{"id":23909,"date":"2023-07-23T03:45:00","date_gmt":"2023-07-23T03:45:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2023\/07\/23\/chi-ha-portato-lodio\/"},"modified":"2024-04-17T13:14:01","modified_gmt":"2024-04-17T13:14:01","slug":"chi-ha-portato-lodio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2023\/07\/23\/chi-ha-portato-lodio\/","title":{"rendered":"Chi ha portato l&#8217;odio"},"content":{"rendered":"<p>\u00abChi ha portato l&#8217;odio fra gli Italiani?\u00bb, si domanda un blog che, in questi giorni, prende spunto dalla aggressione subita a Milano dal presidente Berlusconi.<\/p>\n<p>Una domanda mal posta e tendenziosa, in verit\u00e0, poich\u00e9 sembra suggerire che, fino a ieri o all&#8217;altro ieri, l&#8217;odio non avesse cittadinanza, nel Bel Paese dove fioriscono i limoni e dove ogni scontro, pubblico o privato, finisce allegramente a tarallucci e vino.<\/p>\n<p>In parte, questa retorica e questa ipocrisia nascono da un vecchio vizio della nostra gente: quello dell&#8217;autocelebrazione smaccata, inevitabile rovescio della medaglia di una sistematica e pertinace autodenigrazione.<\/p>\n<p>Gli Italiani, per ragioni storiche che rimontano molto addietro, come popolo non si stimano; semmai si stimano come individui. E un popolo che non ha stima di s\u00e9, non forma una vera nazione: come si \u00e8 visto l&#8217;8 settembre del 1943, una data che non \u00e8 mai stata veramente superata, una ferita che non si \u00e8 mai rimarginata nel nostro tessuto nazionale.<\/p>\n<p>Inoltre, chi non ha stima di s\u00e9, non si vuole veramente bene: per questo si compiace di parlar male di se stesso, anche davanti agli altri, anche davanti agli stranieri (tratto caratteristico degli Italiani e non riscontrabile negli altri popoli dell&#8217;Europa occidentale). Per\u00f2, siccome \u00e8 cosa dura sopportare un perenne disprezzo di se stessi, chi possiede un basso livello di autostima va improvvisamente soggetto, a scatti e in tempi imprevedibili, a violenti soprassalti di autoesaltazione, quasi di furore, che nascono dall&#8217;orgoglio ferito in cerca di rivalse.<\/p>\n<p>Si pensi alla disfida di Barletta; si pensi al \u00abSe voi suonerete le vostre trombe, noi suoneremo le nostre campane\u00bb di Pier Capponi; si pensi a Balilla che, nella Genova del Settecento, prende a sassate gli occupanti austriaci (e piemontesi, ma questo la storia edulcorata ad uso patriottico non lo dice); si pensi, soprattutto, alla vuota retorica degli \u00abItaliani brava gente\u00bb, creata dal cinema e dalla letteratura sulla seconda guerra mondiale, forse per compensare il disprezzo di s\u00e9 da parte di un popolo che ha vissuto l&#8217;ignominia dell&#8217;8 settembre<\/p>\n<p>Tutto questo si lega con l&#8217;emotivit\u00e0 degli Italiani, specialmente quelli del Sud: basta confrontare le scene di un funerale in un paese della Sicilia, con quelle analoghe di un paese del Friuli o di uno del Nord Europa (dove il secondo assomiglia molto di pi\u00f9 al terzo che al primo). L&#8217;emotivit\u00e0 \u00e8 mancanza di senso della misura, ma si traduce anche in scoraggiamenti ingiustificati e in ventate di euforia altrettanto fuor di luogo. Manca la saldezza di propositi, mancano la tenacia e la perseveranza.