{"id":23886,"date":"2018-11-23T09:18:00","date_gmt":"2018-11-23T09:18:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/11\/23\/che-succede-alla-nostra-umanita\/"},"modified":"2018-11-23T09:18:00","modified_gmt":"2018-11-23T09:18:00","slug":"che-succede-alla-nostra-umanita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/11\/23\/che-succede-alla-nostra-umanita\/","title":{"rendered":"Che succede alla nostra umanit\u00e0?"},"content":{"rendered":"<p>Ormai le persone pi\u00f9 mature e responsabili, o anche semplicemente quelle che hanno ricevuto e messo a frutto una discreta educazione, non solo sul piano intellettuale, ma anche e soprattutto su quello etico e morale, sono giunte a un livello di frustrazione quale si registra solo nelle epoche contrassegnate dalle crisi di sistema, cio\u00e8 dai passaggi di civilt\u00e0. Non \u00e8 questo o quell&#8217;aspetto della societ\u00e0, dell&#8217;economia, della cultura, dell&#8217;informazione, della politica, e perfino della religione, che lascia delusi, scontenti e amareggiati, ma \u00e8 tutto l&#8217;insieme della vita moderna, in un panorama totale, che copre trecentosessanta gradi. E questa sensazione di disagio, di smarrimento, di angoscia, \u00e8 talmente diffusa e talmente ampia e profonda, che spesso le persone pi\u00f9 avvertite, o pi\u00f9 sensibili, provano una sensazione d&#8217;irrealt\u00e0, e si chiedono, come Sigismondo ne <em>La vita \u00e8 sogno<\/em>, se siano loro che stanno impazzendo o se sia il mondo che non \u00e8 come dovrebbe essere, che non \u00e8 quello che dovrebbe essere. Checch\u00e9 ne dicano i relativisti, i soggettivisti e i solipsisti, nonch\u00e9 tutti i surrealisti e i dadaisti dell&#8217;universo, la verit\u00e0 \u00e8 che gli esseri umani possiedono un senso interno che dice loro come le cose dovrebbero essere e non permette che qualsiasi cosa sia vista e accettata come normale o rispettabile, solamente perch\u00e9 i fatti nudi e crudi ce la impongono. In altre parole, la ragione naturale esiste, non \u00e8 un&#8217;invenzione dei teologi scolastici; ed \u00e8 la ragione naturale che ci avverte se quel che abbiamo intorno o di fronte a noi, e se quel che noi stessi ci accingiamo a dire o a fare, sono come dovrebbero essere, o se vanno contro un superiore principio d&#8217;ordine, il principio sovrano che lega tutte le cose in un volume, armoniosamente, sapientemente, amorosamente, come dice Dante in una terzina famosa della <em>Divina Commedia<\/em> (Paradiso, XXXIII, 85-87). Perch\u00e9 il senso del vero, del giusto, del buono e del bello, sono gi\u00e0 dentro di noi, e noi, istintivamente, li riconosciamo, e sentiamo che ci vengono dall&#8217;alto, che sono un dono della sapienza e dell&#8217;amore divino; ma sentiamo anche di non avere la chiarezza per vederli e afferrarli interamente, n\u00e9 la forza e la costanza per attuarli sino in fondo. Ora, la malizia diabolica della civilt\u00e0 moderna (o della anti-civilt\u00e0 moderna) consiste proprio nella negazione di quel senso interno, e nella pretesa di sostituire ad esso una ragione totalmente slegata dalla sua origine, cio\u00e8 da Dio; una ragione naturale compiaciuta e soddisfatta di se stessa, chiusa alla trascendenza e perci\u00f2 sommamente ingrata e irriconoscente verso il suo Creatore, anzi addirittura in rivolta contro di Lui, in nome della propria supposta <em>libert\u00e0<\/em>.<\/p>\n<p>Nell&#8217;arco di una singola giornata, noi abbiamo decine e decine di occasioni per andare sa sbattere contro questa sensazione di disarmonia, d&#8217;irrealt\u00e0 e, di conseguenza, di alienazione. Alcune le potremmo evitare, al prezzo di rincantucciarci al massimo nel nostro <em>particulare<\/em>, come direbbe Guicciardini, e curare la propria sfera di vita pi\u00f9 privata, rinunciando quasi del tutto alle relazioni sociali, alla carriera, e, al limite, persino al bene immenso della famiglia, tanto \u00e8 frequente il non sentirsi capiti e il non ricevere conforto neppure fra le mura domestiche. Molte, per\u00f2, sono inevitabili, perch\u00e9 fanno parte delle relazioni con gli altri alle quali non possiamo sottrarci, gi\u00e0 per il solo fatto di svolgere un lavoro o una professione, di abitare in un certo condominio o in un certo quartiere, di camminare per la strada o parcheggiare l&#8217;automobile, anche senza frequentare i luoghi pi\u00f9 affollarti, i negozi pi\u00f9 alla moda, i centri commerciali o gli stadi o le palestre, ove \u00e8 pi\u00f9 facile, per non dire inevitabile, trovarsi in mezzo a una folla afferrata dal demone del consumismo o da quello del narcisismo e della smania di farsi notare.