{"id":23903,"date":"2019-01-06T11:20:00","date_gmt":"2019-01-06T11:20:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/01\/06\/chi-erano-quei-due-uomini-vestiti-di-bianco\/"},"modified":"2019-01-06T11:20:00","modified_gmt":"2019-01-06T11:20:00","slug":"chi-erano-quei-due-uomini-vestiti-di-bianco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/01\/06\/chi-erano-quei-due-uomini-vestiti-di-bianco\/","title":{"rendered":"Chi erano quei due uomini vestiti di bianco?"},"content":{"rendered":"<p>I miracoli accadono; siamo noi che abbiamo perso la facolt\u00e0 di vederli, perch\u00e9 abbiamo perso la fede in Dio: quella vera, quella che salva. Ci siamo dimenticati che cos&#8217;\u00e8 la Provvidenza; ci siamo scordati che essa opera sempre, perch\u00e9 Dio veglia sempre su di noi; ma ci siamo scordati anche che Egli non pensa come noi, non fa i nostri ragionamenti, non asseconda i nostri desideri, nemmeno quelli giusti e legittimi, se non nella maniera che corrisponde al nostro vero bene, che noi sovente ignoriamo. Invece, non appena le cose non vanno come noi desideriamo; non appena lo spettacolo del male e dell&#8217;ingiustizia ci scandalizza; non appena la dura realt\u00e0 della vita manda in frantumi le nostre speranze e le nostre aspettative, tutto quel che sappiamo fare \u00e8 stringere i pugni e agitarli contro il Cielo, pensando: <em>Dio non c&#8217;\u00e8, altrimenti non avrebbe permesso che accadesse questa cosa! Oppure, se c&#8217;\u00e8, non \u00e8 un Dio buono: impossibile conciliare la sua bont\u00e0 con le cose tremende che cos\u00ec spesso accadono.<\/em> Ma le vie del Signore non sono le vie degli uomini, i suoi pensieri non somigliano ai nostri pensieri. Certo, Dio avrebbe potuto salvare il suo Figlio, che lo pregava nell&#8217;orto degli olivi: <em>Padre, se e \u00e8 possibile, passi da me questo calice<\/em>; ma non lo fece, perch\u00e9 il Figlio era venuto nel mondo per amare gli uomini di un amore totale e salvifico, sino al dono totale di s\u00e9, e quindi era necessario che morisse per riscattare i peccati dell&#8217;umanit\u00e0. Del resto, il Figlio aveva soggiunto: <em>Tuttavia, sia fatta non la mia, ma la Tua volont\u00e0<\/em>. Ecco: questa \u00e8 la preghiera del cristiano. Essa deve partire dalla piena accettazione della volont\u00e0 del Padre celeste: dopo di che, \u00e8 legittimo, \u00e8 umano, chiedere che il calice della sofferenza sia allontanato dal nostro cammino, per\u00f2 non sta a noi sapere e giudicare se ci\u00f2 sia possibile, o no. Forse quella sofferenza, che ci fa tanta paura, \u00e8 necessaria per realizzare un bene pi\u00f9 grande, per noi stessi o per qualcun altro: in tal caso, il Padre non allontaner\u00e0 da noi quel calice, ma lascer\u00e0 che noi lo beviamo sino alla feccia, non perch\u00e9 si \u00e8 scordato di noi, non perch\u00e9 non ha ascoltato le nostre preghiere e le nostre suppliche, ma perch\u00e9 Lui, e Lui solo, nella sua onniscienza, sa che ci\u00f2 \u00e8 necessario, e non sta a noi giudicare, criticare o sindacare la sua santa volont\u00e0.<\/p>\n<p>Del resto, se Egli ha deciso di fare di noi e della nostra vita uno strumento di bene, certamente verr\u00e0 in nostro aiuto, quando ci troveremo nei pericoli. Perch\u00e9 Dio chiami a S\u00e9 certe anime ancora nel fiore degli anni, o perfino quelle dei fanciulli, e perch\u00e9 conceda una vita lunga anche a uomini o donne che non hanno mai fatto niente di buono, o non hanno ancora avuto modo di farlo, pur avendone il desiderio e le potenzialit\u00e0, tutto questo \u00e8 racchiuso nel mistero della sua suprema sapienza. San Paolo, da giovane, odiava i cristiani e li perseguitava: Dio avrebbe potuto farlo morire, ma aveva grandi piani in serbo per lui: voleva non solo convertirlo, ma farne strumento di salvezza per tanti altri; voleva renderlo suo collaboratore. Il punto centrale, che non dobbiamo