{"id":24033,"date":"2015-08-17T10:50:00","date_gmt":"2015-08-17T10:50:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/08\/17\/dobbiamo-fare-in-modo-che-la-citta-matrigna-torni-ad-esserci-madre\/"},"modified":"2015-08-17T10:50:00","modified_gmt":"2015-08-17T10:50:00","slug":"dobbiamo-fare-in-modo-che-la-citta-matrigna-torni-ad-esserci-madre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/08\/17\/dobbiamo-fare-in-modo-che-la-citta-matrigna-torni-ad-esserci-madre\/","title":{"rendered":"Dobbiamo fare in modo che la citt\u00e0 matrigna torni ad esserci madre"},"content":{"rendered":"<p>Le citt\u00e0, nel corso degli ultimi decenni &#8212; ma \u00e8 un processo che parte da molto lontano: almeno dalla Rivoluzione industriale &#8211; sono diventate cupe, ostili, stanche, rassegnate, disumane; e intanto, parallelamente, sono cambiati anche i loro abitanti, al punto che si \u00e8 verificata, in essi, una vera e propria mutazione antropologica. Non sentono, n\u00e9 pensano pi\u00f9 allo stesso modo; non si comportano come un tempo; non compiono gli stessi gesti, non sperano o temono pi\u00f9 le stesse cose: perfino il loro modo di camminare, di guardare, di sedersi, \u00e8 diventato un altro.<\/p>\n<p>Gli abitanti delle citt\u00e0 sono divenuti straniti, guardinghi, preoccupati: diffidano di tutto, perch\u00e9 la citt\u00e0 che era la loro madre, \u00e8 diventata una matrigna: tetra, fredda, arcigna, incomprensibile; prima si fidavano di lei, ora non pi\u00f9; non si vedono pi\u00f9 bambini da soli, e anche gli anziani si trascinano quasi di soppiatto. Le cronache ce ne spiegano la ragione: i vecchi sono diventati il bersaglio preferito di una microcriminalit\u00e0 dilagante, spietata: per rubare una collana, per strappare una borsa, non si esita a gettare una signora di settant&#8217;anni sull&#8217;asfalto.<\/p>\n<p>D&#8217;estate, col calore infuocato, nemmeno di notte si tira un respiro: le finestre e i balconi sono ermeticamente sbarrati, gli inquilini boccheggiano nelle lenzuola sudate, ma non osano alzare la persiana neanche di pochi centimetri. I ladri penetrano dappertutto, negli appartamenti vuoti e in quelli abitati: e non soltanto rubano, ma sporcano, rompono, picchiano, stuprano. Dopo di che, i soliti sociologi progressisti li giustificano e i soliti giudici buonisti li rimettono in libert\u00e0 entro ventiquattr&#8217;ore dall&#8217;arresto &#8212; nei rari casi in cui vengono presi -, affermando che hanno agito in condizioni di disagio e che non rappresentano un vero pericolo sociale.<\/p>\n<p>Le citt\u00e0 sono cambiate sia dal punto di vista architettonico, sia funzionale, sia culturale. Non sono pi\u00f9 agglomerati organici di famiglie e di commercianti: sono diventate, tutt&#8217;al pi\u00f9, anonimi dormitori, ma spesso nemmeno quello, dato che la sera si svuotano e in centro restano solo quattro anziani: uffici e banche lavorano di giorno, poi spengono le luci e arrivederci a domani. Le citt\u00e0 erano soprattutto luoghi di piccolo commercio: ma le botteghe hanno dovuto chiudere, una dopo l&#8217;altra, e cos\u00ec le edicole, le trattorie, i calzolai, le osterie di quartiere, le tipografie, le macellerie, persino le farmacie: le hanno uccise le mutate abitudini delle persone, la scomparsa della socialit\u00e0, le tasse esorbitanti e la concorrenza dei centri commerciali, infine l&#8217;invasione dei supermercati cinesi. Le citt\u00e0 erano anche dei luoghi di cultura: non solo quelle universitarie, anche le citt\u00e0 piccole e medie; cultura nel senso pi\u00f9 ampio del termine, compresa la valorizzazione delle tradizioni, del territorio, dell&#8217;arte, della storia locale. Vi era interesse intorno agli eventi che promuovevano questo tipo di sensibilit\u00e0: ora non pi\u00f9. In compenso, professionisti della politica cercano di riempire questo vuoto, accaparrandosi voti in nome dell&#8217;identit\u00e0 e della tradizione: ma non si fa politica seria dove non c&#8217;\u00e8 cultura; e non c&#8217;\u00e8 cultura dove non c&#8217;\u00e8 amore per le proprie radici.