quanto al resto, un padrone gi\u00e0 lo avevano, aggiunsero, e si sentivano dire da noi appena arrivati, che neanche li conoscevamo, di accettare subito un nuovo padrone; stessimo attenti a non muovergli guerra come a Potonchan:pi\u00f9 di tre xiquipiles possedevano,, di uomini armati, che venivano da tutte le province; ogni xiquipil ha ottomila uomini\u00bb (Diaz del Castillo, Bernsal,<\/em> Historia verdadera de la Conquista de la Nueva Espa\u00f1a, <em>a cura di Joaquim Ramirez Cabanas, Mexico City, 1969, p. 19).<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La particolare concezione che l&#8217;indio aveva del dritto consent\u00ec ai conquistatori di sbarazzarsi delle restrizioni imposte dal requerimiento e offr\u00ec loro la gradita occasione di sfruttare a fondo le popolazioni indigene. Ma il confronto tra il diritto cristiano e quello pagano costrinse altri a riflettere, i quali, non meno di Major e del suo seguace Juan Gin\u00e9s de Sepulveda, erano teologi e scolastici. Essendo gli uni aristotelici e gli altri agostiniani-platonici, nacque in Spagna un&#8217;<\/em>etica coloniale<em>, in diatriba critica nei confronti dell&#8217;imperante giustificazionismo della conquista, un&#8217;etica che cre\u00f2 le basi del diritto internazionale moderno.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Fondatore di questa scienza fu il domenicano Francisco de Vitoria (1486-1546) che, in due lezioni universitarie tenute a Salamanca nel 1539 (<\/em>De indis <em>e<\/em> De iure belli<em>), prese posizione sulla conquista e sulla guerra combattuta per assogettare gli indi e giunse alle seguenti formulazioni:<\/em><\/p>\n<p><em>&quot; &#8211; \u00abI pagani non sono assolutamente sudditi del papa&#8230;, il quale non \u00e8 affatto il sovrano del mondo. \u00c8 quindi falso dare simile giustificazione alla conquista\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot; &#8211; \u00abGli spagnoli hanno il diritto di recarsi nelle terre al di l\u00e0 dell&#8217;oceano&#8230; Questo diritto, evidentemente, presuppone che la presenza degli spagnoli non arrechi danno agli indigeni\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot; &#8211; \u00abI cristiani hanno il diritto di annunciare il vangelo nelle province dei barbari\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot; &#8211; \u00abSe i barbari&#8230; consentono agli spagnoli di predicare liberamente il Vangelo, non bisogna sopraffarli con la guerra oppure occupare le loro terre, sia che accettino la religione di Cristo sia che la rifiutino\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Pur essendo sincero lo sforzo che Vitoria faceva per riconoscere il diritto dei popoli indi alla libert\u00e0 e alla sovranit\u00e0, la molla principale che lo muoveva era la missione tra i miscredenti. Anche Las Casas aveva il medesimo obiettivo, ma, contrariamente a Vitoria, egli non era disposto a ottenere il diritto di predicare anche, se necessario, con le armi in pugno.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Las casa sapeva per esperienza che la situazione nelle colonie spagnole non dava adito a illusioni circa una pacifica coesistenza tra bianchi e indi. Egli medesimo aveva attivamente preso parte alla conquista del Nuovo Mondo e, n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno dei suoi conterranei, si era vergognosamente arricchito a spese dei nativi. Poi, nel 1514, i suoi principi erano radicalmente mutati: divenne uno strenuo difensore degli indi.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Torna a onore dei sovrani spagnoli successori di Ferdinando il fatto di aver tollerato l&#8217;appassionata critica anticolonialista di Las Casas, di aver dato spazio alle sue proposte di eliminazione degli abusi nelle terre conquistate e di aver promulgato una serie di leggi in difesa degli indigeni.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Il 20 novembre 1542 Carlo V firm\u00f2 le cosiddette<\/em> leggi nuove<em>, le quali autorevolmente si riallacciavano all&#8217;iniziativa di Las Casa prevedendo tra l&#8217;altro l&#8217;abolizione della schiavit\u00f9 degli indi, la limitazione dei loro tributi e del loro servaggio.