{"id":23960,"date":"2016-04-08T06:11:00","date_gmt":"2016-04-08T06:11:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/04\/08\/i-gesuiti-hanno-preso-il-timone-della-chiesa-ma-per-condurla-dove\/"},"modified":"2016-04-08T06:11:00","modified_gmt":"2016-04-08T06:11:00","slug":"i-gesuiti-hanno-preso-il-timone-della-chiesa-ma-per-condurla-dove","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/04\/08\/i-gesuiti-hanno-preso-il-timone-della-chiesa-ma-per-condurla-dove\/","title":{"rendered":"I gesuiti hanno preso il timone della Chiesa, ma per condurla dove?"},"content":{"rendered":"<p>Per due volte i Gesuiti hanno preso in mano le sorti della Chiesa cattolica e l&#8217;hanno praticamente salvata in frangenti estremi: la prima, fra XVI e XVII secolo, quando stava per cadere in pezzi sotto il doppio urto della rivoluzione protestante e di quella scientifica; la seconda, al principio del XX, quando stava per soccombere al modernismo e alla secolarizzazione. Oggi essi stanno portando avanti un terzo, supremo tentativo per salvarla, come essi pensano, dal naufragio definitivo; e lo stanno facendo dopo aver portato un loro confratello sul soglio di san Pietro, cosa mai avvenuta prima, al preciso scopo di giungere a una &quot;normalizzazione&quot; dei rapporti con la massoneria, loro antica amica-nemica, con la quale intrattengono complessi ed ambigui rapporti da due secoli e mezzo (precisamente, da quando la massoneria scozzese si pose al servizio dei tentativi di restaurazione cattolica e giacobita in Inghilterra).<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 qualcosa di paradossale nell&#8217;elezione di un gesuita a sommo Pontefice della Chiesa romana, perch\u00e9 i gesuiti sono stati fondati da Ignazio di Loyola precisamente per costituire l&#8217;esercito personale del papa: tanto \u00e8 vero che essi hanno aggiunto ai tre voti tradizionali di tutti gli altri ordini religiosi &#8212; povert\u00e0, castit\u00e0 e obbedienza &#8212; un quarto voto, la fedelt\u00e0 assoluta e irremovibile nei confronti del sommo Pontefice. E allora, se essi sono i fedelissimi del papa, e se il loro generale &#8211; che \u00e8 tale a vita, a differenza di tutti gli altri -, ossia il &quot;papa nero&quot;, per statuto, altro non deve fare che guidare codesto esercito di fedelissimi, che senso ha che venga eletto egli stesso &quot;papa bianco&quot; della Chiesa cattolica? Se il loro compito \u00e8 obbedire <em>perinde ac cadaver<\/em>, con la stessa obbedienza cieca di un cadavere, a chi obbediranno adesso che il timone della barca di san Pietro si trova nelle loro stesse mani? In altre parole: che uso far\u00e0, del suo immenso potere, l&#8217;ordine religioso di gran lunga pi\u00f9 potente, pi\u00f9 ricco, pi\u00f9 colto, pi\u00f9 duttile, pi\u00f9 avventuroso, pi\u00f9 scaltro in fatto di esperienza politica e diplomatica, pi\u00f9 fornito di entrature e collegamenti con il mondo profano, con le altre religioni e con la stessa massoneria, oltre che con la grande finanza internazionale? Esso, finora, ha sempre obbedito ad una autorit\u00e0 ad esso esterna e superiore; ma ora che la somma autorit\u00e0 \u00e8 nelle sue mani, che cosa pensa di farne?<\/p>\n<p>In realt\u00e0, l&#8217;ordine gesuita del terzo millennio, anzi, gi\u00e0 a partire dalla seconda met\u00e0 del XX, \u00e8 solo esteriormente la stessa cosa dell&#8217;ordine gesuita dei secoli passati. Fondato nel 1540, soppresso e disciolto nel 1773 da Clemente XIV (su pressione dei principali sovrani d&#8217;Europa), risorto nel 1814 con Pio VII (all&#8217;epoca del Congresso di Vienna e della restaurazione), particolarmente impegnato nelle missioni e nel settore educativo, il 13 marzo 2013 esso ha visto eletto al papato un suo membro, Jorge Mario Bergoglio, con il nome di Francesco, gi\u00e0 arcivescovo di Buenos Aires, poi fatto cardinale da Giovanni Paolo II, il 21 febbraio 