{"id":23911,"date":"2017-03-17T11:42:00","date_gmt":"2017-03-17T11:42:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/03\/17\/chi-ha-scoperto-lo-stretto-di-drake\/"},"modified":"2017-03-17T11:42:00","modified_gmt":"2017-03-17T11:42:00","slug":"chi-ha-scoperto-lo-stretto-di-drake","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/03\/17\/chi-ha-scoperto-lo-stretto-di-drake\/","title":{"rendered":"Chi ha scoperto lo Stretto di Drake"},"content":{"rendered":"<p>Lo Stretto di Drake \u00e8 la via d&#8217;acqua che separa l&#8217;estremit\u00e0 meridionale del Sud America (Capo Horn nella Terra del Fuoco) dall&#8217;estremit\u00e0 pi\u00f9 settentrionale della Penisola Antartica (Isola Elephant nelle Shetland Australi). Non assomiglia molto al comune concetto di &quot;stretto&quot; perch\u00e9, con i suoi 900 km. di larghezza media (che potrebbero contenere la Penisola Italiana), costituisce un passaggio decisamente ampio fra i due oceani Atlantico e Pacifico; ma la latitudine assai meridionale (fra 55\u00b0 e 60\u00b0 Sud), le incessanti tempeste (i famigerati &quot;Cinquanta ruggenti&quot;, terrore della navigazione a vela)e, soprattutto, la grande massa di <em>iceberg<\/em> alla deriva, molti dei quali di grandi dimensioni, rendono questa &quot;porta&quot; molto meno ampia ed agevole di quel che potrebbe sembrare osservandola sulle pagine di un atlante geografico, comodamente seduti in poltrona presso il caminetto.<\/p>\n<p>Quel che a noi interessa evidenziare, nel presente articolo, \u00e8 che la scoperta dell&#8217;esistenza di questa via d&#8217;acqua diede un colpo decisivo alla teoria della supposta Terra Australis Incognita, teoria che, per i geografi, i cartografi ed anche per i navigatori del tardo XVI secolo, era molto pi\u00f9 che una semplice supposizione, rivestendo il ruolo di una quasi certezza. Cardine di tale &quot;certezza&quot; era l&#8217;appartenenza della Terra del Fuoco alla Terra Australis: infatti, l&#8217;unico passaggio conosciuto fra l&#8217;Atlantico e il Pacifico era quello scoperto e percorso da Ferdinando Magellano nel 1520, nel corso del primo viaggio di circumnavigazione intorno al mondo, e che da lui aveva preso il none: un canale lungo 565 km. e molto stretto, circondato da fiordi solcati da imponenti ghiacciai e spazzato da venti impetuosi e pericolose correnti di marea, fra il Capo Undicimila Vergini e il Capo Pilar.<\/p>\n<p>Ma se lo Stretto di Magellano non era l&#8217;unico passaggio fra i due oceani; se ve n&#8217;era un altro, molto pi\u00f9 ampio, a sud della Terra del Fuoco, allora quest&#8217;ultima non era che un arcipelago a s\u00e9 stante e non faceva parte della Terra Australis; e quest&#8217;ultima, seppure esisteva, doveva trovarsi molto, ma molto pi\u00f9 a mezzogiorno: in una posizione tale da non costituire alcun allettamento per i navigatori europei, poich\u00e9 doveva essere interamente ricoperta di neve e ghiacci&#8230;<\/p>\n<p>Quando la spedizione di Francis Drake salp\u00f2 le ancore dall&#8217;Inghilterra, alla fine del 1577, per il suo fortunato viaggio di circumnavigazione del globo (il secondo dopo quello di Magellano, cinquantasette anni prima), i suoi scopi erano vasti e complessi e ancora oggi gli storici si accapigliano per stabilirne l&#8217;esatta natura. Quel che \u00e8 certo \u00e8 ce non si trattava n\u00e9 di un normale viaggio a fini di commercio, poich\u00e9 le navi inglesi trasportavano pochissime merci di scambio, n\u00e9 una spedizione di guerra dichiarata contro la Spagna, perch\u00e9 la regina