{"id":23950,"date":"2010-06-21T06:35:00","date_gmt":"2010-06-21T06:35:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/06\/21\/la-chiacchiera-ci-difende-dallangoscia-della-morte-o-e-essa-stessa-una-morte-dellanima\/"},"modified":"2010-06-21T06:35:00","modified_gmt":"2010-06-21T06:35:00","slug":"la-chiacchiera-ci-difende-dallangoscia-della-morte-o-e-essa-stessa-una-morte-dellanima","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/06\/21\/la-chiacchiera-ci-difende-dallangoscia-della-morte-o-e-essa-stessa-una-morte-dellanima\/","title":{"rendered":"La chiacchiera ci difende dall\u2019angoscia della morte o \u00e8, essa stessa, una morte dell\u2019anima?"},"content":{"rendered":"<p>Molte persone passano gran parte della loro vita sociale a parlare di cose insignificanti o, peggio, a sentenziare intorno a cose estremamente serie, ma senza alcuna seriet\u00e0: cos\u00ec, solo per sentire il proprio della propria voce e per essere confortate dal consenso, almeno apparente, altrui; non che esse lo domandino; esso \u00e8 dato per acquisito gi\u00e0 per il solo fatto di condividere la stessa pigrizia intellettuale, la stessa noia esistenziale che spinge il chiacchierone a cercare la compagnia di individui altrettanto superficiali di lui.<\/p>\n<p>E, quando una cosa \u00e8 detta, o approvata, da molti, incomincia ad acquistare un caratteristico sentore di verit\u00e0; un po&#8217; come accade con i mass-medi: una cosa detta in televisione,per quanto destituita di ogni fondamento e perfino di ogni senso logico, \u00e8 pur sempre una cosa AUTOREVOLE: per lo meno agli occhi dell&#8217;uomo-massa, del telespettatore abulico e passivo, che a malapena distingue la pubblicit\u00e0 dal programma vero e proprio (on che la cosa sia proprio facilissima: quanta pubblicit\u00e0 camuffata ci viene ammannita nel corso del telegiornale, tanto per fare un esempio tra i pi\u00f9 comuni&#8230;).<\/p>\n<p>Non \u00e8 cosa difficile rendersi conto che, dove pi\u00f9 i rapporti sociali si fanno in autentici, l\u00ec la chiacchiera imperversa; e che tanto pi\u00f9 volentieri si parla di tutto un po&#8217;, quanto pi\u00f9 si fa in modo di eludere l&#8217;essenziale&#8230;<\/p>\n<p>Ora, per l&#8217;uomo moderno e post-moderno, \u00e8 fuori di dubbio che l&#8217;essenziale sia la mortalit\u00e0: la condizione umana votata alla morte. La cultura materialista e meccanicista nata con la Rivoluzione industriale del XVIII secolo e rafforzatasi, poi, con la Rivoluzione industriale, ha eretto alla dignit\u00e0 di dogma la convinzione che dal nulla veniamo, del resto per puro caso, e che al nulla ritorniamo, altrettanto a caso. Difficile, quindi, se non impossibile, avere di fronte alla consapevolezza della propria mortalit\u00e0 quell&#8217;atteggiamento di serena accettazione che avevano le societ\u00e0 pre-moderne, fondate sulla convinzione che veniamo dall&#8217;Essere ed all&#8217;Essere ritorniamo, dopo una vita terrena in cui siamo stati chiamati per uno scopo preciso.<\/p>\n<p>Di fronte alla morte, l&#8217;uomo moderno \u00e8 pieno di angoscia, di rimpianti, di incertezze: non l&#8217;accetta veramente, perch\u00e9 gli sembra una tragica beffa, una autentica ironia: dover morire, proprio ora che la scienza e la tecnica gli hanno permesso di volare cos\u00ec in alto, di concepire sogni cos\u00ec grandi e di incominciare a pensare che potr\u00e0 realizzarli. E sconfiggere la morte \u00e8 sicuramente, da sempre (si pensi all&#8217;epopea di Gilgamesh) il pi\u00f9 audace sogno dell&#8217;uomo. Questo, almeno, \u00e8 ci\u00f2 che l&#8217;uomo moderno crede, ci\u00f2 che egli vorrebbe fermamente credere&#8230;<\/p>\n<p>Lucrezio, nel proemio del II libro del \u00abDe rerum natura\u00bb, denuncia la vanit\u00e0 delle chiacchiere umane, l\u00e0 dove esse pretendono di poter fare a meno della filosofia, davanti al timore delle malattie, del disonore e della morte e irride a quegli stressi chiacchieroni che poi, messi alla priva dalla vita stessa, mostrano di che misera stoffa siano fatti (41-47 e 55-58).