<\/p>\n<p>Per dare il colpo di grazia alla progressiva disumanizzazione delle nostre citt\u00e0, abbandonate alla merc\u00e9 di architetti presuntuosi e di amministratori insensibili, che hanno sventrato, demolito, ricostruito e cementificato a loro piacere, speculando su tutto, come un&#8217;orda di barbari, \u00e8 arrivato il fenomeno quasi improvviso, diluviale, inarrestabile dell&#8217;invasione straniera, portando con s\u00e9 un aumento spaventoso del degrado, della sporcizia sistematica, della rumorosit\u00e0 insopportabile, dello spaccio di droga, della prostituzione nelle sue forme pi\u00f9 varie, della criminalit\u00e0 spicciola e di quella organizzata. Abbiamo detto &quot;invasione&quot; e non ce ne pentiamo, non \u00e8 stata una svista o uno scatto di nervi: non esiste un altro termine per dirla. Quando arrivano, nell&#8217;arco di due o tre decenni, milioni e milioni di persone da non si sa dove, molte delle quali ben decise a non integrarsi, molte delle quali assolutamente irregolari, senza permessi, senza controlli sanitari, senza rispetto per il Paese che le accoglie, anzi, in certi casi, con lo scopo preciso di importarvi il terrorismo, quale altra espressione si dovrebbe adoperare? E nessuno ha chiesto il parere dei nostri cittadini; a nessuno \u00e8 stato domandato se sia d&#8217;accordo. I governi e i prefetti hanno detto che \u00e8 giusto cos\u00ec; la Chiesa, o una parte di essa, ha aggiunto, per soprammercato, che l&#8217;accoglienza \u00e8 un &quot;dovere&quot; e che avanzare dubbi o perplessit\u00e0 \u00e8 &quot;razzismo&quot;, cio\u00e8 un peccato grave.<\/p>\n<p>Ci piace riportare le osservazioni fatte da Isabella Bossi Fedrigotti &#8211; relative a Milano, citt\u00e0-simbolo di questa trasformazione -, dall&#8217;articolo \u00abLa citt\u00e0 madre di Sofonia \u00e8 diventata matrigna\u00bb (in: \u00abLa Bibbia per la famiglia\u00bb, a cura di G. Ravasi, Alba, Edizioni San Paolo, 1993, vol. 8, p. 320):<\/p>\n<p>\u00abHo l&#8217;impressione che la citt\u00e0 madre (quella cui allude, simbolicamente, Sofonia, in 3, 14-15): &quot;Gioisci, figlia di Sion; rallegrati, Israele; gioisci ed esulta di tutti cuore, figlia di Gerusalemme! Il Signore ha cancellato i decreti della tua condanna, ha disperso il tuo nemico. Il Signore, re d&#8217;Israele, \u00e8 in mezzo a te, non avrai pi\u00f9 da temere la sventura&quot;), non ci sia pi\u00f9. Io almeno la sento cos\u00ec: non ho pi\u00f9 una citt\u00e0 in cui sentirmi figlia, protetta, al sicuro. \u00c8 diventata troppo grande Milano, troppo brutta, troppo inselvatichita, troppo aggressiva per essere ancora madre di qualcuno dei suoi abitanti. Un tempo non era cos\u00ec. Mi dava l&#8217;idea, grazie ai venticinque anni che ci vivo, di essermi casa, anche pi\u00f9 casa della mia vera che ho lasciato in campagna. Era calda &#8212; o mi immaginavo che lo fosse? -, era viva, generosa e, soprattutto, mi era nota di quella notoriet\u00e0 che d\u00e0 sicurezza e piacere di rivedersi.<\/p>\n<p>Scendevo dall&#8217;alto delle scale della stazione centrale e gi\u00e0 andavo a precipizio, convinta di aver perso qualcosa durante l&#8217;assenza, felice di risentire le voci, di reincontrare la folla che mi sembrava pi\u00f9 familiare dei miei pochi e via via pi\u00f9 estranei compaesani di campagna. Adesso anche vado a precipizio, ma per non rischiare di essere presa di mira, borseggiata, e la stazione mi pare un antro, non pi\u00f9 capolinea di una citt\u00e0, ma luogo di insidie evidenti e nascoste, luogo di degrado che annuncia in piccolo quello grande della citt\u00e0.