<\/p>\n<p>Dunque, diciamolo tranquillamente: oltre che un popolo di santi, di poeti, di artisti e di navigatori, gli Italiani, n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno di qualunque altro popolo, sono sempre stati anche un popolo di buoni odiatori, specializzati nell&#8217;odio politico, particolarmente contro i potenti del giorno prima. Il trattamento riservato a Cola di Rienzo, a Mussolini, a Craxi travolto dal ciclone Tangentopoli (quando parlamentari leghisti agitavano il cappio nella Camera dei deputati) sono episodi sufficientemente rappresentativi in proposito.<\/p>\n<p>Non vi era dunque la necessit\u00e0 che qualcuno portasse loro i germi dell&#8217;odio, perch\u00e9 un tale sentimento &#8211; specie, lo ripetiamo, a livello politico &#8211; esisteva gi\u00e0, ed \u00e8 sempre esistito nel nostro Paese. I giorni di Caino del 1945, quando, dopo la fine delle ostilit\u00e0, migliaia di persone sono state massacrate nelle case e per le strade, spesso senza aver commesso alcun crimine, per puro odio politico, dovrebbero bene aver insegnato qualcosa riguardo a ci\u00f2, sfatando il mito narcisista del popolo dal cuore grande cos\u00ec.<\/p>\n<p>Si prenda in mano la novella \u00abLibert\u00e0\u00bb di Giovanni Verga, ove si narrano gli eventi di Bronte del 1860: si scoprir\u00e0 che i contadini siciliani dell&#8217;epoca garibaldina non avevano nulla da imparare, in quanto ad efferatezza contro uomini inermi, donne e bambini innocenti, dai sanculotti della Parigi giacobina del 1793. E quella \u00e8 storia, non letteratura: con buona pace del populismo, del progressismo e di cento altri \u00abismi\u00bb politicamente corretti, che vorrebbero sempre i popolani miti e compassionevoli, e i nobili o i ricchi borghesi, sempre stupidi e crudeli.<\/p>\n<p>Detto ci\u00f2, possiamo domandarci non chi abbia portato l&#8217;odio politico fra gli Italiani, ma perch\u00e9 e come la presente stagione politica sia particolarmente inquinata dal sentimento dell&#8217;odio: pi\u00f9, ad esempio, di quella degli anni della ricostruzione e del \u00abboom\u00bb economico; ma, certamente, non pi\u00f9 di quella del terrorismo e degli anni di piombo.<\/p>\n<p>Perci\u00f2, la domanda corretta dovrebbe essere: posto che la presente stagione politica sia una stagione particolarmente avvelenata dall&#8217;odio, come e perch\u00e9 ci\u00f2 \u00e8 accaduto? Meglio ancora: chi, come e perch\u00e9 ha soffiato sul fuoco di un odio che gi\u00e0 esisteva, allo stato pi\u00f9 o meno latente, nell&#8217;animo di moltissimi Italiani?<\/p>\n<p>Innanzitutto, bisogna sgombrare il campo da una semplificazione inaccettabile: cio\u00e8 che odiare e passare alla violenza fisica siano una sola e medesima cosa; e che, per evitare che la gente incominci a scagliare statuette in faccia agli avversari politici, o, peggio, a sparare loro addosso, sia necessario sopprimere, rimuovere, sradicare interamente il sentimento dell&#8217;odio.<\/p>\n<p>Se non si fa questa distinzione, si finisce dritti dritti per autorizzare metodi repressivi da psicopolizia, degni del Grande Fratello orwelliano: vale a dire, baster\u00e0 dichiarare di odiare qualcuno, o essere sospettati di odiare qualcuno, per essere trattati automaticamente da pericolosi criminali. Finiranno per metterci un microchip in testa, per spiare i nostri pensieri e sentimenti, e gettarci in gattabuia se scopriranno che fra essi vi \u00e8 anche un sacrosanto e comprensibile odio. Il che, sia detto per inciso, \u00e8 probabile che accadr\u00e0 entro breve tempo, visto che perfino le aberrazioni immaginate da Orwell sono diventate un ghiottissimo \u00abreality\u00bb televisivo, seguito da milioni di persone entusiaste in tutto il mondo.