{"id":24025,"date":"2017-03-10T03:15:00","date_gmt":"2017-03-10T03:15:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/03\/10\/cittadini-delle-tenebre-gracia-a-deus\/"},"modified":"2017-03-10T03:15:00","modified_gmt":"2017-03-10T03:15:00","slug":"cittadini-delle-tenebre-gracia-a-deus","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/03\/10\/cittadini-delle-tenebre-gracia-a-deus\/","title":{"rendered":"Cittadini delle tenebre, \u00abgracia a deus\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;ateo moderno si trova in una posizione assai pi\u00f9 complessa e delicata, dal punto di vista intellettuale, dell&#8217;ateo di un secolo o due secoli fa. Rispetto ai tempi di d&#8217;Holbach e La Mettrie, o anche ai tempi di Marx e di Bakunin, negare Dio non \u00e8 pi\u00f9 sufficiente; bisogna anche giustificare questa negazione, prendendo atto di un fatto nuovo: che la ragione, la scienza, la tecnica, e le macchine da questa prodotte, si sono rivelate dei surrogati insufficienti; e, soprattutto, che l&#8217;immagine del mondo, particolarmente dopo la teoria della relativit\u00e0 di Einstein, \u00e8 diventa immensamente pi\u00f9 complessa di come la vedessero i materialisti nell&#8217;epoca classica dell&#8217;ateismo. Colui che vide subito, con lucidit\u00e0 e finezza, questo mutamento di scenari \u00e8 stato Nietzsche: il suo annuncio della morte di Dio \u00e8 infinitamente pi\u00f9 problematico e carico di pathos, di quel che non fosse il piatto e banale motto di Bakunin: <em>L&#8217;uomo \u00e8 libero; ma, se Dio esiste, l&#8217;uomo \u00e8 di nuovo schiavo: dunque, Dio non esiste.<\/em> Egli, soprattutto, vide che, se si nega Dio, bisogna assumersi il compito di elaborare un nuovo sistema di valori, perch\u00e9 i vecchi sono divenuti inutilizzabili; e a ci\u00f2 ha dedicato i suoi sforzi titanici per creare una nuova morale. Anche lui, per\u00f2, \u00e8 rimasto su un terreno ambiguo: i nuovi valori non erano altro che il risultato del rovesciamento puro e semplice dei vecchi, un po&#8217; come la filosofia della <em>praxis<\/em> di Marx non \u00e8 che il capovolgimento della filosofia idealistica di Hegel. Ma questa \u00e8 una debolezza del pensiero ateo, perch\u00e9 \u00e8 chiaro che, se i valori basati sulla credenza in Dio non sono pi\u00f9 attuali, non basta rovesciarli come un guanto per restituire ad essi la loro efficacia; non si pu\u00f2 versare vino nuovo in otri vecchi, direbbe qualcuno: bisogna elaborare ed annunciare dei valori che siano realmente nuovi, come esige l&#8217;epoca nuova ed il nuovo orizzonte esistenziale che si \u00e8 venuto a delineare.<\/p>\n<p>E qui, naturalmente, sorgono le difficolt\u00e0: dove reperire dei valori universali, se si nega un garante universale che ne fondi la legittimit\u00e0? \u00c8 inevitabile che si cada nel relativismo pi\u00f9 spinto, o in quella variante del relativismo che \u00e8 il nichilismo; o, ancora, in quella sotto-variante del nichilismo che \u00e8 il surrealismo. Come dire: in un mondo privo di senso, sarebbe assurdo cercare ancora un punto fermo su cui posare il piede: bisogna rassegnarsi alla precariet\u00e0, all&#8217;indeterminatezza, alla costante apertura verso l&#8217;indifferenziato; e, siccome non ci si pu\u00f2 adattare per davvero a vivere in un mondo siffatto, non resta che costruire dei non-sensi che prendano il posto lasciato dalla ormai scomparsa sensatezza, dalla ormai defunta razionalit\u00e0 delle cose. Ma che cosa separer\u00e0, che cosa permetter\u00e0 di distinguere la sanit\u00e0 dalla follia, in un simile quadro esistenziale? Nulla, assolutamente nulla all&#8217;infuori del mio giudizio radicalmente soggettivo: al quale potrebbero contrapporsi, e, di fatto, si contrappongono, gl&#8217;innumerevoli giudizi soggettivi altrui. Se il mondo non ha senso, allora chiunque pu\u00f2 proclamarsi Napoleone e aspettarsi che gli altri gli riconoscano tale identit\u00e0; il guaio \u00e8, naturalmente, che gli altri non gliela riconoscono, a meno che non abbiano del tutto rinunciato a farlo ragionare (esemplare, a questo proposito, \u00e8 la vicenda rappresentata nel dramma di Luigi Pirandello <em>Enrico IV<\/em>). Il solipsismo produce la pazzia e ne \u00e8, al tempo stesso, il logico e necessario presupposto.