{"id":23916,"date":"2017-05-13T12:49:00","date_gmt":"2017-05-13T12:49:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/05\/13\/chi-o-che-cosa-e-maestro-di-vita\/"},"modified":"2017-05-13T12:49:00","modified_gmt":"2017-05-13T12:49:00","slug":"chi-o-che-cosa-e-maestro-di-vita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/05\/13\/chi-o-che-cosa-e-maestro-di-vita\/","title":{"rendered":"Chi o che cosa \u00e8 maestro di vita?"},"content":{"rendered":"<p>Nel suo discorso d&#8217;apertura del Concilio Vaticano II, il&#8217;11 ottobre 1962, Giovanni XXIII, fra le altre cose, polemizzava con i &quot;profeti di sventura&quot; che, nel tempo presente, &quot;non sanno vedere altro che rovine e guai&quot;, mentre non vedono &quot; i misteriosi piani della Divina Provvidenza&quot;, e si fissano su ci\u00f2 che va male, &quot;quasi incombesse la fine del mondo&quot;.<\/p>\n<p>Parole strane, incongrue, dissonanti dalla retta dottrina e dallo stesso Magistero, e per vari motivi; primo fra tutti, perch\u00e9 il cristiano sa che la fine del mondo verr\u00e0 certamente, anche se non \u00e8 possibile dire con certezza quando verr\u00e0; ma sa, comunque, perch\u00e9 lo ha insegnato Ges\u00f9 Cristo, che occorre vegliare sempre e stare pronti a scorgere i segni, perch\u00e9 il regno di Dio verr\u00e0 all&#8217;improvviso, portando con s\u00e9 il Giudizio, e bisogna farsi trovare pronti e svegli, con la lucerna accesa, e non al buio, come gli sciocchi e gl&#8217;imprevidenti. Parole doppiamente strane, poi, se uscite dalla bocca di un papa anziano, malato, che sa di aver pochi mesi di vita davanti a s\u00e9, eppure, nonostante ci\u00f2, ha voluto convocare un concilio ecumenico, a novant&#8217;anni di distanza dall&#8217;ultimo. Ma la cosa pi\u00f9 strana \u00e8 l&#8217;affermazione secondo la quale non bisogna fare i profeti di sventura, perch\u00e9 Dio dispone comunque ogni cosa per il bene della Chiesa. Ci\u00f2 significa che Dio deve fare tutto, e all&#8217;uomo non si chiede di far nulla: ci penser\u00e0 Lui a mettere le cose a posto, a volgere il male in bene; gli uomini possono star tranquilli, la Chiesa \u00e8 al sicuro. E invece no. Anche se Ges\u00f9 in persona ha promesso che le porte degl&#8217;inferi non prevarranno sulla sua Chiesa, non ha mai detto che tutto andr\u00e0 bene, perch\u00e9, tanto, su di essa veglia Dio. Dio veglia, certamente, e lo Spirito Santo la sosterr\u00e0 e la ispirer\u00e0 sempre, ma il male non \u00e8 scongiurato, se gli uomini si discostano da Dio e si lasciano sedurre dal mondo; infatti il demonio, come un leone ruggente, se ne va in giro cercando anime da divorare.<\/p>\n<p>Il tocco finale dell&#8217;eccentricit\u00e0 del discorso introduttivo di Giovanni XXIII \u00e8 il passo in cui egli testualmente afferma che codesti &quot;profeti di sventura&quot; <em>arrivano fino al punto di comportarsi come se non avessero nulla da imparare dalla storia, che \u00e8 maestra di vita<\/em> (2, 2). \u00c8 incredibile che un papa abbia fatto una simile affermazione: essa starebbe bene in bocca a un filologo classico, a uno storico di Roma antica, ma non sta bene sulle labbra di un pontefice. Anche senza considerare che sono in molti a dubitare che l&#8217;uomo abbia mai imparato qualcosa dalla storia, resta il fatto che non la storia, per un cristiano, \u00e8 maestra di vita, ma il Vangelo, e solo il Vangelo. Chi si affida alla storia per imparare qualcosa dalla vita, non \u00e8 un cristiano, ma uno storicista: e lo storicismo \u00e8 la negazione del cristianesimo, perch\u00e9 ritiene che la storia abbia un significato in se stessa e per se stessa, mentre il cristianesimo afferma che \u00e8 il Vangelo a conferire un significato alla storia, la quale, senza di esso, \u00e8 solo il triste teatro sul quale gli uomini replicano sempre gli stessi errori e gi stessi crimini.