<\/p>\n<p>\u00abNam quod saepe nomine morbos magis esse timendos<\/p>\n<p>infamemque ferunt vitam quam Tartara leti,<\/p>\n<p>et se scire animi naturam sanguinis esse,<\/p>\n<p>aut etiam venti, si fert ita forte voluntas,<\/p>\n<p>nec prosum quicquam nostrae rationis egere,<\/p>\n<p>hinc licet advertas animum magis omnia laudis<\/p>\n<p>iactari causa, quam quod res ipsa probetur. [&#8230;]<\/p>\n<p>Quo magis in dubiis hominem spectare periclis<\/p>\n<p>convenit, adversisque in rebus noscere qui sit;<\/p>\n<p>nam verae voces tum demum pectore ab imo<\/p>\n<p>eliciuntur, &lt;et> eripitur persona, manet res.\u00bb<\/p>\n<p>Traduzione di Balilla Pinchetti (Lucrezio, \u00abLa natura\u00bb, Milano, Rizzoli, 1953, 1983):\u00f9<\/p>\n<p>\u00abPerch\u00e9, se gli uomini affermano spesso che le malattie<\/p>\n<p>E il disonore si debbono temere pi\u00f9 che la morte,<\/p>\n<p>e che l&#8217;essenza dell&#8217;animo \u00e8, lo si sa, quella stessa<\/p>\n<p>del sangue, od anche dell&#8217;aria, secondo come ci aggrada,<\/p>\n<p>e non v&#8217;\u00e8 quindi bisogno di questa nostra dottrina,<\/p>\n<p>potrai capire, da quanto segue, che queste son tutte<\/p>\n<p>millanterie: nell&#8217;effetto la realt\u00e0 le smentisce. [&#8230;]<\/p>\n<p>Conviene<\/p>\n<p>dunque che l&#8217;uomo si studi quando pericola, incerto,<\/p>\n<p>e lo si giudichi nelle avversit\u00e0, perch\u00e9 allora<\/p>\n<p>la vera voce una buona volta prorompe dal fondo<\/p>\n<p>del cuore, cade la maschera, e il volto resta qual \u00e8.\u00bb<\/p>\n<p>A proposito di questo passo del grande poeta latino, Guido Milanese osserva (in: \u00abLucrezio, antologia\u00bb, Torino, Paravia, 1996, pp. 161-62):<\/p>\n<p>\u00abIl testo di Lucrezio insiste sul fatto che il cianciare a vuoto della gente non regge al contatto con la realt\u00e0: si mete alla prova l&#8217;uomo &quot;in dubiis periclis&quot; e &quot;adversis in rebus&quot;, l\u00ec si riveler\u00e0 &quot;qui sit&quot;. La tematica della &quot;chiacchiera&quot;, del discorso che non dice le cose ma che in fin dei conti si risolve in parole prive di referenzialit\u00e0, \u00e8 importante ne pensiero di Martin Heidegger, la cui opera &quot;Essere e tempo&quot; dedica una importante analisi alla chiacchiera, uno degli atteggiamenti che caratterizzano l&#8217;&quot;esistenza in autentica&quot;.<\/p>\n<p>&quot;Pi\u00f9 che di comprendere l&#8217;ente di cui si discorre [scrive Heidegger in \u00abEssere e tempo\u00bb], ci si preoccupa di ascoltare ci\u00f2 che il discorso dice come tale. L&#8217;oggetto della comprensione diviene il discorso, il sopra-che-cosa lo \u00e8 solo approssimativamente e superficialmente. Si intendono le MEDESIME COSE, perch\u00e9 ci\u00f2 che \u00e8 detto \u00e8 compreso da tutti nella MEDESIMA mediet\u00e0.