<\/p>\n<p>L&#8217;odio, dunque, gi\u00e0 esisteva: ed era tanto pi\u00f9 profondo, quanto pi\u00f9 gli Italiani sembrano eternamente rassegnati (ed \u00e8 questa una delle cose che maggiormente colpiscono l&#8217;osservatore straniero) a subire l&#8217;occupazione del territorio e il saccheggio delle ricchezze nazionali, da parte di una classe dirigente &#8211; dirigente, e non solo politica &#8211; che non ha eguali, in Europa occidentale, per avidit\u00e0, corruzione, cinismo, amoralit\u00e0 e sfrontatezza.<\/p>\n<p>L&#8217;Italiano medio odia la politica e, soprattutto, odia i politici. Per lui, i signori del Palazzo sono tutti uguali, senza distinzioni di destra, sinistra e centro: li vedrebbe volentieri tutti quanti trascinati via in catene, per non dire peggio; \u00e8 non \u00e8 qui il caso di stare a discettare se ci\u00f2 sia frutto di inveterato qualunquismo o ne sia, invece, la causa; n\u00e9 se sia nato prima l&#8217;uovo della classe politica cialtrona, o la gallina del popolo asociale e menefreghista.<\/p>\n<p>Di tanto in tanto, quasi per una reazione fisiologica, scoppiano improvvisi innamoramenti fra l&#8217;Italiano medio e un determinato uomo politico, il quale, chiss\u00e0 come, viene percepito come vendicatore dei suoi diritti conculcati e della sua frustrata sete di giustizia; seguiti, con matematica regolarit\u00e0, da altrettanto repentine esplosioni di furore. Oggi il salvatore della Patria viene osannato da oceaniche folle plaudenti, domani sar\u00e0 trascinato a Piazzale Loreto, appeso per i piedi e dileggiato, sputacchiato, qualcuno giunger\u00e0 ad orinargli addosso&#8230;<\/p>\n<p>Emotivit\u00e0, certo; ma anche qualcos&#8217;altro: una strutturale, fisiologica incapacit\u00e0 di partecipare in modo maturo alla vita politica; di scegliersi rappresentanti degni; di uscire dalla mentalit\u00e0 del suddito per entrare in quella del cittadino; di esercitare un controllo su coloro ai quali si \u00e8 espressa fiducia, ma non si \u00e8 firmata alcuna cambiale in bianco; di distinguere il piano della politica da quello dello spettacolo, finendo per credere alla realt\u00e0 di cartapesta evocata dallo stesso immaginario collettivo, salvo andare poi a sbattere contro le pi\u00f9 amare disillusioni.<\/p>\n<p>I politici italiani sanno tutto questo; sanno, in particolare, di non essere amati; ma sanno anche che, per atavica pigrizia e pusillanimit\u00e0, l&#8217;Italiano medio li sopporter\u00e0 con pazienza infinita; che tollerer\u00e0 le loro malversazioni, le loro ruberie, la loro arroganza quotidiana; perdoner\u00e0 perfino i loro voltafaccia repentini, al servizio del potere di turno: e le cronache nostrane sono piene di questi transfughi, non dell&#8217;ideale, ma della mangiatoia. Da destra a sinistra e da sinistra a destra: senza dignit\u00e0, senza pudore, senza un briciolo di coerenza: individui che, in gergo mafioso (si ricordi il don Mariano de \u00abIl giorno della civetta\u00bb), non meritano neanche il nome di uomini, ma, al massimo, di \u00abominicchi\u00bb, se non proprio di \u00abquaquaraqu\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p>I politici italiani sanno tutto questo, ma se ne infischiano e dormono sonni tranquilli: perch\u00e9 sono certi che potranno alzare la posta a loro piacimento, aumentarsi lo stipendio, garantirsi l&#8217;impunit\u00e0 assoluta, farsi le leggi smaccatamente \u00abad personam\u00bb: i mugugni, infatti, non hanno mai ammazzato nessuno, e il popolo bue non andr\u00e0 oltre il mugugno e il brontolio. Sanno benissimo che l&#8217;Italiano medio si lamenta, impreca, sbuffa in privato; ma, in pubblico, diventa quieto e paziente come un agnellino, perfino timido, umile, remissivo.