{"id":23972,"date":"2017-02-13T03:35:00","date_gmt":"2017-02-13T03:35:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/02\/13\/come-deve-porsi-la-chiesa-rispetto-alla-modernita\/"},"modified":"2017-02-13T03:35:00","modified_gmt":"2017-02-13T03:35:00","slug":"come-deve-porsi-la-chiesa-rispetto-alla-modernita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/02\/13\/come-deve-porsi-la-chiesa-rispetto-alla-modernita\/","title":{"rendered":"Come deve porsi la Chiesa rispetto alla modernit\u00e0?"},"content":{"rendered":"<p>Gira e rigira, il problema di fondo, per la Chiesa, \u00e8 sempre lo stesso: come essa deve porsi nei confronti del mondo moderno.<\/p>\n<p>Nella costituzione pastorale <em>Gaudium et Spes<\/em>, sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, pubblicata il 7 dicembre 1965, a conclusione dei lavori del Concilio Vaticano II, il Magistero si pone, per la prima volta, in un atteggiamento di apertura, di benevolenza, di collaborazione con le forze della societ\u00e0 contemporanea, offrendo il suo contributo per la costruzione dell&#8217;uomo nuovo, secondo il modello di Cristo, e riconoscendo, a sua volta, di aver bisogno dell&#8217;apporto degli uomini che vivono nel mondo moderno, per sviluppare la sua missione universale. Curioso: era passato quasi esattamene un secolo dalla pubblicazione del <em>Sillabo<\/em> da parte di Pio X (8 dicembre 1864), e la prospettiva della Chiesa rispetto al mondo contemporaneo era stata letteralmente capovolta: dalla condanna e dal rifiuto di tutti gli aspetti caratterizzanti della societ\u00e0 e della cultura moderne (liberalismo, socialismo, comunismo, ateismo, indifferentismo, libert\u00e0 di coscienza, libert\u00e0 di stampa, matrimonio civile) si era passati a una valutazione serena e ottimistica, piena di fiducia nella possibilit\u00e0 d&#8217;instaurare un rapporto aperto e collaborativo. Che cosa era successo, dunque? Chi aveva ragione e chi aveva torto: la Chiesa di Giovanni XXIIII o quella di Pio IX? E non vale rispondere che avevano ragione entrambe, tenendo conto della diversit\u00e0 del momento storico e della rapida evoluzione sociale, culturale e politica verificatasi dall&#8217;epoca del <em>Sillabo<\/em> a quella del Concilio Vaticano II. Sarebbe una risposta pilatesca: infatti, la questione sul tappeto \u00e8 di carattere molto pi\u00f9 generale, e, anche se all&#8217;epoca di Pio IX non c&#8217;erano ancora stati i regimi comunisti e fascisti, n\u00e9 le due guerre mondiali e la bomba atomica, n\u00e9 il crollo degli imperi coloniali e la Guerra Fredda, l&#8217;interrogativo di fondo rimane intatto: \u00e8 giusto che la Chiesa stabilisca con il mondo moderno un rapporto di apertura e di collaborazione, e che non si stanchi di dialogare con esso per il bene dell&#8217;umanit\u00e0, oppure si tratta di un errore clamoroso, che potrebbe avere conseguenze irreparabili? \u00c8 possibile che la Chiesa cattolica, prima del Concilio, si sia chiusa a riccio come in una cittadella assediata, per alcuni secoli &#8212; specialmente a partire dal Concilio di Trento -, rinunciando alla sua missione di andare nel mondo per convertirlo?<\/p>\n<p>Innanzitutto, una precisazione filologica. Che cosa s&#8217;intende per &quot;mondo moderno&quot;, quando si parla del rapporto che la Chiesa deve, o dovrebbe avere, verso di esso? Esistono quantomeno due significarti distinti, e non \u00e8 lecito confonderli, a meno che lo si faccia apposta, per portare acqua al proprio mulino. Se con quella espressione si intende il fatto puramente oggettivo della societ\u00e0 odierna, allora \u00e8 un conto. Alla domanda: in che anno siamo?, la risposta deve essere, per forza, oggettiva: siamo nel 2017. Tuttavia, non pigliamoci in giro, l&#8217;espressione <em>mondo moderno<\/em>, o <em>societ\u00e0 moderna<\/em>, o anche <em>civilt\u00e0 moderna<\/em> (ammesso che di una &quot;civilt\u00e0&quot; si possa parlare, o non si debba piuttosto parlare di una anti-civilt\u00e0, di