{"id":24023,"date":"2015-07-28T06:21:00","date_gmt":"2015-07-28T06:21:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/cirillo-giovanni-zohrabian-un-piccolo-frate-gigantesco-nella-tragedia-del-popolo-armeno\/"},"modified":"2015-07-28T06:21:00","modified_gmt":"2015-07-28T06:21:00","slug":"cirillo-giovanni-zohrabian-un-piccolo-frate-gigantesco-nella-tragedia-del-popolo-armeno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/cirillo-giovanni-zohrabian-un-piccolo-frate-gigantesco-nella-tragedia-del-popolo-armeno\/","title":{"rendered":"Cirillo Giovanni Zohrabi\u00e0n: un piccolo frate gigantesco nella tragedia del popolo armeno"},"content":{"rendered":"<p>Nel 1915-16 si \u00e8 consumato, ai danni del popolo armeno, il primo genocidio della storia moderna: il \u00abMetz Yeghern\u00bb, ad opera del triunvirato al potere dei Giovani Turchi: Talaat, Gemal ed Enver Pasci\u00e0, nell&#8217;Impero Ottomano che si trovava impegnato nella Prima guerra mondiale, a fianco della Germania e dell&#8217;Austria-Ungheria, contro le nazioni dell&#8217;Intesa.<\/p>\n<p>Una specie di &quot;prova generale&quot; di esso si era gi\u00e0 verificata nel biennio 1894-96, sotto il sultano Abdul Hamid; e una &quot;coda&quot;, di cui si parla poco e niente &#8211; perch\u00e9 sarebbe ritenuto politicamente scorretto -, si ebbe fra la conclusione della Prima Guerra mondiale e la Guerra greco-turca, ossia fra la firma del Trattato di S\u00e9vres, il 10 agosto 1920, che prevedeva (fra le altre cose) la nascita di una nazione armena indipendente entro i confini storici della Turchia, e il Trattato di Losanna del 24 luglio 1923, che annullava il precedente e si rimangiava il progetto dell&#8217;Armenia indipendente: ne fu autore il nuovo governo turco repubblicano di Mustaf\u00e0 Kemal Atat\u00fcrk, che si rese responsabile anche di atrocit\u00e0 cos\u00ec gravi e diffuse ai danni della popolazione greca in Anatolia, da potersi equiparare, anch&#8217;esse, ad una attiva politica genocidiaria.<\/p>\n<p>Si calcola che, in totale, da un milione e mezzo a due milioni di Armeni siano caduti vittime di questo genocidio in tre tempi: genocidio che ormai l&#8217;intera comunit\u00e0 internazionale riconosce essere avvenuto, ma che il governo di Ankara si ostina a negare, comminando la prigione per quei cittadini turchi che osano farne menzione. Il 12 aprile 2015 il papa Francesco ha parlato esplicitamente del genocidio armeno: la reazione del premier turco, Erdogan, \u00e8 stata rabbiosa e immediata; appena due giorni dopo, ha ribattuto che le cose dette dal pontefice erano &quot;sciocchezze&quot; e ha ammonito il Vaticano a farsi gli affari propri.<\/p>\n<p>Durante la fase pi\u00f9 acuta del genocidio armeno, quella del 1915-16, venne letteralmente sterminata la famiglia di un frate cappuccino che, probabilmente, verr\u00e0 proclamato santo in tempi abbastanza brevi, e che non venne a sua volta assassinato per la sola ragione che, in quel momento, aveva lasciato l&#8217;interno della Turchia, e la sua citt\u00e0 natale di Erzer\u00f9m, per recarsi a Costantinopoli, d&#8217;ordine dei suoi superiori; e nella capitale ottomana, anche a causa della presenza degli ambasciatori dei Paesi neutrali, la politica di sterminio venne condotta con un certo grado di prudenza. Quel frate si chiamava Cirillo Giovanni Zohrabi\u00e0n.<\/p>\n<p>Scampato al genocidio del suo popolo, nel 1923 anch&#8217;egli venne arrestato dalle autorit\u00e0 turche del nuovo regine &quot;democratico&quot; e repubblicano, che gli inflissero una delle torture pi\u00f9 sadicamente raffinate in uso nelle pur feroci abitudini della polizia turca: trecento colpi di frusta sulle piante dei piedi; una pena dalla quale la vittima, non di rado, usciva allo stato di cadavere. E questo per la sola ed unica ragione di essersi prodigato, senza alcuna finalit\u00e0 politica, a sostegno dei pochi suoi connazionali rimasti vivi, e bisognosi di tutto, con uno spirito di carit\u00e0 e di abnegazione illimitati, quali ci si possono aspettare solo da un santo.