{"id":24020,"date":"2009-08-08T01:23:00","date_gmt":"2009-08-08T01:23:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/08\/08\/una-pagina-al-giorno-la-mitica-rivolta-dei-tuareg-di-cino-boccazzi\/"},"modified":"2009-08-08T01:23:00","modified_gmt":"2009-08-08T01:23:00","slug":"una-pagina-al-giorno-la-mitica-rivolta-dei-tuareg-di-cino-boccazzi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/08\/08\/una-pagina-al-giorno-la-mitica-rivolta-dei-tuareg-di-cino-boccazzi\/","title":{"rendered":"Una pagina al giorno: La mitica rivolta dei Tuareg, di Cino Boccazzi"},"content":{"rendered":"<p>Il 6 agosto 2009 \u00e8 morto a Treviso, sua citt\u00e0 di adozione, il medico, scrittore ed esploratore Cino Boccazzi, alla bella et\u00e0 di novantatr\u00e9 anni.<\/p>\n<p>Era nato ad Aosta nel 1916 e, nella sua vita intensa e avventurosa, aveva effettuato ben ventidue spedizioni nel deserto del Sahara, nel corso delle quali aveva fatto importanti scoperte, dalle incisioni rupestri a un vero e proprio cimitero di dinosauri (nel Gran T\u00e9n\u00e9r\u00e9, di cui aveva riferito in un fortunato libro dei primi ani Settanta, scritto a quattro mani con Virgilio Boccardi e pubblicato dall&#8217;Editore Sugar di Milano).<\/p>\n<p>Del deserto era divenuto non solo un infaticabile viaggiatore e un espertissimo conoscitore, ma un autentico poeta: della sua magica atmosfera senza tempo; della sua natura selvaggia ed elusiva, che aveva incantato fino al misticismo un uomo come Padre Foucauld; delle sue albe e dei suoi tramonti incandescenti; soprattutto delle sue popolazioni. Amava e ammirava specialmente i Tuareg, gli \u00abUomini blu\u00bb del deserto, liberi e fieri della loro storia millenaria, della loro indipendenza duramente difesa contro tutto e contro tutti.<\/p>\n<p>Boccazzi, che \u00e8 stato, fra l&#8217;altro, ispiratore ed animatore, per molti anni, dell&#8217;importante premio letterario dedicato a Giovanni Comisso, altro notevole scrittore trevigiano non sufficientemente conosciuto e apprezzato nel resto d&#8217;Italia (cfr. il nostro precedente articolo: \u00abUna pagina al giorno: il rosso delle ciliegie di Giovanni Comisso\u00bb, consultabile sempre sul sito di Arianna Editrice), ha scritto ben ventisei libri, fra i quali una delle migliori biografie di Lawrence d&#8217;Arabia, pubblicata dalla Casa Editrice Rizzoli.<\/p>\n<p>Cino Boccazzi \u00e8 stato un conferenziere brillante, animati da un&#8217;autentica passione, che conferiva un accento di profonda verit\u00e0 alle sue parole; egli sapeva affascinare ed incantare il pubblico, cos\u00ec come la numerosa cerchia dei suoi lettori; e possedeva, inoltre, quella giovinezza interiore, che lo sostenevano nelle fatiche e negli strapazzi della sua vita operosa, senza che per questo rinunciasse alla cordialit\u00e0 del rapporto umano, tipica della gente trevigiana, e al piacere della conversazione, specialmente con i giovani, con gli studenti, e in genere con le persone desiderose di allargare i propri orizzonti e di uscire dalle secche di un provincialismo culturale tanto conformista, quanto deleterio.<\/p>\n<p>Uomo aperto e curioso del mondo, con lo sguardo spalancato a trecentosessanta gradi sulla realt\u00e0, si interessava di tutto, ma senza cadere nel dilettantismo: dall&#8217;etnologia alla storia, dal romanzo (ricordiamo, fra gli altri da lui scritti, \u00abIl Mezzogatto\u00bb, ricco, com&#8217;\u00e8, nel suo stile, di humour e ironia) ai fenomeni paranormali; un uomo del Rinascimento, forse, almeno a paragone di quest&#8217;epoca di specializzazioni sempre pi\u00f9 anguste.<\/p>\n<p>A lui si potrebbe applicare la famosa sentenza di Terenzio: \u00abHomo sum, nihil humani a me alienum puto\u00bb: sono un uomo, e penso che non vi sia nulla di estraneo e lontano da me, di quanto \u00e8 propriamente umano.