{"id":24012,"date":"2012-11-14T12:06:00","date_gmt":"2012-11-14T12:06:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/11\/14\/la-cicala-di-san-francesco-e-la-cicala-di-galilei-due-sensibilita-e-due-culture-a-confronto\/"},"modified":"2012-11-14T12:06:00","modified_gmt":"2012-11-14T12:06:00","slug":"la-cicala-di-san-francesco-e-la-cicala-di-galilei-due-sensibilita-e-due-culture-a-confronto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/11\/14\/la-cicala-di-san-francesco-e-la-cicala-di-galilei-due-sensibilita-e-due-culture-a-confronto\/","title":{"rendered":"La cicala di San Francesco e la cicala di Galilei: due sensibilit\u00e0 e due culture a confronto"},"content":{"rendered":"<p>Ci sono solo due modi di accostarsi alla natura: uno basato sullo stupore, sulla gratitudine, sull&#8217;amore; ed uno basato sulla forza, sulla manipolazione, sul dominio.<\/p>\n<p>Ci si vuol far credere che l&#8217;approccio scientifico non pu\u00f2 essere sempre delicato, perch\u00e9 la conoscenza ha i suoi costi, ma, in compenso \u00e8 l&#8217;approccio pi\u00f9 fruttuoso, anzi l&#8217;unico in grado di fornire concrete possibilit\u00e0 di miglioramento della vita &#8212; umana, beninteso; e, invariabilmente, si tirano in ballo le ricerche sulle malattie e la dolorosa, ma indispensabile necessit\u00e0 della sperimentazione su cavie animali.<\/p>\n<p>Ma non \u00e8 vero. Non \u00e8 scritto da nessuna parte che la scienza debba essere crudele, n\u00e9 che essa soltanto assicuri autentici benefici alla specie umana; perch\u00e9, anche se non \u00e8 detto che il mondo verr\u00e0 salvato dai poeti, come pensava Heidegger, non \u00e8 nemmeno detto che lo sar\u00e0 dagli scienziati, e meno ancora dai tecnici. Ciascuna forma di conoscenza ha il suo valore nel proprio ambito: quello materiale e quello spirituale; e l&#8217;uomo ha bisogno di entrambi, ma secondo una precisa gerarchia: perch\u00e9 lo spirituale comprende anche il materiale, ma quest&#8217;ultimo non arriva neanche a sfiorare lo spirituale.<\/p>\n<p>Accostarsi alla natura con amore significa vedere in ogni creatura vivente un soggetto degno di ammirazione, di rispetto, di simpatia, indipendentemente dal fatto che sia una creatura &quot;utile&quot; secondo i nostri bisogni e il nostro modo di giudicare; significa, per esempio, che \u00e8 cosa infinitamente migliore osservare un uccello vivo, che trilla e gorgheggia sul ramo, piuttosto di un uccello morto, steso cadavere sul tavolo di un ornitologo, quand&#8217;anche la sua morte servisse per aumentare la nostra conoscenza, perch\u00e9 il prezzo sarebbe comunque troppo alto.<\/p>\n<p>Invece, accostarsi alla natura con volont\u00e0 di dominio significa offendere, mortificare, depauperare la vita: per quanto ingegnose possano essere le formule con le quali si vuol giustificare la violenza perpetrata contro la natura, come fanno le navi baleniere giapponesi che, dopo aver arpionato e ucciso i cetacei, utilizzano alcune parti del loro corpo per condurre presunte ricerche scientifiche, il che giustifica il fatto che la carne venga inscatolata e messa in commercio &#8212; un modo come un altro per eludere le leggi internazionali contro la caccia alla balena, specie vivente in grave pericolo di estinzione.<\/p>\n<p>Non \u00e8 che lo scienziato debba agire per forza in maniera aggressiva e manipolatrice nei confronti della natura. Lo fa se parte da una concezione meccanicista di essa, mutuata dai mostri sacri del XVII secolo: Francis Bacon, Galilei, Cartesio, Newton: se la natura non \u00e8 altro che una macchina, allora non c&#8217;\u00e8 niente di strano nel fatto di smontarne a piacere i singoli pezzi, come fossero le parti di un motore o di una turbina; del resto, il fine giustifica i mezzi, e la scienza moderna, galileiana e quindi meccanicista, si \u00e8 auto-proclamata il fine e lo scopo di se stessa, un valore che scavalca e precede quasi ogni altro.