{"id":23998,"date":"2019-12-02T11:46:00","date_gmt":"2019-12-02T11:46:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/12\/02\/ci-sono-due-modi-di-raccontare-la-storia-delluomo\/"},"modified":"2019-12-02T11:46:00","modified_gmt":"2019-12-02T11:46:00","slug":"ci-sono-due-modi-di-raccontare-la-storia-delluomo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/12\/02\/ci-sono-due-modi-di-raccontare-la-storia-delluomo\/","title":{"rendered":"Ci sono due modi di raccontare la storia dell&#8217;uomo"},"content":{"rendered":"<p>Ci sono due modi di raccontare la storia dell&#8217;uomo; o meglio ci sarebbero, perch\u00e9 di fatto la cultura moderna ne conosce e ne pratica uno solo, mentre il secondo viene adottato da pochi autori isolati, le cui opere e le cui idee non giungono al grosso pubblico e quindi non contribuiscono a formare, se non eccezionalmente, le menti delle nuove generazioni, n\u00e9 ad arricchire di nuovi punti di vista e nuove prospettive il paradigma intellettuale entro il quale ci muoviamo.<\/p>\n<p>Non sappiamo in quanti se ne siano accorti, probabilmente in pochi, pochissimi: ma la narrazione della storia, e specialmente delle origini dell&#8217;umanit\u00e0, \u00e8 stata monopolizzata, nelle sedi scolastiche e universitarie, da studiosi di fervente fede evoluzionista e darwiniana. Addirittura, nei testi delle elementari e delle medie inferiori e superiori, i primi capitoli del libro di storia invadono l&#8217;ambito delle scienze naturali, si sostituiscono alla paleontologia, alla biologia e all&#8217;antropologia, e presentano ai ragazzi l&#8217;immagine di una creatura vagamente ominide che a un certo punto scese dagli alberi della savana (mentre gli esemplari che seguitarono a vivere nelle foreste rimasero arboricoli), cominci\u00f2 a trotterellare a quattro zampe, poi, un poco alla volta,si raddrizz\u00f2 e acquis\u00ec la stazione eretta; le necessit\u00e0 della sopravvivenza la indussero a escogitare delle armi, delle trappole, la resero astuta e questo impresse un&#8217;ulteriore evoluzione alla sua massa cerebrale; sicch\u00e9 un poco alla volta, per gradi, da animale divent\u00f2 uomo, e solo da ultimo, ciliegina sulla torta quando fu capace di sbrigare tutte le sue necessit\u00e0 materiali, pot\u00e9 dedicarsi all&#8217;<em>otium<\/em> della riflessione della meditazione, e da ci\u00f2 nacquero le religioni e la filosofia, infine la scienza. Sempre in una scala ideale ascendente: perch\u00e9 la scienza, si sa, specie nella versione divulgata da Piero Angela e Margherita Hack, \u00e8 il vertice supremo e infallibile del pensiero umano. I reperti paleontologici e quelli archeologici vengono interpretati sistematicamente in questo senso, cio\u00e8 partendo un assunto, o per dir meglio da un pregiudizio, evoluzionista, e quindi rigorosamente materialista: prima l&#8217;uomo si dedic\u00f2 alle necessit\u00e0 della vita materiale, per sfamarsi e creare un ambiente idoneo alla sua sopravvivenza; poi, quando ebbe l&#8217;agio di dedicarsi a escogitare qualche maggiore comodit\u00e0, che andava al di l\u00e0 del bisogno immediato, divenne religioso, indi filosofo e da ultimo, scienziato. \u00c8 evidente l&#8217;impronta marxista, oltre che darwiniana, di questa impostazione mentale: sia nel senso del primato della <em>praxis<\/em> sulla teoria, sia nel senso del primato dell&#8217;economia sulle attivit\u00e0 cosiddette spirituali, ridotte a epifenomeno o sovrastruttura dei modi di produzione. Nulla si d\u00e0 nel campo dello spirito, arte compresa, che prima non sia nella pentola o che non passi dal previo soddisfacimento delle necessit\u00e0 meramente fisiologiche. Dateci un ramapiteco, e nel giro di qualche milione d&#8217;anni ne faremo un ominide; dateci un ominide, e ne faremo un cuoco; dateci un cuoco e ne faremo un sacerdote, un filosofo e infine uno scienziato.