{"id":24015,"date":"2017-06-06T02:08:00","date_gmt":"2017-06-06T02:08:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/06\/06\/cittadini-ma-di-dove\/"},"modified":"2017-06-06T02:08:00","modified_gmt":"2017-06-06T02:08:00","slug":"cittadini-ma-di-dove","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/06\/06\/cittadini-ma-di-dove\/","title":{"rendered":"Cittadini, ma di dove?"},"content":{"rendered":"<p>C&#8217;erano tre strade per arrivarci: una, imboccando via Tricesimo, che coincideva, in pratica, prima della costruzione della tangenziale, con la Statale Pontebbana, e poi girando a destra, all&#8217;altezza di via Piemonte, dove sorgeva un grande negozio di articoli sportivi, da Fiascaris, poi trasferito altrove; un&#8217;altra, partendo proprio dall&#8217;inizio di viale Tricesimo, poco dopo piazzale Chiavris, una strada allora del tutto campestre: via Monte Santo; la terza, quella seguita anche dall&#8217;autobus urbano, che imboccava Viale Vat, lungo la Roggia, e poi, all&#8217;altezza di via del Maglio, dove si congiungeva con via Monte Santo e dove sorgono tuttora un ponticello e una vecchia fontana, che risaliva lungo la via Alessandria, quieta e diritta, fiancheggiata da case e villette, coi loro cortili e giardini. Tutte e tre arrivavano alla piazza di Paderno, proprio di fronte alla chiesa.<\/p>\n<p>Oddio, piazza; anche se si chiamava e si chiama cos\u00ec, \u00e8 appena uno slargo, dove la via Piemonte da ovest, la via Alessandria da sud, e la via Torino da est, s&#8217;incontrano, proprio davanti alla chiesa parrocchiale, lievemente sopraelevata, dalla facciata in stile neoclassico, suddivisa in tre zone da quattro semicolonne e sovrastata da un frontone a timpano, sul quale svettano due angeli bianchi dalle ali spalancate, molto originali, pur non essendo dei capolavori. A sinistra, davanti al massiccio campanile a pianta quadrata, un pretenzioso monumento ai Caduti a forma di loggia, sostenuta da snelle colonne; e, pi\u00f9 oltre, la casa canonica, un tipico edificio signorile ottocentesco, dalla facciata grande, lunga, massiccia, coi muri perimetrale spessi, le finestre piccole al piano terra, forse di un magazzino completamente rifatto e trasformato, e quelle grandi al primo piano, allineate, regolari, coi loro scuri di legno spalancati, lasciando i vasi di gerani in vista; poi, al secondo piano, un&#8217;altra fila di finestrini, poco pi\u00f9 che lucernari, subito al di sotto del tetto di tegole, breve, semplice: quei possenti edifici di una volta, freschi d&#8217;estate e caldi d&#8217;inverno, senza fronzoli, maschi, quasi rudi, fatti per durare nel tempo, per sfidare le guerre e i terremoti, e non per civettare e far mostra di leggiadra eleganza. E anche le altre case, sebbene pi\u00f9 modeste, pi\u00f9 ordinarie, erano costruite con gli stessi criteri; non quelle di via Alessandria, pi\u00f9 recenti, con qualche modesta pretesa di distinzione, se non altro per i loro giardinetti da piccola borghesia, ma anche pi\u00f9 ordinarie, bens\u00ec quelle di via Piemonte e soprattutto quelle di via Torino: case robuste, ormai di campagna, squadrate, per lo pi\u00f9 dipinte a calce, bianche, ocra, gialline, con le finestre allineate, gli scuri di legno; pochi fiori, niente balconi, niente stucchi. Architettura semplice, sobria, facciate quasi da convento, o da caserma, ma che davano un senso di protezione, di sicurezza, come dei fortilizi.<\/p>\n<p>Che cosa c&#8217;era di tanto speciale, in quel luogo? Dicono che Dostoevskij camminasse per ore, attraversando tutta Pietroburgo, per poter assistere allo spettacolo del sole che, al tramonto, incendiava i vetri di un certo edificio: uno spettacolo fantastico, che durava appena qualche istante: ma valeva la pena aver fatta tanta strada e dedicato tutte quelle ore, per poi godere quegli attimi impagabili di eternit\u00e0, fuori dal tempo e dallo spazio. E cos\u00ec era, per noi, quel luogo apparentemente insignificante, senza monumenti artistici, senza parchi o alberi maestosi, senza nulla di speciale, eppure affascinante in qualche sua maniere inspiegabile, non per questo o quel dettaglio, ma per tutto, tutto e niente: il fatto che fosse all&#8217;estremit\u00e0 settentrionale della citt\u00e0, in faccia