{"id":23991,"date":"2019-10-19T09:36:00","date_gmt":"2019-10-19T09:36:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/10\/19\/ci-si-puo-bagnare-due-volte-nella-stessa-acqua\/"},"modified":"2019-10-19T09:36:00","modified_gmt":"2019-10-19T09:36:00","slug":"ci-si-puo-bagnare-due-volte-nella-stessa-acqua","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/10\/19\/ci-si-puo-bagnare-due-volte-nella-stessa-acqua\/","title":{"rendered":"Ci si pu\u00f2 bagnare due volte nella stessa acqua?"},"content":{"rendered":"<p>Tutti i problemi filosofici, psicologici, esistenziali, spirituali, morali, si possono in fondo riassumere in questa sola domanda: <em>\u00e8 possibile bagnarsi due volte nella stessa acqua?<\/em> Perch\u00e9 in questa domanda \u00e8 implicita l&#8217;altra, ancor pi\u00f9 radicale e imperativa: <em>\u00e8 possibile per un essere umano, prima che il suo tempo sulla terra sia scaduto, ritrovarsi?<\/em> Non, banalmente, trovarsi: perch\u00e9 tutti credono di sapere, credono di aver capito, che la vita umana sia quel percorso che ci \u00e8 dato affinch\u00e9 noi possiamo trovare noi stessi. Se cos\u00ec fosse, avremmo a che fare con un problema, per cos\u00ec dire, di tipo essenzialmente spaziale: la vita sarebbe uno spazio che ci viene assegnato per trovare la strada che conduce dal punto A al punto B, laddove il punto A indica il nostro io inconsapevole e il punto B designa l&#8217;io consapevole di s\u00e9 medesimo, e perci\u00f2 divenuto adulto. Invece il problema \u00e8 assai pi\u00f9 complesso di cos\u00ec, anche perch\u00e9 non si tratta di trovarsi, ossia di realizzarsi, in un modo qualsiasi, secondo il nostro gusto e il nostro capriccio, bens\u00ec di trovarsi cos\u00ec come dobbiamo essere, cos\u00ec come siamo stati chiamati ad essere. Ma soprattutto si tratta di un problema spaziale e anche temporale, perch\u00e9 ha a che fare con la questione del tempo. Non possiamo disporre di un tempo illimitato; inoltre, non possiamo disporre di un tempo prevedibile e pianificabile, bens\u00ec di un tempo incerto, aleatorio, che in qualsiasi momento pu\u00f2 esserci tolto, indipendentemente alla strada che abbiamo fatto, tanto o poca, nella giusta direzione. Il tempo, peraltro, gioca su due piani differenti: da un lato c&#8217;\u00e8 il lasso di tempo del quale possiamo disporre, ma che non sappiamo quale durata avr\u00e0; dall&#8217;altro c&#8217;\u00e8 il rincorrersi del tempo alla ricerca di se stesso, perch\u00e9, appunto, tutta l&#8217;esistenza umana non \u00e8 che un tentativo di ritrovarsi, e quindi di risalire all&#8217;indietro la corrente del tempo, vincendone le leggi meccaniche e l&#8217;inesorabile automatismo. Il fattore spazio e il fattore tempo, poi, s&#8217;intrecciano e creano un livello ulteriore di complessit\u00e0, come in una partita a scacchi della quale noi, che siamo i giocatori, non conosciamo tutte le mosse che sono possibili, e siamo obbligati a procedere con difficolt\u00e0, per tentativi ed errori.