{"id":23940,"date":"2018-02-20T09:14:00","date_gmt":"2018-02-20T09:14:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/02\/20\/chi-e-italiano-e-chi-no\/"},"modified":"2018-02-20T09:14:00","modified_gmt":"2018-02-20T09:14:00","slug":"chi-e-italiano-e-chi-no","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/02\/20\/chi-e-italiano-e-chi-no\/","title":{"rendered":"Chi \u00e8 italiano, e chi no"},"content":{"rendered":"<p>Si parla molto di cittadinanza e si tende a identificare la cittadinanza con la nazionalit\u00e0: se una persona ha la cittadinanza della Repubblica italiana, allora quella persona \u00e8 senz&#8217;altro italiana; in fondo \u00e8 molto semplice, no? Appunto: \u00e8 <em>troppo<\/em> semplice. Eppure \u00e8 evidente che le cose sono un po&#8217; pi\u00f9 complesse, basta riflettervi un attimo. Gli italiani che non hanno potuto, o non hanno voluto, lasciare la Venezia Giulia, nel 1947, al momento della firma del trattato di Parigi e della definitiva cessione di quelle terre alla Jugoslavia, non meritavano pi\u00f9 il nome d&#8217;italiani, pur avendo perso, evidentemente, la cittadinanza italiana e avendo acquisito quella jugoslava? Chiaro che no: tanto \u00e8 vero che, almeno sulla carta, in Jugoslavia esse godevano del riconoscimento d&#8217;una certa autonomia culturale e linguistica, peraltro ben presto rimasta lettera morta. E i cittadini svizzeri dei Canton Ticino, che non sono mai stati cittadini italiani, n\u00e9 del Regno, n\u00e9 della Repubblica, non meritano di essere chiamati e considerati italiani? Ma certo che s\u00ec: tanto \u00e8 vero che l&#8217;italiano viene riconosciuto come una delle quattro lingue ufficiali della Confederazione Elvetica. Evidentemente, si pu\u00f2 essere italiani, incontestabilmente e veracemente italiani, pur essendo sprovvisti della cittadinanza italiana: questo punto ci pare sia chiarito a sufficienza.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 vero anche il contrario, cio\u00e8 che si pu\u00f2 avere la cittadinanza italiana senza essere, perci\u00f2, veramente e incontestabilmente italiani? Questa s\u00ec che \u00e8 una domanda ad altissimo tasso di scorrettezza politica: perch\u00e9 nel Paese dei diritti inviolabili e insindacabili, nel Paese dove le dispute ideologiche si vincono a suon di querele e di sentenze di tribunale, come la sinistra alla Boldrini insegna; nel Paese dove a settant&#8217;anni dalla fine del fascismo si continua a esorcizzare il risorgere della &quot;barbarie&quot; fascista, e vi sono amministrazioni comunali le quali non hanno miglior passatempo che revocare la cittadinanza onoraria concessa a suo tempo al cavaliere Benito Mussolini, e organi di stampa che hanno altro soggetto di cui occuparsi che un bagnino devoto alla memoria del Duce, gi\u00e0 il solo fatto di porre un simile interrogativo sa terribilmente di razzismo e quindi, per contiguit\u00e0 logica e ideologica, di fascismo, e manca poco che non faccia venie in mente, a qualcuno, le leggi razziali e l&#8217;orrore di Auschwitz. Perch\u00e9, inutile girarci attorno, porre quella tal domanda, di questi tempi, significa porre sul tavolo la questione incandescente della concessione della cittadinanza agli immigrati: concessione troppo facile, a giudizio di alcuni, oppure, al contrario, troppo lenta e laboriosa, a parere di altri, i quali la vorrebbero come un automatismo legislativo, si nasce in Italia e <em>zac!,<\/em> la cittadinanza italiana \u00e8 assicurata. Nessuno pu\u00f2 essere cos\u00ec insensibile da negare la cittadinanza a un povero, piccolo bambino che nasce nel nostro Paese e che a tanti preti di sinistra e teologi progressisti fa venire in mente, chi sa perch\u00e9, il Bambino Ges\u00f9 nella stalla di Betlemme, che era un migrante pure lui, anzi, addirittura un profugo: o almeno cos\u00ec ha affermato il falso papa Bergoglio nella omelia della santa Messa di Natale; peraltro facendosi immediatamente smentire dai teologi seri, anche se ha strappato gl&#8217;immancabili applausi dai suoi soliti tifosi e <em>aficionados<\/em> della curva sud.<\/p>\n<p>A suo tempo, ci eravamo gi\u00e0 posti quella domanda (cfr. il nostro articolo di oltre due anni fa: <em>Che cosa significa acquisire la cittadinanza?