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Quando Sepulveda, diventato consigliere personale di Carlo V, pubblic\u00f2 (1547) uno scritto contro le tesi di Las Casas (gli indi non erano che scimmie; giusto sopraffarli con la guerra, renderli schiavi), l&#8217;imperatore lo proib\u00ec. Nel 1573 fu decretato che la parola<\/em> conquista <em>venisse sostituita con il termine<\/em> pacificazione. <em>Ma tutte queste leggi non trovarono il necessario e vigoroso sostegno, cosicch\u00e9 anche l&#8217;intervento di Las Casas rest\u00f2 lettera morta.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Come abbiamo gi\u00e0 detto, mentre in Europa di disputava se gli <em>indios<\/em> avessero o no un&#8217;anima, in America i titolari delle <em>encomiendas<\/em> andavano avanti per la loro strada, sfruttando e maltrattando gli indigeni, gi\u00e0 falcidiati dalle epidemie contro le quali erano totalmente inermi, perch\u00e9 privi di anticorpi; mentre i <em>conquistadores<\/em>, non paghi di aver distrutto imperi e civilt\u00e0 progredite, come quelle azteca, maya e inca, organizzavano innumerevoli spedizioni verso il cuore dell&#8217;Amazzonia, alla ricerca del mitico Eldorado, il cui solo nome li faceva impazzire di cupidigia.<\/p>\n<p>\u00c8 chiaro, infatti, che dispute come quella della Giunta di Valladolid si muovevano all&#8217;interno di una stridente contraddizione di fondo: quella di voler definire per via teologica e giuridica una questione che dipendeva, in ultima istanza, da ragioni essenzialmente economiche. Una volta che i bianchi avevano riconosciuto che, per valorizzare adeguatamente le conquiste fatte, sarebbe stato anche necessario servirsi della manodopera indigena, ne conseguiva che essi avrebbero comunque trovato il modo di adattare sia la religione che le leggi alle loro esigenze di profitto. E questo fu quanto accadde, nonostante le buone intenzioni &#8211; delle quali va loro dato atto &#8211; di cui diedero prova non solo i teologi di Salamanca, ma anche i legislatori spagnoli, a cominciare dallo stesso imperatore, Carlo V.<\/p>\n<p>La Spagna doveva comunque rifarsi della delusione di non aver trovato le spezie e di non aver trovato l&#8217;Asia, come Colombo aveva fatto loro sperare ai cattolici sovrani, Ferdinando d&#8217;Aragona e Isabella di Castiglia. La civilizzazione forzata degli indigeni e la loro riduzione in condizioni di duro sfruttamento non erano che il corollario del paradigma economico secondo il quale, per rientrare dalle spese sostenute per &#8216;esplorazione e la conquista e per restituire alle banche europee i capitali anticipati, qualcuno doveva pur pagare.<\/p>\n<p>Pag\u00f2 l&#8217;<em>indio<\/em>, e la pretesta barbarie della sua organizzazione sociale forn\u00ec il pretesto di cui i conquistatori avevano bisogno.<\/p>\n<p>Ma questa \u00e8 storia di cinque secoli fa, e ce la siamo lasciata ormai dietro le spalle.<\/p>\n<p>Oggi, gli Occidentali non agiscono pi\u00f9 in questo modo. Non conducono pi\u00f9 guerre ingiuste e non pretendono di cambiare usi e tradizioni degli altri popoli &#8211; a cominciare dalle loro istituzioni politiche -, con la scusa di una loro &quot;evidente&quot; inferiorit\u00e0 e inadeguatezza.<\/p>\n<p>O no?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nei primi decenni del sedicesimo secolo, all&#8217;apogeo del Rinascimento, la cultura europea comincia a dibattere appassionatamente un problema etico-politico sollevato dalla scoperta di un &quot;nuovo mondo&quot;<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30186,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[62],"tags":[93],"class_list":["post-24034","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-moderna","tag-america"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-moderna.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24034","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24034"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24034\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30186"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24034"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24034"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24034"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}