&quot;<\/p>\n<p>Il quadro delineato da Lucrezio pone in luce il valore di &quot;rassicurazione reciproca&quot; di quei vuoti discorsi sull&#8217;anima e sulla morte: la gente chiacchiera su queste cose terribili , e dichiara di non avere bisogno di filosofia &#8212; un auto-riconoscimento di una condizione di &quot;sanit\u00e0&quot; che non ha bisogno di cure. L&#8217;interessante \u00e8 appunto il valore illusoriamente auto-fondante del linguaggio adoperato in questa maniera: un&#8217;esistenza radicalmente falsa, che si costruisce un proprio mondo, fasullo ma rassicurante, fino allo scontro con la realt\u00e0 (&quot;eripitur persona&quot;&#8230;). Leggiamo ancora Heidegger:<\/p>\n<p>&quot;La comunicazione non &#8216;partecipa&#8217; il rapporto originario dell&#8217;essere dell&#8217;ente di cui si discorre; l&#8217;essere-assieme si realizza nel discorrere-assieme e nel prendersi cura di ci\u00f2 che il discorso dice. Ci\u00f2 che conta \u00e8 che si discorra. L&#8217;esser-stato-detto, l&#8217;enunciato, la parola, si fanno garanti dell&#8217;esattezza e della conformit\u00e0 alle cose del discorso e della sua comprensione. E poich\u00e9 il discorso ha perso, o non ha mai raggiunto, il rapporto originario con l&#8217;ente di cui si discorre, ci\u00f2 che esso partecipa non \u00e8 l&#8217;appropriazione originaria di questo ente, ma la DIFFUSIONE e la RIPETIZIONE del discorso. Ci\u00f2-che-\u00e8-stato-detto si diffonde in cerchie sempre pi\u00f9 larghe e ne trae autorit\u00e0. Le cose stanno cos\u00ec perch\u00e9 cos\u00ec si dice. La chiacchiera si costituisce in questa diffusione e in questa ripetizione del discorso nelle quali la certezza iniziale in fatto di fondamento si aggrava fino a diventare infondatezza.&quot;<\/p>\n<p>Chiacchierare per non &quot;dire&quot; la realt\u00e0 &#8211;cio\u00e8, in fin dei conti, per &quot;censurare&quot; la morte. In Lucrezio come in Heidegger, anche se, ovviamente, in modi diversissimi, lo scontro con la ineludibilit\u00e0 della morte \u00e8 infatti la via per vivere l&#8217;esistenza. Il problema della morte, dunque: accolta come costitutiva della vita, nella filosofia del maestro del nostro secolo, espulsa come non pertinente alla vita, nella filosofia di Epicuro e Lucrezio; soluzioni opposte, che rivelano &quot;mondi&quot; mentali remoti e incomunicanti, uniti, per\u00f2, da una fondamentale necessit\u00e0: affrontare il problema della morte \u00e8 condizione necessaria per vivere veramente una vita autentica. Heidegger scriveva nella Germania degli anni &#8217;20; oggi si pu\u00f2 osservare che l&#8217;ideologia televisiva censura la morte e la malattia, cio\u00e8 le condizioni in cui &quot;eripitur persona, manet res&quot;: il tema della morte presenta la capacit\u00e0 di rivelare l&#8217;inanit\u00e0 di operazioni di falsificazione ideologica anche molto ben recepite dal corpo sociale.\u00bb<\/p>\n<p>In altre parole, per Heidegger la gente non parla delle cose, ma parla delle proprie parole intorno alle cose. Le cose sono solamente un pretesto; le parole che ne parlano non sfiorano nemmeno la loro essenza, restano staccate da esse e chiuse nella loro autoreferenzialit\u00e0. L&#8217;importate non \u00e8 dire qualcosa che permetta di meglio comprendere la realt\u00e0, ma dire e basta, semplicemente: dire per sentirsi rassicurati dalla propria voce.<\/p>\n<p>Per Heidegger, \u00e8 proprio la consapevolezza della morte che, attraverso l&#8217;angoscia, spinge l&#8217;uomo ad una vita pi\u00f9 autentica: non gi\u00e0, come in Kierkgaard e, in genere, nel cristianesimo, nella prospettiva di una vita oltre la morte, ma proprio nella prospettiva che la morte sia la fine di tutto. Da Platone (e da Dante) egli riprende l&#8217;idea che la vita del saggio sia un prepararsi a morire; ma ci\u00f2 in un&#8217;ottica puramente laica e immanente, al di fuori di qualunque soluzione religiosa.