{"id":23872,"date":"2018-01-16T05:51:00","date_gmt":"2018-01-16T05:51:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/01\/16\/che-fine-ha-fatto-la-pudicizia-delle-donne\/"},"modified":"2018-01-16T05:51:00","modified_gmt":"2018-01-16T05:51:00","slug":"che-fine-ha-fatto-la-pudicizia-delle-donne","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/01\/16\/che-fine-ha-fatto-la-pudicizia-delle-donne\/","title":{"rendered":"Che fine ha fatto la pudicizia delle donne?"},"content":{"rendered":"<p>Melbourne, Australia, 12 gennaio 2018, finale del\u00a0<em>Kooyong\u00a0 classic<\/em>\u00a0su cemento. La pioggia impone una pausa nella partita e la tennista tedesca di origine bosniaca Andrea Petkovic, 30 anni e 6 tornei vinti, numero 9 nella classifica mondiale, si mette a danzare, cos\u00ec, all&#8217;improvviso, davanti a tutti, proprio come se fosse in discoteca, al ritmo di\u00a0<em>Around the World\u00a0<\/em>dei\u00a0<em>Daft Punk<\/em>. la sua esibizione \u00e8 stata cos\u00ec spontanea e travolgente che ha contagiato tutti, compreso l&#8217;attempato giudice di gara e la sua diretta avversaria, la ventenne svizzera Belinda Bencic, ed \u00e8 passata come un venticello per le tribune del pubblico, dove, sorpresi e divertiti, gli spettatori non hanno peso tempo a sorridere e imitarla. Nonostante il viso un po&#8217; angoloso e dei bicipiti impressionanti e non troppo femminili (chi fa tennis finisce per avere delle braccia cos\u00ec, obietter\u00e0 qualcuno; niente affatto, basti confrontare la\u00a0<em>silhouette<\/em> delle campionesse di qualche tempo fa), la tennista tedesca pareva talmente rilassata e a suo agio &#8211; anche troppo, visto che poi ha perso il\u00a0<em>match<\/em>\u00a0per 3-6, 6-4, 10-4 &#8211; da abbandonarsi completamente al ritmo della danza e immedesimarsi nella parte della ballerina sensuale, assumendo delle pose sempre pi\u00f9 ardite e\u00a0 pi\u00f9 sexy, fino a stare in equilibrio sulle punte dei piedi, il bacino proteso in avanti, le braccia e le spalle dondolanti mollemente e sinuosamente: davvero non c&#8217;era alcuna differenza fra l&#8217;essere su un campo sportivo, in una gara di livello mondiale, con le telecamere delle televisioni puntate sul campo, e una qualsiasi pista da ballo per un pubblico giovanile.\u00a0<\/p>\n<p>Stiamo dando troppa importanza a un fatterello di cronaca quasi irrilevante, penser\u00e0 qualcuno. Forse. Il fatto \u00e8 che si tratta di comportamenti sempre pi\u00f9 frequenti, da parte delle donne, e non solo sui campi da tennis o in altri contesti sportivi, ma quasi in qualsiasi ambito della vita sociale, scuola, universit\u00e0 e perfino chiesa comprese, da essere considerati ormai del tutto normali e, appunto, da non venire pi\u00f9 nemmeno registrati dalla nostra attenzione, o, al massimo, da venire liquidati con un sorriso benevolo e, magari, una battuta scherzosa. Nel modo di vestire &#8211; le atlete di molte discipline sportive, ormai, si presentano alle gare seminude -, sia per la strada che sui luoghi di studio e di lavoro, ma anche nel modo di muoversi, di camminare, di atteggiarsi, \u00e8 diventato pressoch\u00e9 normale ci\u00f2 che, fino a non moltissimi anni fa, normale non era. E mentre un certo grado di esibizionismo e di ostentazione sensuale della propria fisicit\u00e0 \u00e8 relativamente accettabile in certi contesti, come nel mondo dello spettacolo, in altri, come quello sportivo, quegli stessi atteggiamenti appaiono decisamente incongrui, posto che una atleta si presenta in pista, o sul campo da gioco, per gareggiare e possibilmente vincere, cio\u00e8 per farsi ammirare per i suoi meriti atletici e non per il suo personale\u00a0<em>sex appeal<\/em>. Ci\u00f2 vale, naturalmente, e a maggior ragione, per le situazioni della vita quotidiana, nelle quali non c&#8217;\u00e8 nemmeno un pubblico gi\u00e0 predisposto, se non la folla anonima che s&#8217;incontra per la strada o negli uffici e negli altri luoghi di lavoro e di divertimento. Di