<\/p>\n<p>Questa grottesca concatenazione concettuale e temporale, pare incredibile, ma viene spacciata per moneta buona in tutte le scuole, fin dall&#8217;asilo, e in tutte le universit\u00e0; i pochissimi professori non evoluzionisti, pi\u00f9 rari, in verit\u00e0, di un quadrifoglio in un campo di trifogli, se ne stanno acquattati in qualche angolo, non trovano case editrici disposte a pubblicare i loro studi, n\u00e9 sedi accademiche che li invitino a divulgare le loro ricerche; in breve, sono ridotti al silenzio, come si addice al clima del Pensiero Unico nel quale felicemente viviamo. Tutti gli altri, a cominciare dai genitori &#8212; quegli stessi genitori che non perdono un minuto ad andare a reclamare dalla maestra o dal professore se il loro figlioletto si \u00e8 sbucciato il dito durante l&#8217;ora di educazione fisica, o se ha preso un sette anzich\u00e9 un otto nella verifica di storia, non trovano nulla da eccepire; o perch\u00e9 non sono interessati o perch\u00e9 non vedono dove stia il problema. Esigenti all&#8217;eccesso quando si tratta di scegliere la marca del nuovo telefonino o le caratteristiche dei pantaloni strappati che sono l&#8217;uniforme obbligatoria dei giovani studenti, i genitori post-moderni si fidano con commovente candore di tutto quel che le maestre e i professori insegnano ai loro figli circa le origini dell&#8217;uomo e l&#8217;essenza della sua natura. Ed \u00e8 evidente che l&#8217;anima, messe le cose in questi termini, \u00e8 una perfetta sconosciuta. A che serve l&#8217;anima? La facolt\u00e0 di ragionare e di inventare nasce dall&#8217;accrescimento delle circonvoluzioni cerebrali, e queste dalla complessit\u00e0 dei compiti che il cacciatore-raccoglitore deve affrontare, specie se mutano le condizioni climatiche e ambientali ed egli, per sopravvivere, deve compiere uno sforzo ulteriore di adattamento; ma l&#8217;anima? Che cos&#8217;\u00e8, a che serve? Chi l&#8217;ha vista? Da dove mai potr\u00e0 venire, visto che tutto quel che c&#8217;\u00e8 nell&#8217;uomo \u00e8 un prodotto delle sue facolt\u00e0 chimiche e biologiche? Del resto, se i teologi e i preti non hanno alcuna obiezione da fare a questo schema; se non si sognano neppure di chiedere conto alla cultura profana di questo tipo d&#8217;insegnamento scolastico e universitario (terrorizzati come sono, a quattro secoli di distanza, dall&#8217;effetto Galilei), perch\u00e9 mai dovrebbero nutrire sospetti o diffidenze dei comuni genitori, e sia pure di fede cattolica? Va benissimo cos\u00ec: lo dice la tiv\u00f9, lo dice la maestra, lo dicono Piero &amp; Alberto Angela e lo dicono le parole crociate: vuoi che non sia tutto vero come oro colato? Del resto, sono almeno quattro secoli &#8212; dai tempi della rivoluzione scientifica, appunto &#8212; che i filosofi hanno smesso di parlare dell&#8217;anima. S\u00ec, ne parlavano Platone e Aristotele; ma che volete farci, n\u00e9 Platone n\u00e9 Aristotele avevano avuto la fortuna di vivere in tempi meravigliosi come i nostri, dove la scienza sta chiarendo quasi tutto quel che c&#8217;\u00e8 da chiarire, e il resto lo chiarir\u00e0 di qui a breve; e se qualcosa rester\u00e0 fuori dal quadro, vorr\u00e0 dire &#8212; Kant ce lo insegna &#8212; che si tratta di questioni irrisolvibile, o magari &#8212; e qui ci soccorre Wittgenstein &#8211; sulle quali si deve tacere.<\/p>\n<p>Eppure&#8230; Eppure, i fatti, questi noiosi fatti che ogni tanto hanno il cattivo gusto di mettersi di traverso alla teorie pi\u00f9 brillanti, sembrano smentire decisamente tutto il castello di carte dell&#8217;antropologia evoluzionista. \u00c8 proprio vero che l&#8217;anima \u00e8 un lusso inventato dagli uomini altamente civilizzati, dopo che essi ebbero soddisfatto tutte le necessit\u00e0 materiali dell&#8217;esistenza? O non \u00e8 vero, al contrario, che troviamo la nozione di anima, come la nozione di Dio e come la nozione di vita eterna, anche presso i popoli meno civilizzati, anche presso i pi\u00f9 isolati e anche, scandalo supremo, fra quelli maggiormente impegnati nella <em>struggle for life<\/em>, nella darwiniana lotta per la vita, a causa di condizioni climatiche e ambientali particolarmente sfavorevoli? Che cosa direbbero i signori evoluzionisti se si mostrasse loro che gli uomini &quot;primitivi&quot; non solo avevano, perfettamente chiara, la nozione di &quot;anima&quot;, ma che la ritenevano il cardine di tutta la realt\u00e0, la chiave di volta di tutta la loro visione del reale? Popoli, stiamo dicendo, che erano costretti a cacciare o pescare o raccogliere frutti per quasi tutto il tempo della loro vita, senza conoscere le tecniche per fare delle scorte e conservare gli alimenti; popoli, quindi, che secondo la visione evoluzionista avrebbero dovuto essere interamente assorbiti dal problema di assicurarsi, giorno per giorno e ora per ora, la propria sopravvivenza, lottando contro condizioni ostili.