{"id":23946,"date":"2019-06-02T11:01:00","date_gmt":"2019-06-02T11:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/06\/02\/chi-e-il-piu-forte-chi-e-il-piu-debole\/"},"modified":"2019-06-02T11:01:00","modified_gmt":"2019-06-02T11:01:00","slug":"chi-e-il-piu-forte-chi-e-il-piu-debole","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/06\/02\/chi-e-il-piu-forte-chi-e-il-piu-debole\/","title":{"rendered":"Chi \u00e8 il pi\u00f9 forte, chi \u00e8 il pi\u00f9 debole?"},"content":{"rendered":"<p>Uno dei dogmi fondamentali del <em>politically correct<\/em>, anzi, diciamo pure la chiave di volta dell&#8217;intero pensiero politicamente coretto, \u00e8 la netta ed evidente distinzione fra chi \u00e8 pi\u00f9 forte e chi \u00e8 pi\u00f9 debole; con l&#8217;immediato corollario, altrettanto evidente, sulla scelta da che parte stare: dalla parte del pi\u00f9 debole, sempre e comunque, e mai dalla parte del pi\u00f9 forte, il quale o \u00e8 il responsabile delle sofferenze del pi\u00f9 debole, o ne \u00e8, in ogni caso, un complice, e sia pure inconsapevole, cosa che, del resto, non lo rende del tutto incolpevole. Dunque, forza \u00e8 una colpa, debolezza \u00e8 una virt\u00f9: la lotta non \u00e8 pi\u00f9 fra il bene e il male, come nella vera morale cristiana, bens\u00ec tra la forza, che \u00e8 intrinsecamente ingiusta e potenzialmente malvagia, e la debolezza, che \u00e8 intrinsecamente innocente e potenzialmente santa. Chi ha operato questo slittamento di senso dalla morale del Vangelo alla morale dei gesuiti modernisti e massoni? Difficile dirlo: \u00e8 stata una cosa graduale. Si parte almeno dal XVIII secolo, quando i gesuiti del Paraguay, imbevuti delle farneticazioni illuministe sul &quot;buon selvaggio&quot;, vedono degli <em>indios<\/em> delle loro <em>reducciones<\/em> delle anime pure e forse naturalmente sante, e in tutti i bianchi, all&#8217;infuori di loro, dei malvagi e degli scomunicati, e si arriva a Pedro Arrupe e alla teologia della liberazione, che vede nei &quot;poveri&quot; il Regno di Dio e nei &quot;ricchi&quot; la <em>Civitas Daboli<\/em>, la Citt\u00e0 del Diavolo. Ai nostri giorni, Bergoglio non fa altro che riprende ed estremizzare ulteriormente, se possibile, questa rozza e delirante antropologia &quot;teologica&quot;. Tutti i giorni parla dei migranti e del loro diritto a migrare, infischiandosene sia dei morti in mare, sia degli squilibri e dei crimini legati all&#8217;immigrazione clandestina, sia, soprattutto, di quel che dice un vero pastore cattolico e un vero figlio dell&#8217;Africa, il cardinale Robert Sarah, il quale da anni esorta i suoi compatrioti della Guinea, e tutti gli africani, a non partire, a non lasciare la loro terra e le loro famiglie, e mette in guardia gli europei da un&#8217;accoglienza indiscriminata, che avr\u00e0 gravissime ripercussioni anche per il loro tessuto sociale, oltre che per il loro assetto religioso. Ma i migranti, per Bergoglio, sono innocenti, sono puri, sono buoni, sono immagini viventi di Cristo: senza mai aver detto una parola fra quanti fuggono davvero per necessit\u00e0, e l&#8217;enorme maggioranza di quelli che si spacciano per profughi e in realt\u00e0 inseguono solo l&#8217;ingenuo miraggio di un facile miglioramento della loro condizione materiale. Arriva al punto da affermare che Ges\u00f9, Giuseppe e Maria erano dei profughi, erano dei migranti, pur di inculcare, Natale e Pasqua compresi, il dogma del dovere dell&#8217;accoglienza per tutti i buoni cristiani (la parola <em>cattolico<\/em> gli scotta sulla lingua e ne fa il pi\u00f9 parco uso possibile; non sia mai che qualcuno possa, un giorno o l&#8217;altro, tacciarlo non di coprire i crimini di McCarrick, ma di voler fare del <em>proselitismo<\/em>!).