2001. Qualcosa, per\u00f2, \u00e8 cambiato in profondit\u00e0 nell&#8217;atteggiamento di fondo dei fedelissimi del papa: verso la met\u00e0 del XX secolo alcuni membri dell&#8217;ordine, come il paleontologo e filosofo Pierre Teilhard de Chardin, hanno suscitato polemiche e controversie con le loro audaci prese di posizione teologiche; altri, come Karl Rahner, hanno sostenuto apertamente la necessit\u00e0 di una radicale riforma della Chiesa e hanno spinto energicamente in tale direzione, fin dentro le aule del Concilio Vaticano II. Il quale concilio \u00e8 stato giudicato, da pi\u00f9 di un osservatore, come il tentativo di attuazione della riforma globale auspicata da Rahner e da altri; tendenza poi sviluppata e ulteriormente approfondita sotto lo stimolo della teologia della liberazione. Quest&#8217;ultima \u00e8 nata in America latina nell&#8217;ambiente dei gesuiti di quel continente: quasi tutti i suoi esponenti appartengono alla Compagnia di Ges\u00f9. E la Compagnia di Ges\u00f9 non crede pi\u00f9 che la sua missione sia quella di difende il cattolicesimo contro tutto e contro tutti, come ai tempi di Ignazio di Loyola, ma, si direbbe, quella di trovare un punto d&#8217;incontro con il &quot;mondo&quot;, per ridare fiato a una Chiesa giudicata ormai asfittica, mediante la ricetta di riallacciarla velocemente alle correnti principali del pensiero contemporaneo e della spiritualit\u00e0 non cattolica, massoneria compresa (e si tenga presente che la massoneria \u00e8 potentissima in America latina, specialmente in Argentina, Paese di Bergoglio; al punto che centinaia di migliaia di cattolici latino-americani sono, contemporaneamente, membri della massoneria, e che, fra loro, vi \u00e8 un discreto numero di sacerdoti).<\/p>\n<p>In che cosa consisterebbe il &quot;nuovo corso&quot; dei moderni gesuiti, mai apertamente presentato come una rottura con la tradizione, anche se, di fatto, lo \u00e8, sia nella strategia di fondo, sia nella tattica? Primo, in una &quot;svolta antropologica&quot;, inaugurata, appunto, da Karl Rahner, che pone l&#8217;Uomo, e non pi\u00f9 Dio, al centro dell&#8217;orizzonte spirituale; secondo, nella priorit\u00e0 della &quot;dignit\u00e0 dell&#8217;uomo&quot; rispetto alla Verit\u00e0; terzo, nella relativizzazione stessa del concetto di verit\u00e0 (si ricordi ci\u00f2 che disse in proposito Bergoglio a Eugenio Scalfari nella ben nota intervista rilasciata a <em>La Repubblica<\/em>, poco dopo la sua elezione); quarto (ma l&#8217;ordine \u00e8 nostro, come nostra \u00e8 la presente sintesi della &quot;svolta&quot; gesuita), l&#8217;obbedienza al papa non \u00e8 pi\u00f9 assoluta e incondizionata, ma dipende dal fatto che il papa sostenga, oppure no, codesto processo di riforma; quinto, il papa non deve essere pi\u00f9 considerato come il capo della Chiesa, ma come il vescovo di Roma e, al massimo, come un <em>primus inter pares<\/em> fra i vescovi di tutto il mondo, perch\u00e9 la Chiesa si deve trasformare in una specie di grande assemblea democratica permanente, sul modello &quot;conciliarista&quot; del Vaticano II; sesto, la Chiesa deve lasciar cadere anche le ultime riserve nei confronti delle altre &quot;verit\u00e0&quot;, comprese quelle irreligiose, e deporre ogni pretesa di superiorit\u00e0 derivante dal possesso di una verit\u00e0 oggettiva (e, anche qui, si ricordi quel &quot;buonasera&quot; pronunciato da Bergoglio, al popolo dei fedeli di Roma, la sera della sua proclamazione, dal balcone del Palazzo vaticano, quasi che non volesse offendere gli atei con un bel: <em>Sia lodato Ges\u00f9 Cristo<\/em>); settimo, la Chiesa si deve schierare politicamente al fianco dei &quot;poveri&quot;, quindi anche dei &quot;migranti&quot;, apertamente e incessantemente, persuadendo tutti al &quot;dovere&quot; della solidariet\u00e0 e dell&#8217;accoglienza. Quest&#8217;ultimo elemento proviene dalla teologia della liberazione