<\/p>\n<p>In un certo senso, la questione se ci si possa immergere due volte nella stessa acqua si pu\u00f2 rappresentare anche con un&#8217;altra immagine, quella di un fiume che risale dalla foce alla sorgente. \u00c8 possibile che l&#8217;acqua di un fiume si riavvolga su se stessa e che la sua corrente, invece di procedere dall&#8217;alto al basso, proceda dal basso verso l&#8217;alto? Il fiume, rappresenta sempre la nostra esistenza: l&#8217;immagine dell&#8217;acqua che rifluisce all&#8217;indietro, verso il punto dal quale \u00e8 scaturita, vuol rendere in maniera plastica il grande problema filosofico che si pone a chiunque voglia vivere in maniera consapevole: si tratta di capire se, e come, ci sia consentito il <em>ritrovarci<\/em>. Infatti, che ce ne rendiamo conto o no, tutta l&#8217;esistenza non \u00e8 che un continuo viaggiare intorno al punto di partenza: non \u00e8 che una nostalgia delle origini, una brama di ritrovare ci\u00f2 da cui ci si \u00e8 allontanati. La nostalgia dell&#8217;infanzia perduta che prova l&#8217;adulto \u00e8 solo un aspetto, quello pi\u00f9 visibile ed esteriore, di una questione molto pi\u00f9 ampia e complessa, e che Platone ha tentato di renderci familiare con il mito della biga alata. C&#8217;\u00e8 qualcosa, <em>in origine<\/em>, che noi conosciamo, o meglio che conoscevamo, e poi abbiamo scordato; qualcosa di cui abbiamo fatto esperienza e che ci ha riempito l&#8217;anima di luce e di splendore, mentre poi ci siamo ritrovati per una selva oscura, incerti e smarriti, e costretti a vagare a casaccio, senza saper bene dove dirigere i nostri passi, ma con quell&#8217;ardente desiderio in fondo al cuore: talmente in fondo che molti, pur avendolo, non lo conoscono neppure. E non \u00e8 neppure, si badi, il mito del buon selvaggio, di una innocenza e di una purezza originaria che poi la societ\u00e0 ha corrotto; ma \u00e8, semmai, il riflesso di un altro mito, e qui la parola mito acquista tutt&#8217;altro spessore, il mito cristiano della Caduta. Ciascuno di noi reca entro di s\u00e9 l&#8217;oscura coscienza di uno stato dell&#8217;essere completamente diverso da quello attuale: lo stato di Grazia, che consisteva nel vivere in piena conformit\u00e0 col progetto del Signore Iddio, uniformando la propria volont\u00e0 alla Sua, o meglio annullando la propria per essere tutt&#8217;uno con la Sua.<\/p>\n<p>In fondo al nostro essere, a volte ben nascosta, giace una intima, irriducibile, inestirpabile consapevolezza: che il nostro vero stato \u00e8 lo stato di Grazia; che noi, creati da Dio per conoscerlo, amarlo e servirlo, abbiamo, o meglio avremmo, tutti gli strumenti necessari per realizzare il nostro destino; e che se non ci riusciamo, o se neppure ci proviamo, ci\u00f2 dipende dal fatto che non siamo pi\u00f9 in stato di Grazia, e che in tale perdita, in tale separazione, in tale intima tragedia, noi tutti, e non solo Adamo ed Eva, nostri lontani progenitori, abbiamo una precisa responsabilit\u00e0. Perch\u00e9 una vita trascorsa senza neppure avvicinarsi a quel reintegro \u00e8 veramente una vita sprecata: una tragedia senza redenzione, perch\u00e9 nulla pu\u00f2 riscattarci da una simile eventualit\u00e0. Eppure, finch\u00e9 il tempo a nostra disposizione non \u00e8 scaduto, nulla \u00e8 perduto: per quanto lontani possiamo esserci spinti dalla meta, nulla rende impossibile la felice conclusione del viaggio. Qui non vige, infatti, la logica delle faccende ordinarie, dove il tempo e le distanze sono elementi fissi, e se dobbiamo recarci dal punto A al punto B che distano, poniamo, tre settimane di cammino, sappiamo che non potremo mai farcela se ne abbiamo a disposizione una soltanto, o magari un giorno appena. Qui il tempo