<\/p>\n<p>E perch\u00e9 lo sanno? Perch\u00e9 l&#8217;Italiano medio \u00e8 come la vecchina di Siracusa, che pregava perch\u00e9 gli d\u00e8i conservassero in buona salute il crudele tiranno Dionigi: \u00e8 rassegnato, cio\u00e8, al cerchio infernale dei pessimi politici, e sente, in cuor suo, che a quelli disonesti, incapaci e prepotenti di oggi, faranno seguito quelli ancor peggiori di domani. Perci\u00f2, in fondo, tanto vale rassegnarsi, e sfogarsi con qualche battuta da osteria, come: \u00abpiove, governo ladro\u00bb.<\/p>\n<p>\u00c8 inutile osservare che un popolo cosiffatto, anche se si ritiene (quasi certamente a torto) migliore della propria classe dirigente, in effetti \u00e8 giusto che sia governato da politici di tale sorta: il solo fatto che non creda umanamente possibile averne di migliori, testimonia a sufficienza la bassa opinione che, in fondo, ha di se stesso, e la totale mancanza di orgoglio e di fierezza. Infatti, una legge fondamentale della vita \u00e8 che, in essa, ci vengono incontro le cose per le quali siamo pronti, e non altre: come dire che, se davvero apparissero sulla scena dei politici seri, onesti, disinteressati e competenti, molto probabilmente l&#8217;Italiano medio non li vedrebbe neppure, tanto convinto egli \u00e8 che i politici siano, in realt\u00e0, tutti uguali: tutti ladri, arroganti, inetti, e persino in odore di mafia o di camorra.<\/p>\n<p>Dunque, bando alle ipocrisie e riconosciamo con franchezza che, fra gli Italiani ed i loro politici, non vi \u00e8 alcun rapporto di stima, ma solo odio impotente da parte dei primi, disprezzo e bassa demagogia da parte dei secondi. Chi non ha capito questo, o chi non ha l&#8217;onest\u00e0 intellettuale di riconoscerlo, si preclude anche la possibilit\u00e0 di capire la nostra storia, compresa quella recente: in particolare, gli anni di piombo e quell&#8217;alone di tacito consenso che ha accompagnato, almeno fino al caso Moro, le sanguinarie imprese delle Brigate Rosse.<\/p>\n<p>Dicevamo che, ogni tanto, compare un politico che si proclama \u00abdiverso\u00bb: un Cola di Rienzo, un Mussolini. Dice di venire dal popolo, e di voler andare verso il popolo: si presenta come il vendicatore delle offese e delle umiliazioni che il popolo subisce da sempre ad opera della classe politica. Sboccia l&#8217;amore (non \u00e8 possibile adoperare altra espressione; lasciamo a Gustave Le Bon e agli studiosi della psicologia delle folle di approfondire i meccanismi specifici di esso), basato sul sottinteso, esplicito o implicito, che la colpa di tutto ci\u00f2 che va male \u00e8 degli \u00abaltri\u00bb. Lui, il capo carismatico, non sa che i suoi ministri e collaboratori rubano e impazzano; essi lo ingannano; se lo sapesse, li metterebbe a posto&#8230;<\/p>\n<p>Tutti conoscono la barzelletta di Mussolini e del disoccupato. Un giorno un disoccupato, ridotto ormai alla disperazione, decide di rivolgersi al Signore Iddio per chiedergli aiuto, precisamente mille lire. Scrive una lettera, e, non sapendo dove indirizzarla, segna sulla busta: \u00abAl Padre Eterno\u00bb. Il postino legge la scritta e non ha dubbi, la recapita a Palazzo Venezia. Qualche giorno dopo (quella volta la posta arrivava in tempi ragionevoli, due volte il giorno) il disoccupato si vede recapitare una busta contenente cinquecento lire. \u00c8 felice, certo, per\u00f2 i conti non gli tornano; tuttavia, non vuole comportarsi da ingrato, e si affretta a scrivere una letterina di ringraziamento, che cos\u00ec conclude: \u00abCaro Padre Eterno, la prossima volta non mandarmi i soldi per il tramite di quel ladro di Mussolini, che si \u00e8 tenuto cinquecento lire\u00bb.