fatto stiamo assistendo, ormai quasi distratti, a una vera e propria esasperazione dell&#8217;erotismo nella vita quotidiana, dove le donne che possiedono una visibilit\u00e0 mediatica &#8211;\u00a0<em>soubrette<\/em>, veline, cantanti, attrici, sportive, persino politiche &#8211; non esitano a recitare il ruolo della seduttrice, della<em>\u00a0femme<\/em>\u00a0fatale, in qualsiasi momento e in qualunque circostanza, per\u00f2, nello stesso tempo, con una apparente noncuranza, con una disinvoltura che sembra stemperare e sdrammatizzare la carica erotica di quegli abbigliamenti e di quei comportamenti. Nei luoghi pi\u00f9 vari e nelle situazioni pi\u00f9 inopportune &#8211; un esame di stato, una funzione religiosa &#8211; si vedono donne, giovani e meno giovani, vestite in canottiera, con le spalline del reggiseno in bella vista, o senza reggiseno, cos\u00ec da far intravedere le punte dei capezzoli e tutto il movimenti del seno; con magliette cortissime, che lasciano scoperti il basso ventre e un bel po&#8217; di fondo schiena ad ogni movimento; o con gonne minuscole, che creano un effetto sconcertante quando si siedono, accavallando le gambe, sino a mostrare le mutandine a chiunque voglia vederle, e\u00a0 anche a chi non lo vorrebbe: il tutto con aria di (finta) indifferenza, di assoluta naturalezza, con sguardi fra l&#8217;innocente e lo sfrontato, che paiono voler dire a chiare note:\u00a0<em>Lo so che mi stai guardando e che ti sto eccitando, ma ti sfido a provare che la malizia \u00e8 da parte mia, nossignori, sei tu il guardone, il porco, il maschio libidinoso: guarda e crepa di desiderio, tie&#8217;!\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Naturalmente, esiste anche, in parallelo, un esibizionismo sessuale maschile, peraltro cos\u00ec basso e avvilente che si preferirebbe non parlarne neppure; in questa sede, comunque, ci limiteremo a una riflessione sul narcisismo e l&#8217;esibizionismo erotico femminile. La domanda \u00e8 questa: che fine hanno fatto il pudore, la pudicizia della donna?\u00a0 Una volta esistevano; esistevano fino a qualche anno fa: ora, paiono essere scomparsi. Ora, anche le ragazze pi\u00f9 timide, anche le signore pi\u00f9 avanti con l&#8217;et\u00e0, non mostrano alcun imbarazzo a esibire il loro corpo e a farne strumento di eccitazione sessuale, ma senza averne troppo l&#8217;aria, facendosi forti del fatto che ormai\u00a0<em>cos\u00ec fan tutte<\/em>: e se lo fanno tutte, come si potrebbe insinuare che in quegli stili di comportamento vi \u00e8 un fondo di malizia? Se qualcuno osa dirlo, vuol dire che ha lui del problemi\u00a0 con se stesso: la cultura del sospetto, a cominciare dalla psicanalisi freudiana, insegna che la lingua batte dove il dente duole. Se si fa notare che molte donne si vestono e si atteggiano in maniera provocante, in ogni momento e in ogni ambiente possibili e immaginabili, subito l&#8217;esercito della &quot;cultura&quot; femminista, donne e uomini tutti insieme, si mette a ragliare:\u00a0<em>Se trovi della malizia in quei modi di fare assolutamente spontanei, ci\u00f2 vuol dire che sei tu ad avere dei desideri inconfessabili, e riversi su quelle povere innocenti i tuoi fantasmi repressi e le tue frustrazioni innominabili.<\/em>\u00a0E il ricatto del\u00a0<em>politically correct<\/em>\u00a0\u00e8 talmente forte, che praticamente nessuno \u00e8 cos\u00ec pazzo da esporsi alla gogna mediatica, permettendosi di criticare, o anche solo di far notare, l&#8217;impropriet\u00e0 e lo scarso buon gusto di certi modi di abbigliarsi e di atteggiarsi fisicamente da parte delle donne. La cultura femminista \u00e8 riuscita a porre la censura perfino a se stessa, quando si \u00e8 trattato di &quot;silenziare&quot; gli stupri etnici di Colonia, in nome del politicamente corretto; figuriamoci quanto ci metterebbe a ridurre in polpette l&#8217;incauto e attardato moralista che osasse sollevare la bench\u00e9 minima perplessit\u00e0 sul fatto che una tennista si