{"id":24030,"date":"2007-06-06T12:52:00","date_gmt":"2007-06-06T12:52:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/06\/06\/alla-ricerca-della-citta-dei-cesari-nelle-estreme-regioni-magellaniche\/"},"modified":"2007-06-06T12:52:00","modified_gmt":"2007-06-06T12:52:00","slug":"alla-ricerca-della-citta-dei-cesari-nelle-estreme-regioni-magellaniche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/06\/06\/alla-ricerca-della-citta-dei-cesari-nelle-estreme-regioni-magellaniche\/","title":{"rendered":"Alla ricerca della citt\u00e0 dei Cesari, nelle estreme regioni magellaniche"},"content":{"rendered":"<p><em>Dal XVI al XVIII secolo numerose spedizioni spagnole si succedettero alla ricerca della mitica Citt\u00e0 dei Cesari, che avrebbe dovuto trovarsi da qualche parte, fra le valli della Cordigliera delle Ande, non troppo lontano dalle sponde settentrionali dello Stretto di Magellano.<\/em><\/p>\n<p><em>Uno dei pi\u00f9 tenaci assertori della leggenda fu un missionario italiano, padre Mascardi, colui che per primo scopr\u00ec la meravigliosa valle ove boschi di conifere popolati di cervi e guanachi si rispecchiano nelle acque smeraldine del lago Nahuel Huap\u00ec, uno dei luoghi pi\u00f9 incantevoli al mondo. E si pu\u00f2 comprendere come, dopo aver avuto il privilegio di rivelare all&#8217;umanit\u00e0 l&#8217;esistenza di una simile bellezza, il religioso fosse predisposto a credere alla possibilit\u00e0 di cose ancora pi\u00f9 strabilianti, quale una citt\u00e0 di uomini altamente civili in una delle lande pi\u00f9 desolate del continente americano, laggi\u00f9 fra ghiacci e tempeste, dove solamente il condor e il puma, il possente leone di montagna, regnavano indisturbati.<\/em><\/p>\n<p><em>Come quella del favoloso El Dorado, cos\u00ec anche la ricerca estenuante della Citt\u00e0 dei Cesari, che cost\u00f2 la vita a moltissime persone, si rivel\u00f2 fallimentare dal punto di vista dei suoi scopi pratici e immediati: convertire delle genti pagane al cattolicesimo tridentino e, forse, sfruttarne le imprecisate ricchezze. Ma essa stessa fin\u00ec per diventare parte integrante del grande mito collettivo della Patagonia, l\u00e0 dove i sogni sembrano confinare con la realt\u00e0 di ogni giorno, nelle estreme terre magellaniche che guardano in direzione dei bianchi, lontani orizzonti del Polo Sud, custodi di tesori e segreti sepolti nel ghiaccio.<\/em><\/p>\n<p>Scrive il francese R. M. Alb\u00e9res, a proposito del mito della Ciudad de los C\u00e9sares, nel suo libro <em>L&#8217;Argentina<\/em> (tr. it.Milano, Garzanti, 1960, pp.106-109):<\/p>\n<p><em>&quot;In realt\u00e0, una particolare sfortuna sembrava pesare sugli esploratori della Patagonia e contribuire a farne una terra di leggende. Il portoghese Alca\u00e7aba fu pugnalato con il suo stato maggiore nel 1535 sulle coste patagoniche dall&#8217;equipaggio ammutinato, che si disgreg\u00f2 e in parte scomparve in quelle terre. La caravella capitana di Alfonso de Calargo si perse nel 1540 nello Stretto di Magellano, e le altre navi della spedizione supposero che l&#8217;equipaggio avesse potuto salvarsi sulla costa. Il corsaro Drake prese nel 1576 la stessa costa come luogo di esecuzione dei ribelli appartenenti ai suoi equipaggi, ci\u00f2 che del resto Magellano aveva fatto mezzo secolo prima. Infine, Gamboa fondava nel 1584, in nome del re di Spagna, due stabilimenti in Patagonia, allorch\u00e9 una tempesta spezz\u00f2 gli ormeggi della sua nave e non pot\u00e9 mai pi\u00f9 ritornare sulla costa &#8211; la Patagonia \u00e8 il regno del vento d&#8217;uragano &#8211; e Gamboa abbandon\u00f2 i suoi uomini senza viveri n\u00e9 soccorsi. I convogli mandati alla riscossa si persero per strada. Nel 1587, il pirata inglese Cavendish non trov\u00f2 sui luoghi che un solo sopravvissuto il quale ignorava che cosa fosse accaduto degli altri, partiti per morir di fame in un luogo meno ventoso della costa. Cavendish diede a quella desolazione il nome di Porto della Fame.