mai perdere di vista, \u00e8 questo: nessuno viene al mondo per caso; ciascuno ha una sua chiamata, una sua vocazione, un suo compito da svolgere, per il bene del mondo intero, e prima ancora per il proprio bene, sia che si tratti di una persona qualsiasi, sia che si tratti di uno che pu\u00f2 esercitare un&#8217;influenza su milioni di persone. Tutti tendono a un fine, tutti sono al servizio di Dio, che lo sappiano o meno: da loro dipende solo il segno della risposta, positivo o negativo, perch\u00e9 Dio non vuole dei servi, ma degli amici, come disse anche Ges\u00f9 ai suoi discepoli, durante l&#8217;Ultima Cena: degli amici che dicono <em>s\u00ec<\/em> in perfetta libert\u00e0 del volere.<\/p>\n<p>Ebbene, vogliamo illustrare questo concetto con una storia vera: una fra le tantissime, anzi, fra le innumerevoli che sarebbe possibile citare. La figura di don Carlo Gnocchi (1902-1956), fondatore, nel 1948, della Fondazione Pro Infanzia Mutilata, divenuta, nel 1951, Fondazione Pro Juventute, beatificato nel 2009, \u00e8 troppo nota perch\u00e9 sia il caso di ricordarne, qui, anche solo i tratti salienti. Desideriamo invece rievocare un episodio assai significativo, ma anche pochissimo conosciuto, della sua vita: quando, cappellano militare sul fronte russo, con il grado di tenente, fu dato per disperso durante la battaglia di Nikolaevka, che si svolse in condizioni climatiche proibitive, il 26 gennaio 1943, quando i resti della divisione alpina <em>Tridentina<\/em>, dopo lo sfondamento sovietico sul Don, riuscirono a eludere la manovra avvolgente nemica e a ripiegare a Shebekino, sfuggendo all&#8217;accerchiamento e alla totale distruzione, sia pure lasciando sul terreno coperto di neve 3.000 uomini fra morti, feriti, dispersi e prigionieri. La notizia che il tenente Gnocchi non aveva mantenuto il contatto con la colonna in ritirata e probabilmente era morto congelato, o era rimasto ucciso sotto il fuoco nemico, aveva gettato nello sconforto e nell&#8217;angoscia tutti i suoi commilitoni, che lo amavano e lo stimavano enormemente, anzi lo ritenevano in concetto di santit\u00e0. Furono organizzate ricerche, ma ogni sforzo per ritrovarlo, o per ritrovare almeno il suo corpo, risult\u00f2 vano, e ormai tutti gli uomini della <em>Tridentina<\/em> erano certi che non lo avrebbero mai pi\u00f9 rivisto: le scene di dolore che si verificarono allora furono veramente toccanti e mostrarono quale segno di profonda umanit\u00e0 avesse lasciato nell&#8217;animo di tutti, soldati e ufficiali, come e pi\u00f9 di un fratello carissimo, o di un padre spirituale. La cosa era tanto pi\u00f9 notevole considerando che quegli alpini, veterani di cento marce e battaglie, erano uomini duri, rotti a infiniti sacrifici e fatiche, tutt&#8217;altro che inclini alla facile emotivit\u00e0, abituati a stringere i denti e sopportare ogni colpo della sorte senza mai cedere, n\u00e9 scoraggiarsi. Ma ecco che un giorno, quando ormai definitivamente lo piangono per morto, misteriosamente, miracolosamente, accade l&#8217;insperato: don Carlo ritorna. Non si sa da dove venga, n\u00e9 come abbia fatto a ricongiungersi ai suoi compagni. Tutto \u00e8 strano, al limite dell&#8217;incredibile: un alone soprannaturale pare quasi avvolgere la scena del suo ritorno, la cui notizia subito si sparge fra le truppe e suscita un immenso sollievo e una indescrivibile consolazione. Ma lasciamo che a narrare i fatti sia un testimone oculare.