{"id":24016,"date":"2008-08-13T10:19:00","date_gmt":"2008-08-13T10:19:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/08\/13\/un-quadro-al-giorno-madonna-in-trono-col-bambino-fra-angeli-e-santi\/"},"modified":"2008-08-13T10:19:00","modified_gmt":"2008-08-13T10:19:00","slug":"un-quadro-al-giorno-madonna-in-trono-col-bambino-fra-angeli-e-santi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/08\/13\/un-quadro-al-giorno-madonna-in-trono-col-bambino-fra-angeli-e-santi\/","title":{"rendered":"Un quadro al giorno: Madonna in trono col Bambino fra angeli e santi"},"content":{"rendered":"<p>Una visita anche fuggevole alla cittadina di Conegliano, in provincia di Treviso, adagiata ai piedi di colline dal dolce profilo e rese famose dai vini pregiati che vi si coltivano, non pu\u00f2 prescindere da un omaggio all&#8217;opera pi\u00f9 importante custodita nel piccolo duomo trecentesco: la pala dietro l&#8217;altare maggiore, unica opera rimasta alla sua patria dell&#8217;artista pi\u00f9 insigne di questo luogo, Giovanni Battista Cima (1459 circa &#8211; 1517 o 1518).<\/p>\n<p>Dopo aver attraversato un ampio porticato, sorretto da nove archi a sesto acuto, che si inserisce armoniosamente nell&#8217;architettura del vecchio borgo cittadino (l&#8217;odierna Via XX Settembre), si entra nella penombra delle tre navate del corpo originario dell&#8217;edificio, prolungato nella zona absidale per ingrandire l&#8217;ambiente, al prezzo di una cesura stilistica che balza subito all&#8217;occhio.<\/p>\n<p>Oltre agli affreschi quattrocenteschi sulla superficie dei pilastri mediani, opera di Giacomo Collet e Desiderio da Feltre, e al neoclassico altare di San Leonardo, patrono della citt\u00e0, sulla parete destra, le cui parti scultoree sono opera di Marco Casagrande (cfr. F. Lamendola, <em>Sulle tracce di Marco Casagrande, scultore trevigiano<\/em>, edito a cura dell&#8217;Istituto d&#8217;Istruzione Superiore \u00abMarco Casagrande\u00bb, Pieve di Soligo, 2004, 2005, ma consultabile anche sul sito di Arianna Editrice), lo sguardo corre all&#8217;altare maggiore, dietro il quale \u00e8 collocata la grande pala con la <em>Madonna in trono col Bambino e i santi Giovanni Battista, Nicola, Caterina d&#8217;Alessandria, Apollonia, Francesco d&#8217;Assisi e Pietro<\/em>.<\/p>\n<p>Si tratta di un&#8217;opera di grandi dimensioni, anche se non grandissime per questo tipo di composizioni: misura, infatti, 150 cm. di lunghezza per 235 cm. di altezza.<\/p>\n<p>L&#8217;opera \u00e8 datata fra il 1492 e il 1493, periodo in cui gi\u00e0 da alcuni anni l&#8217;artista si era stabilito a Venezia; e il suo pi\u00f9 immediato modello compositivo sembra essere stata la pala del suo grande maestro Giovani Bellini, <em>Madonna con il Bambino, santi e angeli<\/em> della veneziana chiesa di San Giobbe (ora alle Gallerie dell&#8217;Accademia), realizzata nel 1487 ed esemplare, in questo genere pittorico, per l&#8217;armoniosa fusione degli elementi architettonici e delle figure umane, per la solennit\u00e0 pacata e priva di enfasi e, pi\u00f9 ancora, per il suo delicato e caratteristico luminismo cromatico, che crea un&#8217;atmosfera di raccolta contemplazione (cfr. Pietro Adorno, <em>L&#8217;arte italiana<\/em>, Casa editrice G. D&#8217;Anna, Firenze, 1993, vol. 2, tomo 1, p. 397).<\/p>\n<p>La pala del Duomo di Conegliano si colloca all&#8217;inizio del periodo centrale, e pi\u00f9 fecondo, della produzione del pittore coneglianese, artista di statura europea che troppo a lungo \u00e8 stato considerato, semplicemente, come un seguace di Giovanni Bellini e, tutt&#8217;al pi\u00f9, di Antonello da Messina; periodo che culminer\u00e0 nella realizzazione di capolavori assoluti, quali la giustamente celebre <em>Madonna dell&#8217;arancio<\/em> del 1496-48 (ora conservata presso le Gallerie dell&#8217;Accademia di Venezia), la <em>Madonna in trono col Bambino<\/em> di data ignota (ora alla Galleria Nazionale di Parma; la <em>Madonna col Bambino<\/em> del 1504 (Galleria degli Uffizi di Firenze) e, infine, la <em>Madonna e il Bambino con san Giovanni Battista e santa Maria Maddalena<\/em> del 1510-15 (al Louvre di Parigi).