{"id":23883,"date":"2018-09-04T01:41:00","date_gmt":"2018-09-04T01:41:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/09\/04\/che-ne-e-stato-di-alfredo-panzini\/"},"modified":"2018-09-04T01:41:00","modified_gmt":"2018-09-04T01:41:00","slug":"che-ne-e-stato-di-alfredo-panzini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/09\/04\/che-ne-e-stato-di-alfredo-panzini\/","title":{"rendered":"Che ne \u00e8 stato di Alfredo Panzini?"},"content":{"rendered":"<p>Da <em>La lanterna di Diogene<\/em>, cap. III (In: Alfredo Panzini, <em>Sei romanzi fra due secoli<\/em>, Milano, Mondadori, 1939, 1942, pp. 29-30):<\/p>\n<p><em>&#8230; E dopo le ginestre vennero le querce! (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Vidi nell&#8217;azzurro disegnarsi una famiglia di querce gigantesche: esse erano sole e contorte in maniera strana e ammirevole, come un pittore a fatica potrebbe imaginare senza modello; ed erano cos\u00ec coperte di muschio e di edere che pareano smeraldo nel turchese del cielo: e allora dal folto delle loro frasche si part\u00ec, ardito come freccia, un canto animatore di uccello: quindi esso apparve.<\/em><\/p>\n<p><em>Esso, l&#8217;uccello si libr\u00f2 alquanto al di sopra delle fronde con le ali aperte, come sogliono i pittori foggiare lo Spirito Santo, e nell&#8217;aprirsi le ali scoprirono un bel colore purpureo. Veniva su dalle frasche della quercia, e tornava a nascondersi. Mi aveva l&#8217;aria di venir fuori a salutare il buon pap\u00e0, il sole, il quale imbiancava, gi\u00f9 nella valle, tutto il corso sassoso del fiume Tiepido.<\/em><\/p>\n<p><em>Non mi ricordo bene quanto tempo stetti a contemplare quell&#8217;uccellino e quella quercia, ma qualche minuto s\u00ec di certo; e n\u00e9 meno ricordo quali pensieri formai, certo erano assai belli e profumati, e vibravano ogni volta che vibrava il canto dell&#8217;uccellino<\/em>.<\/p>\n<p><em>Ricordo per\u00f2 bene che tanto l&#8217;uccellino, come la quercia, come la ginestra mi parvero come tanti docili figliuoli del buon pap\u00e0, il sole; ed allora io li pregai perch\u00e9 mi accogliessero in loro compagnia:<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; Frate uccellino! Sorella quercia, accoglietemi fra voi!<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; Frate uomo, marameo! &#8212; mi rispose l&#8217;uccellino. &#8212; Sbolllito l&#8217;entusiasmo, tu hai l&#8217;abitudine di metterci nello spiedo!&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>Mi vide, di\u00e8 un trillo di paura, scapp\u00f2<\/em>.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 solo un piccolissimo saggio o, se si preferisce, un invito alla lettura di questo scrittore (Senigallia, 31 dicembre 1863-Roma, 10 aprile 1939) che conquist\u00f2, ai primi del Novecento, un posto di tutti rispetto fra i romanzieri italiani, proprio a partire dal citato <em>La lanterna di Diogene<\/em>, del 1907, grazie al quale conquist\u00f2 definitivamente i consensi sia del pubblico sia, caso strano, della critica, e che mantenne la sua popolarit\u00e0 sino alla fine, seguitando a pubblicare un numero considerevole di opere, fra romanzi, novelle e un celeberrimo <em>Dizionario moderno<\/em> che fece epoca per la minuziosa inclusione di neologismi che i vocabolari &quot;classici&quot; si rifiutavano di accogliere. Poi, dopo la sua morte, per una buona generazione ancora i suoi racconti, o brani dei suoi romanzi, hanno continuato a figurare nelle antologie scolastiche, come una presenza fissa: era impossibile sfogliare una antologia degli anni &#8217;50 e &#8217;60 senza imbattersi in un testo di Panzini: tutti gli studenti italiani conoscevano il suo none e sapevano che era stato uno degli scrittori italiani pi\u00f9 apprezzati nella prima met\u00e0 del Novecento. Poi&#8230; Poi, \u00e8 successo qualcosa. Il suo nome \u00e8 sparito, quasi di colpo. Nelle antologie scolastiche non lo si \u00e8 pi\u00f9 visto; nelle storie della letteratura, meno ancora. I suoi romanzi &#8212; <em>Viaggio di un povero letterato<\/em>, <em>La pulcella senza pulcellaggio<\/em>, <em>La Madonna di Mam\u00e0<\/em>, <em>Il mondo \u00e8 rotondo<\/em>, <em>Il padrone sono me!