{"id":23893,"date":"2008-12-07T02:54:00","date_gmt":"2008-12-07T02:54:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/12\/07\/chi-aiuta-il-maestro-quando-ha-bisogno-daiuto-chi-comprende-la-sua-solitudine\/"},"modified":"2008-12-07T02:54:00","modified_gmt":"2008-12-07T02:54:00","slug":"chi-aiuta-il-maestro-quando-ha-bisogno-daiuto-chi-comprende-la-sua-solitudine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/12\/07\/chi-aiuta-il-maestro-quando-ha-bisogno-daiuto-chi-comprende-la-sua-solitudine\/","title":{"rendered":"Chi aiuta il maestro, quando ha bisogno d&#8217;aiuto? Chi comprende la sua solitudine?"},"content":{"rendered":"<p>Nel romanzo di Hermann Broch \u00abLa morte di Virgilio\u00bb (1945), lo scrittore austriaco descrive le ultime ventiquattr&#8217;ore di vita del sommo poeta latino, a Brindisi, subito dopo il ritorno dal viaggio in Grecia: la sua angoscia, la sua solitudine, la sua insoddisfazione per il grande poema epico, l&#8217;\u00abEneide\u00bb, che vorrebbe far gettare nel fuoco.<\/p>\n<p>D&#8217;un tratto, gli appare un misterioso fanciullo, Lisania, che, vedendolo in preda a una febbrile agitazione, gli si accosta e lo rassicura, dicendogli (Milano, Feltrinelli, 1993, p. 225):<\/p>\n<p>\u00abAiutarti? Aiutare chi d\u00e0 l&#8217;aiuto? Tu aiuti, anche quando desideri l&#8217;aiuto&#8230;\u00bb.<\/p>\n<p>Virgilio vorrebbe distruggere il suo poema, perch\u00e9 si \u00e8 convinto che esso \u00e8 generatore di una impura bellezza, di una fuorviante esaltazione della dimensione terrena.<\/p>\n<p>Ma, davanti alla ferma volont\u00e0 dell&#8217;imperatore Augusto, cede e acconsente a lasciare che Plozio e Tucca si incarichino di pubblicare il manoscritto, cos\u00ec come esso \u00e8 rimasto, compresi alcuni versi incompleti.<\/p>\n<p>A spingere Virgilio ad acconsentire \u00e8 stata l&#8217;intuizione che solo cos\u00ec, accettando che la sua parola \u00abimpura\u00bb venga trasmessa ai posteri, il proprio sacrificio sar\u00e0 completo: sacrificando, cio\u00e8, la sua stessa volont\u00e0 di sacrificio. In cambio, egli non chiede altro che la liberazione di tutti i suoi schiavi: solo cos\u00ec potr\u00e0 affrontare serenamente la morte.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, l&#8217;\u00abEneide\u00bb sopravviver\u00e0, ma Virgilio morir\u00e0 impuro.<\/p>\n<p>Nella scena finale, percorsa da visioni in cui \u00e8 difficile distinguere la realt\u00e0 dal sogno, al sommo poeta sembra di salpare a bordo di una nave, in compagnia di Lisania, mentre una folla plaudente lo saluta dalla riva; indi gli pare di rivivere, inspiegabilmente, tutta la storia del genere umano, a ritroso nel tempo, fino all&#8217;uomo primitivo che ancora non sa parlare e, quindi, dove la parola \u00e8 \u00abmuta\u00bb, mormorio indifferenziato.<\/p>\n<p>E, poi, la pace del Nulla.<\/p>\n<p>Uno dei passi pi\u00f9 drammatici e densi di significato \u00e8 quello in cui una voce misteriosa, che forse viene dal fanciullo, ricorda a Virgilio che la sua poesia costituisce un tesoro prezioso che ha sconfitto per sempre la solitudine; per cui egli stesso non conoscer\u00e0 pi\u00f9 la solitudine e, dunque, non deve temere la morte solitaria che ormai gli si appressa.<\/p>\n<p>Scrivendo l&#8217;\u00abEneide\u00bb, egli ha vinto non solo per s\u00e9, ma per tutti gli uomini; perch\u00e9 la sua parola non era realmente sua, ma era la parola del Dio: per mezzo di lui, era il Dio che aveva parlato all&#8217;umanit\u00e0, spezzando il maligno incantesimo della solitudine (ed. cit., pp. 222-23):<\/p>\n<p>\u00abE la voce lieve del fanciullo, come la voce una patria vicina e insieme lontana, la voce che dissolve le pene, prosegu\u00ec: &#8211; Eterna \u00e8 la risonanza della tua poesia. &#8211; E allora egli disse: &#8211; No, io non voglio pi\u00f9 ascoltare