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 stato un tempo in cui lo scienziato non aveva un approccio cos\u00ec brutalmente utilitaristico nei confronti della natura. C&#8217;\u00e8 stato un tempo, ad esempio, in cui la dissezione dei cadaveri era sconsigliata e anche proibita, perch\u00e9 lesiva della dignit\u00e0 e del rispetto dovuti al corpo umano, anche dopo la morte. E c&#8217;\u00e8 stato un tempo, assai pi\u00f9 vicino al nostro, nel quale il medico di famiglia, e specialmente il medico di campagna, non si vergognava affatto di tenere nella borsa dei rimedi naturali, di ascoltare e consigliare i suoi pazienti oltre che prescriver loro medicine; n\u00e9 brontolava se lo chiamavano nel cuore della notte: un tempo, insomma, in cui egli non curava solamente i corpi, ma un poco anche le anime, perch\u00e9 intuiva, anche se non aveva letto una riga di Paracelso, che il buon medico deve anzitutto essere un filosofo, cio\u00e8 saper vedere la creatura umana nella sua unit\u00e0 fondamentale, al di l\u00e0 dei singoli organi.<\/p>\n<p>La scienza, comunque, non \u00e8 che una forma di conoscenza del reale, quella che si limita al riconoscimento dei fenomeni naturali e alla loro esatta descrizione; ma non di sola scienza vive l&#8217;uomo: egli ha bisogno anche di bellezza, di armonia, di pace, di creativit\u00e0, di amore: tutte cose non meno necessarie alla sua vita, di quanto lo siano i ritrovati della scienza e della tecnica; tutte cose delle quali egli non pu\u00f2 fare a meno, perch\u00e9, se ne viene privato, si intristisce e si ammala, esattamente come un fiore che venga privato della luce.<\/p>\n<p>Le piante e gli animali &#8212; ma anche le rocce, i fossili, le acque, l&#8217;aria, perfino gli altri corpi celesti &#8212; possono essere visti essenzialmente in due maniere: come oggetti a disposizione dell&#8217;uomo, di cui egli \u00e8 il padrone assoluto e pu\u00f2 farne ci\u00f2 che vuole, oppure come gli enti che popolano la natura accanto a lui, insieme a lui, senza i quali egli stesso non potrebbe vivere, e che, non fosse altro per questo, meritano considerazione e rispetto.<\/p>\n<p>La terra non \u00e8 nostra, nessuno ce ne ha attributo la propriet\u00e0; ce la siamo presa da soli, ma in maniera arbitraria e illegittima. La terra \u00e8 nostra madre, cos\u00ec come le piante, gli animali e gli elementi della natura &#8212; l&#8217;acqua, il fuoco, l&#8217;aria, il vento &#8212; sono nostri fratelli e sorelle. Quando gli uomini bianchi cercarono di comprare la terra dai Pellerossa dell&#8217;America Settentrionale, si sentirono rispondere da quei &quot;selvaggi&quot; ignoranti: \u00abCome potremmo vendervi nostra madre? Non ci appartiene; \u00e8 di tutti: e merita amore e rispetto, perch\u00e9 essa ci dona i frutti e i mezzi del nostro sostentamento. Nessuno la pu\u00f2 vendere, nessuno la pu\u00f2 acquistare o recintare: \u00e8 sacra, perch\u00e9 \u00e8 stata fatta dal Grande Spirito&quot;\u00bb.<\/p>\n<p>Dovremmo tornare un po&#8217; alo spirito di San Francesco, un uomo che ha saputo mostrare ai suoi simili la giusta maniera di accostarsi alle creature viventi. Molte sono le storie che si riferiscono ai suoi rapporti con gli animali &#8212; pecore, agnelli, uccellini, persino lupi feroci: di come egli li amasse tutti e di come essi lo ascoltassero, lo rispettassero, obbedissero, facendosi docili e mansueti al solo udirne la voce, come per una misteriosa consapevolezza della sua santit\u00e0.