{"id":24029,"date":"2015-07-28T06:33:00","date_gmt":"2015-07-28T06:33:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/la-citta-rappresenta-lideale-della-vita-sociale\/"},"modified":"2015-07-28T06:33:00","modified_gmt":"2015-07-28T06:33:00","slug":"la-citta-rappresenta-lideale-della-vita-sociale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/la-citta-rappresenta-lideale-della-vita-sociale\/","title":{"rendered":"La citt\u00e0 rappresenta l&#8217;ideale della vita sociale?"},"content":{"rendered":"<p>Il tema della contrapposizione psicologica e morale, oltre che economica e culturale, fra citt\u00e0 e campagna, \u00e8 antichissimo; nel caso dell&#8217;Italia, lo vediamo documentato in maniera esplicita almeno dall&#8217;et\u00e0 romana<\/p>\n<p>Esso oscilla alternativamente fra i due poli della esaltazione e della svalutazione ora dell&#8217;una, ora dell&#8217;altra. Quel che non si pu\u00f2 fare a meno di osservare, \u00e8 che le lodi della campagna e della vita sana che vi si conduce prevalgono nei periodi di crisi politica e sociale (fine della Repubblica romana e inizi dell&#8217;Impero; alto Medioevo; periodo fra le due guerre mondiali; post-modernit\u00e0), mentre quelle della citt\u00e0 si fanno pi\u00f9 intense e convinte nelle fasi di espansione produttiva e di ottimismo scientifico e filosofico (et\u00e0 dei Comuni; Umanesimo e Rinascimento; Illuminismo; Positivismo e Belle \u00e9poque).<\/p>\n<p>Gli scrittori e i poeti sono coloro che pi\u00f9 direttamente hanno dato espressione a questa polemica; e, dal momento che sono quasi sempre espressione del mondo urbano, si potrebbe pensare che, in generale, la glorificazione della vita cittadina sia stata prevalente, nel nostro panorama culturale, rispetto a quella della vita agreste: ma non \u00e8 cos\u00ec, perch\u00e9 gli intellettuali sono spesso l&#8217;espressione di un malcontento, di una insoddisfazione generalizzati, per cui molti di essi hanno cercato evasione e rifugio in un mondo bucolico fortemente idealizzato, accentuando, per converso, talora anche al di l\u00e0 del giusto, i difetti e gli inconvenienti della vita in citt\u00e0.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, se \u00e8 un fatto che, a partire dall&#8217;Umanesimo, troviamo la satira del contadino e del mondo rurale come un &quot;topos&quot; letterario talmente diffuso, da sfiorare la banalit\u00e0 e la ripetitivit\u00e0 &#8211; da certe novelle del \u00abDecamerone\u00bb di Boccaccio, alla \u00abNencia da Barberino\u00bb di Lorenzo il Magnifico -, \u00e8 altrettanto vero che, specialmente per influsso della filosofia di Rousseau e del mito del &quot;buon selvaggio&quot;, la rappresentazione della vita agreste ha conosciuto punte altrettanto retoriche e, a volte, un po&#8217; ridicole, di acritica e fervorosa esaltazione.<\/p>\n<p>Basti, per tutti, il verso del poeta inglese William Cowper: \u00abGod made the country and man made the town\u00bb (\u00abDio cre\u00f2 la campagna e l&#8217;uomo fece la citt\u00e0\u00bb), dove \u00e8 chiaro l&#8217;intento polemico, ma anche lo scarso equilibrio del giudizio, se \u00e8 vero che la campagna \u00e8 opera dell&#8217;uomo tanto quanto la citt\u00e0, e che il mondo non coltivato dall&#8217;uomo \u00e8 tanto diverso dalla campagna, quanto quest&#8217;ultima lo \u00e8 dalla citt\u00e0 (e non c&#8217;\u00e8 dubbio che il primo significato di &quot;country&quot; \u00e8 proprio &quot;campagna&quot;, nel senso di terreno coltivato dall&#8217;uomo).<\/p>\n<p>William Cowper (1730-1800) visse nella patria della Rivoluzione industriale e proprio nella fase iniziale di essa, per certi aspetti la pi\u00f9 tumultuosa, e quella in cui si poteva ancora fare il confronto, carico di nostalgia, con il mondo pre-industriale, con la bella e verdeggiante campagna inglese, non ancora imbruttita dalle montagne di scorie del carbone e contaminata dai mille fumi e scarichi industriali; il suo sentire, pertanto, \u00e8 quello di un testimone diretto d&#8217;un fenomeno che lo sconvolge e che non riesce a capire, n\u00e9 ad accettare.