<\/p>\n<p>Bisogna poi aggiungere un&#8217;altra considerazione. Il politico, in cuor suo, sa di essere odiato dalle persone comuni, anche se ostenta di credere il contrario; e ricambia il sentimento mettendo, nel proprio modo di agire, una dose supplementare di arroganza, di sfacciataggine, perfino di irrisione: in poche parole, provoca. Assume atteggiamenti sempre pi\u00f9 istrionici, sempre pi\u00f9 sguaiati, sempre pi\u00f9 mascalzoneschi: \u00e8 come se volesse vedere fino a dove potr\u00e0 spingere la propria burbanza, e fino a che punto arriveranno la stanchezza e la rassegnazione dei sudditi&#8230;<\/p>\n<p>In breve, si innesca una gara fra lui e loro: lui a rendersi quanto pi\u00f9 odioso possibile, quanto pi\u00f9 invasivo, imponendo il suo faccione sprezzante persino negli spettacoli di variet\u00e0, come se non bastassero le ore ed ore di presenza sugli schermi televisivi dei programmi \u00abseri\u00bb; loro, sempre pi\u00f9 sdegnati ed esasperati, ma, al tempo stesso, sempre pi\u00f9 inebetiti e rinunciatari.<\/p>\n<p>E poi qualcuno finge di meravigliarsi se monta la rabbia; se l&#8217;odio lungamente accumulato, alla fine, erompe tutto a un tratto: scomposto, furibondo, irragionevole&#8230;<\/p>\n<p>Come se ne esce?<\/p>\n<p>I nostri rappresentanti istituzionali, che auspicano un giro di vite repressivo nei confronti di Internet, della stampa e della stessa politica, fingono di non sapere che negli Stati Uniti d&#8217;America, da loro continuamente citati ad esempio di democrazia compiuta, si pu\u00f2 tranquillamente inneggiare non soltanto all&#8217;odio, ma anche alla morte di qualsiasi uomo politico, Presidente in testa; e, di fatto, in quel Paese milioni di persone si augurano la morte di Barak Obama, sia sulla rete informatica, sia nelle manifestazioni di strada, gratificandolo inoltre di epiteti come \u00absporco negro\u00bb e invitandolo a risalire sugli alberi, a mangiar banane.<\/p>\n<p>Lasciamo perdere, in questa sede, lo scomodo interrogativo sulle cause di una cos\u00ec larga tolleranza da parte delle istituzioni politiche americane nei confronti del (chiamiamolo cos\u00ec) dissenso: se, cio\u00e8, essa derivi da un altissimo senso del valore della democrazia, che garantisce libert\u00e0 di espressione anche al peggior nemico (eco del volterriano e insincero: \u00abNon sono d&#8217;accordo con te, ma darei la mia vita perch\u00e9 tu possa esprimere liberamente la tua opinione\u00bb); oppure, molto pi\u00f9 prosaicamente, da una brama illimitata di pubblicit\u00e0, di qualunque tipo (anche negativa) e con qualunque mezzo, sul tipo della filosofia da gossip: \u00abche parlino male di me, purch\u00e9 ne parlino\u00bb.<\/p>\n<p>Ma noi non siamo gli Stati Uniti d&#8217;America, per fortuna o per disgrazia, secondo i punti di vista (per fortuna, secondo il nostro). Da noi, un politico che si sente vilipeso da un comico o da un vignettista di giornale, non esita a querelare il malcapitato. \u00c8 pur vero che, da noi, un vice-ministro pu\u00f2 essere oggetto di una richiesta di arresto &#8211; non di indagine, ma di arresto &#8211; da parte delle forze dell&#8217;ordine, per il pi\u00f9 infamante dei reati: collusione con la criminalit\u00e0 organizzata; e ottenere la solidariet\u00e0 piena e incondizionata del Parlamento, nonch\u00e9 l&#8217;immunit\u00e0. Cosa che, oltre Atlantico (ma anche oltr&#8217;Alpe), sarebbe semplicemente inconcepibile, perch\u00e9 laggi\u00f9 \u00e8 sufficiente il sospetto che la moglie di Cesare sia infedele al marito, perch\u00e9 si debba dimettere seduta stante, lasciando l&#8217;amatissima poltrona.