<\/p>\n<p>Cos\u00ec delinea l&#8217;itinerario artistico di Cima da Conegliano <em>L&#8217;Enciclopedia Garzanti dell&#8217;Arte<\/em> (edizione 2005, vol. 1, pp. 239-240):<\/p>\n<p><em>&#8230;Mancano notizie sicure sulla sua formazione e attivit\u00e0 giovanile. Le prime opere note (il polittico della parrocchiale di Olera; la<\/em> Madonna col Bambino <em>del Museo di Detroit; la<\/em> Madonna col Bambino e i santi Giacomo e Gerolamo <em>del Museo Civico di Vicenza, datata 1489) rivelano, oltre a contatti con B. Montagna, precisi rapporti con opere di artisti veneziani (Alvise Vivarini, Giovanni Bellini) e con quelle lasciate sulla laguna da Antonello da Messina. La sua presenza a Venezia \u00e8 documentata dal 1492, ma \u00e8 probabile che egli vi sia giunto alcuni ani prima, rimanendovi, con un breve intervallo nel 1498, fino al 1516. A partire dall&#8217;ultimo decennio del Quattrocento l&#8217;arte di Cima si svolse senza sbalzi e con assoluta coerenza stilistica nelle numerose variazioni sul tema della<\/em> Madonna col Bambino <em>e soprattutto nelle grandi pale d&#8217;altare:<\/em> Madonna dell&#8217;arancio <em>(Venezia, gallerie dell&#8217;Accademia)<\/em>, Pala di San Giovanni Battista <em>Venezia, madonna dell&#8217;Orto),<\/em> Battesimo di Cristo <em>(Venezia, san Giovanni in Bragora),<\/em> San Pietro Martire tra i santi Nicol\u00f2 e Benedetto <em>(Milano, Brera). Negli schemi e nelle partiture compositive i volumi e lo spazio appaiono strutturati con rigorosa sensibilit\u00e0 architettonica di impianto belliniano e antonellesco, in una continua proposizione di rapporti fra le nitide figure e le architetture rappresentate con stereometrica precisione nell&#8217;aperta luminosit\u00e0 dei paesaggi collinari dell&#8217;entroterra veneto. Ne nasce un senso di pacato e spontaneo classicismo, che in alcune opere dell&#8217;ultimo decennio (<\/em>Endimione <em>e<\/em> Giudizio di Mida <em>della galleria Nazionale di Parma; il<\/em> San Gerolamo <em>della Galleria Palatina di Palazzo Pitti a Firenze; la<\/em> Nativit\u00e0 <em>del Carmine di Venezia) sembra assumere intonazione giorgionesca, senza che la visione dell&#8217;artista, tuttavia, muti sostanzialmente.<\/em><\/p>\n<p>E Franca Zava Boccazzi, nel tracciare un quadro d&#8217;insieme della personalit\u00e0 di questo notevole arista, uno dei maggiori protagonisti del Quattrocento veneziano, con puntuale documentazione e con fine sensibilit\u00e0 critica, cos\u00ec scrive (in <em>Le Muse. Enciclopedia di tutte le arti<\/em>, Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1965, vol. III, pp. 292-93):<\/p>\n<p><em>La dimora veneziana del Cima \u00e8 provata fin dal 1492, ma il suo arrivo tra le lagune pu\u00f2 verosimilmente anticiparsi di qualche anno. Infatti nel polittico di Olera (&#8230;) \u00e8 evidente il gi\u00e0 avvenuto incontro con la cultura pittorica lagunare nell&#8217;affiorare di riferimenti a Giovanni Bellini e, maggiormente, ad Alvise Vivarini. Alla lezione di quest&#8217;ultimo fu inizialmente il Cima pi\u00f9 sensibile, sia per costituzionale affinit\u00e0, nel comune costante interesse a rigori disegnativi di sapore ancora quattrocentesco, sia per preliminari impressioni vivarinesche, gi\u00e0 mutuate dalla<\/em> Sacra conversazione <em>di Alvise, fino dal 1480 in S. Francesco a Treviso. La preponderante personalit\u00e0 di Giovanni Bellini, tuttavia, non poteva non lasciare conseguenze significative nell&#8217;orientamento del Cima, dal punto di vista coloristico, come pure nell&#8217;arricchimento compositivo di grandi pale d&#8217;altare, che egli sull&#8217;esempio belliniano di S. Giobbe (cui deve aggiungersi quello antonellesco di S. Cassiano) viene a strutturare in ampi organismi architettonici, cui si collega in armonica spaziatura l&#8217;elemento umano (<\/em>Sacra conversazione<em>, Brera, dipinta appena dopo il 1490 la Scuola di S. Giovanni Battista di Oderzo;<\/em> Madonna in trono e Santi<em>, 1493, duomo di Conegliano;<\/em> S. Giovanni