Elisabetta, incerta come sempre e terribilmente a corto di denari, non intendeva provocare apertamente Filippo II; e neppure una missione esplorativa nel vero senso della parola, come lo sarebbero stati, due secoli dopo, i viaggi di Cook o di La P\u00e9rouse. Probabilmente, su trattava di tutte tre queste componenti fuse insieme; per quanto riguardava l&#8217;ultima, si trattava di individuare quella famosa Terra Australis Nondum Cognita che le carte di Gerardo Mercatore, Abramo Ortelio e Oronzio Fineo collocavano senza ombra d&#8217;incertezza nell&#8217;emisfero meridionale e che, secondo loro, &quot;doveva&quot; arrivare almeno fino alle medie latitudini, cio\u00e8 al Tropico del Capricorno o gi\u00f9 di l\u00ec, delimitando verso mezzod\u00ec tutti e tre i grandi oceani conosciuti: L&#8217;Atlantico, il pacifico e l&#8217;Indiano. Tutti si aspettavano che fosse una terra dal clima mite, solcata di fiumi e contornata da catene montuose, ricca di porti e molto popolosa: i suoi abitanti costituivano, senza dubbio, un formidabile mercato potenziale per i produttori ed i commercianti europei. Nel mappamondo di Mercatore, ad esempio (uno studioso che avrebbe goduto di fama durevole soprattutto per la celebre proiezione geografica da lui elaborata), ancora nel 1589 la Terra Australis appariva come un unico, immenso continente che ricpriva tutta la parte meridionale del pianeta, facendo da contrappeso meccanico &#8211; secondo le teorie fisiche risalenti a Claudio Tolomeo &#8211; alla massa dei tre continenti &quot;settentrionali&quot; (Europa, Asia e Africa) e anche alle Americhe di recente scoperte. La Terra del Fuoco ne faceva parte, come aveva suggerito lo stesso Magellano che, per primo, l&#8217;aveva costeggiata sul lato settentrionale; la Nuova Guinea ne era una appendice che si spingeva fino alla linea equinoziale (l&#8217;Equatore), mentre di fronte al Capo di Buona Speranza essa si spingeva abbastanza a settentrione da lasciare solo un modesto passaggio fra le acque dell&#8217;Atlantico e quelle dell&#8217;Oceano Indiano e da rendervi possibile la presenza di una fauna di tipo sub-tropicale. Infatti, nella carta di Mercatore il ratto costiero che si affacciava di fronte all&#8217;Africa meridionale era caratterizzato dalla dicitura <em>Psyttacorum regio,<\/em> ossia &quot;regione dei pappagalli&quot;, volatili che notoriamente non sopravvivono se non in un clima piuttosto mite. Cos\u00ec, non solo l&#8217;esistenza ella Terra Australe era data per certa, in tutta la sua imponente vastit\u00e0, ma anche il fatto che si trattava di un continente fertile e popoloso, abitato da popoli civili e pronti ad aprire i loro porti alla penetrazione delle merci provenienti dall&#8217;Europa.<\/p>\n<p>Questa combinazione di avidit\u00e0 mercantile, di gusto dell&#8217;avventura e di spirito bellicoso (la guerra di corsa contro gli Spagnoli, mascherata da nobile crociata religiosa contro i &quot;papisti&quot; e i responsabili delle atrocit\u00e0 dei <em>conquistadores<\/em>) era un cocktail perfetto per uno spirito rinascimentale e ardimentoso come quello di Francis Drake, il quale riusc\u00ec a trionfare delle perplessit\u00e0 della regina e degli intrighi delle varie fazioni di corte e a dispiegare ardimentosamente le vele verso l&#8217;Atlantico per passare poi nel pacifico, dare l&#8217;assalto alle navi e ai porti spagnoli e, se possibile, rientrare in patria lungo la via delle spezie (cio\u00e8 dall&#8217;Oceano Indiano), non senza aver cercato di svelare il mistero della Terra Australis e delle sue agognate, presunte ricchezze.