{"id":23878,"date":"2022-09-01T09:30:00","date_gmt":"2022-09-01T09:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/09\/01\/che-ne-e-degli-enti-e-degli-eventi-dopo\/"},"modified":"2022-09-01T09:30:00","modified_gmt":"2022-09-01T09:30:00","slug":"che-ne-e-degli-enti-e-degli-eventi-dopo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/09\/01\/che-ne-e-degli-enti-e-degli-eventi-dopo\/","title":{"rendered":"Che ne \u00e8 degli enti e degli eventi, dopo?"},"content":{"rendered":"<p>Il mondo \u00e8 pieno di enti: enti reali, quelli che hanno esistenza concreta e oggettiva (le cose, le piante, gli animali); enti logici, quelli che hanno esistenza mentale e soggettiva (i numeri e le figure geometriche); enti necessari, i quali devono esistere per forza di cose (le parole in un discorso, il calore del fuoco) ed enti accidentali (la neve in un certo giorno di marzo, il sale sulla pietanza); enti visibili ed enti invisibili (il corpo e l&#8217;anima); enti in atto (un certo uomo) ed enti possibili (il fratello o la sorella di costui); enti allo stato di materia e allo stato di forma (la pietra che poi diventa statua); eccetera.<\/p>\n<p>Personalmente, ci ha sempre stupito la scarsa attenzione rivolta da quasi tutte le filosofie ad una questione che per noi, invece, rivesta una notevole importanza: il destino finale degli enti e, pi\u00f9 ancora, delle situazioni che li hanno visti in atto, sia come soggetti agenti, sia come osservatori o, se si preferisce, come testimoni della loro attualit\u00e0, dopo che quest&#8217;ultima \u00e8 trascorsa. Per esempio, noi ora vediamo una bimba in un prato che sta cogliendo un fiore: \u00e8 una bella immagine, e ci rimane impressa nella memoria: tuttavia, a parte la memoria, che \u00e8 un&#8217;operazione mentale generalmente volontaria e quanto mai soggettiva, e della quale siamo padroni solo parzialmente (perch\u00e9 di molte cose perdiamo alla fine il ricordo, anche se non lo vorremmo: ed \u00e8 naturale che sia cos\u00ec, altrimenti la nostra mente sarebbe ingombra d&#8217;una quantit\u00e0 innumerevole di oggetti passati, al punto da non potersi concentrare sul presente), <em>che ne \u00e8 di quella scena, di quell&#8217;evento, e di quegli enti che ne sono stati i protagonisti?<\/em> Che ne \u00e8 di quella bambina, di quel fiore, di quel prato, di quel paesaggio, di quel cielo azzurro, di quel particolare giorno di primavera, a distanza di tempo, poco o tanto che sia trascorso? Che ne \u00e8 un minuto dopo, quando gi\u00e0 il quadro \u00e8 del tutto mutato, e magari lo abbiano &quot;fermato&quot; per mezzo di una fotografia, oppure un pittore lo ha sottratto allo scorrere del tempo, per sempre; che ne \u00e8 dieci, cinquanta, cento, mille anni dopo, quando non ci sono pi\u00f9 n\u00e9 gli enti dell&#8217;evento, n\u00e9 qualcuno in grado di ricordarlo? Sparisce tutto nel nulla, come in una grande voragine oscura che ingoia ogni cosa e non la restituisce mai pi\u00f9? Eppure, in un momento come quello, vi \u00e8 come una promessa sottintesa: tutto ci\u00f2 che \u00e8 bellezza, armonia, calore, luce, felicit\u00e0, reca implicitamente la promessa che non \u00e8 destinato a scomparire, bens\u00ec a sottrarsi al destino delle cose mutevoli e transitorie.<\/p>\n<p>Non si sa chi ce l&#8217;abbia fatta, ma \u00e8 cos\u00ec. Noi sentiamo, con tutto il nostro essere, che sarebbe ingiusto il contrario; che sarebbe una beffa e un&#8217;ironia; che non ci siano ingannati allorch\u00e9 abbiamo pensato: <em>Questo momento \u00e8 cos\u00ec bello che dovrebbe durare per sempre!