<\/p>\n<p>L&#8217;Italia, dunque, non \u00e8 gli Stati Uniti d&#8217;America; non \u00e8 nemmeno Europa occidentale, politicamente parlando; ma, al massimo, la Bielorussia o il Montenegro, per non dire la Colombia dei \u00abnarcos\u00bb o la Taiwan del capitalismo selvaggio. Tale, almeno, \u00e8 la percezione che il mondo ha di essa, specialmente in questi ultimi anni; con buona pace di quei politici sfrontati che negano siffatta evidenza, accusando chi la menziona di coltivare sentimenti antinazionali.<\/p>\n<p>E allora?<\/p>\n<p>Il problema non \u00e8 tanto quello di superare la cultura dell&#8217;odio politico, ma di superarne le cause, che risiedono in un rapporto viziato e patologico fra il cittadino e i suoi rappresentanti istituzionali. L&#8217;odio, in se stesso, non \u00e8 altro che una spia di allarme, come lo \u00e8 la febbre rispetto alla malattia: non \u00e8 certo eliminando i sintomi, che si riconquista la salute.<\/p>\n<p>Ma come risalire, controcorrente, secoli e secoli di sfiducia reciproca, di disistima, di rassegnazione, di complicit\u00e0 reciproche fra i politici che predicano bene e razzolano malissimo, e i cittadini che a parole vogliono giustizia, lavoro e pace sociale, ma, in pratica, desiderano impunit\u00e0 per le loro piccole furberie, per gli abusi edilizi, per l&#8217;evasione fiscale, per le discariche abusive, per le pensioni d&#8217;invalidit\u00e0 fasulle, per i certificati medici truccati?<\/p>\n<p>Gira e rigira, si torna sempre al punto di partenza. \u00c8 difficile immaginare una societ\u00e0 che possieda una classe dirigente molto migliore o molto peggiore del livello etico, professionale e culturale del cittadino medio; difficile, per non dire impossibile. Ogni botte d\u00e0 solo il vino che ha: il vino non pu\u00f2 essere n\u00e9 pi\u00f9 buono, n\u00e9 pi\u00f9 cattivo di quella determinata annata.<\/p>\n<p>Non resta che sperare nei giovani: nei cittadini e nei politici di domani. Ma certo non saranno migliori di quelli di oggi, se non verranno loro insegnati, e pi\u00f9 con l&#8217;esempio che a parole, i valori cardine dell&#8217;onest\u00e0, della sobriet\u00e0, della competenza, del disinteresse, della dedizione al lavoro, dell&#8217;amore per il bene comune.<\/p>\n<p>Quello dell&#8217;odio \u00e8, a ben guardare, un falso problema: l&#8217;ennesimo polverone per coprire i veri termini della questione. Che sono questi: serve una classe dirigente pi\u00f9 decente; servono una coscienza politica pi\u00f9 matura, un rispetto della legalit\u00e0 pi\u00f9 generalizzato.<\/p>\n<p>Serve, soprattutto, che questi valori siano trasmessi dalle famiglie, dai genitori, prima ancora che dalla scuola; magari spegnendo la televisione, ogni tanto. Specialmente quando mandano in onda velenose porcherie come \u00abAmici\u00bb di Maria De Filippi o come \u00abIl Grande Fratello\u00bb: dove tutto si pu\u00f2 imparare, tranne che quei valori.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abChi ha portato l&#8217;odio fra gli Italiani?\u00bb, si domanda un blog che, in questi giorni, prende spunto dalla aggressione subita a Milano dal presidente Berlusconi. 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