<\/p>\n<p>Scriveva l&#8217;etnologo e storico Jean Servier (1918-2000) nella sua opera, divenuta un classico del pensiero divergente, <em>L&#8217;uomo e l&#8217;invisibile<\/em> (titolo originale: <em>L&#8217;Homme et l&#8217;Invisibile<\/em>, Paris, Laffont, 1964; traduzione dal francese di Giovani Cantini e Agostino Sanfratello, Torino, Borla, 1964, e Milano, Rusconi, 1973, pp. 96-98):<\/p>\n<p><em>&quot;Noi consideriamo l&#8217;anima come la cosa pi\u00f9 importante pi\u00f9 misteriosa di tutte&quot;, ha detto un esquimese iglulik all&#8217;esploratore Rasmussen.<\/em><\/p>\n<p><em>All&#8217;inizio di questo XX secolo una scoperta di questo genere arrivava troppo presto: se gli studiosi avessero dato una qualsiasi importanza a questa affermazione, essa avrebbe dovuto modificare i postulati di base delle scienze umane, impedire che i razionalisti avessero via libera. Rasmussen fu scartato, i suoi lavori dimenticati, si part\u00ec alla ricerca di &quot;selvaggi&quot; pi\u00f9 docili alle teorie dell&#8217;uomo bianco.<\/em><\/p>\n<p><em>Nessuno ha pensato per un istante che il grande studioso danese doveva ai sui antenati materni esquimesi la sua possibilit\u00e0 di bruciare le lunghe tappe che devono percorre tutti gli esploratori quando cercano la fede profonda di un popolo.<\/em><\/p>\n<p><em>Gli iglulik non sono dei mistici nati. Essi abitano l&#8217;interno della Groenlandia in un clima che \u00e8 quello del Grande Nord e conducono una vita che era, fino a poco tempo fa, una lotta continua contro il freddo e la fame. L&#8217;uomo doveva cacciare per vivere, doveva essere artigiano per farsi le semplici armi che usava. In questa societ\u00e0 la coppia \u00e8 la sola unit\u00e0 familiare, poich\u00e9 \u00e8 la sola unit\u00e0 che possa sopravvivere.<\/em><\/p>\n<p><em>Gli economisti ci dicono che sono le provviste fatte nei periodi propizi che liberano l&#8217;uomo dalla necessit\u00e0 quotidiana e gli permettono di meditare. Nelle solitudini della Groenlandia non era affatto cos\u00ec; gli esquimesi non conoscevamo tecniche di conservazione del cibo e in potevano liberarsi dagli obblighi della caccia o della pesca. Ancora pochi anni fa si poteva dire di loro: se la caccia \u00e8 buona, mangiano; se \u00e8 cattiva, consumate le riserve, dopo poche settimane \u00e8 la carestia.<\/em><\/p>\n<p><em>Immaginiamo che fra diecimila anni uno studioso di preistoria passeggiando per la Groenlandia trovi tracce rettangolari regolari che sembrino opera dell&#8217;uomo: egli le identificher\u00e0 giustamente come fondi di capanne. Altri segni gli confermeranno la presenza dell&#8217;uomo: ceneri che al setaccio rivelano schegge d&#8217;osso bruciate, oppure punte di fiocina in osso di tricheco. Rediger\u00e0 il resoconto della sue scopette, che permettono di concludere che esseri umani sono passati di l\u00ec: cacciatori-pesatori, forse seminomadi; senza dubbio testimonianze fossili dell&#8217;aurora dell&#8217;umanit\u00e0. Nessuna voce gli sar\u00e0 venuta a dire, come Rasmussen: &quot;L&#8217;anima \u00e8 per noi la cosa pi\u00f9 importante e pi\u00f9 misteriosa&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Allora si pone la stessa irritante questione: tutta la storia dell&#8217;umanit\u00e0 si riduce alla trasformazione della fiocina in fucile? L&#8217;uomo \u00e8 solamente un operaio specializzato che impiega i millenni di una storia prodigiosa per sviluppare la sua abilit\u00e0 manuale e, di l\u00ec, il suo pensiero?