{"id":23947,"date":"2019-04-19T10:46:00","date_gmt":"2019-04-19T10:46:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/04\/19\/chi-e-realmente-luomo-per-il-cristianesimo\/"},"modified":"2019-04-19T10:46:00","modified_gmt":"2019-04-19T10:46:00","slug":"chi-e-realmente-luomo-per-il-cristianesimo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/04\/19\/chi-e-realmente-luomo-per-il-cristianesimo\/","title":{"rendered":"Chi \u00e8 realmente l&#8217;uomo, per il cristianesimo?"},"content":{"rendered":"<p>Chi \u00e8 realmente l&#8217;uomo, nella visione cristiana? L&#8217;espressione &quot;la visione cristiana&quot; \u00e8 molto, troppo vaga, questo \u00e8 vero; esistono delle differenze fra l&#8217;antropologia di san Paolo e quella di s. Agostino, fra quella di s. Tommaso d&#8217;Aquino e quella di Kierkegaard. La visione dell&#8217;uomo che emerge dal <em>De contemptu mundi<\/em>, di Lotario Diacono &#8212; il futuro papa Innocenzo III -, quanto mai cupa e pessimistica, non \u00e8 paragonabile a quella che emerge dal <em>Cantico delle creature<\/em> di s. Francesco d&#8217;Assisi, tanto pi\u00f9 serena e vivificata dalla speranza: evidentemente. Esiste una teologia cristiana perch\u00e9 l&#8217;interpretazione del Vangelo, univoca nella sostanza, pu\u00f2 presentare qualche differenza nei particolari; mentre non esiste, ad esempio, propriamente parlando, una teologia islamica, perlomeno non dopo Al-Ghazali, che reagisce ad Avicenna ed impone una volta per tutte l&#8217;interpretazione rigidamente letteralistica del <em>Corano<\/em>. E tuttavia, nonostante le differenze fra i singoli pensatori e perfino tra i Santi, esiste una visione di fondo che \u00e8 sempre la stessa, e che rimane tale per millecinquecento anni, fino alla grande spaccatura provocata dalla rivolta di Lutero. Questo perch\u00e9, per millecinquecento anni, a parte le correnti eretiche dei primi secoli e quella dei catari, di chiara derivazione manichea, nel XII e XIII secolo (quindi sin dall&#8217;origine solo parzialmente legata al nucleo della tradizione cristiana), la Chiesa ha letto e interpretato il Vangelo in maniera sostanzialmente uniforme ed univoca.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo \u00e8 stato creato come coronamento della creazione, a immagine e somiglianza di Dio: dunque, egli \u00e8 stato creato come re, il suo destino era quello di regnare su tutte le altre creature. Dopo averlo ricolmato di beni e privilegi, compreso quello dell&#8217;immortalit\u00e0, Dio ha voluto metterlo alla prova: gli ha imposto una sola proibizione, di non cogliere n\u00e9 mangiare i frutti dell&#8217;Albero della Conoscenza del Bene e del Male. E anche quell&#8217;unica proibizione, pi\u00f9 che un divieto tirannico appare come una paterna preoccupazione (<em>Genesi<\/em>, 3, 3): <em>Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete<\/em>. I primi uomini, per\u00f2, non superano la prova: Eva cede alla curiosit\u00e0, all&#8217;ambizione e all&#8217;invidia, instillata in lei dalle parole del serpente: <em>Sarete come Dio<\/em>; e Adamo si fa convincere da lei. Ci\u00f2 determina la caduta, i cui effetti si ripercuotono sui loro discenti e non tardano a farsi sentire. Oltre alla cacciata dal Paradiso Terrestre e al destino di subire la fatica, la vecchiaia e la morte, da allora anche la concupiscenza entra nei loro cuori e li avvelena: ed ecco il primo omicidio, che \u00e8 anche un fratricidio: Caino uccide suo fratello Abele e poi nega le proprie responsabilit\u00e0 davanti a Dio. L&#8217;uomo, dunque, continua ad essere il re del creato, ma \u00e8 un re miseramente decaduto; \u00e8 un re piagato, come il Re Pescatore delle leggende arturiane; \u00e8 un re mendicante, che vaga come un forestiero in cerca di un po&#8217; di pace, ma senza trovarla mai del tutto. Pi\u00f9 volte le sue colpe sono talmente gravi da muovere a sdegno il suo Creatore. Con la costruzione della Torre di Babele, gli uomini paiono voler dare l&#8217;assalto al Cielo, ma vengono dispersi; poi, con il Diluvio