una contro-civilt\u00e0, non hanno solamente un significato storico-cronologico: non servono solo a collocare la nostra realt\u00e0 nel tempo; hanno anche, e soprattutto, un significato intrinseco, contenutistico. Sono l&#8217;equivalente del termine &quot;modernit\u00e0&quot;, inteso nel suo senso pi\u00f9 pregnante e &quot;ideologico&quot;. In questo significato (che \u00e8 sempre presente, se non altro allo stato latente), la modernit\u00e0 \u00e8 l&#8217;insieme di quei mezzi, di quegli stili, di quegli oggetti e di quelle aspettative che contraddistinguono la civilt\u00e0 occidentale a partire dalla fine del medioevo, ma specialmente a partire dai secoli XVII- XVIII. Una civilt\u00e0, a differenza della semplice societ\u00e0, ha anche dei fini, particolarmente quello di indicare un orizzonte di vita, di lavoro e di speranza ai suoi figli, e, possibilmente, a tutti i suoi discendenti, anche a quelli che devono ancora nascere e che nasceranno fra parecchie generazioni, e perfino, in un certo senso, ai suoi morti: perch\u00e9 una civilt\u00e0 degna di tale nome affonda le radici nel pi\u00f9 remoto passato e ha l&#8217;ardire di protendere i suoi rami verso il futuro pi\u00f9 lontano. Dunque, l\u00ec espressione &quot;il mondo moderno&quot; designa anche, e in primo luogo, l&#8217;insieme degli ideali, degli strumenti, degli orizzonti elaborati dalla ideologia della modernit\u00e0. Perci\u00f2, per un cristiano, la sola domanda significativa \u00e8 se la modernit\u00e0, in questa accezione pi\u00f9 &quot;densa&quot;, sia compatibile con il cristianesimo e con la Chiesa; se, nel suo DNA, vi sia un corredo cromosomico, per cos\u00ec dire, compatibile con essi. La risposta, per\u00f2, non pu\u00f2 essere umorale, soggettiva, sentimentale: la risposta deve essere ragionata, cio\u00e8 scaturire da una precisa analisi storica, filosofica, etica della modernit\u00e0. Eppure, quanta confusione perfino nell&#8217;uso del linguaggio! Non si capisce mai se chi parla del rapporto tra la Chiesa e il mondo moderno lo fa tenendo presente il primo o il secondo significato. Quanto ai Padri conciliari che compilarono la <em>Gaudium et Spes<\/em>, bisogna domandarsi su che cosa poggiasse il loro ottimismo, la loro fiducia di poter efficacemente interagire con la societ\u00e0 moderna, ma anche di poter ricevere da essa un apporto prezioso. Evidentemente, il loro giudizio sulla modernit\u00e0 non era pi\u00f9 cos\u00ec severo, come lo era stato quello di Pio IX, e, in una certa misura, anche dei pontefici susseguenti, fino a Pio XII compreso. Tuttavia, se la radice della civilt\u00e0 moderna \u00e8 stata la secolarizzazione, e, nello stesso tempo, la trasformazione dell&#8217;Europa in senso capitalista, massonico, industriale e finanziario, ossia nella prospettiva di una &quot;civilt\u00e0 del denaro e del profitto&quot; tesa a sostituire completamente la civilt\u00e0 del lavoro e dello spirito, allora \u00e8 illusorio, o peggio, pensare che la Chiesa possa trovare un proficuo terreno comune per collaborare con essa. Qui, evidentemente, vi fu anche un grave errore di ordine non solo logico, ma altres\u00ec morale: gli uomini &quot;moderni&quot; non sono, soltanto, gli abitanti del mondo moderno, che hanno avuto in sorte di nascere in questa particolare epoca; sono anche delle anime esposte al pericolo gravissimo di subire gli effetti di un radicale allontanamento da Dio, e gettate nella bolgia infernale di una lotta feroce di tutti contro tutti &#8212; perch\u00e9, se Dio non c&#8217;\u00e8, allora tutto \u00e8 permesso all&#8217;uomo contro i suoi simili -, al solo fine di alimentare la ricchezza di pochi e di cooperare alla distruzione dei valori autenticamente umani. Se non \u00e8 la Chiesa cattolica a sapere, e a tenere per centro, che una societ\u00e0 che si allontana da Dio, si avvicina, per ci\u00f2 stesso, e finisce per cadere sotto l&#8217;influenza del diavolo, chi mai dovrebbe saperlo e ricordarsene? E se non \u00e8 la Chiesa cattolica a farsi carico della minaccia incombente che venga strappata l&#8217;anima del mondo e che il principe delle tenebre divenga il signore dell&#8217;umanit\u00e0 intera, votandola alla distruzione totale, chi sapr\u00e0 o vorr\u00e0 farlo, al suo posto?