<\/p>\n<p>Londra, la metropoli, per lui, \u00e8 il luogo della corruzione per eccellenza; nondimeno, Cowper non \u00e8 un solitario misantropo; bench\u00e9 afflitto da gravi disturbi nervosi (che lo spingono a tentare il suicidio), ama ed apprezza in sommo grado la vita sociale;:pensa, a differenza di Rousseau, che l&#8217;uomo, al di fuori di essa, non sarebbe che un povero disgraziato, quand&#8217;anche fosse padrone di un&#8217;isola intera e potesse viverci senza alcun nemico: emblematica, in questo senso, \u00e8 la sua poesia intitolata \u00abVerses supposed to be written by Alexander Selkirk, during his solitary abode in the Island of Juan Fernandez\u00bb e ispirata alla celebre vicenda del marinaio scozzese Alexander Selkirk, che forn\u00ec il soggetto al pi\u00f9 noto romanzo di Daniel Defoe (cfr. il nostro articolo: \u00abQuando la realt\u00e0 supera la fantasia: la storia del vero Robinson, naufrago dimenticato\u00bb, pubblicato sul sito di Arianna Editrice in data 24\/11\/2011).<\/p>\n<p>Ha osservato Herv\u00e9 Carrier nei suoi \u00abSaggi di sociologia religiosa\u00bb (in: Herv\u00e9 Carrier ed \u00c9mile Pin, \u00abEssais de sociologie religieuse\u00bb, Paris, Spes, 1967; traduzione dal francese Gianni Comitini, Roma, Veritas Editrice, 1967, pp. 108-10):<\/p>\n<p>\u00abCi pare molto significativo notare che il primo sociologo urbano, l&#8217;italiano Giovanni Botero (1546-1617), definisce la citt\u00e0 per mezzo del suo scopo essenziale cio\u00e8 la felicit\u00e0. Botero scrive all&#8217;inizio del suo libro: &quot;Le cause della grandezza e della magnificenza delle citt\u00e0&quot;:<\/p>\n<p>&quot;Si chiama citt\u00e0 una riunione di uomini adunati per vivere felici. E si chiama grandezza di una citt\u00e0, non la dimensione del luogo o la circonferenza delle mura, ma lo moltitudine degli abitanti e la loro potenza&quot;.<\/p>\n<p>L&#8217;ottimismo urbano di Botero non si spiega soltanto con l&#8217;inclinazione naturale degli Italiani verso le gradi citt\u00e0 culturali, commerciali e amministrative, che formano in questo paese una rete urbana cos\u00ec caratteristica fra le varie nazioni. Il suo amore per la citt\u00e0 non \u00e8 spiegato dal fatto che sia stato gesuita, e neppure da questo antico paragone fra gli ordini religiosi, secondo cui i figli di san Bernardo preferirebbero le vallate, i figli di san benedetto le montagne, i figli di san Francesco le colline e i figli di sant&#8217;Ignazio le grandi citt\u00e0.<\/p>\n<p>&quot;Bernardus valles, monte Benedictus amabat; \/ Franciscus colles, magnas Ignatius urbes.&quot;<\/p>\n<p>Botero era prima di tutto un uomo del Rinascimenti e si unisce esplicitamente ai filosofi sociali di Atene e Roma che vedevano nella &quot;urbs&quot; e nella &quot;polis&quot; la soma della civilt\u00e0 e del progresso culturale. \u00c8 ci\u00f2 che pensavano e che scrivevano i due pi\u00f9 prestigiosi scrittori politici dell&#8217;antichit\u00e0 greco romana: Aristotele e Cicerone.<\/p>\n<p>Nel primo libro della &quot;Politica&quot;; Aristotele affermava che la citt\u00e0 \u00e8 stata creata in primo luogo per rendere gli uomini veramente uomini; che la citt\u00e0 sussiste per renderli felici. L&#8217;uomo che trova nella famiglia l&#8217;inizio del suo perfezionamento, trova nella citt\u00e0 la sua maturit\u00e0; l&#8217;uomo dunque \u00e8 un animale politico.<\/p>\n<p>Cicerone ragionava allo stesso modo: nei tempi antichi gli uomini vivevano come barbari, disseminati nelle campagne e la loro vita non si distingueva molto da quella delle bestie. A poco a poco essi scoprirono l&#8217;arte della vita comunitaria e crearono le prime citt\u00e0, dove appresero le maniere civili e coltivarono le arti liberali. I Romani forse furono i primi a rendersi conto delle &quot;grandi citt\u00e0&quot; e ad esprimere a questo proposito un vero senso della &quot;grandeur&quot;. L&#8217;ammirazione e la devozione di un Romano per la sua citt\u00e0 sono molto bene espresse nel verso di Marziale:<\/p>\n<p>&quot;Terrarum dea gentium, Roma, \/ Cui par est nihil et nihil secundum&quot; (Ep., XII, 8, 1-2).<\/p>\n<p>Roma \u00e8 per essi l&#8217;idealizzazione stessa della citt\u00e0, con il suo ideale morale di devozione e di virt\u00f9 antiche; Roma \u00e8 il prototipo della vita urbanizzata che i Romani vorranno riprodurre su tutte le coste del bacino Mediterraneo.