Universale, Dio d\u00e0 quasi inizio a una nuova umanit\u00e0, salvando solo No\u00e8 ed i suoi familiari. E anche in seguito, singoli gruppi meritano castighi severissimi, come gli abitanti di Sodoma e Gomorra, i quali vengono inceneriti, e le loro citt\u00e0 distrutte, mediante un pioggia di fuoco. Un re decaduto, un re peccatore, un re che non adora il suo Signore, che si ribella, recalcitra, si svia, adora gli idoli, si prostra davanti a false divinit\u00e0, fabbricate dalle sue stesse mani. Si pu\u00f2 ancora considerare un re, costui? Non \u00e8 quasi un&#8217;ironia continuare a considerarlo un re, viste le miserevoli condizioni in cui trascina la sua esistenza, fra ingiustizie, infedelt\u00e0 e tradimenti d&#8217;ogni genere, sia verso Dio che verso i suoi simili? Ed \u00e8 proprio questa ambiguit\u00e0, questa natura anfibia dell&#8217;uomo a suscitare discordi interpretazioni della sua natura e del suo destino, nella lettura dei Padri della Chiesa e dei grandi teologi dell&#8217;epoca pi\u00f9 fulgida della civilt\u00e0 cristiana. Alcuni continuano a vedere in lui le tracce, sia pur sbiadite, della passata regalit\u00e0; altri sottolineano la miseria dello stato presente, la sua condizione di medicante.<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che Dio, per amore di questa creatura prediletta, ha deciso di compiere l&#8217;atto pi\u00f9 sublime che si possa concepire: Incarnarsi nel corpo di un uomo, nascere alla vita come uomo, pur restando vero Dio: condividere, come Uomo-Dio, il destino degli uomini, esortandoli a rimettersi sulla retta via, a seguire la sua legge amorevole. Anche in altre religioni gli dei scendono sulla terra in forma umana, ma in nessuna Dio manda suo Figlio come vero uomo, a patire per loro e sopportare il sacrificio pi\u00f9 grande: la morte, e la morte infamante sulla croce. Un atto di amore cos\u00ec totale, cos\u00ec smisurato, cos\u00ec sconvolgente, appartiene solo alla religione cristiana. Per le altre religioni, cos\u00ec come per la filosofia greca e, poi, per le filosofie moderne, questa \u00e8 una insensatezza; per la religione ebraica, una bestemmia: Dio non pu\u00f2 farsi uomo, e tanto meno pu\u00f2 morire ed essere sepolto, anche se per poi risorgere. Per essi \u00e8 qualcosa d&#8217;inconcepibile, se non addirittura di sconcio e di scandaloso. Per i cristiani, invece, questa \u00e8 la loro fierezza: tanto grande \u00e8 l&#8217;amore di Dio per gli uomini; e tanto grande era il posto che Dio aveva assegnato all&#8217;uomo, nel piano della creazione. Quel ruolo \u00e8 stato irreparabilmente compromesso dalla Colpa originale? Qui entrano in gioco le differenti valutazioni. Perfino nel pensiero dello stesso autore, nelle diverse fasi della sua evoluzione, si possono cogliere sfumature differenti. L&#8217;antropologia di s. Agostino, per esempio, \u00e8 molto pi\u00f9 cupa e pessimistica quando egli polemizza fieramente con l&#8217;ottimismo pelagiano, che nega le conseguenze irreparabili del Peccato originale; ma quando deve polemizzare con l&#8217;assai pi\u00f9 cupo dualismo manicheo, il suo giudizio si attenua, si rischiara. Siccome l&#8217;ultimo Agostino \u00e8 quello antipelagiano, nel suo pensiero resta un forte retaggio di pessimismo: ed \u00e8 facendo leva su di esso, oltre che su un similare aspetto della teologia di san Paolo, che Lutero trover\u00e0 il punto d&#8217;appoggio per lanciare la sua ribellione contro la Chiesa. Per lui, come per l&#8217;ultimo Agostino, l&#8217;umanit\u00e0 \u00e8 una <em>massa dannata<\/em>: pochi si salveranno, e quei pochi senza alcun merito, ma solo grazie alla fede. La quale, a sua volta, \u00e8 un dono imperscrutabile di Dio; dunque, non c&#8217;\u00e8 nulla che l&#8217;uomo possa fare per salvarsi, se \u00e8 invece destino che si danni. Ma qui, in verit\u00e0, siamo gi\u00e0 fuori dell&#8217;alveo autentico del cristianesimo; questo non \u00e8 pi\u00f9 cristianesimo, \u00e8 un ritorno agli aspetti pi\u00f9 angosciosi e terrificanti dell&#8217;ebraismo, con la sola differenza