<\/p>\n<p>Cos\u00ec racconta questo misterioso episodio Carlo Giulio Cesare Mioni, emiliano di Correggio (Reggio Emilia), classe 1921, combattente in Russia nel battaglione <em>Verona<\/em> del 6\u00b0 Alpini, nel suo libro di memorie <em>Luci ed ombre in Russia<\/em> (cit. nella rivista <em>L&#8217;Alpino<\/em>, della Associazione Nazionale Alpini, Milano, nov. 2018, pp. 22-23):<\/p>\n<p><em>Una sera durante una sosta in un villaggio per trascorrervi la notte che si stava approssimando, gli ufficiali del Comando della Tridentina si accorsero che il tenente Gnocchi non era tra loro e pensarono che si fosse rifugiato presso un&#8217;altra isba. Sorto in seguito qualche dubbio, decisero di effettuare un controllo, ma don Gnocchi non fu trovato e tutte le ricerche risultarono vane, nessuno lo aveva visto, nessuno sapeva niente di lui, era letteralmente scomparso senza lasciare traccia.<\/em><\/p>\n<p><em>La notizia si sparse fra le isbe fulmineamente e gli alpini, pur stremati dalla fatica e indeboliti dalla fame, spontaneamente formarono pattuglie di sciatori che uscirono immediatamente a perlustrare tutta la zona attorno al villaggio, gradatamente spingendo le ricerche sempre pi\u00f9 lontano, ripercorrendo a ritroso il cammino coperto nella giornata, ispezionando attentamente vallate, colline, anfratti dove una persona poteva essere accidentalmente caduta e correndo l\u00e0 dove, nel chiarore della luna, si scorgeva una macchia scura sul candore della neve.<\/em><\/p>\n<p><em>Non fu trovato, forse anche lui era sparito nel calderone rovente della battaglia che tutto inesorabilmente inghiottiva, forse lo avevano abbandonato le forze ed era rimasto vittima del gelo.<\/em><\/p>\n<p><em>Una alla volta le pattuglie rientravano e si leggeva sul volto degli uomini sofferenza e rabbia, pi\u00f9 di uno bestemmiava senza ritegno e si chiedeva cosa ci stesse a fare Dio, lass\u00f9 nei cieli, se non si preoccupava nemmeno di uno dei suoi.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;alpino \u00e8 proprio una &quot;bestia&quot;, una bella ed ineguagliabile &quot;bestia&quot;, lo \u00e8 in tutti i sensi della parola; se \u00e8 colpito da calamit\u00e0 naturali trova la forza di reagire in ogni pi\u00f9 sfavorevole circostanza con una esuberanza ed un ardore che non hanno confronto, se occorre un intervento per aiutare chi ha bisogno si presta con generosit\u00e0 senza limiti, disinteressata ed anche sacrificando il proprio tornaconto, se si arrabbia \u00e8 capace di inventare delle maledizioni che fanno paura a sentirle e cos\u00ec pittoresche che se uno non le ha mai sentite non le immagina nemmeno. E questo \u00e8 quello che accadde quella notte: chi era ammutolito, chi piangeva, chi pregava e chi per contro stramalediva senza ritegno sostenendo che, se Dio fosse stato giusto, si sarebbe dovuto accontentare di chiamare a s\u00e9 una decina di loro, ma mai don Carlo. Qualcuno anche pregava in modo strano: &quot;Dio, se davvero lass\u00f9 ci sei, pensaci Tu!&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Una sera, alcuni giorni dopo, in una isba dove gi\u00e0 altri si erano rifugiati, la porta si spalanc\u00f2 ed entrarono due sciatori ricoperti della tuta bianca, sostenendo per le braccia, in mezzo a loro, don Carlo. Lo accompagnarono ad una sedia, senza dire una parola, ed uscirono richiudendo la porta dietro di loro. Nessuno li conosceva, nessuno li aveva mai visti, non risult\u00f2 che appartenessero ai nostri reparti e furono invano cercati perch\u00e9 erano letteralmente scomparsi. Non si \u00e8 mai saputo chi fossero, da dove venivano, n\u00e9 si \u00e8 mai saputo dove fosse stato don Carlo in quei giorni e cosa avesse fatto.<\/em><\/p>\n<p><em>In un baleno la notizia si sparse e raggiunse anche le isbe pi\u00f9 lontane creando un indescrivibile entusiasmo; si alzarono voci di soddisfazione e di sorpresa, le bestemmie che fino a quel momento avevano imperato cessarono di colpo e furono sostituite da parole di ringraziamento a Dio e ai Santi e incominciarono a volare manate sulla schiena del vicino in segno di giubilo e di festa e per giorni gli alpini si raccontarono tra loro, come se fossero a casa dentro alla baita, attorno al fuoco, che due angeli avevano salvato don Carlo<\/em>.