<\/p>\n<p><em>&quot;Ormai &#8211;<\/em> scrive il filosofo Mario Manlio Rossi &#8211; <em>la guerra privata alla Spagna era dichiarata. Gli Inglesi andavano alla sorgente della ricchezza. Se c&#8217;erano tante noie per un po&#8217; di schiavi venduti e qualche pezza di stoffa rubata a privati, era meglio addirittura attaccarsi all&#8217;oro del re di Spagna. Le atrocit\u00e0 commesse dagli Spagnoli contro gli Indiani davano un certo colore morale alle imprese: erano predoni che derubavano altri predoni.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La grande impresa di Drake cominci\u00f2 nel dicembre 1577. Part\u00ec da Plymouth con il<\/em> Pellicano <em>di 100 tonnellate, accompagnato da una nave pi\u00f9 piccola e da tre imbarcazioni minori, con un equipaggio di 164 uomini. Completato per via, predando, l&#8217;equipaggiamento, giunse al largo di capo Verde e di l\u00e0 travers\u00f2 l&#8217;Atlantico, avvistando dopo otto settimane la costa del Brasile meridionale. Di l\u00ec volse a sud-ovest entrando nell&#8217;estuario del Rio della Plata. Proseguendo poi a su, tent\u00f2 (primo dopo Magellano) il passaggio del famoso stretto: si credeva allora che la erra del Fuoco fosse una penisola del continente antartico.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Le sue navi erano ridotte a tre. Per tre settimane, tra pareti a picco, fra la neve e il gelo, combatt\u00e9 con i venti, spesso contrari, facendo avanzare le navi a forza di remi. Era agosto, il colmo dell&#8217;inverno.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Appena uscito nel Pacifico, una tempesta lo colse: la nave pi\u00f9 piccola cal\u00f2 a fondo, l&#8217;altra nave, perduta di vista, riattravers\u00f2 lo stretto, rientr\u00f2 in patria. Il<\/em> Pellicano, <em>ora ribattezzato<\/em> La cerva d&#8217;oro, <em>venne trascinato a sud-est forse fino al Capo Horn,e ripar\u00f2 fra le isole costiere della terra del Fuoco (le &#8216;Elisabettidi&#8217;). Drake e i suoi vissero di pinguini.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Finalmente, a novembre, Drake ripart\u00ec verso nord.&quot;<\/em> (da M. Manlio Rossi, <em>Storia d&#8217;Inghilterra,<\/em> 4 voll., Firenze, Sansoni, 1953; vol. III, pp. 576-577).<\/p>\n<p>La tempesta che accolse Drake all&#8217;uscita dello Stretto di Magellano, in realt\u00e0, pare che non l&#8217;abbia trascinato fino al Capo Horn (che allora non era noto, poich\u00e9 sarebbe stato scoperto solo nel 1616 dagli olandesi Schouten e Lemaire), ma <em>oltre<\/em> di esso, quindi a sud dell&#8217;estremit\u00e0 meridionale della Terra del Fuoco.<\/p>\n<p>Scrive Silzio Zavatti, grande esperto di cose polari: <em>&quot;Magellano, affermando che la Terra del Fuoco faceva forse parte del misterioso continente australe, aveva dato nuova esca a quelle fantasie<\/em> [cio\u00e8, all&#8217;esistenza della erra Australis Incognita]<em>, anche se poi il viaggio di Francis Drake doveva provare la falsit\u00e0 di quella teoria con la scoperta dello Stretto, dedicato al suo nome, che si stende fra il Capo Horn e la Terra di Graham.