{"id":23907,"date":"2021-12-07T08:36:00","date_gmt":"2021-12-07T08:36:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/12\/07\/chi-ha-paura-della-letteratura-nazista-in-america\/"},"modified":"2021-12-07T08:36:00","modified_gmt":"2021-12-07T08:36:00","slug":"chi-ha-paura-della-letteratura-nazista-in-america","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/12\/07\/chi-ha-paura-della-letteratura-nazista-in-america\/","title":{"rendered":"Chi ha paura della letteratura nazista in America?"},"content":{"rendered":"<p>Chi ha paura degli scrittori nazisti che vivono e pubblicano le loro opere nelle due Americhe, quella del Nord e quella del Sud? Nessuno, per la semplice ragione ch non ci sono e non ci sono mai stati. E allora, perch\u00e9 questa domanda? Perch\u00e9 uno scrittore cileno che va per la maggiore negli ambienti della cultura di sinistra, Roberto Bola\u00f1o (Santiago del Cile, 28 aprile 1953-Barcellona, 14 luglio 2003) ha avuto la bella pensata di pubblicare una seriosa raccolta di biografie immaginarie, scopiazzando un&#8217;idea di Fernando Pessoa e ricavandone un libro surrealista e fantastico, che la critica, incredibilmente, ha preso sul serio, cos\u00ec come ha preso sul serio l&#8217;insieme della sua opera. Con la differenza che Pessoa era un gigante e che se inventava alcune biografie di scrittori, scriveva anche le poesie che ciascuno di essi avrebbe composto, vale a dire che si sdoppiava, si faceva in tre, in quattro, in otto (alla fine ne hanno contati centotrentasei, fra i quali quattro pi\u00f9 importanti), per aderire allo stile di ciascuno ed esprimere il particolare stile poetico di ciascuno; e sono tutti coerenti, tutti distinti, tutti ben definiti e riconoscibili, come se fossero stati davvero scrittori diversi; mentre alla morte di Pessoa, aprendo i suoi bauli e i suoi cassetti, ci si rese conto che tutti quei poeti erano uno solo, e quell&#8217;unico era proprio lui, Fernando Pessoa, il genio misconosciuto di Lisbona, una delle voci pi\u00f9 interessanti e inquietanti di tutta la letteratura moderna. Mentre Bola\u00f1o si \u00e8 inventato una trentina di biografie immaginarie di scrittori di estrema destra e con dichiarate simpatie per il nazismo e il fascismo, le ha catalogate per Paese d&#8217;origine, dagli Stati Uniti all&#8217;Argentina e al Cile, e le ha cucite insieme in una silloge noiosa, banale, ripetitiva, nella quale non si saprebbe cosa ci sia da ammirare, se non la capacit\u00e0 di perdere tempo da parte di chi le ha scritte, e di farne perdere a chi dovrebbe poi leggersele, tranne forse una certa imperterrita sfacciataggine nel rubare idee altrui: oltre che a Pessoa, a Jorge Luis Borges, altro grande scrittore argentino (ma certo assai meno grande di Pessoa e comunque un tantino sopravvalutato, che ricorda in qualche modo, ma ovviamente in meglio, il nulla al cubo che \u00e8 Umberto Eco). Anche quando si ruba, per\u00f2, ci vorrebbe un po&#8217; di creativit\u00e0, un po&#8217; di originalit\u00e0, se non di genio (se ci fosse il genio, non ci sarebbe la necessit\u00e0 di rubare); mentre in Roberto Bola\u00f1o si ha la netta sensazione che dietro la facciata estrosa e scintillante ci sia poco pi\u00f9 del niente. Sensazione che si pu\u00f2 estendere non solo all&#8217;insieme della sua produzione, ma alla sua stessa persona e all&#8217;immagine che ha voluto lasciare di s\u00e9.<\/p>\n<p>Cominciando dalla sua biografia. Nasce a Santiago del Cile, da un camionista e un&#8217;insegnante, ma la famiglia, formata da quattro persone (una sorella oltre a Roberto) si trasferisce successivamente in una serie di citt\u00e0 del Cile centromeridionale, per poi trasferirsi in Messico nel 1968, quando il futuro scrittore aveva quindici anni. Petanto quando n Cile il governo socialista di Salvador Allende viene abbattuto dal generale Augusto Pinochet, e si catena un&#8217;ondata di repressioni contro i militanti di sinistra, Bola\u00f1o, che simpatizza per quell&#8217;area politica, si trova a migliaia di chilometri della sua patria d&#8217;origine. Egli racconta bens\u00ec di essere tornato in Cile poco prima del colpo di Stato dei militari, appunto sull&#8217;onda dell&#8217;entusiasmo delle riforme avviate dal governo Allende; e