<\/p>\n<p>Lo storicismo \u00e8 una variante del naturalismo: nasce dall&#8217;idea che il mondo vada bene cos\u00ec com&#8217;\u00e8, e che il solo compito affidato all&#8217;uomo sia quello di scoprirne il funzionamento, l&#8217;intimo meccanismo. Una volta individuate le leggi della natura e quelle della mente, diviene possibile predire il futuro e stabilire una direzione di marcia, una linea di sviluppo, una costruzione di significati. Secondo il cristianesimo, invece, il mondo della natura e il mondo della storia non sono affatto buoni cos\u00ec come sono; tutt&#8217;altro. La natura \u00e8 stata ferita dal Peccato originale e dalle sue conseguenze: buona in origine, \u00e8 stata corrotta. La storia non \u00e8 che la conseguenza di quel Peccato, di quella caduta: essa inizia l\u00e0 dove Adamo ed Eva hanno disobbedito, hanno violato l&#8217;amicizia con Dio; se non lo avessero fatto, la storia non sarebbe neppure incominciata, perch\u00e9 la storia \u00e8 la storia degli uomini nel mondo, cio\u00e8 in un tempo e in uno spazio finiti, difficili, perigliosi, tra la fatica della sopravvivenza e le angosce della morte; mentre il progetto originario di Dio era quello di una umanit\u00e0 innocente e beata, e di una creazione armoniosa e pacificata. La lotta, il dolore e la morte sono le conseguenze del Peccato: non volute da Dio, ma rese inevitabili dalla ribellione dell&#8217;uomo. Mentre lo storicismo vede la storia quale protagonista assoluta delle vicende umane, il cristianesimo la vede come il male necessario, e temporaneo, che prepara la liberazione definitiva del creato e il ritorno di ciascuna cosa al suo Creatore.<\/p>\n<p>Pertanto, non si pu\u00f2 non restare fortemente perplessi, per non dire sconcertanti, davanti all&#8217;impostazione che Giovanni XXIII ha dato al discorso inaugurale del Concilio, fin dalle primissime battute. Qualcuno dir\u00e0 che non bisogna assolutizzare una singola affermazione, n\u00e9 isolarla dal suo contesto; che non bisogna attribuirgli intenzioni che forse non ebbe su di una base puramente ipotetica. Rispondiamo che il linguaggio di cui ci serviamo, le parole che scegliamo, specie nelle occasioni pi\u00f9 solenni, e sotto gli occhi di una platea vastissima, riflettono, necessariamente, il nostro intimo pensare e sentire. Il concetto secondo cui\u00a0<em>historia magistra vitae<\/em>\u00a0\u00e8 preso da Cicerone (<em>De oratore<\/em>, II, 9) e quindi, evidentemente, \u00e8 un concetto pagano, non cristiano. Si obietter\u00e0 che Giovanni XXIII non lo adopera in un senso assoluto, ma relativo: e ci mancherebbe altro. In un senso assoluto, per il cristiano c&#8217;\u00e8 un solo concetto valido, al quale uniformarsi: la divina Rivelazione. Tuttavia, anche adoperata in un senso relativo, l&#8217;espressione &quot;la storia \u00e8 maestra di vita&quot; suona singolarmente stonata: implica una sorta di fede assoluta nella storia, quasi che la storia non fosse la storia dell&#8217;uomo, e quindi la storia della possibilit\u00e0, per gli uomini, di avvicinarsi o di allontanarsi da Dio. Inoltre, implica una sorta di fede nel progresso: implica la convinzione che, pur attraverso prove ed errori, l&#8217;umanit\u00e0 impara, e, imparando, migliora, va verso ci\u00f2 che \u00e8 meglio. Ma ci\u00f2 che meglio per gli uomini, se si guarda solo in un orizzonte immanente, potrebbe non essere<em>\u00a0il\u00a0<\/em>bene: potrebbe essere un &quot;meglio&quot; illusorio, appunto perch\u00e9 staccato ed autonomo dal vero bene, che \u00e8 sempre e soltanto Dio.