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo moderno \u00e8 in rivolta contro il Mistero: la vera e ultima radice dell&#8217;ateismo \u00e8 tutta qui. Non gli piace che il Mistero esista; la sua esistenza lo sminuisce, lo umilia, lo riempie di frustrazione. L&#8217;uomo moderno vorrebbe, se non proprio sapere tutto, almeno <em>poter<\/em> sapere tutto: \u00e8 anche disposto all&#8217;idea di morire senza aver conosciuto e compreso ogni cosa, purch\u00e9 lo sostenga la fiducia che i suoi figli, o i suoi nipoti, conosceranno e capiranno ci\u00f2 che a lui non \u00e8 stato concesso. Non si sofferma ad analizzare le radici di questo atteggiamento: se lo facesse, non ci metterebbe molto ad accorgersi che \u00e8 un ennesimo surrogato di quel dio che egli ha voluto cacciare dalla porta, e che sta ora tentando di rientrare dalla finestra. Dio \u00e8 un inquilino molto pi\u00f9 tenace di quanto gli atei militanti non siano disposti ad ammettere: bench\u00e9 gli abbiano dato lo sfratto innumerevoli volte, non si decide a sparire del tutto, come se avesse l&#8217;incredibile audacia di ritenersi indispensabile. Si rifletta alla battuta di un personaggio della <em>Via lattea<\/em>, il film di Bu\u00f1uel girato nel 1968: <em>Il mio odio per la scienza e il mio disprezzo per la tecnologia mi porteranno, alla fine, verso quell&#8217;assurda credenza in Dio.<\/em> Anche se ci arrende all&#8217;idea che il mondo sia del tutto privo di senso, nondimeno si sente ancora il bisogno di spiegarlo, di capire le cose, cio\u00e8 di trovare un dio che ci spieghi la realt\u00e0 e che ci faccia capire quel che le cose hanno da dirci.<\/p>\n<p>Cos\u00ec espone il punto di vista ateo militante il famoso regista spagnolo, naturalizzato messicano, Luis Bu\u00f1uel (1900-1983), uno dei maggiori rappresentanti del cinema surrealista, nella sua autobiografia <em>Dei miei sospiri estremi<\/em> (titolo originale: <em>Mon dernier soupir<\/em>, Paris, Robert Laffont, 1982; traduzione dal francese di Daniella Selvatico Estense, Milano, Rizzoli, 1983, pp. 170-172):<\/p>\n<p><em>Naturalmente, se la nostra nascita dipende soltanto dall&#8217;avventura, da un incontro fortuito fra un ovulo e uno spermatozoo (e allora perch\u00e9 questo e non quello, fra tanti milioni?), la funzione del caso svanisce quando si edificano le societ\u00e0 umane, quando il feto, e poi il bambino, vengono sottoposti a quelle leggi. E succede lo stesso in tutte le specie. Le leggi, le consuetudini, le condizioni storiche e sociali di una data evoluzione, di un dato progresso, tutto quello che ha la pretesa di contribuire all&#8217;instaurazione, allo sviluppo, alla stabilit\u00e0 di una civilt\u00e0 cui apparteniamo bene o male per nascita, tutto questo dico si presenta come una lotta quotidiana e tenace contro il caso. Straordinario e vivissimo, mai domo del tutto, cerca di adattarsi alla necessit\u00e0 sociale.