&quot;<\/em> (in S. Zavatti, <em>I poli,<\/em> Milano, Feltrinelli, 1963, p. 192). Ma il fatto \u00e8 che Drake, se pure giunse &#8211; involontariamente &#8211; a quelle latitudini, non ebbe chiara consapevolezza di aver scoperto uno Stretto: non fu lui a dargli il nome che esso porta ancora oggi, ma i cartografi britannici che vollero attribuirgli la priorit\u00e0 della scoperta. Ci si potrebbe chiedere se tale attribuzione sia legittima, dal momento che una scoperta geografica non perde di valore per il fatto di essere stata inconsapevole &#8211; anche Colombo, dopotutto, mor\u00ec convinto di essere giunto nell&#8217;Asia orientale -, ma l&#8217;attribuzione del nome premia, in genere, la piena consapevolezza (e infatti l&#8217;America ricevette il nome non dal suo scopritore, ma dal navigatore e studioso Amerigo Vespucci).<\/p>\n<p>La questione non \u00e8 irrilevante: la scoperta dello Stretto esistente a sud della Terra del Fuoco infliggeva un colpo mortale alla teoria della Terra Australis, perch\u00e9 quest&#8217;ultima, se pure esisteva, doveva trovarsi molto pi\u00f9 a sud e quindi in una zona totalmente inabitabile. Certo, essa &#8211; i teoria &#8211; poteva spingersi a latitudini pi\u00f9 settentrionali nel quadrante del Pacifico , in quello australiano o in quello africano(per convenzione, i geografi moderni &quot;dividono&quot; l&#8217;Antartide in quattro quadranti); ma la cosa era piuttosto improbabile, per tutta una serie di ragioni. Se la Terra del Fuoco non ne era un&#8217;appendice settentrionale, allora nella parte sud dell&#8217;emisfero meridionale non vi era, con tutta probabilit\u00e0, un grande continente, ma un vasto mare deserto, ghiacciato e battuto ai venti. A rigore, non si potrebbe in nessun caso attribuire a Francis Drake la &quot;scoperta&quot; dello Stretto che oggi porta il suo nome, perch\u00e9 uno stretto \u00e8 un braccio di mare tra due terre, e, nel caso dello Stretto di Drake, egli aveva solo scoperto &#8211; se pure lo aveva scoperto &#8211; che a sud della Terra del Fuoco vi era una vasta superficie di mare aperto, non che al di l\u00e0 di essa esisteva un&#8217;altra terra, ancor pi\u00f9 meridionale. Insomma non aveva affatto visto la riva meridionale del supposto Stretto, quindi non poteva ragionevolmente affermare di aver scoperto uno &quot;stretto&quot;.<\/p>\n<p>La nostra fonte principale su questa parte del viaggio di Francis Drake \u00e8 costituita da un uomo che non aveva certo la mentalit\u00e0 dello storico n\u00e9 del geografo: si tratta del cappellano della spedizione, il pastore anglicano Francis Fletcher, buon osservatore di cose e di uomini, ma confusionario e non sempre attendibile. La traversata dello Stretto di Magellano non dur\u00f2 tre settimane (come scrive Mario M. Rossi), ma appena sedici giorni: un vero record, tanto pi\u00f9 se si considera che si svolse in pieno inverno. Entrato nello Stretto dopo aver doppiato il Capo delle Undicimila Vergini (, semplicemente, il Capo Vergini) il 20 agosto 1578, il 6 settembre sbucava gi\u00e0 nel Pacifico, oltrepassando il capo Pilar, all&#8217;estremit\u00e0 settentrionale dell&#8217;Isola Desolazione. Per tre giorni egli tenne la barra a nord-ovest perch\u00e9, secondo la carta di Ortelio, la costa cilena meridionale era notevolmente sporgente verso ovest rispetto allo Stretto; ma poi incapp\u00f2 in furiosi venti di tempesta che lo respinsero verso sud e che durarono per tre settimane. Pare che egli sia giunto alla latitudine di 57\u00b0 (due pi\u00f9 a mezzogiorno del Capo Horn che per\u00f2, ripetiamo, non era ancora noto). Una delle tre navi che costituivano quanto restava della flotta iniziale, la <em>Marigold,<\/em> and\u00f2 perduta in quella drammatica circostanza; a Drake non rimanevano che la <em>Elizabeth<\/em> e il <em>Pelican<\/em> che, come abbiamo visto, era stato ribattezzato <em>Golden Hinde<\/em> (<em>La cerva d&#8217;oro<\/em>), in omaggio ad Hatton, uno dei