<\/em> &#8211; non sono stati pi\u00f9 ristampati, sono diventati roba da bibliofili, da cercare sulle bancarelle ai mercatini dell&#8217;antiquariato, o da richiedere in consultazione presso qualche importante biblioteca pubblica. Altrimenti, silenzio totale. Alfredo Panzini: e chi era costui?, vi risponder\u00e0 uno studente di liceo dei nostri giorni; e, molto probabilmente, vi dir\u00e0 la stessa cosa anche un giovane professore. Perch\u00e9 all&#8217;universit\u00e0, fucina dei futuri insegnati, si parla di molti autori, di Dario Fo, di Pier Paolo Pasolini, di Umbeto Eco, ma di romanzieri come Alfredo Panzini non se ne parla pi\u00f9. Dimenticati, rimossi. Perch\u00e9? Cosa ha fatto, di quale colpa si \u00e8 macchiato il mite, onesto, laborioso Panzini? Ha aderito al fascismo, firmando il <em>Manifesto<\/em> di Giovanni Gentile nel 1925? Non \u00e8 stato il solo; e, a parte questo, non si \u00e8 certo segnalato fra i pi\u00f9 sfregatati sostenitori del regime. Non ha domandato scusa al Popolo Italiano, a guerra finita? Ecco, questa potrebbe gi\u00e0 essere una spiegazione pi\u00f9 convincente. Dio sa se, fino al 25 luglio del 1943, gli scrittori italiani erano praticamente tutti fascisti, o tali almeno in apparenza; e se quasi tutti non hanno fatto prontamente il salto della quaglia, passando armi e bagagli nell&#8217;ara comunista, e saltando, per far vedere quanto ardessero di zelo antifascista, le posizioni moderate e di &quot;centro&quot;. E nondimeno, dopotutto non \u00e8 stato l&#8217;unico. Altri, come Prezzolini, Papini, Ungaretti, hanno tenuto un contegno simile; e sono stati, \u00e8 vero, alquanto ridimensionati dalla critica, e pagato un prezzo in termini di credito presso le case editrici, per\u00f2, insomma, sono rimasti ancora per un poco sulla scena letteraria, e la cultura dominante, marxista o semi-marxista, ha dovuto tollerare per qualche altro anno la loro presenza, finch\u00e9 l&#8217;et\u00e0 non li ha portati via, dopo di che \u00e8 stato pi\u00f9 facile iniziare l&#8217;opera di rimozione, pi\u00f9 o meno rapida, pi\u00f9 o meno radicale, quanto meno dai &quot;salotti&quot; buoni. E dunque, qual \u00e8 stata la causa specifica dell&#8217;ingeneroso trattamento subito dall&#8217;opera di Alfredo Panzini, gi\u00e0 pochissimi anni dopo la sua morte? A nostro parere, si \u00e8 tratto di un astio, tutto ideologico, non contro ci\u00f2 che <em>politicamente<\/em> o <em>letterariamente<\/em> l&#8217;opera di Panzini rappresentava, ma contro ci\u00f2 che essa incarnava e rispecchiava a livello <em>morale<\/em> e <em>spirituale<\/em>.<\/p>\n<p>Se dovessimo sintetizzare in una parola, in una formula, la cifra della narrativa di Alfredo Panzini, diremmo semplicemente che essa \u00e8 morale, nel senso che ruota attorno a dei valori morali, a dei sentimenti puliti, a delle aspirazioni che si possono esprimere senza arrossire: insomma rispecchia un modo di pulizia morale e gentilezza spirituale. La visone del mondo di Panzini, pessimistica nei primi romanzi, poi, via, via, un po&#8217; pi\u00f9 serena, ma sempre fondata su un profondo senso etico, \u00e8 una visione tipicamente pre-moderna: crede ancora agli assoluti, ha fede che il bene esista, che il vero esista, che la giustizia esista, anche se non sempre gli uomini hanno la fortuna di vederli realizzati, n\u00e9 il coraggio e l&#8217;onest\u00e0 di perseguirli sino in fondo. In altre parole, l&#8217;uomo rappresentato nelle opere di Panzini \u00e8 cosciente dei propri limiti, fallibile, ma non debole, non inetto; cade, ma sa rialzarsi; non sempre sa fare il bene, ma sempre sa vederlo; non si compiace della sua incapacit\u00e0, n\u00e9 gode dei suoi fallimenti; non si monta mai la testa, e sa vedere le cose con ironia, ma quasi per un istinto di autodifesa pi\u00f9 che per cinismo. No: l&#8217;uomo d Panzini non \u00e8 mai cinico, anche se talora ne assume un po&#8217; le pose: vuole far vedere che fa calcoli, che \u00e8 interessato, che \u00e8 egoista, ma \u00e8 quasi tutta apparenza; forse ha pudore di mostrarsi per quel che \u00e8 realmente: sensibile, delicato e buono. Ecco: l&#8217;umanit\u00e0 