{"id":23985,"date":"2019-06-24T09:13:00","date_gmt":"2019-06-24T09:13:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/06\/24\/ci-manca-una-memoria-condivisa-grazie-a-dio\/"},"modified":"2019-06-24T09:13:00","modified_gmt":"2019-06-24T09:13:00","slug":"ci-manca-una-memoria-condivisa-grazie-a-dio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/06\/24\/ci-manca-una-memoria-condivisa-grazie-a-dio\/","title":{"rendered":"Ci manca una memoria condivisa: grazie a Dio!"},"content":{"rendered":"<p>Uno dei <em>mantra<\/em> pi\u00f9 frequenti che si sentono pronunciare intorno al 25 aprile di ogni anno, quando si parla (completamente al di fuori della realt\u00e0) di fascismo e antifascismo, come se fossero due cose vive e attuali, mentre il primo ha cessato di esistere pi\u00f9 di settant&#8217;anni fa, il secondo, come unit\u00e0 organica e concorde, non \u00e8 mai esistito se non nella leggenda resistenziale, per esser poi codificato e pietrificato nella relativa mitologia, <em>in saecula saeculorum<\/em>, \u00e8 che a noi italiani manca purtroppo una memoria condivisa di quel passato, il che ci impedisce di essere una nazione normale. Confessiamo di essere stati anche noi di tale opinione, fino a quando non ci siamo resi conto che la cosa importante, per l&#8217;identit\u00e0 e la coesione interna di un popolo, non \u00e8 avere una memoria condivisa ma evitare che la memoria sia costruita e dettata da una minoranza che si ritiene detentrice del Vero e del Bene e che s&#8217;impegna con tutte le sue forze (o meglio, con tutte le forze dello Stato, cio\u00e8 con tutte le <em>nostre<\/em> forze) ad imporla all&#8217;intera societ\u00e0. A che servirebbe, infatti, avere una memoria condivisa, se fosse non la memoria dei fatti reali, ma dei fatti manipolati e mitizzati da una incessante e spudorata propaganda di parte? In altre parole: piuttosto che una memoria condivisa, s\u00ec, ma faziosa e bugiarda, riteniamo che sia meglio, cento volte meglio, seguitare ad avere una memoria divisa.<\/p>\n<p>Del resto, a ben riflettere, come potrebbe essere la memoria storica totalmente condivisa dagli eredi di parti politiche diverse ed opposte, che si sono combattute e massacrate a vicenda, senza quartiere e senza piet\u00e0 per alcuno? Al massimo, si pu\u00f2 condividere il fatto che tutto ci\u00f2 \u00e8 realmente avvenuto: ma noi non siamo neppure in questa fase, perch\u00e9 oggi si nega un&#8217;intera faccia della medaglia, e si pretende che crimini e atrocit\u00e0 siano stati perpetrati da una parte sola, quella che era intrinsecamente malvagia e criminale. E come fanno ad affermare una cosa del genere, i campioni del <em>politically correct<\/em>? Ma \u00e8 semplicissimo: perch\u00e9 una delle parti in lotta stava al fianco di Hitler, o meglio, si era offerta lei stessa come bassa manovalanza per eseguire gli obiettivi criminali del F\u00fchrer, oltretutto macchiandosi di spaventose atrocit\u00e0 contro i suoi fratelli di stirpe: torturare i prigionieri, bruciare le case dei &quot;ribelli&quot;, insomma fare gran parte del lavoro sporco al posto dei padroni tedeschi. E siccome Hitler \u00e8 il Male Assoluto, la conclusione \u00e8 quasi obbligatoria: chi stava dalla sua porte non poteva essere che un malvagio; chi stava contro di lui, non poteva essere che un eroe. Ampliando questo ragionamento su scala mondiale i sovietici, quando giunsero ad Auschwitz, erano i &quot;liberatori&quot;, ovviamente dei prigionieri ebrei; e silenzio sul fatto che venivano da un Paese nel quale i campi di concentramento erano cos\u00ec numerosi e cos\u00ec tremendi, che un numero incalcolabile di persone vi trov\u00f2 la morte, per\u00f2 lontano dai riflettori della storia, appunto perch\u00e9 nel 