finanziatori della spedizione, che si fregiava di quel simbolo araldico. Ai primi di ottobre il vento mut\u00f2 direzione e le due navi superstiti cercarono e trovarono rifugio fra le isole che si trovano a nord di Capo Deseado nell&#8217;isola Desolazione (che oggi portano il nome di Arcipelago della Regina Adelaida). Ma la tregua dur\u00f2 appena una settimana: la burrasca riprese e indusse il comandante dell&#8217;<em>Elizabet,<\/em> che aveva perduto il contatto con l&#8217;ammiraglia, a ripercorrere tutto lo Stretto e a volgere la prua verso l&#8217;Inghilterra.<\/p>\n<p>Fu allora che la <em>Golden Hinde<\/em> venne afferrata per la seconda volta dalle gigantesche ondate del pacifico e trascinata per la seconda volta in direzione sud, con gran spavento del suo ormai solitario equipaggio<em>.<\/em> Fin dove giunse, non sappiamo: forse a 55\u00b0, forse a 56\u00b0 o forse ancora pi\u00f9 a mezzod\u00ec, fino a 57\u00b0 di latitudine; quel che \u00e8 certo che, questa volta, si trovava molto pi\u00f9 ad est della volta precedente, al largo dell&#8217;aspra e selvaggia isola Santa In\u00e9s.<\/p>\n<p><em>&quot;L&#8217;esatto percorso e gli sbarchi restano oggetto di discussione, ma \u00e8 inconfutabile che a Drake va il merito di quella che va riconosciuta come la pi\u00f9 notevole scoperta geografica di un inglese prima di James Cook: nelle acconce parole di Fletcher, \u00abl&#8217;estremo capo o promontorio&#8230; senza [oltre] il quale non v&#8217;\u00e8 mare o isola da scoprire a sud, ma dove l&#8217;Oceano Atlantico e il mar del Sud<\/em> [ossia il pacifico, nota nostra] <em>si incontrano per ampio e libero tratto\u00bb<\/em> (cos\u00ec lo storico O. H. K. Spate ne <em>Il lago spagnolo,<\/em> Torino, Einaudi, 1987, p. 348).<\/p>\n<p><em>&quot;L&#8217;indicazione dell&#8217;\u00abestremo capo\u00bb &#8211;<\/em> osserva Spate &#8211; <em>\u00e8 in realt\u00e0 estremamente incerta. Pi\u00f9 o meno consapevolmente, chi si accosta a questo problema \u00e8 sempre dibattuto tra il sentimento del \u00abcome sarebbe bello se fosse cos\u00ec!\u00bb e il desiderio di mantenere uno scetticismo compassato, refrattario alla coincidenza romantica o ironica ma in ogni caso drammatica; chiunque si proclami immune o inganna se stesso o \u00e8 straordinariamente insensibile. Nella tradizione britannica, l&#8217;approdo di Drake viene associato allo stesso Capo Horn, la punta davvero pi\u00f9 meridionale, e Corbett diede a questa tesi il suo supporto misurato e influente. Anche se col tempo la convinzione ha perso di mordente, ancora nel 1971 Richard Hough riconosce nel suo testo un certo grado d&#8217;incertezza, ma sulla carta geografica opta chiaramente per capo Horn; e le sue argomentazioni sono state di recente riprese, in una nuova ottica, da Robert Power&quot;<\/em> (cfr. R. Hough, <em>The Blind Horn&#8217;s Hate,<\/em> London, 1971, e R. H. Power, <em>The Discovery of Cape Horn by Francis Drake in the year 1578,<\/em> conferenza dattiloscritta alla Society for the History of Discoveries, San Franciscoo, 1975).