{"id":24006,"date":"2019-05-05T02:34:00","date_gmt":"2019-05-05T02:34:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/05\/05\/ci-vorrebbero-le-brigate-del-tigre-ma-il-tigre-dove\/"},"modified":"2019-05-05T02:34:00","modified_gmt":"2019-05-05T02:34:00","slug":"ci-vorrebbero-le-brigate-del-tigre-ma-il-tigre-dove","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/05\/05\/ci-vorrebbero-le-brigate-del-tigre-ma-il-tigre-dove\/","title":{"rendered":"Ci vorrebbero le Brigate del Tigre: ma il Tigre dov&#8217;\u00e8?"},"content":{"rendered":"<p>Nei primi anni del Novecento la Francia fu investita da una criminalit\u00e0 di nuovo tipo, molto pi\u00f9 aggressiva e spietata di quella tradizionale; l&#8217;opinione pubblica era allarmata, il governo era sotto accusa: possibile che non fosse capace di assicurare ai cittadini un minimo di sicurezza in casa propria? Dal 1906 al 1909 la presidenza del Consiglio, pi\u00f9 il ministero degli Interni, erano tenuti da un uomo estremamente coriaceo e determinato: Georges Clemenceau, detto il Tigre (il quale, per sfortuna dell&#8217;Europa e del mondo, sarebbe tornato al potere dal 1917 al 1920, e avrebbe svolto un ruolo decisivo nel formulare la pace cartaginese contro la Germania, gettando le premesse per una nuova tragedia mondiale). Egli non perse tempo in chiacchiere o sofismi: c&#8217;era un grave problema di ordine pubblico, un problema che si poneva in maniera sostanzialmente nuova: dunque bisognava affrontarlo, e bisognava farlo subito. Ma non coi metodi tradizionali: coi metodi tradizionali non si sarebbe concluso granch\u00e9: un nuovo tipo di criminalit\u00e0 esigeva come risposta, da parte dello Stato, un nuovo tipo di polizia. Nacquero cos\u00ec, in poco tempo, le Brigate del Tigre: una nuova Squadra Mobile, dotata dei mezzi pi\u00f9 sofisticati e moderni che ci fossero all&#8217;epoca: l&#8217;automobile, il telefono e il telegrafo. Gli altri reparti della polizia non ne avevano, o li avevano col contagocce; le Brigate del Tigre ne avevano a sufficienza. E poi, nuovi metodi di addestramento, sia sul piano della investigazione scientifica, sia sul piano dell&#8217;efficienza fisica. Gli agenti delle Brigate erano selezionati e frequentavano un corso di lotta per la difesa personale: dovevano battesi coi peggiori elementi della delinquenza, dunque dovevano saper provvedere a se stessi, non domandare aiuto e impegnare ulteriori risorse della polizia. Erano gli anni della <em>Belle \u00e9poque<\/em>, ma erano anche gli anni della Banda Bonnot: anni violenti, di ricchezze improvvise, di crisi spirituale, di rapida trasformazione dell&#8217;economa, di immigrazione a ritmi serrati (anche italiana; ed episodi come la strage di Aigues Mortes, in Provenza, mostrano quanto fosse difficile, in alcuni casi, la loro lotta quotidiana per guadagnarsi il pane). Erano anche anni di speculazione finanziaria, di acute tensioni sociali, di scioperi, di eventi che dividevano fortemente l&#8217;opinione pubblica (la questione dell&#8217;antisemitismo, i riflessi dell&#8217;Affaire Dreyfuss), di spionaggio internazionale dovuto anche all&#8217;acuirsi del clima diplomatico alla vigilia della Prima guerra mondiale (le crisi marocchine, lo sciovinismo per l&#8217;Alsazia-Lorena perdute nella guerra del 1870).<\/p>\n<p>Dal 1974 al 1983, la televisione francese, in collaborazione con quelle svizzera e belga, ha mandato in onda una serie di telefilm dedicati alle Brigate del Tigre, per un totale di 36 episodi di 55 minuti ciascuno, nei quali il mitico comandante Valentin era interpretato dall&#8217;attore Jean-Claude Bouillon, affiancato dagli inseparabili agenti scelti Pujol (Jean-Paul Tribou) e Terrasson (Piette Maguelon). Esportata anche in Italia, ha avuto un buon successo di pubblico, grazie anche alla fedelt\u00e0 della ricostruzione ambientale, che creava quasi l&#8217;illusione di un viaggio indietro nel tempo, nelle citt\u00e0 e nelle campagne francesi degli anni &#8217;10. La ricostruzione, sul piano strettamente storico, pu\u00f2 essere stata fedele, oppure un tantino romanzata; il clima complessivo, ad ogni modo, era indubbiamente quello, chiaro, inconfondibile: il clima di una nazione e di una civilt\u00e0 investite da processi di trasformazione troppo rapidi, che