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Quelle scomparse diedero luogo a una tenace leggenda, quella della &#8216;Citt\u00e0 dei Cesari&#8217; o della &#8216;Citt\u00e0 incantata della Patagonia&#8217;, i cui si sarebbero rifugiati gli esploratori perduti. Gli indiani confermarono varie volte tale leggenda, ed essa vi dur\u00f2 per tre secoli. Fu anzi confermata da spagnoli che avevano veduto la citt\u00e0 misteriosa. Questa era stata costruita da capi araucani, gli spagnoli dispersi sul continente vi erano giunti e i loro discendenti vi avevano il ruolo di consiglieri di stato. Le carrette utilizzate nei campi vicini avevano il manico in oro cesellato. Missionari e avventurieri partirono verso la Citt\u00e0 Perduta. Nel 1605, il primo governatore del Rio de la Plata, Arias de Saavedra, and\u00f2 a cercarla alla testa di 200 uomini, non trovando che uno sterile deserto; nel 1622 Lu\u00ecs de Cabrera, il fondatore di Cordoba, part\u00ec con 400 uomini. Si potrebbero elencare almeno venti spedizioni verso la Citt\u00e0 dei Cesari, alla quale il missionario Mascardi inviava, attraverso gli indiani, lettere scritte in sette lingue.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Vero \u00e8 che il padre Mascardi aveva qualche scusa. Era giunto per primo nella stupefacente regione del Nahuel Huap\u00ec e del lago che porta oggi il suo nome, il lago Mascardi. Prestigioso paese di laghi verdi e azzurri, profondi e affascinanti, dominato a picco da montagne su cui si avvicendano le araucarie, gli abeti e le nevi. La natura vi \u00e8 cos\u00ec teatrale, cos\u00ec apparecchiata e al tempo stesso grandiosa, che non si pu\u00f2 credere non sia stata sistemata dall&#8217;uomo o pi\u00f9 esattamente da giganti, per costruire una di quelle meraviglie del mondo che sembrano fatte per il grande turismo. Bisogna immaginare un direttore turistico che avesse la potenza del Padre Eterno e costruisse la regione turistica ideale. Cos\u00ec violentemente bella, cos\u00ec preparata per il canottaggio, per le ascensioni, per lo sci, cos\u00ec verde, cos\u00ec azzurra, cos\u00ec bianca, cos\u00ec misteriosa, esuberante, scoscesa, gialla di terra, rossa di tronchi d&#8217;albero, popolata di foreste incantate, di rocce scolpite, da formare un mondo falso come quello dei sogni, per il quale si fossero presi la Svizzera e i laghi italiani, si fossero esasperati i colori e si fosse creata una gigantesca caricatura di tutto ci\u00f2 che in un paesaggio esalta l&#8217;uomo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Senza paura ei demoni del luogo, i gesuiti vi fondarono nel XVIII secolo missioni subito distrutte dagli indiani. Ma quei gesuiti avevano nelle loro file anime romantiche o sedotte dal fascino del luogo, perch\u00e9 nel 1791 il missionario Francisco Men\u00e9ndez partiva una volta ancora alla ricerca della Citt\u00e0 dei Cesari. Si giungeva cos\u00ec al momento dell&#8217;Indipendenza argentina senza che la Patagonia fosse stata esplorata. Ancora per un secolo sarebbe rimasta in potere di indiani che avevano preso dagli spagnoli il cavallo e ne traevano singolari vantaggi di mobilit\u00e0<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Durante i primi 70 anni del XIX secolo, le guerre civili occupavano troppo la nuova Argentina perch\u00e9 potesse fare pi\u00f9 che qualche rapida spedizione verso la Patagonia, come quella di Rosas, il futuro dittatore. Il Cile la precedette fondando Punta Arenas sullo Stretto di Magellano. Si dovette aspettare la spedizione Roca del 1879, molto dopo le guerre civili, per raggiungere il Rio Negro, e lo Stato argentino si stabil\u00ec completamente in Patagonia soltanto alla fine del XIX secolo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;L&#8217;ultimo avventuriero della Citt\u00e0 dei Cesari era stato un francese, sotto il Secondo Impero: un avvocato di Carmaux che part\u00ec per quelle terre sconosciute e tent\u00f2 di confederarvi i capi araucani. Siccome questi si mostravano condiscendenti e rispondevano volentieri \u00abs\u00ec\u00bb alle sue arringhe, credette di esservi riuscito ed assunse il titolo di imperatore di Araucania con il titolo di Aurelio Antonio I; fece appello alla Francia per fondare l&#8217;impero francese d&#8217;Araucania e ottenne da Napoleone III l&#8217;invio di un incrociatore francese sulla costa del Cile che rifiutava di riconoscere i diritti di Aurelio Antonio.