<\/p>\n<p>\u00abCirillo Giovanni Zohrabi\u00e0n: chi mai era costui?\u00bb, potrebbero domandarsi, in molti, come fece il manzoniano don Abbondio alle prese con un nome che gi era in qualche modo familiare, e tuttavia oscuro, o che tale gli parve allorch\u00e9, casualmente, fin\u00ec per incontrarlo sulle pagine d&#8217;un libro.<\/p>\n<p>Cos\u00ec ne riassume la vita esemplare Giovanni Spagnolo (nel mensile \u00abLa voce di Padre Pio\u00bb, San Giovanni Rotondo, Foggia, n. 6, giugno 2015, pp. 66-68):<\/p>\n<p>\u00abTra i testimoni dell&#8217;immane tragedia che ha colpito il popolo armeno \u00e8 da annoverare certamente il Servo di Dio Cirillo Giovanni Zohrabi\u00e0n, frate cappuccino e vescovo, che ha dedicato la sua lunga vita a curare e ferite dei suoi connazionali nella diaspora.<\/p>\n<p>Nati a Erzer\u00f9m, capitale dell&#8217;Armenia Maggiore, il 25 giugno 1881, Giovanni manifest\u00f2 fin da bambino ai frati cappuccini siciliani, presenti nella sua citt\u00e0, la volont\u00e0 di essere come loro. Nel 1898 inizi\u00f2 la sua vita religiosa nel noviziato di Costantinopoli e prosegu\u00ec i suoi studi di filosofia e teologia a Buggi\u00e0 dove, il 12 maggio 1904, fu ordinato sacerdote e destinato alla missione cappuccina del Mar Nero.<\/p>\n<p>Inizi\u00f2 il suo ministero sacerdotale prima nella sua Erzer\u00f9m e quindi a Costantinopoli privilegiando l&#8217;insegnamento con la costruzione di scuole e orfanotrofi. Continuamente tenuto sotto osservazione, in quanto armeno, fu arrestato a Trebisonda e imprigionato nel 1923, appositamente scambiato per un certo agitatore politico di nome Mesr\u00f2b Aarkis.<\/p>\n<p>Per estorcergli false confessioni, padre Cirillo fu sottoposto alla tortura, crudelissima, del &quot;palah\u00e0n&quot;: due soldati gli flagellavano con un nervo di bue le piante dei piedi, 60 colpi per cinque volte mentre altri due soldati rullavano i tamburi per coprire le urla di dolore del Cappuccino. In tutto trecento colpi, e se rimase vivo fu per miracolo, evitando la fora dopo che, sottoposto alla prova finale del riconoscimento, un frate domenicano conferm\u00f2 trattarsi del &quot;padre Cirillo&quot;.<\/p>\n<p>Del resto, quella dei Zoharbi\u00e0n pu\u00f2 essere considerata a tutti gli effetti una famiglia di martiri, sterminata durante il genocidio: la mamma Sara Hovhannesi\u00e0n, mor\u00ec affranta dal dolore dopo aver esortato il marito e i figli a tenersi fedeli alla Chiesa cattolica. Il fratello Arakia\u00e0l, condannato a spaccare pietre, mor\u00ec assiderato sui campi di neve. Meghirditch, unico fratello sposato della famiglia, fu ucciso a colpi di bastone a Kem\u00e0h.<\/p>\n<p>Sullo stesso luogo furono trucidati i suoi tre figlioletti, mentre la moglie mor\u00ec di fame a Racca. Vart\u00e0n, il pap\u00e0, fu trucidato nel 1915. Don Giuseppe, prete, fu scorticato vivo e inchiodato al suolo,. Reo di avere esortato i suoi fedeli a rimanere saldi nella fede. La sorella Margherita, delle Suore Armene, dell&#8217;Immacolata Concezione, non resse al dolore delle carovane dei deportati verso i campi di sterminio.<\/p>\n<p>Esiliato dalla Tirchia, padre Cirillo accett\u00f2 volentieri di assistere spiritualmente i profughi armeni in Grecia, diventando subito un punto di riferimento sicuro e autorevole, grazie anche al suo impegno incessante nella fondazione di scuole, collegi e colonie in tutte le isole del Mare Egeo e nella stessa Atene, tra le quali le fiorenti stazioni missionarie di Kokkini\u00e0 e Durguti.