{"id":23987,"date":"2021-08-25T10:44:00","date_gmt":"2021-08-25T10:44:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/08\/25\/ci-serve-la-vera-conoscenzaquella-delle-cause-ultime\/"},"modified":"2021-08-25T10:44:00","modified_gmt":"2021-08-25T10:44:00","slug":"ci-serve-la-vera-conoscenzaquella-delle-cause-ultime","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/08\/25\/ci-serve-la-vera-conoscenzaquella-delle-cause-ultime\/","title":{"rendered":"Ci serve la vera conoscenza:quella delle cause ultime"},"content":{"rendered":"<p>Importante non \u00e8 conoscere questa o quella cosa, ma conoscere l&#8217;essenziale: vale a dire le cause ultime. Capire a cosa tendono non questa o quella cosa, ma tutte le cose; a cosa tende l&#8217;universo e a cosa tende la vita umana: perch\u00e9 capire il fine cui tendono \u00e8 la stessa cosa che capire la loro intima natura e la ragione per la quale esistono. Le cose esistono perch\u00e9 hanno un fine da raggiungere: tale \u00e8 la conoscenza essenziale, quella delle cause ultime. Non bisogna accontentarsi di niente di meno. La vera filosofia ha questo per oggetto, questo e non altro; se si ferma alle cause seconde, o terze; se si ferma alle cause intermedie, ma non va alla causa prima; se si accontenta di rovistare fra ci\u00f2 che \u00e8 accidentale, ma non osa cimentarsi con ci\u00f2 che \u00e8 essenziale, allora non \u00e8 pi\u00f9 degna d&#8217;esser chiamata filosofia e, se pretende di farlo, usurpa un titolo che non le spetta: come il pagliaccio che si traveste da imperatore e a un certo punto s&#8217;immagina di essere veramente l&#8217;imperatore, e pretende di venire onorato e obbedito come se lo fosse.<\/p>\n<p>Si dir\u00e0 che \u00e8 una bella pretesa, che forse \u00e8 un puntare troppo in alto. Niente affatto. La filosofia, quando studia l&#8217;essere e cerca di conoscere il vero, non sta puntando troppo in alto: sta facendo semplicemente il suo lavoro. Quattro secoli di modernit\u00e0 ci hanno condizionati, ci hanno intimiditi, ci hanno castrati: non osiamo pi\u00f9 guardare in alto, non abbiamo il coraggio di tendere al nostro fine naturale. Il fine naturale dell&#8217;uomo \u00e8 ci\u00f2 che soddisfa pienamente il suo desiderio di conoscere, dunque la sua ragione, la facolt\u00e0 pi\u00f9 alta della sua natura e quella che lo caratterizza. Nulla dunque pu\u00f2 soddisfare pienamente la ragione se non la contemplazione dell&#8217;assoluto. Qualsiasi traguardo che sia inferiore \u00e8 al di sotto delle sue legittime ambizioni, del moto naturale del suo essere. La ragione non ci \u00e8 data per tenerla al caldo, sotto le coperte, perch\u00e9 non si buschi un raffreddore; no: ci \u00e8 stata data per essere usata, e per essere usata al meglio, vale a dire al massimo delle sue possibilit\u00e0. Ma con la sola ragione si pu\u00f2 arrivare fino alle ragioni ultime delle cose, fino alla loro causa prima? Rispondiamo: se non proprio fino ad esse, certo molto vicino ad esse; fino alle soglie del traguardo. Poi c&#8217;\u00e8 il mistero, ma un mistero che sovrasta la ragione, non qualcosa che sta al di sotto di essa; e inoltre un mistero che completa la ragione e non la contraddice, ma al contrario, la conferma in tutto ci\u00f2 che essa ha rettamente cercato e riconosciuto. In altri termini, non c&#8217;\u00e8 alcun conflitto, alcun serio contrasto fra la ragione naturale e la fede che viene dalla Rivelazione: la seconda accompagna la prima e la conduce per mano nell&#8217;ultimo tratto di strada, il pi\u00f9 arduo e solitario. Ma la strada che conduce fino alle soglie del termine ultimo, la ragione deve farla da sola: altrimenti vuol dire che non crede in se stessa, che ha paura di quel che potrebbe trovare, che non vuole svolgere il compito cui \u00e8 stata chiamata. E una ragione di tal genere \u00e8 una pseudo ragione che preferisce nascondersi dietro il comodo e altezzoso paravento dei luoghi comuni scientisti e illuministi: \u00abIo credo alla scienza\u00bb, \u00abIo seguo soltanto la ragione\u00bb, come se scienza e ragione potessero mai contraddire ci\u00f2 che la sana ragione naturale, aperta al mistero dell&#8217;assoluto, pu\u00f2 trovare da se stessa.