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Questi dovette rientrare in Francia. Aveva fatto battere moneta e, sino alla morte, si consider\u00f2 come capo di governo, dapprima in visita a una nazione protettrice e amica, quindi in esilio.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Lo storico spagnolo contemporaneo Juan Gil, nato a Madrid nel 1939 e insegnante di Filologia latina classica e medievale all&#8217;Universit\u00e0 di Siviglia, si \u00e8 particolarmente occupato della Citt\u00e0 dei Cesari in una delle sue note opere che formano la trilogia <em>Miti e utopie della scoperta<\/em>, intitolata <em>Oceano Pacifico: l&#8217;epopea dei navigatori<\/em> (trad. it. Milano, Garzanti, 1992). Le altre due sono <em>Cristoforo Colombo e il suo tempo<\/em> e <em>L&#8217;Eldorado. Alla ricerca della citt\u00e0 dell&#8217;oro.<\/em> Al vpolume sugli esploratori del Pacifico rimandiamo per un ulteriore approfondimento; qui ci limiteremo a riassumere la vicenda per sommi capi.<\/p>\n<p>Fin da quando Magellano aveva scoperto e attraversato lo Stretto omonimo, sboccando per primo nel Pacifico nel 1520, geografi, esploratori e avventurieri avevano cominciato a parlare, non si sa su quali basi, sulla fauna e flora esotica di quelle regioni, sulle loro grandi ricchezze ancora sconosciute, oltre che, naturalmente (elemento immancabile dopo la celebre relazione di Antonio Pigafetta) sulla smisurata statura dei Patagoni. Tutte queste voci e queste aspettative avevano creato una leggenda ancor prima che se ne fossero definiti i caratteri specifici, tanto che lo stesso Pedro de Valdivia, il <em>conquistador<\/em> del Cile, prima di cadere sotto le frecce e le mazze degli Araucani nella storica battaglia di Tucapel, nel 1553 (vedi il nostro articolo <em>Un imperatore francese per la confederazione degli Araucani<\/em>), aveva espresso l&#8217;intenzione di esplorare le regioni prospicenti lo Stretto di Magellano. Cos\u00ec, quando il capitano di Caboto, tale Francisco C\u00e9sar, torn\u00f2 da un viaggio esplorativo in quelle remote regioni, il terreno era preparato per lo scoppio di un incendio che avrebbe infiammato l&#8217;avida fantasia degli Spagnoli quasi quanto il mito dell&#8217;Eldorado.<\/p>\n<p><em>&quot;Le sue peripezie vennero in seguito narrate con dovizia di particolari da Ruy Diaz de Guzman, che ci rivela anche il nome del suo informatore: si trattava di un abitante el Tucum\u00e0n, Gonzalo S\u00e0nchez Garz\u00f2n, che aveva conosciuto il capitano a Lima. La storia raccontava che C\u00e9sar &#8211;<\/em> scrive Juan Gil (op. cit., p. 276) &#8211; <em>partito alla testa di un distaccamento dal forte dello Spirito Santo, cammin\u00f2 sempre verso ponente finch\u00e9 giunse alla grande montagna; da l\u00ec pieg\u00f2 verso Sud, ed entr\u00f2 in una provincia molto abitata, piena di genti vestite e ricchissima d&#8217;oro e d&#8217;argento, che veniva governata da un gran signore, cui gli spagnoli decisero di chiedere protezione. Il re, che li ricevette cordialmente, diede loro il permesso di andarsene quando avessero voluto, per cui il capitano ritorn\u00f2 al forte con i suoi uomini ripercorrendo la stessa strada, e avendolo trovato distrutto and\u00f2 a Cuzco passando da Atacama. C\u00e9sar sosteneva di aver intravisto, dalla sommit\u00e0 della Cordigliera, le acque dei due oceani, anche se Diaz