e, dunque, \u00e8 un regalino che il cattolicesimo sudamericano fa alla vecchia e stanca Europa, in apparenza per rinvigorirla, aprendola alle &quot;delizie&quot; del multiculturalismo, in realt\u00e0 sposando la causa delle lobby finanziarie che perseguono la distruzione della identit\u00e0 europea per spianare la strada alla globalizzazione dei mercati e, quindi, delle culture e dei localismi. Ed ecco saldato il cerchio, e spiegata l&#8217;apparente incongruenza, fra un ordine gesuita vicino alla massoneria e, mediante lo I.O.R., alle centrali finanziarie mondiali, e l&#8217;opzione preferenziale per i poveri, per gli ultimi, per i diseredati; le due cose non configgono affatto, anzi, si completano e si integrano a meraviglia: l&#8217;una \u00e8 la faccia nascosta (e inconfessabile), ma necessaria, dell&#8217;altra.<\/p>\n<p>Un ex gesuita, che fu segretario del cardinale Augustin Bea &#8211; altro campione dell&#8217;ecumenismo e del dialogo ebraico-cristiano -, l&#8217;irlandese Malachi Martin, buon conoscitore di molti segreti vaticani, poi emigrato negli Stati Uniti e naturalizzato cittadino americano, ha tracciato un quadro assai significativo di questa evoluzione sommersa della Compagnia di Ges\u00f9 (cit. in: Galeazzi-Pinotti, <em>Vaticano massone<\/em>, Milano, Piemme, 2013, pp. 60-61):<\/p>\n<p><em>Con la vita e con la morte, i gesuiti scrissero la propria storia come &quot;gli uomini del papa&quot; [&#8230;] come padre Walter Ciszek finito a languire per diciassette anni nel Gulag sovietico; [&#8230;] o padre Augustin Bea, che percorse in lungo e in largo l&#8217;Unione Sovietica del tempo di Stalin per raccogliere un quadro accurato per la Santa Sede; o padre Tacchi Venturi, promotore dei negoziati tra Mussolini e papa Pio XI. In realt\u00e0, ci\u00f2 che li fece agire a grande distanza di spazio e di tempo fu il favoloso attaccamento all&#8217;obbedienza, consacrato all&#8217;insegna di un voto speciale che ogni loro impresa sarebbe stata all&#8217;insegna dell&#8217;obbedienza al papa [&#8230;]. L&#8217;ampiezza di vedute continu\u00f2 ad evolversi fino a che i gesuiti raggiunsero il momento di massima fioritura nella prima met\u00e0 del ventesimo secolo. Grazie ai loro sforzi, ebbe luogo uno pseudo rinascimento del cattolicesimo sociale e culturale, che rese possibile ai cattolici di essere scienziati, tecnologi, psicologi, sociologi, politologi, capi politici, artisti, studiosi, rimanendo se stessi anche nelle branche pi\u00f9 nuove del sapere, sempre in gradi di conciliare tutto con una convinzione solida come la roccia&quot;, Fino al 1965 la Compagnia non aveva mai deviato da questa missione.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma con la chiusura dell&#8217;ultima delle quattro sessioni del Concilio Vaticano II avvenne ci\u00f2 che nessuno avrebbe potuto immaginare. Dice Malachi Martin: &quot;Pedro Arrupe de Gondra fu eletto ventisettesimo padre generale dei gesuiti. Sotto la guida di Arrupe e nelle aspettative di un cambiamento autorizzato dal concilio, la visione di natura antipapale e socio-politica che era maturata per pi\u00f9 di un secolo fu accolta dalla Compagnia in quanto organizzazione. Il repentino cambiamento non fu casuale, ma un atto deliberato, al quale Arrupe, come padre generale, forn\u00ec una guida ispirata ed entusiasta. Ma ci vuole del tempo prima che il modo di considerare una grande istituzione religiosa cambi. La reputazione che la Compagnia si era guadagnata nei secoli era il migliore paravento dietro il quale costruire una Compagnia molto diversa, come quella che si \u00e8 venuta a creare negli ultimi vent&#8217;anni. In effetti la storia, la storia gloriosa della Compagnia fece s\u00ec che i fatti attuali risultassero invisibili e che i nuovi capi potessero presentare il loro atteggiamento verso il mondo come l&#8217;estrema e migliore espressione della spiritualit\u00e0 e della