{"id":23906,"date":"2012-03-15T06:04:00","date_gmt":"2012-03-15T06:04:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/03\/15\/chi-ha-inventato-il-cannocchiale\/"},"modified":"2012-03-15T06:04:00","modified_gmt":"2012-03-15T06:04:00","slug":"chi-ha-inventato-il-cannocchiale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/03\/15\/chi-ha-inventato-il-cannocchiale\/","title":{"rendered":"Chi ha inventato il cannocchiale?"},"content":{"rendered":"<p>Ancora oggi molti credono e ripetono, per averlo sentito dire o letto in qualche libro, che Galilei \u00e8 stato l&#8217;inventore del cannocchiale o che, quanto meno, egli fu il primo a puntarlo verso il cielo, per osservare i corpi celesti; ma entrambe le affermazioni sono false.<\/p>\n<p>Il cannocchiale, in realt\u00e0, ha molti, troppi padri.<\/p>\n<p>Di certo un esemplare venne costruito nel 1608 da un ottico tedesco naturalizzato olandese, Hans Lippershey, e non da Galilei, che pure se ne attribu\u00ec la fama; poco dopo anche Zacharias Janssen rivendic\u00f2 l&#8217;invenzione e ne fece richiesta di brevetto agli Stati Genrali d&#8217;Olanda, come Lippershey, ma entrambi senza ottenerlo, con la motivazione che tali strumenti erano gi\u00e0 esistenti.<\/p>\n<p>Anche Giambattista Della Porta rivendic\u00f2 la priorit\u00e0 dell&#8217;invenzione, perch\u00e9, nel suo \u00abDe reflectione\u00bb, aveva esposto i presupposti teorici dello strumento, senza per\u00f2 tentarne una applicazione pratica.<\/p>\n<p>Va ricordato poi che, per il filosofo Cartesio, il merito di aver costruito il primo cannocchiale va a un altro olandese ancora, Jacques Metius.<\/p>\n<p>Certo \u00e8 che, fra gli ultimi mesi del 1608 e i primi del 1609, piccoli strumenti per ingrandire le immagini erano in vendita a Parigi, a Londra, a Milano; e questa proliferazione spiega l&#8217;imbarazzo dell&#8217;Ufficio brevetti olandese.<\/p>\n<p>Molto attento alla propria gloria e alle proprie remunerazioni, Galilei riusc\u00ec ad avere notizia dell&#8217;invenzione, fra l&#8217;altro dal nobile francese Iacopo Badovere, e, quasi certamente, a procurarsi un esemplare dello strumento, nella primavera del 1609. Il 21 agosto &#8211; quindi non dopo un giorno e mezzo, come vuol dare a intendere nel \u00abSaggiatore\u00bb, ma dopo alcuni mesi di lavoro per perfezionarlo o ricostruirlo &#8211; lo presentava al governo veneziano come una propria invenzione, durante una spettacolare dimostrazione dalla cima del campanile della Basilica di San Marco, e ne otteneva il raddoppio del proprio stipendio e una offerta vitalizia di insegnamento all&#8217;universit\u00e0 di Padova.<\/p>\n<p>Galilei non fu neppure il primo ad utilizzare la scoperta di Lippeshey come strumento di osservazione astronomica; \u00e8 possibile, anzi probabile, che il primo a puntare il cannocchiale verso il cielo, nell&#8217;agosto del 1609, sia stato l&#8217;astronomo inglese Thomas Hariot.<\/p>\n<p>Inoltre, nel dipinto di Adam Elsheimer \u00abLa fuga in Egitto\u00bb, realizzato nella primavera del 1609 e dunque prima che Galilei, a Padova, incominciasse le sue osservazioni astronomiche, la Via Lattea appare come un fiume di stelle, e si ritiene che tale originale e realistica interpretazione sia il frutto di una visione telescopica.<\/p>\n<p>Keplero, che, a differenza di Galilei, da anni si interessava alla possibilit\u00e0 di realizzare uno strumento che potenziasse la facolt\u00e0 visiva dell&#8217;occhio umano per osservare i corpi celesti, quando seppe della &quot;invenzione&quot; di Galilei, ne chiese una copia allo scienziato italiano, per poter proseguire i suoi studi e per convincere il pubblico della bont\u00e0 della nuova invenzione, che ancora molti si ostinavano a porre in dubbio.