<\/p>\n<p>Abbiamo deciso di commemorare Cino Boccazzi offrendo al lettore una pagina tratta da uno dei suoi numerosi libri dedicati al deserto e alle sue fiere popolazioni; precisamente, dal libro \u00abIl condottiero dei Tuareg\u00bb (Milano, Sonzogno Editore, 1982, pp. 96-101).<\/p>\n<p>Si tratta di una commossa, ma obiettiva e serena rievocazione della leggendaria figura di Kaossen, che fra il 1916 e il 1917 condusse una disperata e valorosa guerriglia per liberare la sua terra dal dominio coloniale francese, giungendo a conquistare la citt\u00e0 di Agades e ad assediare, ma invano, il fortino francese che la presidiava.<\/p>\n<p>\u00abIl mercante El Hadj Mohamed Allane era un noto uomo d&#8217;affari di Tunisi e pi\u00f9 volte all&#8217;anno scendeva con grandi carovane verso il Niger. Il 1\u00b0 aprile 1914 alla guida di 80 cammelli carichi caff\u00e8, t\u00e8, zucchero, spezie, sapone, profumi , olio, telerie e utensili, parte da Gab\u00e9s in Tunisia; arriver\u00e0 a Djanet in maggio, di l\u00e0 andr\u00e0 a Ghat, occupata dagli italiani, dove ha un amico, un ufficiale siciliano, buon interprete delle lingue locali, con cui traffica. Da abile uomo d&#8217;affari, raccoglie notizie sulla ribellione che sta maturando e le trasmette discretamente agli ufficiali francesi incontrati nel suo viaggio. Per un anno commercia, scendendo gi\u00f9 fino al Niger e nel gennaio del 1915 viene a sapere dal tenente Delaroche (quel Delaroche che arriver\u00e0 a Tamanrasset tre giorni dopo l&#8217;assassinio di De Foucauld e stender\u00e0 un rapporto sul fatto) che gli italiani hanno evacuato improvvisamente Ghat, abbandonando l&#8217;arsenale intatto con due cannoni, mitragliatrici, munizioni e viveri, tutte cose su cui si butteranno i Tuareg Ouraghen col loro capo Boubakar per poi darle a Kaossen.<\/p>\n<p>In giugno il mercante tunisino arriva a Agades dove sta un anno, mettendo a punto un lucroso traffico, garantito dal sultano Tegama. La presenza di Mohamed Allane \u00e8 importante, perch\u00e9 ci ha lasciato una testimonianza dell&#8217;assedio.<\/p>\n<p>Viene subito a sapere che da Ghat sono partire due fellaghe, una al comando di Ghali, suocero di Kaossen che precede la grossa colonna col cannone guidata dallo stesso Kaossen. Sta per finire l&#8217;anno, dal nord arrivano notizie inquietanti.<\/p>\n<p>Il forte di Agades, posto a nord-est della citt\u00e0, consta di una cinta muraria alta 3 metri e spessa 30 centimetri, fatta di banco, mattoni seccati al sole, un materiale fragile, in grado per\u00f2 di assorbire i colpi. Due salienti , muniti di merlature, a nord-ovest e a sud-est delle mura, coprono e proteggono tutto il perimetro del forte, gravato da numerose servit\u00f9, costituite da case e baraccamenti disposti in maniera da ostacolare visuale e tiro; a 40 metri est, ci sono le scuderie costruite su un terreno in declivio che \u00e8 l&#8217;unico a poter essere facilmente battuto dal tiro dei difensori; a sud ci sono, infine, scaglionati in 200 metri di profondit\u00e0, il posto d polizia, la prigione e i magazzini di materiale. La logica &quot;illogica&quot; dell&#8217;intendenza fa s\u00ec che i viveri per la guarnigione, composta di 105 uomini, pi\u00f9 165 famigliari dei difensori, siano immagazzinati nel deposito pi\u00f9 lontano e meno difendibile. A ovest, a 80 metri, sono situate le case del comandante e dell&#8217;ufficiale in IIa.