<\/p>\n<p>Non \u00e8 importante sapere fino a che punto si tratti di racconti realistici o semi-leggendari; non \u00e8 importante, ad esempio, stabilire se il famoso lupo di Gubbio fosse proprio un lupo in carne e ossa, o un feroce bandito designato con quel nome; non \u00e9 importante ai fini del nostro discorso, perch\u00e9 quello che conta \u00e8 l&#8217;amore che Francesco aveva e manifestava per ogni creatura vivente, fosse pure la pi\u00f9 piccola e umile, fosse pure un insetto. Quei racconti, infatti, non avrebbero potuto circolare, se quanti avevano conosciuto Francesco non avessero potuto testimoniare che quello, realmente, era il suo modo di porsi verso tutte le creature viventi.<\/p>\n<p>Uno di tali episodi si riferisce, appunto, a una cicala, il cui canto meraviglioso fu per il santo una voce della natura che proclamava la magnificenza di Dio e uno stimolo potente alla preghiera di ringraziamento; esso ci \u00e8 stato tramandato, insieme a tanti altri aneddoti, da San Bonaventura da Bagnoregio (1221-74), uno dei pi\u00f9 grandi teologi e filosofi del Medioevo, conosciuto come il &quot;Doctor Seraphicus&quot;, professore niente di meno che alla Sorbona di Parigi e amico di San Tommaso d&#8217;Aquino. Eccolo (da: Bonaventura da Bagnoregio, \u00abSan Francesco d&#8217;Assisi\u00bb; titolo originale: \u00abLegenda maior\u00bb; traduzione dal latino di Agostino da Melilli, Cinisello Balsamo, Edizioni Paoline, 1986, pp. 96-97):<\/p>\n<p>\u00abA S. Maria della Porziuncola, accanto alla celletta dell&#8217;uomo di Dio friniva una cicala tra le foglie di un fico.<\/p>\n<p>Avvezzo a vedere, anche nelle pi\u00f9 piccole creature, la magnificenza di Dio,\u00a0 da quel canto si sentiva invogliato a lodare pi\u00f9 spesso il Signore.<\/p>\n<p>La chiam\u00f2 a s\u00e9 un giorno; e quella, come fosse ammaestrata dal cielo, gli vol\u00f2 sulla mano.<\/p>\n<p>&quot;Canta, le disse, &#8211; o mia sirocchia cicala, e con giubilo loda il Signore&quot;.<\/p>\n<p>E quella ricominci\u00f2 il suo canto; e non desistette finch\u00e9 per comando del padre rivol\u00f2 al suo luogo.<\/p>\n<p>Per otto giorni continui ripet\u00e9 il volo sulla mano,\u00a0 il canto e il ritorno sul fico.<\/p>\n<p>Poi l&#8217;uomo\u00a0 santo disse ai frati: &quot;Diamo ora licenza a sirocchia cicala.\u00a0 Ci ha rallegrati abbastanza, e ci ha spronati per otto giorni continui a lodare il Signore&quot;.<\/p>\n<p>E l&#8217;invit\u00f2 ad andarsene.<\/p>\n<p>Ubbidiente scomparve lontano, n\u00e9 pi\u00f9 si rivide o si ud\u00ec,\u00a0 quasi non osando mancare alla voce del paterno comando.\u00bb<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>E adesso ecco un episodio che ha per protagonisti un&#8217;altra cicala e un altro uomo, Galileo Galilei, il padre della cosiddetta Rivoluzione scientifica.<\/p>\n<p>A parte lo stile pesante, pretenzioso, involuto, tipico peraltro del suo secolo (ma forse \u00e8 un tantino esagerato presentare Galilei come il maggior scrittore del Seicento, come pure fanno tante antologie scolastiche), qui l&#8217;incontro con l&#8217;animale \u00e8 del tutto spogliato di stupore e gratitudine: domina piuttosto una fredda curiosit\u00e0 di conoscere come l&#8217;animale produca il suo canto, che spinge l&#8217;uomo a praticarne la vivisezione, non solo senza il minimo rammarico, ma perfino senza alcuna consapevolezza di aver agito in maniera crudele, provocando la sofferenza e la morte dell&#8217;animaletto.