{"id":24010,"date":"2008-12-30T07:44:00","date_gmt":"2008-12-30T07:44:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/12\/30\/ogni-uomo-nella-sua-notte-se-ne-va-verso-la-sua-luce\/"},"modified":"2008-12-30T07:44:00","modified_gmt":"2008-12-30T07:44:00","slug":"ogni-uomo-nella-sua-notte-se-ne-va-verso-la-sua-luce","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/12\/30\/ogni-uomo-nella-sua-notte-se-ne-va-verso-la-sua-luce\/","title":{"rendered":"Ogni uomo nella sua notte se ne va verso la sua luce"},"content":{"rendered":"<p>Ci sono due splendidi versi di Victor Hugo che recitano cos\u00ec:<\/p>\n<p>\u00abChaque homme dans sa nuit<\/p>\n<p>s&#8217;en va vers sa lumi\u00e8re\u00bb<\/p>\n<p>ossia: \u00abOgni uomo nella sua notte \/ se ne va verso la sua luce\u00bb.<\/p>\n<p>Il romanziere Julien Green li ha ripresi nel titolo di uno dei suoi libri pi\u00f9 noti: \u00abChaque homme dans sa nuit\u00bb, del 1960.<\/p>\n<p>Solo un grande poeta poteva dire cos\u00ec tanto, utilizzando cos\u00ec poche parole; e Hugo, che, come romanziere, eccede spesso nell&#8217;enfasi oratoria, qui sa essere di una stringatezza e di una concisione veramente mirabili.<\/p>\n<p>Ci vorrebbero pagine e pagine per chiosare adeguatamente questi due brevi versi; noi non pretendiamo tanto: ci limiteremo ad alcune semplici riflessioni.<\/p>\n<p>La vita terrena \u00e8 un gioco di chiaroscuri: come quel trenino che s&#8217;inerpica sulle montagne ed entra ed esce in continuazione dalle gallerie scavate nella roccia. Quando ne esce, un panorama stupendo si spalanca allo sguardo: la valle, le case, i laghi, su di un lato; i boschi, i prati e i monti bianchi di neve, sull&#8217;altro; ma, quando viene inghiottito dalle caverne, ogni cosa piomba nell&#8217;oscurit\u00e0 e il rimbombo della sua corsa si fa cupo, ossessionante. Si vorrebbe scendere, ma non si pu\u00f2; quel che rende sopportabili i lunghi tratti al coperto \u00e8 la certezza che, presto o tardi, torneranno il sole e la luce e, con essi, il meraviglioso spettacolo della natura alpina.<\/p>\n<p>Le cupe gallerie ed i gioiosi tratti scoperti non sono distribuiti in egual misura nella vita di ciascuno: talvolta prevalgono le prime, talaltra i secondi; ma nessuno ha il potere di eliminare del tutto le zone d&#8217;ombra, i momenti angosciosi e difficili. Certo, \u00e8 anche questione di imparare dalla vita stessa, di saper fare le scelte giuste e, soprattutto, di scoprire il segreto del cuore sereno; ma nessuno, ripetiamo, pu\u00f2 allontanare completamente l&#8217;amaro calice della tristezza, del dolore e della solitudine non voluta (mentre la solitudine liberamente cercata \u00e8 un cibo squisito per l&#8217;anima e una sorgente di perenne rigenerazione spirituale).<\/p>\n<p>Capita che, nella vita di alcuni, le tenebre tendano a prevalere sulle luci, sprofondandoli in una grigia spirale di scoraggiamento e depressione la quale, per un gioco perverso di cause ed effetti, tende ad autoalimentarsi e a perpetuarsi, portando ancora dolore, ancora tristezza, ancora solitudine; e vi sono momenti nei quali l&#8217;anima geme sotto il peso eccessivo, \u00e8 afferrata da un senso di nausea e di sgomento e teme di non farcela pi\u00f9 ad andare avanti.