de Guzm\u00e0n riteneva che tale asserzione fosse esagerata; Diaz era stato tratto in inganno dai grandi laghi che si trovano a nord dello Stretto. Nel racconto di Diaz de Guzman si intrecciano verit\u00e0 e fantasie. (&#8230;)&quot;<\/em><\/p>\n<p>Tali notizie, frammiste di verit\u00e0 e fantasie, bastarono a scatenare una vera e propria corsa per arrivare primi nella terra dei Cesari, mentre il nome del capitano spagnolo era stato deformato al plurale e la misteriosa terra era divenuta una citt\u00e0 secondo il modello europeo. Si ingaggi\u00f2 una specie di gara fra le spedizioni che partirono dalla provincia di Tucum\u00e0n, nell&#8217;odierna Argentina nord-occidentale (allora giurisdizione del Rio de la Plata) e quelle che partirono dal Cile. Nel 1550-51 Francisco de Villagra and\u00f2 alla ricerca <em>&quot;delle province che dicono dei C\u00e9sares&quot;,<\/em> partendo dal Potos\u00ec; e, due anni dopo, fu la volta di suo cugino Pedro. Il disastro di Tucapel e la morte di Valdivia imposero una tregua alle spedizioni, ma fu un&#8217;interruzione di breve durata. Nel 1565 fu la volta di Juan P\u00e9rez de Zorita, che per\u00f2 dovette tornare indietro assai prima di avvicinarsi alla meta; nel 1579 si mise in marcia, questa volta dal Tucum\u00e0n, il governatore Gonzalo de Abreu, ma anch&#8217;egli dovette tornare indietro per mancanza di cibo. Nel 1587 riparte Jaun Ramirez de Velasco, suo successore; e invi\u00f2 in Spagna una relazione in cui sosteneva di esser giunto proprio nella terra di C\u00e9sar, ma degli smeraldi e delle altre ricchezze vagheggiate, neanche l&#8217;ombra: il che non valse a smorzare l&#8217;entusiasmo con cui fu descritta la scoperta. Se la Citt\u00e0 dei Cesari non veniva trovata, ci\u00f2 era a causa di una qualche magia o stregoneria; ma c&#8217;erano ancora intrepidi <em>conquistadores<\/em> che, come Rinaldo nella foresta stregata della <em>Gerusalemme liberata,<\/em> avevano coraggio da vendere per affrontare anche quel genere di ostacoli. Perfino dal lontanissimo Rio del la Plata si misero in cammino alla volta della Citt\u00e0 dei Cesari. Fu quanto fece Hermandarias de Saavedra nel 1604 che per\u00f2, dopo un inizio promettente, dovette anch&#8217;egli tornare indietro, anche per evitare un ammutinamento delle sue truppe: da allora egli neg\u00f2 valore alla leggenda, senza peraltro che ci\u00f2 scoraggiasse altre esaltati.<\/p>\n<p>Le spedizioni proseguirono per tutto il XVII e XVIII secolo, in un susseguirsi di speranze e delusioni, mentre la Citt\u00e0 dei Cesari sembrava allontanarsi sempre pi\u00f9 nella terra del mito se non della pura leggenda, circonfusa da un alone di nobilt\u00e0 e di ricchezze. Abbiamo detto che uno ei personaggi che pi\u00f9 hanno contribuito al perdurare di questa leggenda \u00e8 stato un missionario italiano, padre Mascardi. \u00c8 giunto il momento di dire qualche cosa di pi\u00f9 su questa affascinante figura di religioso che rimase anch&#8217;egli, a suo modo, stregato dalla bellezza e dal mistero di quelle estreme regioni meridionali del continente americano, tanto da dare, alla fine, la vita per quella sua ansia di spingersi sempre pi\u00f9 avanti. Non sarebbe stato l&#8217;unico a coniugare il sentimento religioso con un sentimento, altrettanto potente e quasi altrettanto spirituale, per la magia di quelle remote solitudini; basti citare, nei tempi pi\u00f9 recenti, il nome del salesiano piemontese Alberto Maria De Agostini, missionario ed esploratore assai noto della Patagonia australe e della Terra del Fuoco, ove spese ben trenta anni della sua vita intensa e laboriosa. Ma torniamo a padre Mascardi e cediamo la parola allo storico Juan Gil (op. cit., pp. 298-300).