e lo spazio possono giocare a nostro favore, perch\u00e9 <em>capire<\/em> \u00e8 trovare immediatamente la strada e porsi senz&#8217;altro in condizione di giungere alla meta. La meta coincide con l&#8217;origine: \u00e8 Dio; da Lui veniamo e Lui ritorniamo, passando per due porte strette: la nascita e la morte, che \u00e8 come una seconda nascita: la nascita alla vita nella dimensione dell&#8217;assoluto, fuori dal tempo e dallo spazio, fuori da tutti ci\u00f2 che \u00e8 inessenziale e impermanente. Il problema \u00e8 che, nella vita terrena, tendiamo ad aggrapparci proprio a ci\u00f2 che \u00e8 inessenziale e impermanente, perch\u00e9 non capiamo che, con esso, non ci si procura i mezzi per entrare nell&#8217;assoluto, ma solo per navigare a vista nelle acque basse del relativo. La nostra vita terrena \u00e8 affondata nel relativo, e tuttavia \u00e8 in funzione dell&#8217;assoluto: per questo ci \u00e8 data e per questo dobbiamo farne buon uso.<\/p>\n<p>Conoscere Dio \u00e8 la stessa cosa che conoscere la Verit\u00e0: la nostra vita \u00e8, o dovrebbe essere, la ricerca della verit\u00e0. Per farlo, ci sono due strade, che non si escludono a vicenda, semmai si intergrano e si completano: quella della ragione e quella della fede. Con la ragione si pu\u00f2 giungere a dimostrare l&#8217;impermanenza del mondo e l&#8217;esistenza necessaria di Dio, nonch\u00e9 quella di un piano sapientemente ordinato al bene di tutte le cose che esistono. Perch\u00e9 mai Dio le avrebbe create, se non per condurle al massimo grado di bene? Se cos\u00ec non fosse, questa sarebbe una grave imperfezione nel piano divino, e dunque Dio non sarebbe Dio, ma un mediocre demiurgo che non sa, non pu\u00f2 o non vuole condurre ogni cosa verso il fine migliore per essa. Il bene dell&#8217;uomo, come afferma Aristotele, \u00e8 realizzare se stesso in quanto essere razionale; ma, come abbiamo detto, non per mezzo di una realizzazione qualsiasi, bens\u00ec con la realizzazione che consiste nell&#8217;uniformarsi pienamente e incondizionatamente al piano divino. E poich\u00e9 il sommo Vero \u00e8 anche il sommo Bene, ne consegue che, votandoci interamente alla verit\u00e0, operiamo anche per la nostra felicit\u00e0: perch\u00e9 l\u00e0 dove c&#8217;\u00e8 la verit\u00e0, c&#8217;\u00e8 il bene, e dove c&#8217;\u00e8 il bene si \u00e8 felici; mentre nessuna felicit\u00e0 \u00e8 possibile quando si \u00e8 lontani dal bene e lontani dal vero. Nella menzogna e nel male non si trova alcuna felicit\u00e0, ma solo una sua diabolica contraffazione: si trova l&#8217;illusione di essere felici, cui necessariamente fa seguito la pi\u00f9 amara delle disillusioni. Evidentemente, il fine dell&#8217;uomo non \u00e8 realizzarsi in quanto animale dotato di sensi e appetiti: questo equivarrebbe, per lui, a una degradazione, poich\u00e9 ci\u00f2 che vi \u00e8 di pi\u00f9 perfetto, nella sua natura, \u00e8 la facolt\u00e0 razionale e non questa o quella facolt\u00e0 animale, che egli condivide con i bruti. E poich\u00e9 la realizzazione implica la felicit\u00e0, se ne deve concludere che l&#8217;uomo \u00e8 felice quando riesce a realizzarsi in ci\u00f2 che vi \u00e8 di pi\u00f9 perfetto in lui e non in ci\u00f2 che vi \u00e8 d&#8217;inferiore. Soddisfare gli appetiti dei sensi, rimpinzarsi di cibo, concedesi ogni sorta di piacere sessuale, procurarsi