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 una struggente canzone di Fabrizio De Andr\u00e9, una canzone pervasa da un profondo sentimento religioso, dedicata alla morte prematura di un grande poeta italiano, che \u00e8 passato in mezzo a noi senza che i critici blasonati e gli intellettuali alla moda quasi se ne accorgessero: il cantautore Luigi Tenco. In essa si effonde un immenso sentimento di amore e di dolcezza per quelle anime che, assalite da una crisi di sconforto, non hanno pi\u00f9 retto alla tensione e hanno deciso di por fine all&#8217;esperienza della vita terrena (lasciamo qui impregiudicata la questione storico-giudiziaria delle vere modalit\u00e0 di quella morte, su cui esistono cos\u00ec tanti dubbi e perplessit\u00e0, perch\u00e9 la cosa esorbita dal campo della presente riflessione).<\/p>\n<p>Sta di fatto che, talvolta, il peso esistenziale diviene cos\u00ec opprimente, da togliere la speranza di poter proseguire il cammino e da trasformare la vita interiore in un autentico dramma.<\/p>\n<p>Non \u00e8 affatto vero che ci\u00f2 accade solo a quanti non possiedono una giusta consapevolezza della natura umana, della sua ragion d&#8217;essere, del suo ultimo destino: chiunque pu\u00f2 conoscere l&#8217;agonia dello sconforto, anche quanti possiedono una solida fede.<\/p>\n<p>Ci viene narrato che anche Ges\u00f9 Cristo, nell&#8217;Orto degli Ulivi, ebbe una tale, profonda crisi di sconforto, simile ad una agonia; anche se, poi, la risolse vittoriosamente, con un supremo atto di fiducia in Dio.<\/p>\n<p>Lo storico Giuseppe Ricciotti ha saputo cogliere e descrivere il carattere estremo di quella crisi nella sua celebre \u00abVita di Ges\u00f9 Cristo\u00bb del 1941 (edizione Mondadori, 1962, 1974, vol. 2, pp. 633-34):<\/p>\n<p>\u00abAl momento poi di allontanarsi, egli prese con s\u00e9 i tre testimoni della trasfigurazione, i prediletti Pietro, Giacomo e Giovanni, conducendoli verso il luogo ove voleva pregare.<\/p>\n<p>Discostati che furono, i testimoni dell&#8217;antica gloria compresero subito che adesso avrebbero assistito a ben altra manifestazione, perch\u00e9 a un tratto Ges\u00f9 &quot;cominci\u00f2 a sgomentarsi e ad angosciarsi&quot;. Rivolto poi ai tre, allorch\u00e9 avranno tentato di consolarlo, esclam\u00f2: &quot;Tristissima \u00e8 l&#8217;anima mia fino a morte! Restate qui, e vegliate con me!&quot;<\/p>\n<p>Anche quella compagnia, per\u00f2, non gi dava sollievo. Nella sconfinata angoscia che l&#8217;opprimeva, egli cerc\u00f2 ancora di restar solo per pregare.<\/p>\n<p>Facendo uno sforzo immenso, con il volto illividito, le ginocchia vacillanti, le braccia tese in cerca di sostegno, egli &quot;si stacc\u00f2 da essi quanto un lancio di sasso&quot;, e alfine stremato &quot;cadde sul suo volto pregando&quot;. Non era il modo di pregare solito ai Giudei, che stavano ritti, era l&#8217;accasciarsi a terra di chi non ha pi\u00f9 forza di reggersi in piedi e vuole pregare prostrato gi\u00f9 nella polvere.&quot;<\/p>\n<p>Intanto i tre testimoni, certamente turbati anch&#8217;essi, osservavano lo stramazzato gemente: nella serenit\u00e0 plenilunare, alla distanza forse di una quarantina di passi (&quot;un lancio di sasso&quot;), essi potevano udire e vedere distintamente tutto. Lo stramazzato gemeva: &quot;Abba (Padre)! Tutto \u00e8 possibile a te! Allontana questo calice da me! Tuttavia (sia fatto) non ci\u00f2 che io voglio, ma ci\u00f2 che (vuoi) tu!&quot;. Il &quot;calice&quot; era un&#8217;espressione metaforica, frequente negli scritti rabbinici per designare la sorte assegnata a qualcuno; la sorte qui prevista da Ges\u00f9 \u00e8 la suprema prova attraverso la quale il Messia deve pervenire al trionfo, \u00e8 l&#8217;ora decisiva in cui il chicco di grano caduto in terra si disf\u00e0 e muore ma per sprigionare nuova vita.