<\/p>\n<p>Invano si cercherebbe in questo racconto, contenuto nella cosiddetta &quot;favola dei suoni&quot; del \u00abSaggiatore\u00bb (l&#8217;opera in cui Galilei magnifica smodatamente se stesso, fin dal titolo, in polemica aspra e saccente con l&#8217;astronomo gesuita Orazio Grassi, reo, si direbbe, di aver avuto ragione sulla questione delle comete, mentre lui aveva torto) un qualche accenno, se non di rimorso, almeno di dispiacere, per quell&#8217;essere vivente sacrificato sull&#8217;altare della ricerca scientifica: non c&#8217;\u00e8, e non potrebbe esserci. Non aveva detto, il suo collega ideale Cartesio, che gli animali sono tutti &quot;res extensa&quot; e che pertanto, anche se percossi con un bastone, guaiscono, s\u00ec, ma non soffrono, perch\u00e9 la materia non \u00e8 senziente?<\/p>\n<p>Ed ecco l&#8217;episodio della cicala nella &quot;favola dei suoni&quot;: si noti che \u00e8 soltanto un inciso all&#8217;interno di una frase che incomincia parlando d&#8217;altro e termina parlando d&#8217;altro; mentre Bonaventura, con il suo stile semplice, ma animato e piacevolissimo, lo aveva distribuito in una quantit\u00e0 di periodi, che pur nell&#8217;insieme non risultano pi\u00f9 lunghi della storia di Galilei, ma, in compenso, delineano un autentico rapporto personale, da fratello a fratello, tra l&#8217;uomo e l&#8217;animale.<\/p>\n<p>\u00abMa quando ei si credeva non poter essere quasi possibile che vi fussero altre maniere di formar voci dopo l&#8217;avere, oltre ai modi narrati, osservato ancora tanti organi, trombe, pifferi, strumenti da corte, di tante e tante sorte, e sino a quella linguetta di ferro che sospesa tra i denti, si serve con modo strano della cavit\u00e0 della\u00a0bocca per corpo della risonanza e del fiato per veicolo del suono; quando, dico, ei credeva d&#8217;aver veduto il tutto, trovossi pi\u00f9 che mai involto nell&#8217;ignoranza e nello stupore nel capitargli in mano una cicala, e che n\u00e9 per serrarle la bocca n\u00e9 per fermarle l&#8217;ali poteva n\u00e9 pur diminuire il suo altissimo stridore, n\u00e9 la vedeva muovere squamme n\u00e9 altra parte, e che finalmente, alzandole il casso del petto e vedendovi sotto alcune cartilagini dure ma sottili, e credendo che lo strepito derivasse dallo scuoter di quelle, si ridusse a romperle per farla chetare, e che tutto fu in vano, sin che, spingendo l&#8217;ago pi\u00f9 a dentro, non le tolse, trafiggendola, colla voce la vita, s\u00ec che n\u00e9 anco pot\u00e9 accertarsi se il canto derivava da quelle: onde si ridusse a tanta diffidenza del suo sapere, che domandato come si generavano i suoni, generosamente rispondeva di sapere alcuni modi, ma che teneva per fermo potervene essere cento altri incogniti ed inopinabili.\u00bb<\/p>\n<p>Si dice e si ripete che Galilei \u00e8 stato un grande; ma un grande non pu\u00f2 essere cos\u00ec freddo e insensibile, non pu\u00f2 mostrare una tale impassibilit\u00e0, una tale assenza di compassione verso la sofferenza di una creatura vivente.<\/p>\n<p>La solidariet\u00e0 fra i viventi \u00e8 la grande legge della natura, della quale l&#8217;uomo soltanto si \u00e8 dimenticato, credendo di poter procedere da solo e facendosi il Dio di se stesso, con potere assoluto di vita e di morte sulle altre specie e spingendosi fino alla clonazione e alla manipolazione genetica. Ma questi sono autentici crimini contro la natura, dei quali, alla fine, dovr\u00e0 rendere conto. E la punizione \u00e8 gi\u00e0 iniziata: con la &quot;ribellione&quot; della natura, che ormai minaccia la sua sopravvivenza&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci sono solo due modi di accostarsi alla natura: uno basato sullo stupore, sulla gratitudine, sull&#8217;amore; ed uno basato sulla forza, sulla manipolazione, sul dominio. 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