<\/p>\n<p>Usciamo in strada, e vediamo moltissimi individui che camminano senza guardare dove mettano i piedi, ma con lo sguardo fisso sullo schermo del loro telefonino cellulare: si ha la sensazione di camminare in mezzo agli ubriachi o, peggio, a un esercito di <em>zombie<\/em>, come nei film del buon vecchio George Romero. Stesso spettacolo se si guarda dentro l&#8217;abitacolo delle automobili, o dentro i bar, o sui treni e sulle corriere, o alla fermata dell&#8221;autobus, e fin dentro i corridoi di una scuola, perfino un secondo prima, e magari anche un po&#8217; oltre, il suono della campanella che annuncia l&#8217;inizio delle lezioni. Al telefonino si aggiungono le cuffie per la musica e cos\u00ec l&#8217;estraneit\u00e0 alla vita degli altri diventa completa: \u00e8 come se le persone (ma sono ancora <em>persone<\/em>?) stendessero un velo d&#8217;impenetrabilit\u00e0 intorno a s\u00e9, si rendessero inaccessibili, e questo proprio mentre stanno cercando disperatamente un contatto umano, e sia pure una voce che viene da lontano, la voce di un amico, o magari la voce di un cantante, di un attore, di un annunciatore televisivo, di un personaggio della pubblicit\u00e0. Voi siete al tavolo con un amico, state parlando di qualcosa; ma ecco che squilla il suo telefonino, e quello, senza neanche fare un cenno di scusa, si mette a parlare con il nuovo interlocutore, e v&#8217;ignora completamente per un quarto d&#8217;ora; poi, quando ha terminato la sua conversazione, si degna di tornare a voi. Ma ecco che l&#8217;aggeggio infernale squilla di nuovo, stavolta per\u00f2 in modo diverso: \u00e8 in arrivo un messaggino; e bisogna pure che l&#8217;amico risponda, e che lo faccia subito: perdio, non siamo mica fra maleducati? E cos\u00ec fan tutti. A un certo punto, un piatto cade al tavolo accanto al vostro, con enorme fracasso. Voi sobbalzate, ma vi accorgete che l&#8217;amico non fa una piega: \u00e8 talmente impegnato a <em>messaggiare<\/em> col suo telefonino, che sembra non aver udito addirittura. O forse ha udito, ma il suo orecchio non ha &quot;passato&quot; l&#8217;informazione al cervello. In altre parole, \u00e8 disconnesso dalla realt\u00e0 immediata, perch\u00e9 \u00e8 connesso con un&#8217;altra realt\u00e0, quella virtuale, che per lui, in quel momento, \u00e8 assai pi\u00f9 vera e reale di qualsiasi cosa possa accadere sotto il suo naso. Se si ricorda di avercelo, un naso.<\/p>\n<p>Naturalmente, nel locale non c&#8217;\u00e8 solo il vostro amico che sta parlando con qualcun altro; ci sono diversi altri soggetti che parlano e creano una gran confusione, ma senza che ci sia alcuna vera comunicazione. Alludiamo al televisore, che \u00e8 acceso e a volume piuttosto forte, e che nessuno sta guardando, ma intanto riempie il silenzio (si fa per dire, perch\u00e9 \u00e8 quasi una bolgia infernale), e che, come si usa dire, fa compagnia; poi alludiamo alle casse acustiche dalle quali esce una musica sincopata, che accompagna i muggiti gutturali, naturalmente in lingua inglese, di qualche cantante la cui voce si rivolge, anch&#8217;essa, a tutti e a nessuno; e infine alludiamo alla <em>voce<\/em> e ai suoni, o piuttosto rumori, dei giochi elettronici davanti ai quali si trattengono malinconiche figure che, di tanto in tanto, introducono nel ventre vorace del marchingegno una raffica di monete che vi cadono a pioggia, producendo un suono metallico. Non riuscendo proprio a mandare avanti uno straccio di conversazione, chiedete al giovane che sta al banco se pu\u00f2 gentilmente abbassare un po&#8217; il volume della televisione, o della radio; quello, dandovi del &quot;tu&quot; anche se ha la met\u00e0 dei vostri anni e non vi ha mai