<\/p>\n<p>Ora, ci\u00f2 che rende la vita autentica \u00e8, per Heidegger, la capacit\u00e0 di compiere delle scelte; mentre una vita fatta di non-scelte \u00e8 una vita totalmente inautentica. Gi\u00e0 Kierkegaard aveva affermato che \u00e8 pi\u00f9 autentica la vita di colui che crede fermamente e sinceramente in qualcosa di sbagliato, che non quella di colui che crede in qualcosa di giusto, ma in maniera conformistica e passiva. Heidegger fa notare che la parola &quot;autentico&quot; racchiude la radice \u03b1\u03c5\u03c4\u03bf\u03c2, che significa se stesso: dunque una cosa \u00e8 autentica quando \u00e8 conforme a se stessa, quando realizza la propria natura: in breve: quando \u00e8 originaria.<\/p>\n<p>La vita della maggior parte delle persone, per\u00f2, non \u00e8 originaria, e ci\u00f2 appare nella &quot;quotidianit\u00e0 media&quot;, nella vita di tutti i giorni: dominata, appunto, dalla chiacchiera. Per Heidegger, l&#8217;uomo \u00e8 un essere-nel-mondo: il mondo (kantianamente; ma, si direbbe, anche seguendo le orme di Berkeley) non \u00e8 anteriore all&#8217;uomo: ossia, per l&#8217;uomo esiste solo quel mondo nel quale egli \u00e8 situato. Che poi esista un altro mondo, al di fuori di noi, questo per il filosofo tedesco ha poca importanza, perch\u00e9 non \u00e8 nulla per noi n\u00e9 potremo mai conoscerlo, proprio come il &quot;noumeno&quot; di Kant. \u00c8 per questo che Heidegger scrive &quot;essere-nel-mondo&quot; con i trattini: per evidenziare che il mondo di cui si parla non \u00e8 il mondo in se stesso, il mondo &quot;oggettivo&quot;, ma il mondo nel quale noi ci troviamo, inseparabilmente uniti ad esso (ed esso a noi).<\/p>\n<p>Diversamente da Fichte e da Hegel, per\u00f2, Heidegger non pensa che sia la coscienza a produrre il mondo in s\u00e9; ma che il mondo sia l&#8217;insieme delle cose da noi utilizzabili. Da ci\u00f2 scaturisce il concetto di &quot;cura&quot;: se il mondo \u00e8 l&#8217;insieme delle cose che noi possiamo utilizzare, allora dobbiamo anche prendercene cura, vale a dire dobbiamo prestarvi attenzione e non limitarci a discorrere di esse, come avviene, appunto, nella categoria della chiacchiera.<\/p>\n<p>Diversamente da Aristotele, che pone la facolt\u00e0 conoscitiva alla base della natura umana, Heidegger ritiene che il conoscere sia uno dei modi in cui si possono utilizzare le cose, ma sempre nella prospettiva di una vita autentica. Se si scivola, invece, nella vita inautentica, allora si verifica il fenomeno della &quot;deiezione&quot;: ci si trasforma in cose, regredendo al livello di ci\u00f2 che \u00e8 chiuso in se stesso; mentre l&#8217;esser-ci dell&#8217;uomo (ossia il suo essere nel mondo) \u00e8 sempre affacciato sul futuro. Pertanto, l&#8217;uomo che vive in maniera in autentica rinuncia alla propria progettualit\u00e0 e, come il Don Giovanni di Kierkegaard, rinuncia a pensare la propria vita come progetto aperto sul futuro, e si rinchiude in una sorta di morte precoce dell&#8217;anima.<\/p>\n<p>Questa vita inautentica \u00e8 caratterizzata dal &quot;si&quot; riflessivo, tipico di chi non vive la propria vita conforme a se stesso, ma conforme alle cose e alla chiacchiera: per esempio, &quot;si dice&quot; che le cose stiano in un certo modo; &quot;si crede che&quot;, &quot;si pensa&quot; che; e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>Lucrezio condivide con Heidegger l&#8217;idea che il discorrere superficialmente delle cose sia una forma di auto-rassicurazione nei confronti dell&#8217;idea della morte; un eludere, dunque, il nodo fondamentale della nostra vita. Ma, diversamente da Heidegger, l&#8217;epicureo Lucrezio mette l&#8217;evento della morte fra parentesi: fino a quando noi ci siamo, la morte non c&#8217;\u00e8; viceversa, quando c&#8217;\u00e8 la morte, non ci siamo pi\u00f9 noi: essa, pertanto, \u00e8 come se fosse nulla per quel che ci riguarda.