<\/em> Chi non ha mai provato una simile emozione, n\u00e9 percepito una simile certezza, non pu\u00f2 capire quel che stiamo dicendo; eppure ci sembra impossibile che anche un solo essere umano non l&#8217;abbia mai provata. Tutti, crediamo, hanno provato almeno una volta nella vita, ma probabilmente pi\u00f9 di una, la sensazione di vivere o essere testimoni d&#8217;un evento cos\u00ec raro e prezioso, cos\u00ec toccante e sublime, da portarlo poi nel cuore per sempre, sino all&#8217;ultimo giorno. Una volta chiesero a Napoleone Bonaparte quale fosse stato il giorno pi\u00f9 bello della sua vita: e quell&#8217;audace statista, quel geniale condottiero, non indic\u00f2 il giorno della sua pi\u00f9 grande vittoria, per esempio la battaglia di Austerlitz, n\u00e9 quello in cui si pose sul capo, da se stesso, la corona d&#8217;imperatore dei Francesi, ma ripose: <em>il giorno della mia prima comunione<\/em>. Crediamo che questa risposta possa valere anche per molti di noi: l&#8217;incanto di quell&#8217;evento \u00e8 legato ad un&#8217;intensa esperienza spirituale, accompagnata, se non andiamo errati, da un profondo, irripetibile (e infatti non si \u00e8 pi\u00f9 presentato alla coscienza) senso d&#8217;innocenza e di pulizia, come se il mondo fosse appena uscito da un bagno rigenerante, che lo aveva trasfigurato facendolo apparire pi\u00f9 bello, pi\u00f9 nuovo, pi\u00f9 fresco e tutto vibrante d&#8217;aspettazione. <em>Come<\/em>, appunto, <em>una grande promessa<\/em>. Una promessa di cosa? Una promessa di felicit\u00e0; non solo: una promessa d&#8217;eternit\u00e0, di una felicit\u00e0 destinata a essere per sempre.<\/p>\n<p>Ora, la promessa \u00e8 tale quando c&#8217;\u00e8 qualcuno che promette, ma anche quando c&#8217;\u00e8 qualcuno che riceve la promessa: desiderare, quindi, \u00e8 importante non meno che mettere a disposizione qualcosa. E il desiderio ha a che fare con la conoscenza: per san Tommaso d&#8217;Aquino, \u00e8 una condizione necessaria per il passaggio dall&#8217;intelletto agente all&#8217;intelletto possibile, ossia dalla potenza all&#8217;atto del conoscere. Ora, se questo \u00e8 vero per la conoscenza dell&#8217;intelligibile, che parte dal dato sensibile e lo rielabora secondo categorie universali e necessarie, perch\u00e9 universale e necessario \u00e8 l&#8217;intelligibile, e in questo appunto si differenzia la conoscenza razionale dalla semplice percezione del dato sensibile, perch\u00e9 non dovrebbe esserlo per la struttura stessa degli enti e per la realt\u00e0 stessa degli eventi? Potremmo dire con altro linguaggio, pi\u00f9 moderno se si vuole, per esempio prendendo a prestito un&#8217;immagine di Pascal: non si conosce solo per via strettamente razionale (l&#8217;<em>esprit de g\u00e9ometrie<\/em>) ma anche col desiderio (<em>esprit de finesse<\/em>), perch\u00e9 il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non arriva a conoscere e a spiegare sino in fondo. Dunque se il fatto di desiderare \u00e8 cos\u00ec importante per il conoscere, perch\u00e9 non dovrebbe essere altrettanto importante per l&#8217;essere? Dopotutto, conoscere \u00e8 conoscere l&#8217;ente (l&#8217;albero, la casa), sia l&#8217;ente in atto, sia l&#8217;ente mentale (il triangolo, il cavallo alato: ente logico il primo, ente fantastico il secondo, ma entrambi costruiti dalla mente partendo dai dati sensibili conosciuti, perch\u00e9 <em>nisi est in intellectu quod prius non fuerit in sensu<\/em>).<\/p>\n<p>Ma allora, se noi conosciamo il reale grazie all&#8217;intelletto e alla volont\u00e0, che \u00e8 la forma del desiderio, come escludere che le cose conosciute sopravvivano alla situazione contingente che le ha prodotte? Ci sembra, al contrario, che ci\u00f2 sia molto probabile. La conoscenza \u00e8 conoscenza del reale, sempre: e l&#8217;evento passato \u00e8 reale, anche se appartiene al passato, perch\u00e9 nel momento in cui accadeva, era attuale. Ma l&#8217;ente in atto, con le situazioni che esso determina, scivola nel nulla non appena si \u00e8 compiuto? Ipotizzare ci\u00f2 significa abbracciare una visione nichilista del reale, nella quale il presente esiste in funzione della distruzione del passato, e le cose che sono state vengono gettate via, nel nulla, dopo che sono state qualcosa, dopo che sono esistite, <em>come se non fossero mai esistite<\/em>. Cos\u00ec facciamo noi, con gli oggetti materiali della nostra vita: anche i pi\u00f9 cari, come il corpo delle persone amate, che viene consegnato alla terra (o al fuoco, da qualche tempo a questa parte) come se non significasse pi\u00f9 nulla, perch\u00e9 votato al nulla. Ma colui che ha sostato per l&#8217;ultima volta davanti al corpo senza vita di sua madre, la ricorda come quando egli era bambino, e lei giovane e bella, piena di salute e di