<\/p>\n<p>In altri termini, la citt\u00e0 rappresenta l&#8217;ideale della vita sociale. I motivi che adducino sono piuttosto di ordine morale, di ordine culturale e di sicurezza; e possiamo aggiungere di ordine religioso, poich\u00e9 la citt\u00e0 antica era propriamente una creazione culturale attorno agli d\u00e8i dell&#8217;&quot;urbis&quot; e della &quot;polis&quot;. Quest&#8217;ultimo punto \u00e8 stato perfettamente messo in luce da Fustel de Coulanges nel suo classico studio &quot;La cit\u00e9 antique&quot; (Parigi, 1864). Fustel de Coulanges scriveva: &quot;Si fondava la citt\u00e0 perch\u00e9 fosse il santuario del culto comune. La fondazione della citt\u00e0 era dunque sempre un atto religioso&quot;.<\/p>\n<p>Lo stesso sentimento di venerazione per la citt\u00e0 si ritrova nelle analisi moderne di un Mumford e dei suoi discepoli. Qui, alle considerazioni morali se ne aggiungono altre pi\u00f9 esplicitamente sociologiche. &quot;La citt\u00e0, scrive Mumford, \u00e8 il luogo di concentrazione suprema della potenza e della cultura di una civilt\u00e0&quot;. La differenza tra il villaggio e la citt\u00e0, egli dice, non \u00e8 soltanto di ordine fisico (densit\u00e0, dimensioni), ma d&#8217;ordine sociale, cio\u00e8 risiede nell&#8217;intensit\u00e0 delle relazioni, delle comunicazioni e della cooperazione.<\/p>\n<p>La citt\u00e0 \u00e8 il simbolo di una volont\u00e0 collettiva, di un consenso sociale. La citt\u00e0 forma lo spirito dell&#8217;uomo ed \u00e8 a sua volta formata dallo spirito dell&#8217;uomo. &quot;La citt\u00e0 resta, con il linguaggio, la pi\u00f9 grande opera d&#8217;arte dell&#8217;uomo (&quot;With the language itself, it remain the man&#8217;s greatest work of art&quot;).<\/p>\n<p>Nelle opere di Mumford non mancano le critiche della citt\u00e0 industriale, a volte egli non esita a qualificarla come &quot;Necropolis&quot; o &quot;Tirannopolis&quot;. Tuttavia per profonda inclinazione egli considera la citt\u00e0 come il luogo per eccellenza della cultura e della felicit\u00e0 collettiva.<\/p>\n<p>Mumford rappresenta una scuola molto particolare fra gli specialisti della citt\u00e0. Il suo modo di vedere umanista e filosofico si avvicina all&#8217;antica sociologia urbana dei classici greco-romani. Il tipo di citt\u00e0 ideale che egli considera, pu\u00f2 essere criticato e non \u00e8 certamente l&#8217;immagine pi\u00f9 frequente che i sociologi moderni s fanno della citt\u00e0; tuttavia molti riconoscono oggi la necessit\u00e0 di ritornare ad una concezione non soltanto descrittiva, ma ugualmente normativa della citt\u00e0, se si vogliono comprendere i nuovi fenomeni dell&#8217;urbanesimo, e affrontare la sconcertante dispersione delle citt\u00e0 che si osserva da alcuni anni.\u00bb<\/p>\n<p>Se \u00e8 vero, come pensava Mumford, che la citt\u00e0 \u00e8 il simbolo d&#8217;una volont\u00e0 collettiva e d&#8217;un consenso sociale, \u00e8 chiaro che la citt\u00e0 \u00e8 il luogo designato della democrazia e di ogni possibile manifestazione della mentalit\u00e0 democratica; e cos\u00ec, se \u00e8 vero che la democrazia si \u00e8 ormai imposta non come una ideologia politica fra le altre, ma come la sola compatibile con il progresso e con la dignit\u00e0 dell&#8217;uomo (e poco importa che ci\u00f2 non sia una verit\u00e0 oggettiva, ma l&#8217;immagine mitizzata che ella ha elaborato di se stessa, e che vuole esportare in ogni angolo del globo terracqueo, con le buone o con le cattive), ne deriva che solo la citt\u00e0 \u00e8 destinata ad avere un futuro, mentre la campagna, o quel che resta di essa, \u00e8 destinata, inevitabilmente, a retrocedere al rango di non-luogo, ossia a vedersi retrocessa alla funzione di discarica e di purgatorio designato per tutto quello che non \u00e8 la citt\u00e0, o di tutto quello che la citt\u00e0, per una ragione o per un&#8217;altra, tende a rifiutare.