<\/p>\n<p>Dunque: chi fa filosofia punta al sapere pi\u00f9 alto di tutti (in senso umano); vuole tutto, n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno. Vuole giungere alla conoscenza delle cose attraverso le loro cause, e cos\u00ec riconoscere il loro fine e il loro significato: niente di meno. Lo pu\u00f2? Platone, Aristotele, Agostino e Tommaso credevano di s\u00ec. Noi stiamo con loro e non con Locke, Hegel, Russell ed Heidegger, i distruttori della metafisica o i costruttori di una anti-metafisica, spacciata per quel che la vera metafisica non \u00e8. Non \u00e8 onesto giocare con le parole: la filosofia \u00e8 amore del sapere, di <em>tutto<\/em> il sapere; se non \u00e8 questo, allora \u00e8 un&#8217;altra cosa, e bisogna avere il coraggio di dirlo. Bisogna avere il coraggio di dire che da quattro secoli l&#8217;Occidente non ha pi\u00f9 una filosofia degna di questo nome, perch\u00e9 ha smesso di cercare la verit\u00e0 e di credere nella verit\u00e0. \u00c8 diventata relativista, come tutti gli altri rami della cultura moderna; ma il relativismo \u00e8 una pianta sterile: da essa non si generano che opinioni, mai certezze. E con le opinioni non si costruisce nulla di solido, nulla che duri. Son quattro secoli che la cosiddetta civilt\u00e0 moderna costruisce cattedrali di cartapesta e piramidi di sabbia: ora basta. \u00c8 tempo di tornare in s\u00e9, di recuperare il retto uso della ragione. Se la ragione ci fosse stata data solo per trastullarci con ci\u00f2 che \u00e8 secondario e accidentale, allora ci sarebbe stata data per beffa: e chi potrebbe avercela data per beffa, se non un dio beffardo e malvagio, ovvero un dio completamente pazzo e idiota? Infatti non avrebbe alcun senso creare un modo solo per beffare le proprie creature. Ma un simile dio non sarebbe dio: sarebbe la tragica caricatura del vero dio; sarebbe il diavolo. Il diavolo, per\u00f2, non sa creare: sa unicamente distruggere. Dunque il mondo non \u00e8 stato creato per beffa dal diavolo, bens\u00ec da Dio, per amore.<\/p>\n<p>Dio, la Verit\u00e0 suprema e il Bene sommo, \u00e8 conoscibile per analogia. La Sua natura si pu\u00f2 cogliere per mezzo dei concetti analogici offerti dalla natura: perch\u00e9 la natura, creata da Dio, reca in se stessa una qualche immagine, per quanto sbiadita e imperfetta, del suo ineffabile Autore. La natura \u00e8 a suo modo perfetta, di una perfezione relativa, che si coglie nelle meravigliose simmetrie di un fiocco di neve o nella prodigiosa rapidit\u00e0 e precisione con la quale un ragno tesse la sua tela, o un uccello migratore trova infallibilmente l&#8217;isola su cui nidificare, dopo aver attraversato i mari e gli oceani del mondo intero. Per analogia, noi possiamo dedurre la perfezione assoluta del Creatore di tutte queste cose belle, tanto pi\u00f9 grande di quella che si riscontra in esse, quanto maggiore \u00e8 la purezza di un volto rispetto alla sua immagine riflessa nell&#8217;acqua. Di analogia in analogia, partendo dalle cose pi\u00f9 umili e risalendo la scala degli enti, fino alle stelle, alle nebulose, alle galassie, si giunge a immaginare la perfezione assoluta di Dio, il creatore sapiente e amorevole di tutte le cose.<\/p>\n<p>Come dice san Paolo nella <em>Lettera ai Romani<\/em> (1,19-20):<\/p>\n<p><em>19 poich\u00e9 ci\u00f2 che di Dio si pu\u00f2 conoscere \u00e8 loro manifesto; Dio stesso lo ha loro manifestato. 