la risonanza della mia voce; io attendo la voce che \u00e8 al di fuori della mia voce. &#8211; &#8211; Tu non puoi pi\u00f9 ridurre al silenzio la consonanza dei cuori; la loro eco \u00e8 presso di te, inalterabile, come la tua ombra. &#8211; Era l&#8217;ultima tentazione, ed egli aveva l&#8217;ordine di respingerla: &#8211; Io non voglio pi\u00f9 essere io; voglio sparire nel pi\u00f9 profondo del mio cuore, dove non esiste l&#8217;ombra; voglio sparire nella pi\u00f9 profonda solitudine: e laggi\u00f9 il mio poema deve precedermi. &#8211; Non segu\u00ec nessuna risposta, pareva che l&#8217;alito del sogno spiasse dall&#8217;invisibile; un alito lungo come in sogno, breve come il sogno; e finalmente egli ud\u00ec: &#8211; La speranza vuole essere accompagnata dalla speranza, ed anche la solitudine del tuo cuore \u00e8 una speranza antica, \u00e8 la speranza del tuoi principio.- &#8211; Pu\u00f2 essere, egli convenne, tuttavia \u00e8 la speranza di udire una voce che mi assister\u00e0 nella solitudine della mia morte, se questa voce mi verr\u00e0 mi verr\u00e0 negata, non ci saranno parole per consolarmi, sar\u00f2 sempre privo di conforto. &#8211; Ci fu ancora una pausa di imprecisabile durata, poi venne la replica: &#8211; Tu non potrai mai pi\u00f9 essere solo, mai pi\u00f9: perch\u00e9 la musica che \u00e8 venuta da te, era pi\u00f9 grande di te e pi\u00f9 grande della tua solitudine, perci\u00f2 tu non potrai pi\u00f9 distruggerla; oh Virgilio, nel canto della tua solitudine vi sono tutte le voci, vi sono tutti i mondi, essi sono in te insieme con la loro risonanza, hanno infranto per sempre il muro della tua solitudine, saranno intessuti per sempre con tutte le cose future, perch\u00e9 la tua voce, Virgilio, era fin dal principio la voce del dio.\u00bb<\/p>\n<p>Hermann Broch \u00e8 stato uno degli intellettuali che maggiormente hanno esplorato il mistero della solitudine e dell&#8217;angoscia che, fatalmente, colpiscono anche le grandi anime, le anime dei maestri; solitudine e angoscia rese ancora pi\u00f9 devastanti dalla consapevolezza che gli uomini sono abituati a vedere in essi coloro che aiutano, non coloro che possono avere bisogno d&#8217;aiuto e, pertanto, non vogliono e non possono credere alla loro fragilit\u00e0 e alla loro indigenza.<\/p>\n<p>L&#8217;episodio di Ges\u00f9 nell&#8217;orto degli olivi \u00e8 altamente emblematico. L&#8217;unica volta in cui egli chiese ai suoi discepoli pi\u00f9 cari &#8211; Pietro, Giovanni e Giacomo &#8211; di vegliare e pregare con lui nell&#8217;Ora della passione interiore, essi lo lasciarono solo e, addirittura, si addormentarono (e sia pure \u00abper la tristezza\u00bb, come precisa il Vangelo di Luca); e ci\u00f2 per tre volte consecutive.<\/p>\n<p>Questa angoscia, questa solitudine mancano, invece &#8211; apparentemente &#8211; nella vicenda di Socrate, il quale (almeno come ce lo tramandano i dialoghi del suo discepolo Platone, che per\u00f2 non era presente al processo e alla morte) si mantenne saldo e sereno fino all&#8217;ultimo, confortando anzi i suoi discepoli che piangevano per lui.<\/p>\n<p>Non sappiamo fino a che punto la biografia di Socrate sia attendibile, poich\u00e9 \u00e8 certo che Platone e Senofonte, l&#8217;altro suo antico discepolo, ce ne hanno tracciato una versione sicuramente idealizzata; ad ogni modo, per quanto ci riguarda, \u00e8 proprio questa inflessibile saldezza d&#8217;animo di Socrate che ce lo rende meno comprensibile e meno caro di altre figure di grandi maestri, a cominciare da quella, umanissima, di Cristo.<\/p>\n<p>Chi non ha mai provato l&#8217;angoscia della solitudine, dell&#8217;incomprensione, dello scoraggiamento; chi non ha mai provato un brivido di orrore nel sentirsi sfiorato dalle nere ali della morte, non pu\u00f2 dirsi un maestro nel senso pi\u00f9 vasto e profondo della parola. Per essere tale, gli manca qualcosa di essenziale: qualcosa che fa parte della natura umana. E bisogna essere profondamente umani, per diventare maestri degli uomini.