{"id":24027,"date":"2012-05-02T01:55:00","date_gmt":"2012-05-02T01:55:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/05\/02\/la-citta-a-misura-duomo\/"},"modified":"2012-05-02T01:55:00","modified_gmt":"2012-05-02T01:55:00","slug":"la-citta-a-misura-duomo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/05\/02\/la-citta-a-misura-duomo\/","title":{"rendered":"La citt\u00e0 a misura d&#8217;uomo"},"content":{"rendered":"<p>La citt\u00e0 \u00e8 l&#8217;ambiente artificiale per eccellenza e, come tale, tende ad allontanare l&#8217;uomo dal proprio centro vitale, nella misura in cui lo allontana dalla natura, dal silenzio, dalle voci e dai profumi delle piante e degli animali; anche se, indubbiamente, lo avvantaggia in tutta una serie di opportunit\u00e0 economiche, sociali e culturali.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 stato un tempo in cui la citt\u00e0 non godeva del prestigio incondizionato, rispetto alla campagna, di cui gode ora; un tempo in cui gli abitanti della campagna o dei piccoli centri non nutrivano quel penoso complesso di inferiorit\u00e0, che oggi li affligge, ma in cui, anzi, essi guardavano con un misto di compatimento e di disprezzo i cittadini, costretti a vivere in ambienti sovraffollati e rumorosi, sottoposti a ritmi e dinamiche alienanti, regrediti al livello di formiche impazzite all&#8217;interno di un malsano formicaio.<\/p>\n<p>Il movimento di attrazione della citt\u00e0 verso la campagna si \u00e8 verificato in tempi e luoghi diversi, ha conosciuto battute d&#8217;arresto e addirittura fasi di regressione; ha preso definitivamente il sopravvento con l&#8217;avvento della moderna economia capitalista &#8211; il che, nell&#8217;Italia centro-settentrionale, si \u00e8 verificato sin dal XII secolo &#8211; ed \u00e8 divenuto un fenomeno globale con la formazione delle megalopoli del XX secolo.<\/p>\n<p>Mano a mano che la citt\u00e0 concentrava in s\u00e9 tutti i centri della vita economica e specialmente finanziaria, si sviluppava la mitologia urbana, che ne magnificava le qualit\u00e0, vere o presunte, di pari passo con la denigrazione sistematica della campagna e dei suoi abitanti, presentati come retrogradi, ignoranti, creduloni: basti pensare alla satira impietosa del villano contenuta nelle opere letterarie di Boccaccio e di Lorenzo il Magnifico e proseguita poi inarrestabilmente.<\/p>\n<p>Ancora nella prima met\u00e0 del Novecento, la narrativa di Cesare Pavese non riesce a descrivere la dialettica citt\u00e0-campagna se non in termini mitologici, irrealistici, amaramente nostalgici o acutamente nevrotici: la campagna, in particolare, \u00e8 il luogo delle radici, ma delle radici ormai disseccate; di un primitivismo intessuto di Eros e Thanatos (vedi la vicenda incestuosa e la tragica morte di Gisella in \u00abPaesi tuoi\u00bb); nonch\u00e9 di un impossibile ritorno alla innocenza dell&#8217;infanzia, (come in \u00abLa luna e i fal\u00f2\u00bb).<\/p>\n<p>Tanto andava premesso per non scordare mai che l&#8217;intero fenomeno dell&#8217;urbanesimo, che oggi ci sembra perfettamente &quot;naturale&quot; e inarrestabile, cos\u00ec come naturale e inarrestabile ci sembra l&#8217;esodo dalle campagne e soprattutto dalla montagna, \u00e8 stato ed \u00e8 tuttora, oltre che un fenomeno di matrice economica e sociale, e forse prima ancora di essere tale, un fenomeno anche e soprattutto di matrice culturale e psicologica: e, come tale, forse non proprio cos\u00ec naturale e cos\u00ec inevitabile come oggi ci piace pensarlo e rappresentarlo.