lealt\u00e0 ignaziane. Per la grande massa dei cattolici, sia laici che ecclesiastici, era impensabile che proprio i gesuiti potessero diffondere una nuova idea della Chiesa; o che muovessero guerra non a un solo papa [cio\u00e8 a Giovanni Paolo II, reo di averli &quot;commissariati quando padre Arrupe fu colpito da trombosi, nel 1981: nota nostra], ma addirittura a tre [cio\u00e8 Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI], ingannandoli, disubbidendoli, aspettando la morte di ciascuno con la speranza che il prossimo avrebbe lasciato loro mano libra. Inevitabilmente, la guerra dei gesuiti contro il papato \u00e8 venuta alla luce durante il pontificato di Karol Wojtyla. Quest&#8217;uomo carismatico e ostinato giunse al soglio pontificio con l&#8217;esperienza diretta del marxismo in Polonia [&#8230;]. Dal momento dell&#8217;elezione, fu chiaro che Giovanni paolo II avrebbe incontrato l&#8217;opposizione di molti membri della burocrazia vaticana che aveva ereditato. Ci\u00f2 che fu meno chiaro, anche per i consumati osservatori vaticani, era che anche i gesuiti avrebbero sfidato la sua autorit\u00e0 in materia politica. Niente di ci\u00f2 che Giovanni paolo II ha tentato dal momento in cui \u00e8 arrivato alla cattedra di san Pietro nel 1978 \u00e8 servito a dissipare o almeno ad attenuare l&#8217;opposizione gesuita.<\/em><\/p>\n<p>Insomma: i gesuiti sono sempre stati, fino al Concilio Vaticano II, i fedelissimi del papa; ma sono anche stati l&#8217;ordine religioso pi\u00f9 direttamente a contatto con le logiche del &quot;mondo&quot; in ambito diplomatico e politico (nel XVII secolo erano riuscito a piazzarsi, come consiglieri o ministri, accanto a quasi tutti i principali sovrani cattolici d&#8217;Europa, e anche presso alcuni monarchi asiatici, a cominciare dall&#8217;imperatore cinese); inoltre, sono stati i primi a far rivivere l&#8217;ideale comunista degli <em>Atti degli apostoli<\/em>, precisamente nelle <em>reducciones<\/em> del Paraguay, donde furono sloggiati nella seconda met\u00e0 del &#8216;700, specialmente per la politica del marchese di Pombal a Lisbona (nel 1750 il territorio delle <em>reducciones<\/em> era stato ceduto dalla Spagna al Portogallo). Quello fu il primo seme da cui sarebbe germogliata la (mala) pianta della teologia della liberazione, che venne formalmente condannata sia da Giovanni Paolo II, sia da Benedetto XVI, ma che, con papa Francesco, sembra sul punto di prendesi la solenne rivincita; cos\u00ec come sembrano sul punto di prendersi la rivincita i fautori del modernismo (gi\u00e0 solennemente condannato da Pio X) e gli ammiratori del protestantesimo (si pensi all&#8217;elogio di Lutero fatto dal cardinale Carlo Maria Martini: a proposito, un altro gesuita!).<\/p>\n<p>Per completare il quadro della silenziosa, ma radicale &quot;mutazione antropologica&quot; dei gesuiti, a partire dalla met\u00e0 del XX secolo, si tengano presenti altri due fattori. Il primo \u00e8 la natura colta della Compagnia: dopo aver dato alla Chiesa e al mondo legioni di teologi, astronomi, matematici, filologi, architetti, storici, geologi, glottologi, oltre che instancabili e intrepidi missionari, i gesuiti hanno finito per assimilare lo spirito della cultura profana, per assorbire elementi di modernismo, laicismo, razionalismo, meccanicismo, evoluzionismo: valga per tutti l&#8217;esempio di Teilhard de Chardin, la cui filosofia \u00e8 assai poco cristiana e molto, invece, panteista. Nietzsche diceva che non si pu\u00f2 guardare nell&#8217;abisso troppo a lungo, senza che l&#8217;abisso guardi dentro di noi.