<\/p>\n<p>Forse, la verit\u00e0 \u00e8 che esistono due generi di maestri: coloro che hanno ricevuto l&#8217;insegnamento diretto e, per cos\u00ec dire, l&#8217;investitura ufficiale da parte di un altro maestro, pi\u00f9 anziano e da essi riconosciuto come superiore; e quelli che si sono fatti da s\u00e9, andando avanti a tentoni, cadendo e rialzandosi pi\u00f9 volte, e apprendendo direttamente dalla vita tutto ci\u00f2 che hanno imparato, per poi trasmetterlo ad altri &#8211; per lo pi\u00f9 non di propria iniziativa, ma su richiesta di altri, bisognosi di una guida e convinti di averla trovata proprio in essi.<\/p>\n<p>A costo di scandalizzare i cultori della Tradizione con &quot;t&quot; maiuscola, non crediamo che solo quelli del primo tipo siano maestri a pieno titolo, n\u00e9 che essi siano comunque superiori a quegli altri. E, se \u00e8 vero che vi sono gradi successivi di ascesa verso l&#8217;illuminazione, \u00e8 altrettanto vero che tra due maestri la differenza non pu\u00f2 mai essere qualitativa, ma solo quantitativa. Non si pu\u00f2 essere mezzi maestri: o lo si \u00e8, o non lo si \u00e8. Se lo si \u00e8, lo si \u00e8 a pieno titolo, sempre e comunque e di fronte a chiunque; e a dispetto di quanto possano pensare o dire coloro i quali non si sono mai neppure avvicinati all&#8217;illuminazione interiore.<\/p>\n<p>L&#8217;opinione del volgo, in questi casi, vale meno di zero.<\/p>\n<p>\u00c8 incredibile la quantit\u00e0 di individui meschini, di autentiche nullit\u00e0, che passano il proprio tempo a fare le pulci a chi si \u00e8 messo in gioco sino in fondo, a chi \u00e8 infinitamente pi\u00f9 grande di loro; di miserabili scarafaggi che, in tutta la loro vita, mai hanno osato alzare un peso maggiore del loro dito mignolo, eppure si permettono di criticare e perfino di beffeggiare chi non ha mai fatto altro che portare pesi giganteschi, e sia pure &#8211; talvolta &#8211; solo per accorgersi di avere imboccato una valle senza uscita e aver dovuto ritornare indietro.<\/p>\n<p>E tuttavia non vale nemmeno la pena di spendere parole per questi presuntuosi lillipuziani, per queste mosche cocchiere, la cui insipienza \u00e8 pari soltanto alla loro abissale ignoranza.<\/p>\n<p>Ma chi \u00e8 il maestro, dunque; ed \u00e8 possibile che anche lui provi nel cuore quella stretta di ghiaccio che si chiama angoscia?<\/p>\n<p>Non si pu\u00f2 dare una definizione del concetto di maestro. \u00c8 qualcosa che si sente, che emana da certe persone &#8211; molto rare, in verit\u00e0. \u00c8 pur vero che esistono molti falsi maestri e molti sedicenti maestri; ma, in fondo, \u00e8 facilissimo smascherarli: basta vedere se si fanno pagare per elargire la loro sapienza.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la condizione minima per separare il grano dal loglio; ma non \u00e8, di per s\u00e9, sufficiente. Non tutti quelli che non chiedono denaro sono, perci\u00f2, dei veri maestri. Eliminiamo dunque un&#8217;altra grossa fetta di pretesi maestri: quelli che si presentano come tali. Se si proclamano maestri, \u00e8 certo che non lo sono &#8211; almeno nella nostra cultura. E ci\u00f2 basta a tagliare la testa al toro di eventuali dubbi o malintesi.<\/p>\n<p>Poi c&#8217;\u00e8 un terzo criterio discriminante: eliminare tutti quelli che se ne vanno in giro per convincere la gente. Il vero maestro se ne sta nascosto, per il semplice fatto che, per s\u00e9, non certa la gloria: questo \u00e8 l&#8217;ultimo dei suoi pensieri.