<\/p>\n<p>Dunque, il dogma della distinzione manichea fra il pi\u00f9 debole e il pi\u00f9 forte porta con s\u00e9 il corollario del dovere dell&#8217;accoglienza sempre e comunque, il quale, a sua volta, porta l&#8217;ulteriore dogma dell&#8217;inclusione, intesa come diritto di tutti ad essere inclusi, a cominciare da quelli che non lo desiderano affatto, perch\u00e9 preferiscono sfruttare i vantaggi della marginalit\u00e0. Chi non ha voglia di rispettare le regole, per esempio, non vuole affatto essere incluso a pieno titolo nella societ\u00e0 civile: preferisce impietosire gli altri, vivere di elemosina, magari ricevere una casa gratis, ma guai a parlargli di farsi carico anche di qualche dovere, oltre che di una serie di diritti, di vantaggi e di agevolazioni. A maggior ragione, chi vuole restare &quot;diverso&quot;, chi ha la precisa intenzione di non lasciarsi includere, bens\u00ec di sottomettere egli altri, presto o tardi, ai propri usi, al proprio credo, alla propria fede, non ne vuol sapere di lasciarsi includere: per lui, si tratta di una trappola da evitare; se si lasciasse includere, infatti, dovrebbe rispettare, su un piede di assoluta parit\u00e0, gli altri usi, le altre credenze e le altre fedi. Dovrebbe rivedere, e magari modificare, alcune delle sue abitudini: per esempio quella di trattare la moglie e le figlie come schiave, e obbligarle ad andare in giro con il corpo e il volto interamente coperti e nascosti, salvo una minuscola fessura per gli occhi, e senza il diritto di aprir mai bocca in pubblico, neanche in un ufficio postale o in una banca, per chiedere un&#8217;informazione o per rispondere a una domanda dell&#8217;impiegato (specialmente se maschio), cosa che sarebbe profondamente immorale e che andrebbe a ledere i suoi diritti di maschio padrone assoluto. Ebbene, di cambiare siffatte abitudini, sono in molti a non avere la bench\u00e9 minima intenzione, n\u00e9 tanto, n\u00e9 poco. Al contrario, ci\u00f2 a cui essi mirano \u00e8 di vedere arrivare il giorno in cui anche le altre donne, tutte le donne, saranno rese simili alle loro mogli e alle loro figlie; e quando non ci saranno pi\u00f9 donne che se ne vanno in giro come delle &quot;puttane&quot;, o che svolgono un lavoro fuori casa, o che guidano la macchina, fumano le sigarette, vanno a ballare, e altre sconcezze simili. Oppure prendiamo il caso di un gruppo sportivo o di una classe scolastica: si fa presto a dire: includiamoli tutti; ma se c&#8217;\u00e8 qualcuno che preferisce stare al di fuori, o al di sopra, se c&#8217;\u00e8 qualcuno che \u00e8 egoista e prepotente, costui vuol ricevere l&#8217;omaggio e la sottomissione degli altri, quindi non accetter\u00e0 di farsi includere, perch\u00e9, una volta incluso, perderebbe i vantaggi che gli vengono dal fatto di avere una posizione eccezionale, di sfruttare un ruolo particolare e tacitamente riconosciuto. Per un certo tipo di mentalit\u00e0, \u00e8 pi\u00f9 vantaggioso essere trattati come un problema che come un soggetto di pari dignit\u00e0 rispetto a tutti gli altri; finch\u00e9 si \u00e8 visti come un problema, gli altri si sentiranno sempre in dovere di usare un codice di comportamento differenziato. <em>Cosa volete, lui \u00e8 fatto cos\u00ec<\/em>, dir\u00e0 la maestra ai bambini di una classe, di fronte alle continue provocazioni, ai capricci e alle prepotenze di un compagno caratteriale, ovviamente sostenuto a spada tratta dai suoi genitori. <em>Bisogna capirlo, in fondo non \u00e8 cattivo; bisogna aver pazienza<\/em>&#8230; La pazienza mal riposta (perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 anche una pazienza santa) \u00e8 l&#8217;arma di cui si servono i prepotenti per ricattare e sottomettere gli altri, sfruttando i loro sensi di colpa e abusando della loro buona volont\u00e0.<\/p>\n<p>Vale perci\u00f2 la pena di considerare pi\u00f9 da vicino il dogma fondamentale di questa nuova morale buonista, accogliente e inclusiva: che il pi\u00f9 debole e il pi\u00f9 forte si riconoscono di primo acchito, e che perci\u00f2, di primo acchito, bisogna schierarsi con il primo e mai con il secondo. Ma siamo sicuri che si tratta di un qualcosa di evidente, di riconoscibile al primo sguardo? Noi non se siamo affatto convinti, e ci spiegheremo con un esempio tratto dal mondo del cinema. Prendiamo il caso di Charlot, l&#8217;indimenticabile attore comico che con la sua bombetta, il bastoncino e le enormi scarpe sgangherate si trova spesso a lottare, impari lotta evidentemente, contro avversari massicci, corpulenti, e soprattutto stupidi e prepotenti; mentre lui, poverino, non domanda altro che un angolino per vivere in pace, un cantuccio nel quale non dar\u00e0 fastidio a nessuno, ed essere a sua volta rispettato. \u00c8 ragionevole, no? Poi dall&#8217;idea che la forza sia di tipo fisico, muscolare, come in <em>La febbre dell&#8217;oro<\/em>, del 1925, si passa