1945 l&#8217;Unione Sovietica venne a trovarsi nel ruolo di Paese vincitore del male Assoluto. E cos\u00ec, infatti, ce l&#8217;hanno sempre raccontata, fin dai banchi di scuola (se senza mai arrossire): il &#8217;45 vide la vittoria del Bene sul mostro nazista e i suoi satelliti, dunque un po&#8217; di quella luce gloriosa si riflette su tutti quelli che avevano lottato contro di esso, compresi i piloti americani che sganciarono le bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki&#8230;<\/p>\n<p>Ad ogni modo, la paradossalit\u00e0 e l&#8217;artificiosit\u00e0 della situazione italiana emerge evidente da un rapido confronto con quel che \u00e8 accaduti nell&#8217;ex Unione Sovietica e negli altri Paesi del socialismo reale. Mentre in Italia il binomio di <em>fascismo<\/em> (da sbandierare eternamente) e <em>antifascismo<\/em> (la formula magica che apre tutte le porte e spiega tutti i misteri) \u00e8 stato propalato per settant&#8217;anni, in Russia invece, dopo la caduta del comunismo, fin da subito ci \u00e8 ben guardati dal far nascere una cultura anti-comunista: e non perch\u00e9 il popolo russo avesse delle particolari nostalgie comuniste, ma perch\u00e9 porsi sotto il vessillo dell&#8217;anticomunismo avrebbe significato riconoscere che il comunismo, sia pure allo stato potenziale, continuava ad essere vivo e pericoloso. Al contrario sin dalla sua caduta, nel 1989-91, il comunismo \u00e8 apparso ai russi, ai polacchi, ai tedeschi dell&#8217;est, ai cechi, agli ungheresi, ecc., per quel che realmente era: un capitolo chiuso, una storia passata. Mettersi sotto il mantello dell&#8217;anticomunismo per rivendicare una benemerenza politica e al tempo stesso morale, sarebbe apparso ridicolo, oltre che patetico. E non perch\u00e9 in Russia ci siano ancora sia i fautori che i nemici del comunismo, ma perch\u00e9 si \u00e8 preso attio della fine irreversibile del comunismo, <em>e quindi anche dell&#8217;anticomunismo<\/em>. Che senso ha essere anticomunisti, se il comunismo non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9? E che senso ha, in Italia, continuare a proclamarsi fieramente antifascisti, se il fascismo \u00e8 morto a Piazzale Loreto, alla fine di aprile del 1945?<\/p>\n<p>E adesso parliamo di uno dei temi che pi\u00f9 chiaramente permettono di misurare la strana, inverosimile sopravvivenza della dialettica fascismo\/antifascismo nell&#8217;Italia repubblicana e democratica di questi lunghi decenni succeduti alla Seconda guerra mondiale: quello degli assalti partigiani contro i militari tedeschi, oltre che contro i fascisti (ma in diversi casi sarebbe pi\u00f9 giusto chiamarli &quot;assassinii&quot;, specie nel caso dei G.A.P. comunisti, Gruppi d&#8217;Azione Patriottica, i quali operavano in contesto urbano) e delle rappresaglie tedesche contro la popolazione civile. \u00c8 evidente che esistono due filosofie politiche al riguardo, e perci\u00f2 anche due concetti di giustizia: uno che d\u00e0 la precedenza e la prevalenza alla lotta di liberazione, in tutte le sue forme ed espressioni; l&#8217;altro che d\u00e0 la priorit\u00e0 alla difesa della popolazione e quindi giudica inutili, pericolose e controproducenti tutte le azioni partigiane che possono offrire ai tedeschi un pretesto per sfogare il loro risentimento di ex alleati traditi, proprio quando la loro situazione si stava facendo estremamente critica su tutti i fronti della Seconda guerra mondiale. La questione non \u00e8 affatto nuova, anzi esiste una discussione che si \u00e8 accesa a caldo, fin dal 1943-45, e si \u00e8 trascinata stancamente per sette decenni; stancamente perch\u00e9 la prima interpretazione \u00e8 sempre stata imposta con successo, se necessario con l&#8217;arma del