<\/em>, pubblicato sul sito di Arianna Editrice il 17\/12\/2015), sostenendo che la concessione della cittadinanza non pu\u00f2 ridursi ad un fatto meramente opportunistico, cio\u00e8 fondato sulla convenienza e sull&#8217;interesse di colui che la richiede (e magari di colui che la concede, ossia lo Stato, come si deduce dalla dichiarazione dell&#8217;ineffabile Tito Boeri, secondo il quale l&#8217;Italia ha bisogno dei migranti per pagare le pensioni ai propri cittadini; scordandosi per\u00f2 che anche i migranti, dopo un certo numero di anni, diventeranno cittadini e che anche a loro si dovranno pur pagare le pensioni). Ad ogni modo, quella domanda ci \u00e8 tornata insistentemente negli orecchi dopo aver assistito al solito servizio del telegiornale di regime, non ricordiamo se della tv pubblica o privata, tanto ormai non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 alcuna differenza, che riferiva della manifestazione svoltasi a Macerata domenica scorsa, 18 febbraio. Tale manifestazione \u00e8 stata pensata dal sindaco di quella citt\u00e0, Romano Carancini, con un vero e proprio colpo di genio: in una Italia che si sta spaccando, sempre di pi\u00f9, fra quelli che piangono la tremenda sorte della giovane Pamela Mastropietro, assassinata e tagliata a pezzi, che poi sono stati occultati dentro due valigie, dagli spacciatori della mafia nigeriana, e quanti vogliono esprimere tutta la loro solidariet\u00e0 alle vittime del pistolero solitario Luca Traini, il quale ha percorso le strade in lungo e in lago, sparando su tutti gl&#8217;immigrati dalla pelle scura che ha visto a portata della sua pistola (e le autorit\u00e0 dello Stato si sono mosse soprattutto per questi ultimi, come se solo quelle persone fossero state vittime di una violenza ben precisa, e la povera Pamela invece fosse morta per una specie di tragica fatalit\u00e0, insomma per mano di qualche entit\u00e0 evanescente), il primo cittadino di Macerata ha chiamato all&#8217;appello i suoi concittadini nel nome di una citt\u00e0 <em>libera e antifascista<\/em>. Geniale: la libert\u00e0 \u00e8 un bene preziosi per tutti, e l&#8217;antifascismo \u00e8 un bene prezioso per quelli che contano, cio\u00e8 gli apparati dello Stato e tutto il carrozzone della cultura e dell&#8217;informazione <em>politically correct<\/em>. Due piccioni con una fava: quanto basta per scongiurare eventuali accuse di faziosit\u00e0, da sinistra o da destra, in un clima che si sta facendo ormai quasi insostenibile, basti citare i ragazzi dei centri sociali i quali proprio l\u00ec, a Macerata, hanno sfilato cantando gioiosamente, il 27 gennaio, giorno della memoria, <em>quant&#8217;\u00e8 bello far le foibe da Trieste in gi\u00f9<\/em>, evidentemente per onorare, sputando sul ricordo delle vittime delle foibe, le vittime della sparatoria di Luca Traini, e rassicurare tutti gl&#8217;immigrati che gli italiani, nella loro componente sana, sono talmente antirazzisti da non avere alcuna esitazione a diventare razzisti verso i loro stessi connazionali i quali, sulla bont\u00e0 dell&#8217;immigrazione illimitata, hanno delle idee un po&#8217; diverse dalle loro, piene di ottimismo e di fiducia.<\/p>\n<p>Domenica 18 febbraio pioveva a dirotto e faceva freddo, eppure, come hanno riportato tutti i mezzi d&#8217;informazione, i partecipanti alla manifestazione voluta dal sindaco non hanno esitato a sfidare eroicamente le proibitive condizioni atmosferiche per far sapere al mondo quanto si sentano antifacisti e amanti della libert\u00e0. Erano &quot;parecchie centinaia&quot;, hanno detto televisioni e giornali, per magnificare il loro sprezzo delle crudeli intemperie: il che, per un comune di circa 42.000 abitanti, capoluogo di provincia, senza contare la presenza dei &quot;compagni&quot; i quali, immancabilmente, in simili occasioni vengono mobilitati un po&#8217; dovunque e fatti affluire dall&#8217;esterno, a noi pare un po&#8217; pochino: ma guai a dirlo o ad insinuarlo, sarebbe un attentato alla libert\u00e0 e all&#8217;antifascismo. I solerti giornalisti politicamente corretti hanno registrato, e fatto mandare in onda, due interviste (oh, due fra le tante, scelte assolutamente a caso, ben s&#8217;intende), colte al volo dai partecipanti al corteo: un signore italiano di mezza et\u00e0, barba e baffi, ben vestito, che parlava in maniera appropriatissima, come