<\/p>\n<p><em>&quot;Il 26 maggio 1669, il conte di Lemos annunci\u00f2 da Lima una piacevole sorpresa. Finalmente c&#8217;erano fondate speranze di trovare una volta per tutte la terra chiamata dei C\u00e9sares, dove vivevano quegli spagnoli circondati dai barbari. A spargere quest&#8217;illusione era stato sicuramente un gesuita, Nicola Mascardi, retore del collegio del Chilo\u00e9, che conosceva a menadito- secondo gli imperscrutabili disegni della Divina Provvidenza &#8211; tutto quanto era accaduto ai superstiti della spedizione di Arguello, che si era perduta nella parte Nord, nei pressi dello Stretto. I naufraghi, composti da 500 uomini, 60 donne, tre sacerdoti e alcuni bambini e servitori, avevano camminato instancabilmente all&#8217;interno, fino a raggiungere i 46\u00b0 di latitudine; \u00ablaggi\u00f9 andarono a vivere su di un&#8217;isola con una laguna grande, e si sposarono con i nativi di quella terra, e si sono moltiplicati; e dicono esservi pi\u00f9 di mille spagnoli figli di quelli\u00bb. Se non si erano mai avute notizie pi\u00f9 sicure dei naufraghi, era perch\u00e9 i puelches, i poyos e altri indios delle pampas cilene temevano che gli spagnoli, se avessero unito le loro forze, li avrebbero sconfitti, poich\u00e9 si sarebbero venuti a trovare in mezzo a due fuochi; ma quel segreto era stato confidato da un&#8217;india molto importante, che i suoi sudditi chiamavano regina, e che tre anni prima era stata fatta prigioniera nel corso di una scorreria contro i puelches. Il fratello di questa cacicca aveva mostrato loro un libro delle<\/em> Ore <em>stampato a Siviglia pi\u00f9 di duecento anni prima, un prezioso incunabolo che poteva appartenere soltanto a quella gente perduta. Per maggior sicurezza, l&#8217;anno precedente Mascardi aveva mandato laggi\u00f9 due cap indios, che erano stati molto festeggiati al loro ritorno. Infatti avevano visto nelle mani dei poyas gioielli e accessori d evidente fattura spagnola: il provvidenziale fratello della non meno provvidenziale cacicca avrebbe fornito ulteriori informazioni al riguardo prima dell&#8217;inverno; Mascardi aveva gi\u00e0 ottenuto il permesso del suo padre spirituale di intraprendere il viaggio per andare dai puelches, la cui lingua aveva appreso nel frattempo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Infine Mascardi riusc\u00ec nelle sue intenzioni. In una lettera senza datazione al suo provinciale, il padre Francisco Javier Grijalba, Mascardi manifestava l&#8217;entusiasmo di trovarsi gi\u00e0 presso i poyas, la cui rettitudine morale avrebbe fatto impallidire d&#8217;invidia pi\u00f9 di un cristiano. Il gesuita perseguiva con ostinazione le sue manie preferite; ne \u00e8 una prova il fatto che dicesse che fra i poyas c&#8217;erano indios battezzati, che da 48 anni si erano ritirati dal Chilo\u00e9, vivendo nella pi\u00f9 completa e riservata moralit\u00e0. Sembra che Mascardi vada sempre alla ricerca di reliquie del passato. Ma non aveva neppure rinunciato alla sua antica ossessione; anzi, lungi dall&#8217;accontentarsi di cercare i naufraghi di Sebastian Arguello sulla costa di Buenos Aires, sognava un&#8217;impresa ancora pi\u00f9 importante: il recupero degli uomini di Pedro Sarmiento perduti nello Stretto e di quelli di I\u00f1igo de Ayala abbandonati nel mare dei chonos. La grande operazione di salvataggio aveva avuto inizio. Macardi era gi\u00e0 stato presso i chonos, che gli avevano dato notizie degli spagnoli e \u00abdegli incendi che da due anni c&#8217;erano stati in quelle lagune e montagne, cercando secondo me il passaggio per Valdivia\u00bb, fuochi che in parte aveva visto con i propri occhi, e che in parte gli erano stati raccontati dagli indios (uno vicino alla laguna di Chocayo &#8211; a 30 leghe &#8211; e un altro in una laguna a 50 leghe di distanza). La bellicosit\u00e0 degli indigeni provoc\u00f2 la morte di Mascardi, troncando cos\u00ec il suo bel sogno.