una casa lussuosa, degli abiti costosi e dei gioielli o del denaro, occupare posizioni di potere, specie se facendo ricorso alla menzogna, all&#8217;adulazione, all&#8217;inganno o alla violenza, non sono cose degne dell&#8217;uomo e non recano la felicit\u00e0, ma lo stordimento e l&#8217;abietta assuefazione alle cose grossolane, alla volutt\u00e0 bestiale. Chi brama ci\u00f2 e chi si ritiene infelice se non riesce ad averlo, tradisce la natura umana in quel che ha di pi\u00f9 ammirevole: la facolt\u00e0 razionale, che aspira alla verit\u00e0 nell&#8217;ordine superiore dell&#8217;esistenza. Ecco perch\u00e9 non servono denaro, n\u00e9 potere, n\u00e9 sregolati piaceri sensuali, per essere realmente felici, anzi sono d&#8217;impedimento: perch\u00e9 trattengono l&#8217;anima nelle dimensioni inferiori, dominate dagli istinti e non dalla ragione.<\/p>\n<p>E ora torniamo al nostro assunto iniziale. Realizzare la propria natura umana significa votarsi alla ricerca della verit\u00e0; e tuttavia la ricerca sarebbe deludente, e quindi non recherebbe alcuna felicit\u00e0, se non approdasse mai alla certezza del vero, ma brancolasse perennemente nel vuoto. La natura umana desidera l&#8217;appagamento di ci\u00f2 che spera, e questo vale anche per la facolt\u00e0 razionale (che gli illuministi, riduttivamente, identificano <em>tout court<\/em> con la &quot;ragione&quot;, ad esclusione della sensibilit\u00e0 e della spiritualit\u00e0). Per essere felice, l&#8217;anima deve giungere al vero, o almeno in prossimit\u00e0 del vero e al cospetto del vero. Ma il Vero \u00e8 la stessa cosa che Dio; dunque, per essere felice, l&#8217;anima deve giungere a Dio. Eppure fra l&#8217;uomo e Dio vi \u00e8 una distanza abissale: la loro differenza \u00e8 ontologica e non quantitativa. Infatti, dire che l&#8217;uomo \u00e8 fatto a immagine di Dio \u00e8 usare una metafora che esprime solo imperfettamente ci\u00f2 che unisce e ci\u00f2 che separa le due nature, quella della creatura e quella del Creatore. La creatura non potrebbe neanche lontanamente avvicinarsi al mistero del suo Creatore, se non ricevesse l&#8217;aiuto di Questi. Sia la ragione, sia la fede sono doni di Dio, che l&#8217;uomo pu\u00f2 e deve richiedere, ma che non pu\u00f2 pretendere di possedere. Se la ragione non \u00e8 illuminata dalla fede, non giunge alla Verit\u00e0, ma sprofonda sempre pi\u00f9 nell&#8217;errore, accecata dalla presunzione; e se la fede non \u00e8 guidata dalla ragione, rischia di scivolare in basso e di perdersi nell&#8217;idolatria, rivolgendosi non verso la Verit\u00e0 divina, ma verso le menzogne costruite dall&#8217;umana ignoranza, verso idoli e feticci dietro i quali non c&#8217;\u00e8 l&#8217;unico e vero Dio, ma ci sono i demoni infernali che lo illudono e lo sottomettono ai loro voleri. Parrebbe dunque di essere giunti in un vicolo cieco: come pu\u00f2 essere la ragione illuminata dalla fede, se la fede \u00e8 un dono gratuito di Dio? E come pu\u00f2 la fede essere sostenuta dalla ragione, se anche la ragione, per volgersi a vantaggio dell&#8217;uomo e non divenire una fonte di errori che umiliano la sua natura, deve ricevere il dono della Grazia che ne fa uno strumento di elevazione e di vero perfezionamento?