{"id":23876,"date":"2018-02-04T08:05:00","date_gmt":"2018-02-04T08:05:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/02\/04\/che-io-ti-conosca-come-sono-da-te-conosciuto\/"},"modified":"2023-09-15T20:15:43","modified_gmt":"2023-09-15T20:15:43","slug":"che-io-ti-conosca-come-sono-da-te-conosciuto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/02\/04\/che-io-ti-conosca-come-sono-da-te-conosciuto\/","title":{"rendered":"Che io ti conosca come sono da Te conosciuto"},"content":{"rendered":"<p><em>Colui che cerca sinceramente la verit\u00e0, sta cercando Dio<\/em>, diceva santa Teresa Benedetta della Croce, al secolo Edith Stein.<\/p>\n<p>E sant&#8217;Agostino, echeggiando san Paolo (<em>1 Cor<\/em>. 13, 12; <em>Efes<\/em>. 5,27) e i <em>Salmi<\/em> (50,8), nelle <em>Confessioni<\/em> (X, 1) scrive: <em>Deh, ch&#8217;io ti conosca, o mio conoscitore, cos\u00ec come sono da te conosciuto. O virt\u00f9 dell&#8217;anima mia, entra in essa e adattala a te, affinch\u00e9 tu l&#8217;abbia e la possieda senza macchia n\u00e9 ruga. Questa \u00e8 la mia speranza, per essa parlo e in essa gioisco tutte le volte che la mia gioia \u00e8 sana<\/em>.<\/p>\n<p>E Romano Guardini, uno dei pi\u00f9 grandi filosofi e teologi del XX secolo (in: R. Guardini,\u00a0<em>Virt\u00f9. Temi e prospettive della vita morale<\/em>, Brescia, Morcelliana, 1980, p. 34):<\/p>\n<p><em>Un animale \u00e8 immediatamente identico a se stesso. Diciamo pi\u00f9 esattamente: per un animale non esistono domande. \u00c8 come \u00e8, inserito e risolto nel proprio ambiente. Di qui l&#8217;impressione di &quot;naturalezza&quot;\u00a0 che l&#8217;animale ci fa: esso \u00e8 tutto quanto come deve essere in rapporto alla sua essenza e alle condizioni ambientali. Con l&#8217;uomo le cose non stanno cos\u00ec. Egli non si risolve in ci\u00f2 che \u00e8 e in ci\u00f2 che esiste riferito a lui. Egli pu\u00f2 porsi in distacco da se stesso e riflettere su se stesso; pu\u00f2 giudicarsi; pu\u00f2 desiderarsi al di l\u00e0 di ci\u00f2 che \u00e8 in direzione di ci\u00f2 che vorrebbe o dovrebbe essere<\/em>.<\/p>\n<p>Ecco: il punto centrale \u00e8 proprio l&#8217;ultimo: che l&#8217;uomo, e solamente l&#8217;uomo, a differenza di ogni altra creatura (beninteso, fino a quel che conosciamo, e nell&#8217;ambito di questo piccolo pianeta in cui viviamo, che \u00e8 solo una infinitesima particella dell&#8217;universo), pu\u00f2 desiderare di essere al di l\u00e0 di ci\u00f2 che \u00e8, in direzione di ci\u00f2 che vorrebbe o dovrebbe essere. L&#8217;uomo, cio\u00e8, avverte in se stesso l&#8217;esistenza di pi\u00f9 possibilit\u00e0; e, in particolare, avverte la possibilit\u00e0 di essere non come egli \u00e8 attualmente, come la coscienza lo rivela naturalmente a se stesso, ma come vorrebbe e, soprattutto, come dovrebbe essere. Donde gli viene questa coscienza, la coscienza di queste varie possibilit\u00e0, e la stessa possibilit\u00e0 di questo sdoppiamento? A prima vista, parrebbe quasi uno svantaggio: tutte le altre creature sanno chi sono, e, pertanto, sanno verso che cosa devono dirigere i loro sforzi: a mantenersi e conservarsi cos\u00ec come sono, in termini di bisogni naturali che sono sostanzialmente sempre gli stessi. L&#8217;uomo, invece, va oltre