<\/p>\n<p>Sia come sia, tale \u00e8 lo stato delle cose; e il fatto che, da alcuni anni, anzi, da alcuni decenni, la vita cittadina abbia mostrato anche i suoi risvolti negativi e le cronache quotidiane ce li raccontino con triste monotonia, non ha portato ad una vera inversione della tendenza: semplicemente, i ceti sociali medio-alti si sono trasferiti dai centri urbani, sempre pi\u00f9 inquinati e degradati, verso le periferie residenziali, possibilmente in collina o comunque nelle zone ancora ricche di verde; ma il flusso dalle campagne verso i centri urbani non \u00e8, nel suo complesso, diminuito, perch\u00e9 non si \u00e8 determinata una sufficiente reazione di tipo culturale e psicologico.<\/p>\n<p>Pertanto, la domanda che realisticamente dovremmo porci, e che dovrebbero porsi gli urbanisti, gli architetti e soprattutto gli amministratori pubblici, non \u00e8 cosa si potrebbe fare per disincentivare il fenomeno dell&#8217;urbanizzazione, ma, molto pi\u00f9 modestamente, cosa si potrebbe fare per rendere le citt\u00e0, destinate e rimanere protagoniste del quadro sociale e culturale ancora a lungo, per renderle pi\u00f9 umane, pi\u00f9 rasserenanti, pi\u00f9 vivibili; o, se si preferisce, un po&#8217; meno disumane, un po&#8217; meno angoscianti, un po&#8217; meno invivibili.<\/p>\n<p>La prima cosa da fare, a nostro avviso, sarebbe quella di ridurne drasticamente le dimensioni: e questa, ovviamente, non \u00e8 materia da architetti, urbanisti o amministratori pubblici, ma da politici, economisti e uomini di cultura: s\u00ec, anche uomini di cultura, proprio per ridimensionare il mito della citt\u00e0 nell&#8217;immaginario collettivo, cosa che si dovrebbe fare simultaneamente attraverso il cinema, la televisione, la letteratura e la stessa riflessione filosofica.<\/p>\n<p>I filosofi, sino ad ora, hanno brillato per la loro assenza riguardo al tema del rapporto, sempre pi\u00f9 schizofrenico, determinatosi fra citt\u00e0 e campagna: pare che non vivano sulla Terra, ma su Marte o su Plutone. Non hanno detto una parola quando la civilt\u00e0 contadina periva assassinata dal consumismo pi\u00f9 becero e aggressivo, quando le valli alpine e le campagne venivano abbandonate dai giovani e poi anche dai meno giovani (e, contestualmente, disboscate e cementificate); possibile che non abbiano niente da dire nemmeno adesso, quando i mali dell&#8217;urbanesimo selvaggio sono divenuti evidenti anche all&#8217;uomo della strada, e quando i danni dell&#8217;abbandono dell&#8217;agricoltura sono palesi anche per l&#8217;economista pi\u00f9 sprovveduto?<\/p>\n<p>Al di sopra di una certa soglia quantitativa, salvo rare eccezioni, una citt\u00e0 \u00e8 invivibile per definizione; l&#8217;eccezione potrebbe essere Londra, che, pur coi suoi otto milioni di abitanti, grazie al suo prevalente sviluppo orizzontale e alla conservazione di numerose aree verdi, si presenta, in buona misura, pi\u00f9 come una ininterrotta aggregazione di quartieri e di centri minori, che come una moderna megalopoli, nel senso pi\u00f9 tecnico del termine.<\/p>\n<p>L&#8217;Italia, che ha una storia urbana molto specifica e molto precoce (essendo stata, insieme alle Fiandre, la prima nazione d&#8217;Europa a vivere la rinascita urbana medievale), parte relativamente avvantaggiata: non vi \u00e8, in essa, una tradizione che vada nella direzione dell&#8217;inutile gigantismo, ma, semmai, una tradizione di piccoli e medi centri con caratteristiche urbane, e a tale tradizione occorre rifarsi per favorire un ritorno a condizioni di minore sovraffollamento.<\/p>\n<p>Anche il decremento della natalit\u00e0 avrebbe potuto favorire una politica di ridistribuzione della popolazione in direzione della campagna, se non vi fosse stata l&#8217;ondata immigratoria che, nel corso degli ultimi dieci anni (dati Istat) ha visto il numero degli stranieri triplicare (e triplicare anche il numero dei baraccati). Strano modo di raccontare la cosa, da parte del servizio pubblico: si dice, per bocca degli speaker dei telegiornali di regime, che tale incremento della popolazione immigrata ci ha &quot;salvati&quot; dal calo demografico; invece non ci ha salvati affatto: il calo demografico c&#8217;\u00e8 e rimane; l&#8217;aumento degli immigrati e la loro ulteriore, futura crescita (stante il loro tasso di natalit\u00e0 molto maggiore del nostro) non solo non lo compensa, ma ne accentua gli effetti.