<\/p>\n<p>In breve, gli studiosi che si sono occupati dell&#8217;argomento hanno individuato alemo quattro possibili approdi per identificare questo <em>\u00abestremo capo o promontorio\u00bb<\/em> citato dal cappellano Fletcher, e cio\u00e8:<\/p>\n<p>1)  l&#8217;isola Henderson, a 55\u00b040&#8242; di latitudine Sud, a mezzogiorno della grande Isola Hoste, presso lo sbocco verso il mare aperto del Seno A\u00f1o Nuevo (tesi sostenuta da H. R. Wagner e dall&#8217;illustre storico S. H. Morison);<\/p>\n<p>2)  il piccolo arcipelago delle Diego Ramirez, che si trovano a circa 56\u00b0 di lat. Sud, spostato alquanto a sud-ovest rispetto al capo Horn (tesi sostenuta da Brett Hilder);<\/p>\n<p>3)  il capo Horn :che, in tal caso, Schouten e Lemaire non avrebbero scoperto, ma semplicemente <em>riscoperto<\/em> nel 1616, trentotto anni dopo (tesi sostenuta da Corbett, Hough e Power);<\/p>\n<p>4)  un&#8217;isola oggi sommersa, e corrispondente alla secca di Pactolus o Burnham Bank: una montagna sottomarina di origine vulcanica, che i violenti marosi caratteristici di quella zona avrebbero poi demolita e fatta scomparire (ipotesi avanzata dal cap. Felix Riesenberg).;<\/p>\n<p>5)  un&#8217;isola dell&#8217;arcipelago delle Hermite, vicina all&#8217;isola di capo Horn, ma spostata pi\u00f9 ad ovest (tesi prospettata, ma solo in via ipotetica, da O. Spate, e che troverebbe qualche sostegno della carta molto approssimativa disegnata dallo stesso Fletcher, ove compaiono le problematiche Isole Elisabettiadi: che <em>potrebbero<\/em> essere, appunto, le Hermite).<\/p>\n<p><em>&quot;Comunque, fa notare Hough<\/em> &#8211; conclude, con molto buon senso, lo Spate (op. cit., p. 350) &#8211; <em>l&#8217;isola, di per s\u00e9, esistente o meno, non ha soverchia importanza: il punto cruciale \u00e8 che Drake, pur non avendo dimostrato la realt\u00e0 del passaggio o stretto che oggi porta il suo nome, si era spinto abbastanza lontano da stabilire con virtuale certezza che i due oceani in effetti \u00absi incontravano per ampio e libero tratto\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Questo, dunque, \u00e8 il punto: Drake non vide lo stretto che porta il suonome o, quantomeno, non lo riconobbe, ma certamente si rese conto che l&#8217;Atlantico comunica con l&#8217;Oceano pacifico <em>a mezzod\u00ec della Terra del Fuoco<\/em> e, dunque, che la Terra Australe non poteva esistere a quelle latitudini n\u00e9, forse, in alcun altro luogo. Il mito della terra Australis Incognita, nato dalla poetica fantasia dei geografi di tutta Europa, riceveva il primo colpo mortale da un avventuriero inglese, corsaro di professione; l&#8217;ultimo, e definitivo, lo avrebbe ricevuto da un altro navigatore inglese, di ben diversa personalit\u00e0 ma di uguale abilit\u00e0 e fortuna marinaresca: James Cook, due secoli pi\u00f9 tardi. A quest&#8217;ultimo, infatti, primo navigatore a spingersi oltre il Circolo Polare Antartico, si deve la dissoluzione finale del mito tenace della Terra Australis.<\/p>\n<p><em>&quot;Quando tracci\u00f2 sulla carta &#8211;<\/em> scrive Walter Sullivan &#8211; <em>la rotta seguita dalle sue navi, e anche quella seguita dalle navi di altri esploratori, quali Bouvet e Kerguelen, Cook si rese conto chiaramente che, se vi era un continente antartico, doveva trovarsi interamente a sud del, pack da lui costeggiato, e doveva essere una terra ricoperta dai ghiacci e assolutamente priva di vita. \u00abSe qualcuno avr\u00e0 l&#8217;ardire di spingersi oltre e completarne la scoperta, egli scrisse, oso affermare che il mondo non ne deriverebbe nessun beneficio\u00bb<\/em> (W. Sullivan, <em>Alla ricerca di un continente,<\/em> Firenze, Edizioni Csini, senza data, p. 27).