descritta nelle opere di Panzini aspira alla bont\u00e0, se non proprio alla santit\u00e0. E se inciampa e cade spesso, conosce anche la maniera di rimettersi in piedi: sa che la vita \u00e8 un dovere da compiere, e non si tira indietro. Sa che bisogna assumersi delle responsabilit\u00e0, che non ci si pu\u00f2 nascondere dietro lamentele e vittimismi: e sa che il rancore, pi\u00f9 o meno politicizzato, non \u00e8 mai la ricetta giusta per uscire dal proprio disagio, sia esso materiale o spirituale. Nel mondo di Panzini non ci sono sordidi istinti, pulsioni innominabili, volutt\u00e0 proibite, anche se la tentazione esiste: in questo senso, egli \u00e8 pre-moderno: conosce Freud e la psicanalisi, conosce Marx e il marxismo, n\u00e9 si considera un reazionario (lo dice nella prefazione a <em>Il padrone sono me!<\/em>), per\u00f2 non li ama, non vi aderisce, non \u00e8 convinto dalle loro spiegazioni e dalle loro ricette. Non pensa che gli uomini diventeranno migliori accettando i loro bassi istinti, n\u00e9 instaurando la societ\u00e0 comunista. In fondo, \u00e8 un uomo di buon senso: non \u00e8 un profondo pensatore, ma sa vedere quel che ad altre intelligenze, pi\u00f9 acute, era sfuggito completamente: per esempio, che la psicanalisi \u00e8 una grande mistificazione e il marxismo un colossale inganno ai danni dei lavoratori. Ma questo, che dovrebbe essere un merito, e che avrebbe dovuto risultare come una ragione ulteriore per riconoscere il suo valore, dopo che le grandi illusioni del XX secolo sono cadute, paradossalmente gli si \u00e8 ritorto contro. Non c&#8217;\u00e8 niente di peggio, dal punto di vista della cultura progressista, che aver avuto ragione per tempo nei confronti dei suoi miti di cartapesta. Di quei miti infranti, i progressisti possono anche parlare male, quando ormai tutto il mondo ha potuto vedere che razza di ciarpame fossero; ma a suo tempo, no, essi erano validi, perch\u00e9 erano comunque <em>progressivi<\/em> rispetto alla societ\u00e0 e la cultura tradizionali: perci\u00f2 chi non li ha salutati con gioia, con entusiasmo e gratitudine, aveva torto, torto marcio, era un nemico del progresso, anche se poi i fatti gli han dato ragione. Misteri e circoli viziosi del progressismo.<\/p>\n<p>Il mondo di Panzini \u00e8 un mondo dove regna la gentilezza d&#8217;animo: ma questo \u00e8 un oltraggio alla psicanalisi, perch\u00e9 i signori freudiani ci hanno spiegato che ogni gesto di cortesia, ogni moto di altruismo, ogni afflato di sincerit\u00e0 nascono dalla censura del super-io, che s&#8217;incarica di purgare i nostri bassi istinti e trasformarli in pensieri e comportamento accettabili per avere l&#8217;approvazione altrui. Inoltre, il mondo di Panzini poggia sulla coscienza dei valori: e anche questo \u00e8 intollerabile, perch\u00e9 il marxismo ha chiarito che i valori non esistono, e quelli che la societ\u00e0 chiama <em>valori<\/em> sono soltanto delle creazioni della borghesia per tenere a bada il proletariato: dei feticci, delle divinit\u00e0 menzognere, che nascondono egoismo, avidit\u00e0 e sopraffazione. Dunque, uno scrittore il cui mondo appare pervaso di gentilezza e muove dalla coscienza dei valori, non pu\u00f2 che essere o un insigne babbeo, che non si \u00e8 tenuto aggiornato sui progressi della cultura e della ricerca, o, peggio, un nemico del popolo travestito da uomo dabbene, da padre di famiglia onesto e volonteroso. Il che, nei progressisti, genera un&#8217;insofferenza quasi fisica, una reazione che somiglia all&#8217;orticaria. Questi paciosi scrittori d&#8217;anteguerra, nel cui mondo non trionfano gli istinti, il sesso e la lotta di classe, appartengono alla razza pi\u00f9 subdola: quella che potrebbe ricordare ai lettori che esisteva un mondo, prima di Marx e prima di Freud, nel quale la parola data era una cosa seria; nel quale le promesse e gli impegni andavano rispettati; nel quale non si partiva dal presupposto dell&#8217;altrui malafede, per giustificare le proprie cattive azioni; e in cui, cosa pi\u00f9 grave di tutte, esistevano ancora le cattive azioni, ben distinte dalle buone, perch\u00e9 esisteva ancora un codice morale, non &quot;borghese&quot;, ma universale, per il quale calunniare, offendere, ingannare, tradire, erano cattive azioni, e aiutare il prossimo senza secondi fini, sforzarsi di capirlo, sobbarcarsi degli oneri per amor suo, magari per un parente povero, per un amico caduto in disgrazia, erano delle buone azioni, senza che saltasse su qualche psicanalista o qualche marxista a denunciare che sono solo delle recite, delle astute commedie, delle simulazioni per meglio realizzare i propri fini egoistici.