questa catena dell&#8217;abitudine; il suo stato costante \u00e8 proprio quello di non avere una forma definita, ma di aspirare ad essere qualcosa di diverso da ci\u00f2 che effettivamente \u00e8. Parrebbe, questo, il destino di una eterna alienazione, di una eterna lacerazione; parrebbe il destino di una coscienza infelice, mai soddisfatta del presente, mai appagata di ci\u00f2 che riesce a fare e, di conseguenza, di ci\u00f2 che riesce ad essere. Sempre fuori dal suo centro, o meglio, sempre consapevole di non avere un centro.<\/p>\n<p>E tuttavia, guardando le cose da un&#8217;altra prospettiva, si vede subito che questa indeterminatezza, che questo sdoppiamento, non sono solamente un problema, ma una opportunit\u00e0 straordinaria, assolutamente unica. L&#8217;uomo, infatti, \u00e8 l&#8217;unica creatura realmente dotata di libert\u00e0. Le altre, anche le pi\u00f9 intelligenti, sono libere in senso relativo e circoscritto: libere di fare ci\u00f2 che \u00e8 loro necessario e irrinunciabile. La libert\u00e0 dell&#8217;uomo \u00e8 molto pi\u00f9 ampia; se non \u00e8 assoluta, nondimeno si avvicina ad essa: lui solo, infatti, pu\u00f2 fare, ma anche rinunciare fare, quel che gli \u00e8 necessario per essere veramente se stesso. In altri termini, l&#8217;uomo pu\u00f2 mancare il proprio essere per una libera scelta: nessuno lo obbliga, \u00e8 lui a dover decidere; e, se sceglie di non realizzare ci\u00f2 che gli \u00e8 necessario, e quindi essenziale, continua tuttavia ad esistere, mentre ogni altra creatura andrebbe incontro alla rapida auto-distruzione. Un animale che rifiuti il cibo, ad esempio per la disperazione della cattivit\u00e0, va incontro alla morte; ma l&#8217;uomo pu\u00f2 rifiutare di essere uomo, e tuttavia continuare a vivere. Sorge pertanto la domanda su cosa sia essenziale all&#8217;uomo, che lo fa essere uomo, e senza di cui diciamo che egli ha mancato il proprio scopo e non \u00e8 riuscito a diventare quel che doveva diventare, cio\u00e8 se stesso: ed escludiamo subito i bisogni materiali, i quali delimitano, invece, l&#8217;ambito delle necessit\u00e0 di ogni altra creatura. (Facciamo una eccezione per le creature le quali, a contatto con l&#8217;uomo, si sono umanizzate: ad esempio un cane che, per la tristezza di aver perso il suo padrone, si lascia morire sulla tomba di lui.) Restano i bisogni intellettuali e spirituali. Si fa presto a constatare che l&#8217;uomo pu\u00f2 restare uomo pur rinunciando del tutto a coltivare e perseguire i primi: se pure non coltiva le facolt\u00e0 razionali, egli pu\u00f2 benissimo rimanere uomo, nel pieno senso della parola, almeno a determinate condizioni. Si arriva cos\u00ec, per esclusione, alla conclusione che sono i bisogni spirituali quelli ai quali l&#8217;uomo non pu\u00f2 rinunciare, se vuol rimanere se stesso. Un uomo che rinunci al cibo e al sonno, finir\u00e0 per morire, ma rester\u00e0 uomo; e un uomo che rinunci a coltivare e sviluppare le proprie facolt\u00e0 razionali, vivr\u00e0 su un livello intellettuale modestissimo, elementare, ma non perder\u00e0 la propria umanit\u00e0. La perder\u00e0, invece, quell&#8217;uomo il quale rinunci a perseguire l&#8217;edificazione della propria spiritualit\u00e0, e sia pure al livello pi\u00f9 elementare. Non \u00e8 necessario che tutti giungano alle vette, ma \u00e8 indispensabile che tutti escano dal livello pi\u00f9 basso, quello puramente animale e del tutto egoistico dell&#8217;esistenza. Un tale uomo, sarebbe sempre qualcosa di meno di un uomo; non sarebbe realmente se stesso: sarebbe una creatura mancata.