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Nel 1682 un altro gesuita, Joseph de Zu\u00f1iga, disse a Nehuel Huapi con gli indios di Mascardi. La sua esperienza indusse il padre provinciale della Compagnia, padre Francisco Ferreira, a proporre al duca della Palata il 3 agosto 1683 l&#8217;evangelizzazione dei poyas. Tuttavia, dopo quei sanguinosi eventi, scese una spessa coltre sulla leggenda degli spagnoli perduti. Per giustificare la sua richiesta missionaria, Ferreira disse che la gente dei poyas era molto numerosa, era grande la loro docilit\u00e0, ancora migliore la loro disposizione d&#8217;animo, indescrivibile la loro virt\u00f9 e grandissimo era il desiderio dei gesuiti, dal pi\u00f9 sapiente al pi\u00f9 ignorante, di attirarli a Dio, ma non scrisse neppure una parola sul salvataggio di quegli spagnoli che vagavano nei gelidi deserti della costa magellanica.<\/em><\/p>\n<p>Lo scrittore francese Ren\u00e9 Thevenin scriveva, a conclusione del suo conciso ma eccellente saggio su <em>I paesi leggendari<\/em> (trad. it. Milano, Garzanti, 1960), che i paesi leggendari esistono dall&#8217;alba dei tempi e dureranno quanto durer\u00e0 l&#8217;uomo, perch\u00e9 \u00e8 nel profondo del suo animo che vivono eternamente. Questa considerazione \u00e8 sicuramente valida anche nel caso specifico della Citt\u00e0 dei Cesari, dal momento che uomini esperti di quelle regioni sudamericane, come lo erano quasi tutti i <em>conquistadores,<\/em> gli avventurieri e perfino gli uomini di Dio che si misero alla sua ricerca, non avrebbero dovuto nutrire molti dubbi, a fior di logica, circa l&#8217;origine leggendaria dei racconti intorno alla colonia perduta degli Spagnoli e alle strabilianti ricchezze presenti nel loro regno misterioso.<\/p>\n<p>Prima di concludere, ci piace riportare una pagina tratta dal saggio <em>Viaggio e conquiste nel Paese dei giganti<\/em> di Gabriele Rossi-Osmida, che si riferisce appunto alla Citt\u00e0 dei Cesari e che fa parte del volume di Autori Vari <em>Patagonia, terra del silenzio<\/em> (Venezia-Mestre, Erizzo Editrice, 1980, con il contributo del Centro tudi Ricerche Ligabue, pp. 23-24).<\/p>\n<p><em>&quot; \u00ab\u00c8 la citt\u00e0 incantata de los C\u00e9sares l&#8217;ultima leggenda che mor\u00ec in America e la prima che incant\u00f2 le infinite solitudini del Sud\u00bb. Con questa frase, ai primi del Seicento, lo storico Enrique De Gambia accenna alla leggenda che fece impazzire guerrieri e frati, trascinandoli da un punto all&#8217;altro dell&#8217;estremo Sudamerica determinando, con l&#8217;incetta degli schiavi, le prime esplorazioni all&#8217;interno della Patagonia.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Le origini del mito dei Cesari sono estremamente vaghe e imprecise e gli elementi comuni a tutte le versioni sull&#8217;argomento, si rifanno a un naufragio sulle coste settentrionali dello Stretto di Magellano. Gli scampati, nel tentativo di raggiungere i territori spagnoli per via di terra, avrebbero avuto la fortuna di incontrare alcuni indigeni che vivevano in una specie di Eden, dove l&#8217;oro era considerato alla stregua di un vile metallo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Acculturatili avrebbero quindi costruito delle meravigliose citt\u00e0 con mobili, suppellettili e artiglieria in oro e argento. Alla prima sarebbe stato conferito il nome di &#8216;Cesari&#8217;; secondo alcuni, dal nome del fondatore; secondo altri, in onore dell&#8217;imperatore Carlo V. E fu cos\u00ec che gli abitanti di questa fantastica regione passarono alla storia come<\/em> los C\u00e9sares.<\/p>\n<p><em>&quot;Queste deliranti fantasie trovarono ben presto testimoni oculari, quali Pedro de Oviedo e Antonio del Cabo che, scampati ad un naufragio nel 1539, quattordici anni dopo, con l&#8217;enfasi dell&#8217;epoca, diffusero in Cile e a Tucum\u00e0n una loro &#8216;relazione&#8217;, infiammando gli animi di governatori e avventurieri.<\/em><\/p>\n<p><em>Fin dal 1578 si organizzarono spedizioni dirette al Sud per individuare questo nuovo Eldorado. In realt\u00e0 le uniche citt\u00e0 che si trovavano nei pressi dello Stretto erano solo la Nombre de Yesus e la Rey Felipe, le tragiche colonie fondate da Sarmiento.