ricatto psicologico: negare la legittimit\u00e0 di qualunque azione partigiana \u00e8 stato infatti presentato come un perfido tentativo di indebolire la solidariet\u00e0 fra le componenti della Resistenza e quindi fra i partiti dello schieramento del CLN. Perfino l&#8217;assassinio d&#8217;un vecchio filosofo perfettamente inerme e incolpevole, come Giovanni Gentile, \u00e8 stato presentato dalla cultura dominante come un atto di guerra legittimo, del quale, semmai si pu\u00f2 discutere le legittimit\u00e0 della forma, non della sostanza. E ci\u00f2 perch\u00e9 i comunisti, autori delle azioni pi\u00f9 efferate e pi\u00f9 discutibili, ma anche protagonisti assolti della lotta partigiana, hanno sempre preteso dagli altri partiti e dalle altre forze antifasciste una sorta di solidariet\u00e0 ideologica preliminare, e sono riusciti a far credere a lungo, in sede storiografica, che essi avevano obiettivi molto simili a quelli delle altre componenti della Resistenza, e comunque mai apertamente discordi; obiettivi che sono stati falsamente presentati come la lotta per la libert\u00e0 e contro il tedesco invasore, mentre erano la preparazione di una presa violenta del potere, che passava attraverso l&#8217;eliminazione fisica di tutte le figure di riferimento della borghesia, non solo in campo fascista, ma anche in campo antifascista (cosa che spiega le numerosissime &quot;strane&quot; morti di capi partigiani non comunisti nei giorni confusi e sanguinosi dell&#8217;aprile e del maggio 1945, sempre attribuite ai tedeschi e ai fascisti ma avvenute, in realt\u00e0, in circostanze pi\u00f9 che mai dubbie). Ed \u00e8 noto che anche la pi\u00f9 tristemente famosa delle rappresaglie tedesche, quella delle Fosse Ardeatine, \u00e8 direttamente legata all&#8217;azione dei partigiani comunisti in via Rasella, circostanza che ha dato luogo a polemiche non di secondaria importanza all&#8217;interno dello schieramento antifascista e ha avuto anche degli strascichi giudiziari, a riprova del fatto che le componenti non comuniste del CLN non erano per niente d&#8217;accordo con la strategia comunista di provocare a bella posta delle feroci rappresaglie da parte tedesca, nella spregiudicata e velleitaria speranza d&#8217;innescare un processo insurrezionale fra la popolazione, nel caso specifico nella citt\u00e0 di Roma, per motivi politici legati agli obiettivi strategici del PCI ma che niente avevamo a che vedere con la salvaguardia dei civili inermi.<\/p>\n<p>Per meglio sviluppare questo discorso prendiamo un caso eclatante, anche se non altrettanto noto di quello delle Fosse Ardeatine: l&#8217;eccidio di Civitella in Val di Chiana del 23 giugno 1944, nel quale persero la vita 244 cittadini, e delle successive polemiche, che videro buona parte della popolazione superstite schierata su posizioni molto critiche verso i partigiani, i quali, uccidendo tre militari tedeschi nell&#8217;osteria del piccolo paese, avevano provocato la rappresaglia. Nel suo libro-inchiesta su quella tragica vicenda, <em>La memoria divisa<\/em>, il saggista Giovanni Contini osservava (Milano, Rizzoli, 1997, pp. 255, 258 e 259-60):<\/p>\n<p><em>La memoria divisa, come si \u00e8 cristallizzata a Civitella, non rappresenta solo una delle tante componenti dell&#8217;identit\u00e0 collettiva, ma ne costituisce l&#8217;elemento pi\u00f9 importante, e blocca il passato nel presente, rendendo stabile e permanente l&#8217;antico dolore. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>La formazione di una memoria divisa ha impedito che le ragioni dei partigiani e quelle della popolazione, nel giugno del 1944 ancora parzialmente separate e spesso conflittuali non solo a Civitella, si fondessero nel corso degli anni successivi, nella grande mobilitazione politica che segu\u00ec la Liberazione. E che quella fusione venisse proiettata retrospettivamente sul passato recente, costruendo un&#8217;identit\u00e0 di vedute fra partigiani e popolazione spesso anacronistica, e che n realt\u00e0 si realizz\u00f2 soprattutto DOPO. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>La memoria divisa \u00e8 una manifestazione particolarmente interessante della tradizione orale, quell&#8217;importante trasmissione del ricordo tra le generazioni che si compie fuori dai circuiti canonici che orientano i modi di trasmissione della memoria storica. Essa avviene in forma poco visibile, sostanziandosi negli aneddoti che gli anziani racconta ai pi\u00f9 giovani con l&#8217;intento di distillare un senso dall&#8217;esperienza compiuta che posa funzionare da ammaestramento alle nuove generazioni.<\/em><\/p>\n<p><em>Nonostante la sua scarsa visibilit\u00e0 la tradizione orale, anche nelle societ\u00e0 dominate dalla scrittura, conserva uno spazio importante e autonomo. \u00c8 normale trovare nei paesi e nelle piccole comunit\u00e0, una memoria collettiva che spiega le vicende storiche cercandone le cause in loco e sottovalutando i vincoli esterni e lontani.<\/em><\/p>\n<p><em>Rispetto alle &quot;visioni del mondo locali&quot; di molti altri paesi, che si sono formate elaborando il significato d lunghe vicende normali, la memoria di Civitella \u00e8 diversa, perch\u00e9 si \u00e8 focalizzata e divisa su un punto eccezionale, su quanto accadde in quel terribile e lontano 29 giugno 1944. Tuttavia anch&#8217;essa partecipa di alcuni caratteri che definiscono la tradizione orale: il meccanismo causale rifugge dalla complessit\u00e0, dai vincoli esterni, incontrollabili per concentrarsi sul noto, sul dominabile, sul prossimo: i partigiani locali e non i tedeschi; l&#8217;agguato del 18 giugno e non le molte azioni compiute dalla Resistenza nella zona.<\/em><\/p>\n<p><em>Anche la memoria collettiva di Civitella non si limita a essere un risultato degli eventi storici, ma contribuisce a costruire la storia futura. Questo ricordo che continua a evolvere per decenni ci racconta molto del primo mezzo secolo di storia repubblicana, di come sia concretamente successo che piccoli universi locali mai fino a allora realmente entrati nel circuito politico nazionale fossero inglobati nei due schieramenti politici che si sono contrapposti, con alterne vicende, fino alla fine degli anni Ottanta: per effetto non di un semplice assorbimento passivo del periferico nel nazionale ma di una spinta attiva, che partiva dal basso originata proprio dai traumi subiti a livello locale.<\/em><\/p>\n<p><em>E ci dice molto anche di come gli universi locali abbiano tuttavia mantenuto una loro autonomia rispetto ai grandi contenitori politici nazionali, una loro identit\u00e0, segreta ma importante. Perch\u00e9 anche da una simile discontinuit\u00e0 tra il centro e la periferia emergono quei sorprendenti localismi che recentemente hanno complicato le nostre vicende politiche<\/em>.<\/p>\n<p>L&#8217;Autore si sforza di assumere come legittimo anche il punto di vista di quegli abitanti di Civitella che hanno sempre considerato sbagliata e illegittima l&#8217;azione partigiana contro i soldati tedeschi, attirandosi, sia durante la guerra, anche in forme fisiche, sia nella polemica storiografica successiva, le ire dello schieramento antifascista <em>politically correct<\/em>, e specialmente dei comunisti, per aver biasimato il contegno di quei partigiani, i quali lasciarono il paese e le frazioni vicine (Cornia e San Pancrazio di Bucine) esposte all&#8217;inevitabile rappresaglia. E quel tentativo di ascoltare anche una voce politicamente scorretta \u00e8 