<\/em><\/p>\n<p><em>Credo per\u00f2 che in queste leggi necessarie, che ci permettono di vivere insieme, bisogna guardarsi dal vedere una necessit\u00f2 fondamentale, primordiale. In realt\u00e0 mi sembra che non fosse necessario che questo mondo esistesse, n\u00e9 che ci trovassimo qui a vivere e a morire. Dato che siamo solo figli del caso, la terra e l&#8217;universo avrebbero potuto continuare senza di noi, fino alla consumazione dei secoli. Immagine inimmaginabile, quella di un universo vuoto e infinito, teoricamente inutile, che nessuna intelligenza potrebbe contemplare, che esisterebbe da solo, caos durevole, abisso inspiegabilmente privo di vita. Forse, altri mondi chiusi alla nostra conoscenza continuano cos\u00ec la loro inconcepibile corsa. Amore per il caos, che a volte sentiamo profondo dentro di noi.<\/em><\/p>\n<p><em>Alcuni sognano un universo infinito, altri ce lo presentano finito nello spaio e nel tempo. Mi trova fra due misteri entrambi impenetrabili. Da una parte, l&#8217;immagine di un universo infinito \u00e8 inconcepibile. Dall&#8217;altra, l&#8217;idea di un universo finito, che un giorno non esister\u00e0 pi\u00f9, mi ripiomba in un nulla impensabile, che mi affascina e mi fa orrore. Per cui oscillo, e non so.<\/em><\/p>\n<p><em>Immaginiamo che il caso non esista e che tutta la storia del modo, all&#8217;improvviso logica e prevedibile, possa risolversi in qualche formula matematica. Se cos\u00ec fosse, bisognerebbe credere in Dio e supporre inevitabilmente l&#8217;esistenza attiva di un grande orologiaio,di un supremo organizzatore.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma Dio, che tutto pu\u00f2, non avrebbe potuto creare a capriccio un mondo in balia del caso? No, ci rispondono i filosofi. Il caso non pu\u00f2 essere una creazione di Dio, dato che \u00e8 la negazione di Dio. I due termini sono antinomici. Si escludono l&#8217;un l&#8217;altro.<\/em><\/p>\n<p><em>Non avendo la fede (e convinto che la fede come ogni altra cosa nasca spesso dal caso), non vedo vie di uscita. \u00c8 un circolo chiuso, per questo non tento di entrarci. La conclusione che ne ricavo, a mio uso e consumo, \u00e8 molto semplice: e credere e non credere, \u00e8 proprio lo stesso. Se in questo preciso istante mi si dimostrasse la luminosa esistenza di Dio, il mio cambiamento non cambierebbe di certo, Non posso crede che Dio mi sorvegli continuamente, che si occupi della mia salute, dei miei desideri, dei miei errori. Non posso credere e comunque neanche accettare che possa punirmi per l&#8217;eternit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>Che cosa sono per lui? Niente, un&#8217;ombra di fango. Il mio passaggio \u00e8 talmente rapido da non lasciare una traccia. Sono un povero mortale, e non conto, nello spazio come neanche nel tempo. Dio non si occupa di noi. Se esiste, \u00e8 come se non esistesse.<\/em><\/p>\n<p><em>Ragionamento che una volta ho riassunto in questa formula: &quot;Sono ateo, per grazia di Dio&quot;. Una formula solo apparentemente contraddittoria.<\/em><\/p>\n<p><em>Accanto al caso, suo fratello, il mistero. L&#8217;ateismo &#8212; il mio comunque &#8212; porta necessariamente ad accettare l&#8217;inesplicabile. Tutto il nostro universo \u00e8 mistero.<\/em><\/p>\n<p><em>Poich\u00e9 mi rifiuto di far intervenire una divinit\u00e0 organizzatrice, la cui azione mi sembra ancora pi\u00f9 misteriosa del mistero stesso, non mi rimane che vivere in una specie di tenebra. E l&#8217;accetto. Non esistono spiegazioni, anche le pi\u00f9 semplici, valide per tutti. Fra i due misteri ho scelto il mio, che almeno mi garantisce una libert\u00e0 morale.<\/em><\/p>\n<p><em>Mi si dice: e la scienza? Non sta forse cercando, per altre vie, di ridurre il mistero che ci circonda?<\/em><\/p>\n<p><em>Pu\u00f2 darsi. Ma la scienza non m&#8217;interessa. Mi sembra pretenziosa, analitica e superficiale. Ignora il sogno, il caso, la risata, il sentimento e la contraddizione, tutte cose che mi sono preziose. Un personaggio della &quot;Via lattea&quot; diceva: &quot;Il mio odio per la scienza e il mio disprezzo per la tecnologia mi porteranno, alla fine, verso quell&#8217;assurda credenza in Dio&quot;. Vero niente. Per quello che mi riguarda, assolutamente impossibile anzi. Ho scelto il mio posto, \u00e8 nel mistero. Devo solo rispettarlo.