<\/p>\n<p>In ogni caso, la scoperta di Drake non ebbe effetti immediati, poich\u00e9 lo Stretto di Magellano rimase ancora, fino all&#8217;epoca di Schouten e Lemaire, l&#8217;unica via praticata dai navigatori europei; su di essa gli Spagnoli continuavano a esercitare una sovranit\u00e0 nominale, tanto che nel 1583 tentarono di occupare stabilmente lo Stretto, edificandovi due citt\u00e0 che andarono, per\u00f2, subito in rovina (cfr. il nostro articolo <em>La tragica epopea di Pedro Sarmiento de Gamboa<\/em>). Per\u00f2 la notizia della sua scoperta (o, se si preferisce, della sua intuizione) trapel\u00f2 ben presto dopo il suo ritorno in patria, tanto da giungere agli stessi nemici dell&#8217;Inghilterra: gli Spagnoli. Cediamo nuovamente la parola allo storico O. Spate (op. cit.. p. 350-351).):<\/p>\n<p><em>&quot;Nell&#8217;immediato non vi fu alcun tentativo di avvalersi della nuova rotta, ma probabilmente non, come \u00e8 stato proposto, per motivi di segretezza. \u00c8 pur vero che, essendo tuttora oggetto di attenta considerazione il collocamento del<\/em> tesoro [ossia del ricco bottino fatto da Drake a danno dei galeoni spagnoli, nota nostra]<em>, con tutte le sue implicazioni politiche<\/em> [perch\u00e9 la guerra, nonostante tutto, non era stata ancora ufficialmente dichiarata]<em>, si aveva somma cura di stemperare ogni pubblicit\u00e0 relativa al viaggio; ma ma nel 1587 Richard Hakluyt pubblic\u00f2 a parigi una carta geografica che mostrava oceano aperto a sud delle Elizabethides, e nel 1593 Hondius, ne suo famoso<\/em> Vera Totius Expeditionis Navticae, <em>illustrando le rotte di Drake e Cavendish, colloc\u00f2 la Terra Australis (a queste longitudini) sotto i 60\u00b0 &#8211; di fatto, quasi alla Terra di Graham. Ma c&#8217;\u00e8 di pi\u00f9: gi\u00e0 nell&#8217;aprile 1582 l&#8217;ambasciatore di Filippo II in Inghilterra, Bernardino de Mendoza, aveva riferito al suo sovrano di aver saputo da un individuo che sosteneva di aver visto con i suoi occhi la mappa di Drake come \u00abvi fosse mare libero al di l\u00e0 della Tierra del Fuego\u00bb<\/em> <em>(cfr. E. G. R. Taylor (a cura di),<\/em> <em>The Troublesome Voyage of Capitain Edward Fenton, 1582-83, Cambridge, 1959 pp. LVI, 120-131). Il segreto del nuovo passaggio, che doveva essere adottato in pratica una trentina d&#8217;anni pi\u00f9 tardi, era dunque un segreto di pulcinella.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Il ritardo nello sfruttamento del novello Passaggio a Sudovest non era immotivato. Gli immediati successori di Drake (Cavendish, Chidley, Richard Hawkins) devono essere stati debitamente impressionati dal suo transito sorprendentemente rapido, una quindicina di giorni scarsi dal Capo delle Vergini al Cabo Deseado; e non meno dalle spaventevoli tempeste incontrate a latitudini pi\u00f9 alte nell&#8217;uscita del Mar del Sud. Lo Stretto offriva d&#8217;altra parte l&#8217;importante vantaggio dei molti ancoraggi provvidi di legname da costruzione, di acqua potabile e di abbondante carne fresca di pinguino &#8211; un fattore di ovvio peso per chi inclinava alla rapina ed aveva di necessit\u00e0 navi pesantemente equipaggiate. Si pu\u00f2 ben dire che nel XVII secolo la supremazia olandese nel trasporto merci fu dovuta in larga misura a una progettazione che assicurava il massimo rapporto tra spazio di carico ed equipaggio; e i commercianti olandesi, Schouten e Le Maire, dovevano essere i primi a navigare da oceano a oceano doppiando capo Horn &#8211; per l&#8217;ottimo motivo tecnico che desideravano aggirare il monopolio mercantile legale della Compagnia delle Indie Orientali [olandese] per la via del capo di Buona Speranza e dello Stretto di Magellano.