{"id":23877,"date":"2019-01-09T11:14:00","date_gmt":"2019-01-09T11:14:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/01\/09\/che-migrazioni-sono-queste\/"},"modified":"2019-01-09T11:14:00","modified_gmt":"2019-01-09T11:14:00","slug":"che-migrazioni-sono-queste","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/01\/09\/che-migrazioni-sono-queste\/","title":{"rendered":"Che migrazioni sono queste?"},"content":{"rendered":"<p>La questioni <em>migranti<\/em> \u00e8 all&#8217;ordine del giorno; lo \u00e8 da venticinque anni, ma da altrettanti ci viene presentata come un fenomeno emergenziale. Inoltre, ci viene presentata come l&#8217;effetto di un fenomeno spontaneo, naturale, addirittura tipico di certe epoche storiche, evidentemente come la nostra, sia come qualcosa che, pur essendo imponente, talmente imponente che \u00e8 irrealistico, per non dire folle, pensare di fermarlo, \u00e8 nondimeno pacifico, utile, quasi amichevole, e infatti immette forze fresche nella nostra stanca societ\u00e0 e ci consente perfino, parola di Tito Boeri, di pagare le pensioni ai nostri pensionati, cosa che senza i cosiddetti flussi migratori, a suo parere, lo Stato italiano non sarebbe in grado di fare. \u00c8 tutto, quindi, come dire?, molto strano: un fenomeno che ci viene presentato come naturale, ma anche come legato alle condizioni di povert\u00e0 e desertificazione del continente africano e di quello asiatico, anche se sappiamo che la povert\u00e0 non \u00e8 il caso della Cina, da cui pure provengono molti immigrati, e la desertificazione non lo \u00e8 del Marocco, l&#8217;altro grande bacino di partenza. La guerra, allora? Ma non ci sono guerre nel Bangla Desh, e neppure nella Costa d&#8217;Avorio, che si sappia. Inoltre, un fenomeno che ci viene presentato come grandioso e umanamente inarrestabile, ma di cui non c&#8217;\u00e8 motivo di aver paura (\u00e8 quasi un ossimoro), anzi, che bisogna considerare come un&#8217;opportunit\u00e0, e quasi, quasi cime una benedizione. Un&#8217;opportunit\u00e0 di che cosa, per fare che cosa, e soprattutto <em>per chi?<\/em> Queste domande non trovano spiegazioni chiarissime; il ritornello che viene somministrato agli italiani dai loro stessi <em>media<\/em> (ma sono veramente loro? forse no, visto quel che dicono e considerato chi li finanzia) \u00e8 che gli immigrati ringiovaniscono la societ\u00e0, che portano forze fresche, che contribuiscono a pagare stipendi e pensioni. Inoltre, viene detto e ripetuto che il loro arrivo serve ad allargare gli orizzonti, ad arricchire la nostra cultura, a introdurre il nostro Paese nelle meraviglie della societ\u00e0 multietnica e multiculturale, cominciando dalle squadre sportive e dai complessi musicali e arrivando fino al livello della vita quotidiana delle persone comuni. Ai cattolici, infine, in modo particolare, viene detto dal clero e dal papa in persona che accogliere gli stranieri consente loro l&#8217;esercizio della carit\u00e0 cristiana: come dire che, se non ci fossero, bisognerebbe inventarseli (strano, perch\u00e9 i poveri ce li abbiamo in casa nostra, eccome, sono almeno cinque milioni e hanno il solo torto di avere la pelle chiara e di non reclamare diritti, di non pretendere assistenza e di vivere con dignit\u00e0 e pudore la loro condizione di difficolt\u00e0). Bisogna poi aggiungere che l&#8217;idea di multiculturalit\u00e0 che hanno i nostri cari progressisti e migrazionisti, a cominciare proprio dal clero bergogliano, \u00e8 l&#8217;auto-mortificazione della propria identit\u00e0 per un senso di rispetto verso quella altrui: per esempio, il nascondimento dei propri simboli religiosi, l&#8217;astenersi perfino dal celebrare la Messa di Natale e dall&#8217;impartire ai fedeli la benedizione (lo ha fatto anche il papa in persona&#8230;), a ragione del fatto che ci\u00f2 potrebbe apparire irriguardoso verso gi islamici e tutti gli altri non cristiani; e, in qualche caso, l&#8217;espellere dalle chiese i cattolici non persuasi della bont\u00e0 di tutto questo, bollandoli come razzisti indegni di varcare le porte per incontrare il Signore.