entusiasmo, di grazia e di dolcezza: la promessa gli dice che l&#8217;ultima parola non sar\u00e0 il nulla della morte, ma che niente di ci\u00f2 ch&#8217;\u00e8 stato buono, bello e vero cessa di esistere per dissolversi nel nulla del non-essere. Il non-essere non \u00e8 compatibile con lo statuto ontologico degli enti: i quali, una volta che una forza possente li ha tratti all&#8217;esistenza (non dal nulla, ma da una causa seconda: nel caso dell&#8217;uomo, dall&#8217;atto generativo dei suoi genitori) non possono ritornare ad essere nulla, poich\u00e9 sarebbe come se la Causa Prima, che ne ha reso possibile l&#8217;esistenza, avesse mutato opinione, sia riguardo al loro esistere che alla promessa di cui \u00e8 destinataria la creatura umana; e avesse deciso che, dopotutto, non vale la pena di lasciarli sussistere, una volta che abbiano esaurito il loro ciclo d&#8217;esistenza<\/p>\n<p>Guglielmo di Ockham sosteneva che non bisogna moltiplicare senza necessit\u00e0 il numero degli enti: ma che significa <em>senza necessit\u00e0<\/em>? Anche gli enti accidentali, una volta che siano stati chiamati dalla possibilit\u00e0 all&#8217;esistenza, diventano, in un certo senso, necessari: neanche Dio potrebbe far s\u00ec che non sia stato ci\u00f2 che \u00e8 stato, spiega san Tommaso nella <em>Summa Theologiae<\/em>; e noi aggiungiamo: ci\u00f2 che \u00e8 esistito, in quanto direttamente o indirettamente voluto o permesso da Dio, causa incausata di tutti gli enti, nonch\u00e9 causa efficiente e causa finale di ciascuno, pu\u00f2 poi cessare di esistere? Dio pu\u00f2 disfarsi cos\u00ec degli enti divenuti inutili? Pensare una cosa simile significa pensare il reale con l&#8217;ottica di un ragioniere, che tiene sempre d&#8217;occhio la contabilit\u00e0 e l&#8217;aspetto commerciale di qualunque operazione. Noi pensiamo che sia ben diversa la logica del mondo reale, il quale \u00e8 frutto di una creazione libera e generosa, in cui vi \u00e8 sovrabbondanza e magnificenza (si pensi alla elaborata e sontuosa bellezza di un fiocco di neve) e non gi\u00e0 penuria di tutto ci\u00f2 che serve a dargli quanto \u00e8 necessario per mantenerlo all&#8217;esistenza. Nel caso dell&#8217;uomo, gli sono state date tutte le facolt\u00e0 necessarie a realizzare la propria perfezione, che \u00e8 di tipo intellettuale: il raggiungimento e la contemplazione del vero (che \u00e8 anche il bene e il bello).<\/p>\n<p>Ne consegue che se le cose esistono in virt\u00f9 di una sovrabbondanza di essere, non si vede in base a quale principio di economia gli enti dovrebbero affrettarsi a sparire nel nulla, trascinando con s\u00e9 gli eventi nei quali hanno dispiegato il loro esistere, impregnando la realt\u00e0 con la pienezza della loro esistenza. Pertanto, se \u00e8 assurdo e contraddittorio pensare che Dio chiami gli enti all&#8217;esistenza per poi sospingerli nel nulla del non-essere, bisogna ammettere che tutti gli enti intelligibili dalla Mente divina (i quali sono infiniti, mentre quelli intelligibili da parte dell&#8217;uomo sono finiti) esistano sempre<em>: ante rem<\/em>, allo stato potenziale, cio\u00e8 nel divino Intelletto<em>; in re<\/em>, sia nell&#8217;Intelletto divino che nella dimensione terrena dell&#8217;esistenza, caratterizzata dallo spazio e dal tempo; e <em>post rem<\/em>, sempre nel divino Intelletto, perch\u00e9 Dio \u00e8 al di fuori (o meglio al di sopra) dello spazio e del tempo e quindi per Lui le cose non sono, come per noi, simili a delle meteore che appaiono alla vista, scorrono nel cielo per qualche tempo e poi scompaiono nella notte buia, ma delle realt\u00e0 permanenti. Infatti Dio \u00e8 eterno: e dunque ci\u00f2 che egli ha tratto all&#8217;esistenza, lo ha pensato dall&#8217;eternit\u00e0; e dopo che l&#8217;ente cessa di esistere visibilmente, seguita a esistere nella sua Mente, che non \u00e8 soggetta alle limitazioni delle menti finite, immerse nello spazio e nel tempo e quindi incapaci di vedere dove vanno a finire le cose, cos\u00ec come di vedere dov&#8217;erano prima di esistere, quand&#8217;erano puramente in potenza: e tuttavia esistevano, ma nella Mente divina, ove nessuna mente umana pu\u00f2 spingere lo sguardo (se non per una sua speciale concessione). Ed \u00e8 cos\u00ec che noi rivedremo gli enti e rivivremo gli eventi: di nuovo la bimba coglier\u00e0 il fiore nel prato e di nuovo la mamma ci sorrider\u00e0, giovane e bella, come al tempo della nostra infanzia e non col viso stanco e affaticato dagli anni e con l&#8217;ombra fredda della morte, come quando le abbiamo dato l&#8217;estremo saluto, composta nella bara in attesa dell&#8217;ultimo viaggio.