<\/em><\/p>\n<p><em>La smania di capire e di conseguenza sminuire, banalizzare &#8211; per tutta la vita mi hanno ossessionato con domande cretine: perch\u00e9 qua? perch\u00e9 l\u00e0? &#8212; \u00e8 una delle nostre sciagure naturali. Se fossimo capaci di rimettere al caso il nostro destino e accettar ere tranquillamente il mistero della nostra vita, potremmo godere di una certa felicit\u00e0, parente prossima dell&#8217;innocenza.<\/em><\/p>\n<p><em>Da qualche parte, tra il caso e il mistero, s&#8217;insinua l&#8217;immaginazione. Libert\u00e0 totale dell&#8217;uomo, che, come le altre, hanno tentato di sminuire, di cancellare. Proprio per questo il cattolicesimo ha inventato il peccato d&#8217;intenzione. Un tempo, quella che ritenevo la mia coscienza mi proibiva certe immagini: assassinare mio fratello, andare a letto con mia madre. Mi dicevo: &quot;Che orrore!&quot; e respingevo di furia quei pensieri maledetti da sempre.<\/em><\/p>\n<p><em>Solo verso i settanta-settantacinque anni sono riuscito a capire in pieno e ad accettare l&#8217;innocenza dell&#8217;immaginazione. Mi ci \u00e8 voluto tutto quel tempo per ammettere che quello che mi passava per la testa riguardava soltanto me, che non si trattava in alcun modo di quelli che chiamano &quot;cattivi pensieri&quot;, in alcun modo di peccato, e che dovevo lasciar andare la mia immaginazione dove voleva, anche se sanguinosa e degenerata.<\/em><\/p>\n<p><em>Adesso, accetto qualsiasi cosa e mi dico: &quot;Bene, vado a letto con mia madre, e allora?&quot; e quasi subito le immagini delittuose e incestuose svaniscono, cacciate dall&#8217;indifferenza.<\/em><\/p>\n<p>Il passaggio-chiave, nel ragionamento di Bu\u00f1uel, \u00e8 il seguente: <em>Poich\u00e9 mi rifiuto di far intervenire una divinit\u00e0 organizzatrice, la cui azione mi sembra ancora pi\u00f9 misteriosa del mistero stesso, non mi rimane che vivere in una specie di tenebra. E l&#8217;accetto. Non esistono spiegazioni, anche le pi\u00f9 semplici, valide per tutti. Fra i due misteri ho scelto il mio, che almeno mi garantisce una libert\u00e0 morale.<\/em> &quot;Non mi rimane che vivere in una specie di tenebra&quot;: \u00e8 questa l&#8217;unica possibilit\u00e0 che rimane a chi prenda atto che solo Dio pu\u00f2 garantire la sensatezza del mondo, e che, fuori di Lui, c&#8217;\u00e8 solo il caos. Bu\u00f1uel, ateo intelligente, rifiuta Dio, ma accetta il mistero, e accetta che vita si svolga nell&#8217;ombra del mistero. Ma il suo mistero \u00e8 un piccolo mistero, un mistero con l&#8217;iniziale minuscola, che coincide &#8212; lo dice lui stesso &#8212; con l&#8217;inesplicabile. Questo \u00e8 molto fine, ma poco coerente. L&#8217;inesplicabile non \u00e8 il mistero, \u00e8 solo il mistero provvisorio: ma il mistero provvisorio non \u00e8 il vero mistero, \u00e8 solo un &quot;problema&quot;, come direbbe Gabriel Marcel; e i problemi son fatti per essere risolti. Il vero mistero non \u00e8 solo inesplicabile, \u00e8 inaccessibile: se fosse solo inesplicabile, potrebbe trovare una qualche spiegazione, prima o dopo. E la scienza, che Bu\u00f1uel dice non interessarlo &#8212; perch\u00e9 non tiene conto del caso, della risata, eccetera &#8212; rientrerebbe prepotentemente in campo: datemi un lasso di tempo sufficiente, ed io vi spiegher\u00f2 moltissime cose che oggi sono inesplicabili; forse tutte. Ovvio che anche la scienza, cos\u00ec intesa &#8212; cio\u00e8 come spiegazione assoluta e totalizzante del mondo &#8212; \u00e8 una nuova, ennesima maschera di Dio, di quel Dio che si credeva di aver sfrattato per sempre dalla casa degli uomini.