<\/p>\n<p>Qui torniamo al punto di partenza. Trovare il senso della propria vita equivale a <em>ritrovarsi<\/em>, perch\u00e9 nelle creature di Dio c&#8217;\u00e8 <em>gi\u00e0<\/em> il seme della verit\u00e0, dato che esse vengono dall&#8217;Amore e dalla Sapienza divina. Poi, lungo il loro cammino terreno, scordano tutto, o quasi tutto; resta in loro, per\u00f2, una oscura nostalgia, una specie di ricordo: la sensazione di avere gi\u00e0 in se stesse ci\u00f2 che vanno cercando, non come una dote umana naturale, ma come un dono soprannaturale che ci \u00e8 stato dato fin dall&#8217;inizio. La Grazia, infatti, lavora nel nostro profondo e ci suggerisce la strada: sta a noi fare silenzio e ascoltare. Ecco perch\u00e9 Ges\u00f9 ha detto che i bambini hanno degli Angeli custodi che vedono il volto di Dio; ed ecco perch\u00e9 ha detto che le anime semplici entreranno nel Regno dei Cieli prima dei sapienti e degli intelligenti, ossia di coloro che si ritengono tali. Per vivere nello stato di Grazia, bisogna farsi piccoli come i bambini, e semplici come gli ultimi fra gli uomini; chi confida in se stesso, chi si crede grande perch\u00e9 gli uomini lo salutano come se fosse tale, \u00e8 gi\u00e0 fuori strada, \u00e8 gi\u00e0 lontano dalla Verit\u00e0. In genere questo peccato di superbia si accompagna al potere e al successo, ma anche all&#8217;intelligenza, il cui cattivo uso spinge ad attribuire a se stessi i meriti che sono, invece, un dono di Dio. Tornare a se stessi significa tornare ad essere piccoli e semplici, come \u00e8 gradito a Dio: e, nello stesso tempo, ritrovare la propria parte pi\u00f9 vera, la migliore. Il male \u00e8 il disincanto del modo, la perdita della meraviglia: perch\u00e9 \u00e8 dallo stupore che nasce la gratitudine, e da questa nasce l&#8217;adorazione, che \u00e8 il giusto atteggiamento della creatura verso il suo Creatore. La vera sapienza non esclude lo stupore e l&#8217;ammirazione e la vera intelligenza non esclude, ma presuppone la fede. Tutta la filosofia moderna non \u00e8 servita che ad allontanare gli uomini da Dio: da Voltaire che deride la fede, a Bertrand Russell che si ritiene troppo intelligente per credere in Dio come ci credono le vecchiette, \u00e8 una triste passerella di umana vanit\u00e0 e di totale incomprensione del vero fine dell&#8217;esistenza. La grandezza dell&#8217;uomo risiede nella la sua capacit\u00e0 di farsi piccolo: come san Tommaso d&#8217;Aquino, un genio filosofico di prima grandezza, che adopera la sua ragione non per affermare se stesso, ma per aprirsi la strada verso Dio, col Suo aiuto, e cos\u00ec mostra la strada anche a tanti altri. I filosofi e gli scrittori moderni, invece, quale strada mostrano, quale meta indicano agli altri, se non il nulla, la beffa e uno sterile sorriso di autocompiacimento? S\u00ec: nella vita dell&#8217;anima \u00e8 possibile bagnarsi due volte nella stessa acqua; \u00e8 possibile ritrovarsi, e cos\u00ec realizzarsi ed essere felici. Dio, che \u00e8 in noi, si rivela a quanti lo sanno ascoltare. Ma per udirlo, bisogna mettere a tacere passioni disordinate e malvagie o ridicole ambizioni. Non \u00e8 per servire ad esse che ci troviamo qui&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tutti i problemi filosofici, psicologici, esistenziali, spirituali, morali, si possono in fondo riassumere in questa sola domanda: \u00e8 possibile bagnarsi due volte nella stessa acqua? 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