\u00bb<\/p>\n<p>Dunque &#8211; e indipendentemente da ci\u00f2 che si pensa della figura di Ges\u00f9 Cristo, come credenti o come non credenti &#8211; resta il fatto che anch&#8217;egli fece l&#8217;esperienza, umanissima, di una suprema crisi di angoscia e di sconforto; tanto che, secondo l&#8217;evangelista, il suo sudore si trasform\u00f2 in minute gocce di sangue che cadevano a terra.<\/p>\n<p>A ciascuno la sua notte, appunto.<\/p>\n<p>Ma a ciascuno, anche, la ricerca della sua luce: della luce che splende per lui e che non \u00e8 mai uguale a quella di un altro uomo. Non vi sono due esseri umani che conoscano la medesima notte, n\u00e9 che siano sollevati dalla scoperta della medesima luce.<\/p>\n<p>La luce dell&#8217;anima \u00e8 un&#8217;esperienza soggettiva per eccellenza: non ha niente a che fare con la luce studiata dai fisici e che pure \u00e8 in genere usata come simbolo e metafora di quella. La luce interiore pu\u00f2 splendere anche nella pi\u00f9 fitta oscurit\u00e0 materiale: non \u00e8 una cosa, ma una esperienza dell&#8217;anima; e le esperienze dell&#8217;anima sono &#8211; nella loro essenza &#8211; inesprimibili.<\/p>\n<p>Tutta la nostra vita non \u00e8 che un avanzare verso la luce, un bramare la luce, uno struggersi nella sua attesa, nella sua ricerca e nella speranza di potervisi immergere e dissetare.<\/p>\n<p>L&#8217;anima ha sete della luce, cos\u00ec come la cerva anela ai rivi delle acque: \u00e8 una legge cosmica, un istinto irrefrenabile quello che la sospinge e la proietta come fuori di s\u00e9. L&#8217;anima \u00e8 assetata della luce quanto lo \u00e8 il nostro organismo del chiarore diurno, che mai non ne sarebbe sazio e mai si potrebbe adattare a vivere nella perpetua oscurit\u00e0.<\/p>\n<p>Chi, come noi, ha fatto l&#8217;esperienza della speleologia, sa quali sensazioni si provano allorch\u00e9, dopo le lunghe ore senza tempo trascorse nella discesa di pozzi profondissimi, nell&#8217;esplorazione di cunicoli e gallerie e, infine, nella risalita verso il cielo, i primi raggi di sole tornano a brillare vittoriosamente e fugano le tenebre del mondo sotterraneo.<\/p>\n<p>\u00c8 come una rivincita della vita, un trionfo della vita sulla morte: perch\u00e9, per quanto infinitamente affascinante possa essere il mondo delle grotte &#8211; con le sue maestose voragini, con le sale riccamente istoriate di stalattiti e stalagmiti, con gli strani colori delle rocce che si rivelano nel cono di luce delle lampade &#8211; nulla pu\u00f2 eguagliare in bellezza, alla fine, il riemergere nel mondo illuminato dai dolci raggi solari e rallegrato dal verde della vegetazione e dall&#8217;azzurro del cielo solcato di nubi.<\/p>\n<p>Questa, dunque, \u00e8 la certezza che deve sorreggerci nei momenti di difficolt\u00e0, quando il viandante ha i piedi feriti e dispera di poter proseguire.<\/p>\n<p>I credenti la chiamano preghiera; ma li si pu\u00f2 chiamare in molti modi.<\/p>\n<p>\u00c8 un colloquio dell&#8217;anima con se stessa, con le altre anime &#8211; a cominciare da quelle delle persone care, che ci hanno materialmente lasciato &#8211; e con l&#8217;Essere, dal quale proveniamo e verso il quale siamo diretti, per la riunione definitiva.<\/p>\n<p>La certezza \u00e8 che dopo le tenebre verr\u00e0 la luce; dopo la sofferenza, la serenit\u00e0; dopo la solitudine, l&#8217;unione; dopo l&#8217;angoscia, la gioia della pienezza.<\/p>\n<p>Per usare una espressione oggi perfino abusata, ciascuno di noi &#8211; in quanto essere umano &#8211; si merita il meglio; ma, prima, bisogna arrivare a capirlo.