<\/p>\n<p>Quando ritiene di aver individuato un possibile discepolo, \u00e8 lui che lo chiama: non perch\u00e9 voglia mettersi in mostra, ma unicamente perch\u00e9 desidera trasmettere il suo sapere &#8211; che egli sa non essere affatto <em>suo<\/em> e, quindi, non appartenergli. Egli non desidera altro che di restituire il dono dell&#8217;illuminazione, che gli \u00e8 stato fatto; e, con esso, di rimettere in circolo quella sapienza di cui \u00e8 attualmente il depositario, ma non certo il padrone.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 il primo tipo di maestro: quello che ha ricevuto il suo sapere da un altro maestro, e quello da un altro ancora; e cos\u00ec via, indietro nel tempo, lungo il corso delle generazioni, dei secoli e dei millenni.<\/p>\n<p>Il secondo tipo \u00e8, come dicevamo poc&#8217;anzi, quello che non ha incontrato un altro maestro o che non l&#8217;ha incontrato all&#8217;epoca della sua ricerca e della sua formazione; pertanto, se \u00e8 divenuto tale, lo \u00e8 divenuto in maniera spontanea e involontaria. Non cercava di diventare un maestro, cercava semplicemente la verit\u00e0; ma, trovatane almeno un riflesso, \u00e8 divenuto tale senza averlo voluto e senza averlo sperato. In altre parole, egli appartiene alla esigua categoria di coloro che hanno saputo divenire maestri di se stessi.<\/p>\n<p>Non ha imparato dai libri, anche se, probabilmente, ne ha letti molti; e non ha imparato nemmeno dagli uomini, anche se ogni uomo o donna che ha incontrato nella sua vita, sono stati per lui altrettanti preziosi maestri di esperienza, in positivo o anche in negativo: nel primo caso ha visto e appreso almeno qualche cosa, qualche spunto, qualche scintilla, sviluppandola poi per proprio conto; nel secondo, ha imparato ci\u00f2 che non si deve fare e ci\u00f2 che non si deve diventare.<\/p>\n<p>Il primo tipo di maestro \u00e8 anche quello che meno facilmente si lascia turbare dalle circostanze della vita; non necessariamente perch\u00e9 il suo sguardo sia pi\u00f9 limpido e il suo cuore pi\u00f9 saldo e trasparente; ma perch\u00e9 la sua fiducia riposa sulla roccia di chi gli ha trasmesso un sapere millenario, di origine non umana, e sull&#8217;esperienza di generazioni di uomini saggi e forti, i quali hanno gi\u00e0 affrontato e sgominato ogni possibile dubbio, timore o angoscia.<\/p>\n<p>Il secondo tipo di maestro non ha nessuno alle spalle: \u00e8 solo, a tu per tu con l&#8217;Assoluto, del quale si sente null&#8217;altro che un indegno ricercatore. E, se dall&#8217;Assoluto sa di poter ricevere forza e acutezza visiva, purch\u00e9 li domandi con la giusta disposizione d&#8217;animo, la sua psicologia era e rimane quella dell&#8217;uomo semplice, che sa di essere nulla e di dovere tutto ci\u00f2 che ha raggiunto a un potere che scende dall&#8217;alto, e di cui egli non \u00e8 che il temporaneo strumento.<\/p>\n<p>Di conseguenza, questo tipo di maestro \u00e8 anche pi\u00f9 solo e pi\u00f9 esposto: simile a una sentinella che veglia sul limitare del deserto, in mezzo a un mondo buio ed ostile, nulla presume di poter fare con le proprie forze e sa di avere in s\u00e9 tutta la debolezza di qualunque altro essere umano.<\/p>\n<p>Sa che basta poco per offuscargli la luce, per rendere malsicuri i suoi passi: non perch\u00e9 si senta inferiore alla media degli uomini, ma perch\u00e9 ha misurato la distanza enorme che ha compiuto da quando si \u00e8 messo in cammino, e sa pure che nemmeno se ne percorresse altrettanta si porrebbe al riparo dalla fragilit\u00e0 della condizione umana.<\/p>\n<p>In un certo senso, egli \u00e8 pi\u00f9 angosciato perch\u00e9 conosce, per averli veduti, gli abissi sui quali si \u00e8 innalzato, e nei quali potrebbe precipitare; mentre la massa degli uomini comuni pu\u00f2 sfoggiare un maggior grado di sicurezza apparente soltanto perch\u00e9, non avendo mai percorso nemmeno un metro verso le altezze, non sospetta neppure quali immense voragini si aprono sotto i piedi di ogni essere umano.