<\/p>\n<p>Come si vede, la &quot;soluzione&quot; degli epicurei al problema dell&#8217;angoscia di morte \u00e8 puramente materialistica e meccanicistica: si riduce ad un fatto psicologico, che pu\u00f2 e deve essere rimosso nella consapevolezza che, quando gli atomi di cui \u00e8 costituita l&#8217;anima si dissolveranno con l&#8217;evento della morte, la nostra coscienza cesser\u00e0 totalmente e definitivamente di esistere.<\/p>\n<p>La &quot;soluzione&quot; di Heidegger, esistenzialista e personalista, \u00e8 figlia del platonismo e anche, nonostante la sua dichiarata irreligiosit\u00e0, del cristianesimo: il senso che noi possiamo dare alla nostra vita, e quindi anche il suo grado di autenticit\u00e0, \u00e8 direttamente proporzionale alla nostra capacit\u00e0 di assumere pienamente e lucidamente la nostra condizione di esseri mortali.<\/p>\n<p>Entrambi i pensatori, tuttavia &#8211; Heidegger e Lucrezio -, ci ricordano che vi sono due modi di morire: il morire risolutivo della morte ed il morire lento, sordo, grigio, della chiacchiera insulsa e della vita inautentica, cio\u00e8 non originaria, non conforme a se stessa.<\/p>\n<p>Ma come deve essere la vita umana, per essere originaria e conforme a se stessa?<\/p>\n<p>Per essere originaria, a nostro avviso, la vita umana deve conformarsi alla propria natura: vale a dire che deve mirare a realizzare il progetto per il quale essa \u00e8 stata tratta all&#8217;esistenza dall&#8217;Essere, \u00e8 stata chiamata, \u00e8 stata invitata e le sono stati dati gli strumenti per mezzo dei quali essa pu\u00f2 divenire conforme a se stessa, cio\u00e8 autentica.<\/p>\n<p>Nella prospettiva materialista e riduzionista della societ\u00e0 contemporanea, una persona si realizza quando segue il proprio estro e percorre la propria strada, senza lasciarsi condizionare minimamente dai fattori esterni. In una prospettiva spiritualista ed olistica, invece &#8211; quale \u00e8 quella cui noi ci riferiamo &#8211; riesce a realizzare il senso della propria vita colui che mette in armonia le esigenze della auto-realizzazione con quelle del mondo in cui \u00e8 situato, prendendosi cura degli enti ed aprendosi, con stupore e gratitudine infiniti, alla bellezza del disegno cosmico cui \u00e8 stato chiamato a partecipare.<\/p>\n<p>In questa &quot;seriet\u00e0&quot; della vita non c&#8217;\u00e8 posto per la chiacchiera, evidentemente.<\/p>\n<p>Ogni parola \u00e8 una parola sacra, parte del poema cosmico della vita universale, e va pronunciata con rispetto, devozione e amore.<\/p>\n<p>Altrimenti, \u00e8 meglio il silenzio: ma il silenzio dell&#8217;ascolto, della lode e del ringraziamento; non certo il silenzio dell&#8217;indifferenza, della noia o della cupa rassegnazione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Molte persone passano gran parte della loro vita sociale a parlare di cose insignificanti o, peggio, a sentenziare intorno a cose estremamente serie, ma senza alcuna<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[92],"class_list":["post-23950","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23950","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23950"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23950\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23950"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23950"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23950"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}