di essere poi stato arrestato dalla polizia a Concepcion e fortunosamente liberato per l&#8217;intervento di due ex compagni di studi dell&#8217;adolescenza, per poi rientrare a Citt\u00e0 del Messico, presso la famiglia,. Tutto molto avventuroso e perfino un po&#8217;picaresco: con il viaggio dal Messico al Cile che Bola\u00f1o avrebbe fatto, insieme ad un gruppo di amici, parte in autostop, parte in corriera e parte addirittura in barca, e l&#8217;arrivo pochi giorni prima del colpo di Stato, e la miracolosa liberazione quando tutto sembrava ormai perduto, a una settimana appena dall&#8217;arresto. Peccato che probabilmente non c&#8217;\u00e8 niente di vero, \u00e8 tutta un&#8217;invenzione dell&#8217;autore e perfino il rientro in Cile alla vigilia del golpe, per non parlare dei particolari pi\u00f9 o meno saporiti, si svolto solo nella fantasia della sua camaleontica personalit\u00e0. A confermare il racconto di Bola\u00f1o c&#8217;\u00e8 solo la parola di un amici, Jaime Quezada; mentre a mettere in dubbio che egli si trovasse in Vile all&#8217;epoca del golpe di Pinochet, e quindi che sia masi stato arrestato e poi anche liberato, sono in pi\u00f9 di uno: in particolare il sociologo Riardo Pascoe e la poetessa Carmen Boullosa (vedi l&#8217;articolo di Ennio Caretto su Il Corriere della Sera N\u00e9 eroinomane n\u00e9 fuorilegge: Bola\u00f1o si divertiva a fingere del 29\/01\/09 e quello di Larry Rother <em>Verdades y mentiras<\/em> <em>de Bola\u00f1o<\/em> sul quotidiano cileno <em>El Mercurio<\/em> del 31\/01\/09). Sta di atto, per\u00f2, che su quel romanzo della sua immaginazione, e in particolare sulla mirabolante liberazione per opera di due ex compagni di scuola, Bola\u00f1o ha costruito un altro dei suoi racconti, <em>I detective<\/em>, incluso nella raccolta <em>Chiamate telefoniche<\/em> (quattordici racconti brevi dedicati alla moglie, pubblicati nel 1997 e tradotti per la prima volta in italiano nel 2000). Pi\u00f9 tardi questo nucleo verr\u00e0 sviluppato in un romanzo vero e proprio, <em>I detective selvaggi<\/em> (<em>Los detectives salvajes<\/em>), del 1996, nella cui seconda parte si alternano i punti di vista di ben cinquantaquattro personaggi diversi. Perch\u00e9 contentarsi di due o magari di tre, come hanno fatto Pessoa o Borges, Pirandello o Unamuno? Bola\u00f1o non \u00e8 un <em>hombre<\/em> da starsene dietro ad alcuno; anzi, \u00e8 lui che indica agli altri la strada da percorrere; e quando decide di fare una cosa, la fa in grande. Il camaleonte \u00e8 bravissimo ad alimentarsi delle proprie fantasie; e intanto rafforza il mito del suo stesso personaggio, che si affianca, come sarebbe piaciuto a Pirandello (ma anche a Miguel de Unamuno, per restare in ambito ispanico) ai protagonisti dei sui libri e s&#8217;intreccia con loro a un punto tale che, da ultimo, non si capisce pi\u00f9 se l&#8217;autore sta giocando a nascondersi dietro le sue creature, i personaggi, o se questi ultimi stanno prendendo il posto della persona viva in carne ed ossa, cio\u00e8 dell&#8217;autore, sostituendolo a tutti gli effetti.<\/p>\n<p>La biografia di Bola\u00f1o dopo questo problematica episodio non presenta spunti o divagazioni altrettanto interessanti. Era un tipo introverso e alquanto umbratile; da ragazzo aveva frequentato assiduamente le sale di lettura delle biblioteche e coltivato pochissime amicizie; scriveva qualche pezzo per dei giornali locali e in sostanza trascorreva quasi tutte le sue giornata fra le pareti domestiche, a eccezione delle escursioni n biblioteca; cos\u00ec, almeno, lo descrive il suo amico Jaime Quezada. Lo stesso che ha affermato di averlo ospitato in Cile al tempo del suo supposto rientro nel 1973, all&#8217;epoca del golpe dei militari, allorch\u00e9 Bola\u00f1o era costretto a nascondersi, in attesa di poter espatriare clandestinamente. In Messico si era fatto notare come il principale animatore di un movimento letterario d&#8217;avanguardia, da lui denominato <em>infrarealismo<\/em>, in vivace polemica con l&#8217;establishment culturale di quel Paese, che per\u00f2 pass\u00f2 totalmente inosservato. Nel 1977 Bola\u00f1o emigr\u00f2 in Spagna (<em>pardon<\/em>, quale terribile <em>gaffe<\/em>: in Catalogna!), stabilendosi a