<\/p>\n<p>Per la precisione, Keplero scrisse due volte a Galilei: alla prima lettera questi non rispose nemmeno; alla seconda, rispose che non disponeva di uno strumento da mandargli e che costruirne un altro avrebbe richiesto troppo tempo. Uomo ambiziosissimo e vanaglorioso, Galilei non sopportava l&#8217;idea che qualcun altro si avvantaggiasse della &quot;sua&quot; scoperta; del progresso della scienza si preoccupava assai meno che della propria immagine di unico astronomo capace di studiare il cielo non pi\u00f9 ad occhio nudo, come da sempre avevano fatto anche i maggiori scienziati.<\/p>\n<p>Ma gli and\u00f2 male, perch\u00e9 Keplero pot\u00e9 disporre ugualmente, e per un mese intero, del cannocchiale del duca di Braunschweig, di passaggio a Praga, il quale lo aveva ricevuto in dono dallo stesso Galilei: si vede che un duca gli faceva meno ombra di un valente astronomo. Forse l&#8217;errore di Keplero fu quello di aver ricordato a Galilei che la paternit\u00e0 del cannocchiale era di Giambattista Della Porta, il quale, infatti, nel 1609, l&#8217;aveva rivendicata in una lettera a Federico Cesi, peraltro senza poi insistere nella polemica sulla priorit\u00e0 dell&#8217;invenzione.<\/p>\n<p>Comunque, Keplero sostitu\u00ec la lente convergente che fa da oculare con una lente divergente e ottenne cos\u00ec un notevolissimo miglioramento dello strumento: le successive generazioni di cannocchiali discendono da quello di Keplero e non da quello di Galilei, e, da esse, anche il moderno telescopio rifrattore; mentre il cannocchiale di Galilei, con la sua scomoda e piccolissima pupilla d&#8217;uscita, \u00e8 l&#8217;antenato, semmai, dei moderni cannocchiali da teatro.<\/p>\n<p>Ma ecco come lo stesso Galilei, nella parte 13 de \u00ab Il Saggiatore\u00bb, in polemica col Grassi che aveva osato definire il cannocchiale &quot;allievo&quot; e non &quot;figliuolo&quot; dello scienziato toscano, orgogliosamente rivendica la paternit\u00e0 dell&#8217;invenzione; e questo con buna pace di tutti coloro i quali continuano a ripetere, con monotona insistenza, che Galilei non avrebbe mai rivendicato tale invenzione, ma solo il suo perfezionamento ad uso astronomico:<\/p>\n<p>\u00abSegue appresso [soggetto: il Grassi] e, non so quanto opportunamente, s&#8217;induce a chiamare il telescopio mio allievo, ma a scoprire insieme come non \u00e8 altrimenti mio figliuolo. Che fate, signor Sarsi? Mentre voi siete su &#8216;l maneggio d&#8217;interessarmi in oblighi grandi per li beneficii fatti a questo ch&#8217;io reputavo mio figliuolo, mi venite dicendo che non \u00e8 altro ch&#8217;un allievo? Che rettorica \u00e8 la vostra? [&#8230;] Qual parte io abbia nel ritrovamento di questo strumento, e s&#8217;io lo possa ragionevolmente nominar mio parto., l&#8217;ho gran tempo fa manifestato nel mo Avviso Sidereo, scrivendo come in Vinezia, dove allora mi ritrovavo, giunsero nuove che al Signor Conte Maurizio [di Nassau] era stato presentato da un Olandese un occhiale, col quale le cose lontane si vedevano cos\u00ec perfettamente come se fossero state molto vicine; n\u00e9 fu pi\u00f9 aggiunto. Su questa relazione io tornai a Padova, dove allora stanziavo, e mi posi a pensar sopra tal problema, e la prima notte dopo il mio ritorno lo ritrovai, ed il giorno seguente fabbricai lo strumento, e ne diedi conto a Vinezia a i medesimi amici co&#8217; quali il giorno precedete ero stato a ragionamento sopra questa materia. M&#8217;applicai poi subito a fabbricarne un altro pi\u00f9 perfetto, il quale sei giorni dopo condussi a Venezia, dove con gran meraviglia fu veduto quasi tutti i principali gentiluomini di quella repubblica, ma con grandissima mia fatica, per pi\u00f9 d&#8217;un mese continuo. Finalmente, per consiglio d&#8217;alcun mio affezionato padrone, lo presentai al Principe in pieno collegio, dal quale quanto ei fusse stimato e ricevuto con ammirazione, testificano le lettere ducali, che ancora sono appresso di me, contenenti la magnificenza di quel Serenissimo