<\/p>\n<p>Qualcuno potrebbe obiettare che le cose e la percezione di esse sono due realt\u00e0 distinte e talora opposte. Il marito pu\u00f2 sentirsi felice accanto alla moglie, senza sapere che lei lo tradisce; il bambino \u00e8 felice accanto al suo pap\u00e0, ignorando che un tumore lo sta portando via. E dunque il conoscere, che \u00e8 sempre almeno in parte soggettivo, e &#8216;essere, che \u00e8 assolutamente oggettivo, non coincidono. Che cosa rimane per sempre, il conoscere o l&#8217;essere? Rispondiamo: entrambi. Il conoscere, perch\u00e9 il mondo \u00e8, per noi, quello che possiamo conoscere di esso; l&#8217;essere perch\u00e9 sussiste nell&#8217;Intelletto divino, nel quale non vi \u00e8 alcuna distanza fra le due realt\u00e0, in quanto Dio vede tutto cos\u00ec come realmente \u00e8.<\/p>\n<p>Un&#8217;altra possibile obiezione \u00e8 che, se gli enti non spariscono nel nulla, ma persistono nella Mente divina, le menti finite, il cui premio \u00e8 la vita eterna, non avrebbero alcun desiderio di rivedere eternamente gli enti che hanno provocato loro sofferenza, e sia pure una sofferenza passata, n\u00e9 gli eventi legati a esperienze brutte, dolorose, umilianti. Si consideri per\u00f2 che Dio \u00e8 somma verit\u00e0, e la verit\u00e0 \u00e8 al tempo stesso bont\u00e0 e bellezza: dunque in essa <em>non possono esserci<\/em> n\u00e9 male, n\u00e9 ignoranza, n\u00e9 disarmonia, perch\u00e9 tali cose sono, s\u00ec, presenti negli enti finiti, ma non esistono in senso assoluto, nella Mente divina, perch\u00e9 altro non sono che (terrena) carenza di verit\u00e0, di bene e di bellezza. E dunque nulla di ci\u00f2 che \u00e8 male, falso e brutto sussiste oltre la dimensione contingente dello spazio e del tempo: nell&#8217;eternit\u00e0 si dissolvono come la fredda nebbia d&#8217;inverno si dissolve al sopraggiungere dei raggi caldi del sole.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che \u00e8 vero, buono e bello, che accresce la nostra umanit\u00e0, la nostra dignit\u00e0 e la nostra consapevolezza, persiste oltre l&#8217;orizzonte delle cose visibili. Noi siamo, fin da ora, cittadini dell&#8217;eterno: ma finch\u00e9 abbiamo un corpo, finch\u00e9 siamo in un luogo e nel tempo, tendiamo a scordarcene. Infatti, propriamente parlando, possediamo una doppia cittadinanza: di quaggi\u00f9 e di lass\u00f9. Continuamente le cose e le situazioni di quaggi\u00f9 tendono a offuscare in noi la coscienza che il nostro destino non si gioca nell&#8217;effimero ma nell&#8217;eterno. E tuttavia ci sono dei momenti privilegiati, come quando la bimba coglie il fiore nel prato, o come quando il bambino riceve il sorriso e la carezza di sua madre, nei quali balena, per un istante, la visione di ci\u00f2 che \u00e8 bellezza pura, gioia pura, verit\u00e0 pura. Sono altrettanti richiami al nostro destino eterno, nel quale nulla di bello, buono e vero andr\u00e0 perduto. Perch\u00e9 Dio \u00e8 amore, e l&#8217;amore \u00e8 cos\u00ec ricco da non disprezzare n\u00e9 gettar via nulla.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il mondo \u00e8 pieno di enti: enti reali, quelli che hanno esistenza concreta e oggettiva (le cose, le piante, gli animali); enti logici, quelli che hanno<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[92],"class_list":["post-23878","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23878","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23878"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23878\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23878"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23878"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23878"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}