<\/p>\n<p>E poi la citt\u00e0 \u00e8 come se non avesse pi\u00f9 case, con porte, finestre e portinaie, ma solo uffici, negozi, banche e bar. Come se nessuno pi\u00f9 abitasse e vivesse, ma stessero tutti nascosti da qualche parte, che non si sa. Sparita l&#8217;anima, insomma, restano soltanto vetrine, chilometri di vetrine, sempre nuove, che trasformano le strade e le rendono irriconoscibili. Dove rifugiarsi allora se si dovesse stare male, se si dovesse essere inseguiti, disturbati, assaliti? Forse in un negozio, in un bar o in una banca? Restano le chiese, che sono tante, ma fanno ormai orari di ufficio, per cui sono sbarrate per gran parte del giorno. Nemmeno sulle panchine si pu\u00f2 sostare, perch\u00e9 subito ti guardano come uno fuori posto, malato, disturbato o barbone. Dei giardini, non nemmeno parlare, a loro volta non pi\u00f9 verdi, paterni, freschi e riposanti, ma secchi, maltenuti e mal visitati, mercato di droga rischioso come il bosco dei banditi. O almeno cos\u00ec mi sembra.<\/p>\n<p>Ma che sia un sentimento diffuso lo prova il comportamento dei vecchi, o, meglio ancora, quello delle vecchie. Essendo tra tutti le pi\u00f9 deboli e indifese &#8212; peggio di loro solo i bambini, ma nessuno li lascia uscire da soli &#8212; le vedo camminare guardinghe, raccolte in s\u00e9, la borsa stretta, come se volessero farsi notare il meno possibile. Se rivolgi loro la parola, vedi che pensano subito al peggio, &#8211; assalto, furto, offesa, inganno &#8212; e ti fissano con silenziosi occhi duri e spaventati. In altri tempi, invece che con i passettini cauti e misurati di oggi, mi pare di ricordare che camminassero per le strade pi\u00f9 leggere, pi\u00f9 spensierate, fermandosi a salutare, a chiacchierare e a guardarsi intorno.<\/p>\n<p>Non sono pi\u00f9 madri le citt\u00e0, ampie, calorose e accoglienti, ma matrigne che fanno stare eternamene sul chi vive i loro figli. Basta andare nei piccoli centri &#8212; si potrebbe pensare allora &#8212; per ritrovare il caldo abbraccio d&#8217;un tempo, ma non \u00e8 vero, anche i piccoli centri delle province hanno ormai lo stesso cuore freddo e secco. Perch\u00e9 anche l\u00ec, forse soprattutto l\u00ec, le grandi superfici commerciali, gli ipermercati con annessa discoteca, la fila ininterrotta delle boutique e dei negozi di moda si sono bevuta l&#8217;anima delle citt\u00e0. E dunque anche gli abitanti figli finiscono per vagare spaventati tra portici e piazze, estranei, solitari, come chi non ha pi\u00f9 n\u00e9 famiglia n\u00e9 casa.<\/p>\n<p>Anche se oggi avrebbero un significato soltanto simbolico, si sarebbe a volte tentati di rimpiangere le grosse mura che un tempo circondavano le citt\u00e0. Non servirebbero, infatti, a chiudere fuori nessuno, n\u00e9 \u00e8 questo che si vorrebbe, ma forse la loro forza, la loro rotondit\u00e0 come di potente abbraccio riuscirebbe a infondere un po&#8217; di sicurezza. Con la loro grande ombra darebbero un senso di protezione, nascondendoci allo sguardo del nemico e a quello, ancora pi\u00f9 acuto, della morte. Come una madre insomma che cerca di consolare i figli anche a costo di ingannarli un poco.\u00bb<\/p>\n<p>Si tratta di osservazioni risalenti a pi\u00f9 di vent&#8217;anni fa, quando il fenomeno della invasione straniera stava incominciando appena a manifestarsi e pochissimi fra noi, crediamo, immaginavano che sarebbe andato crescendo in progressione geometrica, all&#8217;infinito, alterando radicalmente la stessa composizione etnica e l&#8217;anima delle nostre citt\u00e0 e dei nostri paesi.<\/p>\n<p>Qualcuno potrebbe pensare che \u00e8 esagerato paragonare la citt\u00e0 a una madre, per poi trarre un giudizio negativo sulla evoluzione delle citt\u00e0 negli ultimi decenni. Noi non lo crediamo, e per una ragione molto semplice: abbiamo visto e vissuto quell&#8217;epoca, non poi cos\u00ec remota, in cui le nostre citt\u00e0 erano, effettivamente, simili a delle madri, per i loro abitanti. Non che tutto fosse rose e fiori: ma \u00e8 fuori di dubbio che esisteva un tenero legame di affetto, un senso di fiducia, un diffuso star bene delle persone con i luoghi, con le case, con le botteghe, con le osterie, con le parrocchie. Pur nella fatica del lavoro, andare al lavoro era piacevole, perch\u00e9 ci si sentiva avvolti da una atmosfera amica; e ancora pi\u00f9 gradito era uscire dal lavoro e incontrare gli amici, chiacchierare davanti a un calice di vino e sotto un pergolato di vite selvatica, godersi il fresco sfogliando il giornale o concedendosi la spensieratezza di una partita a carte.