metta a ballare in maniera sensuale sul campo da tennis, o che una quindicenne liceale si presenti a scuola con il seno semi scoperto e con i pantaloni a vita bassissima e le mutandine in bella vista. Eh, via, possibile che voi uomini non abbiate mai nient&#8217;altro da guardare? Possibile, dice l&#8217;attricetta, improvvisata\u00a0<em>opinion woman<\/em>, che non sappiate vedere niente, in noi donne, oltre l&#8217;aspetto fisico?, e intanto sorride mentre accavalla le gambe sulla poltrona, scoprendo altri venti centimetri di coscia, gi\u00e0 abbondantemente scoperta grazie al generoso spacco della gonna.<\/p>\n<p>E adesso andiamo a vedere cosa dice il\u00a0<em>Vocabolario Treccani<\/em>\u00a0alla voce\u00a0<em>pudore<\/em>: dal latino<em>\u00a0pudor<\/em>,\u00a0 <em>pudoris<\/em>, derivato di<em>\u00a0pud\u0113re<\/em>,\u00a0sentir vergogna<em>: senso di riserbo, vergogna e disagio nei confronti di parole, allusioni, atti, comportamenti che riguardano la sfera sessuale<\/em>.\u00a0 E alla voce\u00a0<em>pudicizia<\/em>: (dal latino\u00a0<em>pudicitia<\/em>, derivato di<em>\u00a0pud\u012bcus<\/em>,\u00a0pudico,\u00a0<em>disposizione d&#8217;animo e atteggiamento caratterizzati da un forte senso di pudore, di riserbo, di vergogna, specialmente nei confronti di quanto riguarda la sfera sessuale<\/em>. Dunque, &quot;pudore&quot; e &quot;pudicizia&quot; sono quasi sinonimi; &quot;pudicizia&quot;, forse, \u00e8 pi\u00f9 ampio e completo, comprende una maggiore gamma di atteggiamenti e comportamenti, esprime in maniera pi\u00f9 ricca ed efficace il concetto su cui vogliamo riflettere: quello di un riserbo, corporeo e non solo corporeo, nei confronti della propria intimit\u00e0; di una propensione a custodirla gelosamente e a non metterla in piazza alla prima occasione, per nessuna ragione al mondo; di una intensa coscienza della propria dignit\u00e0, vista come un bene prezioso, da difendere contro l&#8217;indiscrezione e la malizia altrui, ma anche dalle proprie tentazioni esibizionistiche e narcisistiche e dai propri bassi istinti. Quest&#8217;ultimo \u00e8 l&#8217;aspetto che ci sembra pi\u00f9 interessante, perch\u00e9 manifesta l&#8217;esistenza di un animo ricco e profondo, capace di ragionare su se stesso e niente affatto incline a cercare sempre e solo nell&#8217;altro &#8211; come fanno le femministe ipocrite, che provocano e si negano; lanciano il sasso e nascondono la mano &#8211; il responsabile del proprio disagio e dei propri eventuali turbamenti. La donna intelligente e moralmente\u00a0 onesta con se stessa sa che non ci sarebbe il maschio pronto a godere dello spettacolo di ci\u00f2 che ella mostra, se non fosse lei per prima a desiderare, forse inconsciamente, quello sguardo di desiderio; e quindi rivolge il primo rimprovero a se stessa, poi all&#8217;altro, perch\u00e9 sa che tutto parte a un istinto che \u00e8 in lei: quello di mostrarsi, di esibirsi, di provocare. Abbiamo gi\u00e0 avuto modo di notare, parlando dell&#8217;episodio biblico di Betsabea e Davide (cfr. l&#8217;articolo:\u00a0<em>Ci fu un tempo in cui si poteva ancora dire che anche Betsabea ebbe parte nel peccato di Davide<\/em>, pubblicato sul sito dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 07\/01\/2018), che se l&#8217;uomo \u00e8 propenso a vedere la donna, ovviamente degradandola, come un semplice giocattolo sessuale, la responsabilit\u00e0 di tale atteggiamento ricade, almeno in parte, sulla donna stessa, la quale, pur negandolo a parole, gode intensamente di essere ammirata e desiderata (altro discorso, poi, \u00e8 se concedersi o no) e non precisamente per le sue doti intellettuali o spirituali, ma per i suoi attributi fisici e per la sua capacit\u00e0 di seduzione erotica.