<\/p>\n<p>Il secondo fattore \u00e8 la stessa obbedienza cieca: che non \u00e8 mai una virt\u00f9. Dopo aver obbedito ciecamente al papa per quattro secoli, i gesuiti hanno incominciato a credere ciecamente in se stessi, nella propria infallibilit\u00e0, e sia pure riflessa. Alla fine, hanno cominciato a pensare che nemmeno il papa \u00e8 infallibile (pur se sono stati i pi\u00f9 determinati nell&#8217;approvazione del dogma sulla infallibilit\u00e0 papale, al Concilio Vaticano I), ma loro s\u00ec. Simili, in questo, ai loro avversari comunisti, che per\u00f2 in qualche modo stimavano e segretamente un po&#8217; ammiravano (non si spiega diversamente la fascinazione neomarxista insita nella teologia della liberazione), in tutta la loro storia sono sempre stati pronti a qualunque contrordine, purch\u00e9 venisse dai loro capi: e si mettano a confronto, per averne la prova, le annate de <em>La civilt\u00e0 cattolica<\/em> anteriori, e quelle posteriori, al Concilio Vaticano II. \u00c8 sempre la stessa rivista, sono sempre gli stessi gesuiti; eppure \u00e8 cambiato tutto, le tesi sono completamente diverse, e anche la linea pastorale \u00e8 mutata da cima a fondo.<\/p>\n<p>I gesuiti, nel corso del XX secolo, dopo aver fatto cos\u00ec tanta politica, hanno finito per pensare che solo un diretto coinvolgimento a livello politico-sociale pu\u00f2 consentire l&#8217;instaurazione del regno di Dio in terra: \u00e8 quanto avevano gi\u00e0 cercato di fare, mediante le <em>reducciones<\/em> del Paraguay, fra XVII e XVIII secolo, anticipando di almeno due secoli il comunismo della <em>Internazionale<\/em>; ed \u00e8 quanto hanno pensato di fare, ad esempio, i gesuiti siciliani che parteciparono all&#8217;esperienza della &quot;primavera di Palermo&quot; nel 1985-1990, e che guardarono con simpatia al movimento della <em>Rete<\/em> di Leoluca Orlando. Padre Bartolomeo Sorge e Padre Ennio Pintacuda, entrambi gesuiti, venivano dal Centro di Formazione Politica Pedro Arrupe di Palermo; la mafia siciliana era vista, in qualche modo, come i latifondisti brasiliani o salvadoregni, e i bassifondi palermitani erano visti come le <em>favelas<\/em>: la vecchia e moribonda Democrazia Cristiana, naturalmente, era giudicata come un partito indegno di rappresentare i valori cattolici, e alla quale bisognava sostituire un nuovo movimento, e, forse, un nuovo partito, capace di raccoglierne l&#8217;eredit\u00e0, ma spostandosi su posizioni pi\u00f9 accentuatamente di sinistra. \u00c8 strano come quella stagione sia stata cos\u00ec rapidamente dimenticata; gli storici e i politologi non ne parlano quasi pi\u00f9: eppure \u00e8 l\u00ec, nella cosiddetta &quot;primavera di Palermo&quot;, che si possono trovare tante indicazioni, e persino qualche risposta, agli interrogativi che sorgono oggi, dopo la salita al soglio pontificio di Bergoglio; senza contare tutto quel che si potrebbe capire pi\u00f9 in profondit\u00e0 sulle tendenze catto-comuniste dell&#8217;odierno Partito Democratico e di un largo settore politico-culturale, oggi egemone in Italia, che va da Matteo Renzi, a Sergio Mattarella, allo stesso papa Bergoglio.<\/p>\n<p>Sbaglierebbe, comunque chi pensasse che questo quadro generale, che abbiamo velocemente cercato di tracciare, \u00e8 cos\u00ec coerente e lineare nei dettagli, come sembra esserlo nelle linee generali. Bergoglio, tanto per dirne una, \u00e8, s\u00ec, un gesuita; e, da questo punto di vista \u00e8 anche il rappresentante della rivincita consumata dalla Compagnia contro la linea di Wojtyla. Per\u00f2 Begoglio, guarda caso, negli anni ruggenti della teologia della liberazione, era contrario ad essa, e si collocava, semmai, su una linea conservatrice in ambito socio-politico. Non era in cattivi rapporti con la giunta dei generali argentini durante la dittatura del triumvirato Videla, Massera e Agosti, e la sua reputazione \u00e8 rimasta macchiata dalla vicenda di due sacerdoti, Yorio e Jalics (gesuiti pure loro, ma &quot;di sinistra&quot;), sequestrati e torturati per alcuni mesi dalla polizia, che egli non solo non avrebbe aiutato, ma, sembra, avrebbe in qualche modo segnalato ai loro persecutori. Pu\u00f2 darsi, quindi, che il progetto iniziale di portare