<\/p>\n<p>Insomma, proprio quando il decremento demografico avrebbe avuto, fra le tante conseguenze negative, almeno una positiva, ossia quella di far diminuire la pressione nei centri urbani, decongestionandoli e consentendo migliori condizioni di vivibilit\u00e0 per i residenti, specialmente anziani (sono questi ultimi, infatti, che non possono, neanche volendo, lasciare i vecchi centri urbani, perch\u00e9 legati al loro unico bene, la casa di propriet\u00e0, oltre a un bagaglio di ricordi che non pu\u00f2 essere oggetto di transazione economica), ecco che le citt\u00e0, e specialmente i quartieri pi\u00f9 poveri e, quindi, pi\u00f9 degradati, hanno subito un rinnovato affollamento e un ulteriore degrado per l&#8217;arrivo di una massiccia quota di popolazione straniera, che si \u00e8 accaparrata le case popolari messe a disposizione dai comuni, ha fatto una concorrenza spietata al piccolo commercio locale (si pensi solo alle merci dei minimarket cinesi coi loro prezzi fuori mercato) e ha aggravato i problemi di micro-criminalit\u00e0, prostituzione e droga nelle periferie povere.<\/p>\n<p>Anche in questo caso, la risposta dovrebbe essere una politica che incoraggi, mediante incentivi di vario genere, il ritorno ai rispettivi Paesi di provenienza del maggior numero possibile di immigrati, smettendola di valutare il fenomeno in maniera unilaterale, come se l&#8217;aumento della popolazione totale fosse, di per s\u00e9, un bene o come se l&#8217;apporto di manodopera a basso costo non costituisse un vantaggio, s\u00ec, per le imprese, ma un fattore obiettivo di penalizzazione per la manodopera italiana, costretta ad adeguarsi a un costo del lavoro sempre inferiore al costo della vita.<\/p>\n<p>Quanto agli immigrati, che cosa ci si pu\u00f2 aspettare da loro? Quali sentimenti dovrebbero nutrire, secondo i paladini nostrani dell&#8217;immigrazione illimitata, verso la nazione ospitante: consapevoli, come sono, che dovranno sempre accontentarsi, qualunque cosa accada all&#8217;economia italiana ed europea, di sedere sul gradino pi\u00f9 basso della scala sociale? Ed \u00e8 inutile aggiungere che il razzismo, in questo discorso, non c&#8217;entra assolutamente nulla. Ma si tratta, appunto, di problemi politici, che n\u00e9 gli urbanisti, n\u00e9 gli amministratori locali possono affrontare.<\/p>\n<p>La seconda cosa che si dovrebbe fare, per rendere pi\u00f9 umane le nostre citt\u00e0, sarebbe disincentivare seriamente l&#8217;uso del mezzo privato e offrire, nel contempo, una rete efficiente di trasporti pubblici, oltre a diffondere in misura maggiore la cultura della bicicletta, come da moltissimo tempo si fa nelle citt\u00e0 del Nord Europa. Anche qui, il fattore culturale svolge un ruolo importantissimo: fino a quando, da noi, l&#8217;automobile di grossa cilindrata sar\u00e0 vista cime uno status-symbol da sfoggiare quotidianamente, anche solo per andare a fare la spesa o per accompagnare figli a scuola, non verremo mai fuori dal problema dell&#8217;intasamento del traffico urbano, n\u00e9 da quello dell&#8217;inquinamento atmosferico e acustico.<\/p>\n<p>Certo, ci vogliono le piste ciclabili: e questa \u00e8 materia per architetti, urbanisti e amministratori. Ma anche la politica ha la sua parte di responsabilit\u00e0: finch\u00e9 si continua ad incentivare il mercato delle automobili a benzina (mentre quelle elettriche sono gi\u00e0 in vendita, ma nessuno ci crede n\u00e9 investe su di esse, anche se si sa che il petrolio sar\u00e0 esaurito entro meno di due generazioni), non si vedranno apprezzabili cambiamenti positivi.