<\/p>\n<p>Lungi da noi la banalit\u00e0, un tantino gesuitica, di voler contestare l&#8217;ateismo dichiarato di Bu\u00f1uel con l&#8217;evidente ricerca di Dio che emerge dai suoi film, e sia pure in forme disordinate, contraddittorie e blasfeme: se egli si dichiara convintamente ateo, prendiamo atto di ci\u00f2 che egli <em>vuole<\/em> essere e di ci\u00f2 che <em>pensa<\/em> di essere (anche se, per forza di cose, apriamo qui la porta ad ogni pazzo che si crede Napoleone e vuol essere trattato come tale). No: quel che ci preme sottolineare non \u00e8 la contraddittoriet\u00e0 di un intellettuale che dice di aver scelto l&#8217;ateismo, ma che poi, nei suoi film, parla continuamente di Dio, e mette in scena tutta una stranissima galleria di monsignori, pellegrini, preti spretati e allucinati tipi di mistici e asceti tentati dal diavolo, dagli evidenti richiami evangelici; bens\u00ec il fatto che, se si accetta il mistero ma si rifiuta Dio, e, insieme a Lui, un superiore principio di organizzazione del mondo, le cose diventano doppiamente assurde: perch\u00e9 non c&#8217;\u00e8 una entit\u00e0 suprema che ne garantisca la verit\u00e0, la dignit\u00e0, la necessit\u00e0, e perch\u00e9 l&#8217;uomo, esaltando la propria facolt\u00e0 d&#8217;immaginazione, proietta liberamente su di esse tutti i suoi fantasmi (anche d&#8217;incesto e di omicidio), sfigurandole e togliendo loro ogni residuo fattore d&#8217;ordine, e sia pure di un ordine tutto immanente e contingente, dunque di per s\u00e9 precario.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo, cos\u00ec, si riduce ad essere un cittadino delle tenebre. Ed \u00e8 costretto a vantarsene: <em>gracia a deus<\/em>, come dicono di se stessi gli anarchici brasiliani.<\/p>\n<p>Questa, per l&#8217;ateismo, \u00e8 la vera nemesi, ed \u00e8 anche la beffa suprema. Da un lato l&#8217;uomo vuol negare Dio e accettare l&#8217;assurdit\u00e0 del reale; dall&#8217;altro, vuol sostituirsi a Dio nel dare un significato nuovo alle cose, ma un significato valido per lui solo, e poco chiaro perfino a s\u00e9 stesso: un significato che \u00e8, in effetti, un non-significato. Inevitabile deriva del nichilismo: chi riduce a nulla il senso delle cose, \u00e8 poi costretto a dare ad esse un senso tutto suo, incomprensibile agli altri, e, non di rado, anche a lui medesimo. Invece di aver reso il mondo pi\u00f9 semplice e meno opprimente, l&#8217;ha reso pi\u00f9 enigmatico e pi\u00f9 angoscioso.<\/p>\n<p>Valeva la pena, per porsi da se stessi in un mondo ancora pi\u00f9 folle ed elusivo, rispetto al quale gli uomini sono <em>sempre<\/em> fuori posto, lontani da dove vorrebbero essere, aver sfrattato il vecchio Dio, che dava loro ombra con la sua pretesa di conoscerli, amarli e chiamarli a S\u00e9?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;ateo moderno si trova in una posizione assai pi\u00f9 complessa e delicata, dal punto di vista intellettuale, dell&#8217;ateo di un secolo o due secoli fa. Rispetto<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[117,148,185],"class_list":["post-24025","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-dio","tag-friedrich-nietzsche","tag-karl-marx"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24025","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24025"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24025\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24025"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24025"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24025"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}