che Lutero mette la Fede al posto della Legge. Il risultato, comunque, \u00e8 una certa dose d&#8217;ipocrisia: <em>Pecca fortiter, sed crede fortius<\/em>; ma non cos\u00ec aveva insegnato Ges\u00f9 alla donna adultera, bens\u00ec: VA&#8217; IN PACE, E NON PECCARE PI\u00d9. Quel <em>non peccare pi\u00f9<\/em> significa che l&#8217;uomo pu\u00f2 e deve partecipare alla propria salvezza. E il punto \u00e8 proprio questo: Cristo \u00e8 morto sulla Croce per redimere gli uomini; ma ora tutti gli uomini sono chiamati ad imitarlo, a fare come Lui la volont\u00e0 del Padre, a prende la Croce e a seguirlo. In tal modo, il re decaduto pu\u00f2 ritornare ad essere re: mediante il sacrificio.<\/p>\n<p>Un esempio di come il giudizio della filosofia cristiana sull&#8217;uomo sia ondeggiante fra pessimismo e ottimismo \u00e8 dato dal pensiero di Luigi Bogliolo. La sua riflessione parte dalla constatazione che, nel cristianesimo, Dio non solo si rivela all&#8217;uomo, ma si fa addirittura Uomo, pur restando Dio; e ne ricava la conclusione che l&#8217;intera umanit\u00e0 viene innalzata ed \u00e8 rivelata pienamente a se stessa da questa suprema Rivelazione di Dio a lui. Facendosi Uomo, Dio mostra all&#8217;uomo quale dovrebbe essere il suo vero volto, se si uniformasse totalmente alla Sua volont\u00e0.<\/p>\n<p>Scriveva don Luigi Bogliolo (1910-1999), gi\u00e0 professore ordinario di Metafisica alla Pontifica Universit\u00e0 Salesiana e alla Pontificia Universit\u00e0 Urbaniana e uno dei massimi filosofi cattolici del Novecento, nella voce <em>La visione cristiana dell&#8217;uomo<\/em> (in: <em>Enciclopedia moderna del Cristianesimo<\/em>, IV, Edizioni Paoline, 1960; cit. in: Rodolfo Di Chio <em>Uomo, amore, felicit\u00e0. Antologia di testi filosofici<\/em>, Firenze, Bulgarini Editore, 1981, vol. 1, pp. 132-133):<\/p>\n<p><em>L&#8217;avvento del cristianesimo segna una vera rivoluzione nella cultura umana proprio riguardo al concetto dell&#8217;uomo. Non meno che rivelazione di Dio all&#8217;uomo, il Cristianesimo \u00e8 rivelazione dell&#8217;uomo all&#8217;uomo. Gi\u00e0 la storia dell&#8217;Antico Testamento s&#8217;apriva con una vera apoteosi dell&#8217;uomo. Iddio interviene in modo particolare quando crea l&#8217;uomo e lo crea dopo tante altre cose, quasi per significare che egli \u00e8 il fine della creazione. Lo crea con l&#8217;altissimo destino di divenire socio e compartecipe della stessa vita divina e subito gi ordina di riempire la terra di s\u00e9, di prenderne possesso e di assoggettarla, di collaborare cin lui al perfezionamento della creazione. Queste idee erano rimaste per\u00f2 chiuse e circoscritte al popolo eletto. Si chiariranno in pieno e diverranno universali con la venuta di Cristo. Il fatto storico (che \u00e8 insieme dogma e mistero cristiano) dell&#8217;Incarnazione dar\u00e0 le vere dimensioni del mistero umano. L&#8217;inserimento della natura umana nella natura divina, nell&#8217;unit\u00e0 personale del Cristo implica una comunione e una partecipazione fra Dio e l&#8217;uomo: \u00e8 vero che Dio diviene vero uomo, ma \u00e8 anche vero che un Uomo diviene vero Dio. L&#8217;esaltazione della natura umana nel Cristo implica l&#8217;esaltazione di tutta l&#8217;umanit\u00e0. L&#8217;Incarnazione non porta soltanto Dio al centro della storia umana, ma vi porta anche un Uomo. D&#8217;ora in avanti al centro della storia, come al centro della realt\u00e0, non vi sar\u00e0 soltanto Dio, ma anche l&#8217;uomo, inseparabilmente, perch\u00e9 inseparabili sono le due nature in Cristo. Unit\u00e0 personale della natura umana e della natura divina in Cristo, continuit\u00e0 ontologica fra la persona di Cristo e l&#8217;umanit\u00e0 tutta, indissolubilmente vincolata a Lui per molteplici titoli per titolo di parentela divina e umana, per titolo di conquista redentrice, per titolo di appartenenza totale. Con il Cristo, per il Cristo, nel Cristo l&#8217;uomo diviene l&#8217;unit\u00e0 ontologica del molteplice; unit\u00e0 della storia, unit\u00e0 del cosmo, centro