<\/em><\/p>\n<p><em>Immaginiamo che sia cos\u00ec. Il pi\u00f9 adatto darebbe sopravvissuto perch\u00e9 pi\u00f9 robusto fisicamente, e anche pi\u00f9 scaltro, capace di inventare le armi migliori e anche le trappole pi\u00f9 efficaci. L&#8217;uomo, dopo aver scheggiato la selce per renderla pi\u00f9 tagliente, ha saputo tendere il primo arco e uccidere da lontano. Pi\u00f9 tardi ha forgiato il rame, poi il bronzo e il ferro, mentre imparava a fare delle riserve, a tenere prigionieri gli animali e a ripiantare nella loro stagione i semi di piante alimentari. La storia ufficiale dispiega il suo panorama dell&#8217;umanit\u00e0, dai clan agli imperi, in base ad alcune scoperte importanti: l&#8217;aratro, l&#8217;aggiogamento dei buoi, i finimenti del cavallo, che liberarono l&#8217;uomo della schiavit\u00f9, il timone che gli permise di fare, da un oceano all&#8217;altro, il giro dei suoi possedimenti&#8230;<\/em><\/p>\n<p>\u00c8 un discorso chiarissimo, che non fa una piega. Ma \u00e8 evidente che n\u00e9 Knud Rasmussen (1879-1933), n\u00e9 Jean Servier hanno fatto scuola nel clima del Pensiero Unico: essi avevano il torto di far appello ai fatti, in una cultura che si regge su idee astratte e non tollera di veder contraddette le sue idee dalla banalit\u00e0 dei fatti. I fatti vanno bene se confermano le asserzioni degli antropologi, degli storici, dei filosofi, degli economisti di formazione progressista, illuminista e pragmatista; ma diventano scomodi e quindi vanno bollati come reazionari se hanno il torto di smentire le loro elucubrazioni. E allora via i fatti, e avanti con le teorie. Lo stesso evoluzionismo non \u00e8 che una teoria, non dimostrata e indimostrabile, tanto \u00e8 vero che per puntellarla sono costretti a ricorrere a funambolismi verbali o astrazioni quasi mistiche come il famoso <em>brodo primordiale<\/em> ove le molecole inorganiche sarebbero divenute organiche (processo del tutto improbabile in termini statistici); e naturalmente non sanno spiegare perch\u00e9 alcune specie animali viventi, come squali e coccodrilli, non siano affatto evolute in centinaia di milioni d&#8217;anni. Ma tant&#8217;\u00e8: essi hanno il monopolio della cultura, della scuola e dell&#8217;universit\u00e0 e possono dire quel che vogliono: anche che l&#8217;erba \u00e8 rossa e il cielo \u00e8 verde. Ma i popoli primitivi hanno altre idee. Anche se gi antropologi evoluzionisti hanno cercato e frugato ovunque, mai hanno trovato un popolo, per quanto primitivo, che non avesse la nozione di Dio e dell&#8217;anima. E questo per una ragione molto semplice: perch\u00e9 l&#8217;anima esiste, e l&#8217;uomo ne \u00e8 sempre stato consapevole; ha sempre saputo che essa \u00e8 la cosa pi\u00f9 importante pi\u00f9 misteriosa della sua natura. E gli uomini primitivi non hanno atteso il permesso dei professori di antropologia per coltivare queste credenze. Se fosse solo per i professori, crederemmo ancora che gli indigeni della Terra del Fuco erano un popolo senza alcuna nozione di Dio e dell&#8217;anima. Questo perch\u00e9 gli studiosi hanno cercato mossi da un pregiudizio e quindi non hanno voluto vedere ci\u00f2 che non rientrava nel loro schema: ma oggi sappiamo che avevano torto marcio. A noi, per\u00f2, la possono raccontare come vogliono: siamo cos\u00ec immersi in un clima materialista, che mandiamo gi\u00f9 tutto&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci sono due modi di raccontare la storia dell&#8217;uomo; o meglio ci sarebbero, perch\u00e9 di fatto la cultura moderna ne conosce e ne pratica uno solo,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30150,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[35],"tags":[141],"class_list":["post-23998","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-epistemologia","tag-filosofia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-epistemologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23998","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23998"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23998\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30150"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23998"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23998"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23998"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}