Barcellona, al seguito della mamma e della sorella che l&#8217;avevano preceduto, e adattandosi a fare vari mestieri poco qualificati per mantenersi, fra cui il vendemmiatore. Il suo primo romanzo, <em>La pista di ghiaccio<\/em>, \u00e8 del 1993: stampato in pochi esemplari, scivol\u00f2 via senza che nessuno lo notasse. Una certa notoriet\u00e0 gli venne l&#8217;anno dopo con <em>La pista degli elefanti<\/em>, che vinse un premio letterario indetto dalla Citt\u00e0 di Toledo; seguirono in totale otto raccolte di poesie, quattro di racconti e una quindicina di romanzi. Il consolidamento definitivo della sua fama arriv\u00f2 comunque con il gi\u00e0 <em>ricordato I detective selvaggi<\/em>, che vinse l&#8217;importante Premio Herralde di Barcellona: da quel momento Bola\u00f1o \u00e8 entrato, a toro o a ragione, nell&#8217;Olimpo degli scrittori di lingua spagnola a livello mondiale e vi \u00e8 rimasto fino alla morte, avvenuta nel 2003. Negli ultimi anni lo si era visto pochissimo fuori di casa; sposato, aveva riversato sui figli l&#8217;ipocondria che lui steso aveva manifestato da giovane, confermando la sua natura di sognatore, propenso a vivere le sue &quot;avventure&quot; pi\u00f9 sulle pagine dei libri che scriveva, proiettandosi nei loro variegati personaggi, che nella sua vita reale. Fedele anche in questo alla lezione del suo (probabilmente sconosciuto) maestro ideale, Luigi Pirandello, che aveva affermato: <em>la vita o la si vive, o la si scrive<\/em>.<\/p>\n<p>E adesso veniamo al libro in questione, <em>La letteratura nazista in America<\/em> (titolo originale: <em>La literatura nazi en Am\u00e9rica<\/em>, 1996; tradotto in Italia prima da Sellerio, nel 1998 e poi da Aldelphi nel 2013). Questa, di un&#8217;estrema destra sempre minacciosa e pronta a risorgere dalle sue ceneri era, per il nostro, dichiaro intellettuale di sinistra, una vera propria ossessione e forse, Dio ci perdoni (anzi, Freud ci perdoni) nascondeva, come tutti i grandi od\u00ee, un amore segreto e inconfessabile. Sta di fatto che quando mor\u00ec, in un ospedale di Barcellona, per insufficienza epatica, mentre era in attesa di un problematico trapianto di fegato, stava lavorando ad un romanzo rimasto incompiuto il cui titolo \u00e8 tutto un programma, <em>Il Terzo Reich<\/em> (<em>El Tercero Reich<\/em>), incentrato sulla figura di un giovanotto, campione di giochi elettronici di guerra &#8212; guarda caso, un giovane tedesco &#8212; che si confronta con un misterioso avversario nel suo gioco preferito, appunto <em>Il Terzo Reich<\/em>, nel quale si &quot;reinventa&quot; la storia della Seconda guerra mondiale e si lascia che l&#8217;esito dello scontro fra l&#8217;Asse e gli Alleati venga determinato dalla bravura dei giocatori. Una possibilit\u00e0 di riscrivere la storia in chiave nazista, magari con la vittoria di Hitler e Mussolini, dunque, anche se limitata all&#8217;ambito virtuale d&#8217;un gioco elettronico. <em>La letteratura nazista in America<\/em>, per prima cosa, richiede una precisazione sul titolo: per i lettori italiani, America \u00e8 sinonimo di Stati Uniti; ma per un latinoamericano, o comunque per un pubblico di lingua spagnola (e portoghese) <em>America<\/em> \u00e8 un concetto geograficamente e culturalmente assai pi\u00f9 ampio, che abbraccia le terre comprese fra l&#8217;Alaska e il Capo Horn e tutte le culture, bianche, indie, meticce, negre, in esse comprese e viventi in reciproco accordo, o meno. Il libro, che si fatica a descrivere come &quot;romanzo&quot;, perch\u00e9 in effetti non ha una storia da raccontare, ma solo una trentina di biografie da mettere in fila, \u00e8 stato definito dall&#8217;autore <em>un&#8217;antologia vagamente enciclopedica della letteratura filonazista prodotta in America dal 1930 al 2010, un contesto culturale che, a differenza dell&#8217;Europa, non ha coscienza di cosa significhi cadere nell&#8217;eccesso<\/em> (<em>Wikipedia<\/em> alla voce <em>La letteratura nazista in<\/em> America): affermazione tanto sentenziosa quanto discutibile, perch\u00e9 un europeo sa invece benissimo cosa significhi veder la propria cultura in preda alla febbre dell&#8217;eccesso, della dismisura, di sicuro non meno di quanto lo sappia un latinoamericano.