la classe dirigente non riesce a gestire in maniera adeguata e di cui l&#8217;impennata della criminalit\u00e0 \u00e8 solo uno dei contraccolpi, nel quadro d&#8217;una pi\u00f9 ampia difficolt\u00e0 del corpo sociale ad adeguarsi alla velocit\u00e0 del mutamento e a trovare delle &quot;risposte&quot; pronte ed efficaci. Ora, \u00e8 chiaro che se l&#8217;aumento della criminalit\u00e0 \u00e8 solo uno dei riflessi di una crisi assai pi\u00f9 vasta, materiale ma anche morale, sarebbe puerile pensare che un potenziamento e un ammodernamento degli organi di polizia sia sufficiente a fronteggiare il fenomeno: una risposta affidata unicamente alla repressione \u00e8 chiaramente una risposta inefficace, perch\u00e9 non va alla radice del problema, anzi, non lo sfiora neppure, ma si limita a contrastare la delinquenza laddove essa ha gi\u00e0 avuto il tempo di organizzarsi, e perci\u00f2 si manifesta con tutta la sua forza. Pure, non vi \u00e8 chi non veda come la repressione della criminalit\u00e0, sia quella organizzata, sia &quot;spontanea&quot;, \u00e8, per forza di cose, uno dei puntelli della civile convivenza e uno dei tavoli decisivi sui quali si gioca la credibilit\u00e0 dello Stato (gli altri essendo un equo rapporto fiscale col contribuente; una rapida ed efficace amministrazione della cosa pubblica; una giustizia severa, ma intelligente; un sistema scolastico e un sistema sanitario all&#8217;altezza dei bisogni e anzi, se possibile, un poco pi\u00f9 avanti, in modo da non dover sempre giocare di rimessa). E dunque: premesso che dare una risposta ai problemi sociali \u00e8 compito della politica e di nessun altro, resta incontrovertibile che, quando i problemi sociali degenerano in criminalit\u00e0 diffusa, \u00e8 compito della polizia, e di nessun altro, porre un argine alla malavita e restituire ai cittadini un sia pur minimo senso di sicurezza. Alla politica, e ancor pi\u00f9 alla magistratura, si chiede una cosa soltanto: di non mettere i bastoni fra le ruote alle forze dell&#8217;ordine. Le forze dell&#8217;ordine esistono per garantire la sicurezza dei cittadini: il loro compito \u00e8 di combattere i delinquenti ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni alla settimana e dodici mesi all&#8217;anno, perch\u00e9 i delinquenti non vanno mai in vacanza, quindi non \u00e8 possibile allentare la guardia neanche per un minuto. Ai politici e ai magistrati spetta di affiancare, sostenere e agevolare l&#8217;operato delle forze dell&#8217;ordine; dopo di che sociologi, psicologi, moralisti e opinionisti d&#8217;ogni genere faranno le loro deduzioni, imbastiranno le loro prediche, leveranno i loro gemiti, verseranno le loro lacrime (magari sui poveri delinquenti rimasti feriti o ammazzati durante una rapina andata male). Ma questo, poi: in un secondo momento. Quando i malviventi si scatenano, uno Stato degno di questo nome deve saperli fronteggiare: deve mettere gli uomini giusti nei posti giusti, deve dotarli di ampia libert\u00e0 di movimento, deve coprire loro spalle sul pano giuridico. A coprirsi le spalle in senso fisico, ci pensano da soli; quel che a loro importa, \u00e8 di non vedersi trascinati in tribunale se il ladro, che si \u00e8 slogato una caviglia durante un inseguimento, fa loro causa per il pagamento delle spese mediche, o se lo spacciatore di droga che si \u00e8 preso una botta in testa non pretende un indennizzo a vita, magari da pagare di tasca sua dal poliziotto che lo ha arrestato. Questo \u00e8 ci\u00f2 che si pu\u00f2 umanamente chiedere agli uomini delle forze dell&#8217;ordine, questo \u00e8 ci\u00f2 che si deve garantir loro. Anch&#8217;essi hanno una famiglia da mantenere, anche la loro vita \u00e8 preziosa: diciamo pure che se ogni vita \u00e8 preziosa in senso morale, in senso pratico la loro vita \u00e8 pi\u00f9 preziosa di quella di un delinquente, di uno spacciatore o di uno sfruttatore di donne. Se esiste un consenso su questa filosofia dell&#8217;ordine pubblico, lo Stato pu\u00f2 imbastire una difesa efficace del cittadino contro gli elementi criminali che non hanno voglia di guadagnarsi la vita con un lavoro onesto, ma conoscono solo la delinquenza; altrimenti, la battaglia \u00e8 persa in partenza.