Battista<em>, Venezia, S. Maria dell&#8217;Orto). Ma dove meno prevale l&#8217;impiego culturale, come nel<\/em> Battesimo di Ges\u00f9 <em>di S. Giovanni in Bragora<\/em> <em>(1494), le qualit\u00e0 della poetica cimesca emergono pi\u00f9 genuine, nel gusto cos\u00ec particolare di ambientare creature serene, costruite con un senso classico della forma e nel riposo quasi attonito dei sentimenti, in paesaggi ariosi, nitidi, vivi di luce, ripresi nell&#8217;affettuoso ricordo delle natie colline. Nel paesaggio intensamente luminoso della<\/em> Madonna dell&#8217;arancio <em>alle gallerie dell&#8217;Accademia (1495), un sentimento georgico domina la ricerca naturalistica minuziosa, goduta nella freschezza di ogni particolare fino alla riproduzione fedele, sul colle, del castello di S. Salvatore di Collalto. L&#8217;autonomia cimesca nell&#8217;ambiente pittorico veneziano si intravede, tuttavia, pi\u00f9 in campo linguistico &#8211; sempre coerentemente caratterizzato da compostezza espressiva, da un rigoroso senso formale e da una colorazione limpida, varia, brillante nei timbri &#8211; che in quello contenutistico, alimentato speso da suggerimenti belliniani, cos\u00ec come da spunti narrativi reperiti nel mondo carpaccesco. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>[Cima possiede] un temperamento riflessivo, pi\u00f9 orientato \u00aba elaborare in profondit\u00e0 i suoi motivi\u00bb (Coletti) che aperto all&#8217;improvvisazione fantastica.<\/em><\/p>\n<p><em>Forte di queste sue capacit\u00e0 di meditazione e di un coerente equilibrio spirituale, il Cima non conosce nella parabola della sua pittura &#8211; che pure si svolge tra Quattro e Cinquecento, in una fase delicatissima di trapasso tra opposte concezioni &#8211; n\u00e9 sbalzi, n\u00e9 momenti di crisi Pu\u00f2 notarsi, anzi, fin dall&#8217;inizio del secolo, l&#8217;arricchimento del suo linguaggio in risultati come il<\/em> S. Sebastiano <em>del polittico eseguito per la chiesa di S. Rocco di Mestre (diviso tra il Mus\u00e9e des Beaux Arts di Strasburgo e la Wallace Collection di Londra), dove all&#8217;ispirazione della statuaria di Tullio Lombardo si accompagna l&#8217;interpretazione in chiave classica della lezione antonellesca. Nel polittico di S. Fior di Sopra (Conegliano), pure dei primi anni del Cinquecento, l&#8217;assunto classicistico cede, specie nella figura centrale di<\/em> S. Giovanni Battista<em>, a interessi psicologici e a ricerche di effetti cromatici, che troveranno corrispondenza nel giusto del Lotto&#8230;<\/em><\/p>\n<p>Ma torniamo alla pala del duomo di Conegliano.<\/p>\n<p>L&#8217;opera fu commissionata al Cima nel 1492 dai gastaldi Francesco Codroipo e Giovanni della Pasqualina (cfr. C. Candiani, <em>Chiese di Conegliano. Storia e guida alla visita<\/em>, De Bastiani editore, Vittorio veneto, 2002, pp. 27-28): l&#8217;anno della scoperta del Nuovo Mondo da parte delle audaci caravelle di Cristoforo Colombo. Particolare curioso: questa stessa data \u00e8 scritta in un angolo del muro della casa natale dell&#8217;artista, che si trova proprio dietro il duomo, conservata intatta nella sua struttura muraria e adibita, oggi, a museo.<\/p>\n<p>Da qualche tempo, negli ultimi decenni del XV secolo, la grande pala d&#8217;altare era divenuta un \u00abgenere\u00bb di moda a Venezia, uno dei maggiori centri artistici e culturali d&#8217;Italia e del mondo; e, come si \u00e8 detto, vi si era imposta fin da subito la lezione di un sommo maestro, quale Giovanni Bellini.<\/p>\n<p>A differenza di altre sue opere, come la famosa <em>Madonna dell&#8217;arancio<\/em>, questa volta il Cima non pone la scena all&#8217;aria aperta, nel classico <em>locus amoenus<\/em> ingentilito dalle amate colline della terra natia, bens\u00ec in un vasto e nitido squarcio architettonico, inquadrato dall&#8217;arco trionfale di un edificio sacro e cui solo fa da sfondo, dietro il trono marmoreo sul quale \u00e8 assisa la Vergine, un cielo azzurrissimo, percorso da bianchi cirri di reminiscenza belliniana.