<\/p>\n<p>Il 21 dicembre 1925 Pio XI nomin\u00f2 pare Cirillo ordinario degli Armeni in Grecia, pur senza conferirgli la dignit\u00e0 episcopale per motivi di opportunit\u00e0 politica. Il cappuccino di Erzer\u00f9m, tra grandissime difficolt\u00e0 e ostilit\u00e0 dichiarate, si ferm\u00f2 ad assistere i suoi connazionali nell&#8217;Egeo fino al 1938 quando fu nominato vicario patriarcale dell&#8217;Alta Gezira, in Siria. Il 27 ottobre 1940, a Beirut, padre Cirillo ricevette la consacrazione episcopale e gli fu assegnata la sede titolare di Acilisene, con l&#8217;espressivo motto che riassumer\u00e0 la sua vita: &quot;Animas Deo!&quot;. Durante la sua prima visita pastorale sul desolato altopiano siriano, fu arrestato, spogliato, derubato delle insegne episcopali e condannato all&#8217;esilio perpetuo.<\/p>\n<p>Dopo un&#8217;udienza durante la quale Pio XII, benedicendolo, lo incoraggi\u00f2 e confort\u00f2, mons. Zohrabi\u00e0n ritorn\u00f2 nella sua diocesi, facendosi tutto a tutti nella carit\u00e0, sempre tra difficolt\u00e0 di ogni genere e avversioni politiche crescenti che culminarono ancora una volta, nel 1949, nel carcere e nell&#8217;interdizione a vita a rientrare in Turchia.<\/p>\n<p>Nel 1953 il patriarca Pietro XV Gregorio Agagiani\u00e0n nomin\u00f2 padre Cirillo &quot;Visitatore nell&#8217;America latina&quot;, in vista della costituzione di un ordinariato armeno, compito espletato con grande generosit\u00e0 tra Argentina, Uruguay e Brasile, nonostante i suoi 72 anni.<\/p>\n<p>Conclusa la sua visita pastorale, nel 1954, padre Cirillo si stabil\u00ec definitivamente a Roma da dove, come &quot;vescovo della carit\u00e0&quot;, continu\u00f2 a far giungere aiuti concreti ai suoi fratelli armeni attraverso le vie inesplorate della Provvidenza, e a rendersi presente ovunque fosse chiamato a rendere la sua ricca testimonianza di fede.<\/p>\n<p>Tra il 1962 e il 1965 fu tra i padri che parteciparono al Concilio Ecumenico Vaticano II, convocato da san Giovanni XXIII. Sempre nel 1965 padre Cirillo acconsent\u00ec alla pubblicazione delle sue &quot;Memorie di vita missionaria&quot;, appassionato reportage di un periodo storico, con tante ombre ma anche con tante luci.<\/p>\n<p>Sorella morte lo incontr\u00f2 nel convento romano di via Cairoli il 20 settembre 1972 alla veneranda et\u00e0 di 91 anni ed \u00e8 sepolto nella chiesa dei cappuccini di Palermo. Il 22 marzo 1983 \u00e8 stato avviato il processo di beatificazione e canonizzazione.\u00bb<\/p>\n<p>Quello che pi\u00f9 colpisce nella vita lunga, operosa, drammatica, di questo cappuccino che pochi Europei hanno sentito nominare, \u00e8 la riserva pressoch\u00e9 inesauribile di dedizione alla causa degli uomini di buona volont\u00e0, di benevolenza e disponibilit\u00e0 nei confronti di tutti, di perdono e di amore: e ci\u00f2 dopo che la sua famiglia era stata atrocemente massacrata e dispersa e che lui stesso era stato sfiorato dalla fredda ala della morte, dopo aver subito una tortura raccapricciante. Come san Paolo nei suoi viaggi apostolici, Zohrabi\u00e0n non si diede mai per vinto: assalito, spogliato, bastonato, derubato, non smise di servire il prossimo, di prodigarsi per i pi\u00f9 bisognosi. Soprattutto, non smise mai di amare Dio e il prossimo, umilmente, incondizionatamente: non si arrese mai alla legge della ferocia e della malvagit\u00e0, non rimase irretito dal suo alito mortale, perch\u00e9 il suo cuore era incapace di rancore, odio e desiderio di vendetta.<\/p>\n<p>Davanti a figure gigantesche come la sua &#8211; gigantesche non solo per il loro eroismo, ma anche per la loro umilt\u00e0 &#8211; si rimane pensosi, quasi turbati; ci si chiede se, al posto loro, noi avremmo avuto la centesima parte di quella forza d&#8217;animo, di quel coraggio a tutta prova, di quella pazienza indefettibile; se essi e i torturatori, essi e gli assassini, essi e i pianificatori di un genocidio, appartengano davvero ad una stessa specie vivente, la specie &quot;homo sapiens&quot;, o se appartengano a specie radicalmente diverse, inconciliabili, incommensurabili: quella di chi sa solo odiare e quella di chi ha capito che la vita \u00e8 amore.