<\/p>\n<p>Dio sa se, in presenza di fatti come quello accaduto l&#8217;altro giorno a Napoli, con l&#8217;ennesima sparatoria in mezzo alla strada, parte di una guerra fa bande camorriste, e una bambina di quattro anni che ci va di mezzo e resta colpita dai proiettili vaganti, non viene da pensare che l&#8217;Italia, oggi, avrebbe bisogna di una struttura di polizia paragonabile, <em>mutatis mutandis<\/em>, alle leggendarie Brigate del Tigre. I cittadini onesti, che pagano le tasse e rispettano la legge; le mamme che vanno per la strada coi bambini, a prendere il gelato, o semplicemente ad accompagnarli a scuola, hanno il sacrosanto diritto di non sentirsi minacciate, di non trovarsi in mezzo a sparatorie da Far West. Certo, il pazzo, il cane sciolto, la situazione imprevedibile, possono sempre capitare; ma non \u00e8 questo il caso di cui stiamo parlando. Stiamo parlando di un Paese. che \u00e8 l&#8217;Italia, un grande Paese di sessanta milioni di abitanti, il Paese che pi\u00f9 di ogni altro ha contribuito alla civilt\u00e0 europea e mondiale, che si trova, ormai da molti anni, alla merc\u00e9 di una criminalit\u00e0 scatenata, senza regole, che non esista a fare fuoco fra i passanti e se ne infischia se i proiettili colpiscono i bambini di passaggio. Stiamo parlando in un Paese alla deriva, dove la gente ha paura a uscir di casa, e ha paura perfino a <em>rimanere<\/em> in casa, perch\u00e9 i malviventi spadroneggiano ovunque, entrano nelle abitazioni, nei negozi, nei locali pubblici, scassinano, rapinano, spaccano tutto, insozzano gli appartamenti, picchiano gli inquilini, terrorizzano pacifiche famiglie, stuprano le ragazze sotto la porta di casa, nelle stazioni ferroviarie, a bordo della metropolitana. Stiamo parlando di un Paese in cui la magistratura si muove, nove volte su dicci, per difendere i diritti del &quot;pi\u00f9 debole&quot;: che, secondo lei, sarebbe, guarda caso, il malvivente, lo spacciatore, il rapinatore, lo stupratore, perfino l&#8217;assassino; la famiglia rom che occupa una casa abusivamente, perch\u00e9, poverina, non sa dove altro andare; lo spacciatore di eroina che vende la roba ai giardinetti e che \u00e8 giusto rimettere in libert\u00e0, perch\u00e9, poverino, non ha altri mezzi per sbarcare la giornata; il viaggiatore sprovvisto di biglietto che un capotreno brutto e cattivo, abusando del suo ufficio (?), fa scendere alla prima stazione, non senza essersi buscato un paio di ceffoni che gli hanno fatto saltar via gli occhiali, e che \u00e8 giusto punire con tre mesi di prigione per insegnargli a rispettare &quot;il pi\u00f9 debole&quot;. Stiamo anche parlando di un Paese in cui la polizia, fra mille difficolt\u00e0, fa il suo mestiere, controlla le persone sospette, le arresta, le porta in centrale, ma poi il solito giudice di sinistra annulla la loro fatica, e il delinquente se ne va tranquillo, ridendo in faccia agli uomini che l&#8217;avevano arrestato. E stiamo parlando di delinquenti, magari clandestini e falsi profughi richiedenti asilo, che sono stati fermati una volta, due volte, tre volte, muniti di foglio di via e teoricamente espulsi, ma che dopo tre mesi, sei mesi, un anno, vengono pizzicati di nuovo, e si scopre che non se ne&#8217;erano mai andati, tutt&#8217;al pi\u00f9 si erano spostati nella citt\u00e0 vicina, avendo capito che l&#8217;Italia il Paese di Cuccagana di tutti i delinquenti del mondo, e dove per finire al fresco bisogna proprio ammazzare una ragazza, tagliarla a pezzi e poi metterli dentro una valigia: solo allora, forse, si arriver\u00e0 a un processo e si rischier\u00e0 davvero una condanna &quot;severa&quot; (mai per\u00f2 quanto sarebbe giusto: ossia l&#8217;ergastolo, in mancanza della pena di morte). E quando un giudice rimette in libert\u00e0 un delinquente che era gi\u00e0 stato fermato, \u00e8 come se annullasse il lavoro di quei poliziotti o di quei carabinieri; e se quel delinquente l&#8217;ha fatta franca tre, quattro vote, \u00e8 come se lo Stato italiano avesse speso tre, quattro vote pi\u00f9 del necessario per mettere sotto controllo sempre la stessa persona&#8230; senza peraltro arrivare al risultato.