20 Infatti, dalla creazione del mondo in poi, le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l&#8217;intelletto nelle opere da lui compiute, come la sua eterna potenza e divinit\u00e0&#8230;<\/em><\/p>\n<p>E ancora San Paolo, parlando agli ateniesi nel famoso discorso dell&#8217;Aer\u00f2pago (<em>Atti degli Apostoli<\/em>, 17, 24-29):<\/p>\n<p><em>\u00a024\u00a0Il Dio che ha fatto il mondo e tutte le cose che sono in esso, essendo Signore del cielo e della terra, non abita in templi costruiti da mani d&#8217;uomo;\u00a025<strong>\u00a0<\/strong>e non \u00e8 servito dalle mani dell&#8217;uomo, come se avesse bisogno di qualcosa; lui, che d\u00e0 a tutti la vita, il respiro e ogni cosa.\u00a026\u00a0Egli ha tratto da uno solo tutte le nazioni degli uomini perch\u00e9 abitino su tutta la faccia della terra, avendo determinato le epoche loro assegnate, e i confini della loro abitazione,\u00a027\u00a0affinch\u00e9 cerchino Dio, se mai giungano a trovarlo, come a tastoni, bench\u00e9 egli non sia lontano da ciascuno di noi.\u00a028\u00a0Difatti, in lui viviamo, ci moviamo, e siamo, come anche alcuni vostri poeti hanno detto: &quot;Poich\u00e9 siamo anche sua discendenza&quot;.\u00a029\u00a0Essendo dunque discendenza di Dio, non dobbiamo credere che la divinit\u00e0 sia simile a oro, ad argento, o a pietra scolpita dall&#8217;arte e dall&#8217;immaginazione umana<\/em><\/p>\n<p>Ci\u00f2 non significa che Dio sia comprensibile: \u00e8 conoscibile, ma incomprensibile. Non \u00e8 un gioco di parole. Alla certezza dell&#8217;esistenza di Dio e dell&#8217;eccellenza della sua natura si pu\u00f2 giungere sia con l&#8217;uso della retta ragione naturale, sia con la Rivelazione, che trova la strada della fede mediante la grazia. San Tommaso d&#8217;Aquino distingueva due classi di verit\u00e0 riguardanti la conoscenza di Dio: quelle cui si pu\u00f2 giungere percorrendo la strada della ragione naturale e quelle che eccedono la ragione naturale, e si rivelano mediante un intervento soprannaturale, la grazia appunto. Che Dio esiste; che Egli \u00e8 somma Bont\u00e0, somma Sapienza e somma Giustizia; che l&#8217;anima umana \u00e8 immortale e che \u00e8 stata creata in vista del giudizio che decider\u00e0 il suo destino eterno, queste sono Verit\u00e0 raggiungibili dalla sola ragione naturale, e infatti gi\u00e0 molti filosofi pagani ci erano arrivati. Che Dio sia Uno e Trino, o che il Verbo si sia Incarnato per amore degli uomini, queste sono verit\u00e0 cui la ragione deve arrendersi, e che deve accettare per fede: senza per\u00f2 che in esse vi sia alcunch\u00e9 che offenda la ragione naturale. Infatti, come dice ancora San Tommaso d&#8217;Aquino, la grazia non abolisce la natura, e quindi non abolisce neanche la ragione naturale, bens\u00ec la perfeziona: cio\u00e8 l&#8217;aiuta a portarsi su un di piano pi\u00f9 elevato di conoscenza. L&#8217;aiuta a conoscere quel che da sola non riuscirebbe a conoscere. A conoscere, ripetiamo, non a comprendere: comprendere significa capire le cause, ma ci\u00f2 \u00e8 impossibile alla mente umana, la quale, essendo finita, non potr\u00e0 mai comprendere ci\u00f2 che \u00e8 infinito.<\/p>\n<p>A questo proposito osserviamo che esiste un grosso malinteso nella cultura contemporanea, secondo il quale conoscere l&#8217;infinito equivale a comprenderlo. Questa falsa opinione \u00e8 nata da un uso approssimativo del linguaggio e da una estensione arbitraria dei concetti in uso nella ricerca fisica e cosmologica a quelli in uso nell&#8217;ambito vero e proprio della filosofia, che \u00e8 la scienza dell&#8217;essere. Allorch\u00e9 il fisico o il cosmologo parlano dell&#8217;infinito, con riguardo alla natura e all&#8217;estensione dell&#8217;universo, usano un linguaggio approssimativo, perch\u00e9 dell&#8217;infinito nessuno pu\u00f2 dire alcunch\u00e9: esso trascende di troppo le facolt\u00e0 della mente umana. In realt\u00e0, quando essi parlano di spazio infinito, formulano pur sempre il pensiero di uno spazio immenso, forse anche illimitato, ma non realmente infinito. L&#8217;infinto nessuno lo pu\u00f2 neanche solo immaginare: \u00e8 inconcepibile. Eppure, molti fisici e cosmologi parlano disinvoltamente dell&#8217;infinito e poi, improvvisandosi (cattivi) pensatori, si mettono