{"id":24019,"date":"2019-05-11T05:59:00","date_gmt":"2019-05-11T05:59:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/05\/11\/cinema-tv-e-telefonino-la-vita-e-altrove\/"},"modified":"2019-05-11T05:59:00","modified_gmt":"2019-05-11T05:59:00","slug":"cinema-tv-e-telefonino-la-vita-e-altrove","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/05\/11\/cinema-tv-e-telefonino-la-vita-e-altrove\/","title":{"rendered":"Cinema, tv e telefonino: la vita \u00e8 altrove"},"content":{"rendered":"<p>Parafrasando Jean Renoir, potremmo dire che stiamo vivendo nel tempo della grande evasione. anche se filosofi, sociologi, psicologi e psicanalisti ci dicono e ci ripetono che la nostra vita \u00e8 qui e ora, e frotte di psicoterapeuti, di maestri spirituali, di esperti di Yoga e di meditazione trascendentale spiegano ai loro pazienti e ai loro discepoli che bisogna vivere <em>hinc et nunc<\/em>, la verit\u00e0 \u00e8 che non c&#8217;\u00e8 forse mai stata un&#8217;epoca della storia in cui, come ora, la vita degli uomini sia stata altrove (parafrasando questa volta Milan Kundera). Magari fossimo qui, coi piedi ben piantati sulla terra e lo sguardo rivolto innanzi: niente affatto, siamo sempre da un&#8217;altra parte; con l&#8217;avvento dell&#8217;informatica, in particolare, siamo costantemente <em>altrove<\/em>. Perfino mentre camminiamo per la strada, perfino mentre guidiamo l&#8217;automobile, perfino mentre siamo sedurti a tavola coi familiari o gli amici, in realt\u00e0 siamo altrove: siamo in compagnia del nostro telefonino, stiamo inviando o ricevendo messaggi da qualcun altro, che si trova da un&#8217;altra parte (e forse, ironia delle cose, a pochi metri o a pochi isolati di distanza da noi). Stiamo navigando in rete: ma cos&#8217;\u00e8 la rete, se non un altrove virtuale, cio\u00e8 l&#8217;altrove per eccellenza? E in quell&#8217;altrove siamo continuamente immersi: i bambini vanno a dormire col loro telefonino sotto il cuscino, sempre acceso, non si sa mai che arrivi un messaggio e non se ne accorgano, sarebbe una tragedia inespiabile. E chi ha messo in mano a un bambino di sei, sette anni un telefonino di ultima generazione, dal quale non sa pi\u00f9 staccarsi, n\u00e9 di giorno n\u00e9 di notte, n\u00e9 quando mangia, n\u00e9 quando dovrebbe dormire? Chi, se on i suoi genitori, cio\u00e8 quelli che, in teoria, dovrebbero aiutarlo a crescere, a scoprire il mondo (quello ero, possibilmente) e a conquistare la propria autonomia? I quali genitori, a loro volta, si sentono persi se non sono presenti sui social, se non hanno centinaia di &quot;amicizie&quot; virtuali, se non si scambiano con qualcun altro ogni pensiero, ogni fatto, ogni minima circostanza della vita, compreso l&#8217;invio delle foto delle pietanze che hanno ordinato al ristorante? Sicch\u00e9 si va al ristorante e si vedono persone singole, o anche coppie, intente non a mangiare, e tanto meno a discorrere fra loro, ma a fotografare in tutte le maniere possibili il proprio piatto di pastasciutta, la propria bistecca e le proprie patitine fritte o la propria verdura cotta (sino a farle diventare completamente fredde, e naturalmente senza scambiare una parola con anima viva), e inviarle a qualche misteriosa entit\u00e0 che, all&#8217;altro capo del cellulare, evidentemente si entusiasma nel ricevere in tempo reale e nel contemplare quelle immagini, e ne gode come se si trattasse di ammirare un Rembrandt o un Caravaggio &#8212; o, almeno, cos\u00ec suppone che avvenga colui che le manda.<\/p>\n<p>Questo progressivo e metodico straniamento dal mondo e da noi stesi, consumato sull&#8217;altare della nuova divinit\u00e0 tecnologica, il telefonino (e, in misura minore, il cinema e la televisione) nasce, s\u00ec, dalla frammentazione e dalla complessit\u00e0 della societ\u00e0 moderna rispetto a quella tradizionale, nella quale vivevano ancora, in larga misura, i nostri genitori e soprattutto i nostri nonni; ma \u00e8 anche il risultato di una precisa politica culturale condotta dalle <em>\u00e9lite<\/em> moderniste dell&#8217;Occidente, impegnate a smantellare, uno dopo l&#8217;altro, i valori tradizionali e, nello stesso