alle montagne, belle e severe, anche se un po&#8217; malinconiche; e poi quelle facciate bianche, quei muri spessi, quegli scuri di legno, quel non so che di vagamente esotico, di austriaco, di ungherese, quella sensazione che il tempo, l\u00ec, si fosse un po&#8217; fermato, o avesse rallentato alquanto la sua corsa, e la modernit\u00e0 segnasse il passo. Poche automobili, niente supermercati, nessun segno dell&#8217;incipiente consumismo, gente vestita alla buona, come in campagna, che non sa cos&#8217;\u00e8 lo <em>shopping<\/em>, e quelle poche botteghe che non si curano di abbellire le vetrine, dove i negozi servono per vendere la merce e non per far mostra di s\u00e9. Intorno, i campi; e, su tutto, quella chiesa, dalle linee semplici, ma armoniose, con quegli angeli che svettano nel cielo azzurro: quell&#8217;aria di borgo, di paese, non di citt\u00e0.<\/p>\n<p>Ci siamo chiesti tante volte, in seguito, nel corso degli anni, che cosa possa impressiona re cos\u00ec tanto la fantasia di un bambino in un quartiere periferico senza attrattive, come una donna non pi\u00f9 giovane, mai stata bella, eppure, a suo modo, interessante, attraente; perch\u00e9 quelle strade, quelle case, quel palazzotto che forse anticamente era una stalla, quel campanile, quella chiesa, dove forse non eravamo mai neppure entrati, esercitassero un&#8217;attrattiva cos\u00ec forte, da indurre i pensieri a ritornarvi spesso, a carezzare quel ricordo, quella scena, quello scorcio di vecchi edifici dai muri spessi, vicini gli uni alle altri, come soldati che si sorreggono a vicenda in vista dello scontro; e quel profumo di campagna, quei voli di rondini, quel cielo pi\u00f9 chiaro, quell&#8217;aria pi\u00f9 frizzante, col vento che scende liberamente gi\u00e0 dai monti, senza trovare alcun ostacolo davanti a s\u00e9, nella vasta pianura verdeggiante. E perch\u00e9 la chiesa, proprio la chiesa, perfino senza entrarvi, desse all&#8217;insieme quel tocco di bacchetta magica, quel senso d&#8217;incantesimo, quel trasporto dell&#8217;anima, quel rapimento in un altrove felice.<\/p>\n<p>No, non \u00e8 solo l&#8217;altrove dell&#8217;infanzia; o meglio, l&#8217;infanzia c&#8217;entra, sicuramente, ma non nel senso puramente estetico, proustiano, della ricerca del tempo perduto: ma perch\u00e9 il bambino, che vede ogni cosa con stupore, \u00e8 anche pi\u00f9 aperto a sentire il richiamo dell&#8217;Assoluto; e quel richiamo, nella nostra civilt\u00e0, negli atti e nei pensieri dei nostri genitori, dei nostri nonni, nelle parole delle nostre maestre, nel nostri sangue, nella nostra terra, nelle nostre radici, nella nostra identit\u00e0, in quello che fa di noi quello che siamo, vuol dire religione, e pi\u00f9 precisamente cattolicesimo. L&#8217;infanzia \u00e8 pi\u00f9 aperta e ricettiva a cogliere la voce di Dio, semplicemente perch\u00e9 \u00e8 pi\u00f9 sgombra d&#8217;inutili fardelli, di preoccupazioni talvolta dure e inevitabili, talaltra assurde, gratuite, fabbricate dai falsi miti del progresso: per cui il bambino ode le voci, ode i richiami, vede quello che gli altri non vedono, solo che, il pi\u00f9 delle volte, non lo sa. Non lo sa, ma intanto ascolta, guarda, e impara; anche se non capisce, o meglio non capisce in senso logico e razionale, e tuttavia capisce, s\u00ec, alla sua maniera, e capisce con una tale intensit\u00e0, che niente e nessuno potranno mai strappargli via la freschezza delle sue impressioni, per quanto il mondo faccia, o faccia lui stesso, nell&#8217;et\u00e0 adulta. Come sono ridicole e penose le associazioni per lo sbattezzo: ma cosa credono, che si possa strappar via lo Spirito di Dio, cos\u00ec, con un cerimonia alla rovescia, con un atto della volont\u00e0, e, magari, con un pezzo di carta che lo certifichi, e di cui vantarsi, facendone un quadretto da appendere alla parete, cos\u00ec come, bambini, appesi alla parete c&#8217;erano i quadretti di Maria Vergine o dell&#8217;Angelo Custode? No, non \u00e8 questione di volont\u00e0, non \u00e8 questione di logica discorsiva: \u00e8 questione di Assoluto, e l&#8217;Assoluto spira dove e quando vuole. Certo, noi possiamo dire di no, ma quel <em>no<\/em> viene solo dal piano della razionalit\u00e0 discorsiva, non da ci\u00f2 che