<\/p>\n<p>Scriveva Joseph Ratzinger su questo argomento (in: <em>Dogma e predicazione<\/em>, 170 sgg.; cit. in Jospeh Ratzinger, Collaboratori della verit\u00e0. Un pensiero al giorno, a cura di suor Irene Grassl, titolo originale: <em>Mitarbeiter der Wahrheit:<\/em> <em>Gedanken f\u00fcr jeden Tag<\/em>, W\u00fcrzburg, Verlag Johan Wilhelm Naumann, 1990; traduzione dal tedesco di Annarita Torti, Libreria Editrice Vaticana, 205, e Cinisello Balsamo, Milano, Edizioni San Paolo, 2006, pp. 224-226):<\/p>\n<p><em>Il compito del cristiano, oggi, non dovrebbe essere quello di stare accanto al mondo odierno, in atteggiamento di fondamentale disapprovazione, bens\u00ec quello di purificare, di esorcizzare, e cos\u00ec di liberare dal suo interno &#8212; nella &quot;chiarita cristiana&quot; &#8212; il mondo contemporaneo della scienza e del lavoro.<\/em><\/p>\n<p><em>Vivendo il mondo a partire da questo asse di riferimento, e solo cos\u00ec, il cristiano pu\u00f2 nello stesso tempo contribuire a eliminare criticamente, a &quot;neutralizzare&quot; ci\u00f2 che di fatto, in ogni epoca, \u00e8 opera in essa delle &quot;potenze di questo mondo&quot; (in senso negativo). Se, di fronte all&#8217;innegabile presenza anche di questo fattore il s\u00ec del cristiano al &quot;mondo d&#8217;oggi&quot; dev&#8217;essere un s\u00ec critico, questo non vuol certo dire per\u00f2 che egli possa impegnarsi solo a met\u00e0, perch\u00e9 non gli sarebbe possibile fare altrimenti. Ci\u00f2 non pu\u00f2 voler dire che egli se ne debba occupare solo perch\u00e9 trascinato, e non di sua spontanea iniziativa. La dedizione a met\u00e0 non serve a niente. La risposta del cristiano ai problemi di oggi non pu\u00f2 essere per met\u00e0 un credere e per met\u00e0 un lasciarsi trascinare da un mondo, dal quale non pu\u00f2 tirarsi fuori. La sua risposta dev&#8217;essere piuttosto una fede piena, e un assenso al mondo odierno, nella sua interezza, sulla base della totalit\u00e0 della fede, cio\u00e8 un agire sulla base della responsabilit\u00e0 dell&#8217;amore nel contesto di un universo di prestazioni, strutturato secondo le coordinate della scienza e della tecnica.<\/em><\/p>\n<p><em>Un simile servizio, reso di tutto cuore, di fronte ai compiti posti dal mondo d&#8217;oggi, non significa affatto un&#8217;infedelt\u00e0 nei confronti della stoltezza della croce, a favore invece di un&#8217;ingenua fede ottimistica nel progresso. Proprio l&#8217;oggettivit\u00e0 di un servizio accolto con tale spirito richiede (se, diversamente dalla mentalit\u00e0 corrente, si vuol comprendere tutto a partire dall&#8217;intimo nucleo della &quot;chiarita cristiana&quot;) la disponibilit\u00e0 a perdersi, a donarsi ogni giorno, di nuovo; senza questo perdersi non si pu\u00f2 mai dare autentico ritrovarsi.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;ascesi cristiana non diventa superflua, anche se le sue forme cambiano. Ed \u00e8 chiaro: anche il servizio dell&#8217;amore cristiano alla persona non diventer\u00e0 mai qualcosa di superfluo, per quanto possa cambiare l&#8217;aspetto del mondo<\/em>.