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, abbiamo detto che la campagna non \u00e8 il contrario della citt\u00e0, ma che entrambe sono l&#8217;espressione di un &quot;ecumene&quot; fortemente antropizzato; il contrario di esse, per quello che ancora ne rimane, \u00e8 la &quot;wilderness&quot;, la natura selvaggia, popolata ancora di animali selvatici e ammantata da una vegetazione spontanea. Inutile dire che, in Europa, la &quot;wildeness&quot; \u00e8 quasi scomparsa: sopravvive in alcuni luoghi remoti della Scandinavia e della Russia settentrionale, mentre le foreste &quot;protette&quot; degli altri Paesi non sono pi\u00f9, per definizione, natura &quot;selvaggia&quot;, ma opera dell&#8217;uomo, mediante piani di rimboschimento, di reintroduzione di specie animali protette (e precedentemente scomparse, o gravemente minacciate di estinzione), eccetera.<\/p>\n<p>Di &quot;wilderness&quot; si pu\u00f2 ancora parlare solo per gli altri continenti e per gli oceani, esclusi i mari interni (Mediterraneo compreso): tenendo conto, per\u00f2, che perfino il continente &quot;selvaggio&quot; per definizione, l&#8217;Antartide, \u00e8 ormai divenuto meta di frequenti viaggi turistici organizzati, e dunque di inquinamento e squilibrio ecologico; e che perfino l&#8217;immensit\u00e0 degli oceani \u00e8 minacciata dalla plastica e da altri elementi inquinanti ad un livello tale, che forse ha gi\u00e0 superato la soglia del non ritorno (cfr. il nostro articolo: \u00abQuel continente di rifiuti in plastica alla deriva nelle acque del Pacifico\u00bb, pubblicato su \u00abIl Corriere delle Regioni\u00bb in data 02\/706\/2015); senza contare gli effetti del riscaldamento globale e del &quot;buco&quot; nella sfera di ozono, che sono di natura globale e che non fanno alcuna distinzione fra paesi antropizzati e &quot;wilderness&quot;.<\/p>\n<p>Il punto, quindi, non \u00e8 sapere se la citt\u00e0 possa continuare a rappresentare l&#8217;ideale della vita sociale, ma se la si debba considerare come l&#8217;unico luogo ad essa consono e deputato, svalutando tutti gli altri e caricando l&#8217;ambiente metropolitano di una specie di responsabilit\u00e0 esclusiva quanto ai valori e alle funzioni della civilt\u00e0 umana. A partire dalla Rivoluzione industriale, la citt\u00e0 ha gi\u00e0 rivendicato per se stessa un tale ruolo, non solo trainante, ma unico ed esclusivo: e la fuga dalle campagne, il crescente inurbamento a livello mondiale, misurabile e quantificabile in maniera precisa (basta osservare la crescita demografica esponenziale di alcune megalopoli del Sud della Terra, negli ultimi 100 anni) indicano chiaramente che l&#8217;umanit\u00e0 attuale vede la citt\u00e0 come il luogo privilegiato e necessario, e la campagna come il non-luogo al quale bisogna sottrarsi, pena la povert\u00e0 e l&#8217;arretratezza. E anche se, negli ultimissimi anni, si \u00e8 innescato anche un movimento di segno contrario, di spostamento dalla citt\u00e0 verso la campagna, non si tratta di un fenomeno che possa controbilanciare l&#8217;altro. Quanto agli intellettuali, abituati a suonare il piffero per il vincitore di turno, non si pu\u00f2 certo dire che abbiano brillato per originalit\u00e0 o coraggio. E allora, che si pu\u00f2 fare?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il tema della contrapposizione psicologica e morale, oltre che economica e culturale, fra citt\u00e0 e campagna, \u00e8 antichissimo; nel caso dell&#8217;Italia, lo vediamo documentato in maniera<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30188,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[32],"tags":[224],"class_list":["post-24029","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-varie-costumi-e-societa","tag-poesia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-varie-costumi-e-societa.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24029","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24029"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24029\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30188"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24029"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24029"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24029"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}