di pi\u00f9 profondo alberga nella nostra anima. E ci\u00f2 che di pi\u00f9 profondo abita in noi, \u00e8 Dio, che ci chiama, che ci ha chiamati, ancora prima che noi venissimo al mondo, e ancora prima che fossimo concepiti. Dio ci ha chiamati da sempre, dall&#8217;eternit\u00e0: quando noi veniamo al mondo, quando apriamo gli occhi al mondo, quando cominciamo a ragionare, a capire e a far domande, \u00e8 come se ritornassimo l\u00e0 dove eravamo gi\u00e0 stati, perch\u00e9 noi eravamo gi\u00e0 presenti nella mente di Dio, fin da prima che il mondo venisse creato, fin da prima che le galassie cominciassero a espandersi nell&#8217;immensit\u00e0 dell&#8217;universo.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 un angolo quieto fuori mano, un sobborgo cittadino ai limiti della campagna, una strada di vecchie case allineate, bianche di calce, col tetto di coppi, e quel campanile, quella facciata della chiesa, una chiesa senza pretese artistiche, che nessuna guida turistica menziona, che non contiene neanche un affresco, un quadro di pregio, e che mai nessuno verr\u00e0 a vedere appositamente, neanche dal centro cittadino che \u00e8 ad appena tre chilometri, tanto meno da fuori: ecco perch\u00e9 tutto questo parla, e parla in un linguaggio fatto di luci, di odori &#8212; l&#8217;odore di benzina, l&#8217;odore di vernice fresca, il profumo del rosmarino, quello della lavanda -, di sensazioni, di ricordi, di rivelazioni improvvise, che l&#8217;anima del bambino \u00e8 capace di cogliere, anche se non ne afferra la reale portata; anche se, sul momento, li vive con stupore, s\u00ec, ma senza penetrarne l&#8217;intimo significato. Eppure, nella vita, nulla ci viene incontro a caso e nulla va perduto, anche se noi crediamo d&#8217;averlo dimenticato. Certe impressioni dell&#8217;infanzia restano l\u00ec, come un messaggio in bottiglia affidato alle onde del mare: forse impiegher\u00e0 anni, forse impiegher\u00e0 decenni, ma, un bel giorno, le onde lasceranno quella bottiglia sulla spiaggia, una mano la prender\u00e0, uno sguardo noter\u00e0 il messaggio, lo tirer\u00e0 fuori e lo legger\u00e0. E qui siamo noi stessi che ritroviamo il nostro messaggio dimenticato, lo apriamo e lo riconosciamo: eccolo!, restiamo sbalorditi, e tuttavia \u00e8 proprio cos\u00ec: noi, proprio noi, avevamo infilato quel messaggio nella bottiglia e l&#8217;avevamo affidato alle onde del mare; e adesso le onde ce l&#8217;hanno restituito, e noi comprendiamo, magari dopo vent&#8217;anni, dopo trent&#8217;anni, dopo quarant&#8217;anni, il senso di quel messaggio, che, sul momento, non sapevamo quale fosse, ma che un istinto infallibile &#8212; oppure \u00e8 stato Qualcosa o Qualcun altro? &#8211; ci ha suggerito di non gettare, di non disperdere, di custodire, di affidare a Qualcosa o a Qualcuno che ce lo rendesse, un giorno, non importa quando, non importa dove.<\/p>\n<p>Ed ecco la grande scoperta: che, nella vita, tutto si tiene. \u00c8 come un grandioso ricamo, un ordito delicato e complesso, che filiamo ogni giorno, ogni ora, ogni istante; anzi, non siamo noi a filarlo, noi ci limitiamo a seguire quella trama, ad accompagnare quei disegni; non siamo noi, \u00e8 Lui, \u00e8 quella Presenza, che lo sta filando, e noi ne seguiamo l&#8217;evoluzione; qualche volta ci allontaniamo, spezziamo perfino la trama, poi torniamo ad accostarci, ad accompagnarlo, sospinti da una forza pi\u00f9 grande di noi. Noi siamo come le pagine bianche di un libro, un libro che Dio ha rilegato prima che il mondo cominciasse ad esistere: e ogni pagina \u00e8 una chiamata, \u00e8 un occasione, \u00e8 un richiamo. Ma noi, il pi\u00f9 delle volte, non ce ne rendiamo conto; sfogliamo le pagine, distratti, presi da mille cose, da mille distrazioni; non comprendiamo neppure che quello \u00e8 il libro della nostra vita, crediamo che sia un gioco, un passatempo, pensiamo di aver cose pi\u00f9 importanti e pi\u00f9 urgenti delle quali occuparci, a cominciare dalla ricerca della felicit\u00e0. E non ci rendiamo conto di averla l\u00ec, davanti a noi, in quelle pagine bianche, in quelle possibilit\u00e0 ancora inespresse, in tutto quel futuro che siamo chiamati a vivere, ma che sprechiamo inseguendo cose vane, capricci