a illustrare il concetto che la forza \u00e8 sempre di tipo materiale, per\u00f2 non \u00e8 quella del corpo, ma quella della potere politico: ne <em>Il grande dittatore<\/em>, che \u00e8 del 1940, (quando, si badi, gli Stati Uniti erano ancora formalmente neutrali, e non esisteva uno stato di guerra fra loro e le potenze dell&#8217;Asse), l&#8217;esile e simpatico omino con la bombetta, il bastoncino, i calzoni troppo corti e le scarpe troppo grandi, \u00e8 un mite, dolcissimo, romantico abitante di una graziosa cittadina da cartolina, alla Walt Disney, e ama, riamato, una dolce, delicata, graziosa fanciulla; ma contro il suo modesto sogno di felicit\u00e0 piccolo borghese si staglia l&#8217;ombra di Hitler, il ridicolo dittatore dai baffetti che paiono una stringa da scarpe ripiegata, e che si agita e si sbraccia furiosamente davanti al microfono, poi si abbandona a sogni voluttuosi di dominio mondiale, giocando, nel segreto del suo studio, con un grande globo terrestre di gomma gonfio d&#8217;aria, che getta in alto e poi riprende, trastullandosi come un bambino un po&#8217; svampito. Accanto a lui compare anche la figura, riconoscibilissima, di un altro dittatore, un rivale in fatto di prepotenza, arroganza e ridicolaggine, un Mussolini che fa ogni mezzo minuto il saluto romano e che vuole competere con lui in potenza e vanagloria, tanto che Hitler, per metterlo a disagio, gli offre una seggiola minuscola mentre lui lo domina dall&#8217;alto della sua scrivania, e insomma fra tutti e due fanno a gara, senza rendersene conto, a chi \u00e8 pi\u00f9 buffo e pi\u00f9 grottesco. Il mondo intero si \u00e8 piegato dalle risate di fronte a questo film, e fiumi di critici ne hanno lodato la finissima ironia, la <em>verve<\/em> umoristica, l&#8217;efficacia della satira che da esso scaturisce, e che travolge nel mare del ridicolo i due truculenti, ma esilaranti dittatori, felice vedetta dell&#8217;intelligenza contro la forza, dell&#8217;omino mite e simpatico contro la brutalit\u00e0 del totalitarismo. E va bene. Noi non entreremo, in questa sede, nei meriti artistici del film, e nemmeno ne faremo una critica sociologica; ci limiteremo a raccogliere la sfida lanciata da Charlie Chaplin e porremo a nostra volta la domanda: chi \u00e8 il forte, e chi \u00e8 il pi\u00f9 debole, in un film come <em>Il grande dittatore<\/em>? In coro, senza alcuna esitazione, tutti quanti hanno pensato, per decenni, che il pi\u00f9 forte \u00e8 il dittatore, e il pi\u00f9 debole \u00e8 l&#8217;omino con la bombetta. Ma ne siamo sicuri? Certo, il dittatore comanda a una potente nazione industriale, ha settanta milioni di persone ai suoi ordini, uno degli eserciti pi\u00f9 addestrati, una macchina da guerra pronta a scattare; mentre l&#8217;altro, l&#8217;omino coi calzoni troppo corti, non ha niente e nessuno dalla sua parte, tranne la personale simpatia che sprigiona dalla sua figura e la coscienza d&#8217;interpretare la buona causa, quella del rispetto, della tolleranza e della pace, contro chi sa gettare sul piatto della bilancia solo i cannoni e i carri armati. Eppure, a ben riflettere, le cose non stanno proprio come appaiono. L&#8217;omino striminzito dalle scarpe troppo grosse ha, dalla sua, un fattore importantissimo, che poi \u00e8 il fattore decisivo: la telecamera. Ha un&#8217;industria cinematografica che controlla gli schermi di tutto il mondo e manda quelle immagini ovunque, facendo ridere e commuovendo centinaia di milioni di persone. Chi controlla gli schermi del cinema, controlla l&#8217;immaginario collettivo; e chi controlla l&#8217;immaginario collettivo, controlla anche tutto il resto, perch\u00e9 non c&#8217;\u00e8 forza pi\u00f9 potente al mondo di quella della suggestione, specie quando si esercita per mezzo di strumenti emotivi e non per mezzo di strumenti razionali. Nel film di Chaplin non ci sono ragionamenti, ci sono emozioni a volont\u00e0: l&#8217;omino fa tenerezza, con la sua delicata storia d&#8217;amore e il suo modesto desiderio di poter solamente vivere in pace; il dittatore, anzi i due dittatori, suscitano sdegno e ilarit\u00e0, perch\u00e9 sono un misto di violenza cieca e di ridicola smania di grandezza. Il cinema, a ben guardare, \u00e8 un&#8217;arma pi\u00f9 potente dei cannoni e dei carri armati. Coi cannoni e i carri armati si possono