tempo a modificare l&#8217;autocoscienza delle singole persone, convincendole di esser fragili, inadeguate, a meno che si affidino totalmente alla scienza, per riceverne benessere e protezione (ad esempio mediante le vaccinazioni preventive contro questa o quella possibile infezione microbica). Che la vita degli uomini sia labile, inafferrabile, &quot;altrove&quot;, e che sia fatta <em>della stessa sostanza dei sogni<\/em>, \u00e8 un&#8217;idea tipicamente moderna: non a caso quest&#8217;ultimo concetto \u00e8 stato formulato da Shakespeare, nella <em>Tempesta<\/em>, al principio del XVII secolo, cio\u00e8 nel pieno della Rivoluzione scientifica. Una simile idea sarebbe apparsa anomala e aberrante a un uomo medievale: non se ne trova traccia in nessun filosofo o scrittore del medioevo cristiano; si affaccia solamente al principio dell&#8217;Umanesimo, con Petrarca, il quale scopre <em>quel doppio uomo<\/em> che \u00e8 in lui, e pretende di riallacciarsi all&#8217;interiorit\u00e0 Sant&#8217;Agostino. E invece nelle <em>Confessioni<\/em> di Sant&#8217;Agostino vi \u00e8, s\u00ec, il senso della piccolezza umana e del mistero che aleggia al di sopra di tutto ci\u00f2 che \u00e8 noto, e anche quello della sua stessa, personale fragilit\u00e0, ma non vi \u00e8 affatto l&#8217;idea che l&#8217;uomo, in quanto creatura, sia fragile e che la vita sia un enigma indecifrabile, ma tutto al contrario, vi \u00e8 la chiara consapevolezza che la vita \u00e8 l&#8217;opera che Dio ci ha incaricato di portare a buon fine, ritornando a Lui.<\/p>\n<p>Parlando degli effetti del cinema, ma il discorso si pu\u00f2 estendere, e a maggior ragione, alla televisione, al computer e al telefonino, osservava il saggista e filosofo tedesco-americano di origini ebraiche Siegfried Kracauer (nato a Francoforte sul Meno nel 1889 e deceduto a New York nel 1966) nel suo libro <em>Film: ritorno alla realt\u00e0 fisica<\/em> (titolo originale: <em>Theory of Film<\/em>, New York, Oxford University Press, 1960; traduzione dall&#8217;inglese di Paolo Gobetti, Milano, Il Saggiatore, 1962, pp. 266-268):<\/p>\n<p><em>La vita come forza &#8211;quale si afferma, per esempio, nelle poesie di Walt Whitman e, forse, di \u00c9mile Verhaeren &#8212; \u00e8 un concetto d&#8217;origine relativamente recente. Sarebbe interessante cercar di seguire l&#8217;evoluzione di questo concetto, dall&#8217;epoca, diciamo, dei romantici, attraverso Nietzsche e Bergson, sino ai nostri tempi (&#8230;) Troviamo, in primo luogo, il sorgere della moderna societ\u00e0 di massa e la contemporanea disintegrazione di credenze e tradizioni culturali che avevano stabilito tutto un insieme di norme, affinit\u00e0 e valori, secondo cui gli uomini dovevano vivere. Pu\u00f2 darsi che il corrodersi degli impulsi normativi c&#8217;induca a concentrarci sulla vita come loro matrice, come loro sostrato sotterraneo.<\/em><\/p>\n<p><em>In secondo luogo, viviamo in un&#8217;&quot;epoca di analisi&quot;, il che significa, tra l&#8217;altro, che nell&#8217;uomo moderno il pensiero astratto tende a prevalere sull&#8217;esperienza concreta. Whitehead, per citarne uno, si rese benissimo conto che la conoscenza scientifica \u00e8 assai meno comprensiva dell&#8217;intuizione estetica e che la parola da noi tecnologicamente dominata soltanto una parte della realt\u00e0 accessibile ai sensi, al cuore. Il concetto di vita pu\u00f2 anche indicare questa realt\u00e0 che trascende l&#8217;anemico mondo spazio-temporale della scienza. \u00c8 significativo che, dal materiale della sua intervista, Wilhelm concluda che uno degli effetti di elevazione prodotti dal cinema consiste nel permettere a coloro la cui sensibilit\u00e0 \u00e8 stata resa ottusa dal predominio del pensiero tecnologico e analitico di riprende con la &quot;vita&quot; un contatto &quot;sensoriale e immediato&quot;. Si definisce cos\u00ec&#8217; precisamente il tipo di realt\u00e0 che sfugge a ogni misurazione. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Ma come soddisfano i film i desideri dell&#8217;individuo isolato? Questi fa pensare al &quot;fl\u00e2neur&quot; dell&#8217;Ottocento (con cui ha altrimenti ben poco in comune) nella sua suscettibilit\u00e0 ai fenomeni passeggeri della vita che riempiono lo schermo. Secondo il testimone a nostra disposizione, \u00e8 il loro fluire che pi\u00f9 fortemente lo colpisce. Insieme ai fatti frammentari a essi legati, questi fenomeni &#8212; tass\u00ec, edifici, passanti, oggetti inanimati, volti &#8212; stimolano probabilmente i suoi sensi, provvedendogli il materiale per sognare. Gli interni dei bar fanno pensare a strane avventure; gli incontri improvvisi fanno balenare la promessa di nuovi contatti umani; gli improvvisi mutamenti di scena sono gravidi di possibilit\u00e0 imprevedibili. Attraverso il suo stesso interesse per la realt\u00e0 fotografica, il cinema permette cos\u00ec, soprattutto allo spettatore solitario, di riempire il suo Io, rattrappito in un ambiente in cui i nudi schemi delle cose minacciano di sostituirsi alle cose stesse; d&#8217;immagini della vita come tale: di vita luccicante, suggestiva, illimitata. Evidentemente, queste immagini sparse, ch&#8217;egli pu\u00f2 naturalmente intrecciare e legar en molti modi diversi, danno tanta soddisfazione al sognatore perch\u00e9 gli offrono vie per evadere in un mondo, siile a un miraggio, di oggetti concreti, di sensazioni vivissime, di possibilit\u00e0 insolite. (&#8230;) Ci\u00f2 che salva lo spettatore dall&#8217;isolamento non \u00e8 tanto lo spettacolo d&#8217;un destino individuale che potrebbe nuovamente isolarlo, quanto la vista di persone che si uniscono e comunicano l&#8217;una coll&#8217;altra secondo linee sempre nuove. Quel che cerca non \u00e8 tanto il dramma vero e proprio quanto la possibilit\u00e0 del dramma. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Valendosi di questa possibilit\u00e0, soddisfa anche un altro desiderio. Come gi\u00e0 abbiamo detto, Hoffmansthal sostiene che nei sogni dello spettatore rivivono quelli dell&#8217;infanzia, caduti ormai nel&#8217;inconscio. Tutta questa vegetazione sotterranea&quot; osserva &quot;trema asino alle sue radici pi\u00f9 oscure e profonde, mentre gli occhi estraggono dallo schermo luminoso l&#8217;immagine dei mille aspetti della vita.&quot; (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Il mondo \u00e8 diventato cos\u00ec complesso &#8212; e non soltanto dal punto di vista politico &#8212; che non \u00e8 pi\u00f9 possibile semplificarlo. Ogni effetto sembra separato dalle sue molteplici possibili cause; ogni tentativo di arrivare a una sintesi, a un&#8217;immagine unica, fallisce. Ecco perch\u00e9 un diffuso senso d&#8217;impotenza di fronte alle varie influenze diventa, in quanto sfugge a ogni definizione, impossibile da dominare. Senza dubbio molti di noi soffrono, pi\u00f9 o meno coscientemente, d&#8217;essere esposti, inermi, a queste influenze. Cerchiamo quindi compensi. E, a quanto pare, il cinema \u00e8 in grado di darci un temporaneo sollievo. Nel cinema &quot;siamo in grado di cogliere tutto l&#8217;insieme&quot;, come dice l&#8217;insegnante. L&#8217;uomo pi\u00f9 deluso e fallito pu\u00f2 sentirsi il re del creato.<\/em><\/p>\n<p>\u00c8 abbastanza chiaro che lo stesso ragionamento che Kracauer fa per la funzione svolta dal cinema nella societ\u00e0 moderna, una funzione sia di tipo sostitutivo e compensativo, sia di tipo estraniante ed alienante, la si pu\u00f2 estendere alla televisione, al computer e al telefonino. Da un lato essi ci offrono, o sembrano offrici, un appetitoso surrogato di quella vita vera, fatta di cose concrete, che sempre pi\u00f9 ci sfugge di mano, in una realt\u00e0 quotidiana sempre pi\u00f9 pervasa da forze impersonali e da situazioni che vanno assai oltre la nostra capacit\u00e0 di previsione, di comprensione e di controllo: la famosa &quot;complessit\u00e0&quot; di cui sempre i pensatori post-moderni si riempiono la bocca, come se fosse una forza estranea, magari marziana, e non un riflesso della confusione e della perdita di autocontrollo da parte dell&#8217;uomo stesso; dall&#8217;altro ci sequestrano e ci tengono imprigionati, in una condizione di dipendenza assai simile a quella dell&#8217;eroinomane nei confronti della droga di cui ha bisogno per vivere, e perci\u00f2 