Bergoglio al soglio di san Pietro (si ricordi che gi\u00e0 nel conclave successivo alla morte di Giovanni Paolo II, nel 2005, egli sfior\u00f2 l&#8217;elezione fin dalle prime votazioni; e che, a detta di chi lo conosceva ai tempi in cui era arcivescovo di Buenos Aires, il suo obiettivo era quello di diventare papa), era forse inteso a cercare una mediazione fra le istanze riformatrici dei gesuiti e quelle conservatrici, o ritenute tali, della linea di Wojtyla (e poi di Ratzinger). Cos\u00ec come pu\u00f2 esse che i sensi di colpa, o il desiderio di cancellare la vergogna per la vicenda sul caso di Yorio e Jalics, e, pi\u00f9 in generale, per il silenzio tenuto sulla tragedia dei <em>desaparecidos<\/em> (\u00e8 noto che le madri di Plaza de Mayo hanno accolto con costernazione la sua elezione al pontificato), possano spiegare, almeno in parte, la conversione a &quot;u&quot; di papa Francesco riguardo alla teologia della liberazione, o, quanto meno, riguardo all&#8217;approccio della Chiesa alle questioni sociali, specialmente quelle relative ai popoli del Sud della Terra, e, quindi, anche la posizione dell&#8217;attuale pontefice riguardo al fenomeno delle migrazioni dirette dal Medio oriente e dall&#8217;Africa verso l&#8217;Europa.<\/p>\n<p>Sia come sia, resta un grande punto interrogativo: ora che sono arrivati al vertice della Chiesa cattolica, con un loro progetto mondiale, che differisce, su punti non certo secondari, da quello tradizionale, portato avanti da un Pio XII, da un Giovanni Paolo II, da un Benedetto XVI (costretto ad abdicare, quest&#8217;ultimo, dalle pressioni dei gesuiti, oltre che dei media laicisti e mondialisti, della finanza e della massoneria?), che uso faranno del loro potere, del loro prestigio, della loro cultura, della loro abilit\u00e0 diplomatica e della loro spregiudicatezza? Davvero vorranno proseguire sulla linea di un &quot;ecumenismo&quot; che equivale al relativismo religioso; di un populismo che corrisponde a una versione aggiornata e corretta del marxismo; e, soprattutto, di un &quot;umanismo&quot; &#8212; in significativa convergenza con la massoneria &#8212; che, di fatto, spodesta Dio per mettere, al suo posto, l&#8217;uomo, la sua &quot;dignit\u00e0&quot;, il suo orgoglio, specialmente intellettuale?<\/p>\n<p>Quanto a noi, vogliamo sperare che, su questa china, essi arrivino a comprendere la tremenda responsabilit\u00e0 che si stanno assumendo, e si fermino in tempo, prima del baratro; e che, se necessario, altri settori della Chiesa e del popolo cattolico intervengano per far sentire la loro voce, che poi \u00e8 la voce perenne del Vangelo, onde evitare danni ancora pi\u00f9 gravi di quelli gi\u00f9 causati, specialmente nel disorientare le coscienze, e per rimettere la navicella di san Pietro sulla giusta rotta, evitandole di andare a sfasciarsi contro gli scogli, nel mare in tempesta.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per due volte i Gesuiti hanno preso in mano le sorti della Chiesa cattolica e l&#8217;hanno praticamente salvata in frangenti estremi: la prima, fra XVI e<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30174,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[81],"tags":[109,158,216],"class_list":["post-23960","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-papa-francesco","tag-chiesa-cattolica","tag-gesuiti","tag-papi"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-papa-francesco.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23960","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23960"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23960\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30174"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23960"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23960"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23960"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}