<\/p>\n<p>Bene, per l&#8217;uomo, \u00e8 stare unito a Dio; male, stare da Lui separato:\u00a0<em>io sono la vite, voi i tralci<\/em>, dice Ges\u00f9:\u00a0<em>chi rimane in me e io in lui, quegli produce molto frutto; perch\u00e9 senza di me voi non potete fare niente.\u00a0<\/em>E non dice, osserva sant&#8217;Agostino\u00a0a proposito della similitudine evangelica della vita e i tralci, &quot;senza di me voi potete fare poco&quot;, ma dice: &quot;senza di me, voi non potete fare niente&quot;. Poco, \u00e8 poco; niente, \u00e8 niente. La storia senza Dio non \u00e8 niente e non insegna niente: \u00e8 il regno del disordine, del caos, della follia. E non solo la storia, ma tutto: l&#8217;arte, la scienza, la filosofia, la psicologia, la politica, la musica, lo sport: con Dio, gli uomini possono fare molto; senza Dio, non possono fare nulla. Seminano errori, lasciano una traccia di rovine dietro di s\u00e9. Chi crede nella storia come maestra di vita, non si eleva al di sopra dell&#8217;orizzonte immanente; e serve a poco dire, come fosse una semplice aggiunta, che nella storia opera la Provvidenza divina. Se l&#8217;uomo non pu\u00f2 fare nulla senza Dio, anche Dio non pu\u00f2 fare nulla senza la collaborazione volontaria dell&#8217;uomo: per questo lo ha fatto libero, per questo anch&#8217;Egli si \u00e8 fatto uomo: per elevare l&#8217;uomo al livello di figlio, e non di servo, e per mostrargli, concretamente, che percorrere la via del bene \u00e8 possibile, e consiste nel fare in tutto la volont\u00e0 di Dio, nell&#8217;aderire perfettamente al Suo amore. Ma la storia, di per s\u00e9, in quanto opera umana che procede indipendentemente da Dio, che cosa mai pu\u00f2 insegnare, se non peccati e ingiustizie?<\/p>\n<p>Chi ama la storia e la prende a maestra di vita, si identifica con il mondo; ma il mondo, cos\u00ec come esso \u00e8, ha bisogno della redenzione, ha bisogno di Dio: senza di Lui, esso diventa un insieme di forze diaboliche, che si oppongono alla Sua Provvidenza: perch\u00e9 se la storia volge le spalle a Dio &#8211; e la storia moderna lo ha fato, deliberatamente e consapevolmente &#8211; diventa l&#8217;espressione del Male. A quanto pare, nel suo orientamento storicista, Giovanni XXIII non ha tenuto affatto conto che la civilt\u00e0 moderna, le cui basi sono state gettate dal Rinascimento, e il cui edificio principale \u00e8 stato costruito dall&#8217;Illuminismo, nasce come civilt\u00e0 irreligiosa e anticristiana, cio\u00e8 da una precisa volont\u00e0 di andare contro Dio. Mosso da un ottimismo non del tutto comprensibile, egli ha ritenuto che la Chiesa potesse, e dovesse, andare incontro al mondo moderno, dialogare felicemente con esso, e condividere, inoltre, tutta una serie di principi e di valori, stabilendo un terreno comune d&#8217;intesa. Un terreno d&#8217;intesa con il liberalismo; con il materialismo; con il marxismo; con la democrazia; con la libert\u00e0 religiosa; con le altre grandi religioni; con i &quot;fratelli sparati&quot; dell&#8217;eresia protestante; e, alla fine, persino con la Massoneria (che, all&#8217;epoca, era gi\u00e0 penetrata dentro la Chiesa).