<\/p>\n<p>Ma che cosa significa, in pratica, coltivare e sviluppare le facolt\u00e0 spirituali, il cui istinto naturale \u00e8 parte essenziale della natura umana? Stiamo dicendo che esse non sono un di pi\u00f9; non sono un lusso; non sono un qualcosa che taluni uomini decidono di cercare, o di concedersi, dopo averne scoperto l&#8217;esistenza: stiamo dicendo che tutti gli uomini ne hanno una qualche nozione primitiva, originaria, e quindi naturale; e che seguire tale istinto \u00e8, appunto, una cosa naturale: se cos\u00ec non fosse, non sarebbe vero che la spiritualit\u00e0 dell&#8217;uomo lo caratterizza assolutamente, e che essa esiste come il termine e lo scopo della sua esistenza; ma si tratterebbe di un fattore derivato e secondario, quindi non essenziale, quindi non di un vero bisogno: e, in tal caso, l&#8217;uomo che decidesse di non percorrere quella via, non perderebbe nulla di se stesso, non abdicherebbe affatto alla propria umanit\u00e0. Questo era un punto importante da mettere in chiaro: <em>l&#8217;uomo \u00e8 un essere spirituale e se non sceglie di esserlo sempre pi\u00f9, mutila il proprio essere e si condanna a restare qualcosa di meno di ci\u00f2 che significa l&#8217;essere veramente uomo<\/em>. Se l&#8217;animale non pu\u00f2 sfuggire alla propria animalit\u00e0, l&#8217;uomo non pu\u00f2 eludere la propria spiritualit\u00e0. O meglio, lo pu\u00f2 fare, ma condannandosi a non essere pi\u00f9 se stesso, bens\u00ec un essere ibrido, irrisolto, insignificante: una creatura a met\u00e0, una grande occasione sprecata.<\/p>\n<p>E che cosa vuol dire, dunque, essere una creatura spirituale? Che cosa \u00e8 essenziale all&#8217;uomo, che lo fa essere veramente tale, e non una occasione mancata? Rispondiamo: il bisogno di Dio; di tornare a Dio; di trovare la pace e la piena realizzazione in Dio. Per esprimerci come sant&#8217;Agostino: <em>che l&#8217;uomo possa arrivare a conoscere Dio con la stessa intensit\u00e0 e con la stessa trasparenza con cui egli \u00e8 conosciuto da Dio<\/em>. Sempre per usare un linguaggio umano, e quindi imperfetto: perch\u00e9 l&#8217;uomo non avr\u00e0 mai, almeno in questa vita terrena, quello sguardo assolutamente trasparente con cui Dio lo vede e lo conosce. Non importa; importa l&#8217;ardore del suo desiderio; importa la tensione dell&#8217;anima verso il suo fine. L&#8217;uomo \u00e8 la creatura che si realizza pienamente solo in Dio; che trova la sua felicit\u00f2 solo in Dio; che ama tutto ci\u00f2 che ama, in quanto \u00e8 un semplice riflesso dell&#8217;Amore assoluto e del Bene assoluto, che consistono unicamente in Dio. E qui torniamo al punto di partenza: l&#8217;uomo \u00e8 libero di amare o non amare, e di amare oggetti completamente diversi fra loro; ma uno solo \u00e8 l&#8217;oggetto di amore che soddisfa pienamente il suo bisogno essenziale, che \u00e8 quello di realizzarsi compiutamente in quanto uomo: l&#8217;amore di Dio. L&#8217;uomo