<\/p>\n<p>La parola stessa che viene adoperata dai media, <em>migranti<\/em>, \u00e8 un po&#8217; sospetta: in passato li si chiamava semplicemente <em>emigranti<\/em>, quando partivano, e <em>immigrati<\/em>, quando arrivavano. Lo sappiamo bene, perch\u00e9 i nostri nonni appartenevano a queste due categorie: emigravano dall&#8217;Italia, per guadagnare qualcosa da mandare alle famiglie; e quando entravano in Svizzera, o in Belgio, o negli Stati Uniti, divenivano immigrati in quelle nazioni Era tutto piuttosto semplice, sia giuridicamente, sia geograficamente: anche perch\u00e9 erano chiari i due aspetti principali del fenomeno: perch\u00e9 emigravano e qual era il loro status giuridico. Emigravano a causa della mancanza di lavoro, quindi cercavano un lavoro che consentisse loro di guadagnare; e lo facevano con tutti i documenti in regola, altrimenti, venivano rimandati indietro o, se gi\u00e0 accolti, venivano espulsi. Ma questa marea umana che si riversa dai confini dell&#8217;Europa e dalle coste del Mediterraneo, da che cosa \u00e8 spinta? Si tratta di persone che chiedono di entrare nel nostro Paese in due maniere: regolare e irregolare. Le prime fanno apposita domanda, hanno i documenti in ordine, si sa chi sono e a cosa mirano, ad esempio a ricongiungersi a dei parenti gi\u00e0 presenti sul nostro territorio; si sa dove abitano, perci\u00f2 pagano le tasse, pagano l&#8217;affitto (in linea di massima) e rispettano le leggi, perch\u00e9 non chiedono, n\u00e9 ricevono, un trattamento privilegiato. La seconda maniera \u00e8 quella dei clandestini che si presentano davanti alle coste (non solo dell&#8217;Italia, ma, come si sa, anche della Libia: nel senso che appena partiti, gi\u00e0 chiedono, e spesso ricevono, &quot;soccorso&quot;, o piuttosto il trasporto agevolato fino ai nostri porti): il che significa che non sono, tecnicamente, dei naufraghi, anche se sfruttano le leggi internazionali per essere trattati, giuridicamente, come tali. Altri arrivano via terra, dal confine nordorientale e persino dall&#8217;Austria, che pure di migranti non ne ha, per la semplice ragione che non li vuole; ma a lei nessuno rimprovera di essere brutta e cattiva, di fare una politica disumana e vomitevole, eccetera, come accade all&#8217;Italia da quando si \u00e8 formato un nivee che ha deciso di arginare il fenomeno. Una volta giunti in Italia, i clandestini chiedono tutti, infallibilmente, di vedersi riconosciuto lo status di rifugiati: nessuno si presenta come migrante economico, perch\u00e9 ci\u00f2 non darebbe loro il diritto all&#8217;accoglienza; anche se poi, dopo aver fatto perdere un paio d&#8217;anni alla giustizia per accertare la verit\u00e0 delle loro motivazioni, salta fuori che oltre il 90% non fuggono da un bel nulla, che non sono perseguitati da nessuno, che non sono minacciati da niente (anzi sono benestanti, visto che sborsano migliaia di dollari per far e il &quot;viaggio della speranza&quot;, come recita la formula d&#8217;obbligo dei <em>mass-media<\/em> politicamente coretti, cio\u00e8 di <em>tutti<\/em> i <em>mass-media<\/em> nostrani). Naturalmente ci sono anche altre maniere per ottenere il permesso di rimanere, per esempio finti matrimoni; ed \u00e8 ormai chiaro a tutti che esiste un fittissimo sottobosco di amministratori pubblici e di associazioni di volontariati che favorisce in ogni modo l&#8217;accoglienza dei migranti clandestini che non ne avrebbero diritto, per le ragioni pi\u00f9 varie, comunque ben diverse da quelle nobilmente dichiarate di tipo umanitario; si va dalla domanda di manodopera servile, a due ore il giorno nelle campagne del Sud, alla possibilit\u00e0 di lucrare sui finanziamento pubblici erogati dallo Stato o dagli enti locali per l&#8217;assistenza ai &quot;rifugiati&quot;.