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Quando, trentun mesi dopo la loro fondazione, pass\u00f2 per quei luoghi Thomas Cavendish, sopravvivevano ancora solo una quindicina di uomini uno dei quali, Tom\u00e9 Hernandez, riusc\u00ec a fuggire con gli Inglesi, sbarcando in seguito nei pressi di Valparaiso e riparando fortunosamente a Lima.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Qualche anno dopo apparve in questa citt\u00e0 una sua testimonianza giurata che sconfessava la leggenda dei Cesari. Ma nonostante la relazione fosse assolutamente veritiera, venne lo stesso travisata e impugnata dai sostenitori ad oltranza di questo mito che, nutrito dalla follia, non poteva ammettere la realt\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>Sembra che la prima spedizione via terra sia stata compiuta agli inizi del XVII secolo da Alvaro de Saavedra, governatore del Paraguay<\/em> [in realt\u00e0, abbiamo visto cheesse iniziarono molto prima]<em>: ma la relazione \u00e8 molto sospetta.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00c8 certo comunque che nel 1610 Luis del Peso e, nel 1620, Luis de Cabrera arrivassero quanto meno ai primi accampamenti peuelchi in quanto il padre Rosales afferma che qui, trentadue anni dopo, incontr\u00f2 i superstiti della loro spedizione conclusasi rovinosamente. Altre prove vennero raccolte nel 1643 da padre Jeronimo de Monte Major che per ben due volte in vent&#8217;anni si rec\u00f2 all&#8217;interno della Patagonia riuscendo addirittura a tracciare un itinerario &#8216;certo&#8217; per raggiungere i Cesari.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Nel 1665 il padre Mascardi servendosi di questi dati arriv\u00f2 nei pressi di Rio de los Camarones, dove avrebbero dovuto trovarsi le tanto favoleggiate citt\u00e0; ma, dei Cesari, dei Cesari, nessuna traccia. Deluso, ritorn\u00f2 in Cile dove Juan Verdugo stava ammassando un gran numero di indigeni rastrellati dall&#8217;altra parte della cordigliera per venderli come schiavi.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Mascardi lo contrast\u00f2 fieramente e tanto fece che riusc\u00ec ad ottenerne la liberazione.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Tra i prigionieri si trovava un&#8217;india che chiamavano &#8216;la Regina&#8217;: una<\/em> cacica <em>proveniente dalla zona pi\u00f9 meridionale della Cordigliera che, a suo dire, confinava proprio con la regione dei Cesari.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Raccont\u00f2 a Mascardi che nelle loro citt\u00e0 esistevano grandi e magnifici templi muniti di torri coronate da croci; che ogni abitante, abiurata la religione dei padri, possedeva fino a nove mogli, e altre cose del genere che infiammarono di sacro zelo l&#8217;animo del missionario. Alla fine questi si convinse di esser stato scelto dal cielo per ricondurre sulla retta via gli Spagnoli corrotti da una troppo lunga permanenza tra le mollezze dei barbari.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Cos\u00ec, ottenuta la liberazione degli indigeni, part\u00ec con loro nel 1670. Fece una prima sosta al grande lago di Nahuel Huap\u00ec, fondandovi una missione; poi riprese il cammino verso Sud.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Finalmente arrivarono al paese della<\/em> cacica <em>dove non gli venne concesso di spingersi oltre senza il<\/em> placet <em>dei Cesari.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ignorandone l&#8217;idioma, Mascardi indirizz\u00f2 loro alcune lettere in spagnolo, greco, latino, italiano, araucano e<\/em> poja <em>esprimendo i propositi e gli obiettivi puramente religiosi del suo viaggio. I messaggeri partirono: ma dopo qualche tempo fecero ritorno dicendo di essere stati assaliti da degli indios e derubati del messaggio.