\u00a0<\/p>\n<p>Dunque: dove \u00e8 andata a finire la pudicizia della donna? Si direbbe che sia scomparsa, quasi all&#8217;improvviso, come un fiume carsico: fino a ieri esisteva, ora non la si vede pi\u00f9. Il cinema, la televisione, la musica leggera, la letteratura erotica non spiegano tutto: sono aspetti del fenomeno, ma non necessariamente la causa. Lo sappiamo: rischieremo di passare, ancora una volta, per paranoici, ma siamo convinti che la causa ultima risieda molto in alto, in un luogo insospettato: l\u00e0 dove pochissime persone decidono i destini dell&#8217;umanit\u00e0. Alcune societ\u00e0 segrete hanno deciso di spingere la societ\u00e0 verso la disintegrazione e hanno individuato nell&#8217;esasperazione erotica e nell&#8217;incitamento alla lussuria uno degli strumenti pi\u00f9 importanti (cfr. il nostro articolo:\u00a0<em>Quando una societ\u00e0 sprofonda nella lussuria la sua fine \u00e8 solo questione di tempo<\/em>, pubblicato sul sito di di Arianna Editrice il.17\/01\/2016 e su quello di Accademia Nuova Italia il 06\/01\/2018). Vale la pena di riflettere che, a dispetto di tanta ostentazione di erotismo in ogni angolo e momento della vita quotidiana, la sessualit\u00e0 feconda, cio\u00e8 fra uomo e e donna, aperta alla vita, sta addirittura scomparendo: fra aborti, uso massiccio di metodi e prodotti anticoncezionali, matrimoni omosessuali e matrimoni con se stessi (l&#8217;ultimo grido della &quot;moda&quot;, questo, nato dalla generale tendenza anti-procreativa) la nostra societ\u00e0 sta correndo verso il suicidio biologico. C&#8217;\u00e8 anche meno sano erotismo di quel che non si creda, in ogni caso: tutto si risolve in ostentazioni narcisistiche, che non sono il preludio all&#8217;incontro con l&#8217;altro, ma solo un modo di sbalordirlo, tenendolo per\u00f2 a distanza. Il narcisista non \u00e8 interessato all&#8217;altro, ma solo al proprio piacere: e se trae sufficiente appagamento dal suscitare il desiderio altrui, si ferma l\u00ec e si ritiene soddisfatto. Senza contare che la donna impudica suscita, s\u00ec, il desiderio del maschio, ma desta anche un segreto disprezzo; e cos\u00ec pure il desiderio, del resto, una volta che il maschio abbia compreso di essere solo un mezzo di piacere nelle mani della donna narcisista, tende ad affievolirsi. Dove c&#8217;\u00e8 troppo erotismo, fatalmente c&#8217;\u00e8 pochissima sessualit\u00e0.<\/p>\n<p>Che cosa accadr\u00e0 nei prossimi anni? Fino a dove ci porteranno le tendenze attuali? Difficile dirlo; forse, a un certo punto, arrivati al limite, si torner\u00e0 indietro, e si riscoprir\u00e0 il valore della pudicizia. Forse, per avere degli ammiratori, o almeno degli ammiratori con delle serie intenzioni, la donna dovr\u00e0 tornare a essere pudica. Una cosa \u00e8 certa: il disordine genera altro disordine; e lasciar libero sfogo ai propri impulsi inferiori \u00e8 solo apparentemente una manifestazione di vitalit\u00e0, mentre, a ben guardare, \u00e8 una espressione dell&#8217;istinto di morte, perch\u00e9 gli istinti inferiori conducono inevitabilmente l&#8217;individuo su delle strade sempre pi\u00f9 pericolose e potenzialmente distruttive. L&#8217;istinto sano della donna \u00e8 quello della maternit\u00e0; se lo sostituisce con l&#8217;istinto di farsi desiderare come si desidera una sgualdrina, non trover\u00e0 l&#8217;appagamento, ma una crescente infelicit\u00e0, un devastante senso d&#8217;inutilit\u00e0 e di frustrazione: si sentir\u00e0 usata e considerata come un oggetto, paradossalmente proprio ci\u00f2 contro cui, nel profondo, il suo animo si ribella. Certo, per capirlo, dovrebbe trovarsi al fianco un uomo degno di questo nome: virile, ma anche maturo e responsabile, che sappia vedere in lei non solo un oggetto di delizie carnali. E qui sorge un altro problema: dove trovarlo, un uomo del genere? Cercasi disperatamente uomo virile, maturo e responsabile, capace di vedere in profondit\u00e0 e non solo di farsi abbagliare da ci\u00f2 che luccica, ma non ha sostanza, n\u00e9 spessore. Speriamo che, nei prossimi anni, questa non si riveli una missione impossibile, come alcuni indizi gi\u00e0 ora lasciano supporre &#8211; e temere. Perch\u00e9 una cosa \u00e8 certa: o l&#8217;uomo e la donna usciranno insieme dalla presente\u00a0<em>empasse<\/em>, dal vicolo cieco in cui si sono cacciati seguendo la via pi\u00f9 facile, pi\u00f9 banale, pi\u00f9 superficiale, nei loro reciproci rapporti, oppure periranno entrambi. Sono legati dalla natura ad un medesimo destino: che pu\u00f2 tornare ad essere un destino felice, a patto che essi ne riscoprano le ragioni e la bellezza (cfr. i nostri articoli:\u00a0<em>Le donne non amano pi\u00f9 gli uomini?