<\/p>\n<p>N\u00e9 si vedranno fino a quando il biglietto dell&#8217;autobus, della metropolitana o della corriera sar\u00e0 pi\u00f9 caro del costo del trasporto mediante il mezzo privato, per giunta accompagnato da un servizio scadente e da orari problematici. Un cittadino che deve recarsi al lavoro all&#8217;altro capo della citt\u00e0 deve avere la certezza assoluta di arrivare in tempo utile, senza viaggiare in piedi e spintonato da ogni parte, magari anche borseggiato; e senza dover spendere, alla fine, pi\u00f9 di quanto spenderebbe tirando fuori la macchina dal proprio garage.<\/p>\n<p>La terza cosa da fare sarebbe di riqualificare i centri urbani, favorendo la ripresa e la diffusione del commercio piccolo e medio, specialmente i piccoli supermercati di quartiere, i negozi di generi di prima necessit\u00e0, le farmacie, le edicole, le filiali delle banche, gli asili, le scuole, i circoli ricreativi per gli anziani, le palestre e le piscine, le biblioteche: insomma tutto quello che serve perch\u00e9 un quartiere viva di vita propria e perch\u00e9 i suoi abitanti non siano costretti a recarsi in centro ogni santo giorno, per provvedersi delle cose indispensabili all&#8217;esistenza.<\/p>\n<p>Riqualificare i quartieri significa anche, ovviamente, condurre una lotta senza quartiere alla microcriminalit\u00e0 e adottare il pugno di ferro contro gli spacciatori e gli sfruttatori della prostituzione, con tanto di rimpatrio immediato per gli immigrati che delinquono e con divieto assoluto di farsi mai pi\u00f9 rivedere, pena l&#8217;arresto automatico e la condanna a lunghe pene detentive. Ma anche qui, \u00e8 chiaro, il problema \u00e8 prevalentemente politico; \u00e8 il Parlamento che deve legiferare; quanto alla magistratura, dovrebbe smetterla di applicare le leggi quasi sempre nel senso pi\u00f9 favorevole a chi le infrange e nel senso meno favorevole a chi le rispetta. Per esempio, \u00e8 forse giusto che un inquilino possa rifiutarsi di pagare l&#8217;affitto a un proprietario che, forse, non \u00e8 molto pi\u00f9 benestante di lui, e ci\u00f2 per mesi e anni, senza che un provvedimento del giudice risolva la questione in via definitiva?<\/p>\n<p>Riqualificare i quartieri, poi, significa, \u00e8 chiaro, dare maggiore spazio al verde pubblico (e privato) e rendere pi\u00f9 a misura d&#8217;uomo i complessi architettonici: meno demagogia, meno spettacolarismo, meno ponti di Calatrava e altri obbrobri pseudo-artistici, meno eco-mostri e pi\u00f9 parchi, pi\u00f9 giardini, pi\u00f9 viali alberati. Dopo di che, ancora una volta: vigilare affinch\u00e9 il verde pubblico sia a disposizione dei bambini, delle famiglie, degli anziani, e non degli spacciatori, dei delinquenti, degli incivili. Bisognerebbe fare come negli stadi: divieto assoluto di entrarvi per quelle persone che si rendono colpevoli di atti contro le persone o contro il patrimonio. Uno spacciatore, arrestato e schedato come tale, non dovrebbe mai pi\u00f9 potersi avvicinare a un giardino pubblico o a una scuola, cos\u00ec come una persona condannata per molestie non pu\u00f2 avvicinarsi alla persona o alla casa della sua vittima, pena l&#8217;arresto immediato.<\/p>\n<p>\u00c8 quasi superfluo aggiungere che, fino a quando non si trover\u00e0 il modo di smaltire i rifiuti in maniera differenziata, ordinata, responsabile; fino a quando non si appronteranno, nell&#8217;hinterland cittadino, le necessarie strutture di smaltimento e riciclaggio dei rifiuti; fino a quando, a monte di tutto questo, non si riuscir\u00e0 a farne diminuire sensibilmente la quantit\u00e0, mediante un modo pi\u00f9 intelligente e meno consumista di fare la spesa da parte di tutti e di ciascuno, ogni idea di riqualificazione rester\u00e0 solo un bel sogno.