sono i maggiori responsabili del senso di estraniamento che pesa su di noi e ci separa <em>dal qui e ora<\/em>. Ed ecco cos\u00ec spiegato il rapporto di amore-odio che lega le persone al loro telefonino, al computer, alla televisione e al cinema: \u00e8 un rapporto malato, ambivalente, in cui si pu\u00f2 leggere sia la causa, sia l&#8217;effetto della solitudine dell&#8217;uomo contemporaneo e il suo caratteristico senso di fragilit\u00e0 e di vulnerabilit\u00e0. D&#8217;altra parte, abbiamo visto che, a partire dal Romanticismo, ma soprattutto dal Decadentismo, si diffondono in Occidente le filosofie che esaltano la forza, la vita, l&#8217;adesione dell&#8217;uomo al grande tutto della natura: da Walt Whitman, a Nietzsche, a Bergson, a D&#8217;Annunzio, a Jack London, a Spengler: pensatori, scrittori e poeti, anche assai diversi fra loro, ma con un elemento che li accomuna: il vitalismo, il volontarismo di matrice naturalista, l&#8217;ammirazione per tutto ci\u00f2 che \u00e8 &quot;vita&quot;, intesa come azione, e viceversa il disprezzo per la riflessione, l&#8217;introspezione, la rinuncia e il distacco, sia nella forma dell&#8217;ascetismo, sia in quella di ogni forma di sottomissione a una morale riconosciuta come superiore agli &quot;istinti&quot;. Abbiamo anche visto come un aspetto tipico della vita moderna sia la prevalenza del pensiero astratto sull&#8217;esperienza concreta, culminante nel dominio dello scientismo su ogni altro orientamento culturale, tanto che negli ultimi decenni lo scientismo \u00e8 divenuto tutt&#8217;uno con il tecnicismo, e la figura dello scienziato si \u00e8 fusa con quella del tecnico. Ma il tecnico, oggi, \u00e8 anche chiunque sappia usare con destrezza e padronanza un computer o un telefonino, cosa che pu\u00f2 essere raggiunta anche da un ragazzino: e infatti vi sono dei ragazzini che hanno stupito il mondo, riuscendo a violare le protezioni delle pi\u00f9 segrete reti informatiche istituzionali, anche di tipo finanziario o militare. Ora, una simile potenza del sapere tecno-scientifico \u00e8 proprio ci\u00f2 che ribadisce la distanza fra gli uomini contemporanei e il mondo delle cose concrete, della vita reale, sostituendo ad esso una realt\u00e0 virtuale fatta di formule, di algoritmi, di competenze d&#8217;ordine strettamente matematico. Ma il mondo delle cose concrete, cacciato dalla porta, preme per rientrare dalla finestra: il cinema, la televisione e i social network sono le finestre mediante le quali le cose rientrano a far parte della nostra vita, naturalmente, per\u00f2, nella versione artificiale e illusoria che \u00e8 propria della tecnologia. Eppure l&#8217;effetto \u00e8 simile: i nostri nonni si commuovevamo e piangevano assistendo alla proiezione dei vecchi film sentimentali, cos\u00ec come i nostri figli, oggi, s&#8217;immedesimano a tal punto nei giochi di ruolo infornatici, da non saperne pi\u00f9 uscire e da andare incontro a drammi emotivi ed esaurimenti nervosi, come se si trattasse di esperienze assolutamente reali. E in un certo senso, lo sono: solo che appartengono a una realt\u00e0 fittizia, a un altrove che ricorda quello di Alice nel paese delle meraviglie.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Parafrasando Jean Renoir, potremmo dire che stiamo vivendo nel tempo della grande evasione. anche se filosofi, sociologi, psicologi e psicanalisti ci dicono e ci ripetono che<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30143,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[26],"tags":[92],"class_list":["post-24019","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cinema","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-cinema.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24019","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24019"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24019\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30143"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24019"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24019"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24019"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}