<\/p>\n<p>\u00c8 facile apparire coraggiosi, quando si \u00e8 soltanto inconsapevoli del pericolo; ed \u00e8 relativamente facile passare per sapienti, quando si ignorano gli abissi senza fine dell&#8217;ignoranza umana, e ci si pavoneggia con il poco o niente che si sa.<\/p>\n<p>Resta da vedere se un maestro possa provare, insieme al senso del proprio limite, anche l&#8217;umana necessit\u00e0 &#8211; talvolta &#8211; di cercare un volto amico, una parola di conforto, esattamente come farebbe (ma per abitudine e per fiacchezza morale) qualunque altro essere umano.<\/p>\n<p>La risposta non pu\u00f2 che essere affermativa.<\/p>\n<p>Nessun maestro trascende totalmente la condizione umana, a meno di varcare la soglia suprema ed entrare nel Nirvana; nel qual caso potr\u00e0 tornare indietro per soccorrere gli altri uomini, ma come un essere trasfigurato e non pi\u00f9 solamente umano.<\/p>\n<p>Si tratta, invero, di casi eccezionali.<\/p>\n<p>Pertanto, la norma \u00e8 che il maestro, specialmente se \u00e8 divenuto tale in solitudine, attraverso lo studio e il perfezionamento di se stesso, \u00e8 anch&#8217;egli soggetto a momenti di debolezza, dubbio e sconforto; anch&#8217;egli pu\u00f2 sentire il peso della solitudine quasi inumana, che si \u00e8 caricato sulle spalle (non necessariamente chiudendosi in un monastero di clausura; bench\u00e9 sia certo che, in quei luoghi, vivono parecchi maestri sconosciuti).<\/p>\n<p>Del resto, colui che \u00e8 divenuto maestro di se stesso non si ritiene un maestro: sono gli altri a vedere in lui la figura e il carisma del maestro e che lo sollecitano a perseverare sulla via intrapresa, perch\u00e9 sentono di aver bisogno della guida spirituale che egli pu\u00f2 dispensare loro, anche indirettamente (ad esempio, attraverso la diffusione dei suoi scritti).<\/p>\n<p>A questo punto, per\u00f2, bisogna ribadire una circostanza fondamentale: nessuno diviene maestro, in qualsivoglia maniera, soltanto per mezzo delle forze umane. L&#8217;elemento decisivo riguardante l&#8217;illuminazione interiore \u00e8 fornito da un aiuto di origine non umana, che giunge dall&#8217;alto e che costituisce il coronamento di lunghi e sinceri sforzi personali, spesso ignorati da coloro che osservano stando al di fuori.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 quella forza di origine non umana, che i cristiani chiamano Grazia ed altri chiamano con nomi diversi, che giunge l&#8217;aiuto di cui il maestro ha bisogno. Certo, pu\u00f2 giungere anche da un altro essere umano il quale, in tal caso, agisce come uno strumento dell&#8217;istanza superiore; ma \u00e8 raro: perch\u00e9 la norma \u00e8 che solo chi \u00e8 simile o superiore a noi (superiore, nel senso di pi\u00f9 avanzato spiritualmente) ci pu\u00f2 veramente aiutare; non chi si trova ancora ad uno stadio pi\u00f9 basso.<\/p>\n<p>Tuttavia, ordinariamente, l&#8217;intervento della forza soprannaturale opera direttamente nelle profondit\u00e0 dell&#8217;animo del maestro, allorch\u00e9 questi si \u00e8 riconosciuto e dichiarato fragile e bisognoso. Per le persone comuni, \u00e8 pi\u00f9 frequente l&#8217;altra forma di intervento, quella indiretta, mediata cio\u00e8 da altri esseri umani; ma ci\u00f2 si spiega col fatto che una persona comune pu\u00f2 sempre aiutare un&#8217;altra persona comune, mentre il maestro \u00e8 come se vivesse in un deserto inanimato, anche quando si trovi nel cuore di una megalopoli: non c&#8217;\u00e8 nessuno, o quasi nessuno, che abbia fatto cos\u00ec tanta strada come lui, dunque non c&#8217;\u00e8 nessuno che lo possa realmente aiutare.