visti prima, sembra aver capito, ma voi non notate la bench\u00e9 minima differenza, tanto che poi, uscendo, al momento di pagare, gli fate la battuta ironica, ringraziandolo per aver fatto quanto richiesto: al che lui vi risponde <em>prego<\/em> senza minimamente rendersi conto della vostra intenzione canzonatoria. Ci\u00f2 vi fa sentire frustrati e beffati, e allora cominciate a seccarvi e dalla garbata ironia passate al tono diretto; ma quello, offeso, come se di tutto gl&#8217;importasse tranne che di soddisfare i clienti e di tenersi in buna relazioni con loro, vi risponde piccato, con aria alquanto offesa. Eppure avete sentito dire che c&#8217;\u00e8 la crisi, che c&#8217;\u00e8 poco lavoro, che la gente fatica ad arrivare a fine mese, specialmente quelli che non dispongono di uno stipendio fisso, ma i cui guadagni dipendono dalla capacit\u00e0 di coltivare la propria clientela; e vi chiedete per quale ragione un ragazzotto, o una ragazzotta, che non \u00e8 un cameriere, ma proprietario di un bar, prenda a pesci in faccia i clienti e si metta a polemizzare con loro, proprio in un momento simile. Di nuovo, avete la netta sensazione, anzi, pi\u00f9 che la sensazione, la certezza, che le cose non sono come dovrebbero essere. Come dovrebbero essere, infatti? Dovrebbero essere che, in tempi di vacche magre, chi ha un locale pubblico tratta bene i suoi clienti e cerca di accontentarli: \u00e8 nel <em>suo<\/em> interesse, non nel vostro, perch\u00e9 voi, se siete scontenti di quel locale, non avete che l&#8217;imbarazzo della scelta fra altri dieci. Non sono i bar che mancano, di questi tempi. Vi domandate, dunque, per quale motivo tante persone si comportino come se non avessero pi\u00f9 l&#8217;istinto della propria conservazione; come se non gliene fregasse niente di curare i propri affari, di agire in modo da non danneggiarsi con le proprie mani. E non trovate alcuna risposta ragionevole. Di nuovo, le cose non sono come dovrebbero essere secondo il buon senso pi\u00f9 elementare. E vi sentite sempre pi\u00f9 fuori posto: o voi, o tutti gli altri. E siccome vi hanno insegnato che \u00e8 pi\u00f9 probabile, in un caso del genere, che siate voi a sbagliarvi, vi fate l&#8217;auto-esame, l&#8217;auto-critica, e vi chiedete in che cosa stiate sbagliando. Vi chiedete, ad esempio, perch\u00e9 il padrone del bar, quando avete pagato con una banconota da dieci euro (non da cinquanta o da cento), vi ha sbuffato in faccia, perch\u00e9 <em>lui<\/em> non aveva il resto da darvi; alla fine riesce a racimolarlo, frugando nelle sue borse, e ve lo porge senza guardarvi, n\u00e9 rispondere al vostro saluto: forse neanche per maleducazione intenzionale, ma perch\u00e9 la sua mente, lo si vede benissimo, \u00e8 tutta concentrata nel difficile problema di pareggiare i conti fra le diverse borse, dopo la colossale seccatura che gli avete causato costringendolo ad attingere a quella destinata non a dare il resto ai clienti, ma a qualche altra misteriosa funzione. Vi chiedete se sia normale che un commerciante sbuffi in faccia al cliente, cio\u00e8 a voi, perch\u00e9 lui non ha il resto, quando voi, se aveste avuto le monete &quot;giuste&quot;, gliele avreste date volentieri, e comunque dare il resto non \u00e8 un problema vostro, ma suo. E di nuovo non trovate la risposta: perci\u00f2 vi sentite sempre pi\u00f9 fuori posto, sempre pi\u00f9 alienati. E cominciate a sospettare che ci sia qualcosa che non va, non in voi, o non solo in voi, ma nella societ\u00e0 di oggi, in tutti i suoi meccanismi, nelle sue dinamiche nei comportanti e negli atteggiamenti che produce. E vi capita di chiedervi, per la prima volta, se davvero don Chisciotte della Mancia fosse pazzo, o se il suo dramma non fosse, per caso, quello di trovarsi a vivere in una societ\u00e0 impazzita.