pu\u00f2 anche non amare niente e nessuno, tranne se stesso: rester\u00e0 come uno specchio che non mostra l&#8217;immagine del mondo, ma solo di lui stesso. Pu\u00f2 anche non amare niente e nemmeno se stesso: sar\u00e0 come una luce spenta, come una stanza buia, come una tomba vivente. Pu\u00f2 amare le cose basse e volgari, e pu\u00f2 amare malamente, cio\u00e8 in maniera avida e distruttiva, superficiale e inconsapevole: sar\u00e0 come un vaso bucato che si ostina a travasare dell&#8217;acqua, ma la perde tutta prima d&#8217;averla versata. Pu\u00f2, inoltre &#8211; e questa \u00e8 la possibilit\u00e0 peggiore, la pi\u00f9 tenebrosa &#8211; scegliere di amare il male, per il gusto e il piacere del male: diverr\u00e0 simile a un demone, per la rovina propria ed altrui. Tutte queste sono possibilit\u00e0 negative o insoddisfacenti; nessuna di essere risponde al requisito fondamentale: realizzare ci\u00f2 che \u00e8 essenziale alla natura dell&#8217;uomo. Nessuna di esse va nella direzione della sua spiritualit\u00e0, ossia della sua elevazione. La spiritualit\u00e0 \u00e8 la tendenza dell&#8217;uomo, il bisogno dell&#8217;uomo, l&#8217;istinto dell&#8217;uomo, a innalzarsi, in senso morale e in senso teologico, al di sopra di ci\u00f2 che egli \u00e8, del livello che attualmente occupa. Ossia, nella sua natura ci sono un essere e un dover essere: il primo corrisponde a ci\u00f2 che naturalmente \u00e8, il secondo a ci\u00f2 che naturalmente desidera di essere. Non importa se egli sia, o meno, consapevole di avere in s\u00e9 tale desiderio; il desiderio \u00e8 ben consapevole di se stesso: e, prima o dopo, si far\u00e0 sentire. A quel punto, l&#8217;uomo sceglier\u00e0 se ascoltarlo, dargli retta, oppure se ignorarlo e fare finta di niente.<\/p>\n<p>Tutto nasce da una semplice constatazione: l&#8217;uomo desidera essere felice. \u00c8 nella sua natura. La felicit\u00e0, dunque, deve esistere, e sia pure allo stato di tensione verso qualcosa d&#8217;ignoto: un desiderio presuppone il proprio appagamento, e sia pure (poniamo) in maniera imperfetta, ad esempio immaginando che il desiderio faccia parte di un sogno: in questo caso, il sogno della vita; ipotesi audace, ma non nuova alla filosofia. Tralasciamo tuttavia, in questa sede, di occuparci della possibilit\u00e0 che il desiderio fondamentale dell&#8217;uomo faccia pare di una realt\u00e0 in se stessa effimera e illusoria; ne abbiamo parlato in parecchie altre occasioni: concentriamoci, adesso, nella direzione del realismo. L&#8217;uomo conosce la sete, dunque l&#8217;acqua esiste; l&#8217;uomo cerca naturalmente la felicit\u00e0, dunque la felicit\u00e0 esiste. Noi affermiamo che la felicit\u00e0, per l&#8217;uomo, \u00e8 trovare a Dio, amare Lui, lodare Lui, vivere per Lui. Di conseguenza, la sua infelicit\u00e0 consiste nell&#8217;essere lontano da Dio. Ora, noi vediamo che la civilt\u00e0 moderna \u00e8 caratterizzata da un progetto, sempre pi\u00f9 radicale e intransigente, di rifiuto di Dio e di allontanamento da Lui: e constatiamo, anche sul piano empirico, quanto sia infelice l&#8217;uomo moderno, di una infelicit\u00e0 sempre crescente, quanto pi\u00f9 egli si addentra nei sentieri tortuosi della modernit\u00e0. La modernit\u00e0 \u00e8, in ultima