<\/p>\n<p>Ci sarebbero tantissime altre cose da fare, ma quella pi\u00f9 importante sarebbe che la popolazione, alla faccia degli intellettuali servi e venduti, che su queste cose non dicono una parola, facesse da s\u00e9 stessa una rivoluzione copernicana del proprio modo di porsi rispetto alla citt\u00e0 in cui vive: a partire dall&#8217;amore per le persone e per i luoghi, senza di cui nessun intervento dall&#8217;alto, per quanto utile e intelligente (cosa che, peraltro, non si verifica spesso), risulta perfettamente inutile. \u00c8 inutile, infatti, che l&#8217;amministrazione faccia installare un cestino per i rifiuti ogni cento metri, se le persone continuano a gettare a terra la lattina di birra o la bottiglietta di plastica.<\/p>\n<p>Una citt\u00e0 \u00e8 vivibile nella misura in cui i suoi abitanti la amano, le sono affezionati, la rispettano; ma per poterla amare e rispettare, essa deve offrirsi a loro come un luogo ospitale e non come una bolgia dantesca in cui vige la legge del Far West.<\/p>\n<p>Si ama la propri casa, quando si ama la propria famiglia; e si ama la propria citt\u00e0, quando la si sente come una specie di famiglia allargata, come un luogo dell&#8217;anima oltre che il luogo del lavoro e dello stipendio. Non la si pu\u00f2 amare se, nel proprio quartiere, scompaiono la rivendita del pane, il fruttivendolo, l&#8217;edicola dei giornali, la farmacia dove comprare le medicine, il bar dove fare una partita a carte con gi amici, il giardinetto in cui portare a giocare i bambini; per ritrovare, al posto di tutto ci\u00f2, solo una serie di banche, di uffici di assicurazioni, di agenzie d&#8217;affari.<\/p>\n<p>Dovremmo sforzarci di vedere la citt\u00e0 come la vedono i bambini, come la vedono i genitori che portano a spasso le carrozzine coi neonati, e come la vedono gli anziani: perch\u00e9 se una citt\u00e0 risulta abbastanza vivibile per loro, vuol dire che i suoi architetti, i suoi urbanisti e i suoi pubblici amministratori sono sulla strada giusta; se, invece, la vivono male, con disagio e sofferenza, allora vuol dire che si \u00e8 sbagliato qualcosa d&#8217;importante e che bisogna sforzarsi di individuarlo, per ricominciare daccapo.<\/p>\n<p>Infine, la citt\u00e0 deve non deve essere solamente un luogo in cui produrre e scambiare merci e servizi, ma anche un luogo in cui poter sognare: come fanno i bambini, quando corrono felici, durante un gioco, nel giardino pubblico; e come fanno, a modo loro, gli anziani, quando, guardando quei bambini da una panchina o dalla veranda di un tranquillo bar di periferia, ricordano come&#8217;erano i loro stessi sogni, tanti anni prima&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La citt\u00e0 \u00e8 l&#8217;ambiente artificiale per eccellenza e, come tale, tende ad allontanare l&#8217;uomo dal proprio centro vitale, nella misura in cui lo allontana dalla natura,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30139,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[28],"tags":[92],"class_list":["post-24027","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-architettura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-architettura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24027","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24027"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24027\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30139"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24027"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24027"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24027"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}