<\/p>\n<p>Cirillo Giovanni Zohrabi\u00e0n: un piccolo uomo (come era piccolo, fisicamente molto piccolo, san Leopoldo Mandic, un altro cappuccino che \u00e8 stato un eroe silenzioso del XX secolo, e la cui vita umile, nascosta, quasi sempre consumata nell&#8217;angustia di un confessionale, avrebbe tante cose da insegnare agli uomini dei nostri giorni): chi ha avuto la fortuna di incontrarlo, di ascoltarlo, di vederlo adoperarsi indefessamente per lenire le ferite di una umanit\u00e0 cos\u00ec duramente provata, deve aver avuto una sia intuizione, sia pure infinitamente vaga e lontana dall&#8217;originale, di ci\u00f2 che provarono i primi discepoli di Ges\u00f9, quando egli li chiam\u00f2 a s\u00e9, promettendo loro di farli pescatori, non pi\u00f9 di pesci, ma di uomini.<\/p>\n<p>Il XX secolo \u00e8 stato il secolo dei grandi crimini: dei genocidi, delle guerre mondiali, della bomba atomica. Eppure, non \u00e8 stato solo il secolo dei mostri: degli Enver, degli Hitler, degli Stalin; \u00e8 stato anche il secolo dei santi, nonch\u00e9 il secolo dei martiri. Considerato sotto questo punto di vista, ecco che il Novecento acquista una prospettiva nuova ed insolita, perfino seducente: non ci appare pi\u00f9 solo come il luogo della notte, dell&#8217;orrore, dei crimini innominabili, ma anche il luogo della luce, della speranza, del presagio del Regno di Dio. Per ogni aguzzino, c&#8217;\u00e8 stato un padre Massimiliano Kolbe; per ogni fanatico assassino, c&#8217;\u00e8 stato un padre Cirillo Giovanni Zohrabi\u00e0n. Costoro ci hanno mostrato l&#8217;unica possibile via d&#8217;uscita dagli abissi tenebrosi dell&#8217;anima abbandonata da Dio: l&#8217;inesausta capacit\u00e0 di perdonare, di amare, di rispondere al male con il bene.<\/p>\n<p>L&#8217;istinto primordiale degli esseri umani, anche dei pi\u00f9 pacifici, \u00e8 quello di rispondere al male con il male. \u00c8 quello che fece Soghomon Tehliri\u00e0n, un armeno che volle vendicare il genocidio perpetrato contro il suo popolo, assassinando uno dei tre grandi responsabili: Mehmed Talaat Pasci\u00e0, il 15 marzo 1921, a Berlino. Ed \u00e8 quello che fece Gabriele Bagradi\u00e0n, il protagonista del romanzo di Franz Werfel \u00abI 40 giorni del Mussa Dagh\u00bb, attraverso il quale milioni di lettori, pi\u00f9 che dai libri di storia, hanno appreso l&#8217;esistenza del genocidio armeno del 1915. Rispondere al male con il male \u00e8 comprensibile, \u00e8 perfino legittimo, \u00e8 &#8211; appunto &#8211; umano. Per\u00f2 non risolve il problema: semmai lo aggrava, perch\u00e9 alimenta la spirale dell&#8217;odio, innescando ulteriore desiderio di vendetta. La soluzione sar\u00e0 sempre quella indicata da umili eroi giganteschi, come Cirillo Giovanni Zohrabi\u00e0n&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel 1915-16 si \u00e8 consumato, ai danni del popolo armeno, il primo genocidio della storia moderna: il \u00abMetz Yeghern\u00bb, ad opera del triunvirato al potere dei<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[92],"class_list":["post-24023","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24023","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24023"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24023\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24023"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24023"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24023"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}