<\/p>\n<p>Il vantaggio di arrivare in Italia come clandestini \u00e8 che si gode di ogni possibile diritto, dal vitto, l&#8217;alloggio e il telefonino, alla sanit\u00e0 pubblica, senza alcun dovere da osservare, neanche quello di rimanere nei centri di accoglienza e tanto meno quello di lavorare, in attesa di sapere l&#8217;esito della domanda di asilo. Insomma quelle persone possono muoversi liberamente, andare dove vogliono, come si \u00e8 visto nel caso di coloro che, in teoria, erano potuti sbarcare dietro promessa di essere presi in carico dalla Chiesa cattolica, ma che poi sono partiti subito per ignota destinazione, perch\u00e9 chi doveva ospitarli ha detto che erano liberi di fare quel che volevano, pare anzi che abbiano ricevuto l&#8217;assistenza necessaria ad andarsene: una vera beffa per lo Stato italiano. Possono anche contare sulla benevolenza della magistratura, perch\u00e9, se sorpresi a spacciare droga o commettere altri reati, praticamente qualsiasi reato tranne l&#8217;omicidio e, forse, lo stupro, i clandestini vengono prontamente rimessi in libert\u00e0 da qualche magistrato progressista e buonista; ammesso che le forze dell&#8217;ordine, sempre pi\u00f9 demoralizzate da questo stato di cose, abbiano voglia di rischiare la vita per controllare i documenti di queste quasi settecentomila persone (cifra ufficiale, ma sicuramente sottostimata) che risiedono illegalmente in Italia. Per la stessa ragione, viaggiano gratis sui mezzi pubblici, certi che nessuno chieder\u00e0 loro il biglietto e che, se anche glielo chiedessero, ci\u00f2 non avrebbe alcuna conseguenza (un capotreno \u00e8 stato condannato dal giudice di Belluno per aver fatto scendere un africano sprovvisto di biglietto), anche per la semplice ragione che, non avendo soldi n\u00e9 alcuna propriet\u00e0, non pagherebbero la multa. Va da s\u00e9 che hanno comunque diritto all&#8217;assistenza sanitaria: anche i mafiosi nigeriani del cartello della droga, dopo aver ucciso, tagliato a pezzi e messo in valigia i resti della povera Pamela Mastropietro, se avessero lamentato qualche disturbo, qualche malore, se avessero fatto un incidente stradale, sarebbero stati accompagnati al pronto soccorso dall&#8217;ambulanza, a sirene spiegate, con diritto di precedenza su tutti gli altri: son cose che gli italiani sanno benissimo, basta frequentare un qualsiasi ospedale per vedere quel che vi succede. E siccome gli immigrati regolari pagano le tasse, si pagano anche l&#8217;assistenza sanitaria: da ci\u00f2 la logica, ma stranissima conseguenza, che \u00e8 meglio arrivare in Italia da clandestini che da regolari; e che, alla fine dei conti, \u00e8 relativamente pi\u00f9 conveniente non rispettare le leggi e commettere reati, piuttosto che rispettarle e vivere da persone oneste.<\/p>\n<p>Le migrazioni, dunque. Ecco come le definiva l&#8217;insigne geografo Antonio Renato Toniolo (Pisa, 1881-Bologna, 1955), allievo di Olinto Marinelli e Luigi De Marchi, una vera autorit\u00e0 in materia (da: A. R. Toniolo, <em>La moderna geografia<\/em>, Milano, Principato, 1951, pp. 225-226):<\/p>\n<p><em>Le migrazioni possono essere di massa e d&#8217;infiltrazione.<\/em><\/p>\n<p><em>LE MIGRAZIONI DI MASSA sono quelle che sradicano pi\u00f9 o meno rapidamente, ma definitivamente, notevoli gruppi di popolazione dai loro territori di origine per fissarli altrove. Queste grandi migrazioni, pacifiche per lo pi\u00f9, danno spesso origine a nuovi popoli o nazioni, diffondono nel mondo lingue e civilt\u00e0, e sono ormai difficili, perch\u00e9 mentre accrescono le possibilit\u00e0 di sfruttamento dei territori del paese di arrivo (America meridionale), costituiscono un serio pericolo per l&#8217;unit\u00e0 del popolo che le riceve, e sono quindi pi\u00f9 o meno apertamente ostacolate dagli Stati ormai costituiti (es. Stati Uniti d&#8217;America). (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>2) LE MIGRAZIONI D&#8217;INFILTRAZIONE sono quelle che avvengono in piccolo numero, rispetto alla popolazione che le assorbe, e sono o militari, quale l&#8217;infiltrazione di elementi barbarici nell&#8217;Impero Romano (sec. III-V d. C.), o pacifiche, quale l&#8217;attuale emigrazione per motivi di lavoro. Esse non portano un cambiamento nel carattere della popolazione, anzi per lo pi\u00f9 l&#8217;emigrazione viene assorbita dal popolo che la ospita<\/em>.