<\/p>\n<p>Il capitano Sabati\u00e9 ha ereditato il forte in queste precarie condizioni di difesa. Sabati\u00e9 fiuta qualcosa. D&#8217;istinto fa scavare trincee e postazioni per le due mitragliatrici. Mura alcune porte e mette un robusto portone all&#8217;ingresso del forte che, paradossalmente, ne era sprovvisto. Ammassa tutti i viveri nel recinto. Non ha problemi idrici, perch\u00e9 il pozzo interno, chiamato Thincamane, ha acqua buona e abbondantissima.. Distribuite le munizioni ai suoi uomini, dispone di una riserva di 100.000 cartucce.<\/p>\n<p>Qualche giorno prima dell&#8217;ora X, il Sultano Tegama s&#8217;\u00e8 recato in visita da Sabati\u00e9, con molta fretta, per comunicargli, in via riservata, la presenza di una grossa mehalla di razziatori, comparsa verso nord, uscita dalle montagne dell&#8217;Air. Cn questa notizia Tegama voleva confondere le idee: la grossa mehalla esisteva, veniva da nord, ma con un&#8217;ampia diversione avrebbe attaccato la citt\u00e0 da sud.<\/p>\n<p>\u00c8 il caso di uscire in forze per intercettare i razziatori. Tegama insiste. Se il capitano abbocca, Agades sar\u00e0 occupata senza colpo ferire. Ma il capitano Sabati\u00e9 non abbocca e continua a rinforzare le difese e la notte dell&#8217;11 dicembre dorme nel forte, abbandonando il suo alloggio fuori le mura.<\/p>\n<p>La mattina del 12 dicembre Mohamed Allane se ne sta disteso su una stuoia, con le finestre aperte, perch\u00e9 \u00e8 una notte molto calda, sente dei rumori, prende il fucile Mausrr da cui non si separa mai, ma prima di poterlo usare, \u00e8 sopraffatto da dieci Tuareg armati di tutto punto. Si difende, viene picchiato, fanno un laccio con la sua gandura, lo legano per il collo trascinandolo per tre km., fino all&#8217;accampamento di Ghali, da cui \u00e8 accolto con la promessa che non gli sar\u00e0 fatto nulla. Intanto arrivano le mogli dei meharisti, fatte prigioniere di sorpresa, e viene torturato e ucciso Samba, un soldato senegalese, catturato poco prima. Poi Ghali, prima di tutto predone, entra in Agades e razzia prima di tutto gli averi di Mohamed Allane, che stila un accurato e accorato inventario delle sue perdite: 2.500 franchi in biglietti, 25.000 franchi in lingotti d&#8217;oro, pi\u00f9 la lista dei debiti garantiti dal sultano, ammontanti a 30.000 franchi per Agades, 13.000 per Djanet, 24.000 per Zinder.<\/p>\n<p>Alle 6 del mattino del 12 dicembre, la moglie di Samba il soldato senegalese torturato e ucciso dagli uomini di Ghali, riesce a fuggire e d\u00e0 l&#8217;allarme alla guarnigione del forte. Sabati\u00e9 fa sgomberare di tutto il materiale utile le case attorno, lo mette al sicuro e invia due pattuglie in ricognizione versoi Agades.<\/p>\n<p>Le pattuglie scendono silenziosamente, verso lo oued, nascoste dalla vegetazione, scambiano, alle porte della citt\u00e0, colpi di fucile coi Tuareg, affaccendati a saccheggiare le case e si ritirano sparando fino davanti al forte, dove sta per arrivare un gruppo abbastanza nutrito di inseguitori, costretti sotto il fuoco incrociato delle mitragliatrici a ripiegare con perdite. In citt\u00e0 si sentono spari e grida, la mehalla di Ghali \u00e8 dispersa in tutti i quartieri per il saccheggio. Sabati\u00e9 invia due staffette a Zinder, ma vengono prese e uccise. Un altro corriere pi\u00f9 fortunato corre verso est e raggiunge il tenente Fons di ritorno da Bilma con 53 meharisti, che riusciranno, con marce forzate notturne, molto ben guidate, a raggiungere la guarnigione di Agades, la notte del 15 dicembre.<\/p>\n<p>La popolazione in festa, quella mattina del mese di Rebi el Anel &#8211; 1334 dell&#8217;Egira, attende il solenne ingresso di Kaossen e non si accorge di niente.<\/p>\n<p>Kaossen \u00e8 furibondo contro suo suocero Ghali per non aver saputo effettuare la sorpresa che avrebbe avuto ragione del piccolo presidio colto nel sonno, come gi\u00e0 era accaduto nella conquista di Sebha, due anni prima.