<\/p>\n<p>Le biografie sono raggruppate in tredici sezioni: 1, <em>Il clan dei Mendiluce<\/em> (tre biografie); 2<em>, Gli eroi itineranti o la fragilit\u00e0 degli specchi<\/em> (due biografie); 3, <em>Precursori e figure di anti-illuministi<\/em> (quattro biografe); 4<em>, I poeti maledetti<\/em> (due biografie), 5, <em>Letterate e viaggiatrici<\/em> (due biografie); 6, <em>Due tedeschi alla fine del mondo<\/em> (due biografie); 7, <em>Preveggenza e fantascienza<\/em> (tre biografie); 8, <em>Maghi, mercenari e creature miserabili<\/em> (quattro biografie); 9, <em>I mille volti di Max Mirebalais<\/em> (quattro biografie, che per\u00f2 sono un solo personaggio); 10, <em>Poeti nordamericani<\/em> (due biografie); 11, <em>La Fratellanza Ariana<\/em> (due biografie), 12, <em>I favolosi ragazzi Schiaffino<\/em> (due biografie); 14, Ramirez Hoffman, l&#8217;infame (una biografia). Segue una ricca bibliografia di autori minori, significativamente intitolata <em>Epilogo dei Mostri<\/em>. Perch\u00e9 questo sono, evidentemente, per lui gli scrittori elencati in questo libro: mostri, scherzi orripilanti della natura, che egli osserva con la pazienza e la freddezza dello scienziato e ingrandisce con la lente dell&#8217;entomologo. Essendo intellettuali di estrema destra, che il titolo definisce sbrigativamente <em>nazisti<\/em>, non vale la pena di comprendere quali possano essere i loro ideali, i loro presupposti culturali, le loro aspirazioni di natura spirituale e politica: sono mostri, nemici, <em>non uomini<\/em>, punto e basta. E questo \u00e8 il tipico atteggiamento dell&#8217;intellettuale di sinistra: il quale, per la verit\u00e0, si ritiene lui solo degno della qualifica di <em>intellettuale<\/em>; poich\u00e9, dal suo punto di vista, non esiste una cultura di destra degna di questo nome; l&#8217;intellettuale di destra \u00e8 un non senso, e quindi gli scrittori e i poeti di tale area ideologica sono, semplicemente, <em>non scrittori<\/em> e <em>non poeti<\/em>, ma soltanto immondizia. Tuttavia, si potrebbe osservare che tutta l&#8217;opera, dalla prima all&#8217;ultima pagina, \u00e8 permeata da una certa qual vena sotterranea di umorismo, cos\u00ec da togliere asprezza alla severit\u00e0 del giudizio; o meglio, che l&#8217;umorismo \u00e8 sottinteso al romanzo, cos\u00ec come a tutta la produzione dell&#8217;autore. A ben guardare, per\u00f2, tale osservazione non modifica la sostanza della questione: che i &quot;nazisti&quot; siano mostri dei quali inorridire, o mostri dei quali sorridere, sempre di mostri si tratta, che non vale la pena di prendere sul serio. La posizione di Bola\u00f1o, che parrebbe influenzata dal suo infrarealismo (che \u00e8 una forma di surrealismo), \u00e8 cos\u00ec pur sempre quella del perfetto illuminista, quasi del naturalista algido e impassibile che studia le curiosit\u00e0 della storia come quelle della storia naturale; e che si pone implicitamente al di sopra di esse, perch\u00e9 il giudice non pu\u00f2 essere giudicato, n\u00e9 lo scienziato pu\u00f2 essere a sua volta sottoposto ad esame. E infatti non \u00e8 un caso che Bola\u00f1o ponga gli anti-illuministi fra i precursori della letteratura &quot;nazista&quot;: o si \u00e8 con Voltaire o con Hitler, <em>tertium non datur<\/em>. Almeno nella sua prospettiva; che non \u00e8 una prospettiva seria, in alcun senso. Certo, se non si sa come occupare il proprio tempo, allora si pu\u00f2 anche leggere questo tedioso elenco di scrittori immaginari: come l&#8217;insonne conta le pecorelle per addormentarsi&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Chi ha paura degli scrittori nazisti che vivono e pubblicano le loro opere nelle due Americhe, quella del Nord e quella del Sud? Nessuno, per la<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[92],"class_list":["post-23907","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23907","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23907"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23907\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23907"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23907"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23907"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}