<\/p>\n<p>Di fatti cos\u00ec, \u00e8 letteralmente intessuta la storia degli uomini, grandi e piccoli; \u00e8 probabile che a moltissimi di noi, anzi, forse a tutti, sia capitato di essere protagonisti, o di assistere, o di venire a conoscenza di una vicenda simile a questa. La Provvidenza esiste; gli Angeli custodi esistono; la preghiera non \u00e8 mai vana, anche se, ripetiamo, non bisogna aspettarsi che Dio la esaudisca nella maniera che vorremmo noi. La cosa pi\u00f9 importante \u00e8 il fatto di essere in grazia di Dio; e il modo pi\u00f9 sicuro per esserlo, e per esserlo anche quando un grave pericolo, improvvisamente, incombe su di noi, \u00e8 cercare di vivere sempre in grazia di Dio. Non \u00e8 impossibile; anche se nessuno raggiunge la perfezione, tutti possono conformare la loro vita alla legge divina. L&#8217;importante \u00e8 il serio impegno della volont\u00e0; il resto lo fa Dio, non lo fanno gli uomini. Non sono gli uomini che vivono la vita cristiana con le loro forze, ma \u00e8 la forza di Cristo, cio\u00e8 la Grazia, che opera in loro; tuttavia lo pu\u00f2 fare solo se, e nella misura in cui, essi si abbandonano a Lui. Un uomo che non sa nuotare, e che sta affogando, \u00e8 facilmente portato ad aggrapparsi in maniera convulsa al suo soccorritore; in questo modo, per\u00f2, \u00e8 probabile che finisca per annegare lui, e per trascinare sott&#8217;acqua anche l&#8217;altro. Per essere sostenuti, consigliati, fortificati da Dio, bisogna rendersi docili e umili strumenti nelle sue mani; allora si diventa forti, saggi, coraggiosi: non con le proprie forze umane, ma con la Grazia divina, che pu\u00f2 tutto in ciascuno di noi. Ci\u00f2 vale anche per il soccorso soprannaturale degli Angeli, dei Santi e della Vergine Maria: essi desiderano proteggere, sostenere, consigliare gli uomini; ma non possono farlo se questi si tengono lontani dalla Grazia, cio\u00e8 se vivono in maniera tale da mostrare di rifiutarla e disprezzarla.<\/p>\n<p>Naturalmente, l&#8217;incredulo e lo scettico possono sempre cercare, e trovare, delle spiegazioni del tutto naturali per un episodio come quello del salvataggio di don Gnocchi. Dopotutto, non avevano mica le ali, quei due sciatori con la tuta bianca! Nessuno li conosceva, n\u00e9 li aveva mai visti: ebbene, che vuol dire questo? Potevano essere sconosciuti agli alpini che, in quel momento, si trovavano dentro l&#8217;isba: stiamo parlando di un&#8217;unit\u00e0 militare che all&#8217;inizio della battaglia contava ancora quasi 10.000 uomini. E poi, assieme agli alpini, c&#8217;erano anche soldati tedeschi e ungheresi. Non potevano essere due sciatori tedeschi, con le loro uniformi mimetiche, bianche come la neve? Non potevano essere magiari? Ci\u00f2 spiegherebbe il loro mutismo: quanti tedeschi e quanti ungheresi sarebbero stati in gradi di esprimersi in italiano? Infine, \u00e8 persino possibile che fossero due sciatori sovietici: hanno visto un prete semi-assiderato, lo hanno riconosciuto frugandolo e scoprendogli un crocifisso, un Messale nella tasca: alcuni soldati sovietici erano cristiani e, talvolta, accadevano commoventi episodi di fratellanza, che oltrepassavano la linea del fronte. Bench\u00e9 molto improbabile, la cosa \u00e8 possibile. Tutto \u00e8 possibile, se non si vuol credere. Il bello della maggior parte dei miracoli, e ci\u00f2 vale anche per quelli di Cristo, \u00e8 che la ragione umana non viene schiacciata, non subisce violenza: rimane libera di credere o no. Quel margine di dubbio che resta nel cuore in ogni caso, \u00e8 il pungolo che Dio ci mette nell&#8217;anima per spingerci a cercarlo<em>. Beati quelli che crederanno senza aver visto<\/em>&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I miracoli accadono; siamo noi che abbiamo perso la facolt\u00e0 di vederli, perch\u00e9 abbiamo perso la fede in Dio: quella vera, quella che salva. 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