momentanei, futilit\u00e0 di ogni genere, o, peggio, sprofondandoci nel vizio, nel fango, in ci\u00f2 che ci rende sempre pi\u00f9 pesanti e sempre pi\u00f9 ciechi, pi\u00f9 sordi al richiamo costante di Lui. E pi\u00f9 sprofondiamo, pi\u00f9 vediamo solo il nostro piccolo io, che riempie di s\u00e9 ogni cosa, che fa da ostacolo fra noi e la Luce, fa da filtro fra noi e la Verit\u00e0: perch\u00e9, fino a quando non riusciremo a sbarazzarcene, non vedremo mai le cose come sono realmente, nella loro bellezza incomparabile: potremo solo ricordarle come le abbiamo viste nell&#8217;infanzia, quando un po&#8217; di quella luce le avvolgeva e le trasfigurava, perch\u00e9 il nostro ego, bench\u00e9 grande, era relativamente pulito, non ancora ingombro di ambizioni smodate e di brame disordinate, come lo \u00e8, il pi\u00f9 delle volte, quello delle persone adulte.<\/p>\n<p>Mano a mano che s&#8217;impara a liberarsi dal fardello dell&#8217;ego, si ricomincia a veder le cose come sono realmente: bellissime, uscite fresche e meravigliose dalla mano di Dio; e si ricomincia a udire il Suo richiamo, a intravedere il Suo splendore. E si comincia a capire che le cose ci parlano: parlano il linguaggio di Dio, che ci chiama costantemente a S\u00e9. Tutta la nostra vita non \u00e8 che la ricerca della strada perduta, che un tempo conoscevamo, e poi non sappiamo pi\u00f9. Dio ci chiama; noi resistiamo, facciamo orecchi da mercante. Lui continua a chiamarci, noi a fingere di un udire. Eppure, in qualche angolo dell&#8217;anima, noi sappiamo, Lo udiamo e quasi Lo vediamo: ci sta chiamando a casa. Perch\u00e9 la nostra casa non \u00e8 di quaggi\u00f9, e noi siamo qui in esilio. Vi \u00e8 una immensa dolcezza nella vita, ma anche una sconfinata malinconia. Nessuna gioia ci soddisfa pienamente, e sempre, anche nelle ore pi\u00f9 liete, s&#8217;insinua un senso di malinconia. Poi ci sono le delusioni, le amarezze, le sconfitte: sappiamo che sono prove necessarie, che senza di esse non si evolve, non ci eleva; per\u00f2, a volte, si vacilla sotto il loro peso, si ha l&#8217;impressione di annaspare, di essere sul punto di cadere. E forse lo siamo realmente. Eppure, una mano ci tiene; una mano amica ci sorregge. Ci\u00f2 non toglie che, talvolta, ci sentiamo il cuore trafitto da una disperata nostalgia: sono i momenti in cui l&#8217;essere cittadini di quaggi\u00f9 ci pensa terribilmente, ci fa quasi soffocare, come se non avessimo sufficiente aria da immettere nei polmoni. E sono i momenti nei quali la nostra anima vorrebbe volarsene via, impaziente, per godere di quella luce, di quella pace, di quella gioia cui sente d&#8217;esser stata destinata, da sempre, da prima che il mondo fosse. S\u00ec, perch\u00e9 noi siamo fatti per la gioia, non per la sofferenza; per la vita e non per la morte: ma non per le gioie di quaggi\u00f9, che non durano, e sempre si mescolano a un che d&#8217;amaro, n\u00e9 per la vita di quaggi\u00f9, cos\u00ec spesso faticosa, come un erto sentiero di montagna, cosparso di spine e sassi; bens\u00ec per la gioia perfetta e la vita vera, quella che non finisce e non inganna, simile a un fiume che scorre verso l&#8217;oceano senza confini dell&#8217;amore di Dio&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C&#8217;erano tre strade per arrivarci: una, imboccando via Tricesimo, che coincideva, in pratica, prima della costruzione della tangenziale, con la Statale Pontebbana, e poi girando a<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30188,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[32],"tags":[109],"class_list":["post-24015","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-varie-costumi-e-societa","tag-chiesa-cattolica"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-varie-costumi-e-societa.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24015","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24015"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24015\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30188"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24015"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24015"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24015"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}