<\/p>\n<p>Al centro \u00e8 la Madonna, che tiene Bambino seduto sulle ginocchia e che quasi lo avvolge in una fastosa cornice formata dalle morbide pieghe della sua veste; i due non si guardano, ma sembrano assorti in un remoto pensiero che li trasporta come fuori dello spazio e del tempo. Pure, la mano di Maria che accarezza il braccino del Figlio divino crea fra loro una dolcissima intimit\u00e0, che non ha bisogno di parole n\u00e9 di sguardi.<\/p>\n<p>Ai piedi dell&#8217;altare, due angeli musicanti , piccoli ma perfetti, introducono una nota gentile di sobria e, al tempo stesso, raffinata eleganza.<\/p>\n<p>A destra di Maria Vergine \u00e8 raccolto un gruppetto di santi formato da Giovanni Battista e Caterina d&#8217;Alessandria &#8211; quest&#8217;ultima con la corona in capo e il gomito appoggiato sulla ruota, strumento del suo martirio &#8211; in primo piano, e Nicola da Bari dietro le loro spalle; sulla sinistra vi \u00e8 un secondo gruppo, formato da Apollonia &#8211; che tiene nella destra le tenaglie della sua passione &#8211; e l&#8217;apostolo Pietro in primo piano, e Francesco d&#8217;Assisi in secondo piano.<\/p>\n<p>In tutto, quindi, vi sono ben dieci figure umane, (contando anche i due angeli), raccolte in poco spazio e occupanti quasi tutta la met\u00e0 inferiore della pala; mentre quella superiore \u00e8 occupata dal gioco prospettico delle classiche architetture e dallo squarcio di cielo aperto. Eppure l&#8217;insieme non risulta affatto congestionato, le figure si stagliano con estrema compostezza, forse anche per quell&#8217;aria estatica che sembra proiettarle verso un&#8217;altra e pi\u00f9 pura dimensione.<\/p>\n<p>Anche se quest&#8217;opera appartiene al genere delle \u00absacre conversazioni\u00bb, in realt\u00e0 non \u00e8 propriamente una sacra <em>conversazione<\/em> ma, semmai, una sacra <em>contemplazione<\/em>.<\/p>\n<p>Ciascuno dei santi pare assorto in un pensiero sublime: san Giovanni che prega, san Pietro che \u00e8 immerso nella lettura del Vangelo, santa Apollonia che guarda dritto verso l&#8217;osservatore; nessuno parla &#8211; tranne, forse, san Nicola, che pare stia sussurrando qualcosa al Battista; fra santa Caterina e san Francesco, ai due lati della composizione, sembra intrecciarsi un muto colloquio, fatto di sguardi.<\/p>\n<p>Le figure sono solidamente costruite, ma piene di gentilezza e di modestia; notevole la bellezza dei corpi, specie quella delle due martiri in primo piano, giovani donne bionde dalle forme aggraziate. L&#8217;acceso cromatismo, la luce che entra dal fondo e i preziosi panneggi delle vesti: tutto celebra una struggente epifania che non disdegna il mondo della materia, ma lo trasfigura e lo eleva alla rapita contemplazione del divino.<\/p>\n<p>I veri protagonisti di quest&#8217;opera superba sono, in effetti, il vibrante cromatismo che la anima e l&#8217;ariosa luminosit\u00e0 che l&#8217;attraversa come un vivido soffio di freschezza, di equilibrio e di armonia; e, soprattutto, l&#8217;estaticit\u00e0 che avvolge i personaggi, soffondendo ogni cosa di un caldo, commovente alone di poesia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una visita anche fuggevole alla cittadina di Conegliano, in provincia di Treviso, adagiata ai piedi di colline dal dolce profilo e rese famose dai vini pregiati<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30176,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[11,24],"tags":[243,245],"class_list":["post-24016","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-un-quadro-al-giorno","category-pittura","tag-santa-vergine","tag-santi"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-pittura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24016","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24016"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24016\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30176"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24016"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24016"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24016"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}