Principe in ricondurmi, per ricompensa della presente invenzione, e confermarmi in vita nella mia lettura nello Studio di Padova, con dupplicato stipendio di quello che avevo per addietro, ch&#8217;era poi pi\u00f9 che triplicato di quello di qualsivoglia altro mio antecessore. Questi atti, Signor Sarsi, non son seguiti in un bosco o in un diserto: son seguito in Vinezia, dove se voi allora foste stato, non&#8217;avreste spacciato cos\u00ec per semplice balio: ma vive ancora, per la Dio grazia, la maggior parte di quei Signori, benissimo consapevoli del tutto, da&#8217; quali potrete esser meglio informato.<\/p>\n<p>Ma forse alcuno mi potrebbe dire, che di non piccolo aiuto \u00e8 al ritrovamento e risoluzion d&#8217;alcun problema l&#8217;esser prima in qualche modo reso consapevole della verit\u00e0 della conclusione, e sicuro di non cercar l\u00ec impossibile; e che perci\u00f2 l&#8217;avviso e la certezza che l&#8217;occhiale era di gi\u00e0 stato fatto mi fusse &#8216;aiuto tale, che per avventura senza quello non l&#8217;avrei ritrovato. A questo io rispondo distinguendo, e dico che l&#8217;aiuto recatomi dall&#8217;avviso svegli\u00f2 la volont\u00e0 ad applicarvi il pensiero, che senza quello pu\u00f2 esser ch&#8217;io mai non v&#8217;avessi pensato; ma che, oltre a questo, tale avviso possa agevolar l&#8217;invenzione, io non lo credo: e dico di pi\u00f9, che il ritrovar la risoluzion d&#8217;un problema segnato e nominato, \u00e8 opera di maggiore ingegno assai che &#8216;l ritrovarne uno non pensato n\u00e9 nominato, perch\u00e9 in questo pu\u00f2 aver grandissima parte il caso, ma quello \u00e8 tutto opera del discorso. E gi\u00e0 noi siamo certi che l&#8217;Olandese, primo inventor del telescopio, era un semplice maestro d&#8217;occhiali ordinari, il quale casualmente, maneggiando vetri di pi\u00f9 sorti, si abbatt\u00e9 a guardare nell&#8217;istesso tempo per due, l&#8217;uno convesso e l&#8217;altro concavo, posti in diverse lontananze dall&#8217;occhio,ed in questo modo vide ed osserv\u00f2 l&#8217;effetto che ne seguiva, e ritrov\u00f2 lo strumento: ma io, mosso dall&#8217;avviso detto, ritrovai il medesimo per via di discorso, e perch\u00e9 il discorso fu anco assai facile, io lo voglio manifestare a V. S: illustrissima [cio\u00e8 Virginio Cesarini, cui \u00e8 dedicato \u00abIl Saggiatore].\u00bb<\/p>\n<p>Si noti che Galilei non si degna neppure di fare il nome di quell&#8217;Olandese, al cui strumento egli va debitore delle proprie scoperte astronomiche, come si trattasse di cosa del tutto trascurabile e irrilevante; ed \u00e8 logico: se lo facesse, riconoscendogli una dignit\u00e0 e un&#8217;importanza, per ci\u00f2 sesso dovrebbe anche ammettere il proprio debito e ridimensionare la propria parte nell&#8217;invenzione del cannocchiale.<\/p>\n<p>Anzi, la seconda volta che lo ricorda, ma sempre senza nominarlo, lo definisce \u00abun semplice maestro d&#8217;occhiali ordinari\u00bb, con una espressione che sa francamente di alterigia di classe, se non proprio di altezzosit\u00e0 aristocratica: agli occhi di un nobile come lui, quell&#8217;occhialaio olandese era meno di niente, tanto \u00e8 vero che non meritava d&#8217;esser chiamato per nome.<\/p>\n<p>E con quanta vanagloria si compiace dei riconoscimenti avuti dal Senato veneziano, del raddoppio di stipendio, e del fatto che esso era gi\u00e0 prima tre volte quello dei suoi predecessori all&#8217;Universit\u00e0 di Padova: come se questo fosse un argomento pertinente, da sbattere sul piatto della controversia; e come se la concezione esteriore e quantitativa del successo, che da esso traspare, avesse qualcosa a che fare con la fondatezza di una affermazione scientifica.