vincere le battaglie; ma le guerre si vincono quando l&#8217;opinione pubblica mondiale si schiera, per ragioni emozionali che diventano ragioni umanitarie, da una parte contro l&#8217;altra parte in lotta. \u00c8 sempre stato cos\u00ec e sempre sar\u00e0 cos\u00ec. La Prima guerra mondiale \u00e8 stata vinta dagli Alleati non perch\u00e9 avessero delle ragioni migliori dei loro nemici per vincerla, almeno sotto il profilo politico o morale, ma semplicemente perch\u00e9 la propaganda dell&#8217;Intesa aveva convinto l&#8217;opinione pubblica mondiale che i soldati tedeschi tagliavano le mani ai bambini del Belgio, e perch\u00e9 i sottomarini tedeschi affondavano le navi cariche di donne e di bambini (anche se l&#8217;ambasciata tedesca in America aveva acquistato una intera pagina di giornale per mettere in guardia i cittadini statunitensi dal salire a bordo di navi come il <em>Lusitania<\/em>, che venivano fatti passare per transatlantici disarmati mentre erano incrociatori ausiliari adibiti anche al trasporto di materiali da guerra). L&#8217;opinione pubblica mondiale \u00e8 un&#8217;arma pi\u00f9 potente di ogni altra arma materiale, comprese le bombe atomiche (e infatti nessun film americano ha mai condannato in maniera esplicita il bombardamento atomico d&#8217;Hiroshima e Nagasaki, mentre decine di film americani ci hanno mostrato i giapponesi come soldati crudeli, disumani, quasi bestiali nel loro sadismo), perch\u00e9 nessuna nazione pu\u00f2 vincere una guerra se ha contro di s\u00e9 una simile forza. L&#8217;opinione pubblica muove i governi, mobilita le risorse, spinge alla vendetta dei &quot;buoni&quot;, come l&#8221;insensata carneficina di Dresda, voluta da Churchill per dare una lezione ai &quot;nazisti&quot;.<\/p>\n<p>Dunque, l&#8217;uomo con la telecamera \u00e8 pi\u00f9 forte dell&#8217;uomo col fucile. La telecamera \u00e8 un&#8217;arma e arriva a colpire pi\u00f9 lontano di qualsiasi fucile o mitragliatrice. Crea delle immagini che entrano in tutte le case, suscitano indignazione, determinano le scelte politiche. Anche la radio \u00e8 un&#8217;arma potentissima: lo sapevano i nostri nonni i quali, in piena guerra, e nonostante rischi e divieti, ascoltavano <em>Radio Londra<\/em>, cio\u00e8 la radio del nemico contro il quale l&#8217;Italia era impegnata in una lotta per la vita e per la morte (e questo non \u00e8 un modo di dire: anche se non ce ne siamo accorti, noi siamo effettivamente morti, morti come nazione indipendente e sovrana, l&#8217;8 settembre del 1943, e poi, definitivamente, il 25 aprile del 1945). Un giornalista delle <em>Iene<\/em> che insegue una persona per la strada, puntandole contro il microfono e facendole fare la figura dello sciocco se risponde, o del codardo se si allontana, \u00e8 infinitamente pi\u00f9 forte di qualsiasi interlocutore, anche se questi avesse dalla sua le migliori ragioni di questo mondo. La conclusione \u00e8 che l&#8217;apparenza inganna; e che in un mondo dominato dai <em>mass-media<\/em>, chi controlla i <em>mass-media<\/em> controlla tutto il resto. Mediante un uso spregiudicato delle apparenze, si possono manipolare le coscienze, facendo passare il torto per diritto e viceversa. Attenti ai buoni, dunque; specialmente se sono armati di microfono e telecamera.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Uno dei dogmi fondamentali del politically correct, anzi, diciamo pure la chiave di volta dell&#8217;intero pensiero politicamente coretto, \u00e8 la netta ed evidente distinzione fra chi<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30174,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[81],"tags":[157,216],"class_list":["post-23946","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-papa-francesco","tag-gesu-cristo","tag-papi"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-papa-francesco.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23946","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23946"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23946\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30174"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23946"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23946"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23946"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}