<\/p>\n<p>In fondo, il successo riportato dalle Brigate del Tigre nella lotta contro la criminalit\u00e0 era dovuto, pi\u00f9 che all&#8217;efficienza dei mezzi impiegati e all&#8217;addestramento degli agenti, al fatto che esisteva un buon livello di coordinamento fra la polizia e gli altri organi dello Stato, e la politica non remava contro. Era quella la chiave del successo. Ma in Italia, nel Paese dove gli eroi sono i Casarini e i Mussa Zerai, e dove l&#8217;opinione pubblica \u00e8 catechizzata dalle Boldrini e dalle Gruber, e la gente \u00e8 spinta a fare il tifo non per chi difende l&#8217;ordine pubblico, ma per chi lo calpesta, \u00e8 difficile immaginare un qualcosa di simile alle Brigate del Tigre. Forse gli uomini ci sarebbero; ci sarebbero le competenze; ci sarebbero anche i mezzi, volendo. Basterebbe toglierli da dove non servono: dall&#8217;Afghanistan, per esempio, dove sono impantanati da troppi anni per cavare le castagne dal fuoco allo Zio Sam, e dove l&#8217;Italia ha pagato gi\u00e0 un prezzo di sangue troppo alto. Ma quel che \u00e8 difficile vedere, e anche solo immaginare, \u00e8 il livello politico: quel che ci manca \u00e8 il Tigre della situazione. Dov&#8217;\u00e8 in Italia, oggi, l&#8217;equivalente del duro e deciso Georges Clemenceau, totalmente votato al bene del proprio Paese e sprezzante delle inutili chiacchiere di tanti politici di professione? Nell&#8217;Italia dove i giudici aprono inchieste contro i ministri della Repubblica per sequestro di persona, se questi osano ritardare di qualche ora o qualche giorno l&#8217;ennesimo sbarco dei soliti migranti\/invasori, ben decisi a metter piede in Italia per averne tutti i benefici, ma senza rispettare alcuna regola, neppure la regola numero uno che dovrebbe esser dettata dalla gratitudine, e cio\u00e8 non ripagare il soccorso e l&#8217;ospitalit\u00e0 ricevuti con la delinquenza? Ci sono sedicenti profughi i quali, appena sono ospitati nei centri di accoglienza, non esitano a delinquere, a rubare, spacciare, salvo poi godere i pasti caldi e il letto a spese della societ\u00e0 che offendono. Merita accoglienza, gente simile? E i preti di sinistra, sempre l\u00ec a scusarli, a giustificarli, a puntare il dito contro gli italiani, accusandoli di razzismo e intolleranza, si rendono conto che cos\u00ec facendo, oltre a rendersi complici dell&#8217;iniquit\u00e0, non fanno altro che allontanare sempre pi\u00f9 le anime dalla Chiesa, mostrando a tutti quale insopportabile atteggiamento assumono proprio loro, che dovrebbero fare del Vangelo la loro guida e la loro ragione di vita, per\u00f2 quello di Ges\u00f9 e non quello taroccato di Bergoglio, dei rabbini, degli imam sedicenti amici, e soprattutto della massoneria? E se anche fosse vero che gli italiani stanno diventando razzisti, si rendono conto di avere una parte enorme di responsabilit\u00e0, loro, che si son fatto paladini di una causa totalmente sbagliata e che un eminente cardiale africano, Robert Sarah, dice da anni essere tale, sia per gli africani che vogliono partire a tutti i costi, sia per gli europei che devono accoglierli, volenti o nolenti? S\u00ec: ci vorrebbero le Brigate del Tigre, ora, per riportare un po&#8217; di ordine e mettere paura ai delinquenti. Ma un Tigre, oggi, non lo si troverebbe neanche in Francia. La Francia, il Belgio, la Svizzera, l&#8217;Europa, non ci sono pi\u00f9: c&#8217;\u00e8 solo Eurabia, che l&#8217;ha gi\u00e0 sostituita.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nei primi anni del Novecento la Francia fu investita da una criminalit\u00e0 di nuovo tipo, molto pi\u00f9 aggressiva e spietata di quella tradizionale; l&#8217;opinione pubblica era<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30178,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[56],"tags":[92],"class_list":["post-24006","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-politica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-politica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24006","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24006"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24006\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30178"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24006"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24006"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24006"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}