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Non si sa se a questo punto padre Mascardi dubitasse finalmente dei suoi ospiti: fatto sta che rientr\u00f2 alla missione di Nahuel Huap\u00ec. Roso dall&#8217;idea che in una landa nascosta della Patagonia esistevano degli apostati votati alla dannazione eterna, ritent\u00f2 la sorte nel 1671, arrivando fino al Pacifico, e nel 1672, prendendo la direzione opposta e raggiungendo Cabo Virgines<\/em> [ossia lo sbocco orientale, sull&#8217;Oceano Atlantico, dello Stretto di Magellano]<em>; ma dei Cesari nessuna traccia.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Per l&#8217;ultima volta part\u00ec verso Sud da Nahuel Huap\u00ec nel 1673 puntando diritto verso il centro dello Stretto di Magellano deciso a trovarlo a ogni costo. Ma ci\u00f2 che incontr\u00f2 fu solo la morte che lo colse il 14 dicembre dello stesso anno per mano degli indi.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Dopo Mascardi l&#8217;interesse per i Cesari si affievol\u00ec, anche se nin mancarono nei secoli successivi le &#8216;rivelazioni sensazionali&#8217;. Ignacio Pinuer, nel 1674, dopo aver descritto le immense ricchezze del loro paese, concludeva dicendo: \u00abQuesta \u00e8 tutta la serie di notizie che di quelle sconosciute citt\u00e0 ho acquisito come risultato di incessanti lavori. Della loro esistenza non rimane dubbio. Per quanto assicuro in nome di Dio, nostro Signore, e questo segno della croce, e la mia parola d&#8217;onore.&quot;<\/em><\/p>\n<p>\u00c8 questa una sintetica ma efficace ricostruzione, che bene rende il clima in cui si svolsero le affannose ricerche della Citt\u00e0 dei Cesari. Vi \u00e8 solo un punto nel quale ci permettiamo di dissentire: l\u00e0 dove l&#8217;Autore afferma che la relazione pubblicata a Lima verso la fine del Cinquecento, in cui si sconfessava la leggenda dei Cesari, <em>&quot;Venne travisata e impugnata dai sostenitori ad oltranza di questo mito che, nutrito dalla follia, non poteva ammettere la realt\u00e0&quot;.<\/em> Dissentiamo perch\u00e9 crediamo che il mito sia una forma di conoscenza, n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno (anzi piuttosto di pi\u00f9 che di meno) della conoscenza scientifica; che esso si nutre di simboli che vivono nell&#8217;Inconscio collettivo, come sosteneva Jung, e dunque, parafrasando Ren\u00e9 Th\u00e9venin, nella parte pi\u00f9 profonda di noi stessi. Non \u00e8 il mito che non pu\u00f2 ammettere la realt\u00e0, e coloro che lo inseguono non sono accecati da una forma di pazzia. Il mito \u00e8 una maniera di descrivere la realt\u00e0; e, se pure quella della Citt\u00e0 dei Cesari possa essere stata pi\u00f9 una leggenda che un mito, anche le leggende nascono con uno scopo preciso. Quello di insegnarci a guardare al di l\u00e0 delle cose che possiamo percepire con i cinque sensi ordinari; a guardare <em>oltre,<\/em> proprio per ritrovare la parte pi\u00f9 vera di noi stessi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal XVI al XVIII secolo numerose spedizioni spagnole si succedettero alla ricerca della mitica Citt\u00e0 dei Cesari, che avrebbe dovuto trovarsi da qualche parte, fra le<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30138,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[65],"tags":[234],"class_list":["post-24030","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-archeologia","tag-roma"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-archeologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24030","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24030"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24030\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30138"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24030"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24030"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24030"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}