<\/p>\n<p>Ora, la cultura dominante detesta che qualcuno possa conservare l&#8217;incanto del mondo; e il libri di Panzini, specie quando descrivono il mondo della natura, sono pieni di tale incanto, ne hanno tutta la pulizia e la trasparenza. La cultura dominante vuole abbassare la visione dell&#8217;uomo ad un livello grossolanamente materialista: vuole che l&#8217;uomo pensi le cose peggiori di se stesso, per poterlo indottrinare meglio e manipolare meglio. Per questo ha bisogno, letteralmente bisogno, della pornografia, come in Alberto Moravia, e del cinismo pi\u00f9 disincantato, come in Umberto Eco. E non solo non ha bisogno, ma teme come la peste i libri di uno scrittore come Panzini, perch\u00e9 i suoi lettori potrebbero anche scoprire, non sia mai!, che il mondo, dopotutto, e pur con tutte le sue ombre e le sue storture, \u00e8 un posto bello per viverci, specie se noi vi mettiamo un poco di buona volont\u00e0. Un tempo pensavamo che la scomparsa e l&#8217;oblio di scrittori come Panzini dalla memoria della cultura contemporanea, e l&#8217;emergere di scrittori come Moravia, Pasolini o Eco, fossero il frutto di una tendenza <em>naturale<\/em>, per quanto aberrante: la tendenza spontanea della societ\u00e0 moderna. Adesso, invece, siamo giunti alla conclusione che non esistono tendenze spontanee, nel mondo delle idee e in quello dei valori, ma che esiste una gigantesca congiura mondiale per diffondere al massimo la visione del mondo dei Moravia, dei Pasolini e degli Eco, brutale, disincantata, cinica e &quot;sporca&quot;, e per ridurre al silenzio la visione del mondo di scrittori come Panzini, umile, gentile, bonaria e comprensiva. Un tempo pensavamo che l&#8217;esclusione e l&#8217;espulsione di Panzini dal salotto buono della cultura odierna fosse dovuto a ragioni di carattere propriamente letterario, nel senso che i suoi romanzi e le sue novelle non sono sufficientemente <em>moderni<\/em>, nel senso tecnico del termine; ma nemmeno questo \u00e8 credibile. La sua tecnica narrativa consiste in un impasto di fatti esterni e digressioni, riflessioni, confessioni, fantasticherie, il che \u00e8 molto moderno: il problema, se tale lo si vuole considerare, \u00e8 che Panzini non utilizza queste innovazioni, che lo portano al superamento del romanzo ottocentesco, con le stesse premesse e la medesime finalit\u00e0 degli scrittori propriamente progressisti: cio\u00e8 in un&#8217;ottica moderna, ove per moderna si intende disincanta, cinica, psicanalitica e marxista. E tolto il disincanto del mondo che rid\u00e0 splendore alle cose, tolo il cinismo e restituita la sincerit\u00e0, tolta la psicanalisi e ripristinata l&#8217;immagine di una natura spirituale dell&#8217;uomo, e tolto, infine, il marxismo, con il su odio di classe elevato a valore, cosa resta? Resta l&#8217;uomo pulito e innocente. Non sia mai: <em>vade retro, Satana!<\/em> E Satana arretr\u00f2; rimasero Fo, Eco, Pasolini, Moravia&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da La lanterna di Diogene, cap. III (In: Alfredo Panzini, Sei romanzi fra due secoli, Milano, Mondadori, 1939, 1942, pp. 29-30): &#8230; E dopo le ginestre<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[92],"class_list":["post-23883","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23883","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23883"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23883\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23883"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23883"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23883"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}