a speculare sulle implicazioni filosofiche di tale concetto, che in realt\u00e0 essi maneggiano volentieri e di cui parlano molto, ma che non hanno realmente compreso, per la semplice ragione che si tratta di una realt\u00e0 incommensurabile: ad essa nulla pu\u00f2 essere paragonato, perch\u00e9 non esiste nulla che, nella realt\u00e0 esperibile con i sensi e intelligibile con la ragione, offra una qualsiasi possibilit\u00e0 di paragone. Da questo abuso linguistico dei fisici nasce la presunzione dei filosofi: poich\u00e9 si sono fatti ossequiosi adoratori della Scienza e poich\u00e9 la Scienza, secondo loro, padroneggia perfettamente il concetto d&#8217;infinito (il che non \u00e8 vero), essi credono che l&#8217;infinito non abbia pi\u00f9 segreti per loro, e si rifiutano di ammettere in esso una dimensione misteriosa. Non c&#8217;\u00e8 alcun mistero nell&#8217;infinito, secondo loro; essi hanno abolito in linea generale ogni idea di mistero: non ammettono che vi siano dei misteri, ma tutt&#8217;al pi\u00f9 dei problemi, e per ogni problema prima o poi si trova la soluzione.<\/p>\n<p>Alla radice di questa posizione c&#8217;\u00e8 una questione di orgoglio e di rifiuto della trascendenza. La cultura moderna nasce cos\u00ec: dal rifiuto della trascendenza e quindi dalla pretesa di dare una spiegazione materialistica a tutte le domande dell&#8217;uomo. \u00c8 come se gli esponenti della cultura moderna si sentissero personalmente oltraggiati e sminuiti qualora dovessero riconoscere l&#8217;esistenza di Dio e il debito che hanno le creature nei confronti del loro Creatore, e volessero fare in modo che tale idea venga sradicata dalla coscienza degli uomini, anche se questo \u00e8 impossibile, perch\u00e9 l&#8217;anima umana \u00e8 ontologicamente strutturata in modo da sentirsi legata a Dio che l&#8217;ha creata, e al quale aspira a ritornare come alla meta cui da sempre \u00e8 destinata. Da questa contraddizione scaturisce quel fondo limaccioso di odio e rancore sempre latente che caratterizza gli intellettuali moderni (moderni non in senso cronologico, ma in quanto aderenti all&#8217;ideologia della modernit\u00e0) quando si parla di Dio, e che li spinge a cercare sempre delle spiegazioni naturalistiche per il mondo cos\u00ec da poter escludere anche solo l&#8217;ipotesi della trascendenza e della creazione. Un tipico esempio, nel caso delle scienze naturali, \u00e8 dato dalla teoria dell&#8217;evoluzione, la quale nonostante tutte le sue falle, le sue incongruenze e l&#8217;inconsistenza della sua stessa base logica (non esiste alcuna possibilit\u00e0 di passaggio dalla materia inorganica a quella organica, n\u00e9 oggi, n\u00e9 ieri, n\u00e9 mai, e questo i biologi lo sanno molto bene) continua ad essere adottata e presentata come la sola spiegazione scientifica delle specie viventi da parte della maggioranza dei biologi. \u00c8 quasi un problema di psicopatologia: se e quando l&#8217;uomo moderno riuscir\u00e0 a liberarsi dal suo complesso nodo fatto di odio e invidia nei confronti del Padre celeste (psicanalisti, sbizzarritevi), anche la sua ragione smetter\u00e0 di vaneggiare e torner\u00e0 ad essere quel mirabile strumento di ricerca della verit\u00e0, per la quale essa gli \u00e8 stata data, e non certo per ribellarsi al suo Creatore.<\/p>\n<p>Concludendo: l&#8217;uomo cerca la verit\u00e0 come cerca la felicit\u00e0; nella verit\u00e0 trova l&#8217;appagamento delle sue pi\u00f9 profonde aspirazioni, perch\u00e9 senza di essa anche le gioie hanno un sapore amaro. Ma la verit\u00e0 \u00e8 Dio. Come dice Ges\u00f9 a Pilato (<em>Gv<\/em> 18,37): <em>Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verit\u00e0. Chiunque \u00e8 dalla verit\u00e0, ascolta la mia voce.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Importante non \u00e8 conoscere questa o quella cosa, ma conoscere l&#8217;essenziale: vale a dire le cause ultime. 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