<\/em>, ed\u00a0<em>Eppure uomo e donna si ritroveranno, resi migliori dalle lunghe incomprensioni<\/em>, pubblicati sul sito di Arianna Editrice rispettivamente il\u00a0 21\/06\/2011 e il 23\/08\/2011).<\/p>\n<p>Se questo un giorno sar\u00e0 di nuovo possibile, vi sar\u00e0 anche un ritorno alla sana sessualit\u00e0 e alla procreazione: perch\u00e9 l&#8217;amore per la vita si vede non nelle adozioni di bambini da parte di coppie omosessuali o nel ricorso alla fecondazione eterologa da parte di donne lesbiche, ma l\u00e0 dove l&#8217;uomo e la donna, amandosi, vogliono creare una famiglia, e dare ulteriore stabilit\u00e0 e ricchezza alla loro vita comune, aprendosi al desiderio di avere dei bambini. A quel punto, non ci saranno economisti e funzionari statali che verranno a spiegarci quanto l&#8217;Italia sia bisognosa d&#8217;importare milioni di stranieri, perch\u00e9 solo grazie al loro lavoro la sua economia pu\u00f2 andare avanti, e solo per merito loro l&#8217;erario pu\u00f2 pagare la pensione agl&#8217;italiani (senza considerare che, col tasso di natalit\u00e0 che caratterizza quegli stessi immigrati, in un futuro non troppo lontano lo Stato dovr\u00e0 trovare i soldi per un numero doppio o triplo di pensionati). N\u00e9 ci toccher\u00e0 vedere alla televisione sindaci che, tutti contenti, si vanteranno di aver &quot;salvato&quot; dal completo abbandono e dal destino di paese-fantasma questa o quella frazione comunale, popolata ormai solo da qualche vecchio, facendovi installare intere comunit\u00e0 di africani, o di mediorientali, o di bengalesi: come se l&#8217;importante fosse che da quei camini esca comunque del fumo, e sia cosa del tutto indifferente chi ci abita. Ma ci saranno di nuovo tanti fiocchi rosa e celesti ai balconi e alle finestre delle nostre case, perch\u00e9 avremo riscoperto, noi italiani, noi europei, senza odio per nessuno, ma legittimamente fieri di noi stessi, l&#8217;autentica gioia di vivere e l&#8217;istinto naturale di trasmettere, a nostra volta, il dono misterioso e inestimabile della vita alle generazioni future, che porteranno il nostro nome e il nostro ricordo, nel segno di una comune civilt\u00e0. Purch\u00e9 ci svegliamo in fretta da questo sogno narcisista e falsamente edonista, in realt\u00e0 autodistruttivo, che c&#8217;imprigiona tutti quanti, uomini e donne, in una situazione disperata, senza vie d&#8217;uscita. Perch\u00e9 il tempo incalza, e ormai non ce ne resta molto per riprendere in mano le nostre vite e il nostro destino.<\/p>\n<p>Potr\u00e0 sembrare a qualcuno che abbiamo divagato, che siamo andati fuori dal tema che ci eravamo propositi all&#8217;inizio. Da parte nostra, siamo convinti di no: siamo convinti che un filo rosso lega cose apparentemente distanti, come il venir meno della pudicizia femminile e la crisi demografica che stiamo vivendo. Non solo demografica, ma altres\u00ec morale, culturale, spirituale. Tutte le cose sono collegate; e come vi \u00e8 una sola strategia mirante all&#8217;implosione della nostra societ\u00e0, cos\u00ec vi \u00e8 un comune atteggiamento di fondo capace di contrastarla: quello di tornare all&#8217;amore per la vita, che passa necessariamente attraverso il recupero delle ragioni di un felice incontro e di una operosa complementarit\u00e0 fra l&#8217;uomo e la donna&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Melbourne, Australia, 12 gennaio 2018, finale del\u00a0Kooyong\u00a0 classic\u00a0su cemento. 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