<\/p>\n<p>Colpisce come, in questa pagina di prosa, Joseph Ratzinger sintetizzi l&#8217;essenza del mondo moderno nel fatto della scienza e della tecnica, e sostenga come, in tale ambito, la Chiesa pu\u00f2 e deve imparare dalla cultura secolare: una interpretazione della modernit\u00e0 che \u00e8, a dir poco, riduttiva, senza contare che non evidenzia per nulla come l&#8217;uomo moderno, per affrontare e risolvere i problemi che lo attanagliano, ha bisogno di ben altro che macchine e tecniche. Colpisce anche, da un lato, il fatto che egli paragoni l&#8217;epoca attuale a qualsiasi altra epoca della storia, relativizzando la minaccia diabolica: le &quot;potenze del mondo&quot;, secondo lui, hanno sempre operato, e continuano ad operare, nella storia umana, contro i disegni della Provvidenza (il che \u00e8 vero), per cui l&#8217;epoca moderna non presenta nulla di nuovo o di particolarmente anticristiano rispetto a tante altre (il che \u00e8 falso); dall&#8217;altro, il dovere del cristiano di gettarsi, di donarsi, di &quot;perdersi&quot; nel servizio, con un impegno totale e mettendosi in gioco sino in fondo, senza per\u00f2 distinguere opportunamente fra impegno <em>nel<\/em> mondo e impegno <em>per<\/em> il mondo. Il cristiano ama il prossimo, dunque ama anche il mondo; ma se il mondo moderno \u00e8 il mondo che rifiuta Dio, che promuove la logica di Caino, che vorrebbe deificare l&#8217;Uomo, allora, in questo mondo diabolico, il cristiano deve, s\u00ec, impegnarsi e donarsi, ma non per riconoscerlo come un valido interlocutore, bens\u00ec per convertirlo. Il cristiano deve distinguere fra coloro che vivono nel mondo e coloro che si identificano con questo mondo di tenebre (come lo chiama san Paolo), che si oppone al Vangelo. \u00c8 una distinzione essenziale. Non si pu\u00f2 servire sia Dio che Mammona: se si serve il mondo, non si serve Dio, lo si respinge; e viceversa. Ges\u00f9 stesso ha mandato i suoi discepoli a predicare nel mondo la buona novella, ma ha raccomandato loro di non insistere di fronte a chi non la vuole accogliere, bens\u00ec di scuotere la polvere dai calzari e andare altrove. Sono parole chiare, concetti chiarissimi. Ges\u00f9 si \u00e8 perfino rifiutato di pregare per il &quot;mondo&quot;, durante la solenne preghiera al Padre al termine dell&#8217;Ultima Cena; e a Erode, l&#8217;assassino di Giovanni il Battista, che lo interrogava, non ha risposto nemmeno una parola (mentre con Pilato aveva dialogato e gli aveva perfino dichiarato lo scopo della sua missione: rendere testimonianza alla Verit\u00e0). Questo significa che il cristiano deve rapportarsi al mondo che lo circonda con discernimento: sottovalutare il pericolo o ignorare l&#8217;ambiguit\u00e0 di certe relazioni non fa parte del suo bagaglio intellettuale e spirituale.<\/p>\n<p>Oggi va molto di moda l&#8217;idea che il &quot;vero&quot; cristiano debba andare pi\u00f9 che mai nel mondo, sporcarsi le mani, prendere l&#8217;odore di pecora e farsi, alla lettera, operaio fra gli operai della fabbrica; e che il prete ideale, di conseguenza,sia il prete &quot;di strada&quot;, abituato a frequentare gli ultimi, i rifiutati, i disprezzati. In tutto questo c&#8217;\u00e8 un grosso malinteso: perch\u00e9, quando essi dicono che anche Ges\u00f9 faceva cos\u00ec, non hanno forse ben chiaro che Ges\u00f9 lo faceva, entro certi limiti, ma per convertire e non per assecondare le anime nel disordine del peccato; e, inoltre, dimenticano il piccolo particolare che essi non sono Ges\u00f9. Ges\u00f9 sapeva attraversare la palude senza inzaccherarsi, sapeva camminare nel fango senza che il fango gli restasse attaccato ai piedi; ma nessun uomo dovrebbe presumere di poter fare la stessa cosa: a sguazzare nel fango, ci si sporca, eccome. \u00c8 significativo che proprio quei cattolici progressisti che tanto sbandierano il dovere di andare fra gli ultimi e di accogliere sempre e chiunque, non riconoscono, poi, il tratto essenziale della civilt\u00e0 moderna: la pretesa di fare a meno di Dio. E mentre vedono e denunciano le &quot;strutture di peccato&quot; come le banche o le multinazionali, non vedono quella struttura di peccato globale che \u00e8 la civilt\u00e0 moderna, basata sull&#8217;avere e sull&#8217;apparire, e negatrice dell&#8217;essere. \u00c8 una cosa piuttosto strana, vero?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gira e rigira, il problema di fondo, per la Chiesa, \u00e8 sempre lo stesso: come essa deve porsi nei confronti del mondo moderno. 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