<\/p>\n<p>Sarebbe come se, oggi, discutendo di una questione scientifica o filosofica, uno dei due interlocutori vantasse le alte tirature dei suoi libri, gli indici di ascolto delle sue comparse in televisione o gli zeri contenuti nel suo stipendio di docente o di ricercatore; eppure ci sono degli storici della letteratura che hanno magnificato questo brano come un mirabile esempio di arte retorica!<\/p>\n<p>Sono gli stessi signori, magari in veste di autori di qualche manuale scolastico che va per la maggiore, i quali, per\u00f2, si guardano bene dal dire che tutto l&#8217;impianto del \u00abSaggiatore\u00bb \u00e8 sballato, perch\u00e9 in esso il Galilei voleva polemizzare con Orazio Grassi sulla natura delle comete, che per lui erano delle illusioni ottiche, per l&#8217;altro, dei corpi materiali: dunque Galilei aveva torto su tutta la linea, e il Grassi aveva ragione.<\/p>\n<p>Oppure lo dicono, ma sforzandosi di minimizzare la cosa, come fosse questione di nessuna importanza; si guardano bene, comunque, dal rispettare la &quot;par condicio&quot;, riportando anche qualche riga del Grassi; e se la cavano dicendo che \u00abIl Saggiatore\u00bb, comunque, rimane un testo fondamentale per la definizione del moderno metodo scientifico.<\/p>\n<p>Ebbene, vediamolo un po&#8217; da vicino, questo famoso metodo scientifico: l&#8217;autodifesa di Galilei a proposito del cannocchiale ne \u00e8 un buon esempio. Egli dice che quel tale Olandese, da semplice occhialaio, non aveva compreso l&#8217;importanza della sua scoperta, e che ci era arrivato per puro caso: ma come lo sapeva? Si era forse preso la briga di mettersi in contatto con lui, non diciamo per ringraziarlo (tanta signorilit\u00e0 non sarebbe stata nella sua natura), ma almeno per capire come egli fosse pervenuto alla costruzione del suo strumento? Oppure tirava a indovinare, tanto per sminuire l&#8217;importanza di quella scoperta e, dunque, magnificare se stesso?<\/p>\n<p>In compenso, rivendica per s\u00e9 tutto il merito di aver costruito il proprio strumento non per caso, ma per via di ragionamento: ma certo, come avrebbe potuto fare altrimenti, senza dover ammettere almeno un debito di principio da quell&#8217;oscuro ottico straniero?<\/p>\n<p>Tale era l&#8217;uomo, tale lo scienziato: invidioso dei meriti altrui (Lippershey), iroso e sferzante verso gli avversari (Grassi), geloso dei possibili concorrenti alla sua gloria (Keplero), ma in compenso orgogliosissimo dei propri meriti, attentissimo alla propria fama, insofferente di qualunque ombra, di qualunque riserva sulla eccellenza del proprio valore di scienziato: senza un briciolo di modestia, senza un briciolo di rispetto per la sensibilit\u00e0 dell&#8217;interlocutore, che continuamente egli sminuisce, offende e cerca di ridicolizzare in ogni modo.<\/p>\n<p>I suoi ammiratori lo hanno chiamato un maestro della retorica, appunto per la sua capacit\u00e0 di servirsi della penna come di una spada affilata; senza rendersi conto che questa, per uno scrittore, non \u00e8 una qualit\u00e0 degna di ammirazione, ma una debolezza del pensiero: perch\u00e9 chi \u00e8 forte dei propri argomenti, non ha bisogno di artifici retorici e, anzi, li disdegna, massime se si tratta di uno scienziato impegnato a difendere le proprie idee.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 qualche critico letterario che lo considera il pi\u00f9 grande scrittore di quel gran secolo che \u00e8 stato il Seicento: addirittura; sarebbe interessare vedere quanto pesi, in questo giudizio spropositato, la fama di Galilei come scienziato; ancora pi\u00f9 interessante sarebbe discernere quanto tale fama sia meritata, cio\u00e8 pertinente a dei meriti reali e incontestabili, e quanto all&#8217;abile auto-promozione che Galilei ha saputo fare della propria attivit\u00e0 scientifica; quello di essersi appropriato dell&#8217;invenzione del cannocchiale \u00e8 solo uno dei tanti esempi che si potrebbero fare.