<\/p>\n<p>Kaossen si avvicina a Agades al trotto, su un grande cammello pezzato, seguito dalla guardia del corpo, splendidi nomadi delle grandi pianure, i Kel Tamat coi guerrieri di 16 trib\u00f9. Rullano i tamburi ai lati della cavalcata barbarica diretta verso la piazza del minareto, gi\u00e0 visto, di lontano, apparire e sparire dietro le dune, come un faro in un mare in tempesta. Finalmente, ecco le prime case di terra rossa, le viuzze strette in cui entrano, come acque, lingue di sabbia morbida e soffice. Il Sultano Tegama, con tutta la sua corte, attende Kaossen alle porte della citt\u00e0. Gli sta a fianco l&#8217;Anastafidet il capo amministrativo della potente trib\u00f9 dei Kel Owei, il capo del Kel degli Itesen, discendenti di quelli che andarono a Costantinopoli in cerca del primo sultano, tutti i dignitari di corte, i Fadawa a cavallo, i dogari col turbante rosso, il primo ministro detto il Dan Galadima e il Serki Turawa, sovraintendente all&#8217;harem, i rappresentanti dei vari quartieri: i mercanti arabi vestiti di bianco dell&#8217;Obutara; i festosi schiavi del quartiere Amdit; i discendenti dei 60 figli di Mohamed Boromil, magnate della citt\u00e0, tutti su splendidi cammelli bardati di selle tessute di cuoio verde e ornate di simboli d&#8217;argento in forma di triangolo, l&#8217;occhio di Horus degli antichi egizi. Ovunque clamori, spari, fuochi accesi, e in sottofondo un tam tam risuonante in tutti i vicoli, le donne che pestano il miglio nei mortai di legno. Corvi, cani, avvoltoi, a gruppi osservano la scena di lontano e anche timidi negri venuti dalle steppe lungo il Niger, coi volti tatuati di fango e maestosi Haussa imponenti nei loro boub\u00f9 azzurri ricamati con festoni di filo bianco.<\/p>\n<p>Il colmo della festa lo si avr\u00e0 nel quartiere Katanga, dove, poco lontano dal minareto, \u00e8 pronto il palazzo per Kaossen. L&#8217;ampio salone per le udienze \u00e8 coperto di stuoie, trofei di lance sono appesi ai muri.<\/p>\n<p>I Tuareg di Kaossen vestiti delle loro gandure azzurre, completamente velati, con gli amplissimi turbanti a ruota, caracollano, coi cammelli al passo, la &quot;takuba&quot;, la grande spada, in pugno, i mauser infilati nelle tasche delle selle. Sono duemila, sfilano per quattro al rullo dei tamburi. Segue questa stupenda cavalcata di giganti (cammelli e uomo superano i i tre metri d&#8217;altezza) una fila di asini carichi di cassette di proiettili, pi\u00f9 di 2.000 obici e, infine, trainato da due robusti cammelli, il cannone, orgoglio degli insorti con dietro le mitragliatrici someggiate.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 che del cannone, di cui si faranno una idea precisa solo quando lo sentiranno sparare, i Tuareg e la popolazione di Agades si meravigliano delle ruote. Perch\u00e9 la ruota \u00e8 una conquista dell&#8217;uomo che il deserto ha dimenticato. Millenni prima i Garamanti, seguendo la stessa strada delle bande di Kaossen, dal lontanissimo Fezzan sono arrivati a Agades e oltre coi loro cocchi leggeri, trainati da piccoli cavalli, seguendo la &quot;strada dei carri&quot;, contrassegnata da graffiti in cui essi vengono riprodotti come una indicazione stradale &quot;ante litteram&quot;. La progressiva desertificazione, la difficolt\u00e0 di usare i cavalli per la rarefazione delle sorgenti e soprattutto l&#8217;arrivo del cammello, hanno fatto dimenticare la ruota.