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Ma le leggende sono dure a morire; e i miti non muoiono mai del tutto. Anche se l&#8217;evidenza geografica respingeva la misteriosa Terra Australis sempre pi\u00f9 a sud, in luoghi di fatto inabitabili, la fantasia degli Europei non accett\u00f2 di cancellare di punto in bianco uno dei suoi grandi sogni collettivi. Comparvero cos\u00ec delle incisioni, datate 1616, che &#8211; sulla scia delle scoperte di Schouten e Lemaire, che recavano un altro gravissimo colpo al mito della Terra Australis, per converso tendevano a rappresentare le estreme terre meridionali dell&#8217;America come luoghi ospitali ed ameni, dal clima decisamente mite, anzi addirittura tropicale. Una raccolta di tali incisioni \u00e8 custodita presso l&#8217;Archivio dell&#8217;Istituto Geografico De Agostini di Novara, e alcune di esse sono state pubblicate nel volume di Angelo Solmi <em>Gli esploratori del Pacifico<\/em>, 1985). In una, per esempio, \u00e8 raffigurato il capo Hoorn (tale la grafia originaria: poi contratta in &quot;Horn&quot;) come un braccio di mare calmissimo, circondato da montagne boscose, simile a una specie di Arcadia; in un&#8217;altra sono raffigurati gli &quot;indigeni&quot; dell&#8217;isola Horn (in realt\u00e0, disabitata e solo saltuariamente visitata dalle canoe degli Yaghan o Y\u00e0mana), nudi e fantasiosamente acconciati, all&#8217;ombra di palme e verzura e con delle grandi capanne sullo sfondo. Rappresentazioni di pura fantasia: l&#8217;isola Horn \u00e8 un nudo scoglio battuto da venti fortissimi, privo di vegetazione arborea d&#8217;alto fusto, flagellato da grandine e pioggia sotto un cielo coperto che lascia filtrare i raggi del sole per pochissimi giorni, anzi per poche ore l&#8217;anno. Tuttavia quella flora lussureggiante, quel mare tranquillo e quegli indigeni dai vidi intelligenti e dai corpi scultorei recavano all&#8217;Europa il profumo della mitica Terra Australis, ubertosa di verde e popolata da genti civilizzate; a dispetto della geografia, certo, perch\u00e9 tali caratteristiche sono impossibili alla latitudine di 55\u00b0 Sud. Per\u00f2, se la Terra Australis <em>doveva<\/em> trovarsi ancora pi\u00f9 a mezzogiorno (e ci\u00f2 era ormai indubitabile, dopo i viaggi di Drake e di Schouten-Lemaire), perch\u00e9 fosse abitata da pappagalli e uomini civili e ridente di vegetazione, allora <em>bisognava<\/em> che lo fossero, a maggior ragione, anche le isole meridionali della Terra del Fuoco.<\/p>\n<p>Per dirla con un antico filosofo greco: <em>&quot;Noi non siamo assillati dalle cose, ma dalle idee che ci formiamo intorno ad esse<\/em>&quot;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo Stretto di Drake \u00e8 la via d&#8217;acqua che separa l&#8217;estremit\u00e0 meridionale del Sud America (Capo Horn nella Terra del Fuoco) dall&#8217;estremit\u00e0 pi\u00f9 settentrionale della Penisola<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30186,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[62],"tags":[140],"class_list":["post-23911","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-moderna","tag-ferdinando-magellano"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-moderna.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23911","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23911"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23911\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30186"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23911"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23911"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23911"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}