un professore di liceo, e una donna piuttosto giovane, di colore (s\u00ec, \u00e8 vero: <em>di colore<\/em> non vuol dir niente, non si capisce se giapponese o marocchina, ma insomma \u00e8 per non dire &quot;negra&quot;, che potrebbe sembrare offensivo, e neppure &quot;nera&quot;, che fa venire in mente una pittura di vernice fresca, mannaggia non salta fuori un aggettivo adatto alla bisogna, di questi tempi nei quali la psicopolizia sorveglia pi\u00f9 che mai l&#8217;uso del linguaggio, pronta a querelare il malcapitato razzista di turno). Una giovane vestita con propriet\u00e0, addirittura elegante, dai tratti molto fini, trucco e rossetto perfetti, che parlava un italiano impeccabile, insomma il vero prototipo dell&#8217;immigrato d.o.c., pi\u00f9 educato e civile di tanti italiani, ineccepibile, rispettoso della legge, nessuna differenza tranne il colore della pelle: niente veli, niente <em>burqa<\/em>, nessuna goffaggine, o impropriet\u00e0, o diffidenza, e una prontezza e una padronanza di s\u00e9 invidiabili, anche davanti alle telecamere. Insomma, l&#8217;equivalente femminile del Sidney Poitier di <em>Indovina chi viene a cena?<\/em>, dove Spencer Tracy e Katharine Hepburn scoprono che la loro bionda figlioletta si \u00e8 fidanzata con un negro, s\u00ec, ma pi\u00f9 bello di un Apollo e pi\u00f9 elegante di un figurino di Hollywood, per non parlare della professione (\u00e8 un medico molto stimato), del livello sociale, della forbitezza linguistica, cento volte superiori a quelle di un operaio bianco del profondo Sud.<\/p>\n<p>E che cosa hanno detto, a beneficio dei telespettatori, queste due persone scelte certamente a caso nella folla dei manifestanti, sotto la pioggia di domenica scorsa, per le vie di Macerata? Neanche a farlo apposta (quando si dice le combinazioni!), esattamente ci\u00f2 che il potere vuole che i cittadini si sentano dire, dalla mattina alla sera, ogni santo giorno, possibilmente senza contraddittorio: che va tutto bene cos\u00ec; che viviamo nel migliore dei mondi possibili; che non c&#8217;\u00e8 alcuna invasione, alcuna islamizzazione dell&#8217;Italia; che bisogna essere aperti e accoglienti verso gli stranieri, angeli mandati a noi dal Signore Iddio; che chi la pensa diversamente non pu\u00f2 essere che un fascista e un razzista, e sarebbe giusto e doveroso mettere fuori legge tutti i gruppi e i movimenti nei quali sia ravvisabile una certa qual reticenza a bersi tutte queste balle colossali. Il signore compito e dall&#8217;aria professorale ha detto, indicando le persone con gli ombrelli aperti, che quella era la vera Macerata; che la vera Macerata \u00e8 cos\u00ec, aperta, accogliente e tollerante; che \u00e8 un vero delitto che il gesto isolato di uno squilibrato abbia portato la sua citt\u00e0 ai <em>disonori<\/em> delle cronache (ha adoperato proprio questa forbita espressione). E la signora africana, in elegante <em>tailleur<\/em> rosso, da parte sua, ha deplorato l&#8217;intolleranza di certa gente, ha rivendicato i diritti degli immigrati e ha concluso perentoriamente, con aria trionfante: <em>Che piaccia o no, io sono italiana!<\/em> Ecco: quest&#8217;ultima frase ci ha fatto particolarmente riflettere. <em>Che piaccia o no, io sono italiana!<\/em> Ma gi\u00e0 nel fatto di affermarlo cos\u00ec, come qualcosa che pu\u00f2 anche dispiacere a una parte degli italiani, e tuttavia sbatterglielo sul muso, <em>dovete accettare questa cosa, che vi piaccia o no<\/em>, significa tradire il vero spirito della cittadinanza: perch\u00e9 l&#8217;acquisizione della cittadinanza non pu\u00f2 e non deve essere brandita come una clava sulla testa degli italiani che sono nati tali, per tradizione millenaria e per piena appartenenza etnica, linguistica, culturale. Non si diventa italiani con un atto d&#8217;imperio o con l&#8217;esibizione di un pezzo di carta: perch\u00e9 una cosa \u00e8 essere cittadini italiani, e un&#8217;altra cosa \u00e8 essere italiani per davvero, cio\u00e8 nel profondo dell&#8217;anima. E il primo requisito per essere dei veri italiani non \u00e8 di tipo giuridico e formale, ma morale e sostanziale: significa amare l&#8217;Italia e ci\u00f2 che essa rappresenta: la sua civilt\u00e0, la sua cultura, il suo popolo, la sua lingua, la sua arte, la sua storia, la sua bellezza, tutto