<\/p>\n<p>Non stiamo parlando in un tempo favoloso, come quello delle fiabe: stiamo parlando di un tempo reale, storicamente esistito e cronologicamente non molto lontano. Un tempo felice che, forse, non abbiamo saputo apprezzare abbastanza: se lo avessimo apprezzato, lo avremmo difeso con le unghie e con i denti. Non avremmo ceduto cos\u00ec repentinamente alle sirene del consumismo; non avremmo tradito la bottega di quartiere per il supermercato cinese. Avremmo saputo che le cose hanno un valore che va oltre quello meramente economico; e che le relazioni sociali, quando possono esplicarsi in una maniera veramente umana, non hanno prezzo. Ingozzarsi con un <em>hamburger<\/em> e una Coca-Cola al tavolo di McDonald&#8217;s, e poi tornare di corsa in ufficio, non \u00e8 da esseri umani, ma da bestie: abbiamo preferito una vita bestiale ad una vita a misura d&#8217;uomo. Abbiamo fatto dei calcoli meschini, e ora ne paghiamo le salatissime conseguenze. Peggio per noi.<\/p>\n<p>Certo, non \u00e8 stata solo colpa nostra. La nostra colpa \u00e8 stata l&#8217;ignoranza, la mancanza di consapevolezza; altri hanno colpe assai pi\u00f9 gravi, perch\u00e9 sapevano e capivano. Il mostruoso potere finanziario che sta dietro a tutti questi fenomeni, a queste mutazioni, porta le responsabilit\u00e0 maggiori; e poi, a cascata, gli economisti, i politici, gli amministratori pubblici. Degli uomini di cultura, meglio non parlare; e poi, ce ne sono ancora? Probabilmente \u00e8 una specie in via di estinzione. In compenso, siamo pieni di &quot;intellettuali&quot;: volonterosi tamburini del potere di turno, sempre pronti a intonare il peana per il vincitore del momento.<\/p>\n<p>A questo punto, una semplice domanda: c&#8217;\u00e8 ancora qualche speranza? Contrariamente a quel che dicono, in coro, i professionisti della sventura, noi pensiamo di s\u00ec; e aggiungiamo subito: anche se sar\u00e0 maledettamente difficile. Tornare indietro in cerca della via giusta, quando ci si accorge di avere imboccato un sentiero sbagliato, teoricamente \u00e8 sempre possibile. Solo che richiede molta umilt\u00e0; per non parlare degli interessi economici che favoriscono l&#8217;errore e scoraggiano la verit\u00e0. Ma come potrebbe essere altrimenti? Le cose giuste e vere, richiedono sempre sacrificio; sono le menzogne che camminano con passo agile e leggero. E non diamo sempre la colpa ai poteri occulti (bench\u00e9 essi, certamente, esistano); non giustifichiamo in anticipo la nostra inerzia e la nostra vilt\u00e0 con la solita storia che noi, singolarmente presi, possiamo fare ben poco. \u00c8 solo una mezza verit\u00e0: dunque, una menzogna. Certo, nessuno di noi potr\u00e0 invertire una tendenza sbagliata e distruttiva: ma la societ\u00e0 \u00e8 fatta di tante persone. E anche i buoni esempi, non solo i cattivi, possono diffondersi veloci come il vento. Quando una bella idea afferra l&#8217;anima, nessuno ostacolo riesce pi\u00f9 a fermarla. Bastano un po&#8217; di coraggio, e la capacit\u00e0 di vivere ad occhi aperti, senza ripetere formule precotte&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le citt\u00e0, nel corso degli ultimi decenni &#8212; ma \u00e8 un processo che parte da molto lontano: almeno dalla Rivoluzione industriale &#8211; sono diventate cupe, ostili,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30188,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[32],"tags":[92],"class_list":["post-24033","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-varie-costumi-e-societa","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-varie-costumi-e-societa.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24033","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24033"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24033\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30188"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24033"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24033"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24033"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}