<\/p>\n<p>Nella citt\u00e0 le tracce dei saccheggi fatti da Ghali sono evidenti, ma ora, per l&#8217;ingresso del liberatore, ogni attivit\u00e0, da quelle dei razziatori a quelle degli artigiani, e dei marabutti nelle moschee, si \u00e8 fermata. Kaossen monta un cammello enorme, non porta il velo sul viso, ha sul capo un fez rosso col fiocco all&#8217;uso libico, gli pende dal fianco una ricurva spada ottomana dal fodero d&#8217;argento tempestato di pietre. \u00c8 un uomo imponente dagli occhi vivacissimi e una corta barba. Mai s&#8217;era visto un simile esercito entrare nella antica Agades. Cosa potevano fare i pochi francesi , chiusi nel forte dalle mura di fango, contro il cannone, le mitragliatrici e l&#8217;orda di 2.000 meharisti, ora che la &quot;baraka&quot;, la fortuna, stava dalla parte degli insorti?<\/p>\n<p>Sotto il minareto si arrostiscono i capretti per il banchetto cui parteciper\u00e0 tutta la popolazione. A Kaossen piace il palazzo donato dal sultano Tegama. Il soffitto di travi di palma del grande salone centrale \u00e8 sorretto da una colonna e per una scala si sale al primo piano, a sinistra ci sono delle camerette, a destra una terrazza, dominata dal minareto, oltre il quale, non molto lontano, spicca la mole imponente del palazzo del sultano, pi\u00f9 alto di tutte le case di Agades. Oggi il palazzo di Kaossen \u00e8 divenuto l&#8217;&quot;Hotel de l&#8217;Air&quot;, dove sostano i turisti. Il palazzo del sultano \u00e8 ancora &quot;in media civitate posito&quot;, come lo vide e lo descrisse Leone Africano nei primi del 1500.\u00bb<\/p>\n<p>Il fascino di questa pagina &#8211; che pare quella di un romanzo, mentre \u00e8 storicamente esatta fino all&#8217;ultimo particolare -, non risiede soltanto nell&#8217;atmosfera esotica e fastosa da \u00abMille e una notte\u00bb, n\u00e9 nella pulita e levigata scrittura che nulla concede al superfluo e, secca come la sabbia del deserto, si snoda con asciutto vigore dal principio alla fine del libro; ma proprio nel respiro epico della vicenda che, per certi aspetti, ci riporta ad Omero e ai tempi in cui la guerra non era una faccenda eminentemente tecnologica (nonostante quel cannone incautamente abbandonato dagli Italiani e subito catturato dalle truppe di Kaossen), ma un confronto diretto e leale, per quanto brutale, fra uomini della stessa forza e animati da analoghi valori.<\/p>\n<p>Per il resto, si direbbe che la vicenda dell&#8217;assedio di Agades sia uscita dritta dritta dallo schermo di un film western, con i Tuareg al posto dei pellirossa e i cammelli al posto dei cavalli; e quella minuscola guarnigione francese, comandata da un intrepido capitano, che si appresta a vendere cara la pelle entro un fortino che non \u00e8 costruito con tronchi d&#8217;albero, ma con mattoni di fango seccato al sole.<\/p>\n<p>Anche i Tuareg, come gli Indiani d&#8217;America, si battono per la loro terra, per la loro libert\u00e0, per la possibilit\u00e0 di conservare i loro antichi modi di vita: ed \u00e8, da questo punti di vista, una lotta &#8211; una delle ultime, in piena prima guerra mondiale, mentre in Europa romba il cannone gi\u00e0 da due anni e mezzo &#8211; fra la modernit\u00e0 e la societ\u00e0 premoderna, qui a confronto, bizzarramente, quasi su un piano di parit\u00e0 tecnica, ci\u00f2 che tiene in sospeso l&#8217;esito della battaglia, anche se il risultato finale della guerra non pu\u00f2 essere dubbio.<\/p>\n<p>Nessuno degli elementi tradizionali del western \u00e8 assente in questa pagina di storia: n\u00e9 il ricco mercante coinvolto nella lotta e fatto prigioniero; n\u00e9 il soldato indigeno catturato, torturato e ucciso dagli attaccanti; n\u00e9 la moglie di lui che fugge e, simile a un&#8217;eroina romana di Tito Livio, riesce a dare l&#8217;allarme tra i soldati; n\u00e9, infine, il superbo capo locale &#8211; nella fattispecie, un Sultano che finalmente getta la maschera e rivela i suoi veri sentimenti antieuropei &#8211; che spalanca le porte al mitico guerriero liberatore, sul quale su appuntano tutti gli entusiasmi e tutte le speranze degli indigeni, mentre le donne intonano le loro canzoni di guerra, risuonananti nell&#8217;aria come un lugubre presagio di morte per l&#8217;esigua guarnigione del forte.