<\/p>\n<p>Per aiutare qualcuno, infatti, bisogna essere in grado di capirlo: solo cos\u00ec gli si pu\u00f2 offrire il conforto di cui ha bisogno. [M]{.smallcaps}a chi si trova in basso sul sentiero, non pu\u00f2 materialmente aiutare chi si trova molto pi\u00f9 in alto; n\u00e9 l&#8217;alpinista dilettante pu\u00f2 prestare un soccorso efficace al rocciatore esperto, impegnato su di una parete di quinto o sesto grado.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 essere, d&#8217;altra parte, che quando il maestro si sente in difficolt\u00e0, non cerchi un conforto di tipo intellettuale o propriamente spirituale, ma semplicemente il calore umano che pu\u00f2 sciogliere il gelo della sua angoscia, anche nelle forme pi\u00f9 semplici ed elementari. Era questo, crediamo, che cercava Ges\u00f9 nei suoi tre discepoli prediletti, allorch\u00e9 li invit\u00f2 a vegliare e pregare con lui nell&#8217;Orto degli ulivi, allorch\u00e9 l&#8217;anima sua era \u00abtriste fino alla morte\u00bb.<\/p>\n<p>S\u00ec, questo genere di aiuto chiunque pu\u00f2 darlo, anche una persona illetterata, anche un bambino. Una strana legge della vita, tuttavia, fa s\u00ec che perfino un aiuto cos\u00ec generico e non impegnativo viene spesso negato al maestro in difficolt\u00e0, il quale si vede costretto a misurare doppiamente tutto il peso e l&#8217;angoscia della propria solitudine esistenziale.<\/p>\n<p>O, addirittura, pu\u00f2 accadere che, proprio mentre egli geme e prega affinch\u00e9 l&#8217;amaro calice sia allontanato da lui, gli si presenti una persona straziata dall&#8217;angoscia e bisognosa di appoggiarsi a una spalla pi\u00f9 forte, di riversare su un altro essere umano la propria sofferenza: sicch\u00e9 il maestro, gi\u00e0 turbato in cuor suo per un momentaneo venir meno della luce interiore, si trova gravato anche dal peso di colui che gli si aggrappa per averne conforto e consolazione, tutto preso dai propri problemi e incapace di pensare a quelli altrui.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 sembrare una ironia del destino: lo spirito forte, che sempre si \u00e8 prodigato per gli altri e ha trascurato se stesso, la propria stanchezza, i propri timori, proprio quando \u00e8 sfiorato da una drammatica crisi interiore, si trova nuovamente inchiodato al proprio ruolo &#8211; non voluto n\u00e9 cercato &#8211; di maestro che distribuisce, sempre e a chiunque, gesti e parole di coraggio e di fede.<\/p>\n<p>Non importa.<\/p>\n<p>Quella stessa forza che lo ha sostenuto finora, non lo lascer\u00e0 stramazzare sotto questo duplice, gravoso fardello; ma prontamente verr\u00e0 in suo soccorso, se il suo cuore si \u00e8 mantenuto puro e l&#8217;ambizione o l&#8217;orgoglio non ne hanno minato la trasparenza interiore.<\/p>\n<p>Come narra quell&#8217;apologo: quando l&#8217;uomo sofferente si lagn\u00f2 con Dio di essere stato lasciato solo, come parevano attestare le sue orme solitarie sulla sabbia, Dio gli rispose che quelle orme non erano le sue, ma le proprie, poich\u00e9 Egli lo aveva preso in braccio e trasportato appunto nei passaggi pi\u00f9 difficili e pericolosi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel romanzo di Hermann Broch \u00abLa morte di Virgilio\u00bb (1945), lo scrittore austriaco descrive le ultime ventiquattr&#8217;ore di vita del sommo poeta latino, a Brindisi, subito<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[264],"class_list":["post-23893","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-virgilio"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23893","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23893"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23893\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23893"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23893"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23893"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}