gi\u00e0 apparso a molti come un delitto di lesa maest\u00e0, per le ragioni pi\u00f9 sopra esposte; anche se il discorso di Contini resta all&#8217;interno d&#8217;un approccio antropologico pi\u00f9 che storico, nel suo sforzo di dar voce anche a quei contadini ignari delle necessit\u00e0 di ordine generale di una guerra come quella. In tal senso, gli abitanti di Civitella avevano il torto di attribuire la responsabilit\u00e0 dell&#8217;accaduto ai partigiani invece che ai tedeschi, perch\u00e9 quelli erano percepiti come pi\u00f9 vicini rispetto a questi, segno d&#8217;una mentalit\u00e0 primitiva, che non coglie i legami remoti fra gli eventi, n\u00e9 la loro &quot;necessit\u00e0&quot; storica. Impostazione che implica un altro giudizio di valore, sia pure implicito: quanto pi\u00f9 una comunit\u00e0 \u00e8 isolata dal contesto nazionale, tanto meno \u00e8 capace di porsi in maniera organica rispetto ad essa; perci\u00f2 ne consegue che, per avere una concordia di giudizio, bisognerebbe che i localismi scomparissero o che, almeno, fossero inglobati all&#8217;interno della cultura dominante, urbana, cosmopolita e imbevuta di teoria, mentre le piccole comunit\u00e0 locali elaborano le loro memorie soprattutto a livello pratico.<\/p>\n<p>In questo senso, tornando al nostro discorso iniziale, \u00e8 cosa buona e giusta che la memoria del passato, di <em>quel<\/em> passato, non sia condivisa: se lo fosse, vorrebbe dire che i Bocca, i Battaglia, i Canfora, gli Spriano, alla fine, sono riusciti a cancellare i fatti per sostituirli con le loro pie (o piuttosto empie) leggende: celebrando i fratelli Cervi e oscurando i fratelli Govoni; ricordando le vittime delle Fosse Ardeatine e scordandosi di quelle delle foibe. Ma la gente, la gente semplice, la gente che viveva sui luoghi e non teorizzava nei salotti o nelle centrali di partito, <em>sa<\/em> come sono andate realmente le cose. Per sapere cosa fu davvero la Resistenza, specialmente nella sua componente pi\u00f9 forte, quella comunista, bisogna chiederlo a quanti vivevano in quei luoghi e furono testimoni di quelle vicende, non per sentito dire, ma in primissima persona (alcuni sono ancora in vita, anche se allora erano bambini; altri erano in vita fino a qualche anno fa ed era possibile ascoltare i loro racconti). Ebbene: nove su dieci non dicevano, n\u00e9 dicono, dei partigiani, quel che si ostinano a ripetere, da settant&#8217;anni, i libri di storia, ossia che la popolazione era tutta dalla loro parte. Semplicemente, ne hanno un brutto ricordo. E non perch\u00e9 la gente fosse, in maggioranza, di sentimenti fascisti; ma per la semplice ragione che essa <em>vide<\/em> come agivano i partigiani, e ne serba un ricordo tutt&#8217;altro che bello&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Uno dei mantra pi\u00f9 frequenti che si sentono pronunciare intorno al 25 aprile di ogni anno, quando si parla (completamente al di fuori della realt\u00e0) di<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30178,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[56],"tags":[111,137],"class_list":["post-23985","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-politica","tag-comunismo","tag-fascismo"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-politica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23985","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23985"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23985\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30178"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23985"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23985"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23985"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}