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 lo schema storico delle migrazioni; non ce ne sono altri. O meglio, non ce n&#8217;erano fino a quelle attuali. Confrontando i due fenomeni, ci si accorge facilmente che le cosiddette migrazioni odierne sono una via di mezzo fra le migrazioni d&#8217;infiltrazione e quelle di massa. Per stabilire un precedente storico: somigliano in parte alle migrazioni d&#8217;infiltrazione nell&#8217;Impero Romano, fra il III e il V secolo, e in parte a quelle di massa, che vi si soprapposero fra il IV e il VI. Con le prime, un numero consistente, ma comunque limitato, di gruppi barbarici ottenne di stabilirsi al di qua del <em>limes<\/em>, col compito di difenderlo a loro volta, fornire truppe ausiliarie e ripopolare zone periferiche semi-abbandonate; non causarono una sensibile alterazione della composizione etnica dell&#8217;Impero, gi\u00e0 molto variegata, e non vennero percepite dai romani come potenzialmente pericolose, anzi come un elemento di stabilit\u00e0 e di rafforzamento. Con le seconde, invece, si verific\u00f2 un trasferimento di interi popoli e non pi\u00f9 di singoli gruppi, i quali, nel corso di alcune generazioni, passarono dalla condizione giuridica d<em>i hospites<\/em> e di <em>foederati<\/em> a quella di nazioni pressoch\u00e9 indipendenti, molte delle quali sopravvissero alla fine dell&#8217;Impero d&#8217;Occidente, cui avevano comunque contribuito. Si direbbe, pertanto, che vi sia una regia la quale sta facendo in modo che il fenomeno attuale, ancora nella fase di migrazione d&#8217;infiltrazione, non susciti particolare allarme, anzi venga percepito come positivo, e provochi semmai aspre critiche verso quanti vorrebbero opporsi. Ma poich\u00e9 vi sono tutte le condizioni perch\u00e9 si trasformi in migrazione di massa, che diverr\u00e0 incontenibile e che del resto, le forze politiche e finanziarie favorevoli non hanno alcuna intenzione di limitare (quando mai esse parlano di un <em>tetto massimo<\/em> all&#8217;accoglienza?), dobbiamo aspettarci che assumano questa ulteriore evoluzione, trasformando l&#8217;Europa in un continente post-europeo, la cui civilt\u00e0 \u00e8 destinata a sparire, insieme alla sua popolazione originaria. Fanno riflettere queste parole del Toniolo: <em>Le migrazioni di massa costituiscono un serio pericolo per l&#8217;unit\u00e0 del popolo che le riceve<\/em>, talch\u00e9 proprio per questo <em>sono pi\u00f9 o meno apertamente ostacolate dagli Stati ormai costituiti<\/em>. E se venivano ostacolate dagli Stati Uniti della prima met\u00e0 del 1900, che erano, s\u00ec, uno Stato ormai costituito, ma pur sempre uno Stato assai giovane, con immense superfici quasi spopolate e immense ricchezze naturali ancora da valorizzare adeguatamente, a maggior ragione dovrebbe suonare un campanello d&#8217;allarme nella mente dei governanti europei, visto che i loro Stati sono tutt&#8217;altro che giovani, sono in pieno declino demografico, non hanno vasti spazi a disposizione, n\u00e9 ricchezze naturali ancora da valorizzare, semmai sono essi bisognosi di acquisire spazi e materie prime per i bisogni delle loro economie. Invece i governanti politici (e religiosi!) dell&#8217;Europa sono impegnatissimi a spiegare ai loro popoli che questo flusso illimitato di migranti \u00e8 utile, benefico, necessario, indispensabile. \u00c8 strano, vero?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La questioni migranti \u00e8 all&#8217;ordine del giorno; lo \u00e8 da venticinque anni, ma da altrettanti ci viene presentata come un fenomeno emergenziale. 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