analisi, l&#8217;auto-divinizzazione dell&#8217;uomo; e, per conseguenza, \u00e8 il tentativo, consapevole e tenace, di eliminare Dio dall&#8217;orizzonte dell&#8217;uomo, e, per quanto possibile, di cancellarne, non che il bisogno, anche il ricordo. Ma questo \u00e8 impossibile, perch\u00e9 i bisogni naturali non si &quot;eliminano&quot;, n\u00e9 si cancellano: o li si soddisfa, oppure essi tornano e tornano, chiedendo a voce sempre pi\u00f9 alta di essere soddisfatti. Naturalmente, se non vengono soddisfatti nella maniera giusta, verranno soddisfatti in quella sbagliata: cacciati dalla porta, rientreranno dalla finestra. E cos\u00ec, al posto del vero Dio, abbiamo una quantit\u00e0 di falsi dei, i quali, in scala discendente, spingono l&#8217;uomo, che li adora, a scendere sempre pi\u00f9 in basso rispetto a ci\u00f2 che egli deve essere, alla creatura spirituale che \u00e8 chiamato ad essere. L&#8217;uomo somiglia al suo dio: se il suo dio \u00e8 il piacere grossolano, l&#8217;uomo diverr\u00e0 simile a un maiale che grufola e sguazza nel fango, alla ricerca di ghiande. Passer\u00e0 accanto alle perle e alle gemme, ma non le degner\u00e0 di uno sguardo: le pietre preziose non sono ghiande, non sono cibo per maiali, quindi all&#8217;uomo-maiale non interessano n\u00e9 punto, n\u00e9 poco.<\/p>\n<p>Il compito dell&#8217;uomo, la sua vocazione, lo scopo della sua esistenza, \u00e8 imparare a riconoscere la differenza che passa fra una ghianda e una pietra preziosa. A questo \u00e8 chiamato, per questo viene concepito, per questo gli sono dati dei giorni, dei mesi, degli anni a disposizione: per imparare che la ghianda \u00e8 un cibo da maiali, la pietra preziosa \u00e8 un ornamento raffinato e pieno di bellezza. La vocazione dell&#8217;uomo \u00e8 quella di realizzarsi; per farlo, egli deve dare soddisfazione al suo bisogno pi\u00f9 profondo: e il suo bisogni pi\u00f9 profondo \u00e8 Dio. Di quello solo egli ha <em>realmente<\/em> bisogno; di tutto il resto, <em>crede<\/em> d&#8217;aver bisogno. A ogni essere umano \u00e8 stata data la capacit\u00e0 di arrivare a capire, magari dopo molti tentativi e molti anni sprecati, che nutrirsi di ghiande non \u00e8 cosa degna di lui; che a un altro cibo e ad un ben pi\u00f9 alto destino \u00e8 indirizzata la sua natura. Contrariamente a quel che pensano i materialisti atei, \u00e8 proprio la <em>natura<\/em> dell&#8217;uomo quella che lo spinge a cercare Dio, perch\u00e9 solo in Dio egli si completa, si realizza e soddisfa la propria essenza: e tutte le creature mirano alla propria realizzazione. La felicit\u00e0 consiste nel realizzare pienamente la propria essenza. L&#8217;essenza dell&#8217;uomo \u00e8 spirituale, anche se avvolta in un corpo fisico. Per lo stesso motivo, anche la ragione naturale indirizza l&#8217;uomo verso Dio: essa sa di cosa ha bisogno, e sono altri fattori &#8212; l&#8217;indolenza, la superbia, l&#8217;avidit\u00e0 e la lussuria &#8212; che lo trattengono e lo sviano. Libero da essi, l&#8217;uomo tende a Dio&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Colui che cerca sinceramente la verit\u00e0, sta cercando Dio, diceva santa Teresa Benedetta della Croce, al secolo Edith Stein. 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