il suo immenso patrimonio spirituale. Del quale fa parte inscindibile il cristianesimo, che ci\u00f2 piaccia o non piaccia &#8212; vien da dire, facendo il verso a quella gentile signora &#8211; ai burocrati massoni di Bruxelles, tutti intenti a raschiar via quel poco che resta di cristiano nelle societ\u00e0 le quali, per loro sventura, hanno aderito al progetto economico e politico dell&#8217;Unione europea. Ora, noi non sappiamo se la signora in questione abbia o non abbia la cittadinanza italiana; quel che sappiamo \u00e8 che il suo modo di esprimersi \u00e8 gi\u00e0 di per s\u00e9 una maniera scorretta di porsi come parte del popolo italiano. Chi \u00e8 arrivato ieri in una casa antica di molti secoli, non pu\u00f2 dire agli altri inquilini: <em>Che vi piaccia o no, io adesso sono qui<\/em>, perch\u00e9 questo \u00e8 un parlare arrogante, un atteggiamento di sfida e di provocazione. Se l&#8217;ultimo arrivato ama davvero quella casa, se pensa di essere degno di divenire un suo nuovo inquilino, la prima cosa che deve fare \u00e8 armarsi, non della cultura dei diritti, ma del senso di umilt\u00e0 e del rispetto: umilt\u00e0 perch\u00e9 \u00e8 l&#8217;ultimo arrivato, e si trova a raccogliere ci\u00f2 che altri hanno seminato; rispetto perch\u00e9 \u00e8 arrivato in qualit\u00e0 di ospite, cio\u00e8 \u00e8 stato accolto per pura benevolenza e per pura generosit\u00e0, quindi deve riconoscenza agli altri inquilini, come un figlio verso i suoi genitori: altro che dire loro: <em>che vi piaccia o no, eccomi qui!<\/em><\/p>\n<p>Nell&#8217;antica Atene, culla della democrazia, gli stranieri, i meteci, non avevano alcun diritto politico, neanche dopo dieci generazioni; erano stranieri e restavano tali, tollerati, non pienamente accettati, se non sul piano della loro attivit\u00e0 economica e della relativa tutela legale. Ma la cittadinanza \u00e8 un&#8217;altra cosa: \u00e8 esercitare i pieni diritti e, quindi, partecipare alle decisioni sul futuro della patria. I democratici ateniesi, questo non lo concedevano se non a pochissimi meteci, sulla base di speciali meriti acquisti verso la <em>polis<\/em>. Nessuno spartano, o tebano, o corinzio, si sarebbe mai permesso di dire: <em>Che vi piaccia o no, io sono ateniese!,<\/em> sia che avesse, sia che non avesse la cittadinanza: lo avrebbero rispedito nella sua patria d&#8217;origine in quattro e quattr&#8217;otto. Si pu\u00f2 ottenere la cittadinanza, ma non si pu\u00f2 imporre il possesso della nazionalit\u00e0, cio\u00e8 la vera appartenenza ad un popolo, che \u00e8 soprattutto un fatto interiore. Non \u00e8 una cosa che ci si pu\u00f2 dare da soli, sono gli altri che la danno, proprio come in una famiglia. Se uno straniero mostra di amare e rispettare l&#8217;Italia come la sua nuova e vera patria, allora gli italiani se ne accorgeranno, e, un poco alla volta, lo accetteranno come uno dei loro. Ma questo non pu\u00f2 avvenire se si tratta di masse di milioni di persone, assolutamente refrattarie a integrarsi e, anzi, fermamente decise a colonizzare l&#8217;Italia, servendosi del numero dei propri figli per attuare una conquista incruenta. \u00c8 come con l&#8217;amicizia: devono essere gli altri a riconoscere che tu sei un vero amico; non conta nulla che sia tu a proclamarti tale&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si parla molto di cittadinanza e si tende a identificare la cittadinanza con la nazionalit\u00e0: se una persona ha la cittadinanza della Repubblica italiana, allora quella<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30188,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[32],"tags":[178],"class_list":["post-23940","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-varie-costumi-e-societa","tag-italia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-varie-costumi-e-societa.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23940","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23940"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23940\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30188"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23940"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23940"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23940"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}