<\/p>\n<p>Errore gravissimo: con il mondo, il cristiano non deve &quot;dialogare&quot;, ma deve rendergli, con la propria vita, la testimonianza del Vangelo. Ancora e sempre, il vero e solo modello \u00e8 Ges\u00f9 Cristo: e Ges\u00f9 non dialogava con il mondo, cercava di convertirlo. Ges\u00f9 non ha dialogato con la samaritana, se per &quot;dialogare&quot; s&#8217;intende porre la propria verit\u00e0 sullo stesso piano di quella dell&#8217;altro; Ges\u00f9 l&#8217;ha istruita ed edificata, indicandole la sorgente d&#8217;acqua viva che spegne ogni sete, cio\u00e8 la divina Rivelazione, e togliendole dolcemente la maschera della menzogna (<em>dici bene: non ho marito, perch\u00e9 hai avuto cinque mariti<\/em>,<em>\u00a0e quello che hai ora non \u00e8 tuo marito; in questo hai detto il vero<\/em>). Un cristiano troppo &quot;dialogante&quot; \u00e8 un cristiano relativista; e un relativista, in realt\u00e0, non pu\u00f2 essere un cristiano. Su questo, bisogna avere le idee chiare. Non si tratta di <em>fanatismo<\/em>, ma di coerenza. Il cristiano \u00e8 una persona che ripone la sua fede in Uno che ha detto di S\u00e9:<em>\u00a0Io sono la via, la verit\u00e0 e la vita<\/em>. Egli non crede che ci siano parecchie vie, tutte ugualmente buone; no: crede che ce ne sia una sola. Rispetta le altre (o, per lo meno, le rispetta in ci\u00f2 che esse hanno di umanamente rispettabile; e rispetta, ben s&#8217;intende, le <em>persone<\/em> che le percorrono), ma non le pone sullo stesso piano di quella che ha scelto di seguire, e che, per lui, \u00e8 l&#8217;unica vera.\u00a0Il cristiano, come san Pietro, non conosce altri maestri che Ges\u00f9 Cristo, n\u00e9 altra dottrina che il suo Vangelo: <em>E da chi andremo, Signore? Tu solo hai parole di vita eterna.<\/em><\/p>\n<p>L&#8217;idea che il cristiano debba imparare la saggezza dalla storia \u00e8 un&#8217;idea che non appartiene al pensiero cristiano, che non si trova nella <em>Bibbia<\/em>, che non si trova nei Padri e nei teologi di prima del Concilio: essa si affaccia apertamente con il modernismo e, poi, con Karl Rahner e Walter Kasper, indi s&#8217;ingrossa, diventa un fiume, travolge gli argini, e dilaga nella teologia della liberazione, nelle cosiddette teologie femministe, e in tutte le altre forme, sempre pi\u00f9 aberranti, sempre pi\u00f9 lontane dal Vangelo, della teologia post-conciliare, sotto il segno della &quot;svolta antropologica&quot;, di cui \u00e8 una logica conseguenza. Se la teologia deve fare perno sull&#8217;uomo, e non pi\u00f9 su Dio, allora la storia diventa essenziale per la &quot;giusta&quot; comprensione della Rivelazione: quest&#8217;ultima deve essere calata &quot;in situazione&quot;, deve essere adattata alle forme psicologiche e culturali dell&#8217;uomo moderno. Come nell&#8217;idealismo di Fichte e di Hegel non \u00e8 pi\u00f9 l&#8217;essere che crea il pensiero, ma il pensiero che crea l&#8217;essere, cos\u00ec nei teologi della &quot;svolta&quot; non \u00e8 pi\u00f9 Dio che pone l&#8217;uomo, ma l&#8217;uomo che adatta e modella l&#8217;idea di Dio secondo le sue esigenze, le sue aspettative, i suoi fini. Nessun teologo della &quot;svolta&quot; ammetter\u00e0 mai una cosa del genere; pure, \u00e8 esattamente quel che essi hanno fatto: con la scusa di adattare il linguaggio, le forme, la liturgia (e infatti, la &quot;rivoluzione&quot; del Concilio parte dalla liturgia), alla sensibilit\u00e0 e alla mentalit\u00e0 dell&#8217;uomo moderno, hanno storicizzato il Vangelo, e cos\u00ec facendo, lo hanno abbassato dal divino al piano dell&#8217;umano. Non \u00e8 pi\u00f9 l&#8217;uomo che s&#8217;innalza verso Dio, \u00e8 Dio che viene abbassato a forza al livello degli uomini: perch\u00e9 la Sua altezza sublime d\u00e0 loro un po&#8217; fastidio. Il punto d&#8217;arrivo di questa immanentizzazione del cristianesimo lo stiamo toccando ai nostri giorni (ma al peggio, volendo, non c&#8217;\u00e8 mai fine&#8230;), con un generale dei gesuiti, padre Sosa Abascal, che rimette in discussione tutto quel che Ges\u00f9 ha detto e fatto, e tutto quel che \u00e8 scritto nei quattro <em>Vangeli<\/em>, con la motivazione, appunto, storicista, che&#8230; al tempo di Ges\u00f9 non erano ancora stati inventati i registratori.<\/p>\n<p>Possono esserci state anche altre ragioni, nella incongrua citazione storicista di Giovanni XXIII, quell&#8217;11 ottobre 1962. Molti pensano che la sua stessa elezione sia stata favorita da un calcolo politico, quello di &quot;sdoganare&quot; il comunismo, instaurando un dialogo con l&#8217;Unione Sovietica e, di conseguenza, togliendo, di fatto, la scomunica ai comunisti italiani e degli altri Paesi cattolici. \u00c8 uno scenario plausibile, per non dire probabile, visto come sono andate poi le cose. Non \u00e8 questa la sede per rifare la storia del conclave del 1958, che port\u00f2 all&#8217;elezione di Giovanni XXIII come successore di Pio XII, n\u00e9 per parlare delle ombre e delle ambiguit\u00e0 che lo accompagnarono. Tuttavia, senza arrivare alla tesi dei sedevacantisti statunitensi, secondo la quale sarebbe stato eletto papa il cardinale Giuseppe Siri, col nome di Gregorio XVII, e poi subito costretto alle dimissioni, resta, come dato certo e acquisito, che il conclave si svolse in un clima pesante, determinato dalla manifesta insofferenza dei cardinali verso la &quot;linea&quot; e i metodi del defunto Pio XII, e, pertanto, verso l&#8217;ipotesi di eleggere Siri, considerato da tutti come il suo delfino. Pertanto, Giovanni XXIII fu espressione d&#8217;una volont\u00e0 di &quot;dialogo&quot; col mondo che, per forza, doveva rivalutare anche la storia&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel suo discorso d&#8217;apertura del Concilio Vaticano II, il&#8217;11 ottobre 1962, Giovanni XXIII, fra le altre cose, polemizzava con i &quot;profeti di sventura&quot; che, nel tempo<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30148,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[72],"tags":[107,109,117,157],"class_list":["post-23916","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-dogmatica","tag-cattolicesimo","tag-chiesa-cattolica","tag-dio","tag-gesu-cristo"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-dogmatica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23916","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23916"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23916\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30148"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23916"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23916"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23916"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}