<\/p>\n<p>\u00c8 piuttosto frequente lo spettacolo di individui che si dimenticano della dignit\u00e0 e del rispetto dovuto a se stessi e che si immergono nei piaceri pi\u00f9 grossolani, abbrutendosi e degradandosi da se stessi: essi ricevono in s\u00e9 il compenso del proprio errore.<\/p>\n<p>No, l&#8217;anima si merita le cose migliori: non pu\u00f2 accontentarsi di cose che non siano degne di lei; non pu\u00f2 accontentarsi di nulla di meno della vera luce.<\/p>\n<p>Ma, per godere della vera luce, bisogna salire verso le vette: l&#8217;anima \u00e8 fatta per ascendere verso le vette, tale \u00e8 la sua natura; non per immergersi nelle tenebre. E non pu\u00f2 nemmeno fermarsi a mezza costa, dove non batte il sole e dove rischierebbe continuamente di scivolare verso il basso e di precipitare nel vuoto.<\/p>\n<p>Perci\u00f2, coraggio, anima: in piedi! Quando non avrai pi\u00f9 la forza di andare avanti, non essere scioccamente superba; non vergognarti di confessare la tua debolezza e la tua angoscia: chiedi l&#8217;aiuto, e ti sar\u00e0 dato.<\/p>\n<p>Una forza benevola scender\u00e0 dall&#8217;alto e ti sosterr\u00e0, ti moltiplicher\u00e0 le forze, ti rinnover\u00e0 il coraggio: far\u00e0 in modo che tu non inciampi, che tu non cada nei passaggi pi\u00f9 ardui. Rimarr\u00e0 con te e non ti lascer\u00e0 sola; ti consoler\u00e0 quando sarai pi\u00f9 sconfortata.<\/p>\n<p>Potr\u00e0 manifestarsi in molti modi: ad esempio, attraverso la parola buona di un amico o, addirittura, di uno sconosciuto. Ma non saranno stati casuali i passi che ti avranno condotto ad incontrarli: sar\u00e0 stata quella forza a metterti sulla loro strada, o a mettere loro sulla tua.<\/p>\n<p>\u00c8 una forza soprannaturale, ma che agisce per mezzo di situazioni ordinarie.<\/p>\n<p>Non \u00e8 miracolosa nel senso spettacolare del termine: non pi\u00f9 di quanto sia miracoloso lo sbocciare delle primule, a marzo, si fianchi solatii delle colline. O forse \u00e8 miracolosa, ma noi non abbiamo pi\u00f9 occhi per riconoscere il miracolo, anche se lo vediamo tutti i giorni.<\/p>\n<p>In ogni caso, essa interviene in aiuto dell&#8217;anima che a lei si rivolge e, spesso, anche di quella che, per varie ragioni, non \u00e8 capace di farlo.<\/p>\n<p>Forse che saremmo stati inviati a percorrere la salita, se nessuno si prendesse cura di noi, quando ne abbiamo bisogno?<\/p>\n<p>Forse che proveremmo questa divorante nostalgia della luce, se il nostro destino fosse quello di uscire dalle tenebre del nulla soltanto per cadere di nuovo, e per sempre, nelle tenebre del nulla?<\/p>\n<p>Su, anima, fatti coraggio: ce n&#8217;\u00e8, di giorno, che ancora deve sorgere!<\/p>\n<p>Per noi non c&#8217;\u00e8 luce, se non quella in cui siamo chiamati ad immergerci, trasfigurandoci in essa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci sono due splendidi versi di Victor Hugo che recitano cos\u00ec: \u00abChaque homme dans sa nuit s&#8217;en va vers sa lumi\u00e8re\u00bb ossia: \u00abOgni uomo nella sua<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[157],"class_list":["post-24010","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-gesu-cristo"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24010","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24010"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24010\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24010"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24010"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24010"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}