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, le cose non andarono come i seguaci di Kaossen avevano sperato.<\/p>\n<p>L&#8217;assedio fu lungo e inefficace; e, dopo due mesi e mezzo, si risolse in un completo insuccesso. Il 1\u00b0 marzo furono sparate, inutilmente, le ultime cannonate sul forte, dopo di che i Tuareg iniziarono la ritirata verso il nord.<\/p>\n<p>Il 3 marzo una colonna francese di soccorso, guidata da un ufficiale di nome Mourin, fece l&#8217;ingresso in Agades, liberando definitivamente gli assediati.<\/p>\n<p>Kaossen non si diede per vinto e continu\u00f2, con abilit\u00e0, tenacia e con l&#8217;abituale ardimento, la guerriglia contro il nemico; ma infine, soverchiato dalla sua superiorit\u00e0 tecnica e organizzativa, dovete soccombere.<\/p>\n<p>Scrive ancora Boccazzi (op. cit., pp. 139-40):<\/p>\n<p>\u00abDi Kaossen \u00e8 ignota perfino la tomba se mai ne ebbe una. Ogni duna, ogni roccia di Oum el Adam, potrebbero essere stati testimoni della sua ultima giornata terrena. Molte sono le tombe in quella zona, cumuli di pietre senza tempo e senza lapide, alcune antichissime dei Garamanti, i mitici &quot;cavalieri del galoppo volante&quot;, ma sono tutte eguali, non ci \u00e8 dato sapere se sotto quei tumuli ci sia un morto antico o di qualche decennio passato. Abbiamo scavato nel ricordo degli ultimi vecchissimi protagonisti della rivolta dei Tuareg, riscoprendo frammenti di una vita tempestosa che non possiamo giudicare col nostro metro; ci\u00f2 che sembra crudele in lui, \u00e8 forse poca cosa di fronte alla responsabilit\u00e0 di quei generai che hanno mandato milioni di uomini al macello, sul Carso o a Verdun. Ogni guerra atroce, da ogni punto di vista, e questa guerra del deserto, combattuta nei vasti spazi, lo \u00e8 forse meno di tutte le altre. La causa di Kaossen, ha scritto qualche anno fa Salifon, era perduta in anticipo, l&#8217;Africa non era pronta, n\u00e9 tecnicamente n\u00e9 politicamente a resistere. Ma anche se la causa era perduta, aggiunge Salifon, non si pu\u00f2 far colpa a Kaossen e a Tegama e ai loro seguaci d&#8217;aver combattuto lo straniero che opprimeva il loro paese. Kaossen credeva nella legittimit\u00e0 della sua azione. E aggiunge Riou, nel suo libro sulla rivolta, edito a Niamey nel 1968, che Kaossen aveva una personalit\u00e0 fuori dell&#8217;ordinario. Rest\u00f2, fino alla fine, irriducibile nemico, dotato di tenacia, coraggio e capacit\u00e0 militari.\u00bb<\/p>\n<p>Ci sembra, questo, un bell&#8217;epitaffio per il valoroso guerriero del deserto; e un giudizio storico che testimonia non solo l&#8217;alta qualit\u00e0 della scrittura di Cino Boccazzi, ma anche il suo vasto, profondo senso di comprensione umana.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 6 agosto 2009 \u00e8 morto a Treviso, sua citt\u00e0 di adozione, il medico, scrittore ed esploratore Cino Boccazzi, alla bella et\u00e0 di novantatr\u00e9 anni. Era<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[13,25],"tags":[92],"class_list":["post-24020","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-una-pagina-al-giorno","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24020","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24020"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24020\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24020"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24020"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24020"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}