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, al professore che ha spiegato ai suoi studenti un concetto per almeno dieci volte, succede di fare le interrogazioni e di scoprire che, su ventotto alunni, non ce n&#8217;\u00e9 uno solo che lo abbia compreso, o che lo abbia compreso rettamente; eppure quel professore ha quarant&#8217;anni di esperienza sulla groppa, ha avuto perfino a che fare con ragazzi disturbati e ritardati, ma \u00e8 sempre riuscito a farsi capire, a spiegarsi in maniera tale che almeno l&#8217;essenziale rimanesse nella loro mente. Ancora una volta, quel professore si accorge che le cose non sono come dovrebbero essere; e che non sono neppure come erano fino a qualche anno fa. Lo vede dalle facce, dagli sguardi di quei ragazzi: vi legge il vuoto, il nulla; la mancanza sia di motivazione, e quindi d&#8217;interesse, sia di tutto quel retroterra, non solo culturale, ma cognitivo nel senso pi\u00f9 ampio, che rende possibile la vera comprensione di un concetto; e capisce che ormai i concetti sono cose superate, oggi ci sono solo i fatti esteriori e, al massimo, le emozioni. I ragazzi studiano dal libro quasi a memoria, ripetono tutto alle lettera, refusi ed errori di stampa compresi; non importa se il professore ha spiegato ogni cosa facendo appello alla loro personale intelligenza. Poi, interrogati, lo guardando con occhi inespressivi, ma s&#8217;intuisce che sono sconcertati perch\u00e9 le domande sono &quot;strane&quot;: sono domande, infatti, che pretendono niente di meno che un ragionamento personale! Ovviamente, sono anche delusi del voto: pensavano di meritare almeno un otto; in fin dei conti, non hanno saputo ripetere le frasi del libro, parola per parola, refusi ed errori compresi? E dunque, che cosa pretende questo strano individuo, il quale non si accontenta del loro ripetere, ma sembra aspettarsi qualcos&#8217;altro, non si sa bene cosa, non si sa perch\u00e9? E quel che capita al nostro professore, capita ormai a ciascuno di noi, in qualunque ambito. Capita all&#8217;impiegato postale, davanti a un giovane di almeno vent&#8217;anni, probabilmente uno studente universitario, che viene per fare una raccomandata, e al quale ha spiegato che deve scrivere il suo nome sotto la dicitura: <em>mittente<\/em>; e ha capito subito, dalla smorfia interrogativa di quello, che la parola <em>mittente<\/em> gli \u00e8 del tutto sconosciuta. E capita al padrone di una gelateria o di un ristorante, che non \u00e8 riuscito a far capire ai neoassunti che arrivare in orario al lavoro non \u00e8 un <em>optional<\/em>, ma un loro preciso dovere, e che l&#8217;orario finisce quando si \u00e8 rimesso tutto in ordine per il giorno dopo, non quando se n&#8217;\u00e8 andato l&#8217;ultimo cliente. A volte si tratta di una esperienza drammatica. Come \u00e8 successo a quel capotreno che ha visto, arrivando col convoglio in stazione, un ragazzo seduto di spalle sui binari; e che ha tentato disperatamente di frenare ed evitare la tragedia, ma non ce l&#8217;ha fatta, perch\u00e9 quel ragazzo, con le cuffie della musaica negli orecchi, non ha sentito nulla e inoltre stava inviando messaggini col cellulare, per cui la sua attenzione era rivolta a tutt&#8217;altro. N\u00e9 queste forme di disconnessione riguardano solo i giovani: ci sono anche moltissimi adulti che si comportano allo stesso modo. E non \u00e8 solo l&#8217;attenzione, \u00e8 anche tutto il resto che non \u00e8 come dovrebbe essere. I giornali, la televisione, i partiti politici, le istituzioni, non sono come dovrebbero essere. I magistrati che rimettono in libert\u00e0 un delinquente appena arrestato, perch\u00e9 non ha altro modo di sbarcare il lunario che spacciar droga o rubare, non fanno ci\u00f2 che dovrebbero fare&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ormai le persone pi\u00f9 mature e responsabili, o anche semplicemente quelle che hanno ricevuto e messo a frutto una discreta educazione, non solo sul piano intellettuale,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[110],"class_list":["post-23886","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-civilta"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23886","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23886"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23886\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23886"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23886"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23886"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}