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, proprio come Giambattista Marino \u00e8 stato, nel campo della poesia, il pi\u00f9 grane manager di se stesso, estremamente accorto nel valorizzare la propria immagine e nell&#8217;ottenere l&#8217;attenzione dei potenti e delle ottime retribuzioni economiche, la stessa cosa si potrebbe dire di Galilei, nel campo della scienza; ma di quale scienza, poi?<\/p>\n<p>Della cosmologia, per aver sostenuto il sistema copernicano, concepito non da lui, ma da altri (e, per la prima volta, dal greco Aristarco di Samo)? Ma non \u00e8 stato certo il solo, anche se il processo a lui intentato dall&#8217;Inquisizione ne ha fatto poco meno che un martire laico mancato.<\/p>\n<p>Dell&#8217;astronomia, per aver osservato e descritto la superficie lunare? Ma Galilei non fu il primo: i disegni di Thomas Hariot, eseguiti fra maggio e agosto del 1609, mostrano che l&#8217;inglese lo aveva preceduto; e, quanto alla precisione, Paul Feyerabend ha fatto notare che i &quot;mari&quot; e i monti lunari, disegnati da lui in maniera piuttosto fantasiosa, mostrano o che il suo strumento era molto impreciso, o che egli stesso era un osservatore meno che mediocre.<\/p>\n<p>Della fisica, dell&#8217;ottica, dell&#8217;anatomia, della matematica? In nessuno di questi campi il suo contributo \u00e8 stato particolarmente originale, n\u00e9 determinante.<\/p>\n<p>Allora, per aver formulato il moderno metodo scientifico, sperimentale, svincolato dal principio di autorit\u00e0? Ma questo \u00e8 il ritratto che gli \u00e8 stato impresso, a posteriori, dai sostenitori della scienza moderna: quantitativa, descrittiva, riduzionista, meccanicista e tendenzialmente materialista; e non \u00e8 necessariamente un titolo di merito.<\/p>\n<p>Sanguigno, collerico, presuntuoso, arrogante, sprezzante verso gli altri, sarcastico, insultante: tutto questo traspare di Galilei attraverso le sue opere, compreso il suo capolavoro, quel \u00abDialogo sopra i due massimi sistemi del mondo\u00bb in cui mette in caricatura, nel personaggio di Simplicio (il nome \u00e8 tutto un programma), niente meno che il papa Urbano VIII, Maffeo Barberini.<\/p>\n<p>Non gli bastava essere ritenuto una grande autorit\u00e0 in campo scientifico, voleva anche insegnare ai teologi come si devono leggere le Sacre Scritture; e, se non bastasse, come deve funzionare la mente di Dio, almeno quando si tratta di proposizioni riguardanti la matematica: ne fa testo la celebre lettera a Benedetto Castelli<\/p>\n<p>Era un uomo piccolo, ma che si credeva grande e tale ha finito per diventare, nell&#8217;immaginario collettivo; forse perch\u00e9 il moderno pensiero scientista aveva bisogno di una bandiera da sventolare: laica e progressista quanto basta per mettere in ombra l&#8217;immenso contributo dato al progresso della conoscenza scientifica dalla tanto bistrattata cultura cattolica, gesuiti in testa: e, guarda caso, Orazio Grassi era proprio un gesuita&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ancora oggi molti credono e ripetono, per averlo sentito dire o letto in qualche libro, che Galilei \u00e8 stato l&#8217;inventore del cannocchiale o che, quanto meno,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30140,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[49],"tags":[165],"class_list":["post-23906","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-astronomia","tag-giovanni-keplero"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-astronomia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23906","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23906"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23906\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30140"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23906"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23906"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23906"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}