dell&#8217;universo. Scopo dell&#8217;uomo \u00e8 continuare il Cristo nella partecipazione alla natura divina, nei suoi destini eterni, nella sua centralit\u00e0 universale. \u00c8 questo il contenuto filosofico dell&#8217;Incarnazione e di quell&#8217;altro dogma che \u00e8 il complemento dell&#8217;Incarnazione: la dottrina del Corpo mistico, enunciata da Cristo medesimo, abbozzata da S. Paolo, elaborata dai Padri della Chiesa nel corso dei secoli cristiani fino ad oggi. Nella dottrina cristiana il concetto dell&#8217;uomo assume le dimensioni stesse della divinit\u00e0: non sar\u00e0 mai possibile elaborare un concetto pi\u00f9 grandioso, pi\u00f9 suggestivo, pi\u00f9 ricco di implicanze. Nella luce del Cristianesimo la persona assomma tutti i valori della creazione: in essa tutto si salva o tutto si perde. La dottrina del Corpo mistico risolve i rapporto tra individuo e comunit\u00e0. Questo nucleo del pensiero cristiano intorno all&#8217;uomo, che qui posiamo solo brevemente delineare, pervade e fermenta il Cristianesimo di tutti i secoli e nella misura in cui il Cristianesimo domina la civilt\u00e0 occidentale, pervade e fermenta la nostra civilt\u00e0 e la nostra cultura. \u00c8 anzitutto una teologia rivelata, positiva, storica, ma una teologia e una rivelazione che implicano una filosofia.<\/em><\/p>\n<p><em>A prima vista potrebbe sembrare esagerato il concetto cristiano dell&#8217;uomo cos\u00ec come si \u00e8 brevemente abbozzato. Bisogna allora distinguere due momenti: il moneto metafisico e il momento storico. Dal punto di vista metafisico l&#8217;ottimismo umanistico del Cristianesimo \u00e8 senza riserve: l&#8217;uomo \u00e8 il compendio di tutti i valori creati, potenziato dalla grazia fino all&#8217;infinito. Dal punto di vista storico l&#8217;ottimismo cristiano \u00e8 sempre temperato da quel&#8217;atro fatto storico, avente gravi conseguenze pratiche, che \u00e8 la caduta originale. E prima ancora dal fatto che l&#8217;uomo rimane pur sempre creatura e dunque soggetto alla limitazione e perci\u00f2 stesso alla defettibilit\u00e0 e all&#8217;imperfezione. Per quanto grande, l&#8217;uomo non \u00e8 Dio, per quanto al centro della realt\u00e0, rimane subordinato a Dio<\/em>.<\/p>\n<p>Come si vede, il dato antropologico \u00e8 quello: l&#8217;uomo \u00e8 un re; e, dopo l&#8217;Incarnazione di Ges\u00f9, \u00e8 un re parzialmente restaurato. Parzialmente, perch\u00e9 lo stato di Grazia, che in lui era abituale prima della Caduta, ora \u00e8 divenuto precario: lo pu\u00f2 acquisire e lo pu\u00f2 perdere con relativa facilit\u00e0. La Chiesa \u00e8 stata creata per quello, per assicurare al credente, soprattutto mediante i Sacramenti, la permanenza o il recupero dello stato di Grazia, dopo ogni singola caduta nel peccato. Si vede, perci\u00f2, quale immensa importanza abbia il Sacramento della Confessione, o Riconciliazione; e si vede come ogni pratica tendente a sminuirlo, a banalizzarlo, a svuotarlo, vada in senso diametralmente opposto alla sua reale ragion d&#8217;essere. Quando, per esempio, il signor Bergoglio afferma che il penitente, se si vergogna dei suoi peccati, pu\u00f2 anche astenersi dal confessarli; quando afferma che la Confessione dovrebbe somigliare a una chiacchierata fra amici, nel corso della quale il sacerdote evita di porre domande, e lascia che sia il penitente a parlare di quel che si sente, come si sente, egli sta facendo una cosa gravissima; sta colpendo al cuore il sacramento della Confessione e sta vanificando l&#8217;opera della Grazia. Senza sincero pentimento, n\u00e9 proponimento di non peccare, non c&#8217;\u00e8 piena confessione; e allora non c&#8217;\u00e8 perdono. E senza quest&#8217;ultimo l&#8217;anima resta immersa nel peccato, nel senso di colpa e nell&#8217;angoscia. Altro che re: se si vergogna innanzi a Dio, l&#8217;uomo dimostra di non aver capito nulla.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Chi \u00e8 realmente l&#8217;uomo, nella visione cristiana? 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